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Full text of "Atti del Reale Istituto veneto di scienze, lettere ed arti"

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pbraru ot tlje Stuseum 

OK 

COMPARATIVE ZOOLOGY, 

AT HARVARD COllEGE, CAMBRIDGE, MASS. 

The gift of C77.0 1 %yruUò cL ^StL - 
No. "y^Yh. JhA: 

i:A4/, a,s^jii3^ 






ATTI 



DEL REALE 



ISTITUTO VEINETO 



D I 



SCIENZE, LETTERE ED ARTI 

DAL NOVEMBRE I 880 ALl'oTTOBRE \ 884 



TOMO SETTIMO, SERIE QUINTA 



Dispensa Decima 



^*^ V E N E Z lA 

PRESSO LA SEGRETERIA DELL' ISTITUTO 

NEL PALAZ'i'i UUCALE 



TIP. DI G. ANTONELLI, 1880-81 



INDICE 



Atto verbale dell' adunanza 31 luglio 1881 . . . pag. 1121 
Id, id. id. 14! agosto )>.... » 1122 

Lavori letti per la pubblicazione negli Atti. 

A. Gloria, s. c. ... — L'Agro patavino dai tempi roma- 
ni alla pace di Costanza ec. (25 giu- 
gno 1183). Continuazione e fine. » 1125 

Co. A. DI Prampero . — Saggio di un glossario geografi- 
co friulano dal VI al XIII secolo 
(Continuazione) » 1171 

Dott.A. De Giovanni. — Del valore clinico del cardiografo. 

Lettura » 1239 

Prof. G. A. BoRDiGA. — Alcuni teoremi sulle quadriche 
analoghi a quello di Pascal nelle co- 
niche » 1253 

G. Cittadella, m. e. — Pietro Selvatico nell'architettura. 

Memoria » 1261 

E. MoRPURGO, m. e. — Antonio Rosmini-Serbati, il con- 
cetto e i limiti della statistica. Me- 
moria (Sunto) )) 1303 

Dott. G. De Lucchi . — Determinazione del rapporto fra 
le capacità calorifiche dei vapori 
soprarriscaldati dell'acqua e del fo- 
sforo. Ricerca sperimentale. . i> 1305 

Stefano De Stefani. — Sopra molti e diversi oggetti di 
alta antichità, scoperti a Breonio nel 
Veronese. Cenni illustrati da 2 ta- 
vole » 1327 

[Segue) 



A^NU M80-81 UiSFENSA X. 



mmU DEL GIORNO 31 LUGLIO \m 

PRESIDENZA DEL COMMENDATORE GUSTAVO BUCCIIIA 
PRESIDENTE. 

Sono presenti i membri effettivi: De Leva, Trois, S. R. 
MiNicH, Freschi, Meneghini. Cittadella, De Zigno, Pa- 
zienti, Velcdo, Morpurgo, Rossetti, Fulin, Lorenzoni, 
CoMBi, Rernardi Enrico, Mons.'" J. Bernardi, ab. Bel- 
trame, Tolomei e Bizio segretario; nonché i soci cor- 
rispondenti Dall'Acqua Giusti, Gloria, Berchet, Vigna 
e Stefani. 

Letto ed approvato l'Atto verbale della precedente tor- 
nata, il Presidente giustifica 1' assenza del m. e. Angelo 
Minich ; ed il Vicesegretario presenta l'elenco dei libri per- 
venuti in dono dopo l'ultima adunanza. 

Indi il membro effettivo G. Cittadella legge la prima 
parte della sua « Commemorazione di Pietro Selvatico »; ed 
il m. e. G. Freschi presenta il Sunto d'una Memoria, che 
destina pel volume delle Memorie in 4.°, « intorno alla nu- 
trizione delle piante coltivale, all'opportunità d' impartirne 
la scienza al coltivatore^ e dei mezzi più facili di appli- 
carla ». 

Poscia il m. e. F. Rossetti presenta un lavoro del prof. 
Guglielmo De Lucchi « sulla determinazione del rapporto 
Tomo VII, Serie V. 1 44 



— 1^22 — 

fra te capacità catorifiche dei vapori soprariscatdati delCa- 
cqua e dct fosforo » . 

Infine, giusta l'articolo 8.° del Regolamento interno, 
vengono ammessi a leggere il sig. cav. Stefano De Stefani 
un suo lavoro illustrato da disegni « sopra motti e diversi 
oggetti di alta antichità scoperti a Breonio ; ed il sig. inge- 
gnere march. G. Malaspina una sua Memoria col titolo : 
((Degli ultimi studj sul sistema dei moli a traforo usalo da- 
gli antichi architetti greci e romani, allo scopo di tenere i 
bacini dei porli spazzati da interrimenti ». 

Esaurite le letture, l'Istituto si restringe in adunanza 
segreta per trattare dei propri affari interni. 



mmz\ DEL GIOKl\0 U AGOSTO J881 



PRESIDENZA DEL COMMENDATORE GUSTAVO BUCGHIA 
PRESIDENTE. 

Sono presenti i membri effettivi : De Leva, Trois, S. R. Mi- 
Nicn, Freschi, Canal, Pazienti, Pirona, A. Minich, Ve- 

LUDO, FdlIN, SacCARDO e RiZIO segretario. 

Vi assistono inoltre i soci corrispondenti : Naccari, 
M. Bellati, Berchet, Vigna e Stefani. 

Dopo la lettura ed approvazione dell'Atto verbale della 
precedente adunanza, il Presidente giustifica 1' assenza dei 
membri effettivi Cortese, Lorenzoni e Favaro. 

ludi il Vicesegretario comunica 1' elenco dei libri pre- 



— H23 — 

sentati in dono dopo 1' ultima tornata ; e poscia il socio 
corrispondente Manfredo Bellati legge un lavoro, da lui 
intrapreso insieme al dolt. Romanese « stilla rapidità con 
cui la luce modifica la resistenza elettrica del selenio. » 

Il socio corrispondente A. Naccari legge appresso una 
sua Memoria « sul riscaldamento degli elettrodi prodotto 
dalla scintilla del rocchetto d' induzione » ; e presenta in- 
oltre, in conformità all' articolo 8.° del Regolamento inter- 
no, un lavoro del dott. Stefano Pagliani « sopra i calori 
specifici di alcuni miscugli alcoolici e sulla densità dei me- 
desimi ». 

Il Vicesegretario, parimenti in conformità al precitato 
articolo del Regolamento interno, depone sul banco della 
Presidenza, per la inserzione negli Atti, uno scritto del si- 
gnor Antonio Berlese, intitolato: » indagini sulle metamor- 
fosi di alcuni acari insetticoli » . 

Finalmente il membro effettivo ab. R. Fulin annunzia 
la recentissima pubblicazione di una Memoria del Conte di 
Mas Latrie, intitolata: « Projels d' empoisonnement de Mafio- 
met II et du Paclia de Bosnie accueillis par la Itépublique de 
Venise (1477-1526) ». — Il Conte di Mas Latrie aggiunge 
ai documenti alcune considerazioni, da cui apparirebbe che 
i fatti, dell' indole di quelli ricordati nella Memoria, siano 
o ignorali o negati dagli studiosi veneziani; e [lerciò li in- 
vita ad esaminare accuratamente gli Atti dei Dieci, i quali, 
secondo lui, non sarebbero stati studiati ancora abbastanza. 

Il prof. Fulin osserva, che, in generale, i fatti dell'indo- 
le di quelli ricordati dal Conte di Mas Latrie sono tutt' al- 
tro che ignoti, e che, per esempio, egli tino dal 1868 nei 
suoi « Studii nell'Archivio degli Inquisitori di Slato » (Ve- 
nezia, Visentini), raccontando le vicende di Angelo Badoer, 
non solamente ne parl(\ ma vi aggiunse documenti e spie- 
gazioni. D' altra parte non gli pare esatto il dire che gli 



- 1124 — 

Atti dei Dieci non siano conosciuti abbastanza dagli stu- 
diosi veneziani. Se il prof. Fulin non avesse ricevuto per 
mezzo della posta in questo stesso momento la Memoria 
del Conte di Mas Latrie dalla cortese amicizia dell' illustre 
autore, avrebbe potuto oggi stesso dimostrare il contra- 
rio ; ma poiché i lavori del R. Istituto per quest'anno son 
chiusi, si riserba di tornare sull'argomento nella prima tor- 
nata del nuovo anno accademico. 

Compiutesi con tale comunicazione le letture, l' Istituto 
si riunì in adunanza segreta per la trattazione dei propri 
affari interni. 



UVOIll LETTI PER U PUBBLICJZIOi\E NEGLI 4TTI 



L'AGRO PATAVINO 



DAI TEMPI nOUANI 



ALLA PAGE DI GOSTANZA (25 giugno 1183) 



DEL 



g. c. ANDREA GLORIA. 

(Continuai, della pag. lOH tiel presente voi.) 



ELEIXCO VI. 

Luoghi deir agro patavino, coi brani dei documenti 
pili antichi che li ricordano. 





BRANI 




1- gS ~ 


NOMI DEI LUOGHI 




c^ S 


£-§5£ 




dei documenti più antichi 


o 

•a 


Nu 
dei 
nel 
diplc 


Abano 


De plebis - Abano, Turri- 
cla 


1077 


Cudic^ dipi. 

I, 239 


— (VicilanegaoVin- 


In villa Abbani et in loco 


1137, 


11,319, 


cilanega di) 


qui dicitur Vincilanega 


1166 


894 


Agna 


In via que vadit ad Agnam 


954 


I, 42 


— (Cortriauni di) 


In loco qui dicitur Cor- 
triauni 


1178 


11,1290 


— (Vico Zerboni di) 


In Agna in loco el fundo 
Vico Zerboni 


954 


I, 42 


Albarea 


Villaque vocatur Albareda 


1113 


11,58 


Albarello (Campagna di) 


In Campanea Albarelli 


1172, 


II, 1084, 


verso Scandalo di 




1173 


1093 


Legnare 








Albareto. V. Piove 








Albignasego 


Villa que nominatur Albi- 
gnasega 


918 


I, 31 


Altaura di Scodosia 


In Altadura 


955 


I, 44 


Altichiero 


Villa qui dicitur Autike- 


918 


I, 31 


— (Bosco di) 


ria 

Nemus de Vico Altikeri 


1171 


11,1031 


Angelo (S.) di Sacco 


Villa de Sancto Angelo 


1079 


I, 261 


— verso Fontaniva 


A Sancto Angelo 


1127 


11,176 


Anguillara 


Anguillaria et Capite Ar- 
gelle 


944 


1, 38 


Arcione vicino a Padova 


In Arcione 


1058 


I, 177 


e a S. Fermo 








Are 


Da contra Ari, in Ara 


954, 
983 


I, 42,67 


Arino 


Villa que dicitur Adrine, 
in loco qui dicitur Vico 


1073 


I, 216 


Arlesega 


In Arlisiga 


1033 


I, 126 


Aroncadizzn di Sai-co 


Infra fine Sacisica in loco 
Aruncadiza 


1058 


I, 175 


Arquà 


De Castro Arquada 


985 


I, 70 



— 1127 



NOMI DEI LUOGHI 



BRANI 
dei documenti più antichi 



I =5 s 



Arquà (Bugnaglo di) 



— (MancanassooMa- 
canasso di) 

— (Al piede del Ca- 
stello di) 

— (Ventolone di) 

— (Gostaldolo di) 

— (Calzaboe di) 

— (Valle dijS.Maria) 

— (Gastegnedo) 

Arsego 
Arzere de' Cavalli 

— di Sacco 

— (Bolparo di) 

— (Calle Mugarana 
di) 

— (Centelina di) 

— (Cesso di) 

— (Fossa di Lago) 

— (Longagne di) 

— (Ramadicia di) 

— (Da Riva di) 

— (Ronco Spovilolo 
di) 

— (Roncora di) 

— (Arzere Buti di) 

— (Roncono di) 

— (Videte di) 
Arzerello 
Aselega. V. Corte 
Aurilia nei dintorni di 

S. Bario 
Bagnoli del Conselvano 
-— (Calle di Marau- 
dolo di) 



In loco effundo Arquada 
hubi est vocabulum Bu- 
gnaglo 

Terra aratoria da Manca- 
nasso 

Que jacet a pede Castelli 

Jacet in Ventolone 

In Arquada-prope Custan- 

dulum 
In Calzaboe 
In Valle de S. Maria 
Loco ubi dicitur Caste- 

gnedo 
In confinio vile Arsici 
Et Arzerem de Cavallis 
In finibus Argere 
In Bulpario 
In Calle Mugarana 

Locus ubi dicitur Cente- 
lina 
In Cesso 
In Fossa de Laco 
In Longagne 
In Ramadicia 
In loco qui dicitur da Riva 
In Runco Spovilolo 

In Runcora 

In Agere Buti 

In loco et fundo Roncono 

In Videte 

In loco et fundo Arzerello 

Ad locum ubi dicitur Au- 
rilia 
In loco et fundo Bagnolo 
In calle de Maraudolo 



985 

1171 

1171 

1181 
1170 e. 

1170 e. 

1170 e. 

1171 

1130 
1165 
1019 
1130 
1019 

1112 

1130 
1114 
1130 
1130 
1130 
1114 

1130 
1132 
1134 
1130 
1081 

819 

954 
1118 



Codice ilipl 

I, 70 



II, 1021 

II, 1021 

11,1415 
11,978 

11,978 

Ivi 
II, 1022 



11,213 
II, 882 

I, 104 

II, 202 
I, 104 



11,56 

II, 202 

11,67 

11,202 

Ivi 
11,215 
11,67 

II, 202 
II, 229 
II, 264 
II, 202 
II, 263 

I, 5 

I, 42 
11,97 



ii28 — 



NOMI DEI LUOGHI 



BRANI 
dei documenti più antichi 



e '^ 3 



'S i ■'5 % 
'^ '3 "» .S* 



Bagnoli (Cannpolongo di) 

— (Gortesella di) 

— (Desone tagliato 
di) 

— (Dirigaci di) 

— (Dai Dossi di) 

— (DallaFornacedi) 

— (Frasenelli di) 

— (Goda di Maraudo 
di) 

— (Peraro di) 

— (La Presa di) 

— (DalSoUodi) 

— di sopra e di sotto 

— (Savelone di) 

— (Cavrile di) 

— (Prese di) 

— (Petresina, Peri- 
sina o Pedricina 
di) 

— (Proa di Caudo 
di) 

— (Argine di Rova- 
ra di) 

— (Spessa di) 

— Bagnolo di 
Brenta 

Balluello 

Ballò 

Baone 

Bebbe 

— (Torre delle) 

Bergolire di Sacco 
Bertipaglia 



In Campolongo 
In Gortesella 
In Desone talado 

A Dirigacis 
A Dossis 
A Fornace 

In bora que dicitur Frase- 
nelli 
In Gauda de Maraudo 

In Savelone et Perario 

In la Presa 

Dal SoUo 

Bagnoli desupra- Bagnolo 

de subtus 
In Savelone 
In bora que dicitur Ga- 

vrile 
In bora Prese 
A Perisina 



In bora que dicitur Proa 

de Gaudo 
In bora iusta agerem Ro- 

varie 
In Spexa 
In loco et fundo Bagnolo 

Usque in Mestrem et Ba- 

ledello 
In Ballado 

Ugo (uomo) de Baone 
In Babia 
Nostrani Babianam Tur- 

rim 
In Bergolire 
Decimas de Braida de pa- 

lea 



1118 
1165 
1118 

1165 
1165 
1165 
1165 

1118 

1165 
1118 
1118 
1165 

1118 
1165 

1165 
1165 



1165 

1165 

1165 
1077 

1167 

1073 

1077 

912 

1137 

4176 
1034 



Codir.- .lipl 

11,97 
II, 878 
11,97 

11,878 
II, 878 
II, 878 
II, 879 

11,97 

11,878 
11,97 
11,97 
11,879 

11,97 
II, 879 

II, 879 
II, 878 



II, 879 

11,879 

11,878 
I, 245 

11,918 

I, 216 
I, 240 
I, 28 
li, 322 

11,1207 
l, 129 



— 1129 





BRANI 


r5 i— GJ 




NOMI DEI LUOGHI 




ciS S 


ÌS-5S 




dei documenti piVi antichi 


o 


— - o 
J^ •- "3 .o- 


Bibano 


De Bibano 


1130 


Coiìire <lipl. 

11,212 


Boaro di Vigonza 


In villa Bovarii 


1131 


II, 222 


Bocca di Orsaro 


In loco ubi dicitur Bocca 
de Orsaro 


1181 


II, 1399 


Bocconisica 


In fine Boconisica 


1073 


li, 220 


Boccone 


In loco qui dicitur Bucones 


969 


I, 52 


— (Lavaglio di) 


Jacet da Lavaglo 


1180 


II, 1385 


— (Dalle Vigne Lon- 


Jacens da le Vigne longe 


1180 


II, 1385 


ghe di) 








Bojone 


De Silva Bolbone 


1079, 


I, 261, 






1148 


II, 509 


— (Baduligo di) 


Jacet de Baduligo 


1181 


11,1401 


— (Galle di Ambro- 


Ubi dicitur Callis de Am- 


1180 


11,1355 


lo di) 


brolo 






— (Campo di Cico- 


In Campo de Ciconia 


1148 


II, 509 


nia in Selva di) 








— (Campo di Sab- 


In fmibus Bolonis in Cam- 


1154 


11,623 


bione di) 


po de Sablone 






— (Prato del Visdo- 


In loco qui dicitur Pratum 


4182 


II, 1456 


mino di) 


Vicedomini 






— (Selva di) 


Giso de Ramberto de Silva 


1079, 


I, 261, 




Bolbone 


1148 


II, 509 


— (Ridello in Selva 


In Ridello 


1148 


Ivi 


di) 








— (Dal Sollo di) 


Jacet dal Sollo 


1181 


11,1416 


— (Villanova di) 


In coniìnio BuUonis in Vil- 


1181 


II, 1400 




lanova 






Bolingaga. V. Pianiga 








Bolzania verso Villano- 


In Bulzania 


. 1085 


I, 285 


va di Camposam- 








piero 








Borbiago 


In Burguliaco 


994 


I, 74 


Bosco di Rubano 


Aliquit de bosco in loco et 


1076 


I, 230 




fundo Ruibano 






Bovolenta 


In Buvolenta 


1027 


I, 118 


— (Ronco ' Fnsarolo 
di) 

— (Nelle Salgarede 
di) 

Braida de Crea verso 


A Ronco Fusarolo 


1169? 


II, 945 


In le Salegarede 


1162 


II, 792 


Braida da Creda • 


954 


I, 42 


Agna 








Tomo VII, Serie V. 




145 





1130 — 



NOMI DEI LUOGHI 



BRANI 
dei documenti piv\ antichi 






• o- o 
.— S ^ o 



Braido verso Bovolenta 

— de Levado verso 
Agna 

Bronzola 

Brugine. V. Piove. 

Brusegana 

— (Bosco di) 
Bruson (S.) 

Bucosio nei Termini di 

Padova 
Bursnio o Bursino nei 

dintor. di S. Ilario 
Busiago 

— (Ronclii di) 

Ca Paolo di Sacco 

Ca Sessaldo di Sacco 
Cabrila verso Vigonovo 

e Sermazza 
Cacaturriga verso Vi- 

gliizzolo 

Cacicognaga tra Torre 
e Novanta 

Caciolo. V. Cazzalo 
Calaone 

Calcaria (La) vicino al 
castello di Padova 



In Braido 

Braido de Levado 

S. Michaelis de Brunzola 

In Brudicine 

Villa nova que dicitur Bur- 

zigana (') 
Nemus Burzigane 
In Santo Broxone 
Focis civitate Patavensis 

in Buchosio 
Loco Bursnio, Bursino 

In Bussilaco 

Loco ubi dicitur Ronki de 
Bussillago 

In loco qui dicitur Ca Pau- 
lo 

In Ca Sesaldo 

Usque ad Cabrilam 

Locus ubi dicitur Vigucio- 
lo, locus hubi dicitur 
Cacaturriga 

Kazuignago, Cacichogna- 
ha, Gacigognaga 



Cono de Kalaune- De loco 

Calaone 
Infra civem Patavensis et 

focis justa la calcaria 

non longne de castro 

Patavino 



1084, 

1166 

954 



1138 
1026 

1171 
1117 
1048 

829 

1130 
1167 

1135 

1132 
1163 

980 



1091, 
1116, 
1171 

1079, 

1104 

950 



Codio,. Hi,,l 

I, 275, 
li, 892 
I, 42 



1123 11,136 



li, 352 
I, 111 

11,1031 
11,88 
l, 150^ 

I, 7 

li, 208 
li, 901 

li, 273 

II, 233 
II, 824 

I, 04 



I, 306, 

li, 79, 

1031 

I, 255, 
11,4 
1, 39 



(,1) Nel documento del 1084 (Codice I, 271) abbiamo « Vitale qui 
dicitur Brusegano ». Il nome e il titolo di Villa nuova e il sito 
paludoso fanno credere che Brusegana derivi da Brusa (brucia) 
gana (canna). 



1134 — 



NOMI DEI LUOGHI 



BRANI 
dei documenti più antichi 




Galcinara 
Caltana 

— (Predesina di) 

— (Mestrino di) 

CaUanella 
Cambroso 
Gamerlago di Sacco. 

V. Casa Merlai 
Camino 

— (Prato dominicale 
di) 

— (Guiza di) 
Campagna di Lova 
Gampelli 

Campo di Alessandria di 
Sacco 

— (Anforle di) 

— (Riva di Fossa di) 

— di Canna 

— Gepolone di Sac- 
co. V. Corte 

— Cicerano di Sacco 

— di Ciliga 

— Gisello Gisillo 
di Sacco 

— Gondole. V. Pia- 
niga 

— Longare di Sacco 

— Lionti non lungi 
da Lnsaraga nei 
Termini di Pad. 

— S. Martino 

— Prato Maggiore 



De Calcinaria 

Loco qui dicitur Cautana 

In loco Caltana ad locum 
Predesine 

In Canto Mestrino in ter- 
ritorio de villa Gantana 

In Cautenella 

De Cambrosio 

In fundo loci qui dicitur 
Camerlagi 

In fine Camini 

In loco ubi dicitur Pratum 
dominicale 

In fine Camini in Guiza 

Tocius curie de Campagna 

Hoc est V campi in Gam- 
pelli 

In loco Campus de Ale- 
xandria 

In Anforle 

In Riva de Fossa 

In Campo de Canna 

In Campo Gepolone 

In Campo Cicerano 
In Campo de Ciliga 
Villa que dicitur Campus 
Gisellus 



In loco qui dicitur Campo 
Longare 

Ad locum ubi dicitur Cam- 
po Lionti 

In confinio Campi Sancti 
Martini 

Tiracopa (uomo de Cam- 
po Prao majore 



1129 

829, 

1077 

1138 

1077 

829 
1129 
1084 

1137 
1161 

1137 
1148 
1183 

1124 

1124 
1124 
1167 
1142 

1142 
1144 
1145, 
1176 



1176 
1136 

1130 
4181 



Codice dipi. 

II, 192 
1,7,235 

II, 354 

I, 235 

I, 7 
11,192 

I, 270 

II, 325 

II, 757 

II, 325 
II, 506 
11, 1480 

li, 147 

11,147 
11,147 
11,916 
li, 403 

11, 402 
11, 428 
11,447, 
1206 



11, 1206 
li, 301 

11,213 

II, 1427 



! 



1132 — 





BRANI 


e 


?ri 
uni. 
dice 
itico 


NOMI DEI LUOGHI 




5 'i^ p 


il"! 




dei documenti più antichi 


o 
-a 


= o 

13 = -o 


Campo di Preda di Succo 


In loco qui dicitur Campo 
Sablone 


1176 


C.dir^ cll,.|. 

II, 1206 


— Sabbione di Sac- 








co. V. Corte 








— di Salgaro di Sac- 


Infra fniem Sacisica in fun- 


1084 


1, 271 


co 


do Campo de Salgario 






— Siplone di Sacco 


Infra fine Sacisica in Cam- 
po di Siplone 


1078 


I, 253 


— (SoUo di) 


Villa Camposiplone inSolIo 


1120 


11,112 


— (Chiusa di) 


Villa Camposiplone in Clu- 


1120 


11,113 


— (Rasere di) 


sa 


1120 


11,112 


— (Casamenti di) 


Villa Camposiplone in Ca- 
samenti 


1120 


11,112 


Campore dei Consorti 


Campore Consorcium 


1171 


II, 1031 


— del Vescovo 


Campore Episcopi 


1171 


II, 1031 


Campolongo di Sacco 


In vico Campolongo 


895 


I, 17 


detto Vico 








— (Calissella di) 


Infra finem Campolongo in 
loco Calissella 


1159 


II, 725 


— (Dalla Pigna di) 


In confìnio de Campolongo 
da Pigna 


1183 


11, 1471 


— di Liettoli 


In Campolongo de Letulo 


1137 


11,317 


— Maggiore 


Villa que dicitur Campo- 
longo malore 


1120 


11,110 


— (S. Felice di) 


In finibus ville de Campo- 
longo juxta S. Felicem 


1174 


11,1167 


— di Natale Giso 


In loco Campolongo de Na- 
tale Giso 


1108 


II, 39 


Gaiuponogara 


In villa nominata campo 
de Nogara 


1114 


11,64 


— (Isola di) 


In Isola de Gamponogara 


1183 


II, 1480 


Campodarsego 


Campopremarino 


1181 


II, 1420 


Camposampiero 


Plebem de Campo sancti 
Petri 


1152 


II, 562 


Camposiplone. V. Cam- 








po 
Campretto 


S. Petri de Camprcto 


1152 


li, 562 


Gamurà 


Decinias de Gasamuiata 


1034 


1, 129 


Gancellada verso Foso- 


In loco Gancellada 


1107 


11,30 


lana 









- 1433 







^ 


- o ? 




BRANI 


'e ■- * 


T, 5 ~ '"5 


NOMI DEI LUOGHI 




«^§ 


£ o o j: 




dei documenti più antichi 


o 

13 


dei 
nel 
dipl( 








CoJice dipi. 


Gancollada nei Termini 


Locus ubi dicitur Canco- 


1027 


I, 119 


di Padova 


ladlia 






Candesano o Candisiano 


In Kandisiano, Candesano 


1048, 


I, 150, 


nei Termini di Pa- 




1130 


II, 201 


dova 








Candiana 


In loco Candiana - In villa 


1097, 


I, 326, 




qui dicitur Candiana 


1104 


11,4 


— (Argerini di) 


In loco qui dicitur Arge- 
rini 


1168 


II, 926 


— (Fossa'Aurani di) 


In Fossa Aurani 


1169 


li, 964 


Candiniana Colonia (*) 


Colonia Candiniana 


sec. VI 


I, ^ 


Canne. V. Cesso di 








Canne 








Caracedo vicino al brai- 


In Caracedo iuxta braidum 


1168 


II, 920 


do di S. Giustina 


S. Justine 






Carbonara 


In Carbonaria 


983 


I, 67 


Carceri di Este 


In loco qui vocatur la Car- 
cere 


1107 


11,34 


Carmignano del Vicen- 


In comitatu Vicentie in 


1172 


II, 1072 


tino 


villa de Carmignano 






— di Este 


In Carmegnano 


1077, 


I, 233, 






1144 


11, 422 


Carpane di Vigenza 


In fine de Carpine locus 


1085 


I, 289 


— (Isola di) 


Ubi dicitur Isola 


1085 


1, 289 


Carpenedo verso Sole- 


In pertinentia de Carpe- 


1155 


11,637 


sino ? 


nedo 






Carpenedo di Albigna- 


Decimas de Carpeneto 


1034 


I, 129 


sego 








Carrara 


In villa que dicitur Car- 
raria 


1027 


I, 118 


Cartura 


Decimas de Carturia 


1130, 


11, 212, 






1150 


534 


Carturo 


In Carturo 


1114 


11,64 


Gasa Merlai di Sacco. 


Infra finem Sacisica in loco 


1084 


I, 277 


V. Carnerlago 


Casa Merllai 






(1) Forse questa colonia diede il nome a Candiana, tanto più 


che il dee. pone verso quella colonia le paludi Micauri e Pampi- 


liana e che il tenere di Candiana dev'essere stato paludoso in 


quei tempi per le diver 


sioni dell' Adige. 




1 



~ 1134 - 





BRANI 


e 


.illi 


NOMI DEI LUOGHI 


dei documenti più anticlii 


o 

o 


1 Nuni€ 
dei doc 
nel Co( 
diploma 








CoJice dipi. 


Casa Pagana con selva 


Danna parte Silva de Casa 


1061 


I, 184 


verso Conche 


Pagana 






Gasale, oggi di Ser Ugo 


In villa Casalle, in loco Ca- 


918, 


I, 31, 




sale 


1055 


174 


Casale di Scodosia 


In Marlaria et Casale, in 


955, 


I, 44, 




finibus 


1099 


329 


— (Ponte di) 


Casale locus ubi dicitur 








Ponte 


1099 


I, 329 


Casaleglio. V. Codevigo 








Caselle (de' Ruflì) 


In Caselle 


1Ó77, 


1, 235, 






Ilio, 


11,45, 






1115 


72 


Casio nei Termini di Pa- 


Infra finem Patavensis, 


950 


I, 39 


dova 


non longe da .campo 
qui dicitur Kasio 






Gasisildo di Sacco 


Infra hne Sacisica in loco 
Casisildo 


1073 


1, 221 


Castello di Brenta 


In villa Castellurn de 
Brenta 


1122 


II, 128 


Castelnovo 


In Castro novo 


1016, 


I, 101, 






1060 


181 


Gavallilo ('). 


Teroana Cavallili 


1136? 


li, 289 


Cavanantolo o Gavcnan- 


In loco Cavenantulo, Ca- 


1176 


11,1206, 


tolo di Sacco 


vanantolo 




1207 


Cazzago 


In villa Cazago 


1106 


11,24 


Cazzolo , Gazeulo di 


Brivino (uomo) de Cazeu- 


1079, 


I, 261, 


Sacco 


lo, in Cazeulo 


1134 


li, 266 


Celeseo 


Villa que dicitur Ccresedo 


1079 


I, 261 


Cengiaro o Cinglare col- 


In monte Cinglare 


1155, 


11,633, 


le 




1162 


787 


Ceresara verso Arino 


In Ceresaria 


883 


l, 16 


Cervarese S. Croce 


In Cervarises cuni oratorio 
suo S. Crucis 


874 


l, 15 


Cesso di Canne verso 


Cesso de Cannas 


1065 


I, 193 


Conche 








Cidrago, forse non lungi 


Fil major, Cidragum, Fa- 


1171 


II, 1031 


da Padova 


vrese 






Cignano. V. Zignano 








(1) Sembra nei conta 


do Veronese sopra Merlara 


di là de 


ll'Adige. 



— 1135 — 





BRANI 


a 
■^ ._, <i> 




NOMI DEI LUOGHI 




«■Si 


5 -e ^ o 




dei documenti più antichi 


o 

-3 


13 S 13 








Coaice dipi 


Cinglare. V. Cengiaro 








Cinto 


Corte una que nominatur 
Quinto 


969 


I, 53 


Givè 


De contra Galcinariam me- 
dium Givitate 


1153 


II, 587 


Glusella di Sacco 


In fine Sacisica in loco 
Glusella 


1026 


I, 112 


Coa dei Pradi di Sacco 


Dala Coa dei pradi 


1154 


11,614 


Godevigo 


In loco Caput de Vicco 


988 


I, 72 


— (Ambrolo di) 


In Ambrolio 


1035 


I, 131 


— (Cagalliani di) 


In Cagalliani 


1130 


lì, 200 


— (Braido di) 


In fundo Capitis vici in 
loco Braydo 


1169 


II, 947 


— (Dai Brombari di) 


Dai Brumbari 


1168 


II, 923 


— (Bunucla di) 


In Bunucla 


1060 


I, 182 


— (Ga Bertaldo di) 


In loco Gasa Bertaldo, Ga 


1033, 


I, 127, 




Bertaldi 


1078 


252 


— (Campo de Arella 


In Campo de Arella 


1130 


II, 200 


di) 








— ( Campo Spizato 
di) 

— (Gardedo o Car- 


In Campo Spizato 


1183 


11,1472 


Loco e fundo Caput de Vico 


1132, 


II, 232, 


dilo di) 


in Garditho 


1136 


296 


— (Arzerlongo di 


In Cardeto ubi dicitur ad 


1138 


II, 343 


Cardeto di) 


Arzerlongum 






— (Fossa di Anto in 


In loco e fundo Garditho a 


1141 


II, 389 


Gardito di) 


Fossa de Anto 






— (Valle di Mondolo 


In Valle de Mundolo 


1141 


II, 389 


in Gardito di) 








— (Gardito Alacu- 


In loco Gardito Alacuxolo 


1147 


II, 495 


solo di) 








— (Casale di) 


In Casale 


1168 


II, 923 


— (Gasaleglio di) 


In loco Gasaleglo 


1035 


I, 131 


— (Campo di Pozzo 


In loco Gasaleglo in Cam- 


1084 


I, 277 


in Gasaleglio di) 


po de Puzo 






— (DallaCassaradi) 


Dala Cassarla a Capite 


1173 


11,1122 


— (DalCornolarodi) 


vici 
Dal Gurnularo 


1168 


II, 923 


— (Dalla Credara di) 


In Caput de Vico dala Cre- 


1129 


II, 191 




dara 







1136 





EBANI 




.-È 8.8 


NOMI DEI LUOGHI 




s:ss 


CJ O X * 




dei documenti più antichi 


o 
•a 


3 ^ o 








Codice dipi. 


Codevigo (In Grezi di) 


In Grezi 


1132 


II, 232 


— (Dall' Isola di) 


Dal Isula 


1108 


II, 923 


— (Nogara, Cavrola 


In loco ubi dicitur Noga- 


1138, 


II, 343, 


Caprola di) 


ria, Caprola, in Nogara 
Caurola 


1168 


923 


— (Olmeda di) 


In loco Ulmeda 


1127 


11,178 


— (Dal Peraro di) 


Dal Peraro 


1168 


II, 923 


— (Puzole di) 


In loco Puzole 


1137 


n, 315 


— (Puzura di) 


In Puzura 


1035 


II, 131 


— (Rio del Molino 
di) 

— (Ronco di Gazolo 
di) 

— (RoncoMerlai di) 


In Rio de molandino 


1130 


II, 200 


Runco de Gazolo 


1060 


I, 182 


Da Runco Merlay 


1168 


II, 923 


— (Ronco Zubano di) 


In Ronco Zubano 


1138 


II, 343 


— (Rovere Ganco di) 


Ad Roerem Cauci 


1144 


II, 427 


— (Rovere Pansa- 


In loco Ruvere (\m dicitur 


1035 


I, 131 


duro di) 


Pansaduro 






— (Schenal di) 


Ad dorsum qui dicitur 
Skeenal 


1144 


II, 427 


— (Dalla Tomba di) 


Dala Tumba 


1.168 


II, 923 


— (Tre itolo di) 


In loco Treittulo 


1132 


II, 242 


— (Vigna Rrentano 
di) 

— (Dalla Volta di) 


In loco Vigna Brentano 


1078 


I, 252 


Dala Volta 


1168 


II, 923 


Codiverno 


Plebe qui dicitur Ivernus 


1026 


I, 111 


— (S. Andrea di) 


In loco et fundo sancti An- 
dree 


1149 


II, 516 


Cona 


In Cona 


906, 


I, 26, 






983 


67 


Concadalbero 


Conca de albaro 


954, 


I, 42, 






1069 


205 


Conche 


Usque ad Concas 


919 


I, 32 


Conselve 


Caput Silve, Canselvo 


954, 


I, 42, 






983 


67 


— (Isola di) 


In insula Gapitissilve 


1182 


II, 1463 


Cornegliana 


Decimas de Corniclana 


1034 


I, 129 


Cornio. Valle da pesca 


Unam piscariam que vo- 








catur Cornium 


1098 


I, 327 


. Corre zela 


In villa de Corrizola 


1129 


11,187 





— 4137 — 








BRANI 


'? ._ i> 


eri 
um. 
idice 
atico 


NOMI DEI LUOGHI 




- <u fl 


Ba-^5 




dei documenti più antichi 


o 

■o 


dei ( 

nel 

diplc 


Corsiola verso Scandalo 


Et cursiola usque ad Scan- 


1173 


Co.lire Jipl. 

II, 1093 


di Legnare 


dolatum 






Corte di Sacco 


In villa de Gurte 


1064 


I, 189 


— (Argine di) 


Decima pecia (terra) Ag- 


1170 


11,4004 


— (Aselega di) 


gere 
In Aselega 


1132, 


II, 233, 






1139 


365 


— (Da Baduligo di) 


Jacet da Baduligo 


1181 


II, 1416 


— (DalBoschettoAl- 


Dal Boscheto Aldigerio 


1171 


11,1017, 


digerio di) 






1056 


— (Braito di) 


In loco Braitho 


1123 


II, 143 


— (Cabantello di) 


In Cabanthello 


1170 


li, 1014 


— (Cafavolai di) 


In Cafavolai 


1171 


II, 993 


— (Calcazolo di) 


In Calcazolo 


1171 


lì, 1019 


— (Callancolo di) 


In Callancolo 


1170 


II, 993 


— (Galle Maggiore 


In Calle majore 


1118 


II, 100 


di) 








— Campo della Cro- 


Loco et fundo de Campo 


1170 


II, 995 


ce di) 


de cruce 






— (Campo Fistilano 


In Campo Fistilano 


1167 


11,919 


di) 








— (Campo Mazolo 


In Campo Mazolo 


1171 


11,1017 


di) 








— (Campo di Sab- 


In Campo de Sablone 


1471 


II, 1023 


bione di) 








— (Campo Torondo 


In Campo Turando 


1123 


11,143 


di) 








— (Campo Tumba- 


Ubi dicitur Campus Tum- 


1181 


II, 1407 


relfo di) 


bareffo 






— (Campo Zepolone 


In Campo Zepolone 


1170 


11,1004 


di). V. Campo Ce- 








polone 








— (Canannolo di) 


In Canannolo 


1170 


II, 1006 


— (Dalle Canevelle 
di) 

— (Capanago di) 


Dale Canevelle 


1162 


11,774 


In Capanago 


1167 


11,919 


— (Capaulino di) 


In Capaulino (GaPaulino?) 


1171 


II, 1019 


— (Carracui di) 


In loco et fiindo Carracuy 


1161 


11,759 


— (Garicone di) 


In Garicone 


1171 


li, 1056 



Tomo MIL Serie V. 



14G 



~ 1138 — 





BRANI 


fi 


!ri 
um. 
Jice 
itico 


xNOMI DEI LUOGHI 




l'-o § 


6l5Ì 




dei documenti più antichi 


o 

■a 


Nu 
dei ( 
nel ' 
diplo 


Corte (Casareccio o Ca- 


In finem de Curte in Casa- 


1148, 


CnJiof dipi. 

11,511, 


sareglio di) 


riglo 


1170 


1007 


— (Da Casella di) 


Da Casella 


1171 


11,1017 


— (Dalla Conca di) 


Dala Conca 


1162 


II, 774 


— (Corsiola di) 


De Corsiola 


1170 


11,1106 


— (Cresi di Corsio- 


In Crezi de Cursiola 


1153 


II, 584 


la di) 








— (Croce di) 


A la Cruce 


1145 


li, 454 


— (Croce di Calle di) 


In Cruce de Calle 


1167 


11,919 


— (S. Felice di) 


In loco et (lindo de S. Fe- 
lice 


1172 


11,1088 


— (Fossa Barbaco- 


De Fossa Barbacozolo 


1170 


11,1006 


zolo di) 








— (Fossadi Molle di) 


Vila Curte et in loco Fosa 
de Molle 


1084 


I, 276 


— (Mosine di) 


De Mosine 


1158 


II, 701 


-~ (S. Nicolò di) 


Villa de Curte in contrata 
S. Nicolai 


1064 


I, 189 


— (Palù pre Dome- 


Palu pre Dorainicus 


1170 


li, 1006 


nico di) 








— (Pergole di) 


In Pergole 


1118 


11,100 


— (Dal Pontesello 
di) 

— (1 Reti di Corsio- 


Dal Pontesello 


1123 


II, 143 


In loco et fundo I Reti de 


1160 


II, 734 


la di) 


Cursiola 






— (Rovereta di) 


Rovereta 


1170 


II, 1007 


— (Saverga di) 


Da la Saverga 


1150 


lì, 527 


— (Sol di Leolo di) 


A Sol de Leolo 


1170 


11, 1004 


— (Sopra Rio di) 


Jacet ipsa petia de terra 
supra Rio 


1177 


11,1249 


— (Spessa di) 


In loco ubi dicitur Spessa 


1172 


lì, 1082 


— (Trozi dei) 


Prima petia jacet dei Trozi 


1170 


11, 1006 


— (Terr aglio di) 


In loco Terrallio 


1153 


li, 579 


— (Vadazone o Val- 


In Vadezone, in Valdazone 


1171 


11,1017 


dazone di) 








— (Valle di Amaro 
di) 

— (Valle Bozesso di) 


Da Valle de Amaro 


1171 


11,1017 


In valle Bozesso 


1170 


II, 1007 


— ( Valle Loncagna 


Valle Loncagna 


1170 


II, 1006 


di) 









-1139 — 





BRANI 


— _. GJ 


- » * 
«3 g^ « 


NOMI DEI LUOGHI 




§5s 


c o ® s; 




dei documenti più antichi 


o 


3 C 








CoJice dipi. 


Corte (Valle del Paglia- 


In loco Valle de Paleario 


1134 


II, 270 


io di) 








— (Valle Perajo di) 


De Valle Peraius 


1170 


II,'1006 


— (Valle Pizzolo di) 


In Valle Pizzolo 


1170 


II, 1006 


— (Valle Troncone 


In loco Val Troncone 


1153 


II, 584 


di) 








— (Vaneze Longhe 


In Vaneze Longe 


1167 


II, 919 


di) 








— (Vanezola in Ron- 


Ubi dicitur Vanezola in 


1172 


II, 1082 


co di Maraldole di) 


Runco de Maraldole 






— (Vezo Bulzisso o 


In finern de Curte a Vezo 


1150, 


11,532, 


Bozesso di) 


Bulzisso, Vezo Bozesso 


1170 


1007 


— (Vigna Greza di) 


In Vigna Creza 


1118 


II, 100 


— (Vigna Saccisica 


In Vinca Sacesega 


1170 


li, 993 


di) 








— (La Vignola di) 


In Vignola 


1167 


II, 919 


— (Vigo Bacco di) 


In loco et fundo Vigo bacco 


1160 


II, 734 


— (Folverto) 


Adam de loco Curte Fol- 
verto 


1109 


11,43 


— (Pvonco Spovilolo 


In loco Runco Spovilolo 


1137 


II, 316 


di) 








— Gainpoberbegal- 


In fundo Campoberbe- 


1117 


11,95 


ladi) 


galla 






— (Vigna Centelina 


A locns qui dicitur Vigna 


1112 


11,55 


di) 


Centelina 






Cortelà 


Infra villa Cortulada 


1117 


11,90 


— (Valle di) 


Loco ubi dicitur Vallis 


1172 


11,1067 


— (Orsa di) 


In Cortulada ubi dicitur 
Ursa 


1163 


II, 836 


Creola 


Boni Johaunis deCredola 


1153 


II, 601 


Crezo di Paolo di Sacco 


In Crezo de Paulo 


1150 e. 


II, 529 


Croce (Dalla) vicino a 


In confinio Padue da la 


1179 


II, 1322 


Padova 


Cruce 






Cumultade 


Silva deBrenla,Gumultade 


1171 


11,1031 


Canio vicino a Padova 


In locum qui dicitur Cunio 


1147 


II, 483 


Curano 


In Curano 


1117 


11,88 


Curtarolo 


Curterodolo 


1077 


I, 239 


Daniele (S.) d' Abano o 


Monasteri um S. Danielis 


1133, 


II, 252, 


di Montaone 




M34 


261 


Desmano verso Conca- 


In villa de Desmano 


1129 


II, 187 


dalbero 









1140 



NOMI DEI LUOGHI 



BRANI 
idei documenti più antichi 



eie s 




Eliseo (S.) sul colle della 
stufa, ora bagni di 
Battaglia. V.S^tf/'a 

Este 

— (Bresica di) 

— (Sutabene di) 

— (Campo di Corna- 
le di) 

— (Pianura di Mu- 
rale di) 

— (Rotta di Sandalo 
di) 

— (VallMaggiore di) 

— (Vallegatulanadi) 
Faeo 

— (Ceredo di) 
Farneda 
Favrese 
Flesso 
Filmaggiore forse nei 

Termini di Pad. 
Fiumesello 

Fogolana 

— (Muradlia vigne- 
to di) 

— (Croio di) 

— (Vico de Arzere 
in) 

Fontanafredda 
Fontane verso Villanova 

di Camposampic- 

ro 
Fontaniva 

Formigo 



Ecclesie S. Elisei - in mon- 
te ubi Stuva est 

Terra et piscaria de est, 
de loco Adeste 

Infra confines de Adeste in 
Bresica 

In loco ubi dicitur Suta- 
bene 

Campo de Cornale 

In loco ubi dicitur Plani- 

cies de Murale 
Super Ruptam de Sandalo 

Ubi dicitur Valle major 

Ubi dicitur Vallegatulana 

In Faedo 

In Faedo da Ceredo 

In Farneda 

Jacet a Favrese 

In Flexo 

Ponteglese, Filmaior, Ci 
dragum 

Ecclesiam S. instine de 
Flumicello 

Fogolana 

In Isola que dicitur Fo- 
golana, in vinca que 
dicitur Muradlia 

Ex una pars et altera de 
Croio 

In Vico de Arzere 

In Fontanafrigida 

In Fontane 



Ariprandi (uomo) de loco 

Fontanive 
In villa de Formigo 



1156 



955, 

985 

1165 

1160 

1085 

1168 

1162 

1165 
1165 
1153 
1153 
1162 
1144 
1025 
1171 

1123 

944 



1015 
1150 

1015 

983 

1085 



1064 
1117 



- 4141 





BRANI 


■^ _ aj 


P o o 
01 r; ^ « 


NOMI DEI LUOGHI 




Il§ 






dei docuinenli più antichi 


o 




Fossa di Lovolo eli Sacco 


In Fossa de Lovolo 


1154 


Co.lire dipi. 

11,614 


Fossadilino nei Termini 


In Fossa de lino 


1047, 


I, 148, 


di Padova vicino 




1065 


192 


alla Fossa Tercola 








— (Vao di Cornole- 


Da Vao de Gornoledo 


1154 


II, 608 


do) 




1025, 


I, 110, 


Fossalovara. V. Valle 


In Fossalovaria 


1064 


190 


Lovara 








Fossalta verso Fossalo- 


In Fossalta 


1028 


I, 121 


vara 








Fossaolanel Gonselvano 


In Foveaola 


1172 


II, 1075 


Fossascura nel Gonsel- 


In Fossascura 


1172 


II, 1075 


vano 








Fossavrara verso Bovo- 


InBuvolenta, in Fossavra- 


1183 


II, 1480 


lenta 


rie 






Fosso 


In villa quedicitur Fosado 


1073 


I, 222 


— (Gampillio e Mor 


In Fossado in loco quod 


1165 


II, 870 


cledo di) 


appellatur Gampilio et 
Morcledo 






Fostombà vicino a Pa- 


In fìnem Patavensis loco 


950 


I, 40 


dova e a Ognis- 


Festumbas 






santi 








— (Valle di) 


In Valle de Festuniba 


1130 


II, 201 


Frassenedo verso Scan- 


Frasenedum 


1171, 


11,1031, 


dalo di Legnare 




1172 


1059 


Fratte di Gamposampie- 


A le Fratte 


1127 


II, 176 


ro. V. Villa delle 








Frate 








Gaibaga verso Scandalo 


Gaybaga non extendi us- 


1173 


II, 1093 


di Legnaro 


que ad campaniam Al- 
barelli 






Gayaniga allora selvosa 


Gum Silva que dicitur Ga- 
lianiga 


1064 


I, 190 


Galiera 


In Galera 


1085 


I, 285 


Galzignano 


In Galginano, Galcignano 


952, 


I, 41, 






1077 


239 


— (Cigolina di) 


In confinibusdeGalzegna- 
no - ubi dicitur Gigolina 


1167 


11,915 


— (Curio di) 


In Galzegnano in Gurlo 


1178 


n, 1289 



— 1142 — 



1 


BRANI 




ri 

um. 
lice 
itico 


NOMI DEI LUOGHI 




e '3 != 


e|5i 




dei documenti più anticlii 


o 


3 " o 

^ ® « .s* 








Codice dipi. 


Galzignano (Montesello 


In Galzegnanoprope Mon- 


1177 


II, 1245 


Buzaclo di) 


tesellum Buzacliim 






Gambarare 


Inter Portimi et Gamba- 
rari am 


1025 


I, 110 


Gardito di Sacco. V. Co- 








devigo 








Gazzo nei Termini di 


Gazum, Silva de Brenta 


1171 


II, 1031 


Padova 








— verso Carturo 


In confmio Gazi 


1163 


II, 828 


— verso Gorgo 


De Gazo et de Gurgo 


1130 


II, 212 


Gazzolo nei Termini di 


Fraxeneti, Gazoli, Pulve- 


1172 


II, 1087 


Padova 


rarie, Salbnri 






Giorgio (S.) (delle Per- 


Homines de Sancto Zorzo 


1152 


II, 556 


tiche '?) 








— (Volpone di) 


In confmio S. Georgii in 
loco ubi dicitur de Vol- 
pone 


1175 


II, 1174 


di Brenta 


In S. Zorzo de Brenta 


1183 


II, 1480 


— del Vescovo (Bor- 


In S. Zorzo Episcopi in 


1178 


II, 1298 


go novo di) 


Burgo novo 






Gonfo di Sacco 


In Gunfo 


1117 


11,94 


Gorgo 


De Gurgo 


1130 


II, 212 


Grautorto 


Totum Grugnotortum de 
plebe Grumuli 


1078 


I, 247 


Grezi di Corsiola. Vedi 








Corte 








Ilario (S.) 


Leo abbas monasterii san- 
ctorum Hyllari et Bene- 
dicti 


819 


I, 5 


Isola (dell' Abbà) 


Villam Insula cum deci- 
mis suis 


1145 


II, 455 


Isola Bernù verso Bovo- 


In confmio ysole Bernui 


1175 


11,1181 


lenta 








— tra Villanova e 


In Isola 


1085 


I, 285 


Scandolara di 








Camposampiero 








Isolalonga nei Termini 


In loco et fundo Isolalonga 


1058 


I, 177 


di Padova 








Ispida 


S. Marie de Ispida 


1150 


II, 536 



— d443 — 



NOMI DEI LUOGHI 


BRANI 
dei documenti più antichi 


Anni 

dei 

documenti 


Numeri 
dei docum. 
nel Codice 
diplomatico 


Ispida (Argine di Sole 
di) 


In pertinentia de Aggere 
domni Solis 


1166 


CoJire .Cpl 

li, 889 


— (Pra Bozolo in Sa- 


In Savelone locus ubi di- 


1168 


li, 922 


vellone di) 
Lavezzolo 


citur Pra Bozolo 
In locum qui dicitur La- 
vezolo 


964 


I, 47 


Legnare 


Et Nohenta et Lignaro 


1055 


I, 174 


— (Caselle di) 


Ville que vocatur Ligna- 
rium locum Caselle 


1101 


11,1 


Levado verso Agna 


Alio braido de Levado 


954 


1, 42 


Limena 


Villa qui dicitur Limena 


918 


I, 31 


Limenella (Dalla) nei 


Jacet da la Limenella 


1160 


II, 736 


Termini di Padova 








LiìeUoìì.\ .Caìnpolongo 
di Liettoli 








Lion 


Decimas de Viaoleonis 


1034 


I, 129 


Lisirano nei confini di 


In Lisirano 


1048 


I, 150 


Padova 








Lissaro 


Lixaro, Adrino, Caltana 


1077 


I, 239 


Liseto verso Conche 


Discurrit juxta Lixetum 


1067 


I, 197 


Loreggia 


Plebem de Aurelia 


1152 


II, 562 


Lova 


In canale de Luva 


819 


I, 5 


Lunaro verso Villanova 


In Lunaro 


1085 


I, 285 


di Camposamp/" 
Luseraga nei confini di 


Non longue a Luseracha 


1136 


II, 301 


Padova 








— (Al Cantone di) 


Al Cantone de Luseraga 


1167 


li, 906 


Lusia 


Lusia - Cavalziana-Curte 


932, 


I, 146 




que dicitur Lusia 


1049 




Luvigliano 


Galcignano, Luviglano 


1077 


I, 239 


— (Ponte del Guado 
di) 

— (Olneda di) 

— (Lonzina di) 


Usque ad Pontem Vadi 

In Olneda de Luvignano 
In loco Luvilano et in fine 

eius qui vocatur Lun- 

zina 


1162 

1162' 
1117 


II, 787 

11,787 
11,83 


— (Cavalmorto di) 


Luvillano ubi dicitur Ca- 
valmorto 


1147 


II, 478 


Mamoniga nei dintorni 


Loco qui dicitur Mamo- 


829 


I, 7 


di S. Ilario 


niga 







1144 





BRANI 


s 


eri 
rum. 
dice 
atico 


NOMI DEI LUOGHI 




S|s 


i^5s 




dei documenti più antichi 


o 




Mandria 


In loco Mandira 


1047 


Codice dipi. 

I, 148 


— (Zupido di) 


In fine Mandira ad locus 
Zupido 


1065 


I, 192 


Maratica di Scodosia 


Villa quevocatur Maratica 


1099 


I, 329 


Maresello di Sacco. V. 








Piove. 








Maria (S.) di Riclie di 


In loco da S. Maria de Ri- 


1155 


II, 645 


Sacco 


che 






Marsango e Marsangello 


In confinio Marsaiigi et 
Marsangoli 


1130 


11,213 


Martinese nei Termini 


In loco et fundo Martinese 


1068 


I, 202 


di Padova 








Martino (S.) di Lupari 


Plebem S. Martini de La- 
voro (Lupare) 


1152 


II, 562 


Maserà 


Mas e rad a 


918 


I, 31 


Megliadino 


In fine Miliadino 


1075 


I, 225 


Mejaniga 


Infra vico I\Iilaniga 


1047 


I, 148 


Melara di Sacco. V. Ro- 


Leo de Balbo de Merlarla, 


1080, 


I, 261, 


sara 


in fundo villa Merlarla 


1089 


297 


— (Arale di) 


In Arale 


1146 


II, 469 


— (Casale di) 


In Casale 


1130 


[I, 200 


— (Braz afreddo di) 


In Brazafrigore 


1130 


II, 200 


— (Butora di) 


In Butora 


1148 


II, 505 


— (Campo di Arella 


In Campo de ArcUa 


1130 


II, 200 


di) 








— (Campo Gluso di) 


Loco qui dicitur Campo 
Gluso 


1181 


11,1425 


— (Campo di Lea di) 


In Campo de Lea 


1130 


II, 200 


— (Campo di Spizata 


In Campo de Spizatha 


1148 


II, 505 


di) 








— (Cinta de'Gatti di) 


In Cincia de Gattis 


1138 


II, 343 


— (Cinta di S. Gior- 


In Cinta S. Georgii 


1118 


11,102 


gio in Rosara e 








Melara) 








— (Corriza di Mar- 


A Corriza Marcelli 


1146 


II, 469 


cello di) 








— (Lignametacui ) 


In Lignametacui 


1130 


II, 200 


— (Al Nespolaro di) 


Al Nespolario 


1146 


II, 469 


— (Nogare pubbli- 


In Nogare publice 


1130 


II, 200 


che di) 









— H45 — 



NOMI DEI LUOGHI 



BRANI 

dei documenti più antichi 



« «;» '^ 

è g -a 1 

ra e "-5 



Melara (Pontesello in 
Rosara e Melara) 

— (Porciso Porci- 
sone di) 

— (Prato Maggiore 
di) 

— (Dalla Proa del 
Peraro in Rosara 
e Merlara) 

— (Rialto di) 

— (Rove de ola di) 

— (RuvidioloinMer- 
lara e Rosara) 

— (Sanzeneda di) 

Melaredo 

Merendolc Marendole 

Merlara 

Me stri no 

Mezana nei Termini di 

Padova 
Mirano 
Monselice. V. Montevi- 

gnalesco 

— (Arzere Bezai di) 

— (Arzere Corbe di) 

— (Arzere Manendi 
di) 

— (Arzere di Mezzo 
di) 

— ( Calcinara non 
lungi da S. To- 
maso dì) 

— (Dalla Calcinara 
di) 

Tomo VII, Serie V. 



lu loco qui dicitur Ponte- 

tesello 
In loco Porcisone 

In Prato Majore 

In loco dalla Proa del Pe- 
raro 

In confiniis de Melara loco 

qui dicitur a Rialto 
Jacet in Rove de ola 
In Ruvidiolo 

In Sanzeneda 

In villa que dicitur Mela- 
redo 
Merendola 

In castro de Merolaria, In 

loco Merlarla 
In Mistrino 
In Mezana 

Plebem de Midranis 
In Montemsilicis 

In argere Bezai 

Locus ubi dicitur Arzer 

Corbo 
Locus ubi dicitur Arzer 

Manendi 
Locus Arzere de Mezo 

Habitatrix da Calcinara 
Dala Calzinara 



1118 

1146, 
1181 
1130 

1154 



1178 

1183 
1154 

1118 

1141 

1077, 
1154 
954, 
960 
1183 
1048 

1152 
874 

1168 
1154 

1154 

1152 

1162 

1140 
147 



Collie»; dipi. 

II, 101 

II, 469, 
1425 
II, 200 

li, 612 



11,1283 

II, 1472 
11,612 

II, 102 

II, 390 

I, 233, 

II, 628 

I, 42, 
76 

II, 1480 
I, 150 

lì, 562 

I, 15 

II, 928 
11,618 

II, 631 

II, 565 

II, 799 

11,375 



~ 1146 — 







.- 


• « o 




BRANI 




._ £ o o 


NOMI DEI LUOGHI 




= -§ = 


£=5l 




dei documenti più antichi 


< ^ 3 
O 
O 

T3 


dei e 
nel ' 
diplo 


Monselice (Galinaro di) 


Locus ubi dicitur Galinaro 


11G2 


Cmlic- Mi,,!. 

II, 799 


— (Galle Cavalcare- 


Supra Galle Cavalcareza 


1158 


II, 694 


za di) 








— (Calie di Riva di) 


Non longe a Calle de Riva 


1176 


11,1211 


— (Campo di Limo- 


In Campo de Limune 


1160 


li, 751 


ne di) 








— (Campo di Giu- 


In Campo de Jumenta 


11 70 e. 


11,977 


menta di) 








— (Campo Montana- 


In Campo Muntanaro 


1170c. 


II, 977 


ro di) 








— (Gandelara di) 


In Gandelara 


1162 


11,772 


— (Da Cantarella di) 


Da Cantarella 


1176 


11,1237 


— (Capo di vico di) 


Prope ecclesia S, Thoma 
in Capite vici 


1157 


11,682 


— (Gambale di Pizo 


Da Garubale de Pizo me- 


1170c. 


II, 977 


mezzo di) 


dio 






— (Garubale di Pa- 


Da Garubale de Patriar- 


11 70 e. 


11,977 


triarca) 


cha 






— (Cambio di Valle- 


Supra Carubium de Val- 


1170 


II, 1009 


sella) 


lesella 






— (Casale Scodalu- 


Ubi dicitur Gasale Scuda- 


1170 


II, 987 


po vicino a Sta- 


lupo 






rolo di) 








— (Dalla Casara di) 


Dala Casara 


1170c. 


II, 977 


— (Gesso di Giovan- 


Ubi dicitur Gessus Johan- 


1163 


II, 819 


ni Zoca di) 


nis Zoca 






— (Chiusura Bara- 


A Clusura Barasello 


1170c. 


II, 977 


sello di) 








— (Chiusura di Bi- 


De Clausura Bilini 


1162 


II, 772 


lino di) 








— (Chiusura di Cal- 


Da Clusaira de Kalderaro 


1170c. 


II, 977, 


diraro di) 






984 


— (Chiusura Sigolo 


In loco Clausura Sigolo 


1138 


II, 331 


?i> 








— (Chiusura Zeno 


In loco Montesilice in loco 


1085 


I, 279 


di) 


Clusura Zeno 






— (Compasso di) 


Sita da Compasso 


1163 


II, 825 


— (Corlanzui di) 


In Corlanzuy 


1183 


II, 1477 


— (Corolo di) 


In Corolo 


1078 


I, 249 


— (Correza di) 


In Correza 


1162 


11,771 



1147 ~ 





B R A NM 


"e 


!ri 

uni. 

lice 


NOMI DEI LUOGHI 




c^ S 


S 5 o I 




dei documenti più antichi 


o 

•3 


p 2, 

"^ 'S "3 .£" 








Codice dipi. 


Monselice ( Correza di 


In loco qui dicitur Corre- 


1179 


II, 1333 


sotto di) 


za de Subtus 






— (Corte Gesui o Ze- 


In Corte Zezui 


1158, 


li, 694, 


zui di) 




1159 


712 


— (Corte di Lanzono 


In Curtc Lanzoni 


1182 


11,1430 


di) 








— (Costa di) 


Et terratorio de Costa 


1157 


II, 682 


— (Dalla Costa vici- 


Dalla Costa in Salvonara 


170c., 


11,977, 


no a Pontisella di) 




1177 


1243 


— (Costa di Savona- 


Posila est de Costa 


1162 


II, 788 


l'a di) 








— (Fossa Bonaldolo 
di) 

— (Fossa larga di) 


In Fosa Bonaldolo 


1162 


II, 797 


In loco qui dicitur da Fos- 


1170 


II, 986 




sa Larga 






— (Fossa longa di) 


A Fossalonga 


1151 


II, 554 


— (Fossa Tiesui di) 


In Fossa Tiesui 


1158 


II, 694 


— (Fossa Trasni di) 


Ubi dicitur Fossa Trasni 


1169, 


II, 975, 






1173 


1114 


— (Fossa Trisvi di) 


Da Fossa Trisvi 


11 70 e. 


11,977 


— (Dalla Frata di) 


Da la Frata 


1163 


II, 809 


— (Dalla Gambarara 
di) 

— (S. Giorgio di) 


Est posila de Gambarara 


1158 


II, 690 


Juxta S. Geoi'gio 


11 70 e. 


11,977 


— (Gorgo Sauniaro 
di) 

— (Lago delle For- 


Guigu Saumaio 


11 70 e. 


11,977 


Da Lacu de Foicis 


1176 


11, 1211 


che di) 








— (S. Lazaiio di) 


Non longe a S. Lazario 


1160 


II, 753 


— (Dal Molino di) 


Da Molino 


1170 e. 


11,977 


• — (Monte Castellano 


Ad nionteui ([ui dicitur 


1016 


I, 101 


di) 


Castellano 






— (Monte Saraceno 
di) 

— (S. Nazario di) 


In monte Saraceno 


1170c. 


11,977 


Non longe a S. Nazario 


1170c. 


11,977 


-- (Nogara Scatulai 

di) 
— (Novelledo di) 


In Nugara Scatulay 


1170c. 


11,977 


Posila da Noveledo 


1159 


11,719 


— (Orto ZuRtolo di) 


In Ortu Zustoio 


1078 


I. 249 


— (Orto Vistolo di) 


In Orto Vistolo 


1162 


II, 772 



1148 







.- 


P « 2 




EBANI 


G 


■j: 5 -^ '-5 


NOMI DEI LUOGHI 




s-ss 


<u <^ 'X ^ 




dei documenti più antichi 


o 

-a 


3 ^^ O 
■3 e ^ 


Monselice ( Palude di 


In Palude de Vanzo 


1149, 


Cn.llc- Jll.I 

11,515, 


Vanzo di) 




1162 


112 


— (Pendisella di) 


Locus ubi dicitur la Pin- 
disella 


1131 


II, 223 


— (Petriolo a S.To- 


In Petriolo 


906 


1, 26 


maso di) 








— (Piazza di S. Pao- 


In Plaza S. Pauli 


1165 


II, 883 


lo di) 








— (Dal Pozzo di) 


Ubi dicitur da Puteo 


1169 


II, 953 


— (Dal Pozzo dietro 


Retro Castello da Puzo 


1158 


II, 694 


il castello di) 








— (Pozzo Coirai di) 


Da Pozo Coirai Montesili- 


1173 


11,1124 


— (Pozzo Darda di) 


cis 
Da Pozo Darda Montesili- 


1173 


II, nu- 


— (Pozzo Perella di) 


cis 
Locus ubi dicitur Pozo 
Perella 


1154 


li, 615 


— (PozzodiRola di) 


A Puzo da Rola 


1170c. 


II, 977 


— (Pra Bozolo in Sa- 


In Savelone da Pra Bozolo 


1168 


II, 944 


velones di) 








— (Pra Sclamai di) 


A Pra Sclamay 


Il 70 e. 


11,977 


— (Previo di) 


Ubi dicitur Provio 


1182 


II, 1437 


— (Questaldolo di) 


In loco qui dicitur Que- 
staldolo 


1173 


11,1100 


— (Rio della Cassa- 


In Rio del a Cassara 


1167 


11,917 


ra di) 








— (Sotto il Rovere 
di) 

— (Salbora di) 


Jacet Subtus Rovere 


1159 


II, 719 


In Salbora Montesilicis 


1173 


II, 1124 


— (Savellone di) 


In Savelone 


1164 


li, 853 


— (Arzere di Puva- 


In Savelone ubi dicitur 


1180 


II, 1368 


lo in Savellone di) 


Arzer de Puvalo 






— (Savonara di) 


In Savonara 


1162 


11,772 


— (Savonara di Si- 


In loco Savonara Sigoni 


1085 


I, 284 


gono di) 








— (Seldrego di) 


A Seldrego 


11 70 e. 


II, 977 


— (Sogetelli di) 


A Sogethelli 


1151 


II, 554 


— (Solchedelli di) 


Unum campum daSolclie- 
delli 


1164 


li, 844 


— (Stafolo di) 


In Stafolo Montesilicis 


1173 


IMI 24 



— 1149 





BRANI 


a 


= « s 


NOMI DEI LUOGHI 




J-S s 


Ì-§<S| 




dei documenti più antichi 


o 

-a 


73 = -3 


Monselice (Torcolivaro 


In loco Montesilice prope 


1038 


I, 134 


di) 


Torcolivaro 






— (Vallesella di) 


Ad locum de Vallesella 


1155 


II, 632 


— (Valle Bornengo 
di) 

— (Valle di Clierzo 


Da Valle Bornengi 


1162 


11,772 


In Valle de Cherzo 


1163 


II, 809 


di) 








— (Valle di Gezo di) 


A Val de Gezo 


1170c. 


II, 977 


— (Valle Marezana 
di) 

— (Valle di S. Mar- 


In Valle Marezana 


1162 


11,772 


Non midtum longe que 


1016 


I, 101 


tino di) 


dicitur Val sancti Mar- 
tini 






— (Valle di Rovina 
di) 

— (Valle di Stagar- 


In Valle de Buina 


1102 


11,797 


In Valle de Stargada 


1162 


11,797 


da di) 








— (Vanzo di Garo 


In Vanzo da Garo 


1164 


II, 844 


di) 








— (Vanzo Salcai di) 


Ad locum ubi dicitur Van- 
zo Salcai 


1097 


I, 323 


— (Vanzoleulo di) 


In Vanzoleulo Montesilicis 


1173 


11,1124 


— (Viinenario di) 


In Vimenaro 


11 70 e. 


11,977 


Montagnana 


In Montagnana 


906 


I, 26 


Montagnone 


In loco Montagnone 


1038 


I, 135 


Montaone. V. S.Daniele 








Montegrotto. 


In loco Montigroto 


1027 


I, 118 


— (Calle delle Viti 


Ad locum ubi dicitur Cal- 


1143 


11,418 


di) 


lis de Vitibus 






— (Galle di Melare 


In linibus Montigotri da 


1170 


II, 989 


di) 


Calle de Melar/) 






— (Cesalonga di) 


Jacet juxta Cesalonga 


1150 


II, 534 


— (Fravaleto di) 


In Fravaleto 


1169 


11,955 


— (Fossa nova in 


Ubi dicitur Fravaledo - 


1181 


II, 1422 


Fravaledo di) 


Fossa nova 






— (Monte S. Mauro 


In Montigotro in monte 


1156 


II, 656 


di) 


S. Mauri 






— (Valle di MazoUo 


In Valle MazuUi 


1150 


II, 534 


di) 








Monterosso 


In braido de Monte ruso 


1180 


11,1381 



~ 1150 





BRANI 


a 

"r- .- <U 


sri 
cuni. 

dice 
atico 


NOMI DEI LUOGHI 




l-SS 


B^5S 




dei documenti più auticlii 


o 

T3 


Nu 
dei 
nel 
diplo 








Codice dipi. 


Montesello Decano verso 


Et venit a Montesello De- 


1155 


II, 633 


Tramonte 


cano 






Montevignalesco , oggi 


Montevignalesco 


1038 


I, 134 


Montericco. Vedi 








Monselicc. 








— (Balcone non lun- 


In Monte Vignalisco da 


1158, 


II, 692, 


gi da Gassara di) 


Balcone non longe a 
Cassarla 


1173 


1124 


— (Braibetoni di) 


Locus ubi dicitur Braibe- 
toni 


1166 


lì, 888 


— (Cantone di Uno 


A Cantone de Uno 


1151 


II, 554 


di) 








— (Chiusura di 0- 


Da Clausura Omodei 


1163 


II, 810 


modio di) 








— (Dal Corbellaro 


Ad Montera Vignalisigum 


1175 


11,1186 


di) 


dal Corbellarlo 






— (Costaldolo di) 


Ad Monteni Vignalisigum 
ubi dicitur Costaldolo 


1175 


II, 1191 


— (Gredaro di) 


Jacet da Credaro 


1164 


II, 852 


— (Formigaro di) 


Quarta da Formigaro 


1160 


II, 753 


— (Montesello di) 


Ad Montem Vignalisigum 
da Montesello 


1170 


11,1013 


— (Murcorana di) 


Una que est prativa de 
Murcorana 


1158 


II, 691 


— (Nogarola di) 


Cum Vineis de Nogarola 


1158 


II, 694 


— ( Pontesello di 


In Pontesello de Murco- 


1160 


II, 751 


Murcorana di) 


rana 






— ( Pozzo Maraldo 
di) 

— Pozzo Perando 


Da Puzo Maraldo 


1158 


li, 690 


De Puzo Perando 


M51 


11,554 


di) 








— (Pozzo Vitaliano 


Est posita de Puzo Vitha- 


1158 


II, 690 


di) 


lano 






— (Prata di) 


In Prata 


1158 


II, 690 


— (Prato delle Fos- 


In Prato de Fosse 


1158, 


II, 694. 


se di) 




1163 


810 


— (Rio Carbonaro 


In Monte vineorum de Rio 
Carbonario 


1163 


IL 823 


— (Rio di Penzo di) 


In Rio de Penzo 


1163 


IL 821 


— (Roncarolo di) 


Da Runcarollo 


1170c. 


11,977 



1151 — 





BRANI 


a 
■;3 iD 


.- e S £ 


NOMI DEI LUOGHI 




S '5 S 


1^-3 £ 




dei documenti più antichi 


o 

13 


"^ 'S "3 c^ 

'3 a -T3 


Montevignalesco (Dalla 


In Monte vignalisico dala 


1153 


CoJice dipi. 

II, 588 


Solana di) 


Solana 






— (Dal Solco di) 


Ad Montem Vignilasigum 
dal Solco 


1173 


11,1124 


— (Sopra Costa di 


In loco qui dicitur Supra 


1162 


II, 781 


S. Vito) 


costa S. Viti 






— (Torco di Guaita- 


A Montevignalisico prope 


1038 


I, 134 


Io di) 


Torco Waltali 






— (Torna di Figaro 


Octava da Torna de Fi- 


1160 


II, 753 


di) 


garo 






— (Valle Desgorda- 


A Valle Desgorgata 


1151, 


II, 554, 


dadi) 




1170c. 


977 


— (Valle Scandolara 


In Valle Scandolara 


1158 


II, 694 


di) 








— (Valle Scandola- 


Da Valle Scandolara non 


1171 


II, 1047 


ra non Inngi da 


longe a Gredaro 






Gredaro di) 








— (Valle di S. Vito 


In Valle S. Viti 


1153 


II, 602 


di) 








— (Vico dal Pozzo 


In capite Vici dal Pozo 


1170 


11,1013 


di) 








Monlortone 


In Monteartone 


1181 


II, 1423 


Mortise 


In loco Mortiso 


1100 


I, 333 


Muradlia. V. Fogolana 








Marcile 


Infra ville que dicitur Mu- 
relle 


1119 


II, 108 


Musesso Musizo di 


In loco qui dicitur Musizo, 


1176 


li, 1206, 


Sacco 


Musesso 




1207 


Nicolò (S.) di Roncaglia, 


Villa de S. Nicliolao de 


1171, 


11,1031, 


ora Ponte S. Ni- 


Roncalia, Runcalia 


1174 


1145 


colò 








Nogleda di Sacco 


In Nogleda 


1156 


II, 654 


Non (S. Maria di) 


In confinio Sancte Marie in 

Nom 


1130 


II, 213 


— (Tassara di) 


In confinio vile Taxare 


1130 


II, 213 


— ( Novelledo nei 


In Novelledo 


1064 


I, 191 


. Termini di Pad.) 








Noventa 


Et Turre et Noventa 


918 


I, 31 


Onara 


Aunario, in villa Aunara 


972, 


I, 59, 






1074 


223 



1152 





BRANI 


e 


um. 
dice 
itico 


NOMI DEI LUOGHI 




g OJ S 


s°5i 




dei documenti più antichi 


o 


Nu 
dei ( 
nel 
diplc 


Onedo verso Roncaglia 


In Onedo 


1065 


CoJii-i- dipi 

I, 192 


Oriago 


In Aureliaco 


994 


I, 74 


Orsaro verso Scandalo 


Ab Orsario et Cursiola 


1173 


II, 1093 


di Legnaro 


usqiie ad Scandolatum 






Padova (Torreselle di) 


In loco qui dicitur Turre- 
selle 


1076 


I, 227 


— (S.FomiaoS. Eu- 


In burgo S. Sophie non 


1150, 


II, 539, 


femia di) 


longe a S. Fonila 


1154 


608 


— (Ponte Corvo di) 


Extra civitatem ubi dicitur 
Ponte Curvum 


964 


I, 47 


— (Porciglia di) 


In loco qui dicitur Pur- 
cilla 


1021 


I, 106 


— (Prato della Valle 


Loco qui dicitur Prato no- 


970 


I, 55 


di) 


vo 






— (Rutena di) 


Ubi dicitur Ruthena 


970 


I, 55 


— (Vanzo di) 


In loco qui dicitur Vantio 


970 


I, 55 


Paluello 


lu Paluello 


1117 


11,88 


~ (Trebello di) 


Ad alium locum qui dici- 
tur Trebellus 


1178 


II, 1303 


Patriarca 


Roncliaverunt de Patriar- 
chado 


1169? 


II, 945 


Paviola 


Villa que dicitur Pataviola 


1146 


II, 466 


Pedevenda 


In Pedevenda 


1153 


II, 591 


Pendice 


In curte Pendys 


1161 


li, 767 


Peraga 


Apud S. Mariani de Pe- 
draga 


1025 


I, 110 


Perariolo di Scodosia 


In Perariolo 


955 


I, 44 


Perarolo di Vigenza 


In Perarolo 


1025 


I, 110 


Pernumia 


In Pernumia 


970 


I, 55 


— (Boverara di) 


In loco Pernumia et in loco 
Boveraria 


1068 


I, 200 


— (Comedo di) 


In terratorio Pernumie ubi 
dicitur Comedo 


1181 


II, 1403 


— (Dai Braidi di) 


Ubi dicitur da Braidi 


1159 


11,713 


Petra Mazaorto nei Ter- 


In loco qui dicitur Petra 


1114 


II, 62 


mini di Padova 


Mazaorto 






Pianiga 


Infra fine de Pilaniga 


1085 


1, -286 


— (Alla Barela di) 


Que jacet a la Baretha 


1163 


II, 803 


— (Campo Condolo 


Locus ubi dicitur Campo 


1085 


I, 286 


di) 


Gundolo 







1153 — 





BRANI 


'" ._ O) 


. a) o 

QJ T' X ^ 


xNOMI DEI LUOGHI 




;:: 0) tì 


z. ^ o ^ 




dei documenti più antichi 


o 

-a 


^ .- 1- =. 


Pianiga (Chiusa di Bur- 


In Clausura de Burga 


'1152, 


C.KÌi,-e .li,il 

II, 574, 


ga di Berga) 




1-160 


730 


— (Alla Gaizola tra 


A la Wizola inter Pionca 


1165 


II, 875 


Pionca e Bolin- 


et Bolingaga 






gaga) 








— (Laraposona di) 


In Larnposona 


1100 


11,153! 


— (Pradolino di) 


Ad locuin ubi dicitur Pra- 
dolino 


1124 


11,156 


— (Vigozzolo di) 


Locus ubi dicitur Vigbe- 
zolo 


1085 


I, 286 


Pigozzolo verso Monse- 


Usque ad Pigozoluni 


1157 


II, 685 


lice 








Pionca 


In Pionca 


1127 


11,176 


Pionchetta 


Et Plonketa 


1136 


II, 291 


Piove di Sacco. V. Sacco 


Infra fine Sacisica, ubi di- 
citur Pieve 


988 


I, 71 


— (Albaredo di) 


Jacet in Albaredho 


1165 


II, 881 


— (AmbroUo di) 


In AmbroUo 


1130 


II, 204 


— (Arzere di) 


In loco ubi dicitur Arceie 


1008, 


1, 86, 






1171 


II, 1025 


— (Arzere di Val di 


Loco ubi dicitur Argere da 


1179 


II, 1325 


Vedeto) 


Val de Vedeto 






— (Ca Borioso di) 


In loco et fundo Ca Bonoso 


1137 


II, 321 


— (Ca Bolpare di) 


Infra finem Plebis in Ca 
Bulpare 


1137 


II, 326 


— (Ca pre Paolo di) 


Ca pre Paulo 


1137, 


11,321, 






1165 


881 


— (Cablandolo o Cai 


In Cablandolo, in calbran- 


1138, 


II, 352, 


tirandolo di) 


dulo 


1143 


420 


— (Cadodolo di) 


Jacet hec terra in Cadodolo 


1178 


II, 1295 


— Cagalinoo Cagna- 


In Cagnatino, in Cagatiuo 


1165, 


11,881, 


tino di) 




1169 


967 


— (Callancolo di) 


In loco qui dicitur Callan- 
culo 


1150 


II, 541 


— (Calle di Concia 


In Calle de Concia 


1175 


II, 1202 


di) 








— (Calle di Pnblica 
-di) 

— ( Calle Maggiore 


In Calle de Publica 


1179 


11,1343 


In Gale Majore 


1129 


II, 196 


- di) 









Tomo VJL Serie Y. 



148 





— ^1154 — 








BRANI 


'" •— ^ 


jri 
"uni. 
dice 
atifo 


NOMI DEI LUOGHI 




5^ S 


il5i 




dei documenti più antichi 


o 


3 X, 

13 e H- 


Piove di Sacco (Callo- 


In Callomulo 


1145 


11,444 


mulo di) 








— (Campagna di) 


Jacet in loco et lundo Cam- 
pagna 


1156 


11, 670 


— ( Campagna di 


In lundo Plebis in Campa- 


1175 


11,1192 


Brugine di) 


gna de Brodigine 






V. Brugine 








— (Campagna di Spi- 


In Campagna di Spino 


1138 


li, 352 


no di) 








— (Campo Dosso di) 


In loco et fundo Campo 
Dosso 


1151 


II, 547 


— (Capo di Vezo di) 


In loco uhi dicitur Caput 
de Vezzo 


1044 


I, 143 


— (Garrauco di) 


In Carauco 


1130, 


II, 207, 






1130 


296 


— ( Carrazamolino 


In loco et fimdo Carraza- 


1138 


II, 334 


di) 


molino 






— (Carrubbio di) 


In loco et fundo Carrugbo 


1130 


II, 286 


— (Gasasesaldo di) 


In loco et lundo Casase- 
saldi 


1141 


II, 397 


— (Caudevezo o Ca- 


In Cavo de Vezo 


1143, 


li, 420, 


vo di Vezo di) 




1171 


1025 


— (Cavidoio di) 


Loco ubi dicitur Cavidoio 


1145 


II, 449 


— (Cazelluni di) 


In pertinentis Plebis ubi 
dicitur Cazelluni 


1177 


11,1244 


— (Cazilai di) 


In loco et fundo Cazytay 


1139 


li, 362 


— (Chiusa di Dome- 


In loco elusa de Dominico 


1178 


11,1294 


nico Salvestro di) 


de Salvestro 






— (Chiusa di Pancia 


In loco elusa de Pancia 


1138 


II, 352 


di) 








— (Giesa longa di) 


Loco et fundo de Cesa 
longa 


1182 


11,1433 


— (Concia bagnara) 


Quinta est Concia bagnara 


1165 


II, 881 


di) 








— (Corte Calvarosa 


In loco ubi dicitur Curte 


1138 


II, 353 


di) 


Calvarosi 






— (Gorsiola di) 


Locus ubi dicitur Corsiola 


1008 


I, 88 


— (Cotegosa di) 


In Cotegosa 


1130 


lì, 204 


— (Da|Pre|Bozolodi) 


Que jacet da pre Bozolo 


1177 


11,1278 


— (Fogarone di) 


Jacent in Fogarone 


1169 


11,967 



1155 





BRANI 




eri 
[■uni. 
dice 
atico 


NOMI DEI LUOGHI 




= -S § 


§■§5 = 




dei documenti più antichi 


< s 

o 










Codice d,,.l 


Piove di Sacco (Dalla 


In confinio Plebis da For- 


1181 


II, 1408 


Fornace di) 


nace 






— (S. Fosca di) 


A S. Fusca 


1165 


II, 881 


— (Fossa d'Azzo di) 


Da Fossa Dazo (de Azo) 


1155 


II, 652 


— (Fossa di Giusti- 


Da Fossa de Instino 


1155 


11, 652 


no di) 








— ( Fossa Landrao 
di) 

— (Fossa della Ro- 


Da Fossa Landrao 


1155 


II, 652 


Da Fossa dala Piovere 


1155 


II, 649, 


vere di) 






651 


— (Fossalonga di) 


In finibus plebis da Fos- 
salunga 


1157 


II, 675 


— (Gazzo di) 


In loco et fundo Gazo 


1135 


II, 274 


— (GrezoCosonedi) 


In Grezo Cosone 


1180 


II, 1353 


— (Lanzago di)' 


In Plebe in Lanzago 


1153 


II, 586 


— (Marcela di) 


In loco et fundo Marcela 


1149 


11,518 


— (Mariuionda di) 


(jue jacet in Marimonda 


11 09 


II, 958 


— (Maresello o Ma- 


Infra lìnem Plebis a Mare- 


1144 


II, 434 


reselle di). V.M a- 


selle 






resello 








— (S. Nicolò di) 


Non longe ab ecclesia S. 
Nicolai 


1165 


II, 880 


— (Nogara Povilia 


In loco ubi dicitur Nogara 


1138 


II, 352 


di) 


Povilia 






— (Nogara Vecchia 


In loco ubi dicitur Nogara 


1120 


11,111 


di) 


veda 






— (Orma di) 


In continio Plebis loco ubi 
dicitur Orina 


1174 


11,1152 


— (Orma Galmag- 


In loco qui dicitur Urma 


1165 


II, 884 


giore di) 


Calniaiore 






— (Pedresina di) 


Ubi dicitur Pedresina 


1138 


II, 352 


— (Piagna di) 


In loco qui dicitur Piagna 


1140 


II, 381 


— (S.Pietro di) 


Jacet in Sancto Petro 


1159 


II, 723 


— (Ponte di Cava- 


Dal Ponte di Gavadiza 


1152 


II, 570 


dizza di) 








— (Populario di) 


Ubi dicitur Populario 


1138 


II, 352 


— (Porto di) 


In loco ubi dicitur Portus 


1138, 


II, 352, 






1180 


1380 


— (Pra di Mengara 


In pertinenciis de Pieve in 


1165, 


11,881, 


di) 


Piao de Meiigara 


1174 


1144 



— 115G — 



i 


BRANI 




iri 
uni. 
dice 
itico 


NOMI DEI LUOGHI 




~ 'OJ p 


||Si 




dei documenti piii aiiticlii 


o 

T3 


■e s -o 


Piove di Sacco (Da Pra- 


Jacet da Prada 


1156 


Cn.licH .11,.! 

II, 670 


da di) 








— (Pramazaporco 
di) 

— (Pratello di) 


Pramazaporco 


1157 


11,676 


Jacet in Pratello 


1175 


11,1202 


— (Pratalia di) 


In loco ubi dicitnr Pratalia 


1130 


li, 210 


— (Prucimbalo di) 


In loco Prucimbalo 


1089, 


I, 299, 






1130 


li, 207 


— (Rio Maggiore di) 


In loco qui nominatur Rio 
major 


1123 


II, 130 


— (Ronchedello del- 


In loco et fundo Ronchedel 


1137 


II, 320 


la Pietra di). V. 


dola Petra 






Ronchedello 








— (Roncola di) 


In loco dicitur Roncora 


1165 


II, 867 


— (Sanzeneda di) 


De Sanzeneta 


1150c. 


II, 527 


— (Scarde vara di) 


In loco et fundo Scandeva- 


1137 


II, 320 


— (Selbando di) 


ria 
A Selbarolo 


1145 


II, 444 


— (SoibutcUo di) 


Jacet in SoibutcUo 


1178 


II, 1306 


— (Solo di Vitale di) 


In loco et fundo Sol lo Vi- 
talis 


1135 


II, 274 


— (Sopra Arzere di) 


Jacet supra Arzerem 


1175 


II, 1202 


— (Dalle Taglie di)' 


Jacet dale Tagne 


1156 


11,670 


— (Talpedo di) 


Locus ubi dicitur Talpedo 


1044 


I, 143 


— (Toraboledo di) 


In confinio Plebis da Tuni- 
boledo 


1178 


II, 1305 


— (Urte di) 


In loco qui dicitur Urte 


1008 


I, 85 


— (Valle Solana di) 


Loco ubi dicitur Vallis 
Solana 


1176 


11,1216 


— (Vignole di) 


In loco e fundo Plebis in 
Vignole 


1144 


II, 433 


— (S. Vido di) 


In line ville Plebis in loco 
et fundo Sancto Vido 


1152 


II, 572 


Piovega di Sacco 


Terra a Publica, in Pio- 


1146, 


II, 462, 




vega 


1182 


1458 


Pioveghella di Sacco 


Via Ongaresca in Pluve- 
gela 


1163 


li, 833 


Pisniga isola verso Arino 


Insula qua dicitur l^isniga 


883 


1, 16 


Platano verso Arino 


Quendam cnrticellani Pla- 
tanum 


839 


1, 8 



— 1157 — 







- 


- 5 1 •§ 




BRANI 


'5 •- "^ 


<u ~ "^ a 


NOMI DEI LUOGHI 




S a; p 


i^^i 




dei documenti più antichi 


o 

13 




Polverara 


Gapellam S. Fidentii de 
Pulveraria 


4430 


C.xli.M. ,Upl. 

li, 242 


Ponsò 


In finibus Palso 


4075 


I, 225 


— (Braido di Lova- 


Braydum de Lovaria quod 


4464 


II, 849 


ra) 


est in Pauso 






— (Boscolongo di) 


In finibus Palsi - ubi dici- 
tur Boscholongo 


4424 


11,420 


Ponte S. Nicolò. V. b'. 
Nicolò. 














Pontecasale 


A Ponte de Gasale 


4104 


11,1 


Ponteglese nei Termini 


In loco Ponteglese 


4047, 


I, 448, 


di Padova vicino 




4480 


li, 4360 


a Roncaglia 








— (Colmello di Tom- 


In Ponteclese in Gulmello 


4480 


11,4382 


ba di) 


de Tunba 






Ponteiongo 


In Ponteiongo 


4097 


1, 326 


Porto verso S. Ilario og- 


Inter Portum et Gamba- 


4025, 


1, 440, 


gi Porto Menai 


rarium - ad locum ubi 
dicitur Portus 


1447 


11,88 


Pozzo antico di Sacco 


In pertinenciis Sacci da 
Pozo antigo 


4474 


11,4440 


— buono di Sacco 


Infra fuiem Sacisicam in 
loco a Puzo bono 


4447 


II, 496 


— GavaliuIooGabal- 


In loco elfundo (et fundo 


4079 


I, 264 


lino di Sacco 


Puzo Gavalinlo, Puteo 
Gaballino 






Pozzoveggiano di Sai- 


Villa qui dicitur Publi- 


948 


1, 34 


boro 


ciano 






Praglia 


In loco Prataleae 


4407 


11,30 


— (Ronchi di) 


Ronki sancte Marie de Pra- 
talia 


4474 


n, 4034 


Prato Vergaro di Sacco 


In fine Sacixica in loco 
Prato Yergaro 


4072 


I, 214 


Prozzolo 


In Rraziolo 


4447 


11,88 


Puotti 


In Villa del Poti 


4427 


11,476 


Ramello di Sacco 


Loco qui dicitur Ram- 
rnello 


4446 


II, 474 


Reschigliano 


Mausum de Rescellano 


4460 


II, 754 


Ridello di Sacco 


In Ridello 


4476 


11,4 207 


Riva di Lago di Sacco 


In loco qui dicitur Riva 
de Lago 


4117 


11,94 



4158 — 







._ 


-■ «^ S 




BRANI 


'Zi CJ 




NOMI DEI LUOGHI 




= |s 


£^2 £ 




dei docuineidi più anticlii 


o 
•n 


t3 e ts 


Rivale. 


Infra fine de villa Rivale 


1124 


Cfjic- llipl 

11,161 


Roncadizza nei Termini 


In Runkadiza 


1065 


I, 192 


di Padova 








Roncaglia 


VillaquaedicitnrRoncalia 


1055 


I, 172 


— (Roncagliela di) 


In confinibus Roncalie in 
loco Roncaliola 


1167 


11,914 


Roncajetle 


Villa qui dicitur Roncalin- 


918 


I, 31 




tari 






Ronchedello di Sacco 


.Tacet dalo Ronchedello 


1156 


II, 654 


Ronchi 


Villa quae dicitur Ronchi 


1095, 


I, 316 






1145 


li, 455 


— di Casale (ser U- 


Decima Roncorum de Ca- 


1169 


11,961 


go)^ 


sale 


■ 




— di Castegnedolo 


Cum Runkis de Castegne- 
dolo 


1183 


II, 1480 


— di Maltraverso , 


Runki de Maltraverso 


1171 


II, 1031 


l'orse non lungi da 








Padova 








— verso Maserà 


Villani Ronki 


1172 


li, 1091 


Ronco di Balbo di Sacco 


A Runco de Balbi 


1148 


II, 505 


— Traino di Sacco 


Jacet da Roncho Traino 


1156 


li, 654 


Roncone 


Et Runcone et Burnigana 


1047 


1, 147 


Rosara. V. Melava 


In vi eco Rosaria 


988 


I, 72 


— Ardusello di Ro- 


In Arduxello 


1118 


11, 101 


sara e Melara) 








— (Gampello di) 


Infra fìnem de Rosara in 
Campello 


1144 


lì, 436 


— (Campo di Gam- 


Villa que dicitur Rosaria 


1078 


1, 254 


baro di) 


et in loco Campo de 
Gambaro 






— (Cannanolo di) 


Actum in Caimanolo 


1138 


11, 340 


— (Gardeniainio) 


Jacet in Cardemamio 


1171 


li, 1030 


— (NoclaredadaRo- 


In loco et fundo Noclare- 


1156 


II, 668 


vediolo di) 


da da Rovediolo 






— (Salgaro longo di) 


Loco qui dicitur Salgario 
longo 


1078 


I, 254 


— (Zinigola di Ro- 


In Zinigola 


1118 


11,102 


sara e Melara) 








Rotta di Milo verso Scan- 


Inter Ruplam de Milo et 


1 172 


11,1059 


dalo 


Frasseneduni 







1150 





BRANI 


■fi — ^ 


eri 
?uni. 
dice 
alice 


NOMI DEI LUOGHI 




= ^ s 


E|5 £ 




dei documenti più antichi 


o 
o 


^ 2. 


Rovere Gallinaro verso 


Ad ruverem Gallinario 


954 


Codice dipi. 

I, 42 


Bagnoli 








Rovolone 


S. Georgii in loco dicto 
Robolone 


970 


I, 55 


— (Costa di) 


Jacet in line Coste 


1172 


II, 1085 


— (Bagnolo di) 


In fine Rovolonis in Ba- 
gnolo 


1172 


II, 1085 


— (Perarolo di) 


In loco qui dicitur Pera- 
rolo 


1140 


II, 377 


— (Vignola di) 


Infra fìnes Robolonis in 
Vignola 


1149 


II, 523 


Rubaca nei Termini di 


In locas e funda a Rubaca 


1035 


1, 132 


Padova 


et in Lavezolo 






Rubano 


In loco Ruibano 


1073 


1, 217 


Rustega 


Plebem de Rustica 


1152 


II, 562 


Sabbione vicino a Ver- 


In loco Verdarola prope 


1085 


I, 287 


darola nei Ter- 


Sablone 






mini di Padova 








— verso Melara 


In Sablone 


1132 


II, 228 


Sacisica 


Infra fine Sacisica 


988 


I, 71 


Sacco fino alla prima 


In fisco nostro Sacco - Ad 


853, 


I, 13,17, 


metà del sec. XI, 


Ecclesiam S. Thomei 


895, 


20 


poscia più spesso. 


apostoli in Sacco. Acto 


898 




Piove. V. Piove 


vico Sacco 






Saccolongo 


Turescendo(uomo)de Sac- 
colongo 


1083 


I, 268 


Sala di Mirano 


In villa que Sala vocatur 


994 


I, 74 


— nei Termini di 


Infra fine de civitate Pa- 


1059 


I, 178 


Padova 


dua in loco Sala 






Salarola 


In apice mentis qui voca- 
tur Salarola 


1179 


II, 1335 


Saibero 


Quartisium Rubani - Sai- 
buri, Scandolati 


1172 


II, 1087 


Saletto di Brenta 


In villa Saletum prope 
Brentani 


1085 


I, 285 


— di Scodosia 


In Saleto' 


1097 


I, 321 


Salgareda di Sacco 


Jacet da la Salgareda 


1156 


II, 654 


Saltus Erudianus 


Saltus Erudianus 


sec. VI 


I, 1 


S. Salvaro di Scodosia 


In loco sancti Salvatoris 


1099 


I, 329 


Salvazzano o Selvazzano 


In Kaslio Salvazano 


1072 


I, 215 





- 4460 — 








BRANI 


e 




NOMI DEI LUOGHI 


dei documenti più anliclii 


Ann 

dei 

documi 


Nume 
dei doc 
nel Coi 
diplomf 


Saonara 


Villa nominata Savonaria 


4079 


CoJice ilipl . 

I, 261 


Sarmazza. V. Sermazza 








Sarineola o Sermeola 


De Villa Sarmedanla 


1026 


I, 111 


Scaltenigo 


In Scaltenigo 


1117 


11,88 


Scandaiò (di Legnaro) 


In Scandolato 


1170 


II, 992 


Scandolara verso Villa- 


In Scandolaria 


1085 


1, 285 


nova 








Scantellaro di Campo- 


Terra S. Marie de Scande- 


1130 


11,211 


sainpiero (S. Ma- 


laro ad Salgaro Pagano 






ria di) 








Scodosia di Montagnana 


Terra deserta Scnldaxia 


935 


1, 44 


Scorpeto. V. Storpeto 








Selice Silice, cosi det- 


Da Silice 


1077 


1, 237 


ta la via silicata, 








cioè la Annia con- 








fine del Prato del- 








la Valle 








— vicino a Padova 


In culhira urbis Paduae 
prope Silicem 


1123 


11,133 


— (Da) in Padova 


In (ìnibus Padue da Silice 


1172 


II, 1081 


— V. Vado 








Selva BoUuno di Sacco 


A Silva Boluni 


1108 


11,36 


— di Brenta verso 


In Silva de Brenta 


1159, 


11,314, 


Gazzo 




1171 


1031 


— Formosa 


Silva Formosa 


1171 


11,1031 


— Petresega. Vedi 








Tramonte 








Selvazzano. V. Salvaz- 








zano 








Senodo o Senedo vicino 


Terra que vocatur Senedo 


1014 


I, 98 


a Padova 








Sermazza, o Sarmazza 


In line Sarmaciae, de ple- 


994, 


I, 74, 




be que dicitur Sermacia 


1073 


222 


Sol'esino 


Seu Sulicini et Tribano, 


944, 


1, 38, 




Surisini 


1077 


233 


Solo Maurino di Sacco 


Infra linem Sacisica in Solo 
Maurino 


1084 


1, 271 


— di Uiiedo di Sacco 


Infra fmem Sacisica in 
Sollo de Onedo 


1047 


1, 149 


Sopeto. V. Storpeto 











-- 1161 — 








EBANI 




- E S .ii 


NOMI DEI LUOGHI 




§•; p 


E "= r° E 




dei documenti più antichi 


o 

■o 


3 ^ o 


Soracornio 


Terram de Supra Cornio 


1150c. 


Codice dipi. 

II, 526 


Spessano 


Spasano 


1055 


I, 174 


— (Guizzola di) 


In Guizola Spasani 


1173 


11,1102 


Stalverde, o Stalvedere 


In Stalverde, de Stalvetere 


1117, 


II, 88, 


verso Tembelle 




1130 


212 


— (Valle Geresara 


Ubi dicitur Stalvere -in lo- 


1139 


II, 359 


di) 


cum Valle de Cerexaira 






Stigliano 


Castrum de Stiliano 


1152 


II, 562 


Stornapifttra nei dintor- 


Loco qui dicitur Storna- 


829 


I, 7 


ni di S. Ilario 


petra 






Storpeto, Scorpeto e So- 


Loco qui vocatur Storpe- 


829 


I, 7 


peto Zopeto nei 


tho, Scorpetho, Zopeto, 






dintorni di S. Ila- 


Sopetbo 






rio 
Storta ( D' ambi i lati 


Ex utroque latere Storte 


1130 


li, 212 


della) 








Strà 


In Strata 


883 


I, 16 


— (Albuseno di) 


Loco qui dicitur Albuseno 


1105 


11,19 


— (Casarulfo di) 


Loco ubi dicitur Casarulfo 


1105 


11,19 


— ( Campo Albolino 


Loco ubi dicitur Campo 


1105 


11,19 


di) 


Albulino 






— (Corte nova di) 


Ad locus qui dicitur Gurte 
nova 


1105 


11,19 


Stufa (colle della). V. 


In monte ubi Stuva est 


1156 


II, 667 


S. Eliseo 








Tarvisiana nei dintorni 


Loco qui dicitur Tarvi- 


829 


I, 7 


di S. Ilario 


siana 






Tassara. V. Non 








Tagiè 


Adelardus de Telleto 


1027 e. 


I, 114 


Telido nei dintorni di 


Loco qui dicitur Telido 


829 


I, 7 


S. Ilario 








Tembelle 


In Tenbelle et Sermacia 


117 


11,88 


Tencarola 


Tencarola 


1047 


I, 47 


Tenzone forse verso Vil- 


In Tenzone 


1183 


II, 1480 


la del bosco di 








Fraglia 








Teolo 


In Titulo 


983 


I, 67 


— (Farneta di) 


In Farneta (Tituli) 


1130 


II, 206 


Tergola di S. Giustina 


In Tergola 


1085 


I, 285 


in colle 









Tomo VII, Serie V. 



149 



— 1162 — 



NOMI DEI LUOGHI 



BRANI 

dei documenti più antichi 



fi 

5-i 



• 4) o 



Tergola nei Termini di 

Padova 
Terradura (S. Maria di) 

— (Saline di) 

— (Barbadegli di) 
Terranegra 

Terrarsa o Terrazza 
Tognana 

— (Gampodegano 
di) 

— ( Campo Zanolai 
di) 

— (Grosara di) 

— (Piagna di) 

Tomba vicino aFostom- 
bà e Mortise nei 
Termini di Pad. 

Tombe vicino a Padova 

Tombiole di Sacco 

— (La Pianta di) 

Tombolo 

Torlonga vicino a Pa- 
dova 
Torre 

— (Frata di) 
Torreglia 

— ( Gosta Sarazina 
di) 

— (Alle Porte vicino 
la Frata di) 

— (Guniolo di) 

— (Calcina di) 



Infra fine de civitate Pa 
dua in loco Tergula 

In Sancta Maria de Ter- 
radura 

Ubi dicitur Saline 

Ubi dicitur Barbadegli 

Locus ubi dicitur Terra- 
negra 

In Terrarsa 

In villa que dicitur Tothe- 
gnana 

In fine de villa Todegnana 
in loco Gampodegano 

In loco et fundo qui dicitur 
Campo Zanolai 

In loco et fundo Crosarie 

In loco et fundo qui dici- 
tur Piagna 

Actum in Tomba 



In confinioPadue in sumi 
tate de le Tumbe 

Tumbiule 

In fìnibus de Tumbiolo in 
loco ubi dicitur la Pianta 

In Tombolo 

Loco qui nominatur Tor- 
longa 

Turre 

Frata de Turre 

Turricla 

In Costa Sarazina 

In fine Toricle ad Portas 
justa fratam 

In Turricla ubi dicitur 
Guniolus 

In Turicla in loco qui di- 
citur Calcina 



1106 

1154 

1176 
1176 
1027 

1104 
1109 

1121 

1117 

1121 
1117 

1100, 
1108 

1173 

1161 
1171 

1085 
1062 

918 
1171 
1077 
1155 

1174 

1140 

1165 



Codice dipi. 

11,25 

II, 617 

11,1274 
11,1274 
I, 119 

11,4 
11,40 

11,118 

11,91 

11,118 
11,87 

I, 333, 
11,38 

II, 1123 

II, 707 
li, 1052 

I, 285 
I, 185 

I, 31 

II, 1031 

I, 239 

II, 633 

11,1149 
II, 374 
li, 885 





— 4163 — 






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BRANI 


a „ Q) 




NOMI DEI LUOGHI 




= ij s 


so5l 




dei documenti più antichi 


o 
o 


dei ( 
nel 
diplo 








Codice dipi 


Torreglia (Valle di Orte 


In loco qui dicitur Vallis 


1172 


II, 1078 


di) 


de Orte 






Torniago (tra Chiesano- 


In loco ubi dicitur Tur- 


1172 


II, 1089 


va e Monta) 


niagum 






Trambaque 


Clarinbaldus (uomo) de 
Trambaque 


1147 


II, 488 


Tramonte 


S. Georgii de loco Tra- 
monte 


1124 


11,157 


— (Al piede di Lon- 


In Tramonte ubi dicitur a 


1162 


II, 778 


zi na di) 


Pede de Lonzina 






— (Selva Petresega 


In fine Tramontis in silva 


1174 


II, 1166 


di) 


Petresega 






— (Terremoto di) 


Ad locum qui dicitur ter- 
remotus 


1152 


II, 568 


Trecontadi di Scodosia 


Inter Tres Comitatus et 
Silvani Garacedi 


1100 


I, 336 


Tresiegoli 


Curtem unam que nomi- 
natur Treseculo 


1008 


I, 87 


Tribano 


Sulicini et Tribano 


944 


I, 38 


— (Prazavaso di) 


In villa Tribano in loco 
Prazavaso 


1097 


I, 324 


Troci (Dai) di Sacco 


Jacet dai Troci 


1170c. 


II, 978 


Ulmeto verso Bagnoli 


In proa de Ulmeto 


954 


I, 42 


Urbana 


In loco Urbana 


955 


I, 44 


Vado di Selice. V. Se- 


A Vado Silicis 


1079 


I, 259 


lice 








Valle Bregoncia, pare 


Vallis Bregoncia 


1171 


II, 1031 


non lungi da Pa- 








dova 








Valle Lovara. V.Fossa- 


[n Valle Lovara 


1167 


11,912 


lovara 








— di Figaro di Sacco 


[n Valle de Figaro 


1156 


lì, 654 


— del Montone verso 


Per Valem de Montone 


944 


I, 37 


Fogolana 








— di Moscola di Sac- 


Jacet da la valle de Mo- 


1156 


II, 654 


co 


scola 






— Spinosa, pare non 


Vallis Spinosa 


1171 


II, 1031 


lungi da Padova 








— Troncone di Sacco 


Da Valle Troncone 


1170c. 


II, 978 


Vallonga 


[n villa Valonga 


1077 


I, 236 



1164 — 



NOMI DEI LUOGHI 



BRANI 
dei documenti più antichi 



























G 


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T3 


o 

o 



'd e ;5 



Vallonga (Ronco dentro 

di) 
Valnogaredo 

— (Forcavalere di) 

— (Zenevre di) 

Valsanzibio 

Vedeita 

Veggiano 

Venda. V. Pedevenda 

Verdarola vicino a Sab- 
bione nei Termini 
di Padova 

Verzegnano nei Termi- 
ni di Padova 

Vetrego 

Vico di Paolo nei din- 
torni di Villanova 
di Camposampie» 
ro 

Vicolo, poi S. Ilario 

Viconovo verso Cona 
Vigbizzolo 

— (Cacaturriga in) 

— (Comedo di) 

— (Roncoleulo di) 

Vigna Maggiore di Sacco 

Vigobragano 
Vigodarzere 

— (Carbonarie di) 

— (Piantolmo di) 



In fundo Valongne da 

Ronco de entro 
In loco Valle Nugarido 
In loco qui dicitur Forca- 

valera 
In loco qui dicitur Zene- 
vre 
In Valle sancti Eusebii 
In Mistrino et Vedeita 
In Villano in Villano 

In loco Verdarola prope 
Sablone 

In loco e fundo Verzegna- 
no 
In Vetrigo 
Ad Vicura Pauli 



In loco qui dicitur Viculus 

territorio Rivolensi 
In Viconovo 
Locus bubi dicitur Vigu- 

ciolo 
Locus hubi dicitur Caca 

tarriga 
In fìnibus Vigezolo in lo 

cus Comedo 
In fmibus Vigezolo et in 

loco Roncoleulo 
Infra fine Sacisica in loco 

Vigna Majure 
Villa quo dicitur Bergani 
Villa qui dicitur Arzere 
Vico de Arcerc in loco 

Carbonarie 
In Vicoargere ubi dicitur 

Plantulmus 



1174 

1072 
1177 

1177 

1155 
1183 
983, 
1013 
1085 



1031 

1117 
1085 



1091 

1097 

980 

980 

1084 

1077 

1084 

918 

918 

1139 

1149 



11,1168 

I, 215 
11,1281 

11,1281 

II, 633 
II, 1480 
I, 67, 

93 

I, 287 



I, 123 

11,88 
I, 285 



I, 307 

I, 326 
I, 64 

I, 64 

I, 272 
I, 242 
I, 278 

f, 31 

I, 31 
li, 366 

II, 513 



- dd65 — 







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BRANI 


s 


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NOMI DEI LUOGHI 




c| 2 


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dei documenti più antichi 


o 


Nu 

dei ( 
nel ( 
diplo 


Vigodarzere ( Calle di 


In loco ubi dicitur Galle 


1146 


CoJIce ,li,,l. 

II, 468 


Aurelia di) 


de Aurelia 






— (Bosco di) 


Nemus de Vico Arzere 


1171 


II, 1031 


— (Rio Darzcllo di) 


Ubi dicitur Rio Darzello 


1182 


JI, 1462 


— (Cisila di) 


In loco qui dicitur Cisila 


1183 


II, 1476 


— (Valgatone di) 


In lìnem de Vico Argere 
ubi dicitur Valgatone 


1155 


II, 636 


Vigonovo di Sermazza 


Viconovo 


1117 


11,88 


Vigonza 


In loco Vigoncia 


999 


1, 79 


— (Ponte dal Fiume 


In capite de Ponte da Fiu- 


1124 


11,161 


di) 


me 






Vigorovea 


Nemus Vici de Roveda 


1179 


II, 1343 


Villa del Bosco di Fra- 


Totum guartisium Villae 


1169 


11,951 


glia 


Nemoris 






— del Bosco verso 


In Gurte de Conca de Al- 


1183 


II, 1480 


Concadalbero 


bero et in Villa Boski 






— del Conte 


In Villa de Comite 


1085 


I, 285 


— di Este 


In fundo de Villa ubi dici- 


1139 


II, 369 


— (Fossacavata di) 


tur Fossacavata usque 


1139 


II, 369 


— (Scardevara di) 


ad locum ubi dicitur 
Scardevara. 


1139 


II, 369 


— delle Fi'ate verso 


In Villa delle Frate 


1085 


I, 285 


Gamposampiero. 








V. Fratte 








— di Teolo 


Titulus ubi dicitur Villa 


983 


I, 69 


— (Concola di) 


Jacct in Concola 


1176 


II, 1233 


— ( Palusella dal 


Jacet in Palusella dal Va- 


1176 


11,1233 


Guado di) 


do 






— (Baltegnola di) 


Ubi dicitur Baltegnola 


1176 


11,1233 


— (Lupia di) 


Jacet autem predicta vi- 
nea in Lupia 


1181 


li, 1402 


— Torà 


In Villa Taura 


1152 


II, 576 


Villanova di Sernazza 


In villa et curia Sarmacie 
et in Villa Nova 


1152 


II, 576 


— di Gamposampie- 


In loco qui nominatur Vil- 


1085 


li, 285 


ro 


lanova 






Vimenario 


In loco et l'ondo Vimena- 


1054 


I, 166 


Viminelle 


rio 
In Viminelle 


1144 


II, 422 


Visignolo verso Agna 


Usque in Visignolo 


954 


I, 42 



— 1166 — 







.- 


meri 
locum. 
Codice 
malico 


xMOMI DEI LUOGHI 


BRANI 


e .- ^ 
a a. E 




dei documenti più antichi 


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5 - o 






o 

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■tì e '-S 








Collice ,li|,l. 


Vito (S.) di Brenta 


Ripertus (uomo) de sanato 


1132, 


II, 237, 




Vitto 


1171 


1031 


Volta Brusegana 


Totani villani que dicitur 
Volta 


1088 


1, 295 


Zeminiana 


Villa Ziniignane 


1077 


I, 235 


Zianigo 


Agitingi (uomo) de Ziani- 
go 


1113 


11,58 


Zignaiio Cignano di 


Locus ubi dicitur Cigliano 


1108 


11,36 


Sacco 








Zopeto. V. Sterpeto 








Zovone 


Zuvone, Jovone 


983, 


I, 67, 






1073 


220 


— (Salmaza di) 


In finibus Zovone in loco 
qui dicitur Salmaza 


1164 


II, 800 



— 11G7 — 



AGGIUNTE E CORREZIONI 



p. 560, lin. 18 — Corellio d' Este insegnò ne' dintorni di Napoli a 
innestare il castagno. 

Sebbene qui si tratti di un atestino, pure è da cre- 
dersi che gli Atestini e i Patavini, essendo limitrofi gli 
uni agli altri, fossero assimilati nelle arti, nelle in- 
dustrie, nella coltivazione delle terre, delle piante e in 
altro ancora. 

» 562, » 3 — Inoltre le lapidi padovane e atestine menzionano 
iSesto Aponio Severo mensore. 

Si applichi qui pure T annotazione su riferita. 

» 564, » 10 — costumando i signori zz costumando oltracciò i si- 
gnori. 

» — j 23 — Della civiltà de' Veneti e de' Patavini zz Della ci- 
viltà de' Patavini. 

» 506, » 9 — a Giunone, anche a Venere, a Iside, a Silvano -zz 
a Giunone, anche a Iside, a Mercurio. 

, _ , 25 — 20, S4, 25 zz 20, 25. 

» _ , 26 — 247i, 2477, 2478, 2783 zz 2471, 2783. 

, _ » 27 — 2804, 3103, 3i07 ecc. zz 2804 ecc. 

> — » 28 La nota al n. (2) si riferisce al periodo precedente 
che finisce con le parole ruderi antichi, 

« 596, » 28 — n. 2809, 2810 zz n. 2818. 

» 572, » ult. — Dunque non posso ammettere ecc. rr Dunque non 
posso ammettere col Selvatico che l'absida della chie- 
sa odierna di S. Sofia si debba riferire a un tempo 
anteriore al secolo X, com'egli ha scritto alla p. 21 1 
della Guida di Padova edita nel 1869, e molto meno 



— 4168 — 

che queir abslda appartenga alle epoche longobarde, 
com'egli asserì alla pag. 256 dell'altra Guida di Pa- 
dova stampata nel 1842. 
p. 573, Un. 14 — per templi venusti n per templi venusti e altri 
edifizj, 

» 581, ù 9 — Pone tra le lapidi vicentine rr Pone tra le iscri- 
zioni vicentine. 

» — » 31 — quella di Montegalda :zi\3i ìscvh\oì\e dì ÌAontegdlda. 

» 583, » 19 — Carbonara z= Carbonara, Zovone. 

» 585, » 10 — Tito Vezzio. 

Alcuni grammatici vogliono che la sillaba tti latina 
preposta a vocale si debba pronunciare con tti anche 
nella lingua italiana. Io mi attengo a quelli che per 
eufonia pronunciano zzi. 

» 586, » 14 — e probabilmente anche il porto del Lido zz e forse 
anche il porto del Lido. E dico forse, poiché il ramo 
sinistro del Medoacus Major, che Univa a quel porto, 
era ramo di fiume patavino. 

» 592, » 16 — tra gli agri atestino e vicentino zz Ira gli agri ate- 
stino e vicentino ; e tanto più che il luogo di Bagno- 
lo, oggi posto allo stesso confine, indica anch'esso col 
proprio nome essere stato parimente ne' tempi romani 
al confine della colonia atestina che vedremo. 

» — » 22 — quello atestino zz quello vicentino. 

» — » 30 — vicina a Badia e in Abano si rinvenne l'altra la- 
pide di Marco Cocceio Januario offertaci dallo stesso 
Momnisen al n. 2930; e poiché viceversa zz vicina a 
Badia, e poiché viceversa. 

» 594, » ult, — a Teolo nel 1055, a Rovolone zz a Teolo nel 1055, 
a Torreglia nel 1147 [Cod. Dipi. II, n. 492), a Rovolone. 
Bisogna dunque comprendere Torreglia entro il con- 
tado vicentino anche nella carta topografica unita a 
questo lavoro. 
» 595, » 4.'' ult. — Teolo; Fontanafredda r= Teolo, Torreglia, Fon- 
tanafredda. 

» 598, » G — di quel luogo zz di quel luogo Sabbione. 

t — » 7 — che per errore è stato traccialo il corso dell'Adige 
ecc. zz che per errore è stato tracciato il corso d'un 
grosso fiume anche da Lobia per Brancaglia a Monta- 



- 1169 — 

gnana nella carta topografica inserita in questo mìo 
scritto. Ma potrebbe essere che in tempi remoti cor- 
resse lungo quel confine del territorio veronese col 
vicentino fino a Brancaglia e poi fino a Montagnana 
un ramo dell'Adige o altro fiumicello. Lo additereb- 
be anche la tortuosità del confine stesso che ho notata 
sopra, 
p. 598, lin.21 — quella ciUà ir: quella odierna città. 
» 599, » 1,2 — verso Monselice. 

Nella carta topografica qui aggiunta il litografo de- 
lineò troppo grosso un corso d' acqua da Este per 
Monselice a Gagnola, che parrebbe 1' Adige o un no- 
tabile ramo di esso. Forse un raraicello soltanto di 
quel fiume aveva tal corso ne' tempi romani. Certo, 
dopo che l'Adige abbandonò Este, le acque scendenti 
dai colli estensi e monseliciani devono essere state 
raccolte da Este per Monselice a Gagnola nell' alveo 
che oggi si appella Canale di Bagnarola nel suo ramo 
inferiore, 
» 603, » 15 — primi secoli di Cristo zz primi secoli di Cristo , 
forse dopo la distruzione di Este fatta da Attila, non 
essendo stato più regolato e tenuto fermo nel suo cor- 
so dagli Atestini. 
» 627, » 20 — doveano essere zr doveano essere stati. 
» 834, » 21 — la quale da Montagnone per Montirone d' Abano, 
ch'è vicino agli odierni bagni Orologio finiva zz la qua- 
le da MontagnanCper Abano finiva. 
» 835, » 8 — in Montirone zz in Montirone ch'è vicino agli odier- 
ni bagni Orologio. 

Le vie Marsìa e Ampia non furono delineate bene 
nella mia carta topografica. Il loro incrociamento av- 
veniva in Abano, non in Montirone d'Abano, ciò che 
risulta dalia carta stessa. 
» — j 45 _ Certo poi da Montirone zz Certo poi da Montirone 

meglio da Abano, 
t 850, » ult. — e V altro verso S. Ilario. 

11 r. Ispettore degli scavi cav. Tomaso Luciani di 
Venezia scriveva nel 1875: S' aggiunga che a piccola 
distanza di Sant' Ilario sussistono tuttora tracce di via. 
Tomo VII, Serie V. 150 



— 4470 — 

STRATA romana nella direzione appunto di Padova 
( V. Raccolta di scritti ed atti ufficiali relativi agli 
scavi fatti e da farsi nel sito della celebre abazia di 
Sant'Ilario. Mestre^ Longo, 1880). 

p. 858, lin. 3 — nel 4877 r= nel 1873. 

» — » 7 — fossero i porti zz fossero porti. 

»2864, » 15 — Soccejo attico zz Socceio Attico. 

» 871, » 12 — a Arquà zz e Arquà. 

» 881, » 11 — del verbo — dal verbo. 



SAGGIO 

111 l'il (ILOSSIKKI (llìOflRAFKJlI FlIllLl^d 

DAL VI AL XIII SECOLO 

DEL CONTE ANTONINO DI PRAMPERO 

(Continuazione della pag. 1062 del presente voi.) 



Cisterna - fr. Cistierne - Cisterna di Coseano. 

1158 - Henricus de Cisterna (B. lY); 1230- in villa Cister- 
ne (Th. 174); 1290 -in villa de Cisterna (Robolo Colloredo). 

Cistis - in territorio di Gemona? 

1290 - in villa de Giasas et in Cistis (J.). 

Civettis, Civietus - monte su quel di Cividale. 

1256, 18 gennaio - montis Civieti . . . usque ad rivum qui di- 
citur Curniz (AB.); 1264 - super montem D. Abatis Rosacencis 
qui dicitur Civettis (M. S. M. V. II, 217). 

Civitas Austrie, Civitas Forijulii, Forum Julium, Civitas 
Australis, Civiade, Civitas in Foro Julii, Civitas de 
Friulo - fr. Cividal, Cividàd - slavo Staromesto, Ciu- 
dad - tedesco del medio evo Zibidars, Sibidat - Ci- 
vidale. 

760-795 - Civitas vel Castrum Foroiulanum (Paolo Diacono) ; 
776- capta Civitate Forijulii [Annali francesi, Lirutti, I, 62); 
781-783 - in territorio Civitatis nostre Forojuliane (J. copia); 
807 - infra Civitatem prope Ecclesiam S. Johannis Evangeliste 
(J. copia); 811 - Forum Julii ad scholam conveniant (Testa- 
mento Carlo Magno, R. 407); 824 - relique Civitates Forum- 



— 1172 — 

julii ad Scholani convcniant (R. -407); 830 - intVa imiros Civi- 
tatis Forojuliensis in loco qui dicitur Vallis (Capp. Vili, 128); 
843 - Forojuliensis urbis Patriarcba (J. copia) ; 904 - in Gi-vitate 
Forojulium non longe a xenodochio S. Johannis Evangeliste (J.); 
934 -in Civitate Austrie (R. 466); 4015 - in Civitate Forijulii 
habitantibus (R. 560); 4015 - in Civitate Foroijulii . . . decimam 
de Porta Pontis et de Porta S. Petri nec non de omnibus l'e- 
bus que pertinent ad meani curteni sitam in Civitate Forijulii 
(Cappell. Vili, 148 - R. 494) ; 4049 - in Civitate Forijulii posita 
(R. 560); 1057 - Preposito Civitatensi (R. 560); 1097 - Mona- 
sterium S. Marie de Valle Civitatis Austrie (R. 560); 1102 - 
Actum in Civitate Austrie sub solario (Cod. Istriano) ; 1126 - 
Actum in Civitate Austria (B. IV); 1136-1138 - Ecclesia de 
S. Maria in Valle que est in Civitate Forijulii (B. IV) ; 1139- 
Actum in Civitate Australi Forijulii in capella S. Paulini Pa- 
triarcbe (B. IV - R. 569); 1143 - in Comitatu Forojulii in loco 
Fontana et in Civitate. . . Actum in Civitate Austria (J.); 1161- 
Actum in Civitatensi Curia (Capp, Vili, 239) ; 1166 - Actum in 
Curia Civitalis Austria sub Tilia (R. 592); 1175- De Civitate 
Austria (M. S. M. Valle); 1176- Forum quod in Civitate Au- 
strie statuerat publice habendum (Cappell. Vili, 247); 1176 - 
Actum in Civitate Austria (Capp. Vili, 248); 1178 - Actum in 
Civiade in camera D. Wodalrici Patriarche (J.) ; 1178 - Actum 
in Civiade in camera D. Patriarche (M.) ; 1184 - Datum apud 
Civitatem in Foro Julii (Stumpf, Ada Imperli, 547); 1195 -In 
Civitate Forijulii que dicitur Austria . . . ante Ecclesiam S. Do- 
nati sub porticu (Capp. Vili, 267 - R. 640); 1206 - qui mora- 
tur Civitate de Foro Julii (J.) ; 1211 - in parvo solio Palatii 
(Patriarche) in Civitate Austria juxta Ecclesiam maiorem (J.) ; 
1224 - Actum apud Austriam Civitatem in Ecclesia S. Paulini 
super palacium Patriarchale (M. - Monastero Aquileja); 1232 - 
Actum in Civitate de Friulo in Camera Palatii D. Patriarche 
(R^ 702); 1233 - Actum in Civitate Austria in majori Palacio 
(AB.) ; 1234 - Actum Civitate Austria in Caminata (Zahn. Bipl. 
Stir. 420); 1235 - Actum Civitati Austrie in Caminata D. Aba- 
tisse (J. - AB.); 4252 - la Civitate Austria in contrata S. Marie 
de Crnie in loco qui dicitur Hortal (S. M. V. 448) ; 4253 - apud 
Civitatem in palatio Patriarchatus (Capp. Vili, 307); 1255 - de di- 
slrictu Civitatis Forojulii (J.) ; 4257 - In Austria Civitate (S. M. 
V. 152)^ 1264 - in Civitate in contrata S. Johannis de Sinidow 



— iil3 — 

(S. M. V. 159); 4269 - in Civitate que Atislrla dicituv (R. 757); 
i274 - in Civitate Austria in sala Patriarclialis Palatii (Cod. 
Istr.); 1279-Datum Civitati (Cod. Istr.) ; 1282 - Austria Civitas 
in loco qui dicitur Souravit (M. Cella Cividale); 1284 - in con- 
trata S. Silvestri (M. S. M. V. 170); 1287 - ante fores S. Donati 
majoris Ecclesie Civitatis (Cod. Istriano) ; 1292 - Monasteriuni 
S. Clare de Civitate Forojulii (Cod. Istr.); 1292, 26 febbraio - 
Actum in Civitate Austrie in capella D. Patriarche (Cod. Istr.); 
1293, 28 maggio - Actum in Civitate Austria super lobiam D. 
Patriarche (AB.). 

Clama - fr. Glame - Clama, borgo di Artegna. 

1289 - Manussius de Clama (M. Civitatensia); 1291 - operi 
S. Leonardi de Clama (B. v. 528). 

Claste, Glaste - fr. Clastre - Claslra di S. Leonardo di Ci- 
vidale. 

1295, 8 dicembre - in Castaldia de Antro in villa que diciliir 
Claste (Gior. di Lupico Not.); 1297 - de dieta villa Glaste (id.). 

Claudum. V. Clautum. 
Claugiianum. V. Cleidanum. 
Clausa^ Clavia. V. Clusa. 

1072 - hospitale quod est ad Clausam (Madrisio, 263) ; 1089 
- hospitale quod est ad Clausam (Cod. Istriano); 1228 - liospi- 
tale quod est ad Claviam (B. v. 169). 

Clausacli • Clauzetto ? o Cliiusa ? 

1072 - plebem de Clausach (Madrisio, 263). 

Clautum^ Claudum - Claut. 

924 - villa que vocatur Clauto in Comilalu Ceuedense (J.) ; 
1182- Claudum cum omnibus villis suis (M. Sesto); 1236, 30 
aprile -Claudum (AB.); 1254 -in loco de Claudo (J.) ; 1264 - 
comunis Claudis (M. Sesto). 

Clavenzanvm. V. Calvenzamim. 
Clavianum. V. Cleulamim. 
Claviam. V. Clausa e Clenlanum. 
Clemona. V. Glemona. 



— 1174 — 

CieuUiìium, Clauglianuai, Cluviuauiu, Glauliauuin, Claviam - 
fr. Claujan - Claujano e Claviano di Trivignauo. 

1031 - usque Cleulanum (B. v. 94). Clavianum (Cappell. Vili, 
169); 1176 -ad villani que dicitur Claviam (Capp. Vili, 249); 
1184- Cleulan (B. v. 138); 1275- in Clangano advocatiam et 
hospitium (Th. 188); 1275, 13 luglio - Claugliano (AB.); 1278, 
6 maggio - in villa Clauliani (AB.); 1290 - in villa de Claviano 
(Rotolo Colloredo) ; 1292 - in Claulano (Th. 94). 

Cleunich - monte su quel di Cividale. 

1296 - supra niontem de Cleunich (M. S. M. Valle, II, 170). 

Ckva^ Clivia - Cleva, poggetto ora disabitato sul monte di 
S. Pietro in Carnia. 

1275- totani villam de Clivia (Th. 216); 1290, 15 ottobre - 
Jacobus de Cleva (Raccolta Siccorti) ; 1373 - pratis in Clevà pe- 
nes Ecclesiam S. Petri (Th. 1313). 

Ckisa^ Sclusa. V. Claiisa - fr. Seluse - Chiusaforte. 

1136 - hospitale quod est ad Clusani (J.); 1146 - Dieterus de 
elusa (Zahn, 263); 1202- de Clusa tres marchas (B. v. 306); 
1228 - Muta Cinse (B. v. 194) ; 1234 - mutam de Clusa effu- 
gere vellent per monteni Crucis transeundo (Zahn, 419 ; 1255, 
marzo - veterem et novani mutam Cinse (AB.); 1274, 19 settem- 
bre - Actum in Clusa juxta portam dicti Castri (AB.); 1277, 25 
febbraio - mercandarias per Clusam condacere (AB.) ; 1293, 7 
agosto - restituant D. Patriarche castra Cluse et Arthenee (AB.). 

Chiseg - vicinanze d' Artegna o di Gemona. 

1298, settembre - pratum in Cluseg (Bartol. Not.). 
Codogentum. 

1192 - in silva de Cintho in loco qui dicitur Codogentum 
(Dg. 60). 

ColaUum - fr. Cuelalt - CoUalto della Soima. 

1275, 13 luglio - Collalto (AB.); 1301 - vinea in Colalto (M. 
Cella Cividale, 110)- 



— 1175 — 

Colarimim . V. Calarrsinm. 

i203 - castrum de Colarisio (AB.) 

CoUes - Coglio ? 

1072 - apud CoUes XVI mausos (Madrisio, 263); 11 30 - apud 
Colles XX mausos (Gapp. Vili, 199); 1184 - apud CoUes IX 
mausos (id. 206); 1217 - Peregrimis f. D. Hemnci de Colle (AB.); 
1222 - Henricus de Gollibus (B. IV). 

Colisellum - località fra Salt e Sarnico d' Artegaa. 

1298, settembre - et silva de Colisello (Bartol. Not.). 

CoUegrìUon - vicinanze di Alnicco? 

1280 - unum mansile positum in Colle Grillon (M.) ; 1321 - 
controversie prò pascuis Inter homines de Alnicho et de Colle 
Grillon (M.). 

Colle Tarond - fr. Cuell tarond - Colle rotondo fra Buja o 
Treppo. 

1255 - vinea que jacet in colle Taront (M. Civitatensia). 

CoUoretum - fr. Colored - Colloredo di Montalbano. 

1252, api'ile - D. Johanne de Golloreto de Montalbano (AB.) ; 
1258 - de Coloreto (Th. 442); 1290 - in villa de Gollereto (Ro- 
tolo Colloredo). 

Colm - monte in quel di Cividale? 

1291, 28 giugno - in monte qui dicitur Colm prope aquam 
Valeiam (AB.). 

Coloniola. V. Codignola - Codugnella di Colloredo o Colu- 
gna di reietto ? 

762 - in Coloniola (R. 338). 

Cols. 

1256 - Advocatiam et copulaticum in villa de Cols (Th. 441). 

Colunia, Chulugna - fr. Culugne - Colugna di Feletto. 

1258-silvis in Colunia (Th. 391); 1294- in Chulugna pro- 
pe Utinum (Th. 738). 



— 1176 — 
Colvera - fr. Colvare - torrente Colvera presso Maniago. 

1103 - molendinum in flumine quod dicitur Colvera (J. copia 
dall'Archivio Frari) ; 1303 - unum molandinum in aqua Golvere 
juxta Maniacum (M. Civitatensia). 

Colvera - villa distrutta presso Maniago. 

1103 - Alie massaricie sunt in Colvera (J. Fontanini, 75, 593); 
1182 - Barcec, Colveram (M. Sesto); 1303 - in villa Col vere (M. 
Civitatensia); 1317 - in villa Colvera in centrata que dicitur 
Yincigliana (M. Sesto). 

Comusi - bosco nel canale di Tramonti o della Cellina. 

1351 - Comusi (Dg. Pergamena). 

Concordia - fr. Concuardie - Concordia di Portogruaro. 

534 - vinum et triticum quod nos ex Concordiense . . . civi- 
tate coUigere feceramus (Cassiodoro, lib. XII, ep. XXVI) ; 600 

- illud iter quo se Concordia cingit (Venanzio Fortunato); 1140 

- Gerwicus concordiensis episcopus (Zahn. 189); 1179 - Plebem 
de Concordia (Dg. 122); 1191 - Ecclesiam S. Petri de Concor- 
dia (Dg. 124). 

Coneglanum - fr. Conoglan - Conoglano di Cassacco. 

1240 - in Coneglano (B. v. 195); 1260 - in Coneglano qui est 
de Plebe Trecessimi (M. Aquileja). 

Conjin - Gaserà Confine a mezzodì del Colle Planet fra il 
M. Lavri ed il M. Plauris. 

1289 - ad locum qui dicitur Confin (Confini Moggio - R. Bar- 
naba, Vili, 26). 

Copris, Coprewa - Copriva, Kopriva di Gorizia. 

1202 - Maynardus de Copris (B. IV); 1224, maggio - Mey- 
nardus de Coprewa (M. Aquileja). 

Corbola, Corbolum, Foibola. V. Carbolnm - Corbolone di 
S. Stino di Livenza. 

888 - usque ad fossam Savonara atque Corbolam (alias Foi- 
bolam) (J.); 1182 - Bivirons, Corbolonum (J.) ; 1236,3 aprile - 
loca que dicuntur Biverons, Corbolum (AB.); 1267-68- a villa 



- 1177 — 

Corbolonis usque ad mare (R. 754) ; 4279, 1 settembre - pre- 
sam nemoris in fmibus Gorboloni in loco qui dicitur la Tal- 
liata (AB.). 

Cordenons, CUrtis Naonis, Curia Naonis (^) - Curtenau - 
ted. Cordenons. 

1029 - predium Ocini Comitis quod vocatur Curtisnaonis (Dp.); 
1254, gennajo - in curia de Cordenons (AB.) ; 1268, settembre 
- in curia Naonis (AB.). 

Cordevadum, Cordivatum, Corduarium - fr. Cordovàd - 
Cordovado. 

1186 -villani de Cordovado (Dg. 97); 1195- D. Martinus de 
Corduario (Capp. "Vili, 27); 1252, giugno - apud l'ontanam de 
Cordivado (AB.); 1298 - fratres de Cordevato (J.). 

Corgnid- monte in faccia Osoppo presso la forca d'Amula. 

1267, 15 gennaio - Jof de Corgnul (AB.). 

Cormons, Cormonum, Cormones (^) - fr. Cormons - tede- 
sco Kormann, Kremauu - slavo Kormio, Karmin - 
Cormons. 

628 - superiores Patriarche sedem in Cormones habebant (Pao- 
lo Diacono, lib. VI, 51); 630 - apud castrum Cormones (Dando- 
lo, Cronaca]-, 791 - Carmonis ruralia (Cod. Istriano); 963 - lo- 
cum subtus Cromonis castrum Intercisa nuncupatum (J.); 1000 
(circa) - Carmonum (Rer. It. Script. XVI, 28) ; 1084 - Eccle- 
siam S. Joannis de Cormons (B. varia, 543) ; 1202 - in Ecclesia 
S. Quirini juxta Cormons (AB.); 1244 - in Cormonz in loco qui 
Corona nuncupatur (M. S. M. V.); 1246, febbrajo - de monte de 
Cormon (AB.) ; 1247 - Cormonum Plebs in Archidiaconatu infe- 
riori (B. V. 409); 1275 - turrim illam que est super portam 
Castri (Cod. Istr.) ; 1294 - in villa Cormons in loco qui dicitur 
Ponga .... in loco qui dicitur Campel (M. S. M. V.); 1300 - 
Castellanus Castri Cormons (Th. 77). 

(ì) Coors Naonis ove Berengario datò un diploma (Sporeno, De 
ForojulioJ. 

(2) Corniontium, Cornionse, Cormonium, Gremons ; in diplomi 
tedeschi Cremaun (Cumano, Ricordi Cormonesi). 

Turno VII, Serie F. 151 



- 1478 — 

Cornap - fr. Cuarnapp - torrente Cornappo che mette in 
Torre. 

Cornariola - Cornazzai di Vanno. 

762 - Silvas in Verrete et Cornariola (R. 338). 

1270, luglio - usque ad Cornap (AB.). 

Cornium - fr. Cuarn - fiume Corno che mette in Ausa. 

1062 - rectum in Cornion (J.) ; 1139 - a casa Svoaldana sicut 
tenet Ruvedula et Amphora rectum in Cornio (B. IV); 1177 - 
a flumine quod dicitur Cornium usque ad aquam que dicitur 
Arvuncus (J.) ; 1247 - sicut fluit et continuatur Cornu (B. v. 406). 

Corniz - rivo in Schiavonia. 

1256, 18 gennaio - rivus qui dicitur Corniz usque ad aquam 
que dicitur Nebule (AB.). 

Corniza, Cornizanum, Curuiz. 

1190 - in Gornizano (B. IV); 1247 - transeunt Cornum versus 
Corniza (B. v. 406); 1256, gennajo - ad rivum qui dicitur Cur- 
niz ... via qua itur Flojanam usque in Corniz (AB.). 

Cornolelum - vicinanze di Tricesimo? 

1295, 26 settembre - in villa Cornoleti (AB.). 

Cornus, Quarnius - fr. Cuarn di Rosazzis - Corno di Ro- 
sazzo. 

1211 - in loco qui dicitur Cornium (J.); 1247 - illi de Coi'nu 
et illi de Gramoglano (B. v. 406); 1257 - in villa de Quarnio 
(M. Civitatensia) ; 1299 - in Cornu (Th. 38). 

Cornus - fr. Cuarn - torrente Corno che da S. Daniele va 
a Passeriano (^). 

1275, 31 dicembre - in castro de Piris ... et quidquid est ul- 
tra Cornu (AB.). 

Corona - Corona di Meriano di Gradisca. 

1000 (circa) - Cormonum, Corona (R. It. Script. XVI, 28); 

{!) Forse il Tiliaventum niinus di Plinio. 



— 1179 — 

1157 - in villa quo dicitur Corona (R. 587); 1244 - (ìccimas in 
Cormonz in loco qui Corona nuncupatur (M. S. M. V.). 

Corona - Corona di Meduna d' Oderzo. 

1320 - in villa que dicitur Corona (Th. 1174). 

Cortal - fr. Gortal - Cortale di Reana. 

1200 (circa) - in Cortal juxta S. Georgium (M. S. M. V. II, 
13); 1278, 7 marzo - unum molendinum in loco dicto Gortal in 
Roya Turris (AB.). 

Cortus - rivo Storto presso Maniago ? V. Stortus. 

981 - infra decursum aque que vocatur Zelina et rivi qui vo- 
catur Stortus (alias Cortus) (J.). 

Corva. V. Covra - Corva di Azzano-decimo. 

1248 - villam Corvè sitam in Forojulii (Dp.). 

Corva - fr. Corvè - Corva sul Meduna fra Prata e Cirapello. 

1228, maggio - a ponte Meduna usque ad foveam Corvè (Ver- 
ci, Eccellini, 113). 

Cosa, Chosa - fr. Cose - Cosa di S. Giorgio. 

1164 - Ulricus, Ulfcherus et Olvradus de Cosa (J.) ; 1172 - 
Wohvradus de Cosa (J.) ; 1204 - in plebe Cose, scilicet in villa 
Gradisca ... et in villa Cose (J.) ; 1268 - avogaria in plebe de 
Cosa (B. V. 465); 1281, 1 maggio - Plebs S. Georgii de die- 
sa (AB.). 

Cosanum. V. Coselanum-iv. Coseàn, Coseano di S.Daniele. 

1041 - villam de Cosano (M. copia sconetta) ; 1174 - villam 
de Cosano (B. IV). 

Cosbana, Cosbanum - slavo Kozbana - Cosbana di Dolegna 
di Cormons. 

1200 - advocatia de in Cosbana (M. S. M. V. II, 229); 1295 
- advocatia de Cosbano (M. Aquileja). 

Coselanum, Coseglanura. V. Cosanum - Coseano di S. Da- 
niele. 
1200-1300 - in Coselano (J. Savorgnano) ; 1275- in villa de 



— il80 — 

Coseglano (Tli. 173); 1275 - in villa de Cosellaiio (Tli. 212); 
1290 r in villa de Coselano (Rotolo de Colloredo). 

Cossana - Cosana di Gorizia. 

1300 - in villa de Cossana (Th. 255). 
Costa super Tovoryan - presso Torreano di Cividale? 

1275 -in Costa desuper Tovoryan (Th. 22). 

Costa de Pnlcinico - Costa d' Aviano ? 

1281 - Odoricus Capitaneus Valvasoui f. q. D. Marsili de Co- 
sta de Pulcinico (J.). 

Covalia - monte in Carnia. 

1300 - tres partes montis de Covatia (Th. 226). 
Covra - Fossalato presso il Lemene. 

1140 - ad locura qui dicitur ad pontem de Covra (Codice di- 
pi, di Portogruaro) ; 1449 -dal detto Fossalato, ovvero ponte de 
Covra (Bertolini, Archivio Veneto, Vili, 1). 

Craulg - fr. Craùi - Crauglio di S. Vito di Cervignano. 

1300 - in villa que dicitur Craulg (Th. 150). 

Craitvar, Cravae, Crovarnum - fr. Crùuver, Crùver - Gra- 
verò di S. Leonardo di Gividale. 

1200 - de bonis de Crauvar (M. S. M. V. 136) ; 1200 (circa) - 
in villa de Cravar et Mers (M. S. M. V. II, 13); 1275 - in Cro- 
varno (Th. 122). 

Cravoreium, Crevoretum - fr. Gravorèd, Craorèd - Grao- 
retto di Prepotto. 

1300 - in Cravoreto (Th. 202) ; 1301 - de Crevoreto (M. S. M. 
V. II, 172). 

Crega - Greda di Gaporetto ? 

1160 (circa) - Arthemotus de Crega (J.). 

Cremaun. V. Cormons. 

Crevoretum. V. Cravoretum. 



— 1181 — 

Crimastes^ Cermasles. V. Carmacù. 

781-83 - et silvani in loco ubi nominaliir Crisinasles (J. copia). 

Crocys. 

1366 -in villa de Crocys (Th. 1227). 

Cros. V. Picot de Cros. 
Crovarum. V. Crauvar. 

Crucis mons, Crux ferrea. - fr. Mont Cros - Monte Croce 
al N.O. di Timau. 

923 - Monte uhi nominatur Ciuce ferrea (Piloni, Historie di 
Belluno) ; 1234, 27 novembre - super strata que ducit per mon- 
tem Crucis (Zahn. II, 419); 1269, 11 novembre - strata ipsias 
montis Crucis debeat esse clausa (AB.); 1290- de monte Cru- 
cis (Rotolo Golloredo); 1296 - a loco Pontebis et a monte Cru- 
cis strate sint libere aperte ad quemcumque portum maris (J.). 

Crusiditz. V. Sega. 

Crnssa - monte e villa in quel di Cividale? 

1257 - in villa de Crussa - decimam montis Grusse (M. Ci- 
vitatensia). 

Crux ferrea. V. Crucis mons. 

Cticana - fr. Cucàne - Cuccana di Biccinicco. 

1295 - ville Greys et Cucane subjecte quartcsio Plebani La- 
variani (J.). 

Cucanea, Cocanea, Ctiucania - fr. Ciieàgne - Cuccagna, ca- 
stello distrutto sopra Faedis. 

1195 - Werenlierus de Cucania (Regesti Carintiani sotto l'an- 
no 1200); 1294 - Colle qui dicitur Rodingerius sito subter ca- 
strum Cucanee (AB.) ; Guarnerum de Cocania in Tergestinum 
Episcopum postulavit (Cod. Istr.) ; 1265 - Actum Cucanea ante 
Castrum (J.); 1269 - Vernereus de Cucania (M. S. M. V. 165), 
1270 - Actum in Castro Cucane sub pergu!a(J.) , 1300 - D. Var- 
nerius de Chucanea (Th. 655). 

Cucula. V. Zucula. 



— 1182 — 

Cudegnota, Cudigela, Cudiniela - fi'. Ciidugnele - Codugnel- 
la di Colloredo. 

1134 - Regenardus de Cudegnola (J.); 1275 - de Cudiniella 
(Th. 188) ; 1290 - Antonius de Cudigela (J.). 

Culina, Cullina - fr. Coline - Colina di Forni Avoltri. 

1274 - decimam de Gallina parva (Th. 246) ; 1300 - decima 
in villa Gulina (Th. 230). 

Curia Naonis. V. Cordenons. 

Curninum castnim - fr. Curnin - Cornino di Forgaria {*). 

1267 - inter comunitates villarum Asovij, Cumini, Peglionis 
(AB.); 1294 - supra ripam aque Edre juxta Zimon (Ziman) in 
pertinentiis Castri Cumini (J.). 

Curniz. V. Cornìz. 

Curtellim - fr. Curtièll - Cortello di Pavia. 

1275 - in villa de Cartello (Th. 216) 
Cum. V. Cusanum. 

1150 - Wolfradas, Mazzilinus, Engelbertus de Cusa (B. IV). 

Cusanum - fr. Cusàn - Cusano di Zoppola. 

1158 - Adelramus et frater ejus Henricus de Cusan (B. IV); 
1164 - Alramus de Cusano (J.); 1184 - curtem de Cusano (Dg. 
98) ; 1204-18 - Adelramus de Cusano (B. varia, 258) ; 1232 - 
Rodulfus f. q. D. Macelli de Cusano (J.) ; 1284, 23 febbraio - 
investitio feudi de Cusano (R. Prampero). 

Cussignacum, Cussiniacum - fr. Cussignà - Cussignacco di 
Udine. 

1166 - Artnicus de Cussiniaco (R. 592) ; 1171 - villarum de 
Cussiniaco et de Predamano (B. IV) ; 1286, 19 maggio - Advo- 
catia Cussignaci (AB.); 1297 - Cusignacum (Th. 86) ; 1300 (cir- 
ca) - in Cussignacho (Th. 599); 1301 - Laurentius de Ciissigna- 
co (B. varia, 567). 

(1) Le pertinenze di Cornino posto sulla riva destra del Taglia- 
mento dovevano estendersi anche sulla riva sinistra. 



— H83 — 
Cuz - monte in Schiavonia ? 

4251 - de quodani monte qui dicitur Cuz (M, S. M. V.)- 

Daniel (S.) de Carnia. V. Moscardum. 

1275, 2 novembre - faciet custodir! Turrem S. Danielis de 
Carnea (AB.). 

Daniel (S.) - fr. San Denòl - San Daniele del Friuli. 

1015 - quatuor campos in Sancto Daniele (Capp. Vili, 148); 
1139 - ceto massaricias in S. Damele (B. IV); 1178 - Actum 
apud S. Danieleni (Zahn, Regesti, 562) ; 1203 - gironum et for- 
tilitium S. Danielis cum palatio, curte stabulis (AB.); 1247 - 
Plebs de S. Daniele in Archidiaconatu superiori (B. v. 409); 
1294, 2 marzo - habitantes S. Danielis non teneantur ad plovia 
Castri quia conduxerunt lapides ad faciendum opus palatii D. 
Patriarche in ipso Castro (AB.). 

Darcanum^ Dricanuiu. V. Tricanum. 

10G4 - Hermannus de Darcano (J.). 
Durdagus. V. Durdago - Dardago di Budoja. 

1000 (circa) - Dardagus, Vicus novus [R. IL Scr'qyt. XV, 28). 

Parnazacum. V. Dernazacum. 

Dauninum - Domanins ? V. Domanisium. 

762 - casas in Ramaceto (Rauscedo?) et terras et vineas vel 
prata quod habemus in Daunino (R. 338). 

Dayn - Bagna e Costa di Paiau fra il M. Mariana ed il M. 
Palla. 

1084 - et costa Dayn Inter Worianum et Matelionem mon- 
tes (J.). 

Decanus - fr. Déan torrente Degano dal M. Paralba in Ta- 
gliameiito. 

1328, 6 giugno - de summis rnontibus usque ad aquam De- 
cani (AB.); 1373, 19 dicerabie - una seca super aqua Decani per- 
tinentiis Invilini (Th. 1287). 



__ 1184 — 

Demonins. V. Domanisìum. 

Denalipotoch -Kì\o nel versante nord del Grande M. Mag- 
giore. 

1289-usque ad Devascum, Denalipotoch et ad Denali potoch 
usque ad locum dictum Meje (Confini Moggio, R. Barnaba, 
Vili, 26). 

Dernazacum, Derzanum - fr. Darnazzà - Darnazacco di 
Cividale. 

1195 - D. Berthodus de Derzano (Capp. Vili, 267); 1263 - de 
Darnezaco (M. S. M. V. II, 199); 1280 - in Dornezacho (Th. 
471); 1286 - in Dernazas juxta cortinani S. Joliannis (M. S. Chia- 
ra Cividale); 1298 - silvam sitam supra montem Castellons pro- 
pe Dernazacum (M. S. M. V. II, 19). 

Devascum - località presso il M. Stariuaz al nord del Gran 
M. Maggiore. 

1289 - per medium flumen (Ucea) usqne ad Devascum Dena- 
lipotoch (Confini Moggio, R. Barnaba, Vili, 26). 

Dignanum. V. Ingan^ Ignanum. 

1268 - dominationem quam habebat in Dignano (B. v. 465). 

Dimoii - monte in canale di S. Pietro. 

1288, 19 settembre - montem in Canali S. Petri qui vocatur 
Mons de Dimon et firmat in monte de Ludrin et in monte ilio- 
rum de Zenodis et de Sygajo (R. Prampero). 

Dithenia Casiriim - Artegna ? 

1146 - castrum de Dithenia (Zahn, 261). 

Diuvinum^ Duwin, Duynum. V. Ortuwin - fr. Diiin - ted. 
Tybein - slavo, Divin - Duino di Monfalcone. 

1139 -D. Dietalmum de Duino (Cod. Istr.) ; 1158 - Odoscal- 
cus de Duwin (B. IV.); 1166- Stefanus de Duino (Cod. Istr.); 
1188 - Adelmota de Diuvino (B. v. 183) ; 1224 - Hugone di Dwi- 
no (M. Aquileja) ; 1257, 8 marzo - in castris ante Duinum (AB.). 

Dobroy - in quel di Cividale. 

1294 - vineam sitam in Dobroy (M. J.). 



— 1185 — 
Dolegnana - monte. 

4200-1250 - pecias vineatas in monte D. Patriarche que dici- 
tur Dolegnana (M. S. M. V. II, 229). 

Dolegnamim, Dolognanuni - fr. Dolegnàn - Dolegnano di 
S. Giovanni di Manzano. V. Dolornanus. 

1300 - in Dolognano (Th. 235); 1301 - Matheus de Dolegnano 
(M. S. M. V. II, 172). 

Dolornanus. V. Dolegnanum. 

1256, 18 gennajo - Rivus (Sdregnepotok) usque ad viani pei' 
quam itur ad villani Dolornani (AB.). 

Domanisimn. V. Dauninum - fr. Damanins - Damanins di 
S. Giorgio della Richinvelda. 

1204 - in villa Domanisii (J.) ; 1268 - illud quod habebat in 
Domanisio (B. v. 465) ; 1300 - in Demonins (Th. 245). 

Dominarum Castrum - fr. Dumblans - Pradumbli di Prato 
Gamico, castello distrutto. 

(Grassi, Notizie sulla CarniaJ. 

Donalus (S.) - S. Donato - chiesetta fra Udine e Cividale, 
riva sinistra del Torre. 

1280, 29 maggio -quod a cruce que est in via que ducit de 
Givitate ad Utinum versus S. Donatum (AB.). 

Dornazacum. V. Dernazacum. 

Dourava. V. Aiirava. 

Dramsa, Dransan - forse scorrezione di Branzan. V. Braz- 
zanum. 

1176 - Petolan et Dransan et Sebredan (B. v. 136); 1201 - 
villa que dicitur Dramsa (Rubeis, 642). 

Bravano. V. Aurava. 

1268 - quod habebat in Cosa, Dravana, et in S. Georgio (B. 
V. 465). 

Tomo VU, Serie V. 152 



— 1180 — 
Dresnizza, Dresinza - slavo Drezenca - Presenza di Capo- 
retto. 

1300 - in Dresnizza (Th. 120); 1377 - in centrata Dresinze 
(Th. 1328). 

Duinum. V. Diuvinum. 
Duo Basilice. V. Basilice. 
Durdago. V. Dardagus. 

1184 - in villa de Durdago (Dg. 98). 

Ecclesia nova - Chiesa, sulla riva sinistra del Tagliaraento, 
ora scomparsa. 

1182 - Ecclesiam novam cum curte (M. Sesto). 

Edago, Adago - fr. Règhene - Reghena;, fiume che mette in 
Lemene. V. Reghena. 

888 - aqua que dicitur Edago (alias Adago) decurrit ex una 
parte, Leminar ex alia (J.). 

Edra - fr. Ledre - Ledra, fiume del campo di Gemona - 
V. Idria^ Ledra. 

1294 - supra ripam aque Edre juxta Ziman (J.). 

Egidius (S.) - S. Egidio a nord di Aquileja. 

1211, 9 maggio - Hospitale vetus S. Egidii in Levata ; 1247 - 
Hospitale S. Egidii (B. v. 410) ; 1249 - Hospitale novum funda- 
vit prope stratam Aquilegie civitatis (R. 667) ; 1298 - quare non 
starent pauperes in hospitali S. Egidii (AB. - B. v. 541). 

Elecium - fr. Die^, Diezz, Liezz - Illeggio di Tolmezzo. 
V. lUeggium. 

1000 (circa) - Glemona, Elecium Juliuni f R. Iteti. Script. 
XVII, 28). 

Eliseus (S.). V. S. Heliseus. 

Empons. V. Impones. 

Enemontium, Eneraum - fr. Enemonz - Enemonzo. 

1000 (circa) - Gortuin, Enemum (R. It. Script. XVI, 28). 



— 1187 — 

Knlcssanum - fr. Entesàn - Entesano di Colloredo. 

1290 - mansum unum de Entessano (Rotolo Colloredo). 

Erba secca, Erbaseka, Herbasicca - villa scomparsa nel di- 
stretto di S. Vito o di Oderzo. 

1182 - Herbasicca, Mures, Belveder (M. Sesto); 1219 - in vil- 
la de Erba secca (J.) ; 1220 - de facto ville Erbaseke (J.); 1291, 
6 marzo - in Meduna in loco qui dicitur Herbaseca (Fr. Na- 
sutti Not.). 

Faedis, Fageda, Fagedis, Pagete. Phagedis - fr. Faelis, Fae- 
dis - Faedis. 

1000 (circa) - Pagete (R. It Script. XVI, 28); 1025- unam 
turrim seu fortilium prò benefìcio ville de Faedis . . . inter lo- 
cum Soffumbergi et Marchionatum Attimis (M. Cod. Dipi.); 1100- 
1200- Cunigunda de Fageda (B. v. 79); 1166 - Warnerus de 
Faedis (R. 592); 1169 - Herbordus de Fagedis (M.) ; 1186 - 
Wernerus de Fagedis (R. 632); 1192 - Ecclesiam de Faedis 
(B. IV) ; 1229, 23 febbraio - Cremelino de Phagedis (AB); 1261 
- Actum apud Fagedis sub Tilea ante S. Petrum (J. Pergam) ; 
1270 - silva de Colle lalto de Fagedis (J.); 1294- intraverunt 
villam Fagedis (Cronaca Giuliano - Cod. Istriano). 

Faganea, Fagangia - fr. Feàgne - Fagagna. 

983 - quinque castella que propria ipsius Ecclesie sunt ^Bu- 
gia, Fagagna, Groang, Udene, Bratta (Capp. Vili, 144); 1000 
(circa) - hec oppida . . . Pannonium, Faganea, Varianuni (R. It. 
Script. XVI, 28) ; 1202 - advocatiam in Fagangia (J.) ; 1230 - 
in villa Faganee (Th. 174); 1230 - Castrum antiquum situm in 
Faganea (Th. 62); 1247 - Plebs de Faganea in Archidiaconatu 
superiori (B. v. 407); 1255 - in territorio Faganee (Th. 308); 
1296, 9 giugno - apud Faganeam ante turrim in castro (AB.) ; 
1299 - prò eo quod obsederaut Dolgionum castri de Faganea 
(Camerarii Udine - AB.). 

Fagedis. V. Faedis. 
Faglines, Faglinis. 

1182 - Faglines (M. Sesto) , 1242 - Actum in Fagline in domo 



— 1188 — 

Pugeti Furati D. Abbatis de Sexto (J.); 1298, 12 agosto - Fa- 
glinis (AB.). 

Fagnicula, Fangigula, Faingula - fr. Fagnigule - Fagnigola 
di Azzano decimo. 

1182 - Fagniculam (M. Sesto); 1252 - de Fangigula (J. Rotolo 
Sesto); 1298, 12 agosto - Faingula (AB.). 

Fagognago. V. Faugnatium. 

Faidas^ Faydas - località presso Aquileja? 

1031 - cum illa terra qua vocatur Piuli et Faidas (Cod. Istr.); 
1041 - Faydas (Gapp. Vili, 75) ; 1174 - locum ubi Monasterium 
vestrum (<) situm est cum . . . terra que vocatur Piuli et Fai- 
das (B. IV). 

Famulorum Flumen. V. Flumen. 
Fanilgan. 

1300 - in Fanilgan juxta locum post Montemfalconem (Th. 111). 
Fauna, Fanas, Phana - fr. Fané - Fanna di Maniago. 

924 - signum Antoni de Fanas (J.); 1140 - Wernberus de Fa- 
na (Zahn, 190); 1153 - in Episcopatu Concordie Ecclesiam S. 
Martini in Phana (Dg. 105); 1184 - castellare unum in plebe de 
Fana (Dg. 97); 1219 - in territorio et districtu Fané (Dg. 363); 
1250 (circa) - mansus in Fauna (B. v. 78). 

Farla, Furlana - fr. Farle - Farla di Majano. 

1147 - Gonradus de Farla (Gapp. Vili, 204) ; 1199 - Gotopol- 
dus de Farla (B. IV); 1275 - m Farlana (Th. 188); 1290 - de 
Farla (Rotolo GoUoredo). 

Farra, Fara - fr. Fare - Farra di Gradisca. 

763 - casas in Farra juxta Turionern (R. 338); 963-67 - ca- 
strum quod vocatur Farra (J. - Gapp. VIII, 143); 1184 - villani 
de Farra cum' adiacentibns villis (B. v. 138); 1190 - in capi- 
tulo de Plebe de Farra (B. IV) ; 1202 - de advocatia de Fara 
semper fuit contentio (B. v. 307); 1270 - in villa Farre (Th. 131). 

(1) Delle monache d' Aquileja a Monastero. 



— 1189 — 

Faugnatium, Faunianum, Fagognago, Favignaccum, Fgu- 
gnacum - fr. Faugnà - Faugnacco di Martignacco. 

1229 - Leonardus de- Fauniaco (M. Aquil. Mon.); 4266 - Leo- 
nardiis de Feugnaco (Capp. VIIF 310 bis) ; 1276 - Leonardus 
de Faiignatio (Dg. 133); 1285 - de Fagognago (Cod. Istr.); 1286 
- de Favigna^co (Cod. Istr.). 

Favoxellum - Favisella presso Cividale. 

1245 - umim molendinum situm in Favoxello extra villani por- 
te ambrosiane (M. S. M. V. 263). 

FavuUes - fr, Faùis, Favuis - Fauglis di Gonars. 

1200-40 - De FavuUes (Rotolo Frangipane). 

Fela - fr. Fele - Torrente Fella. 

1286 - ab aqua Fele usque ad Hospital e (R. 771). 

Felas. V. Fellas. 

Felet - fr. Felett - Felelto-Umberto. 

1293, 13 luglio - in loco qui dicitar Felet infra terram douii- 
narum S. Quirini (Fr. Nasutti Noi.) ; 1300 - in villa de Feleto 
(Th. 92). 

Fcletas, Felettis, Felletas - fr. Felèlis, Felettis di Bieinicco. 

1031 - usque Feletas et usque Bicinis (B. v. 94); 1184- Fel- 
letas (B. V. 138) ; 1275, 13 luglio - Felettis (AB.) ; 1290 - De 
Feletis (B.otolo Colloredo). 

Felix (S.). 

1190 - paludem que est post S. Felicem (B. v. 261). 

Fellas, Felas, Fellis - fr, Fielis - Fielis di Zuglio. 

1176 - villani de Fellas in monte S. Petri (B. v. 136) - Fe- 
las (Capp. Vili, 250); 1209 - Felas (AB.); 1290, 14 ottobre - 
Fellis (AB.) 

Felironum - fr. Fellròn - Feltrone di Socchieve. 

1300 - Hermannus Notartus de Feltrono de Carnea (,!.); 1366 
^ de Foltrono de Carnea (Th. 1299). 



— 'Ji90 — 
Ficaria. 

1015 - herbaticum . . . per Ficariam et Petram-lìctam, nec non 
per Clusas de Venzon (Gapp. Vili, 151). 

Firmanum - fr. Firmari - Firmano di Premariacco. 

1260 - Zuttone de Firmano (M. S. M. V. II, 47); 1280 - in 
prato ville de Firmano (M. Cella Cividale). 

Fiumesellum. V. Fkimesellum. 

Flagonia, Flagunea - fr. Flauigne - Flagogna di Forgaria. 

1200 (circa) - D. Helica de Flagonia (M.) ; 1210 - D. Henricus 
de Flagunea (B. IV); 1255 - Goram D. Asqnino de Flagonea 
(M. S. M. V.); 1290, 21 febbraio - sub monte castrorum Flago- 
nee (AB.). 

Flaibanum, Flaybanum, Fiavianum (') - fr. Flaiban - Flai- 
bano di S. Odorico. 

1068-1077 -apud Flaibanum (B. v. 75); 1257, 6 novembre - 
Federigo de Flaibano (AB.) ; 1268 - decimam ville Flaybani (B. 
V. 465); 1281, 8 maggio- in Flaibano (AB.). 

Flambrum^ Flambrium, Flamber, Castellutum (^) - fr. Flùm- 
bri, Ciastellutt - Flambro di Talmassons. 

1126 - Plebs de Flambrio (B. IV); 1170 - Henricum de Fam- 
ber (B. IV) ; 119C - Flambrum (B. v. 260) ; 1200-1300 - Gastel- 
lutum alias dictum Flambrum inferius (Th. 14); 1247- Flam- 
brum - Plebs in Archidiaconatu inferiori (B. v. 409); 1258, 5 
luglio - Gastrum et villani inferiorem de Flambrio (AB.) ; 1286, 
20 marzo - Gastaldi© in Flambro (AB.); 1297, 6 aprile - in villa 
Flambri de subtus (AB.). 

Fiavianum. V. Flaibanum. 

Flojamim, Flojana - Fleana di Cormons? o Fogliano di Mon- 
falcone ? V. Foglanum. 
1188 - Bertoldus de Flojano (R. 634) ; 1256, 18 gennaio - via 

(1) Nel 1505 nelle vicinanze di questo paese fu trovata una tegola 
romana portante l'iscrizione: Q. Cecilìi Flaviani (Bianchi, Aquileja). 

(2) Il Pirona aggiunge Nibligo. 



— 1191 — 

publica qua itur versus Flojanam usque Corniz (AB.); i275 - 
fratres de Flojana (God. Istr.). 

Floreanus (S.), S. Fìorus, Forforgianuai, Forforianum - 
fr. Fraforeàn, Farforèan - Fraforeano di Ronchis di 
Latisana. 

888 - Curtis de Vico Leonum (oggi Leonisce) cum cella S. Flo- 
reani (J.); 1426 - duas plebes illam de Tisana et alteram de 
S. Floro (B. IV); 1130 - Actum in atrio Ecclesie S. Floriani 
(R. 614); 1180 - Plebes de la Tisana et de S. Floro (Ughelli, 
V, 1129); 1275 - in villa de Forlbriano (Th. 170;; 1290 - de 
Forforgiano (^) (Rotolo Colloredo). 

Flumen, Flumen Famulorum - fr. Vile di Flum - Fiume 
di Pordenone. 

1182 -Flumen (M. Sesto); 1190 - de vassalatico Valfredi de 
Flumo (B. IV); 1236, aprile - Famulorum Flumen (AB.); 1248, 
7 ottobre - de villa Fluminis que dicitur villa Famulorum (AB. - 
Dp.); 1272 - Henric de Funi (Cronaca Canal, 305) ; 1285 - ho- 
mines et Comune de Flumo (Note alla Cron. Canal). 

Flumignanum - fr. Flumignàn - Flumignano di Talmassons. 

1256, 23 agosto - de Flumignano (AB.) ; 1290 - de Flumigna- 
no (Rotolo Colloredo). 

Fltimisellum, Fiiimesellum - fr. Flumisèll - Fiumicello di 
. Cervignano. 

1174-Mathias de Flumisel (M. Cod. Istriano); 1184 - Hen- 
ricus de Fiumisello ( Capp. Vili, 262 - R. 631); 1211 - apud 
Flumicellum (J.) ; 1247 - Flumisellum Plebs (B. v. 409); 1254- 
in Flumisiel (M.); 1300 - in villa Flumiselli (Th. 26); 1328, 2 
luglio - in flumine Lisontii veteris penes Flumesellum in loco 
ubi dicitur Sancta Crux (AB.). 

Fochatus (S.J. V. S. Advocalus - fr. S. Foche, S. Avoca - 
S. Foca di S. Quirino. 
762 - curte in Sancto Focato (R. 338) ; 888 - Curtis de S, Fo- 

(1) Potrebbe essere anche S. Floreano presso Buja. 



— 1192 — 

. cato (J.); 1189 - S. Fochatus (Dp.) ; 4295 - Johannes Presbiler 
de S. Focato (J.). 

Foglanum - Fogliano di Monfalcone. 

•4371, settembre - de transita seu Zopo qnod est super aqua 
Isontii super locuixi qui dicitur de Foglano (Th. 1267). 

Folianum. 

963 - in Foliano (jur. Sesto) (J.). 

Fontana - in quel di Cividale ? Fontana di Fiumicello o 
Fontana di Sappada ? 

1143 - in Comitatu Forojulii in loco Fontana et in Civitate 
(J.) ; 1163 - Gerardus de Fontana (J.). 

Fonlanabona, Fcus bonus, Bonus fons-fr. Fontanebuine - 
Fontanabuona di Pagnacco. 

1136 - Johannes de Fontanabona (Regesti Carintiani); 1166- 
Conradus de Fontebono (Reg. Carint.) ; 1170 - Conradus de Fon- 
tanabona (B. IV); 1176 - Bertucius de Bonofonte (B. IV - B. v. 
153); 1176 - Chuonradus de Fontebono (Gapp. Vili, 248); 1192 
- Dietricus de Fontebono (Dg. 60) - de Bonofonte (Dg. 142); 
1214 - Luvisinus Henrici de Fontebono (Zahn); 1215- D.Udi- 
na de Funtebono (M. S. M. V. Il, 14); 1256 - Wilgdmus de 
Fonte bono (M.) ; 1259 - in loco qui dicitur Visinal prope Fon- 
lem bonum (Th. 397). 

Fontana Priula o Briula. V. Prktla Fontana. 
Fontana viva. 

1190 - Ferrarius de Fontana viva (B. IV). 

Foramen - fr. Foràn - Forame di Attimis. 

1296 - in villa de Foramine (IV) ; 1300 - castrum de Fora- 
raine (Th. 286). 

Forforgianum. V. S. Florus. 

Forgaria, Forgiaria , Furgaria, Castruni Raymundi - fr. 
Folgiarie - Folgaria di Spilimbergo. 

1000 (circa) - Regunia, Furgaria ( R. It. Script. XVI, 28); 
1247 - Plebs de Forgaiia in Archidiaconatu superiori (B. v. 409;; 



— 4193 — 

1264 -in Forgarya (Th. 346); 1277 - Jugalpertus de Forgiarla 
(B. V. 489); 1288, 19 aprile- obsederunt et combusserunt Ga- 
struin Forgarie (AB.); 4291 - Blarisius de Forgaria sive de Ca- 
stro Raymundo (J.). 

Formianum, Formiiim ? (') 

1292 - Stephanns de Formiano (Dp.). 

Fornalls, Fornatium - fr. Fornalis, casali in Darnazacco di 
Cividale. 

1215 - castenetum unum in Fornalis (J.) ; 1257 - mansus de 
Fornalis (M. Givitatensia) ; 1270 - in Fornatio (Th. 131). 

Forno - fr. Fors - Forni Avoltri o Forni di Ampezzo ? 
V. Furnum. 

778 - villam unam que sita est in Montanis que dicitur For- 
no (R. Dissertationes, 292). 

Fortis, Fmiis - fr. Jof Fuart - Monte Vischberg della ca- 
tena fra Dogna e Raccolana. 

1072 - in loco qui Fortis (alias Furtis) appellatur (Madrisio, 
262); 1084- in loco qui Fortis dicitur (J.) ; 1091 - qui Fortis 
appellatur (Capp. Vili, 195); 1136 - in loco qui Fortis dicitur 
(Gapp. YIII, 199); 1228 - in loco qui dicitur Fortis (B. v. 168); 
1289 - a rivo Giguli usque ad montem qui dicitur Fortis et ab 
ipso ad montem Moltasii eundo ad montem qui dicitur Mosaniz- 
ze . . . deinde Moltasium eundo per montem qui dicitur Fortis 
(Gonfmi Moggio - R. Barnaba, YIII, 26). 

Fori Julii Civitas. V. Civitas Austria. ^ 
Forojuiiaiium castrum. V. Civitas Austria. 
Forum Juiium Carnorum. V. Juliense Castrum. 
Forumjuliiim.^ Patria Forijulii - fr. Friul - ted. Friaul- frane. 
Frioul - slavo liasko - Friuli, Patria del Friuli. 

610 (circa) Gisulfus Forojulanus dux (Paolo Diacono) ; 723 - 
contra Forojuliensem Antistitera (Troya, 460) ; 762 - in fmibus 
Forojulianensibus (R. 336); 787 - Dux Henricus dominabatur 

{\) Secondo il Ciconi, pag. 9i, Fonnium sarebbe Risano, 
'lom» VII, Serie V. 153 



— 1194 — 

partibus Forojulii circa Liquentie flunìen (l\radrisio, 198); 788 - 
Marchiani Forojuliensem (R. 361); 792 - si veniet . . . partibus 
Forojuliensibus (R. 361); 792 - si veniet . . . partibus Foroju- 
liensibus (R. 361); 799 - in territorio Forojuliense (Archiv. Fra- 
ri, Consultori in jure, fase. 345) — Dux Forojulianorum . . . ju- 
xta Tharsicam Liburnie civitatem insidiis civiuni oppressus est 
(Reginone in Perz, I, pag. 562); 807 - in Comitatu Foro Julii) 
(Bibl. S. Daniele, Fontanini, voi. 75, pag. 579); 809 - quidquid 
Haio Comes in territorio Forojuliense habere videtur dedit filio 
suo nomine Alboino (J. copia); 819 - Cudolach Dux Forojulien- 
sis febre correptus in ipsa Marcha decessit (R. 398) ; 824 - In 
fìnibus Furiolensis (J. copia) ; 828 - Baldricus Dux Forojulen- 
sis . . . honoribus . . . privatus est ; et Marcha cj^uam solus tene- 
bat inter quatuor Comites divisa est (R. 399) ; 831 - in terri- 
torio Forojulensis (J. copia) ; 840 - in fìnes Forojulianos (Cod. 
Istr.); 855 - Aquilegensis sive Forojulensis Antistes (Cod. Istr.); 
904 - in comitatu Forojulensi (id. id.); 921 - in Comitatu Foro- 
iuliano (id. id.) ; 923 - Clusas de Abinciones que pertinent de 
Mascha Foro Julii (Piloni, Historia di Belluno); 929 - in Co- 
mitatu Forojuliense (Cod. Istr.) ; 960 - in territorio Forojulien- 
se (J.) ; 963 - in Comitatu Foro Julii (id.) ; 1001 - Werichen 
comes Comitatus Forojulii (id.) ; 1005 - in Comitatu Forojulii in 
loco qui dicitur Sextus (id,) ; 1015 - in comitatu Forojuliensi 
(Gapp. Vili, 151); 1129 - quamdam sylvam in pago Forijulii in 
comitatu Varienti comitis (Capp. Vili, 165-66) (Dp.) ; 1053 - Fo- 
rojuliensis Antistes tantummodo fmibas Longobardorum esset 
contentiis (R. 529) ; 1056 - Prediura nomine Naunzel in pago 
Forojulii et in Comitata Ludovici comitis situm (Dp.) ; 1057- 
quidquid visus suiB^liabere in Comitatu Friulalensi (R. 560) ; 
1062 - in comitatu TTOrojuliensis (Stumpf, Ada Impern) ; 1077 
- Comitatum Forojulii (Gapp. Vili, 191); 1084 - in Provincia 
Forojuliana (J.) ; 1094 - in Comitatu Foro Julii (id.) ; 1094 - po- 
puli . . . Forojulienses (Stumpf, Acta Imperli) ; 1102 - in Comi- 
tatu Forojuliensi (Cod. Istr.) ; 1103 - infra Comitatum Foro Ju- 
lii (J.); 1106 - infra Comitatum Forojulii (R. 609); 1126 - in 
Comitatu Forojulii (B. IV); 1130 - in Comitatu Forojulii (R. 
612); 1133 - Comitatus, Marchiani et Ducatum (B. IV) ; 1143- 
in Comitatu Foro Julii in loco Fontana,, et in civitate et in Pa- 
sago et in S. Vito (J.); 1154 - populi . . . Forojulienses (Stumpf, 
Acta Imperili; 1161 - in Comitatu Forojuliensi (B. IV); 1161 



— 1105 — 

- in tote Ducala Sedis Pati'iarchalis (J.) ; 1180 - Ducatus et 
Gomitatus Forijulii (R. 619); 1190 (circa) - Albertus Comes Fo- 
rojuliensis (R. 552); 1193 - ducatiuji Fori-Julii (Stumpf, Ada 
Imperiij ; 1197 - populi . . . Forojulienses (id. id.1; 1204 - in 
Provincia Forumjulii (Muratori, Antichità estensi, voi. I, 379); 
1208 - Ducatum Forijulij (B. IV); 1209 - Ducatum Forijulii 
(AB.) ; 1214 - Ducatum aut Comitatura Forijulii (AB. - Codice 
Istr.); 1220 - Ducatum et Comitatum Forijulii (J.); 1222 - in 
loto Ducatu Aquilegensis Patriarcliatus (Cod. Istr.); 1254 - in- 
fra Ducatum Patriarchatus Aquilegensis (Cod. Istr.); 1270 - Ter- 
le Forijulii Capitaneus generali^ (J.) ; 1270,1 maggio - Capita- 
neus qui electus est per lioraines Patrie Forijulii (AB.); 1273 - 
Terre Forijulii vicarium generalem (Dp.); 1277 - per terram et 
districtum Fori Julii (Cod. Istr.); 1285 - infra Ducatum Patriar- 
chatus Aquilegensis et Forijulii (Cod. Istr.) ; 1297 - secundun? 
consuetudinem Patrie Forijulii (R. Barnaba, VIII, 149); 1307, 
14 febbraio - ire debeat extra terram Foiijulii, scilicet ultra 
aquaui Liventie, Lusincii, Poltaybe, et Montem Crucis (J.). 

Fossa gallo - corso d' acqua nel Distretto di S. Vito ? 

986 - cum omnibus rivulis vel fluminibus in ipsa sylva fluen- 
tibus . . . Tango, Fossa gallo, Regena cum lacu (Dg. 87). 

Fossalta - Fossalta di Portogruaro. 

1166 - Uhicus de Fossalta (M. Cod. Istr.) ; 1184 - Curtem et 
plebem de Fossalta (Dg. 97, 98); 1191 - Hengelmarus de Fos- 
salta (B. V. 268); 1209 - Placitum de Fossalta (Dg. 127); 1292, 
6 marzo - in busco ultra Fossaltam (fr. Nasutti Not.). 

Fossamulamim, Fossa Mularum - nel territorio di Mediina. 

1295 - in territorio Fossamulani de districtu Medune (Th. 136), 
1321 -in villa Fossa Mularum (;Th. 1191). 

Fossa Pluba, Bluba (^) - Fossabiubba di Mansoè d'Oderzo. 

1219 -■ usque ad Cicanam ef Fossam Plubam (AB.); 1346 - 
in Fossa Bubla (Th. 1204). 

Fossa Savnnorn, presso Savorgnano di S. Vito? 

888 - usque ad Fossam Savonaram atque Corbolam (J.). 

(1; In villa de Foi5abluba Cavolani (^Th. 7). 



— d196 — 

Francinìcum - Francenigo di Gajarine. 

1221 - castrum Brugnarie cum suis pertinentiis exceiitis vil- 
lis de Francinico, de' Campo Giron, et de Pois (AB.). 

Frascarius, Fracaxius Pratus - a mezzodì di Ajello ? 

1139 - a Prato Frascario usque ad Calvenzan (M.) ; 1174 - 
a Prato Frascario (Fracaxio) usque ad Claventiam (B. IV). 

Fraseneda - fra il Lemene ed il Livenza. 

1279, 1 settembre - duas presas nemoris in confinibus Anconi 
in ora que dicitur la Fraseneda (AB.). 

Frasenedum. 

1184 - villani de Frasenedo et exinde usque ad mare (Dg. 98). 

Frala - ir. Frate di Puart - Fratta di Portogruaro. 

1050 - Castrum de Frata (Dg. 238); 1170 - Henricus de Frata 
(R. 605) ; 1192 - excepta Concordia et inferiori Frata (Dg. 141); 
1243 - totani terram quam habemus Frate que est a fovea ve- 
teri usque ad terram S. Leonardi de Prato (Dg. 229). 

Fratta (*), fiume che da Monfalcone mette al Porto di Pan- 
zano. 

1293, 16 gennaio - unum molendinum situm in Uurnine Fratta 
in palude Marcilgana (Fr. Nasutti Not.). 

Frattina, Frattinis - fr. Fratine - Frattina di Pravisdomini. 

1214 - Morandus de la Frattina (AB.) ; 1272 - Tartars de la 
Fratina (Gron. Canal, 305) ; 1277 - D. Tatterus de Frattinis (No- 
te alla detta Cron.) ; 1296 - juxta la Frattinam in villa que di- 
citur la Villarza (Th. 151). 

Frizanum. 

1166 - Sigard de Frizano (M. o.). 

Furgaria. V. Forgaria e Sumariva. 

Fiirnel^ Furnellum - Fornelli presso Torre di Zuino. 

1106 - de Furnello (R. 610); 1175 - in Furnel duos uiansot. 
(\) Da Fracta, rolla di fiume. 



— ]iQl — 

(B. IV); 1193 - in Furnol (brano di docimiento in cojna Aixlci- 
vio Portis, ora M.). 

Fumila, Furnum, Fihdìz - fr. Fors - Forni Avoltri o For- 
ni d' Ampezzo ? V. Forno. 

1000 (circa) - Furnus (R. It. Script. XVI, 28); 1136 -deci- 
ma de Furniz (J.); 1228 - decimas quoque de Furniz (B. v. 169); 
1247 - Furnum - Plebs in Archidiaconatu Carnee (B. v. 409); 
1254 - in territorio Fumi (Tli^, 300) ; 1255 - montem ubi con- 
structum est castrum de Fumo (Th. 386). 

Fnrtis. V. Fortis. 

Fusea, Fiiseia - fr. Fusèe - Fusea di Tolmezzo. 

1015 - decaniam in Fuseia (Capp. Vili, 148); 1241, 21 ago- 
sto - decaniam in Fuseja (AB.); 1300 - in villa Fusee (Th. 176). 

Fuslrech^ Fustrich. 

1089 - montem Lanachs et apiid Frustrecli quidquid possedit 
(Cod. Istriano); 1228, luglio - apud montem Lans et apud Fu- 
stric (AB.). 

Gahria in Castaldia Tulmini. 

1294, 10 dicembre - in villa de Gabria (Th. 84). 

Gabrielis (S. G. mons) - monte presso Rosazzo. 

1211 -super proprietate montis S. Gabrielis iuxta Rosati um (J.); 
1267, 8 novembre - supra montem S. Gabrielis (Perg. Puppi). 

Gaf\ Gapb, Gyaf - località presso Cividale. 

1267 - extra Portam Broxianam prope locum qui appellatur 
Gaf (M. S. M. V. 273); 1273- in loco qui dicitur Gaph super 
ripam Natisse ac prope viam publicam (M. S. M. V. 277); 1309 
- Matia de Gyaf in loco qui dicitur Cavo (id. 289). 

Gaiiim, Gayum. V. Sajmn - fr. Giaj - Gajo di Spilimbergo. 

1174 - decimas de Gayo (J.); 1182 - Gaium (M. Sesto) ; 1184 - 
Plebem de Gajo (Dg. 98) ; 1204- in villa Baseglie et Gaii (.!.;; 
1275 - in Gayo (Th. 208). 



- 4498 — 

Galarias, Gallarianum, Galeryanum - fr. Gialarian - Galle- 
l'iano di Lestizza. 

1256 - in Galeryano (Tli. 441); 1274 - Arinauia in Galavias 
(Th. 148); 1275 -in Gallariano (Th. 210); 1300- in Galleria- 
nò (Th. 235). 

Galigo^ Galginolum - località presso Aqiiileja. 

974 - in Galigo . . . partiri^in territorio Aquileje pt in Mari- 
no Termino (God. dipi. Istr.); 1298, gennaio - Il Patriarca affitta 
diritto di pesca presso Aquileja entro i confini : ponta Galginoli, 
rivus Bellus, contrata que dicitur Medrole (Gio. de Lupico Not.). 

Galomtm, Gallianuai, Gelgian, Gaglianum - fr. Geàn - Ga- 
gliano di Cividale. 

1103 - Gelgian (T.) ; 1192 - Ecclesiam de Galliano (B. IV); 
1200 - in villa Gallani (M. S. M. V. II, 13) : 1215 - in villa Ga- 
lano (id. 14); 1252 - in tabella de Galano in loco qui dicitur 
Pratum barono (id. 15); 1253 - apud S. Stephanum in Gallano 
(Gapp. Vili, 309); 1299, febbraio - in Gagliano (Th. 639). 

GaUis - Giais, Gajo ? 

1184 - plebem de Gallis (Dg. 98). 

Gallus (S.). V. Mosacense Monasterium. 
Galsiim. Y. Quals. 
Garst. V. Glarat. 

1176 - a monte qui dicitur Garst iisquc ad si rafani Ungarie 
(B. V. 136); 1184 -a monte qui dicitur Garst (id. 138). 

Gava. V. Gaf. 

1200 (circa) - una vinca in Gava (M. S. M. V. Il, 13). 
Gavonz - fr. Giavons - Giuvons di Rive d' Arcano. 
1229 - in villa de Gavonz dimidium mansum (M. o.). 

Gay - Giai di Annone Veneto. 

1295 - in bora que dicitur Melon vel Gay de Anon (Th. 136). 



- 1199 — 
Gayda dolila - in Udine, vicinanze B. Aquileja. 

1278, 21 aprile - brayda sita in loco qui dicitnr Gayda dotha in 
strata Aquilegie (AB.). 

Gefira - monte presso Monfalcone. 

1300 - decima unius mentis qui appellatur Gefira juxta Mon- 
temfalconem (Th. 111). 

Gelanum. V. Galaniim. 

1251 - D. Radi de Gelano (M. S. M. V.). 

Gelalo, Gelatus riviis - fr. Riu Gelat - Rio Gelato che mette 
in Ledra. 

1273 -a prima parte Rivi Gelati (R. Barnaba, Vili, 126 t.); 
1278 - firmante a prima parte Rivo Gelato (id. 119 t.). 

Gelnars - monte. 

1289 - a monte Lanze usque ad rivum R. Episcopi Bamber- 
gensis, deinde ad montem Gelnars et usque ad Ludinum (Conf. 
Moggio - R. Barnaba, Vili, 26). 

Gemurdum. 

1174 -in Gemurdo duos mansos (B. IV). 

Georgica, fontana, secondo il Cornano, nel distretto di Mon- 
falcone. 
1040 - fontanam Georgicam (Cod. Istr.). 

Georyius (S.) - S. Vartius - fr. S. Guàrz, Grusberg - S. 
Guarzo di Cividale. V. Vruspergum. 

1200-50 - in villa de S. Georio (M. S. M. V. II, 229); 1251 - 
1251 - destrui faciat Castruni montis S. Georgii (J.) ; 1259 - in 
villa S. Georii apud quemdam rivum qui dicitur Putheus (M. 
S. M. V. II, 236); 1289 - de S. Georio (M. Civitatensia) ; 1337 - 
recordatur a pluribus quinquaginta annis D. Joannes de Villalta 
custodiebat iestum S. Georgii in villa S. Georgii sub Uruspergo 
(M. S. M. V. II, 230); 1372 - Villa S. Vartii prope Taizanum 
(Guglielmo de Venustis Not.). 



— 1200 — 

Georgius (S.) - fr. San Zorz di Spiliniberg - S. Giorgio della 
Richinvelda. 

4179 - Plebem S. George! (Dg. 122); 1268 - in S. Geòrgie (B. 
V. 465) ; 1281, maggio - dominium et garictum Plebis S. Georgii 
de Chosa (AB.) ; 1339 - in villa S. Georgei de Cosa (Dg. 349). 

Georgius (S.) - fr. San Zorz di Nojar - S. Giorgio di Ne- 
ga ro. 

1031 - villa de Garlinis et S. Georgii (B. v. 94); 1176- villam 
S. Georgii (id. 135); 1184- villam S. Georgi (id. 138). 

Gervasius (S.) apud Maraniim. 

1296, 23 novembre - Investitio territorii de supra S. Gerva- 
sium apud Maranuin (Th. 805). 

Giasas - presso Gemona ? 

1299 - in villa de Giasas (J.). 

Giay - fr. Giùjs di Avian - Giais d' Aviano. 

1300 - in villa de Giay (Tb. 134). 

Gigulus, Rigukis - rivo in Carnia ? 

1289 - a monte de Lanze usque ad rivnm Giguli . . . usque ad 
rivum Rigalo versus summitatem Strachizon (Confini Moggio - 
R. Barnaba, Vili, 26). 

Giranum - Ghirano di Prato di Pordenone. 

1228, 20 maggio - usque ad nemus alti Girani (') et usque 
ad viam que vadit de Girano ad Portum Bufaledi (AB.). 

Glarat - monte Guarda ? che in dialetto resiano vien detto 
Ostrovachs. 

1070-1080 - Moltascium, Sardi, Glarat rnontes (B. v. 167). 

Glaste. V. Claste. 
Glazat - monte. 

1289 - a monte Turesce usque Glazat et a dicto monte de 
Glazat usque ad monte Lanze (confini Moggio - R. Barn. Vili, 26). 

1^1) Bosco ai noni di CliiiMno. 



— 1204 — 
Glemina - Monte Glemina sopra Gemona. 

1259 - super monten Glemine di Glemona (B. lY) ; 1268, 
18 febbraio - de super montem Glemine de Glemona (AB.). 

Glemona, Clemun, Glemona (*) - fr. demone - ted. Cle- 
maun - Gemona. 

700 (circa) - in Glemona castro (Paolo Diacono); 1015 - massa- 
riciam in Glemona (Gappell. Vili, 148); 1149 - Data demone (B. 
IV) ; 1190 - Heinrich de Clemun (Zahn, 695); 1213 - in Glemo- 
na (B. IV); 1 agosto - in Glemona in contrata que dicitur Volarla 
(B. LXIII); 1224 - petiam teri'e sitam Glemona sub castro (M. S. 
Chiara Gemona); 1234, 8 ottobre - Hospitale S. Marie de Strata 
apud Clemonam (B. LXIII, 2) ; 1247 - Plebs de Glemona (B. v. 
409); 1250, 16 settembre - Actum in Castro demone in pallacio 
in camera que olim fuit D. Vulrici (J. Breviarium, 36 t.); 1254, 
12 gennaio - Glemone in Huvalia (B. LXIII); 1265, maggio - in 
Glemona in loco qui dicitur Pedreus (AB.); 1270, 27 dicembre 

- casale situm Glemone sub macellis - Actum Glemone in castro 
D, Mathie (R. Prampero) ; 1275, 12 marzo - in loco dicto Sivi- 
na (Savina) in castro Glemone (R. Prampero); 1292, 11 giugno 

- super lapidem sextarii in foro Glemone (AB.) ; 1296 - Actum 
Glemone in castro prnpe puteum (Codice Istr.) ; 1296, 9 giugno - 
apud Glemonam in castro in sala Palatii D. Patriarche (AB.); 1298 
Glemone prope Ecclesiam S. Ratine (M. S. Chiara Gemona). 

Gleres, Gleris - fr. Gleriis - Gleris di S. Vito. 

1182 - Gleres cum curte (M. Sesto); 1183 - curtem de Gleris 
(Dg. 491) ; 1225 - in Glerez (M. Sesto); 1252 (circa) - Molendinus 
de villa Gleres (J. Rotolo Sesto) ; 1298, 12 ag.° - in Gleriis (AB.). 

Gloriosa aqua - nelle vicinanze di Teor e Campomolle o di 
Chions ? 
1270 - una mola cum. tota molinarezza in aqua Gloriosa (AB.). 

Glujudracum. V. Lividracum. 

Godia, Godig, Gudig (^) - fr. Godie - Godia di Udine. 

1170 - Wargiendus de Godig (B. IV) - Wariendus de Gudig 
(R. 605;; 1171 - Varius de Godia (B. IV). 

(1) Secondo alcuni il Claudia Emona àQ\ Romani. 
1^1) Secondo Piiona Colia. 
Turno VII, Sene V. 154 



— 1202 — 

Gonarium^ Gonar, Gonars - fr. Gonàrs - Gonars di Palma. 

4031 - ad villani que dicitur Gonarium (B. v. 94); 1176- 
Gonarium (id. 135); 1184 - Gonarium (id. 138); 1202 - advoca- 
liam in Gonar (id. 306); 1275, 2 gennaio - Odorlico de Gonars 
(AB.). 

Gorg - fr. Gorgz - Gorghi io Udine. 

1258 - in territorio Utini, in loco qui dicitur Gorg (Th. 391). 
Goricia, Goritia, Goritscha, Goriza, Guriza, Gorza, Guorze- 
fr. Gurizze - ted. Gòrz - slavo Gorica, Horiza - Go- 
rizia. 

1001 - medietatem predii Solikano et Gorza nuncupatum (J.); 
1015- medietatem unius ville que sclavica lingua vocatur Goriza 
(Gapp. Vili, 150); 1064 - Meginardus de Guriza (J.); 1232-50 - 
Diethalmus de Gorce (J.); 1139- Gomes de Gorza (M. copia 
del 1277); 1146 - Heinricus de Guorze (Zahn, 263); 1150 -Go- 
ritiam (B. IV); 1166 - Engelbertus de Goricia (M. o.); 1174 - 
Egelbertus et Hertinc de Gorz (J.); 1221 - Meyuardo de Gorze 
(AB.); 1224-Gomitum de Gorizia (M. Monast. Aquileiii); 1228 - 
Meinardi de Goriza (M. id.); 1247 - Plebs de Goricia (B. v. 409); 
1260 -in Goritscha (R. 729); 1266-77 - Dietlialmus de Gorce 
(M. Mon. Aquil.); 1299, 6 novembre - Henricum Comitcm Gorilie 
(Th. 1089). 

Goricitim - fr. Gurizz - Gorizzo di Camino di Codroipo. 

1377, 22 settembre - in villa Goricii (Th. 1355). 

Gortum, Cortum (^). V. Gwarrf- Pieve di S. Maria di Corto. 

1000 (circa) - Gortum {R. IL Script. XVI, 28); 1091 - ple- 
bem de Corto absque jure placiti (Gapp. VIII, 196); 1149 - ple- 
bem in Gorto (id. 202); 1292, 10 giugno - de omnibus avenis 
argenti, plumbi et cujuslibet alterius metalli et Lazuri que re- 
periuntur in Gorto (AB.). 

Gotum, Gout - fr. Godo - Godo di Gemona. 

1248 - de Got (M. S. Chiara Gemona); 1267, 28 ottobre - Jo- 
hanes de Gout (R. Prampero). 

(1) Socoiulo il Piioria anche Aemonia. 



— 1203 — 

Gracioluium - Gracco di Rigolato ? 

762 - casas in Graciolaco (R. 338 - Arch. Frari, Sesto, copia 
dell' XI secolo). 

Gradella - Gradina presso Visgnovico territorio di Gorizia. 

1297 - mansum in Gradena (M. Givitatensia). 

Gradisca - fr. Gradische imperiai - slavo Gradiska - Gradi- 
sca dell' Isonzo. 

1160-1182 - in loco qui dicitur Gradisca (R. 554); 1176 - 
Gradisca (B. v. 136); 1184 - Gradisca (id. 138); 1275 - in Gra- 
disca superiori (') (Th. 22). ♦ 

Gradisca - fr. Gradische dal Tiliment - Gradisca di Spilini- 
bergo. 

1190 -in Pozzo, in Gradisca (B. IV); 1204 - in Plebe Cose 
scilicet in villa Gradisca (J.); 1268 - in Gradische (B. v. 465); 
1290 - Sandolum apud Gradiscam sit sempre paratum ad por- 
tandum transeuntes Tulmentum . . . qnod donjus sua lapidea de 
Gradisca sit semper parata ad usura transeuncium. . . . habeant 
ignem, paleas et aquam calidam et frigidam (J. Testamento Spi- 
limbergo). 

Gradisca supra Belgraduni - Ir. Gradisciute - Gradiscutta 
di Vanno. 

1289 - de decima Belgradi et de decima Gradische super Bel- 
gradum (M. Givitatensia). 

Gradizzara - poco lungi da Concordia sul Lemene. 

825 (circa) - Gradisiani (?) (Ughelli, V, 1102); 1140 - usque 
ad Pontem de Gradizzara et exinde usque ad "Villamnovani (Cod. 
dipi. Portogruaro). 

Gradus, Grados, Aquae gradatae, Gradense Castrum - Ir. 
Grào - ted. Grad. - Grado di Cervignano. 

200-300 - Ad aquas Gradatas super rhaeda (Bollandisti, SS. 
Ganziani); 550 (circa) - Cives Aquilegie sevissimam Longobar- 

(1) Potrebbe qiiPsU essere anche una delle altre due Gradisch? 
che SI trovano nella Frovuicia di Goriz-a. 



- 1201- - 

Jorum rubiem in Gradense castrum l'ugientes (Cron. Altinate , 
lib. IV); 557-569 - Paulus Patriarcha ad Graduai insulam coii- 
fugit . . . Gradensen civitatetn condidit, ipsamque novam Aqui- 
legiam nominavit (id. lib. II); 569-571 - in hoc Gradense Castro 
nostram confirmare rnetropolim (Sagurnino); 57'l-586 - in Gra- 
densi Castro Ecclesiam S. Enphemie fabricari precepit (Ughelli, 
"V, 1082) : 579 - hanc Civitatem Gradensem nostram confirmare 
perpetuo Metropolim (Cod. Istriano) ; 589 - veniens de Ravenna 
Gradum de Basilica traxit (Gron. Dandolo); 603 - Scverus Gra- 
denses Episcopus (Gregorio, I Epistole, 1. XIII, 33); 605-607 - a 
Gradensi Castro Ravennam ducebantur (R. 290-291); 663-666- 
Hic Lupus in Grados ii^sulam qne non longen ab Aquileja est 
cum equestri exercitu per stratam que antiquitus per mare facta 
fuerat introivit (Ughelli, V, 1086); 723 - contra Forojulien- 
sem antistitem qixod cupiat invadere ditionem Gradensis Patriar- 
che (Troya, 460) ; 825 (circa) - Ecclesiam S. Peregrini Gradi- 
siani everterunt (Ugh. V, 1102); 827 -in Gradus que est per- 
parva insula (R. 416); 850 (circa) - Saraceni Gradensem virbem 
capere conati sunt (Sagomino) ; 884 - in Gradum in Ecclesie 
S. Enphemie atrio sepultus est (Ughelli, V, 1107); 944 - intra 
Civitalem Gradensem cum armis perrexere cnpientes damna 
infeire (God. Istr.); 967 -De Gradensibus vero secundum antiquani 
consuetudinem debeant dare, et capulare similiter faciant ... in 
fine Forjuliana (Stumpf, Ada Imperii); 1015 - Insula quo 
Gradus vocatur (Capp. Vili, 150); 1029 - Gradensem civitatem 
adit (id. 158); 1034 - de Gradu plebe sua (Stumpf, Act. Imp.)] 
1117 - ex Ducatu Venetie . . . Gradenses - similiter Gradenses 
secundum antiquam consuetudinem in silvis Forojulianis capu- 
lum faciant (Cod. Dipi. Istriano); 1136- Gradenses in silvis 
Forojulii capulunì faciant (Stumpf, Act. Imip.)\ 1154 - ex ducatu 
Venetie sunt . . . Gradenses (id. id.); 1162 - Gradum bello aggre- 
diens (R. 591) ; venit super Gradum volens capere castrum 
(Gron. Alt. lib. V); 1197 - Gradenses (Stumpf, A. I.); 1215 - 
apud Gradum (AB.); 1266, giugno - Comes Gradensis (Minotto); 
1279, marzo - dentur libr. CC prò facienda capella Patriarche 
Gradensis (id.) ; 1281, 2 ottobre - Comes Gradi debeat facere 
justitiam (id.); 1292, 26 agosto - Muri de Grado minentur (id.); 
1296-Actum apud Gradum (Ughelli, V, 1145). 



— 1205 — 
Graììiolan, Gramoglianum - fr. Gramojan - Gramogliano Ji 
Corno di Rosazzo. 

•1247 - sententia inter illos de Gramogliano et Ecclesiam Rosa- 
censem (B. v. 405); 1263 - Hingalprettus de Gramolali (id. 184) ; 
4289-Mathia de Gremolano (M. S. Chiara di Gividale); 1300 - 
Mattina de Gramoglano (Th. 722). 

GramoìKjla - bosco presso Belgrado. 

1279 - medietas unius silve seu nemoris quod appellatur Gi'a- 
mongla supra Belgradimi (J.). 

Gravò. V. Grivò 

Gredofola - fr. Gredeule - torrente Gredevola presso Gc- 
mona. 

1226-casas sitas Glemone in loco qui dicitur Gredofola (B. IV). 

Greys^ Griez, Grez - fr. Gris, Greis - Gris fra Biccinicco e 
Morsa no. V. Guisinam. 

1229, frebbraio - juxta Griezs (AB.); 1246, febbraio- super 
capella de Grez (AB.); 1290 (circa) - de Greis (Rotolo CoUoredo); 
1295 - ville Greys et Gucane subjecte quartesio Plebani Lavariani 
(J.); 1296, 15 maggio - de villa Greys (M. Giov. de Lupico N.) 

Grezanum - fr. Borg di Grazzan - Borgo Grazzanoin Udine. 

1291, 29 gemiaio - in Utino de Grezano (Fr. Nasutti Not.); 
1292, 3 maggio - Gampum silura in Grezano in loco qui dicitur 
Cesaruttas (V.) (Fr. Nasutti Not.); 1292, 5 maggio - in Grezano 
in loco qui dicitur Motta (id.). 

Griglons, Grillons - Grions di Torre o Grions di Scdc- 
gliano ? 

1226 - Villa de Grillons (R. 717); 1268, 26 giugno - in Gri- 
glons (AB.); 1275, 31 dicembre - Griglons (AB.). 

GriUoii. V. CoUe(frillon. 

Grillons, Grilions, Grilons - fr. Grions di Torr - Grions di 
Torre di Povoleto. 

1268 - pecia terre silvate in Giilons - Andreas de Grillons (M. 
S. M. V. II, 17 204); 1278 - silvam in Grillon (M. Cella Givi- 



~ 1206 — 

dale); 1296, 1 agosto - in Roya quo vadit de sub Savorgnano 
per contratam villarum Grilions, Remanzaclii etc. (AB.); 1300- in 
Grillous juxta Povoletum (Tli. 109). 

Gringxda - fr. Gringule - campagna presso le Pezzolate di 
Artegna. 

1298, 20 settembre. - in Gringula (AB.). 

Grivò, Gravò - fr. Grivò - torrente Grivò dal monte Juanes 
in Ellero. 

1275- in canali de Grivò (R. Bar. Vili, 308) — de Gravò 
(Th. 37); 1366 -in canale de Gravò (Th. 1295). 

Grizzum (') - fr. Grizz - Grizzo di Montereale Cellina. 

1296 - in tribiis villis Montisregalis scilicet in Calaresio, Griz- 
zo et Malnisio (Dg. 102). 

Groang, Grobagnis, Grobanges, Grovanis. V. Grtion - fr. 
Gruagn, Gruagnis - S. Margherita di Moruzzo. 

762 - et vinea in Grobagnis (alias Grobanges) (Capp. Vili, 82); 
983 - quinque castella que propria ipsius Ecclesie sunt : Bugia, 
Fagagna, Groang, Udene, Bratte (id. id. 144); 1238 - de Gro- 
vanis (M. Givitatensia) ; 1274 - in Grovans in loco qui dicitur Ter- 
se! (Th. 129). 

Groharum. V. Gruarium. 

1182 - Grobarum cura oratorio (M. Sesto). 

Gronumùerg - castello sul M. di Purgessimo (V. Dizionario 

del Pirona). 
Grossembech. V. GroziimOerck - ira Gemona ed Ospedalet- 

to, castello distrutto. 

1297 - in quodam campo, qui parum distat a Monte in quo 
solet esse quoddam Castrum quod vocatur Grossembech juxta 
viam publicam per quam itur ad Hospitale de Collibus de Gle- 
mona (R. 779). 

Grovans. V. Groang. 

(l)tSecondo il Pirona Grypsium. 



- 1207 — 

Groverum. 

1184 - Plebem de Grovero (Dg. 98, 104). 
Growarium. V. Gruarium, Groharum. 

1221 - in villa de Growario (AB.). 

Grozumberch. V. Grossembecli. 

1252 - quod coUes de Glemona et de Grozumberch a rivo Al- 
bo iisque Glemonam. . . . recordatur quod ante constructioiiem ca- 
stri de Grozumberch silva erat magna .... quod Comes Tyro- 
lensis edificavit castrum et quod Comune de Glemona destruxit 
castrum (AB. V. Doc. 25 giugno 1222). 

Gnian., Gruans, Gruagnum. V. Groang. 

1176 - apud Gruan (B, v. 136) — apud Gruans (Capp. Vili, 
250) ; 1184 - apud Gruan (B. v. 139); 1247 - Plebs de Gruagno 
in Archidiaconatu superiori (B. v. 409); 1290, 1 maggio - Ple- 
bem S. Margarite de Gruagno (AB.). 

Gruarium, Gruvvarium. V. Growarium, Groharum -fr. Gruar 
- Gruaro di Portogruaro. 

1134 - Warnerius de Groaro (J.); 1184 -Plebem de Gruario 
cum capellis suis (Dg. 98); 1191 - Actum apud GruAvarium (J.); 
1268 - in Gruario (B. v. 465); 1294 - Andrea de Gruario (Dg. 61). 

GrucUgnanum. V. Grtipignanum. 

1294 - Ego Petrus de Civitate q. Artuici de Grudignano No- 
tarius (M. S. M. V. II, 238). 

Grìimeiium, Grumeliis - Grumello di S. Stiuo di Porto- 
gruaro. 

600 (circa)- in litus Linguencie et Grumeliis (Gron. Alt. Ili); 
1184 - villam et plebem de Grumelio (Dg. 98); 1334 - in villa de 
Grumeliis jnxta aquam Liventie circa castrum S. Steni (Dg. 103). 

Grupignanum. V. Grudignanum - fr. Grupignan - Grupi- 
gnano di Cividale. 

1259 - Zut de Grupignano (M. S. M. V. II, 236); 1287 - in Gru- 
pignano in loco qui dicitur Cassinis (M. S. M. Y. II, 8). 



— 1208 — 

Gualdum. V. Valdum - antica selva al sud di S. Vito al Ta- 
gliamento. 

1279, 1 settembre - nemora D. Palriarche sita in Castaldia de 
Gualdo (AB.); 1297, 10 marzo - Imbaralis de la Turre nunc Ga- 
staldio Gualdi (Giov. di Lupico Net.). 

Gttardy Guarda. V. Gorlttm. 

1299 - in canali de Guard (Th. 161); 1366 - in canal de Guar- 
da (id. 1214). 

Guarda. V. Varda. 

Guisinam - Biccinico o Gris ? - V. Bicinis e Greijs. 

1166 - quinque villas videi icet Tissam, Presareian, S. Steplia- 
num, Magrat et Guisinam (R. 591). 

Gurgo - Gorgo di Fossalta di Portogruaro. 

1184 - villani de Gurgo (Dg. 97). 
Guriz - fr. Gurizz - Gorizzo di Camino di Codroipo. 

1297, 8 ottobre - inter villani S. Vidotti et villam Guriz (AB.). 

Uabilis - monte. 

1089 - et Sartum montera ad montem Habilem (Cod. Dipi. 
Istr.); 1091 -Ad montera Habilem duos mansos cum omnibus 
ad ista pertinentibus Capp. Vili, 195); 1136 - ad montem Ha- 
bilem (id. id. 199) ; 1228 - apud montem Habilem (B. v. 168). 

Harperch^ Asperch, Carsperch - castello distrutto presso 
Manzano. 

1251 - quod Castrum de Harperch apud Manzanum noviter 
edificatum per D. Gomitem, penitus destruatur et statini (J. dal- 
l' Ardi. Frari); 1274 - ut ponatur in potestate sua Castrum Cars- 
perch cum pertinentiis suis (Cod. Istr.) ; 1277, maggio - in Ca- 
stro Haresperch nihil renianserat (AB.); 1277, agosto- In ca- 
stro Harperch nil remanserat nisi stipula una, in qua quedam 
antique mulieres reconderant sua (Cumano, Ricordi Corìnonesi - 
AB. 1276); 1277, 27 agosto - super facto Castri Asperch (Cumano, 
id. AB). 



— 1209 — 

Ueliseus (S.) - S. Elisous - k. S. Eliseo sul Corno fra Farla 
e Colioredo. 

1000 (circa) - hec oppida . . . Varianura, due Basilice, Heliseus, 
Regunia (R. It. Script. XVI, 28); 1222 - in villa de S. Heliseo 
in loco qui dicitur Casari (M. S. M. V. Il, 347); 1275, 31 de- 
cembre - ultra Gornu et in Sancto Eliseo quod est feudum ad 
castrum (Pers) pertinens (AB.) : 1280, 21 giugno - in villa S. 
Elisei (AB.). 

Ilellarius (S). presso Maniago ? 

1303 - in tavella Brunas juxta S. Hellarium (M. Civitaten- 
sia, 1257). 

Ilencliaroy, Caroy - fr. Iiiciaròj - Canale d'Incai'ojo, Valle 
del Chiarsò. 

1290 - de decima de Hencharoy (Rotolo Colloredo); 1300 - in 
Carnea in loco qui dicitur Caroy (Th. 1063). 

llerbasicca. V. Erbasecca. 

Hercigli villa - vicinanze di Maniago ? 

1297 - unum campum jacentem super Villa Hercigli (R. Bai'- 
naba, Vili, 149). 

Uospitale Aquilegie. 

1089 - Hospitale quod est Aquilegie (Cod. Istr). 

Uospitale ad Clusam. 

1072 - Hospitale quod est ad Clausam (Madr. 263); 1089 - Ho- 
spitale quod est ad Clausam (Cod. Istr.); 1130 - Hospitale ad 
Clusam (J.); 1149 - Hospitale ad Clusam (Capp. VIII, 202); 
1228 - Hospitale ad Claviam (?) (B. v. 169). 

Hospilale S. Egidii (') - S. Egidio di Aquileja. 

1211 - novo hospitali de Levata et velari quod vocatur S. Egi- 
dius (B. IV); 1298 - Ecclesiam S. Egidii et hospitale quod Vol- 
ricus Archidiaconus edificavit .... ad tenendos pauperes et le- 
prosos (AB.). 

(1) Soggetto all'abbazia di Rosazzo. 
Tomo VII, Serie V. 155 



— 1210 — 
Hospitale S. Johannis - Chiesa di S. Giovanni di Cividale. 

792-801 - similiter et Xenodochium quod Dux Roduald edifi- 
cavit in (Givitate) Forojulii, vocabolo S. Johannis (R. 381). 

Hospitale S. Johannis. V. Levata. 

1249 - A Riuda iisqne ad Hospitale S. Joannis (R. 667). 

Hospitale S. Leonardi de Campomollo. 

1274, 20 settembre - Prior Ilospitalis S. Leonardi de Campo- 
mollo de prope Sacillo ... in villa Hospitalis predicti .... fìat 
quoddam Forum nominatum Forum Rovoli (AB.) ; 1274, 5 otto- 
bre - villa Hospitalis S. Leonardi de prope Sacilum (AB.). 

Hospitale Leprosornm - in Udine fuori porta S. Lazzaro. | 

1285, 18 novembre - construendi capellani unam in pertinen- 
tiis ville Utinensis juxta domum Leprosorum .... sub vocabulo 
S. Lazzari (AB.); 1299 - Leprosis Utini marcam denariorum 
(Camerarii, Udine, 30). 

Hospitale de Levata - Hospitale novum - Hospitale S. Nico- 
lai in Levata - S. Nicolò di Levada nel Comune di 
Buda distretto di Cervignano. 

1211, 9 maggio - Hospitale S. Nicolai in Levata prò plebe Ca- 
marcio (J.); 1211 -novo hospitali de Levata et veteri quod vo- 
catur S. Egidius (B. IV); 1247 - Hospitale de Levata cum plebe 
Gamarcii (B. v. 410); 1249 - Wolclierus Patriarcha ... in ho- 
nore Salvatoris Domini . . . Hospitale novum fundavit prope stra- 
tam Aquilegie Givitatis (R. 667) ; 1276 - in Gampomartio prope 
Levatam Aquilegensem (Th. 378). 

Hospitale Sancii Spiriliis in Collibus Glemone - fr. Ospedal, 
Ospedalett - ted. Spilal - Ospedaletto di Geraona. 

1213 - Actum hoc Hospitale Beate Sancte Marie Vie Striate 
de Ganale de Garentiana (B. IV); 1234- super altare Hospita- 
lis S. Marie de Strata apud Glemonam (B. IV); 1236 - Hospitali 
S. Marie de Glemona (id.) ; 1247 - Hospitale Glemonense, XX lib. 
redditus (AB.) ; 1270, 3 maggio - Actum in Hospitale in collibus 
Glemone (AB.); 1275, 7 marzo - D. Marzuttus Episcopus qui edifi- 
cavil Hospitale (de collibus Glemone) (AB.); 1286 - ab aqua Fele 
usque ad Hospitale (R. 771); 1291, 8 febbrajo - sita in collibus 



- d211 — 

Gleinone infra terram Tuliuelii et Hosf)itale S. Spiritiis (Fr. Na- 
sutti Not.) ; 1292, 28 maggio - Capellamun Hospitalis S. Spiri- 
lus de collibus Glomuiie (AB.); 1297 - jiixta viain publicam per 
quam itur ad Hospitale de Collibus de Glemona (R. 779). 

Hospitale de Sacilo. V. Hospitale S. Leonardi - San Gio- 
vanni del Tempio di Saeile? 

1199 - in presentia Henrici Magiatri Hospitalis de Sacilo (Bi- 
ni, IV - R. Barnaba, YIII, 59) ; 1297, 20 aprile - unum canipuni 
in districtu Hospitalis prope Sacilnni (Gior. Lupico Not.) ; 1300 
(circa) - nemus Hospitalis S. Jobannis de Sacilo (Th. 54). 

Hospitale de Susans - Susans di Majano. V. Thoma (S.). 

1211 - Hospitale de Susans (J.). 

Hospitale mini. 

1298, settembre - Criminatorium iactuni l'uit apud Hospitale 
Utini (AB. V. Documento 18 giugno 1298). 

Hospitale de Vendoy - presso Madrisio di Varmo. 

762 - silvas in Carnariola (Cornazzai di Varnio). Porci de Si- 
nodochio qui prope est positus (R. 338) ; 1229 - in Vendoio prope 
Madrisium ... in Hospitali de Vendoy ante Ecclesiam (.1.) ; 1265 
- Hospitale de Vendoy positum infra Varmum et Madrisium (J.). 

Hospitale de Volta - Volta di Latisana. 

1211 - Hospitale de Volta (J.); 1229 - Matheus Magister Ho- 
spitalis de la Volta (J.). 

Humellus. V. Zumellns. 
Hungaricus mons. V. Garst (?). 

1209 - ad montem Hungaricum et usque ad viUam que dicitur 
Hago (<) (AB.). 

Hungarorum via, sirata, vastala - secondo il Filiasi (III, 
cap. XIV) la via Emilia verso Palazzolo ; secondo al- 
cuni la via che da Concordia per Cintello, Cordo- 



(1) Hago od Hage, secondo lo Zahn, sarebbe Ober-Hag presso 
Arnfels. 



— d212 — 

vado, Varino, Codroipo, Meretto di Tomba si diri- 
geva al nord ; secondo altri quella che andava per 
Aquileja, Belforte in Gerraanio. 

888 - sicut via Hungarorum cernitur (J.) ; 960 - sicut via Huu- 
garorum (J.) ; 963-67 - Inter flumen Liquentiam usque ad duas 
Sorores et viann publicam quam stratam Hungarorum vocant 
(Capp. Vili, 143); 1028 - subtus stratara que vulgo dicitur Un- 
garorum (R. 503); 1029 - subtus stratara que vulgo dicitur va- 
stata Hungarorum (Dp.); 1176 - a monte qui dicitur Garst usque 
ad stratam Ungarie (B. v. 136); 1177 - ad stratam Hungarorum 
et usque ad villani que dicitur Hago (J.); 1184- usque ad stratam 
Hungarorum (B. v. 138); 1286, 20 maggio - de facto aptationis 
stratarum Theutonicorum et Hungarorum (Minotto). 

Jamnich, Jamnolesso, Joniycli - Jainich di S. Leonardo di 
S. Pietro al Natisone. 

903-906 - niansum quod dicitur Jamnolesso adiacenlcm juxta 
rivum Similianum (J.); 1220 - Vernerius de Jamnich (M. Civi- 
tatensia) ; 1275, 13 luglio - Jamnich (AB.) ; 1294 - Ecclesia S. Ni- 
colai de Joynich (J.). 

Jamnich, Jamnicura, Janich - fr. Jalmicc - Jalmicco di Pai- 
ni a nova. 

1120 (circa) - in loro Aquileje in villa de Jamnich (B. v. 75); 
1211 - in Janich (J.) ; 1238 - Razonis militis de Jamnico (J.). 

Jamsich, Jasich, Jascich - fr. Jassìcc, Giassicc - Giassico, 
Jassico di Brazzano. 

1255 - in hora de Brazano in loco qui dicitur Jamsich supra 
flumea Judri (M. S. M. V. II, 46); 1261 - in loco qui dicitur Jasich 
- Jascich (id. II, 45, 47). 

Jasuviti. 

1297 - medietatem ville Jasuvin prope Gero (J.). 

Ibligine, Iblinum, Bipplium. V. Inbelinum, Invelinum. 

760 (circa) - in ILligine castro cnjus positio omnino inexpu- 
gnabilis extitit (Paolo Diacono); 700-800 - Carnium, Scoklium-. 



— 1213 — 

Biiiplium (Ravennate, IV); 1000 (circa) - Tonistiuni, Ibìiiiuin Gur- 
tum {R. IL Scrijot. XVI, 28). 

Idria. V. Edra, Ledra. 

1274 - pratum in campo Idriae (R. Barnaba, Vili, 125) ; 1288 
- molendino in campo Idriae (id. 37.) 

Jelenza, Gelenza - moute in Sehiavonia. 

1269 - massarii de Verniscin posuerant in monte qni dicitur 
J elenza (M. S. M. V. Il, 359); - monlis qui dicitur Gelenza (id. 
id. 360). 

Jesemic/i, Isernich - fr. Flambruzz - Flambruzzo di Rivi- 
gnano. 

1257 - Jesernich (Nicoletti - P. Gregorio); 1258, 5 luglio - 
Castrura et villam inferiorem de Flambrio ... in villa Isernich 
(AB.); 1297, 6 aprile - in villa Flambri de subtus, in villa Je- 
sernich (AB.). 

I(/ìianum. V. Ingan. 

lle(jium, lllt'ggium, Legium, Lez. V. Elecium - fr. Diòcc, 
Dièzz, Liezz - Uleggio di Tolmezzo. 

1247 - Lez - Plebs in Archidiaconatu Carnee (B. v. 409) ; 1274, 
13 settembre - omne jus quod liabebat in plebe de Legio (AB.) ; 
1288, 31 agosto - mansum situm in Leggio (Domenico Not. di 
Cividale) ; 1300 - Leonardus et Hermannus tìlii q. D. Geroldi qui 
fuerat Castellanus in Castro de Regio, licet modo castrum sit 
ruinatum .... mansum situm in Legio .... in hista villa de II- 
leggio (R. Barnaba, Vili, 135). 

Impelium - (secondo il Pirona), Ampezzo. V. Ampecium. 
Impons, Impones, Imponiz, Enipons - fr. Imponz - hnpon- 
zo di Tolmezzo. 
1072 - in villa que Impons (alias Impones) vocatur (Madrisio, 
263); 1091 -in villa quae Imponiz vocatur (Capp. Vili, 196); 
1149 - in villa Empons (id. id. 202); 1184 - Inpons (id. id. 206); 
1288 - in villa que In pones vocatur (B. v. 169). 

Ingan, Ingian, tgnannm, Inga, Ungiammi - fr. Dignàn - 
Dignano. 

1072 - plebem de Ingan cum jure Plebis et placiti Christia- 



— 1214 — 

nitatis (Madr. 262, 263); 1084 - Ingau (J.); 1089 - lucLiai qui 
dicitur Ingan (God. ktr.); 1091 - Ingau (Gapp. VII], 195); 1136- 
Plebs de Cavas et de Ingan (J.) ; - in villa que Ingan dicitur 
(Capp. Vili, 199); 1149 - in Inga (id. 202); 1176 - apud Ingiam 
(id. 250); 1202 - advocatiam in Blaiuz, Ungiano (B. v. 307); 
1204 - Decanum Ignani (J.); 1211 - Ignanura (AB.); 1213 - Villa 
de Ignano (AB.); 1225 - Louibardus de Ignano (M. Sesto); 1290 
- in Ignano domus competens ad recipiendum transeuntes (J., 
testamento Spilimbergo). 

Ingonacia - monte in Cernia. 

1300 - partum mentis de Ingonacia (Th. 175). 

Insoniium, Isuncium, Issonzium , Ysuncium, Unsonciuni, 
Lisontium, Sontium - fr. Lusinz - slavo Isnitz - Gu- 
me Isonzo. 

500 (circa) - Lucristanis super Sontium constitutis - ad Son- 
tium pugnam parans (Gassiodoro); - 1015 - inter Lisontium, Vi- 
pacum et Ortona (Capp. VIII, 150); 1184 - in villa qui dicitur 
Kavoretum juxta Isuncium (J.) ; 1247 - S. Petrus ultra Inson- 
tium (B. V. 409); 1261, 13 ottobre - In Lisongum una barcba 
cuin hominibus IV (Minotto) ; 1282 - in Busellio ultra Usoucium 
(M. Gividale) ; 1284 - a ponte lapideo qui est inter Montemfal- 
conera et S. Johannem apud Isontiuni (J.); 1295 - ultra Isson- 
zium (M.) ; 1296 - Ecclesia S. Canciani ultra Isoncium (Garli, Ap- 
pendice, 273); 1310 -infra Usontiuni et Tulmentium (M. S. M. 
V. 186); 1328, 2 luglio - in flumine Lisontii veteris penes Flu- 
mesellum in loco ubi dicitur Sancta Grux (AB.); 1334 - usque 
ad Ysuncium (B. IV). 

Jniercisas (secondo il Pirona) , Antrum intercisum (') - 
fr. S. Zuan di Landri - S. Giovanni dell'Antro (0, 



{\) Ai.trmn Ititeicisuin olim Castium, nuno solum Ecclesia S. 
.Ioannis de Landri (Rubeis), — Io però la riterrei locilitàpiù vicina 
a Connons, e forse S. Giovanni di Cormons. 

(2) Sotto la Parrocchia di S. Pietro degli Slavi vi ha una cap- 
pella detta di S. Silvestro d'Antro. 



— 1245 — 

presso Biacis di Tarcetta. V. Anlrum et 5. Johannes 
de Tymavo. 

963 - quenidam locum subtus Cromonis casinim Intercisas 
nuncupatum (J,). 

Interne]} - fr. Inlernèpp, Ternepp - Interneppo di Bordano. 

1290 (circa) - villa de Internep (Rotolo Colloredo). 

InveUnum, Invillinum, Ivelinum, Ivilinum (secondo il Pi- 
rona), Imbellinuni - fr. Invilin - Invillino di Villa San- 
tina - V. Ibligine, Il/limim. 

1219, 15 settenib. - Gastrum Invillinum (Manfr. Not.- AB.); 1229, 
7 njaggio - Plebanus de Invilino (R. Siccorti) ; 1247 - Invelinum, 
Plebs in Archidiaconatii Carnee (B. v. 409); 1258, 7 giugno - 
excepto colle de monte Castri de Invilino (AB. - Th. 392) ; 1274, 
15 settembre - in plebe Ivelini (Walterus Not.); 1278, 27 otto- 
bre - Gastrum et locum Ivilini (AB.); 1281 - montem Ivilini a 
summo ipsius montis usque ad radicem (Th. 459); 1291 - Pleba- 
nus de Ivilino (Ardi. Prampero) ; 1299, 5 ottobre - Arluicus de 
Castello asserens se Gastrum Invillini tempore infirmitatis D. 
Patriarche (AB.). 

Johannes (S.). V. Ilospitale. 

1249 - in longitudine a Riuda usque ad Hospitale S. Johan- 
nis (R. 667). 

Johannes (S.) de Casarsis - fr. S. Zuan di Ciasarse - S. Gio- 
vanni di Casarsa. 

1184 - curtem de S. Joanne cura omnibus ad se pertinentibus 
scilicet villa de Versia, usque ad Caxarsam (Dg. 97); 1260- Actu 
in platea S. Joliannis ante cortinam (M.Almerico Net); 1270, 
29 marzo - Actum in villa S. Johannis in clausura Gastaldionis 
D. Episcopi (AB.); 1296 - D. Nicolaus de Orzono plebanus S. 
Johannis de Casarsis (J.); 1300 - denarios Ecclesie S. .Toannis 
de Casarsis (R. Barnaba, YIII, 151 t.). 

Johannes (S.) - S. Giovanni di Cividale. V. Hospitale. 

792 ~ St-'nodochium quod dux Roduald edilìcavit in Forojuli, 
vocabulo S. Johannis (J. copia); 801 - S. Johannis (Cod. Islr.) ; 



— 1216 — 

904 - in Civitate Forojulionsi non longe a xenodocliio S. Jolian- 
nis Evangeliste (J. copia). 

Johannes (S.) apud Isontiura - fr. San Zuan di Manzan - 
S. Giovanni di Manzano. 

1199 - Plebs S. Joannis (subjecta Abalie Mosacensi) - (B. v. 
187); 1284- supra bonis Monasterii Mosacensis . . . a ponte la- 
pideo qui est inter Montemfalconem et S. Johanneai apud Ison- 
tium (J.); 1294, 26 settembre - Investitio de uno sedimine Ca- 
nipe in centa S. Johannis de Manzano (Th. 819). 

Johannes (S.) de Monte apud Ragoniam. 

1298 - Ecclesia S. Johannis de Monte (apud Ragoniam) (J.). 

Johannes (S.) de Tuba, de Tyraavo, Carsi, Chersii, in mari, 
de Tavella ultra Isontiura - fr. San Zuan di Duin - 
ted. Sanct Joliann von Tybein - S. Giovanni a Tuba 
di Duino (^). 

825 (circa) - ad fontes S. Joannis in circuita quadratulum unum 
(Ughelli, V, 1102); 1139-quedam pars Ecclesie S. Johannis de 
Tuba jacet super terram S. Justi (God. Istr.) ; 1160-1182 - Ec- 
clesia S. Johannis de Tymavo que sub regimine Abbatis Beli- 

niensis est Quem locum antecessores mei ex antiquitate de- 

structum renovaverunt. . . . Ecclesiam S. Johannis de Timavo, 
nominatissimum quondam Monasterium, prorsus destructam sui- 
que jacentem in ruderibus (R. 551, 553, 554 - Lirutti, V, 274- 
God. Istr., a. 1120); 1275 - in villa S. Johannis de Tabella (Th. 
119); 1284 - ad edilìcanduin unum Gastrum apud Duinum juxta 
Marzilanam et S. Joannem in mari (V. Belfort) longe a terra 
plus jactu Machine vel BalUste (Cronaca Giuliano) ; 1290, 12 
aprile - Ecclesia S. Johannis de Tuba (AB.) ; 1292 - in villa de 
S. Johanne de Tavella ultra Isontium (Th. 242) ; 1404 - Sancti 
Joannis Gai'si seu Tube (Asquini Monfalcone, 160). 

J'uaniz, Juanitz, Joanniz - fr. Joaniz - Joaniz di Cervignano. 

1202 - habebat advocatiam in Juaniz (B. v. 206); 1219 - Mey- 

(i) Arx Divi Joannis Chersii delecta, nunc fanum, quod olim 
Diomedis t3mplum memoiabilc fuisse tam ex ruderibus quam ex an- 
tistituin annalibus constat (Candido, Coni. Aqui, libro I). 



— i217 — 

nardus juratus de Joanniz (R. 689); 1238 - Heiirici militis de 
Juaniz (J.); 1254 -in villa Juanitz (Tli. 474); 1299 - Juliamiiz 
(Th. 100). 

Joynicli. V. Jamnich. 

Iplis, Yplis - fr. Iplis - Ipplis di Cividale. 

1192 - Ecclesiarn de Iplis (B. IV) ; 1251 - D. Henricus de 
Iplis (M. S. M. V. 266); 1257 -in villa de Yplis (M. Civitatensia); 
1262-Jansilo filio D. Henrici de Yplis (AB.); 1270 - in villa 
de Iplis duos niansos: et unum pratuia in strata Piosacense ju- 
xta fontcm (Tli. 131); 1299 - silvani et deciinam anone totius ville 
de Iplis (Th. 110). 

Isernich. V. lesernich. 

Isone - rivo nei Distretto di S. Vito. 

996 - cuin rivulis vel fluminibus in ipsa sylva fluentibus Le- 
mone, Isone (Dg. 87). 

Isonia, Asium - fr. Vit - Vito d' Asio. 

1184 - Plebem de Isonia (Dg. 98); 1289 - 2 decembre - Asium 
(Dg. 328). 

Islracum, Istragum, Striaguni, Ystracuni - fr. Istrà - Istra- 
go di Spilimbergo. 

1174 - decimas de Gayo et de Slriago (J.) ; 1196 - de Striago 
(B. v. 261); 1204 -in villa Istraci (J.); 1268 - illud quod ha- 
bebat in Istrago (B. v. 465); 1290 - Ecclesia S. Blasi de Ystraco (J.). 

Isuncium. V. fnsonlium. 

Judriìim - fr. Judri, Udri, Ludri - torrente Judrio. 

1225 - de Rugia fluente sub vado Judrii apud Brazzanum (AB.); 
1247 - Actura ante Ecclesiam S. Quirini super ripam Judri prope 
Cormons (B. v. 408) ; 1255 - in loco qui dicitur Jamsich super 
tlumen Judri (M. S. M. V. II, 46) ; 1256-18 gennaio, a flumine 
quod dicitur Judri (AB.); 1289 - molam molendini sitara in aqua 
Judri sub villa Brazani (M. S. M. V. II, 49). 

JuHamis (S.) - fr. San Zuliàn - Isola S. Giuliano presso la 
foce del canale d' Anfora. 

571-586 - Ecclesiam ad honorem S. Juliani Martyris (Cronaca 
Tomo VIL Serie V. 156 



— 1218 — 

Altinate, lib.'lll) ; 825 (circa) - Monasterium S. Juliani in insu- 
la, quod in l'uinis positum eral, edificavimus (Ughelli, v. 1102). 

J^Hium Carnicnm, Juliiim Carnorum, Juliense Castrum - fr. 
Zuj - Zuglio C). ^ 

579 - Maxenlius Episcopus S. Ecclesie Juliensis (R. 240) ; 591 
- Episcopus S. Ecclesie Juliensis (R. 277); 650 (circa) - Carnium 
(An. Ravennate, IV,' 20); 690 (circa) - Adveniens anteriore tem- 
pore Fidentius Episcopus de Castro Juliensi (Zuglio) intra Foro- 
juliani castri (Cividale) muros habitavit (P. Diacono, VI, 51) ; 
914 - Berengarius rex concedit Petro presbytero de Castro 
Jul(io) sex massaricias (God. Fontanini, S. Daniele, voi. XII); 1000 
(circa) - Ruga, Arthenea, Glemona, Elecium, Julium, Tomstium 
(R. IL Script. XVI, 28). 

Jussagum - fr. Giussà, Jussago - Giussago di Poiiogruaro. 

1042 - S. Stephanus de Jussago (Dg. 249) ; 1186 - Plebem d© 
Jussago (Dg. 98); 1266, 12 aprile - in Jussago (Dg. 249). 

IviUinum. V. InviUinum. 

Laberianum^ Labrian. V. Lavarianum Lanis. 
Lacunis. 

1217 - in loco qui dicitur Lacunis (M. Civitatensia). 
Lactis - Paludi nel territorio di Cervignano. 

1139 - a Lacu qui est in summa sylva usque in Terra de Ca- 
stello (alios de Castellone) (B. IV -M.); 1174 - a Lacu qui est 
in summa sylva (B. IV). 

Ladra, Ladroch (-) - Ladra di Tolmino. 

1252 - in villa de Ladroch (M. Civitatensia); 1261 - inter ho- 
mines ... de Ladroch et homines de Dresnig (Dresenza) in monte 

(1) La Julia Gamica dell' Itinerario d'Antonino, la Colonia Julia 
Karnorum di Appiano (Bello Civ. lib. V) e di Svetonio (in Aug, 
cap. XIII), il Julium Carnicum di Tolomeo (II, 14) ad essa appartene- 
vano i Julienses Carnorum di Plinio (XXIII, 19). 

(2) Secondo Reichard Ladra sarebbe il Larice dell' Itinerario di 
Antonino; secondo il Mannari e Lapic, Larice sarebbe invece Pletz, 



— 1219 — 

qui dicitui' Stefan (AB. - M. Civitatensia); 1275 -in Ladiocli (Th. 
122); 1300 -iu Ladra (id. 423). 

Lafrian. V. Lavariannm. 

Lamugla - Muggia fra Annone e Motta. 

4298, 12 agosto - Lamugla (AB.). 
Lanachs. V. Lanz. 
Lane. V. Lmic. 
Landon. 

1304 - Mutara de Landon (M. Civitatensia). 

Lanz, Lans, Lanachs, Lancs, Lanze - monte Lance al nord 
di Paularo. 

1070-80 - Lancs uiontem qui determinai versus Caruntiani 
(B. V. 167); 1089 - montcm Lanaclis (Cod. Istr.); 1091 - montem 
unum Lanhs (Capp. YIII, 195); 1136 - et montem unum qui 
appellatur Lanz (Capp. Vili, 199); 1149 - montem Lans (id. 202); 
1228 - apud montem Lans (B. v. 330); 1289 - a dicto monte de 
Glazat usque ad monte Lanze e a dicto monte de Lanze usque 
ad rivum GiguH. - Confines Mentis Lanze, a dicto monte usque 
ad rivum Episcopi Bambergensis, deinde ad montem Gelnars, et 
usque ad Ludinum ad monte del Alpe versus Gillam ( Galla ) 
ab alio latere versus Zuream et Carneara, ab alio versus Pon- 
tebbiam, a dicto montem usque ad rivum Rigulo versus sum- 
mitatem Strachizon (Conf. Moggio - R. Barnaba, Vili, 26). 

Lasliza, Lastica - fr. Listizze - Leslizza. 

1174-juxta villani que dicitur Lastiza (J.); 1196 - villa quo 
dicitur Lastica (B. v. 260 - B. IV). 

Latina, Latona - fr. Lucinins? - Lucinico di Coi'mons ? 

1170 - et de villa que vocatur Latina (alias Latona) et de villa 
que vocatur Predegoy (K. 604 - B. IVj. 

Lalisana, Tisana (') - fr. Latisane - Latisana. 

1102 - loco in Latisana et in Castellone (Cod.Istr.); 1130 -duas 

(1) Poco lungi dalla Apicilia romana» 



— 1220 — 

plebes, illam de Tisana et alterarli de S. Floro (B. IV); 1180- 
plebs de la Tisana (Ugiielli, V, 1129 - Cod. Istr.); 118(3 - in villa 
de Latisana (Dg. 97, 252); 1226 - Portum de Latisana (R. 717); 
1247 - qiiod Universitas Portiis Latisane (Barozzi, Latisana). 
1260 - villisTurris et Latisane (Th. 369); 1268 - proventus qua- 
rantesimi Portus Gruarii et Portus Latisane (Cod. Portegni aro) ; 
1281, 21 ottobre - Qiiod sai non possit dari alieni portili de Fo- 
rojulio nisi tribiis : Aquilegie, Portuigruario, Portui Latisane 
(Minotto); 1303, 15 marzo - Actiim in Porta Latisano (MSS. 
Portis Monastero Aquileja). 

Lane, Laudi - fr. Lauc - Laiico di Tolmezzo. 

914 - in loco qui dicitur Lauc (Cod. Fontanini in S. Daniele, 
voi. XII - Wolf); 1015 - decaniam in loco qui dicitur Lauc (Capp. 
Viri, 148); 1241, 21 agosto - Lauc (AB.); 1275, 13 luglio - 
Lauch (AB.). 

Laurenliacnm, Laurcnciaca, Laurenzaga - Lorenzaga friu- 
lana. 

762 - curie in Laurcnciaca (R. 338); 888 - Curtis in Lauren- 
ziaga (J.); 1184 - in villa de Laurentiaco (Dg. 98); 1199 - Mar- 
quardus filius Laudonis de Laurenzalia (B. IV); 1214 - Acturn 
in plathoa piciula de Laurenzaga (R. Barnaba, Vili, 73); 1226- 
Laurenzaga cum Ecclesia S. Salvatoris et cum castello (M. Sesto;) 
1244 - in territorio Laurenzaghe ubi dicitur Selvarola (R. Bain. 
Vili, 73 t.); 1246 - licenliam edifìcandi castrum in villa Lauren- 
zaghe prope curtinam (id. id. 85). 

Laurentina - presso Toppo di Meduno. 

1220 — dominium de Laurentina castrum et domum de 

Pino et Laurentina (AB.). 

Laurentii (S.) Castrum -castello distrutto presso Tolmezzo. 

1281, 29 marzo - de castello S. Laurentii et de Invitino (AB.). 

Laiirentius (S.) - fr. San Laurinz di Valvason - S. Lorenzo 
di Arzene. 

4184 - villani de S. Laurenlio (Dg. 98); 1204 - in villa S. Lau- 
rentii (J.^; 1 252 (ciixa) - de Saiiclo Laureiicio (J. Rotolo Sesto). 



— 1221 — 

Laureniius (S.) - Villa di S. Lorenzo disli'uUa (') - fr. 
San Laurinz di Sotselve. 

1031 - usque ad Sylvain S. Laareiitii (Capp. Vili, 169); 1226- 
Villa de S. Laurentio (R. 717); 1385 - de affidatione Ville S. 
Laurentii de Subsilva (Annali Udine, VII], 95). 

Laureniius (S.) de Cavoriaco. 

1221, 20 maggio - Actum apud Cavoriacum juxta Ecclesiaiii 
S. Laurentii (Perg. Frangipane). 

Laurentnis (S.) - S. Lorenzo di Soleschiano. 

1258 - de S. Laurentii (Tli. 443); 1275 - in villa S. Laurentii 
(Th. 221). 

Lavrentins (S.) de Tarcento. 

1281 - Actum supra hostium S. Laurentii de Tarcento (J.). 

Lanriaimm. V. Lavarianum. 

Lauzacum, Lauzach - fr. Lauzà - Lauzzacco di Pavia. 

1275 - in Lauzzacho (Th. 182); 1278 - 6 maggio - in villa Lau- 
zachi (AB.); 1290 -in villa de Lauzago (Rotolo Co^Gredo); 1346- 
in villa de Lauzach (Th. 1295). 

Lauzana - fr. Lauzane - Lauzzana di Colloredo. 

1192 - Regenaldns de Lauzana (Dg. 142); 1254 - in territorio 
villarum de Faganea et de Lauzana (B. v. 431). 

Lavano, Laltana - Altana di S. Leonardo di Cividale od 
altra località in vicinanza di Sacile? 

1300 - in villa que dicitur Lavana alias Laltana (Th. 160.) 

Lavarianum, Lavrianura, Lafrian , Labrian, Labcrianum, 
fiavargianum, Laurianum - fr. Lavarian - Lavariano 
di Montegliano. 

776 - facultates que faerant Vualdandii filii quondam Mimoni 
de Laberiano. . . . villa in Laberiano (Madrisio - Codice Istriano - 
Siikel, Digesta - Lirutti, I, 132) ; 1140 - Lovdowicus de Lavarian 

(lì Nel 1593 qunmio fu fabbricata la fortezza di Palina. La par- 
rocchia fu tra-;portata a Seveglianu. Si trovava fra Palma e Solloselva. 



— 1222 — 

(Zalin, 190); 1186 - Bernardns de Lauriano (R. 632); 1188 - Lo- 
dovicus Minor de Lauriano (R. 634); 1189 - Ilenrici de L;t- 
vriano (M. o.); 1200 - Nobilis homo Lunduicus de Labrian - Hey- 
ricus de Lafrian (J.); 1234 - Diia Matil de Lauriano (M. S. M. V. 
262); 1247 - Lavarianum Plebs in Archidiaconatu inferioii (B. 
V. 409); 1290 - De Lavargiano (Rotolo Colloredo); 1296, 26 lu- 
glio - Plebanaluni plebis de Lavariano (AB.); 1298, 3 maggio - 
in villa de Lavaryano (Th. 625). 

Lavordet^ Lapordeltiun - fr. Lavardèt, monte ad 0. di 

Pesariis. 

1300 - medium monlem Lavordet (Th. 176); 1300 - medium 
montem de Lapordetto in Carnea (Th. 177). 

Laypa, Laypachum - fr. Laipà - Laipacco d' Udine. 

1280, 29 giugno - pratum ipsius D. Patriarclie ('), qiiod ap- 
pellatur Laypa (AB.); 1297, 24 settembre - unum sectorem ad 
pratum Domini in Laypacbo (Tb. 747); 1300 - sex l'assos lignorum 
in Laypacbo (id 80). 

ÌAizachum - fr. Lazza - Lazzano di Pagnacco. 

1300 - m villa de Lazacho (Th. 102). 
Lazis - fr. Lasicc - Lasiz di Tarcetta. 

1234 - Cividale - de uno manso qui jacet in villa de Lazis (J.). 

Lazzarus (S.J. V. llospilale Leprosorum. 
Ledis - monte fra Gemono e Venzone, 

1297 - equos ablatos supra monte de Ledis (J.). 
Ledra. V. Edra^ Idria. 

1298, 10 luglio - cuni jurc aqiic Ledre (AB.). 

Leggium. V. Ilegium. 

Lemen, Leminar - fr. Lèmene - fiume Leniene da S. Vito a 
Falconerà. 

888 - decurrit ex una parte Leminar (alias Lemen) (J.); 990- 

(1) Detto prato, oggi posseduto da chi scrive, porla tuttora il 
nome di Prato del Patriarca. 



— 1223 — 

sylvam que cita est siciit oritur aqua que vocatur Lemen (U- 
ghelli - Dg. 87); 1140 - fluvius qui dicitur Lemen (Cod. Dipi. 
Portogruaro); 1295, 4 maggio - molendinum in aqna Leminis 
propè Ecclesiam S. Andrea de Portogruario (AB.); 1300 (circa)- 
et vinum incanipatuni in Portogruario conducere vellet per flu- 
men Leminis (J.); 1306 - solvere custodibus poste Lemenis solclos 
XLV (Cod. Dipi. Portogruaro). 

Lencone. V. Longonnm. 

996 - cuin omnibus rivulis vel fluminibus in ipsa sylva tluen- 
tibus Lencone, Icone etc. (Dg. 87). 

Leonardus (S.) de Campomolio. V. Hospitale S. Leonardi. 
Leonardus (S.) - fr. S Lenard di Cividàt - S. Leonardo di 
Cividale. 

1257 - in villa S. Leonardi (M. Civitatensia). 

Leonardus (S.) - fr. S. Léonard di Campagne S. Léonard 
di Campagna o di Montereale. 

1299- villa S. Leonardi (Dg. 375) - villa S. Leonardi sub Mon- 
teregali (Th. 103); 1300 - de Ecclesia S. Leonardi in monte 
Luvel (Th. 12). 

Leonardus (S.) de Villaita. 

1285, 12 aprile - terram Ecclesie S. Leonardi de "Villaita 
(Perg. Puppi - J. 1284) 

Leonum Vicus - fr. Leonis9he - Leonicis di Ronchis di La- 
tisana presso Campomolle. 

888 - Gurtis de Vico Leonum cum Cella Sancti Floreani (Fra- 
foreano) (J.). 

Leprosorum domus. V. Hospitale Leprosorum. 

Lesa. V. Liezze. 

Lestans, Lestanum, Listans -fr. Lestans-Lestans di Sequals. 

1184-Plebem de Lestans (Dg. 98); 1204 - in villa Lestani 
(J.); 1219, 2 dicembre - Garisius de Lestans (AB.); 1295 - in 
villa de Viagnis supra Lestans (Aitino Not. - J.); 1300 - Henricus 
de Leslano - Listans (Th. 164, 582). 



— 1224 — 
Lesti'zza. V. Laslica. 
Levacius. 

1000 (circa) - Gymulai, Levacius, Cadubriiim {R. It. Script. 
XVI, 28). 

Levata. V. Hospitale de Levata. 

1299 - unus in Levata et alter in Campomartio (Th. 115); 
1300 - in Levata (Th. 47). 

Levata - fr. Levade di Puart ? - Levada di Portogruaro o 
Levada di Sacile ? 

1278, novembre - Jacopo dicto Budello de Levata (AB.). 

Levata - Levaduzza sulla strada fra Muzzana e S. Giorgio 
di Nogaro. 

1239 - a Schisa veteris Ziline usque ad Levatam per quam 
itur Marianuni (Marano) (J). 

Lez. V. Ileghim. 

Lgiuvidracum. V. Lividracum. 

Liargis, Lìaries - Liariis di Ovaro. 

1265 - cum villa de Liargis (J.) ; 1275 - in villa de Liaries 
(Th. 216); 1295, 8 agosto - de villa Liargis (AB.); 1366 - in 
villa de Liargis canalis de Gorto (Th. 1299). 

Liezze, Lesa - fr. Liesse - Liessa di Grimacco. 

1238 - D. Leonardus et Artuicus fratres de Liezze (M. Civi- 
tatensia); 1253 - in villa de Lesa (Capp. Vili, 309). 

Ligugnana, Lugugnana - fr. Ligugnane - Lugugnana di 
Portogruaro. 

1164 - villa de Lugugnana (Dg. 250); 1184 - Pie bem de Li- 
gugniana (Dg. 98); 1200-40 - in Ligugnana duos mansos (Rotolo 
Frangipane). 

Liniunt, Liuntum - Luiiit di Ovaro. 

1275 - de villa de Liniunt (Th. 216); 1300 - in villa de Liun- 
to (Th. 205). 



— 1225 — 

Liquentia, Liquencia, Linguentìa, Liguenza, Liventia - fr. 
Livenze - fiume Liveoza. 

600 (circa) - cum equites venire et venationem bestiarum ibi fa- 
cere tam in litus Linguentie et Grumeliis quam litus Romadine 
sive litus Pinedi (Cron. Altin. lib. Ili) ; 762 - inter fluvio Talia- 
mento et fluvio Liquentia (R. 338) ; 802 - et sicut oritur fluvius 
Liquentie (Dg. 72); 888 - inter Taliamentum et Liquentiam (J.) ; 
963 - inter flumen Liquentiam usque ad duas sorores (J.); 996 

- aqua Meduna in Liquenciam (Dg. 87) ; 1028 - usque ad flumen 
Liquentie et usque ad Liquentie introitum in mare (R. 503) ; 
i029 - flumen Liquentie (Dp.) ; 1034 - inter fluvios Plavius et 
Liquentiam (Stumpf, Ada Imperli); 1242, febbraio - pontes su- 
per Li ventiam penitus destruantur (Verci, 86); 1278, 23 marzo 

- novum dalium in flamine Liquentia (AB.); 1291 -Palata in 
bucca Liguencie cum uno bilfredo ubi stent homines circa Vili 
(Minotto, 175); 1297 - pontem tenet quem tenere non debet, 
cum dictum flumen Liquentie a loco in quo oritur usque in ma- 
re est Ecclesie Aquilegensis (B. v. 538). 

LisoiiQum, Lisontiuin, Lisonzum. V. Isontìum. 

1265 - in Lisonzum (Cod. Dipi. Portogruaro). 
Liumanum. 

1166 - Ulricus de Liuniano (M. o.). 
Liìincis. V. Luincis. 
Livengis. V. Luincis. 
Liwincis. V. Luincis. 

Lividracum, Lgiuvidracum, Liuviclracum - villa scomparsa 
presso Flambruzzo. 

1278 - Henrico de Lgiuvidraco (M.) ; 1300 - D. Leonardus de 
Lividraco (Th. 99); 1350 (circa) - Liuvidracum, Liuvidrago (J.). 

Longeriacum. Y. Lusiriaciim. 

1291 - Ecclesia S. Danielis de Lougeriaco (') (B. v. 528); 1300 

(1) La chiesa di Monastelto vicino a Luberiacco ha anche oggidì 
per titolare S. Daniele. ^ 

Tomo VII. Òerie V. ibi 



— 1226 — 

(circa) - in Longeriaco - in palude et lacu circa ipsam silvam de 
Longeriacho (Th. 9). 

Longirwar. 

1200-50 - mansum unum qui jacet in villa que dicitur Lon- 
girwar (M. S. M. V. II, 229). 

Longis - Lungis di Socchieve. 

4376, 49 febbraio - decima in villa de Longis Carnee de Ca- 
nale Soclevii (Th. 4324). 

Longonum - Loncon, nome di varie località fra Portogruaro 
e S. Stino. 

4285, 6 diceiTtibre - cujusdam nemoris de Longono (AB.). 

Lons - Lonch, Long, Logi di Caporetto - ted. von Lozeb. 
V. Litonz. 

4224 - Comes Wilelminus de Lons . . . supra plebe seu Eccle- 
sia de Lons (Copia Archivio Portis - M.). 

Lonta - Nonta di Socchieve d' Ampezzo. 

4263 - conipromiserunt in . . . D. Hermannum de Lonta (R, 
Barnaba, Vili, 87). 

Los - Losi o Logi, Comune di Cau, distretto di Canale nel 
Goriziano ? 

4247- Los XX marchas (B. v. 440); 4275 - in Los villam 
subtus Nosper (Th. 273) ; 4300 (circa) - Turrim et Castrum de 
Los amissum per farailiam D. Thomasii de Cucanea (Th. 4044). 

Losanus - monte in SehiaTonia ? 

4256, 48 gennaio - Montium Losani et Vinchon hii sunt con- 
fmes: versus orientem et meridiem est rivus qui dicitur Corniae 
usque ad aquam Nebule, - Versus occidentem est que dicitur 
Judri. - Versus Septentrionem est via publica qua itur versus 
Flojanam usque in Gorniz (AB). 

Lovacum , Lovas - Solevas , località disabitata presso In- 
vitino ? 

914 - in vico nuncupato Lo vaco (MSS. Fontanini S. Daniele, 



— 1^27 — 

voi. XII); lOOO (circa)- Nicolaus q. Petri de Lovas prope Tn- 
vilinura (Necrologio di S. Pietro in Carnia). 

Lovargis - fr. Lovarie - Lovaria di Pradamano. 

1270 - mansos de Lovargis (J. Perg. Cuccagna); 1278, 6 mag- 
gio - in villa Lovargis (AB.); 1295, 26 settembre - in villa Lo- 
vargis (AB.). 

Lovaria - presso Cividale. 

1268 - terra sita in loco qui dicitur Lovaria apud Burgum 
Pontis Civitatis Austrie (M. S. M. V. II, 204). 

Lucenicum, Lucinicura - fr. Lucinins - slavo Lucnik, Loc- 
nik - Lucinico di Corraons. 

1214 - villani de Lucinico (AB.); 1247 - Lucenicura - Plebs 
in Archidiaconatu inferiori (B. v. 409); 1254 - quod Castrum 
Lucinici dirui debeat ex toto (Th. 312); 1286 - D. Henrico Ple- 
bano de Lucinicho (M. Aquileja) ; 1296, 30 ottobre- Philippus 
Plebanus de Lucinico (AB.). 

Ludiniim - fr. Gran Ludin - monte Ludino al NNO. di Pau- 
laro in confine colla Garinzia. 

1289 - ad montem Geluars et usque ad Ludinum ad montem 
dell' Alpe versus Gillam (Confini Moggio - R. Barnaba, Vili, 26). 

Lugnanum Ulus, Lugnam - fr. Puart Lignan - Porto Lignano. 

700 (circa) - Quintum litus quod appellatur Lugnanum propter 
boc quod luporurn multitudo hic videntes et audientes erant, 
sic Lugnanum litus dicendum est. Tenet miliaria sex - Hic con- 
finit Portuni (Cron. Altinate, lib. Ili); 1300 (circa) - Lugnam 
(Portolano della Società Ligure di St. Patria, voi. V, 80). 

Lugnese - fr. Lugnesie - località che appartiene ai conter- 
mini di Tareento, Nimis e Ciseriis (mappa censuaria 
di Sedilis). 

1270, 10 luglio - homines de Nimis a loco fontis in capite Lu- 
gnese usque ad castanetum quod est super monte sub Yarda 
Muor (AB.). 

Lìigiignana. V. Ligugnana, 



— 1228 — 

Luinces. V. Lninis. 

Lidncis, Liuncis, Liwincis, Livengis, Luencis - Luincis di 
Ovaro. 

1279-81131(10 de Liwincis (M.) ; 1300 - pratura de Buyalet- 
tis (') in pertinentiis ville Liuncis (Th. 175) - Luencis de Carnea 
(Th. 959) -de Liventiis (Th. 1001); 1303 - Henrico de Liwen- 
gis (M. S. Chiara, Gemona). 

Luinls, Luines, Luinces - nel territorio di Cividale ? 

1252 - in loco qui dicitur Luinis (M. S. M. V. II, 60); 1258 - 
Luines (id. id. 61) ; 1293 - suum stauli de Luinces de monte de 
Castellana (M. S. M. V.). 

Lumbricula - monte in Carnia. 

1300 (circa) - montis Lumbricule in Carnia (Th. 19). 
Limignachum - fr. Lumignà - Lumignacco di Pavia. 

1297 - mansos cum silvis in Lumignacho (Th. 86). 
Lunas. 

981 - cortem unam que vocalur Lunas cum centum mansis (J.). 

Luonz. V. Lonz. 

1290- Wellus de Luonz familiaris D. Nicolai de Orzono (M. 
Civitatensia) ; 1301 - Aynricus Spadarius filius q. Ostermani de 
Luonz (M. S. M. V. II, 172). 

Luoije. 

1170 -que habet in Vergin et Luoije cum villa (B. IV). 

Lu piz de mezdi - Monte Plauris al NE. di Venzone, che per 
quei di Moggio si trova a mezzodì. 

1289 - ad locum qui dicitur Confm et de dicto loco ad sum- 
mitatem Montis qui dicitur Lu piz de mezdi, qui est per me- 
dium Monasterium Mosacense (Confini Moggio - R. Barnaba, 
Vili, 26). 

(1) Anche oggidì un piato in Comune di Ovaro, posseduto dalia 
famiglia Micoli Toscano, porta il nome di Bujaleccis. 



— 1229 — 

Lupus - fr. Lov - Monte Lupo al nord di Barcis. 

1257, 22 gennaio - in Barcis et in illis confinibus . . . super 
ripam Lupi (AB.). 

Lusevera, Lusevola - fr. Lusèvere - Lusevera di Tarcento. 

1150 - Marcum de Lusevera (B. IV) ; 1256, 3 agosto - in villa 
de Lusevola et de Pradielis (AB.). 

Lusiriacum^ Lusìriagum, Lusirgiacura, Luseriacum - fr. 
Lusarià - Luseriacco di Tricesimo. V. Longeriacum. 

1170 - Valterius de Lusiriago (R. 606); 1171 - Wualterus de 
Luseriaco (B. IV); 1172 - Walterus de Lusiriaco (J.); 1234- 
Waltherus et D. Hezelo nobiles viri de Lusiriaco (B. v. 348) ; 
1275, 13 luglio - Lusiriaco (AB.) ; 1290 - omnia bona de Lusi- 
riacho et Agra (J.) ; 1290 - in villa de Lusirgiaco (Rotolo Col- 
loredo). 

Luvel. V. Lìipns. 

1300 (circa) - de Ecclesia S. Leonardi in monte Luvel (Th. 12). 

Maciles - Mazillis - Macillis di Joaniz di Gervignano. 

1200-40 - De Maciles duos mansos et medium et unum mo- 
lendinum (Rotolo Frangipane); 1395, 28 maggio - unum bonum 
situm in Mazillis (Annali Udine, II, 139). 

Madrisium - fr. Madris di Varra - Madrisio di Varmo. 

1184 - in villa de Madrisio decem mansos (Dg. 98); 1136- 
in Madrisio (Th. 1299). 

Madrisium - fr. Madris di Feàgne - Madrisio di Fagagna. 

1300 - in villa Madrisii (Th. 135); 1371 - domus prope Ma- 
drisium (Th. 1264). 

Maglanum - Manazzons di Pinzano ? 

1184 - Castrum de Maglano (Dg. 97). 
Magnanum - fr. Magnan - Magnano in Riviera. 

1204, 7 febbraio - in Magnano (Dg. 101). 



— i230 - 
Magmim flurnen (*) - fr. Natisse - Fiume Altis. V. Nalissa, 

1034 - usque ad flumen Magnimi (Cod. Istr.) ; 1174 - quidquid 
est a Maligno fluniine usque ad flumen Magnum sicut currit 
flumen Rubedule (B. IV); il75 - a Marignolo flumine usque ad 
flumen Magnum; 1229 - ad tlumen Magnum (M.). 

Magrat - Merlano di Trivignano ? 

1168 - quinque villas videlicet Tissam, Presareian, S. Stepha- 
nuni, Magrat, et Guisinam (R. 591). 

Magredis^ Magretas - Magredis di Povoletto. 

762 - casas in Magretas (R. 338) ; 1275 - in villa de Magre- 
dis (Th. 37); 1290 - in villa de Magredis (Rotolo CoUoredo) ; 
1292, 26 luglio - Saltum et Magredis sub Curia de Povoleto (AB.). 

Magredum - territorio di S. Vito al Tagliameoto. 

1276 - decima in Magredo (J. Perg.). 
Maian. V. Malianiim. 
Malathupica, Malatzupica, Malazipicha, ]VIalazumpichia,MaI- 

zupiche, Malcipica, Mala Scinpicca. V. Zumpita (^). 
Malbiargia. 

1292 - Cividale juxta viam per quam vadunt ad Malbiargiam 
per Canale (M. Civitatensia). 

M ale liinas ella - Manchigna non lungi dal Tiraavo. 

1160-82 - et molendinum et villaru que vocatur Malchinasella 
(R. 552). 

Maleniin, Maletin. 

1149 -Walter US de Maleutin (B. IV); 1158 - Waltherus de 
Maletin (B. IV). 

Malesan. V. Malisana. 



(1) Il Natissa di Strabene (lib. V), e Natiso di Pomponio Mela 
(lib. II) e di Ammiano Marcellino (lib. XXI). 

(2) Una Malazumpica esisteva anche in Istria (V. Cod. Istriano 
a. 1£08). 



- 1231 — 

Malfai, Malvai - Malafesta di Villanova di Lalisana o Maf- 
vento di Sacile ? V. Malvegnulum. 

■1164 - Alderan de Cusano, dona al monastero d' Aquileja 
in loco qui dicitur Malfai (J.) ; 1174 - quinque mansos in Mal- 
fai (B. IV); 1175 - in Malvai (B. IV). 

Malianum^ Mayanum - fr. Majan - Majano di S. Daniele. 

1230 - in villa Mayani (Th. 174) ; 12&5, luglio - bonis silis in 
Maliano, Ragonea el Faganea (AB.) ; 1275 - in Mayano (Th. 188) f 
1291 - in villa Mayani (Th. 454). 

Maligniim, Malignolum - fr. Malisane - fiume Malisana che 
mette in Ausa. 

1031 - et quicquid est a Maligno flamine usque ad flumen 
Magnum (God. Istr.) ; 1174 - a Maligno flumine (B. IV); 1175- 
a Malignolo flumine (B. IV) ; 1229 - a Malignolo flumine (M. o.). 

Malisana, Malesan - fr. Malisane - Malisana di S. Giorgio 
di Nogaro. 

1161 - Megenhardus de Malesan (J.); 1162-82 - Warnerius de 
Malisana (J.) ; 1184 - Henricus de Malisana (Gapp. Vili, 261); 
1293 - Vitalucius de Malisana (Th. 241). 

Malnisiiim - fr. Malnins - Malnisio di Montereale Cellina. 

1241 - in villa Malnisii (J. - AB.) ; 1275 - quartam parlem Avo- 
garie de Malnisio (Dg. 374- Th. 104); 1296 - in tribus villis. 
Montisregalis scilicet in Galaresio, Grizzo et Malnisio (Dg. 102). 

Malvai. V. Malfai. 

Malvegnulum - fr. Malvint - Malvento di Sacile. 

1275 - in Malvegnuto juxla Sacilum (Th. 163). 

Manaria - valle in vicinanze di Avasinis. 

1267, 15 gennaio- per Jof de Gorgnul et transeundo per 
vai de Manaria ad de Perniai (AB.). 

Manganis, Magnate - Magnanins di Rigolato. 

1274 "• decimam de Manganis el de Valpezeit (Valperl) (Th. 
246) ; 1300 - decimam in Valpacet et Magnate (^Th. 226). 



— i232 — 
Maniacus, Maniacum - fr. Mania - Maniago. 

981 - cortem que vocatur Maniacus cum triginta mansis, pa- 
riterque montem Maniacum (J. - Dg. 335); 1184 - Plebem de 
Maniaco (Dg. 98); 1191 - de Maniaco (B. v. 266 - B. IV) ; 1195 - 
D. Dictricus de Maniaco (Gapp. Vili, 267); 1214- Vezelo Hen- 
rici de Maniaco (Zahn - Urkundenbuch) ; 1279 - domum supra ca- 
strum Maniaci apud domum majorem ... et Brolium retro Ca- 
strum (Th. 193); 1294 - in Golvera prope Maniachum (Th. 113); 
1297 - in tabella Maniaci ad collum Gonradi et unum campum 
super villa Hercigli . . . Actum Maniaci in semiterio de Ponte 
(R. Barnaba, Vili, 149, 151 - 1300 - domum in castro Maniaci 
juxta portam (Th. 194), 1377 - Gastrum Maniaci cum turribus, 
sediminibus et Zirono ; item de palatio Patriarchali minato sive 
de territorio ubi erat (Th. 1358). 

Maniacus Livri (*) - fr. Mania livri - Maniago-Libero. 

1264 - Samuellus de Maniaco Livri (J.); 1295 - Jacobus f. q. 
Samuelli de Maniaco Livri (J.); 1300 - manso sito in Maniacho 
qui negatur per fìlios q. Sambuellis de ipso loco (Th. 53). 

Mansure - fr. Marsure d' Avian - Marsiire d' Aviano. 

1198 - Almerio de Mansure (J.). 

Manzaiium - Colli di Manzano. 

1288, 8 ottobre - decima montis Manzani qui est inter Man- 
zanum et Budrium (AB.). 

Manzanum, Men^anum , Menzanum - fr. Mauzan - Man- 
zano. 

1106 - Signum Hermanni de Manzano (R. 610); 1140 - Al- 
bertus de Manzano (Zahn, 189); 1145 - Hermannus de Manzan 
(id. 237); 1202 - apud Manzanum (AB.); 1214 - Actum apud 
Menganum in caminata Patriarchali (Zahn); 1230 -in roya de 
Manzano (Th. 62); 1234 - apud Menzanum (B. v. 361); 1249 - 
in campanea Menzani ultra aquam (J.); 1251 - quod Gastrum de 
Harperch apud Manzanum (J. - Archivio Frari); 1267 - Domina 
Irmingard de Manzano (M. Civitatensia) ; 1274 - Datum in Gastris 

(1) Livri in dialetto di Maniago significa ultimo; Messe livre, 
Messa ultima; Maniago livri, Maniago ultimo. 



- 1233 ~ 

apud Manzanuui (R. 768; 1292, 12 novembre - de uno molen- 
dino sito in roya de Manzano (Fr. NasuUi Not. M.). 

Maranum^ Marianuin, Maran, Meranum - fr. Maran e Ma- 
rian - Marano Lacunare e Mariano di Gradisca. 

586-607 - Synodus decera Episcoporuni in Marano (Ughelii, 
V, 1083); 762 - et casa nostra in Mariano (R. 339); 1031 - vil- 
lani de Mariano et villani de Carlinis (Capp. Vili, 169); 1130- 
et in Mariano (B. IV); 1136 - et quicquid Mariani in perpetuum 
possedit (Capp. Vili, 199); 1170 - Coraduin de Merano (B. IV); 
1184 - et villain etiani de Mariano et villani de Ghiarlins (B, v. 
138); 1190 -de plebe de Mariano (B. IV); 1202 - de Merlano 
et Fara semper fuit contentio (circa advocatiani) (B. v. 307); 
1208 - villani etiam de Mariano (B. v. 299); 1211 - S. Vitus de 
Mariano (B. IV); 1215 - Advocatia de Mariano (Maran) (J.); 1247- 
Plebs de Merlano in Arcliidiaconatu inferiori (B. v. 409); 1256, 7 
febb. - Venerus de Cagna de Mariano procurator Goniunis Mariani 
prò petendo de gratia non de jure regimen Consuluni in terra 
Mariani (AB. - B. v. 433); 1282 - quod dieta Villa Marani pieno 
jure spectat ad dictum Capitulum (B. v. 507) ; 1288, 9 febbraio - 
in terra Marani ante Ecclesiani S. Martini . . . antequani capta a 
Venetis fnisset (J. - AB.); 1288, 22 maggio - D. Articus de Ca- 
stello dicebat se liberasse (a Venetis) terram Marani (AB.); 
1290, 1 maggio -Plebs et Terra Marani (AB.); 1293 - doinus 
sita in Marano, cujus conflnis ab uno latere est Ecclesia S. Mar- 
tini de Marano (Tb. 241); 1294 - Investitio sex laboratorum de 
salinis Marani (Th. 675); de quadam Lama de Marano (id. 813); 
1296, 23 novembre - tcrritorium de supra S. Gervasium apud 
Maranum (Th. 805). 

Maranzaria - fr. Maranzanis - casali di Povolaro di Co- 
meglians. 

1300 - decimam mansi in Maranzaria (Th. 176). 

Marcadello. 

981 - Ecclesiam S. Marie que vocatur Marcadello (J.). 

Marciliana, Marcillana, Marcilgana, Martilgiana, Marzilana 
- Marciliana, Marzeliana di Monfalcone. 

1160-82 - plebem Marcilianain prò dimidio mancipo (R. 554); 
Tomo VI/, S(ric V. 158 



— 1234 — 

1211 - Gastaldio de Marciliana (J.); 1247 - Plebs de Marcillana 
ili ArchidiacoiiaUi interiori (B. v. -iO'J); 1275 > in villa Maici- 
liane (Th. 22); 1284 - ad editicauduin unum Gastrum apud Dui- 
nain juxla Marzilanam et S. Joannem in mari (Gron. Giuliano); 
1292, 12 maizo - unum mansum silum in Marcilgana nova (M. - 
Fr. Nasutti); 1293, 16 gennaio - unum molendinum situm in 
palude Marcilgana et Ires campos terre sitos in villa Marcilgana 
(M. - Fr. Nasutti); 1300 - mansum unum situm in Martilgiana 
veteri (Th. 158) -in villa Marciliana (Th. 227). 

Maregnana, Maremana, Marnigrana - fr. Marignane - Ma- 
rignana di Sesto al Règhena. 

1182 - Maregnanam (M. Sesto); 1218 - Feni de Marignana (M. 
Sesto - AB.); 1236 - Maremanam . . . et possessiones barcarole 
in villa de Maremana (M. Sesto); 1260 - in territorio de Mare- 
gnana (id.); 1298, 12 agosto - Marnigrana (AB.). 

Margareta (S.) de Gruagiio - fr. Sante Margarite di Grua- 
gnis - S. Margherita di Moruzzo. V. Gruagnnm. 

1247 - Redditus Plebis de S. Margareta XXV marchas (B. v. 
410); 1290, 1 maggio - Plebem S. Margarite de Gruagno (AB.); 
1292 -in Martignacho, Cerseto ri Torreano villis Plebis S. Mar- 
garite (Th. 94); 1303 - Dna Maytil filia q. D. Otossii de S. Mal- 
gareta (M. Civitatensia). 

Margarita (S.) apud Lisontium. 

1275 - villam S. Margarite apud Lisontium (Tii. 273). 

Maria (S.) Sclavonicfi - fr. Sante Marie di Sclaunicc - S. 
Maria Sclaunicco di Lestizza. 

1278, 11 gennaio - de villis . . . Sancte Marie Sclavonicli (AB.). 

Maria (S.) Longa - fr. Sante Marie la lunge - Santa Maria 
la Longa. 

1240 (circa) - in Sancta Maria (Rotolo Frangipane); 1277 - in 
villa S. Marie Longe (M. Gividale); 1278, 16 novembre - in 
Ronchis, Melereto et Plebe S. Marie (AB.). 

Maria (S.) de Monte - fr. Madòne de Mont - Castello del 
Monte Udinese. 



— 4235 — 

1175 -bona qiie apud Alzidam et S. Mariam de Monte (M.); 
1247 - S. Maria de Monte XIV marchas (B. v. 409); 1270 - juxta 
Ecclesiam S. Marie de Monte duos mansos (Th. 131). 

Marianum. V. Maranwn. 

Marìanum raons. V. Merianum, 

Marizza (S.) -fr. Sante Marizze- Santa Marizza di Varmo. 

1278, il gennaio - de villis Rivignani S. Marizze, Villerolte 
(AB.). 

Marsianum. V. Musiones Marsamim. 
Martiniacum, Martignacum, Martinatium, Martynacum - 
fr. Martignà - Martignacco. 

1166 - Enricus de Martiniaco (R. 592); 1186 - Albericus de 
Martignago (Collezione Frangipane); 1250 - Conradus de Marti- 
gaco (M. S. M. V. II, 287); 1270 - in villa Martiniaci in coUibus 
(Th. 131); 1274 - in Martynaco (M. Cella Cividale); 1280 - quin- 
que deciraales sitos in Martignacho (Th. 100); 1282 - Curia de 
Martigiaco super coUes (J. Savorgnano); 1292 - in Martignacho 
plebis S. Margarite (Th. 94); 1300 - in villa de Martignacho 
(Th. 92, 101). 

Martinus (S.) - S. Martino di Terzo. 
1139 -Villa de S. Martino (B. IV). 

Martinus (S.) - territorio di Cividale ? 

807 - et castaneduni unuui in loco qui dicitur Cella S. Mar- 
tini (J. copia). 

Martinus (S.) - fr. San Marlin di Codroip - San Martino di 
Rivolto. 

1254 - in villa de S. Martino fcudum q. 1). Henzii de Bel- 
grado (Th. 299, 430). 

Martinus (S.) juxta Valvasonuin - fr. S. Martin di Valvason 
- S. Martino al Tagliamento. 

1204 -in villa S. Martini (J.) ; 1268 - Coradus de Valvasono 
h.-ibebat unum mansum in villa S. ISIaitini (B. v. 465); 1299 - 
iu villa S. Martini juxta Wdhasonum (Th. 103;; 1300 - in S. 
Martino juxta V/alvasonum (Ih. 90). 



— 1236 — 

Masarbellh , Masarvelis, Marzamuellis - fr. Masaruelis - 
Masarolis di Torreano di Cividale. 

1294 -in villa de Masarbellis (Th. US); 1300 - in villa de 
Masarvelis (Th. 24); 1373, 3 giugno - in -villa de Mar/.amuellis 
(Th. 1285). 

Masarediim. 

1190 - et de Plebe de Masaredo (B. IV). 

Masculum. V. Muscolum. 

Matelius, Matelio - fr. Palis - Monte Palla al S. del Sernio 
all' 0. di Moggio. 

1084 - et de colle Matelio quicquid cadit versus Worianiim et 
Mullesiam et costa Dayn inter Worianum et Matelionem montes... 
apud coUem Matellionem duos mansos (J.). 

Mattiurlum, Matiuculum. 

762 - casas in Mattiurlo (R. 338) - in Matiuculo (Copia del 
secolo XI, Archivio Frari, Sesto). 

Maurus (S.) - San Mauro di S. Michele al Tagliaiuento. 

981 - plebem que vocatur Sanctus Maurus cum sex casalibus 
(J.); 1000 (circa) - S. Maurus {R. IL Script. XVl, 28); 1252 
(circa) - de S. Mauro (J. Rotolo di Sesto). 

Maurus (S.). V. Pagnachum. 

Mazanis - Mazzanins di Moruzzo. 

1238 - Antonius de Mazanis (M. Civitatensia). 

Mazolada - fr. Mazzolade - Mazzolada fra Concordia e 
S. Stino. 

1279, 1 settembre - unam presam nemoris jacentis in conlì- 
nibus de la Mazolada (AB.). 

Medana, Medanum, Modan - fr. Medan, Medane - Medana 
in Coglio. 

1200-1250 - viueam unam in monte de Medana que vertitur 
ad orientem, que i-cgitur per lluscit de Nevula (M. S. M. V. If, 



~ 1237 — 

229); 1270 - omnia buua de Billgiauis cum vinea de Medano 
(Perg. J.); 1296 - vinea siipra montem de Modan (M. S. M. V. 
11, 170). 

Medates, Medadis - S. Paolo di Morsane ? Fossalta di Por- 
togruaro ? Fossalta di Oderzo ? 

1190 - et curiam S. Pauli de Medates (B. IV); 1259 - Actum 
in villa Fossalte et castri dicti de Medadis (AB.); 1300 (circa) - 
de certis redditibus in Medadis (Th. 19). 

Medea - fr. mont di Migèe, Medèe - monte di Medea nel 
circolo di Corraons (*). 

1268 - apud montem Medeam (R. 754). 

(Continua.) 

(lì La leggenda pone in un antro del monte che s'erge a NE. 
del villaggio il sepolcro di Medea (Pirona, Dizionario). 



D !•: I. 
YALORE CLINICO DEL CARDIOGRAFO. 

LETTURA 
DEL DOTT. ACHILLE DE GIOVANNI 



Onorandi accademici. 

Grato a questo illustre Consesso per In cortese ospita- 
lità, e lieto (li trovarmi in quest' aula a ragionare di argo- 
menti scientilici, offro anzi tutto il tributo d'omaggio alla 
chiarezza del nome dei considenti. 

Io non vorrei, o Signori, che all' aspettazione Vostra 
non corrispondesse il tenue lavoro, che da qualche tempo 
vado coltivando. Il perchè sento il bisogno di raccoman- 
darmi alla Vostra benevolenza ed alla cortesia Vostra. 

Se rifletterete che l'argomento, intorno al quale mi ono- 
ro intrattenervi, non è famigliare ancora tra i medici, e ciie 
scrivendone prima d' ora ho potuto asserire con qualche 
compiacenza non essere stato preceduto da alcuno. Vi 
parrù in ogni modo non indegna affatto di Voi la mia pa- 
rola {'). 

(1) Dopo le ricerche di Marey (Du mouvement dans les fon," 
rtións de la vie 1868) trattaronoilcardiografo : Garrod (Journ. of 
Anatom. and Physiol. ISTI); Galabin [Guy' s Hóspit. Report XX, 
1875, e Virchow' s Jahresber. 1876); Tridon [Essais sur les sU 



— 1240 — 
. Il cardiografo di Marey ò un istrumento, che alla sua 
semplicitcì pare unisca altrettanta perfezione, se ci limitiamo 
a considerarlo teoricamente. E in realtà deve essere for- 
nito di pregi e di valore fisiologico, se la maggior parte ne 
fanno uso e gli si accorda la preferenza. 

Ciò nulla meno messi all' opera si incontrano delle dif- 
fìcoltù pratiche e sulle prime di tali, che scoraggerebbero il 
più diligente ed abituato osservatore. 

Queste difficoltà sono diverse: alcune sono inerenti al- 
l' individuo sul quale si opera, altre sono nell' osservatore, 
altre infine vengono dall' istrumento medesimo. 

Per quello che risguarda l'individuo paziente, dirò che 
ristrumento di Marey non può essere applicato su tutti in- 



gnes du dìagnostique de l'insuffisance mitrale. Paris, 1875); 
Roseìistein (in Handb. d. speciel. Pathol. u. Therap. v. Ziemssen, 
VI B., p. 16, 1876); Landois [Die graphische Untersiichg. ilb. d. 
Herzschlag, 1876) ; Traube (fra il 1872 e 1876. V. Gesamelte Bei- 
tràge filr Pathologie u. Physiol. Berlin, 1878); Otto and Haas (Die 
Herzstof scurve d. Menschen im normalen u. krankhaft. Zurtan- 
de-Vierteljahrscìir. f. d. prak. Heilk. B. 3, 1877); Roseìistein (Zur 
Theorie d. Herzstols und zur Deutung d. Cardiogrammen' s Deut. 
Archiv. f. Klin. med. 23 B. I Heft, 1878); Maurer (iib. Herzstos- 
scurven und Pulscurven Deut. Archiv. f. Clin. med. 24 B., IV 
Heft, 1879); A. T. Keyt (A contribution to the Cardio-sphegmo- 
graphyc hislory of aortic obstructive Lesiona. — The medicai Re- 
cord, n." 23, 1881). Tutti questi autori o intesero a scoprire il si- 
gnificato delle curve cardiografiche, o si studiarono farne l' applica- 
zione alle diagnosi delle malattie del cuore. Io invece mi proposi di 
studiare sulle linee cardiografiche, le modificazioni che possono darsi 
nel centro della circolazione non solo per le malattie del cuore, ma 
principalmente considerato il cuore nello stato normale influito dagli 
altri visceri (V. De Giovanni A.: Prime linee d'uno studio car- 
diografico volto a scopi clinici. — Rendiconti del r. Istituto lom- 
bardo di scienze e lettere 6 giugno 1878 e Annali universali di 
medicina, voi. 245, 1878). Gli' io conosca le ricerche cardiografìche 
allo scopo che mi proposi non vennero falte da altri prima di me. 



I 



— 1241 — 
distintamente, e non può nemmeno essere applicato sem- 
pre in qualunque posizione giaccia il paziente medesimo. 

Non su tutti indistintamente, perchè il bottone del car- 
diografo, dovendo essere opposto immediatamente sopra 
il punto del torace che è propulsato dall' apice del cuore. 
Assai sovente avviene che l'apice batta contro una costa, 
invece che contro uno spazio intercostale ; oppure che il 
cuore sia coperto da troppo alto e denso strato di parti 
molli che lo mascherano interamente, o quasi ; oppure per- 
chè, per ragioni anatomo-topografiche, il cuore non è pros- 
simo al parete toracico ; od inflne, perchè anche vicinissi- 
mo, è estremamente prostrata, o sottilissimamente trasmes- 
sa la sua azione meccanica sul bottone dell' istrumeuto. 

Queste difticoltà , come ognuno vede , sono tali che 
restringono oltremodo il campo d' azione del cardiografo. 
Non posso ammettere che questo s'abbia da applicare co- 
munque e che basti trovare un punto sul torace, dietro cui 
sentasi netta e distinta la pulsazione cardiaca ; perchè la 
linea, che rappresenta fedelmente ogni momento della rivo- 
luzione cardiaca in quei rapporti di tempo e di spazio che 
sono i più esatti, secondo la mia esperienza, non si ottiene 
che colla posizione dell' istrumento sull' apice del cuore ; 
perchè, in vero, è dall'apice del cuore che ci vengono fatti 
conoscere i movimenti del viscere^ e perchè sullo stesso 
apice del cuore si trasmettono gli effetti meccanici dell'azio- 
ne delle parti tutte costituenti il centro cardiaco. 

Tutti gli osservatori fin qui hanno tenuto questa nor- 
ma : qualcuno ha pure utilizzato la curva ottenuta colla 
posizione del cardiografo in altre regioni, dove si sa teori- 
camente, o si vede esercitarsi l'azione meccanica di un'al- 
tra parte del viscere; ma il cardiogramma non è facilmen- 
te decifrabile e sopra tutto mi pare non abbia quella, di- 
rei quasi, armonia nelle sue parti, che rappresenta con 
fedeltà il fenomeno fisiologico della rivoluzione cardiaca. 

ionia VIIj Serie V. 159 



— ^242 — 

Per questo si deve ritenere, elie il cardiografo di Marey 
sfortunatamente non può applicarsi che su persone, nelle 
quali l'apice del cuore balte in uno spazio intercostale con 
forza sufficiente per agitare l' aria racchiusa nell' istru- 
mento. 

Data questa condizione indispensabile^ incontriamo 
un'altra difflcoltà quando il cardiogramma non riesce per- 
fetto, se il paziente — come spesso avviene nella clinica e 
come può richiedersi dalla natura dell'osservazione — de- 
ve rimanere in letto e sopra tutto coricato. 

Mi avvenne che individui, sui quali il cardiografo può 
somministrarci la linea grafica completa ed esatta se in po- 
sizione eretta, non sono più adatti egualmente per conti- 
nuare l'osservazione, se si ricliiede che rimangano seduti o 
supini. 

Si vede che l'atteggiamento solo del tronco, non che 
quello di tutto il corpo , sono sufficienti per alterare i 
rapporti di contiguità e di contatto del cuore colla parete 
toracica. Anche rimanendo la persona in posizione eretta, 
solo che per stanchezza, o per inavvertenza non tenga le 
musculature del tronco e degli arti in un perfetto equili- 
brio, necessita un cambiamento nell'andamento della linea. 

Riflettendo a tutte queste circostanze si vede facilmente 
che sono inevitabili. — Ogni volta che la persona passa da 
una posizione all'altra si modificano, come dissi, i rapporti 
topografici, e questo avviene in una misura maggiore o mi- 
nore a seconda dei casi. — Ma anche ogni volta che il pa- l|H 
ziente, rimanendo in posizione eretta, non fa che togliersi 
da quello stato di equilibrio muscolare, in cui a bella pri- 
ma s' era messo, cangia il metodo dell' equilibrio perso- 
nale ; alcuni muscoli del torace o del tronco, facendosi più 
contratti o rilassandosi, modificano la pressione dell'aria 
contenuta nel cardiografo, modificano le distanze degli spa- 
zi intercostali, quindi per due evidentissime ragioni il car- 



— 1243 — 
diogramma si altera ; e non solo si altera, ma si porta so- 
pra un piano o più alto o più basso di quello in cui prima 
andava ripetendosi ad ogni sistole del cuore. 

Nei singoli individui questi fatti si pronunciano con 
maggiore o minore risalto ; il perchè giova avvertire, che 
il paziente che si ritiene adatto per le applicazioni cardio- 
grafiche deve essere possibilmente mantenuto nella mede- 
sima posizione in modo inalterabile per tutto il tempo del- 
l' osservazione ; — che quando debbe servire per rifare la 
stessa osservazione fa mestieri riprenda la identica posi- 
zione di prima. 

Venendo a far cenno d' altre difficoltà dipendenti dal- 
l' individuo sottoposto all'esame, vorrei dire che sono di 
tal genere da ricordarmi quelle che s'incontrano quando 
si vuole fare uso di apparecchi magnetici. Tutto vale a 
disorientare 1' ago instabile ; — e nell' uomo tutto impres- 
siona il cuore. Come è naturale, ciò tanto più facilmente 
avviene, quanto maggiore sensibilità ed erettismo abbia la 
persona sottoposta all'esperimento. 

Quando io non era edotto di queste eventuali pertur- 
bazioni del cardiogramma, diffidava di riuscire ad un qual- 
che risultato pratico. In seguito accortomi delle cause che 
producevanle, ad ogni osservazione che intraprendeva mi 
agguerriva dalle preaccenuate pertui-bazioni, oppure a vo- 
lontà le procurava a seconda dello scopo propostomi. |Nel 
lavoro mio già ricordato si trovano alcuni fatti interes- 
santi, dei quali slimo sia per esservi gradita la presenta- 
zione di questi, che stanno sulla tavola che offro e che non 
ho potuto, cosi come stanno, stampare insieme col mio 
lavoro. 

Come si vede dai recati esempi, occorre che la persona 
che si sottomette all'esame cardiografico non sia colpita da 
veruna impressione incòpcttata dal mondo esterno e riman- 



_ 1244 — 
ga eziandio in (jiieUo stato che comunemente ci accordia- 
mo denominare inerzia cerebrale. 

Ed ora passiamo a conoscere le principali difficollù, 
che dipendono dall' istrumento. 

Porre il bottone, o la palottola del cardiografo a ri- 
dosso dell' apice del cuore si fa presto ; non cosi è quando 
si voglia, com' è necessario, tenervelo per bene applica- 
to. — A ciò il cardiografo è munito d'una cinghia elastica, 
colla quale viene assicurato in posto. Ma questo mezzo 
non giova sempre. 

Bisogna sapere che in molti casi non basta incontrare 
l'apice col bottone deiristrumento ; bisogna che l' incontro 
si faccia in una direzione che sia la più opportuna perchè 
ogni movimento dell' apice venga interamente trasmesso 
all'aria dell' istrumento. 

Siccome alcuni movimenti, che si vogliono dall'apice car- 
diaco tradurre nel corpo di aria racchiusa nel cardiografo, 
vengono seguendo la direzione dell'asse longitudinale del 
cuore, ed altri in direzione perpendicolare, o quasi, al pia- 
no su cui riposa il cardiografo; cosi le difficoltà che s'in- 
contrano spesse volle consistono nel non esercitare l' istru- 
mento quel dato grado di pressione sul torace ed in quella 
data direzione, che favorisce più che è possibile il concen- 
tramento con quella dei movimenti del viscere sul bottone 
dell' istrumento. 

Per ovviare a queste difficoltà, alla cinghia, che porta 
Tistrumento^ io ne ho aggiunto altre destinate non solo a 
tenere in posto l'istrumento, ma a farlo inclinare verso quei 
lato, o in su, od in giù, come meglio torna allo scopo. 

Qualche volta fui costretto tenere applicato il cardio- 
grafo colle mani collocandomi presso il paziente nella posi- 
zione più opportuna, per impedire la stanchezza o qualiin- 
tiuc altro movimento sia della mano che della mia perso- 



— 1245 — 
iiii, — Ma cosi non può farsi clic per osservazioni di breve 
durata. 

Le difficoltà, che nascono da parte dell'operatore, sono 
le meno gravi, perchè diminuiscono e mano mano scompa- 
jono coir abitudine e coli' esperienza sempre maggiori in 
questo genere di osservazioni. 

Le impressioni, che si provano nel considerare le linee 
cardiografiche d'una prima osservazione, generano alquanta 
diffidenza ; ma poi ripetendo le prove e facendo l' abitudine 
neir afferrare tutte le più minute circostanze, che accom- 
gnano l'esperienza, si comprende il significato dell'insieme 
e delle parti che costituiscono il cardiogramma. 

Tra le circostanze, che lo influenzano costantemente, va 
ricordata la respirazione; ma se si ha l'avvertenza di ope- 
rare in modo che l'apparecchio non scriva soltanto la linea 
della rivoluzione cardiaca, ma quella pure della respira- 
zione, ci avvertiremo a distinguere in una serie di cardio- 
grammi quelli che coincidono con un momento e quelli 
che con un altro momento della respirazione. 

Dalle cose esposte risulta, che il cardiografo non può 
considerarsi come un islrumento clinico propriamente detto, 
da somigliarsi a qualche altro applicabile sopra ogni indi- 
viduo ed in ogni momento ; può invece tenersi in conto di 
un sussidio fisiologico in determinate circostanze opportu- 
nissimo per informarci di alcune condizioni inerenti al 
centro della circolazione. 

Esposte così le difficoltà, che si oppongono alluso esleso 
e costante del cardiografo, nasce quasi spontanea la do- 
manda : e dunque a che cosa servirà questo strumento ? 

Nel precedente mio lavoro sull' argomento pronunciai 
un parere che riassumerò brevemente cosi: — Il cardio- 
grafo non può contribuire con indizi positivi e sicuri alla 
diagnosi d' ogni vizio cardiaco, mentre informa esatta- 



— i246 — 
VK'nle in ofjni momcnlo della rivoluzione cardiaca e sulle 
variazioni delle pressioni interne ai grandi vasi. — Per 
questo è un prezioso istrumeiito, perchè nel cardiogramma 
che somministra leggiamo le variazioni dei stiddetli movi- 
menti fisiologici non subordinati a vizio od a malattia di 
cuore, sibbene ad influenze che sulla funzione del centro 
circolatorio si esercitano da altri organi ed apparati se- 
condo la legge delle circolazioni funzionali. 

Da queste idee non mi rimossero ancora né fatti nuovi, 
né teorie ; però con crescente fiducia io ricerco il sussidio 
del cardiogramma in alcune circostanze, e mi dolgo che per 
le surricordate difficoltà non ne sia possibile 1' applicazione 
ogni volta lo richiederebbe l' interesse clinico. 

Se mediante il cardiografo noi potessimo avere una 
traccia della rivoluzione cardiaca modificata ne' suoi mo- 
vimenti, come teoricamente parrebbe esigere il vizio car- 
diaco, nella traccia medesima avremmo un indizio dia- 
gnostico sicuro. 

Pare che questa idea abbia indotto altri ad applicare il 
cardiografo alle malattie del cuore più specialmente ; ma 
presto s'accorsero che, qualunque sia il vizio strumentale, 
l'islrumeuto porgeva delle traceie che, più che alla condi- 
zione autorao-patologica del viscere, si riferisce alla fun- fl 
zionalità del centro circolatorio. 

Così dato un vizio di cuore, Voi potete avere un car- 
diogramma col quale potrete fare delle congetture sul tem- 
po d' azione dell'auricole, sulla sistole ventricolare, sulle 
pressioni inlra-arteriose, sulla regolarità od irregolarità 
del ritmo, sulla prevalenza di uno o di un altro fatto (isio- 
logico ; ma se Vi arrischiate a concludere, dunque deve 
trattarsi piuttosto di questa che di quella forma morbosa, 
siete poi smentiti dall' esame plessico e stetoscopico. 

Conoscendo la varietà del tipo de! cardiogramma, che 






— 1247 — 
si ottiene sulla persona sana e riflettendo alle ragioni spe- 
ciali che in ogni individuo intervengono per imprimere allo 
stesso quasi una fisonomia individuale, si converrà che per 
quel tanto che ogni vizio cardiaco concorre nel modificare 
la traccia cardiografica è alla sua volta modificato dal ca- 
rattere o meglio dall' atteggiamento primitivo individuale. 

Lo stesso individuo vi può offrire curve cardiografiche 
differentissime a seconda dei momenti in cui viene esami- 
nato : le impressioni morali, la corsa, il lavoro cerebrale, 
lo slato di vacuità o di replezione dello stomaco ecc., sono 
tante circostanze fisiologiche sufficienti ad imprimere alla 
curva medesima delle movenze che si direbbero patolo- 
giche. 

Valutare tutti questi cambiamenti del cardiogramma 
durante l'azione, p. es., d' un medicamento o di qualche 
altro fatto fisiologico, è scopo delle ricerche cardiografiche. 
In questo il metodo della indagine è come qualche altro 
prezioso. Esso porta a delle convinzioni ed anche a sco- 
perte di fatti che altrimenti non si saprebbero apprezzare. 

Secondo questi dati, voi vedete che mediante il cardio- 
grafo possiamo informarci intorno ad alcuni fatti, che al- 
trimenti non potremmo conoscere con altrettanta sicurez- 
za : e questi fatti sono inerenti alla pressione ne' vasi mag- 
giori ; la quale pressione nello stesso individuo può essere 
ora maggiore, ora minore e prevalentemente positiva, o pre- 
valentemente negativa. Possiamo inoltre conoscere che cosa 
succede della circolazione intracardiaca nel momento in 
cui tace ogni altro fenomeno fisico, per cui clinicamente si 
misura l' istante sistolito e l' istante diastolico. 

Non è dunque allo scopo di diagnosi delle malattie car- 
diache che noi dobbiamo ricorrere alla applicazione del 
cardiografo, bensì allo intento di studiare speciali momenti 
fisio-patologici della rivoluzione cardiaca, tanto nelle ma- 
lattie del cuore, quanto in altre differentissime malattie. 



— 4248 — 

Alle prime corrispondono speciali tipi di cardiogram- 
mi, tult' al più si può dire che fra tutti si distinguono 
quelli che vengono dati da individui con ipertroOa e sovra- 
eccitamento di cuore. Ma chi vorrà sentire il bisogno di 
ricorrere a ricerche strumentali per constatare questo fatto 
clinico di tanto facile conoscenza ? 

Posso assicurare che le malattie cardiache dello stesso 
nome sono rappresentate da cardiogrammi differentissimi. 

La qual cosa non deve maravigliare, perchè oltre le 
ragioni che ho sopraccennato, altre potentissime occorrono, 
quali : la grande differenza che passa tra le circostanze 
anatomiche, che sogliono produrre le stenosi e le insuflì- 
cienze semplici o combinate, la persistenza della endocar- 
dite neir atto dell' esame, la quantità e modalità dei com- 
pensi , lo stato della innervazione, le complicazioni dei 
vizi valvolari colle alterazioni delle arterie, la incipiente o 
mancante trasformazione grassosa del miocardio, la faci- 
lità con cui si manifestano i fenomeni riflessi sul centro 
della circolazione. 

Tutto calcolato, nessuno per altro vorrà togliere al car- 
diogramma il suo valore. — Allorché sullo stesso paziente 
si osserva il contegno dei sintomi generali e locali e con- 
temporaneamente si ripetono le osservazioni cardiografi- 
che, si rimane sorpresi al vedere che sempre si ritrae quel 
tipo che appartiene all' individuo e che colle lievi o più 
sensibili moditìcazioni seconda 1' andamento dei sintomi e 
1' azione dei medicamenti. 

Vi presento il cardiogramma di un caso interessan- 
tissimo, in cui feci la diagnosi di stenosi ed insufficienza 
mitrale e sospettai una lesione congenita, senza sapere de- 
terminare in che consistesse. La necroscopia confermò la 
diagnosi e trovammo, oltre 1' accennata viziatura orica e 
valvolare, anche una deformità della valvola tricuspidale, 
che die ragione di alcune singolarità sintomatiche. Ma non 



— 1249 — 

è su ciò che debbo intrattenerVi, bensì sopra le varianti 
della curva cardiografica coincidenti con diverse condizio- 
ni gastriche. 

È questo un fatto delia maggiore importanza, che ebbi 
luogo di constatare assai prima d' ora quando stava facen- 
do i miei primi studi cardiografici, e fu dietro queste trac- 
cie, che prima ancora che Potain scrivesse delle alterazio- 
ni funzionali del cuore durante affezioni addominali, io 
aveva prove evidenti per sostenere, che non solo quando 
sono in corso malattie stomacali od epatiche, ma sempre 
anche nelT uomo sano il cuore modifica 1' azione sua dopo 
i pasti, e si modificano di conseguenza i fatti relativi alla 
distribuzione sanguigna. Egli è pur troppo a dolersi che 
non sempre si faccia ragione delle cose nostre. 

Io non intendo addentrarmi nella analisi delle curve ; 
ini basta che apprezziate di queste le modificazioni, perchè 
se da un lato ho dovuto spogliare il cardiografo del merito 
di concorrere alla diagnosi, dall' altra intendo onorarlo 
quale mezzo che coadjuva potentemente a mettere in ri- 
lievo certi intimi fenomeni della circolazione ; che in pato- 
logia clinica non sempre si possono apprezzare, ma devono 
quind' innanzi ammettersi e con essi piìi razionalmente 
condurre le nostre conclusioni sulle vicende dei morbi. 

Pur troppo è vero, il nostro strumento non può sem- 
pre essere utilizzato ; ma facciamo delle osservazioni sui 
casi opportuni ; sieno sempre dirette queste osservazioni 
agli stessi scopi ; si facciano delle induzioni pratiche ; av- 
verrà allora che, anche quando il cardiografo non può ap- 
plicarsi, noi sapremo egualmente argomentare sulle condi- 
zioni idrauliche, perchè avremo stabilito come in quei dati 
casi morbosi, esistendo quelle parvenze sintomatiche, suo- 
le comportarsi i! cuore e modificarsi la idraulica ge- 
nerale. 

Io ho potuto così formarmi alcune convinzioni, dalle 
Toiho VII, Sene V. liJO 



— 1250 — 
quali traggo confoi li non lievi, sia nella diagnosi, sia nella 
cura delle malattie in generale. 

Tra i casi, che ho potuto studiare quest'anno, novero 
pure la nefrite interstiziale e la endoarlerite con altera- 
zioni diffuse anche al cuore. 

Quanto alla prima. Voi ben sapete come sia facile rin- 
venire la ipertrofla del cuore, massime ad uno stadio in- 
noltrato della malattia ; e ricorderete che, a spiegare que- 
sta concomitanza morbosa, vennero emesse diverse ipotesi 
da Bright, da Traube, da Gull e Sutton, e più recentemente 
da Debove et Lelulle de Guyot. Ebbene, il cardiografo in 
questo presta ulteriori argomenti alla opinione di quelli, i 
quali pensano che tanto la nefrite quanto la complicanza 
cardiaca dipendano entrambe da una dialesi fibrosa, che 
sopra tutto si manifesta nelle alterazioni delle piccole arte- 
rie. Però nel cuore non avverrebbe già solo in causa di 
lavoro per 1' aumentata pressione intra-arteriosa cresciuta 
sotto r influenza della malattia renale, ma sarebbe l'effetto 
di una alterazione delle artericole proprie del miocardio, 
per cui avrebbe luogo una sclerosi cardiaca come una 
sclerosi renale. 

II cardiografo, dissi, viene in appoggio a queste vedu- 
te, ci disvela una straordinaria irregolarità nella rivolu- 
zione cardiaca, tanto da capacitarsi che non solo il cuore 
sia sottoposto ad insolito sovraecitamento ; ma che nelle 
singole sue parti siasi sostituito il disordine, sia tolta la 
proporzione e 1' armonica successione dei momenti che 
compongono l' intera rivoluzione cardiaca. 

Che se a tutto questo aggiungiamo, che tale risultato 
coincideva con particolari sensazioni moleste alla regione 
del cuore accusate dal paziente, olire il cardiopalmo, tro- 
verete di dovere meco convincervi, che qui non trattavasi 
di una semplice ipertrofia ma di uno stato direi quasi flogi- 
stico del miocardio, che armonizzerebbe col concetto pre- 



— 1251 _ 
dominante intorno alla patogenesi della ipertrofia cardiaca, 
e elle tutto questo mi venne rivelato dal cardiografo con 
un indizio abbastanza rassicurante. 

Tale reperto mi condusse conseguentemente ad isti- 
tuire de'confronti fra i differenti casi di nefrite interstiziale, 
e tenendo a calcolo specialmente quello che si riferisce alla 
funzione del cuore, io voglio distinguere quelli in cui que- 
st' organo è in preda al processo ipertrofico semplice, da 
quelli in cui questo processo è più chiaramente infiamma- 
torio. L'utilità di una tale distinzione, secondo me, riguarda 
la cura e il pronostico. 

Venendo ora al caso di ateroma, non Vi farò lunga nar- 
razione di sintomi, vi dirò soltanto che in questo amma- 
lato, il quale per i sintomi che presentava pareva forse 
vicino air estremo pericolo, el)l)i in tre ti mpi differenti tre 
cardiogrammi preziosissimi : a) perchè ci dimostrò quan- 
f è direi quasi sincopata la rivoluzione cardiaca nell'epoca 
dello maggior gravezza, quando campeggiavano i sintomi 
dell' asistolia ; 0) perchè ci fa conoscere quella speciale al- 
terazione del ritmo cardiaco che corrisponde a quel segno 
acustico che si esprime col lic-lic-tic-lic, vale a dire, a quat- 
tro toni rapidamente succedentisi, a cui non corrisponde 
che una sola pulsazione alla radiale ; e) perchè bene con- 
siderando queste curve, oltre il fatto della aritmia, si scor- 
ge una certa regolarità nel fatto anomalo stesso, il quale 
ha molte ragioni per sostenere che dipende dalla assincro- 
na attività dei due ventricoli del cuore. 

Vive tuttoia, sebbene assopita, una questione intorno 
ai movimenti del cuore. Taluno sostenne la tesi sull' atti- 
vità della diastole ; ed io che, un giorno dopo alcune os- 
servazioni fatte sui cani, ho avuto delle impressioni che 
mi resero meno reciso nel negarla, devo confessare che, 
ripetendo T esame (l(>lle curvo cardiogratiche, mi si i-ipre- 
sentò la tesi cosi spontaneciiiieiile ed insistentemente che 



— 1252 — 
ho dovuto propormi di dedicarvi quidclic altra osserva- 
zione e, se potrò, qualche esperienza cardiografica. Potrei 
sin d' ora anticipare l'argomento, che vennero offerendomi 
le curve le tante volte esaminate, per vieppiù convincervi 
del valore clinico dell'apparecchio ; ma non debbo abusare 
della Vostra cortesia della quale Vi rendo sentite grazie (*). 

(1) NB. La lettura venne illustrata colla presentazione di 7 ta- 
vole portanti ciascuna parecchie curve cardiografiche. 



I 



ALCUNI TEOREMI SULLE QUADRIGHE 



ANALOGHI 



A QUELLO DI PASCAL NELLE CONICHE, 

DEL 

PROFESSORE G. A. BORDIGA 



^ . Per ottenere in geometria dello spazio un teorema 
analogo a quello di Pascal in geometria piana, si cerchi 
nella geometria piana un teorema del quale quello di Pascal 
sia un caso particolare; e poi si cerchi di questo teorema 
generale nel piano 1' analogo nello spazio e da questo si 
discenda al caso particolare. 

« Se un poligono di 2n lati è inscritto in una conica, 
» gli n{n — 2) punti in cui ciascun lato impari taglia i 
» lati pari non consecutivi, staranno sopra una curva di 
» grado n — 2 . » 

Per il caso di n=z^ questo teorema conduce a quello 
di Pascal. 

Siano infatti «^=0, «2=0, a^z=0, «4=0, a^=0, 
ag=0 le equazioni dei lati di un esagono. Sarà 

a, . a. . a- — A . a^ . «4 • «^ = , 

l'equazione di un sistema di curve di 3.° grado che passa- 
no per (rt, , a^) {a. , a,) («3 , a^) {a^ , UrJ («5 , flg) («e > «i) 
e per («^ , «,,) («^ , «•,) {f'3 , «>;)• Se i primi sei punti sono 
su una conica G , la curva del sistema deteiminato colla 



— I2r4 — 

condizione dio passi per un settimo punto della conica sarìi 
a^ . a. . a- - X' a^ . a^ . a^=: C . l essendo / una retta. 

E ciò perchè una curva di 3.° ordine non può avere 
che 6 punti comuni con una di 2." ; e quindi in questo ca- 
so essa non è una curva propria di 3." grado, ma il siste- 
ma di una conica e di una retta / , la quale dovrà conte- 
nere i tre punti {a^ , a^) {a„^ , o-) («,; , «,) . 

Dunque : 

« Quando 6 dei 9 punti di intersezione di due curve di 
» 3.° ordine sono su una conica, gli altri tre sono in linea 
» retta. » 

2. Nello spazio questo teorema ha per analogo il se- 
guente : 

« Se nella intersezione di due superficie di 3.° ordine, 
» si ha una curva di 6.° ordine posta su una superficie di 
» 2." grado, la curva che completa T intersezione è piana. » 

Infatti sieno A ed A' le due superfìcie del 3.° ordine; 
si taglino con un piano qualsiasi P . Su questo si avranno 
due curve p e p' di 3.° ordine; dei 9 punti, intersezioni 
di queste, 6 saranno sopra una conica, intersezione col 
piano della quadrica che contiene la curva di 6." ordine; 
gli altri 3 saranno adunque, per il teorema antecedente, 
su una retta. 

Se per questa retta si conduce un piano che passi per 
un punto qualsiasi della cuhica che completa colla cuiva 
del C.° ordine l'intersezione di A con A' , questo piano in- 
contrerà in 4 punti la curva del 3.° ordine, vale a dire la 
dovrà contenere tutta. Questa curva è dunque piana. 

3. Da questo teorema si ottengono come casi particola-^ 
ri i seguenti : 

V Se si considera un esaedro coi) sei spigoli conseculi- 



— 1255 — 
I) vi su una superficie di 2." ordine, le tre rei te d' interse- 
» zione dei piani opposti sono in uno stesso piano. » 

Infatti, se diconsi 1 , 2, 3, 4, 5, 6 i sei vertici consecu- 
tivi, le sei rette che congiungono consecutivamente questi 
vertici, formano un sistema di G.° ordine descritto su una 
superficie di 2." grado ; e che può considerarsi come una 
parte dell' intersezione di due superficie di 3.° ordine, cioè 
dei due triedri forniti, l'uno dai tre piani 1.2.3, 3.4.5, 
5.6.1, e l'altro dagli altri 3 piani 2.3.4 , 4.5.6 , 6.1.2 . 
Dunque le tre altre rette, che formano la curva del 3.° or- 
dine che completa l' intersezione di queste due superfìcie 
di 3.° ordine, cioè le rette determinate dai piani 

(1.2.3) , (4.5.6) ; (3.4.5) , (6.1 .2) ; (5.6.1) , (2.3.4) , 

ossia le tre rette d intersezione dei piani opposti dell'esae- 
dro, presi due a due, sono in uno stesso piano. 

È evidente che la sezione piana di questa figura dà 1' e- 
sagono di Pascal. 

4. Colla considerazione delle rette immaginarie il teore- 
ma precedente si può estendere a tutte le superfìcie di 
2." ordine. Anche indipendentemente da quella considera- 
zione si può giungere a un teorema generale. 

L' esagramma sghembo costruito su una quadrica può 
anche considerarsi generato così: siano due punti fissi 
Ci (it'i , Vi , ■z^ , ti) e Ca {x^ y^ z^ t^), e siano P— -0 e Q==0 
due piani fissi sui quali siano ordinatamente fissati i due 
punti A e B . La retta AB sia determinata dai piani 
a,=:0 e /? = (). Un fascio di piani passanti per essa sarà 
dato dalla 

a + A/S — . 

Un piano passante per C^ e per T intersezione di P col 
fascio a -t- A/S = , è dato dalla 

P + ft (<^ H- A/?) =z , 



— ^256 — 
e fjL sì determina colla condizione che il piano di questo 
fascio passi per C. 

Se Pj , c'< , /Sj sono i valori rispettivamente di P , a , /S 
quando nelle loro equazioni si sostituissero alle coordinate 
variabili, quelle del punto C^ avremo 

P, +//{«, +A/5J = 0, 
da cui 

U = ;- . 

Dunque uno dei piani generatori della quadrica è 

P (ct^ + A/S,) — PJa + A/S) — , 

L' altro, che gli coi'risponde omograficamente, è • 

Q {a, + A/SJ — Q, («+A/5) = ; 

nella quale ct^ 0^ Q, sono costanti analoghe alle as, /5( P, 
e relative al punto C, . 
Eliminando A si ha 

che è r equazione della quadrica. Essa è verificata dalle si- 
multanee ipotesi di P=0 e Q = 0. Dunque la quadrica 
contiene la retta (P,Q) e contiene le altre quattro 

{Va,~V,ct) (P,/5-P/5j 

Queste cinque rette e la retta variabile generatrice del- 
la quadrica determinano T esagramma sghembo di cui si è 
parlato più sopra. 

5. Il teorema più sopra enunciato su questo esagram- 
ma può anche considerarsi come una proprietà generale del 
sistema di una conica e di un triangolo arbitrariamente 



— 1257 — 
posto nel suo piano. Per ottenerlo basta sostituire alle sei 
rette consecutive che si possono considerare come tre co- 
niche evanescenti, tre coniche qualsiansi. Esso si può enun- 
ciare cosi : 

Se si considera una superficie di 2." ordine ed un trie- 
dro qualunque, ciascuno degli spigoli del triedro è nel pia- 
no della seconda conica intersezione dei due coni che han- 
no per prima conica comune la sezione fatta dalla superli- 
cie di 2.° grado sulla faccia del triedro opposta allo spigolo 
considerato, e che passa ciascuno per una delle coniche 
di intersezione delle due altre faccie del triedro colla su- 
perficie medesima. 

Si può infatti considerare il sistema del cono che passa 
per due coniche, e del piano che contiene la terza, come 
una superficie di 3." ordine. Due di questi sistemi hanno 
nelle loro intersezioni una curva di 6." ordine tracciata su 
una superficie di 2°, ed è il sistema delle tre coniche, sulle 
facce del triedro. Dunque il resto della loro intersezione è 
una curva piana del 3.° ordine; vale a dire, la seconda co- 
nica d' intersezione dei due coni ò in uno stesso piano col- 
la intersezione delle due facce del triedro considerate. 

Questo teorema può essere dimostrato analiticamente 
come caso particolare del seguente : 

Se vi è una curva piana comune a tre quadriche, ogni 
coppia di queste deve avere un' altra curva piana comune, 
e i tre piani di queste ultime curve comuni passano per una 
stessa retta. 

Infatti siano U , U H- LAI , U + LN le tre quadriche, 
L essendo il piano della curva comune. Le due ultime han- 
no evidentemente per loro mutua intersezione le due sezio- 
ni piane fatte da 

L ed M-N . 

Nel nostro caso particolare le tre quadriche sono : la 
Tomo VII, Serie V. 10 1 



— 1258 — 
superfìcie che determina le tre coniche sulle facce del trie- 
dro, ed i due coni che passano rispettivamente per due di 
queste coniche ed hanno la terza comune. Le considera- 
zioni analitiche precedenti debho air amico prof. Cassani. 

6. Infine il teorema di Pascal può ancora essere consi- 
derato come una relazione tra 6 punti presi su una conica, 
e il nostro secondo teorema dà analogamente una relazio- 
ne tra dieci condizioni equivalenti a dieci punti presi a caso 
su una superiicic di 2." ordine, vale a dire uno di più che 
non occorra a determinare la superfìcie. 

Se si considerano infatti su una superfìcie di 2.° ordine 
due coniche, che valgono otto condizioni, e due punti, e si 
dicono a e /S i piani di queste due coniche e y un 3." 
piano che ruota intorno alla retta dei due punti, per cia- 
scuna posizione di quest' ultimo, la sua intersezione col 
piano egualmente ruotante y della seconda conica d" in- 
tersezione di due coni defìniti come precedentemente è nel 
piano fìsso (2 ; poiché questi tre piani y ly -,(2 si taglia- 
no secondo una medesima retta. Questa retta passa costan- 
temente per il punto fìsso intersezione del piano (2 e della 
retta attorno alla quale ruota y ; dunque essa descrive 
questo piano fìsso (3 ruotando attorno a questo punto fisso. 

7. Non sarà fuori di proposito ricordare che dal teore- 
ma di Pascal, enunciato così : « I lati di un triangolo inter- 
» secano una conica in sei punti che giacciono, due a due, 
» su tre rette, le quali intersecano i lati opposti del triangolo 
» in tre punti che si trovano su una linea retta. » Chasles 
ha dedotto il seguente, come analogo teorema per lo spa- 
zio a tre dimensioni : « I lati di un tetraedro intersecano 
» una quadrica in dodici punti, per i quali si possono con- 
» durre quattro piani, ognuno dei quaU contiene tre punti 
» che giacciono sugli spigoli passanti attraverso lo stesso 



— 1259 — 

» angolo del tetraedro; quindi le rette, intersezioni di ognii- 
ì) no di tali piani colla faccia opposta del tetraedro, sono 
» generatrici dello stesso sistema, di un iperboloide. » 

Infatti, siano x , y ^ z , w le facce del tetraedro e la 
quadrica 

2;"-+»/+;.'-+«;^-( /•+ -^,)2/;:;-(y 4- ^-^xz- (^h 4- j^ xy- 

i quattro piani saranno 

X = liy -h gz -i- Iw 
y zrr hx -i- fz -+- mw 
z = gx -h fy -{- nw 
tv =r= Ix H- my + nz . 

Le loro intersezioni coi piani x , y , z ^ tv sono ri- 
spettivamente un sistema di rette generatrici dello stesso 
iperboloide. 



PIETRO SELVATICO 

NELLA ARCHITETTURA 

MEMORIA 
DEL M. E. GIOVANNI CITTADELLA 



I. 



Sarebbe temerità non degna di perdono la mia, se pro- 
fano quale io so d' essere nel difficile magistero delle arti 
belle prendessi a parlare di Pietro Selvatico senza la giu- 
stificazione d' una quasi sessantenne non mai interrotta 
amicizia, che a lui mi legava. Guardai con gratitudine 
sincera al gentile invito che me ne venne da questa spet- 
tabile Presidenza, e lo tenni perchè sentivalo un debito. 
Tardi lo soddisfo, gli è vero, ma non è mia la colpa. Fu- 
nestissinia sventura domestica inceppavami a lungo la pa- 
rola e il pensiero. Frattanto valenti e concisi scrittori ne 
ritrassero i meriti splendidamente : il mio non è pennello 
per lumeggiarli con tanta vivezza, e solamente gli accen- 
nerà come in una sfumatura, in una penombra. Che mon- 
ta ? Lo scapito sarà tutto mio: il nome dell' amico basterà 
esso solo per dare luce alle tinte, ed io avrò fatto quanto 
la coscienza mi detta. 

Bensì stato io con lui quanto lunga gli durava la vita, 
ora quasi ingannando affettuosamente me stesso, mi sento 



— 1202 — 
Irallo in qiicslo ricordo do'prcgi suoi a soffermarmi seco al- 
cun poco. Ma perchè questo tributo della mia vecchiezza a 
tant'uomo non trascorra ad abuso del tempo vostro e della 
vostra pazienza, oggi drizzerò l'occhio ai soli sommi ver- 
tici dov' egli spinse T acuto e infaticabile sguardo della sua 
dottrina e della sua critica nelle investigazioni architetto- 
niche, affidando dappoi a questa ciiiarissima Presidenza 
anche il rimanente del mio lavoro intorno agli scritti del 
Selvatico. 

La storia e la critica delle arti belle furono il campo 
vastissimo, in cui l' illustre mio concittadino siffattamente 
con sicuro piede spaziò, come forse non avvenne (e spero 
di provarlo) come forse non avvenne ad alcun altro scrit- 
tore, che abbia fatto segno de' suoi studii il bello visibile. 
E questa preminenza perchè ? Perchè guidato da sapiente 
maestro, dal professore Menin, volse ancora giovane il 
forte intelletto, la imaginazione svegliata^ la sconfinata me- 
moria agli esercizii della istruzione letteraria, a quella pe- 
renne sorgente di larghissima vena, donde spiccano insieme 
il vero, il grande ed il bello; perchè conoscitore dei più ac- 
curati storici divenne, a cosi dire, contemporaneo di tutte 
le età, e lusingato dalle grazie dello stile, sì abituò fino da- 
gli anni primi a vestire i proprii concetti di perspicuità, di 
eleganza, di calor, di splendore. Per tal guisa l'armonia, 
procedente dalle pagine degli eletti prosatori e dai diffe- 
renti accordi de' migliori poeti, gl'insinuò nell'anima a ciò 
disposta anche 1' altra armonia delle arti figurative, per 
meglio gustare la qua'e ebbe a consiglieri e istruttori il De- 
min ed il Jappolli, che lo educarono al maneggio del pen- 
nello e della sesia. 

Ma non intermetteva perciò le predilette discipline let- 
terarie, nelle quali non altrimenti che nelle tre ispirate 
sorelle vedeva sempre e soltanto le manifestazioni diverse 
della stessa essenza del bello, vedeva una sola famiglia, che 



I 



— 1263 — 
r arte, cioè la unificazione di quel sublime sodalizio, che 
frutterebbe solamente ozioso diletto, se non s'innalzasse ad 
avanzare di bene in meglio la umanità, quasi propaggine 
del pensiero e del sentimento. E quanto più in queste con- 
siderazioni addentravasi, quanto più osservava gli stretti 
rapporti che collegano 1' arte alla vita dei popoli, tanto più 
lamentava il difetto di adeguata istruzione che questi rap- 
porti mostrasse, facendo dell' arte collettivamente consi- 
derata un apostolato ; cioè lamentava la mancanza di una 
elevata critica artistica generale, che affratellando i prin- 
cipii estetici e i metodi tecnici, questi procurasse diffon- 
dere negli artisti col mezzo di quelli, disaminando storica- 
mente le vicende dell'arte nella sua integrità, e reggendone 
al presente le multiformi rivelazioni, scuola a un tempo di 
vero progredimento e promessa di nuove glorie. Che ben 
egli sapeva come la storia di una dottrina qualunque ne 
rischiara, ne agevola la cognizione, meglio assai di qua- 
lunque precetto, di qualunque astrattezza. 

Non altrimenti di tutte le nature che hanno una sicura 
potenza, egli ben presto si trovò d' accordo con sé mede- 
simo, e pienamente soddisfatto nella sfera d' azione che 
aveva prescelta, era uno dei pochi uomini, che non vo- 
gliono mai fare ciò che non possono. Dalla quale profonda 
conoscenza di sé, e dulia concordia fra le propensioni del- 
l'animo suo ne avveniva che nella sua parola brillasse quella 
serenità della intelligenza che distingue e suggella un ente 
armonico. Infatti il Selvatico era veramente I' uomo da 
concepire il grande disegno dell'accennata critica artistica; 
egli che nemico dell'eclettismo non si lasciava attirare dalla 
seduzione delle rinomanze individuali, che voleva atterrati 
gl'idoli dell'errore, che sentiva 1' arte dentro da sé come 
la espressione degli alti concetti e della dignità dell' uomo, 
che nella divisata critica voleva chiamati a rassegna secoli, 
pensamenti, usanze, virtù, affetti, superbie e per fino an- 



w 



— 1264 — 
che i delitti ; rassegna questa delle sociali modificazioni 
che nel tempo stesso sono madri e suddite all'arte. Tanto 
questa in ogni epoca si fa specchio e signora dell' univer- 
so ; tanto quell' essere privilegiato, l' artista, subordina 
al suo intelletto l'increato e il finito; tanto egli, la cui vita 
è tuttaquanta sentimento e pensiero, nella natura da lui 
rinnovata, nella ravvivata umanitù diventa parola della di- 
vinità creatrice; parola rivolta a illuminare la intelligenza, 
a destare la imaginazione, a infervorare l'animo ; manife- 
stazioni^ delle potenze morali e delle idee delio spirito ; pa- 
l'ola architettata, dipinta, scolpita, portentoso e trilingue 
vangelo ai popoli dalla civiltade redenti. Cotale pel Selva- 
tico r arte. 



II. 



Seguiamolo adesso questo sottile indagatore quando 
chiede ragione delle sue forme diverse all'architettura, a 
quella primogenita fra le arti, cresciuta in mezzo ai giudizii 
dell'occhio e della sperienza ; complesso di solidità, di co- 
modità, di bellezza; a quel simbolo delle nostre consuetu- 
dini, geometrica ordinatrice delle eleganze, interprete lu- 
minosa delle sociali vicissitudini. Delle quali forme diverse 
il Selvatico a bella prima scorge una causa forse precipua 
nella differente indole dei materiali, o enormi come nei 
granitici massi d' Egitto, o gentili come nei marmi di Gre- 
cia, quando plastici, quale l'argilla romana docile alla cur- 
va d' immense volte, quando preziosi, e tali le conquistate 
brecce d' Africa e d' Asia, o quarzosi alla guisa delle set- 
tentrionali arenarie (mi si permetta la espressione) agili 
ad innalzarsi su quegli eccelsi pinnacoli, e così via via 
d'altre regioni toccando. Per siffatto modo egli premette gli 
insegnamenti costruttivi agli estelici, ai quali poscia feruia 
io sguardo e partitamente si addentra fra gli svariati edi- 



— 12(35 — 
fidi delle antichità più remote, obbligando l'arcbitetto mo- 
derno a conoscerne tutti gli stili per acconciarli a quella 
parte di usanze che noi redaaimo da popoli differenti; ma 
fulminandolo di anatema (notino bene i giovani artisti), se 
accatasta questi stili dissimili sur una fabbrica stessa, con 
insulto alla unitù di concetto ed al senso comune, che 
dopo la ordinazione dell' universo rifugge dal caos. 

Toglie pertanto a considerare quel preambolo dell'arte, 
il simbolo, quella necessità dei popoli primitivi, quel lin- 
guaggio dell'antica architettura sacra, produzione orien- 
tale, prima tipo di tutti" i concetti, poi segno commemo- 
rante una idea, giovevole anche adesso all'opera della 
sesta, se usala leggiadramente. Quindi soffermasi alla forma 
algebrica, ricordo dell' armonia del creato, nei giganteschi 
templi dell'India, fattura di secoli: poscia si aggira fra le 
monumentali rovine delle dinastie babilonesi e caldee, fra la 
babelica torre e i pensili giardini ricchi d' oro e di statue, 
confortati dagli artificiali sprazzi dall' innalzato Eufrate: 
si slancia fra i ruderi di Ecbatana e di Ninive, quasi ancora 
orgogliosi dell'antica magnificenza tiionfata poi dal grande 
Alessandro, ed ora archeologicamente costretta di rispon- 
dere all' italiano Botta ed all' inglese Layard nelle epigrafi 
cuneiformi, nel rabescato obelisco di nero basalte, testimo- 
nio al verace racconto di Senofonte. Ed ora in mezzo a 
simboli mostruosi lo chiama la Persia coi resti della incen- 
diala Persepoli, di colonne, di scalee, di terrazzi, con se- 
polcri o nel masso a ripiani, o eretti sulle colline ; anche 
Ciro il grande vi dorme, vi dormono gii antichi popoli li- 
cil, e sovra quei lignei tetti degli edificii il Selvatico ci ad- 
dita r esempio primo dell' arco acuto a ragione di orna- 
mento ; prova che ne sono pure oggi Telmisso, Antipatro e 
Xanto, vetusta cittade quest' ultima, che ancora attira lo 
sguardo dell' artista e dell' archeologo nelle sue mura ci- 
clopiche e nella vasta necropoli. 

Tomo VII, S-jrie V. 1G2 



— 1266 — 

E, lui duce, salntianio la China dalla architettura lìgia 
alle flessuose forme delle tende primitive, dalle fantastiche 
decorazioni di policroma gajezza, dalle poligone torri spe- 
culatrici delle danze degli astri, dai vastissimi ed intrarotti 
spazii di meravigliosa vegetazione ; esempio questo seguito 
prima dalflnghilterra e poscia in tutta Europa diffuso: sa- 
lutiamo le reliquie delle vetustissime muraglie fenicie, am- 
bito che furono dell' antica Tiro; mentre del popolo ebreo 
ci favellano le memorie del famosissimo tempio, donde 
trassero sempre la disposizione le basiliche delle età mez- 
zane. Ma perchè, dice il critico nostro, dopo il medio 
evo, gli architetti nel murare cristiane chiese non si at- 
tennero a quel tipo ? Perchè non se ne serba gelosamente 
la tradizione spirituale e plastica? perchè rinzeppare di 
ricordi, di abbellimenti, di regole tolte ad altre religioni i 
nuovi sacri edifizii, significazione che sono questi d'una 
fede, la quale sferra 1' uomo dai ceppi della materia, e lo 
sublima col vigore e con la responsabilità del libero arbitrio, 
senza agitare il turibolo alla cecità del fato, ed al fango 
dei sensi ? 

Dappoi vi conduce egli nella regione dei geroglifici, della 
scrittura ieratica e della demotica, vi distingue i tre pe- 
riodi dell' arte, vi ammaestra fra le viscere delle montagne 
di Siene, fra quei petrosi acervi in paese povero di legna- 
me^ e dopo avervene posto innanzi le differenti moli dalle 
piramidi agi' ipogei, dagli obelischi alle cariatidi, ferma la 
vostra attenzione ai matei'iali, alle colonne, alle porte, ai 
tre elementi cioè della tanta gravità colossale nelle opere 
della sesta egiziana, ed anche vi addita nei soffilti delle abi- 
tazioni private glintrecciamenti e i meandri, siccome esem- 
pio che furono ai Greci, siccome origine della ellenica po- 
licromia. 

Ma prima di vagheggiare il bel cielo di Grecia, si trat- 
tiene il Selvatico fra i resti pelasgici ed etruschi, divenuti 



- 1267 - 

ora piuttosto pagine di storia artistica, anziché esempio e 
stimolo ad invenzioni, che si accordino coi tempi nostri. 
Densi in quelle ciclopiche muraglie ammira le famose prove 
di solidità e principalmente di statica, le ammira negli atrii 
e nelle volte, entro la stessa Roma nei lavori dei Ire ultimi 
re. Opere tutte che lo confermano nel ribattere 1' errore 
di chi vorrebbe vedere memorie di templi etruschi nei do- 
rici della magna Grecia e della Sicilia. No, non abbiamo 
ricordi, egli dice, di templi etruschi, tranne qualche mal 
fondata tradizione. Sibbene gli ordini tenuti greci hanno 
a genitrice 1' arte etrusca, e ci restano rimembranze di 
porte, di anfiteatri, di sepolcri, varii questi di concetto, di 
collocamento, di fregi, di suppellettili, e di tanti raffina- 
menti (rimembranze spesso egizie e talora greche), che il 
Museo Vaticano ora gelosamente conserva. 

I quali raffinamenti non impediscono lo scrittore dal 
seguire la voce di una civiltà più fiorita, che lo chiama 
nella Magna Grecia e nella Sicilia, dove forse indigena ger- 
mogliò quella pianta, che tanto ebbe poi a prosperare sotto 
il sole di Grecia. Si arresta ai grandiosi architettonici 
avanzi di Pesto, di Agrigento, di Selinunte e ad altri, i 
quali gli provano come l'austerità dorica vi prevalesse sulla 
jonica leggiadria, e gli sono occasione a sviluppare la sua 
molta dottrina intorno a quella maniera di architettare e 
di ornare, intorno alle differenti forme dei templi, alle con- 
servate reliquie di molteplici monumenti, alle possibili ap- 
plicazioni di quello stile fra noi : tipi lutti di eletta elegan- 
za, manifestazioni di popoli che idolatravano il bello, e che 
francheggiali da congenita potenza divennero maestri nel- 
r arte. Fortunati maeslri, aspettati da quegli alunni che 
furono i Greci. 



— i'268 — 



III. 



Ed appunto tra quegli alunni spazia ora il Selvatico. 
Smascherate le adulazioni onde 1' arte greca fu idolatrata, 
mostrato il torto dei novatori che la disprezzarono distrug- 
gendo le tradizioni, primo elemento del progresso morale 
de' popoli, vede il Selvatico nell' arte greca 1' attestazione 
di una civiltà diversa dalla nostra, la quale perciò non può 
venire raffigurata dalla imitazione dell'arte greca, ma può, 
anzi deve seguirne il principio, che nell'architettura si ac- 
conciava air uso delle costruzioni, e lo manifestava negli 
ornamenti, mentre nella pittura rappresentava la natura 
conforme a tipi che estrinsecassero una idea. Ecco l'arte, 
egli dice, che dobbiamo imparare dai Greci, della quale i 
primi albóri aveva egli già intraveduti nell' Egitto e nella 
Fenicia ; per questo le merlate acropoli, i palagi dei gran- 
di con aspetto di foililizii rallegrati da irrigui giardini con 
asiatica pompa ed egizia ; per questo le ben posate volte 
dei sotterranei tesori, e le tombe quando circolari, quando 
scavate nella roccia, e i religiosi recinti fabbricati in legno 
od in pietra ; finché la cultura dell'ingegno, gli esercizii del 
ginnasio e della scena destarono vita novella nella virtù della 
sesta, onde sorsero i corretti e sontuosi templi di Atene e 
del Peloponneso con tanti altri edifizii, di cui ci parlano gli 
avanzi ; edifizii rallegrati da quell'armonia di colori, che tem- 
perando la troppo fulgida luce del cielo greco, e i troppo 
vivi riverberi di un terreno sferzato meridionalmente dal 
sole, giovava allo spicco degli oggetti e di quel rilievo, da cui 
le costrutture traggono forma e carattere. Ed è appunto la 
sola forma che il Selvatico ci pone innanzi nei corrotti 
giorni di Pericle, poiché l'arte, interprete sempre fedele dei 
tempi, non poteva allora mirare nelle fabbriche se non a 



— 1269 — 
pompe esteriori od appagarsi di riprodurre con la tavo- 
lozza e con lo scalpello i più appariscenti modelli naturali, 
perchè il modello morale non lo aveva sott' occhio. Ricchi 
pertanto e sfolgorati allora gli edifizii, i templi segnatamente, 
fra cui il Partenone, che lamenta ancora nelle perdute sta- 
tue, metope e fregi il furto perpetrato da lord Elgin, furto 
divenuto ornamento al Museo britannico; templi, continua 
egli, ora circohìri, ora rettangoli, delie cui parti e delle 
cui differenti ragioni ci dipinge le decorazioni, i voli, i can- 
delabri, le armi, le oblazioni, le corone, le statue, e tutto 
che, oltre alle religiose ricordanze, favellava a quel fantastico 
popolo di giuochi, di costumanze, di allettamenti, di splen- 
didezze, di glorie passate. E pompa di forme vi danno i pro- 
pilei, vestibolo ai recinti sacri e fortificati, e le a(jore o 
piazze fiancheggiate da portici e da colonne a comodità 
dello smercio e delle assemblee popolari, a custodia de'tem- 
pli, e le palestre e i ginnasti, de' quali le pubbliche eserci- 
tazioni ci pennelleggia l'autore, per poi condurci nei teatri 
lignei alle feste dionisiache e nei succeduti marmorei desti- 
nati alle prove del coturno e del socco, o per guidarci agli 
odei rallegrati dalle dolcezze della musica, e perfino alle 
abitazioni dei privati, fossero doviziosi ovvero popolani ; 
splendide quelle dopo le guerre del Peleponneso per pina- 
coteche, per biblioteche, per pitture all' eacauslo, per do- 
rati rilievi, per marmi preziosi, ma tutte contaminate dalla 
separazione della famiglia: funesta separazione, concios- 
siachè la moglie vegetasse, quasi direi, nella solitudine di 
recluso spartimento, dotata invano di que' privilegi che la 
Provvidenza a larga mano le prodigava e che il cristiane- 
simo rivendicò ; di que' privilegi che la fanno adesso con- 
forto, consiglio, delizia del fuo compagno, che la fanno an- 
giolo al costume dei figli, impulso alla loro istruzione, cu- . 
slode della concordia domestica, sorriso dei congiunti, bel- 
lezza rivelatrice dell'animo, fiore di civiitù, educatrice della 



•^ 1270 — 
nazione, li più pura, la più cara, la più luminosa espres- 
sione del pensiero di Dio. 

Ma dopo la morte del gran Macedone con la civiltà si 
conlaminò anche 1' architettura per asiatico lusso in palagi 
bizzarramente obbrobriosi, perchè innalzati a vanteria della 
meretricia impudenza, in opere di sterminata dimensione, 
di pomposità artificiale, a soddisfazione di principeschi agi 
e privati, a sfarzo delle città, fra cui sontuosissime Alessan- 
dria e Antiochia, ad ornamento di altre, come Jerapoli, 
Cizico, Alicarnasso ed Atene per ricchezze prodigate in 
teatri, in palesile^ in ninfei, e talvolta in templi, e perfino 
nei sepolcri : testimonio la Licia, Y Asia minore, la Sicilia. 
Solo nella Grecia propriamente detta si serbarono più mo- 
desti gli avelli per le rinnovate leggi statutarie a sparmio di 
spese. Bensì ebbevi profusione nei monumenti onorarii, e 
non manca il Selvatico di biasimarne con sincera impar- 
zialità il futile scopo di alcuni fra quei ricordi, donde spic- 
ca la impronta degl' infiacchiti costumi. 

Ma non gli bastava di correre tutto il vasto campo di 
una architettura , che si numerevoli ebbe cultoi'i ed imita- 
tori nei vecchi tempi e nei nuovi, se non la obbligava (mi si 
passi la espressione) a manifestarsi in epilogo per responsi, 
che servissero di norma a noi nell' adottarne la ragionevole 
imitazione. Ed ella in fatti gli rispose lo stile dorico voler dii'e 
solidità, eleganza il jonico, dovizia di ornamenti il corin- 
tio ; rispose rivendicando alla volta il suo diritto di appar- 
tenere air architettura de' Greci, caratterizzata dal!' isola- 
mento della colonna e dal suo connubio con rarchitrave ; 
connubio generatore di libera luce ne'Ie costruzioni, di pe- 
ristili, di propilei, di portici, di piozze porticate pur esse. Pre- 
gi e forme le cosiffatte da non sedurre il sagace scrittore 
a non lamentare 1" abuso che fu fatto di queir architettura 
da troppo corrivi imitatori, i quali non vi riconobbero la 
unità dei piani siccome estetica legge imprescindibile. Di 



— 1271 — 
quanto non adatto grecnme, giusta i! Selvatico, non ve- 
diamo l'inzeppate le nostre case di città e di campagna, e 
templi e teatri! Imitiamo pure i Greci negli edifìzii, che de- 
vono significare idee conformi a quelle significate dai mo- 
numenti loro : piazze, pubbliche costruzioni, bagni, borse, 
barriere anche adesso guadagneranno aspetto di corretta 
splendidezza dalia imitazione del Partenone, dei Propilei 
d'Eleusi, dalle joniche leggiadrie di Minerva Poliade ; ma 
le nostre chiese, il teatro moderno, le abitazioni nostre 
tanto rifuggono dal greco stile, che chiunque vuole accon- 
ciarvelo, non fa che offendere il senno stesso dei Greci. Si 
cerchino invece nei monumenti ellenici le ragioni estetiche 
di quel profilar vigoroso, negli studii classici la catena delle 
tradizioni, sola feconda madre d'idee, e da una imparziale 
analisi sorga quella sintesi, che sul Tevere, sull'Arno, fra 
le Lagune, e perfino fra i nordici geli ci diede tanti, così 
diversi e famigerati miracoli della sesta. 



IV. 



Ed ora moviamo subito alle rive del Tevere, ove la 
volta e l'arco quasi elementi ambidue principali innalzano 
quella architettura sopra la etrusca e la greca, delle quali 
ella bene giovossi, ma cambiando in sistema di costruzio- 
ne esempii staccati. Quanti a prova i resti di edificii re- 
pubblicani , che con maschia eleganza e con correzione 
severa svelano la maestria romana anche prima dell' im- 
pero, prima cioè che 1' arte si elevasse a magnificenza di 
costrutlure, della quale magnificenza l'ordine corintio di- 
venne la espressione! Allora in Roma le più sontuosa- 
mente pure fra le sue moli, allora in tutte le conquistale 
regioni acquedotti, terme, templi, archi trionfali, le cui va- 
ste reliquie durano tuttavia altestatrici di una statica fino- 
ra non superala. Fu in quel torno che con T uso dei mar- 



— 1272 — 
mi vede il critico nostro introdursi i minuti intagli, e gli 
ornamenti, anche troppi ; donde T acconcio suo monito 
agli architetti moderni, allorché scrive la moltiplicità degli 
ornamenti solo allora potersi meritar lode, quando vi sia 
ragionevolezza e opportunità. Del resto da quegli intagli 
nei fregi, da quelle ornature seppero bensì trarre istru- 
zione ed esempio, perchè condotti da squisitezza di gusto, 
il Brunelleschi, Giulian da S. Gallo, il Possano, i Lombar- 
di ; e gli encomia il Selvatico, ma non cosi i cinquecentisti 
che ne abusarono, che imitarono gli ornatisti succeduti ai 
primi Antonini colpevoli di ribocco. 

Quale la erudizione e l'acume di lui quando si affaccia 
alla china della corruzione artistica dopo Y età di Augusto, 
quando cioè via via (ino al tempo di Diocleziano (ann. 284) 
accenna gli cdifizii che in generale primeggiarono meglio 
per vastità e per ricchezza, piuttosto che per eleganza di 
proporzi(mi e per eccellenza di lavoi'o, senza per altro che 
se ne possa stabilire un separato periodo dell' arte, secon- 
dochè altri vorrebbe ! Nel quale mezzo tempo, e proprio 
dopo Marco Aurelio (ann. lOl) ricorda egli come s'innal- 
zassero nelle città asiatiche templi troppo riccamente sfar- 
zosi, nelle cui sconvolte licenze inclina egli a ravvisare la 
culla delle ghiribizzose fantasie del barocco. Ed in fatti, ecco 
l'arte sempre più dibassata, anche quando pose l'arco a 
Settimio Severo (ann. 103); ecco sempre più alla sempli- 
cità del bello surrogarsi una soverchia ricchezza ; cosi 
nelle terme di Caracalla (21 i), come in quella di Eliogabalo 
(anno 218), e negli sfoggiali teatri ed anflteatri di Alessan- 
dro Severo (anno 222), finché per le cominciate invasioni 
dei barbari si pensò piuttosto a fortilìcazioni che a fabbri- 
che di lusso ; e allora, forse all'età di Gallieno o Quintillo, 
la porta dei Borsari a Verona (anno 270) ed altre porte in 
alcune città della Francia : imitazione, crede il Selvatico, 
uei loro archetti delle etrusche a Perugia. 



— 1273 — 
Ma dove la sua parola suona ancora più istruttiva gli 
è quando la volge alla già mentovata età di Diocleziano, 
quando l' introspiciente suo sguardo vide prima d' ogni al- 
tro un' epoca nuova nella vita dell'arte romana, vide cioè 
manifestarsi quasi nuovo elemento 1' arco girato immedia- 
tamente sulla colonna. Poco gli era trattenersi a discorrere 
delle terme di quel monarca, le più vaste di Roma ; poco 
deplorare il barocchismo che vi contaminò la gran sala 
centrale, convertita dappoi nella chiesa della Madonna de- 
gli Angeli ; poco lamentare quella generale ridondanza di 
terme immense, scuola d' intemperante sensismo, alletta- 
mento a sozze nefandità, esempio abusato dai succeduti 
architetti anche ai di del rinascimento nella edilizia distri- 
buzione per fino delle abitazioni private. Più solertemente 
mirò egli a quella nuova maniera dell' arco che i rigidi 
precettisti accusarono di barbarie. Non si avvidero questi 
saputi come i Romani per le costumanze loro politiche e 
cittadine abbisognassero nelle basiliche e nei fori di ampii 
portici, di larghi intercolonnii e perciò di molta distanza 
fra r una e l'altra colonna; distanza che da principio es- 
sendo breve sotto architravi monoliti, aveva poscia acqui- 
stato di spazio bensì sotto intercolonnii architravati di le- 
gno, ma a prezzo di facili guasti per fradiciume, di conse- 
guenti rovine e di costose riparazioni, anche nei peristili 
e negli atrii delle case private. A togliere il quale sconcio 
videro gli architetti l' utile effetto dell' arco girato sulla co- 
lonna con guadagno di molto spazio e di molta luce ; si- 
stema del quale ci porge Spalato il primo esempio di rile- 
vanza nel palazzo di Diocleziano, e che presto dappoi si 
diffuse anche in benefìzio delle basiliche cristiane, ove radi 
si volevano i sostegni, facili ed ampii i passaggi. Mi tratten- 
ni alcun poco su questa foggia d' arco improvvidamente 
accusata di barbarie, perchè la si può considerare come 
un punto fisso nella storia della architettura romana, prin- 
Tomo VIL S-j/ie V. 163 



— 1274 — 
cipalmente dopo che il Selvatico dicliiaravyla con assen- 
nato giiulicio « la forma elementare che può dirsi vera- 
mente nostra ; quella forma che portata a sì pura bellezza 
dal Brunelleschi, dal Bramante, dal Possano, dai nostri 
Lombardi ha diritto d'essere chiamata una delle più ele- 
ganti, delle più triginali, e per questo delle più adattabili 
all' indole e alle direzioni del pensiero moderno ». 

Brilla pure la critica del nostro autore, allorché dopo 
averla rivolta al circo di Massenzio, erroneamente attri- 
buito a Caracalla, ed ai pochi edidzii eretti da Costantino 
a Roma, si ferma a quell' arco di trionfo dedicatogli dal 
senato e dal popolo, e costrutto coi marmi tolti all'arco di 
Trajano ; si ferma nel confronto dell'arte sotto questi due 
Principi al suo proii,ressivo scadimento, alla infezione che 
ne diffuse sulle rive del Bosforo il fondatore di Costantino- 
poli, alla mala scelta de' materiali, ai forzati accozzamenti 
di avanzi appartenenti a fabbriche antiche, alla miseria di 
che Roma era allora gravata , alle asiatiche architetture 
importate sul Tevere dagli stessi imperanti, ed agli accat- 
tati ribocchi di male disposti ornamenti. 

K meglio si manifesta l'avvedimento di lui quando con- 
sidera r architettura dei Romani nelle sue relazioni diverse 
con gli usi di quel popolo e con le sue applicazioni ai mo- 
derni. Studio questo che richiede indagini ancora più sot- 
tili e minute, perchè diretto a mostrare quanto oggidì gh 
architetti possano trarre dall' arte romana in prò delle co- 
stumanze nostre e de' nostri bisogni, senza intralciare lo 
svolgimento presente con troppo ligia e sistematica imita- 
zione. Nel quale esame l'autore si palesa ad un tempo l'uo- 
mo antico ed il nuovo, 1' uomo che dalla giusta ammira- 
zione non si lascia travolgere ad una devozione fanatica, e 
che nella sesta vede sempre 1' ancella della civiltà progre- 
diente. Nulla essa impara pertanto dalle case dei cittadini 
romani ; tanto ne sono diverse le usanze nostre : nulla 



— 1^275 — 
(lall'eseinpio di qiie' templi ; tanto da quella religione diffe- 
risce la nostra : dunque non pronao dinanzi alla chiesa 
cristiana, la quale invita fra le sue pareti i credenti ; ma 
pronao invece dinanzi ai tribunali, ai teatri e a tutti i pub- 
blici ediflzii, ove ad uso determinato si accalca la folla : né 
alle tombe nostre si adatti lo stile delle romane e la stessa 
maniera di ornato. Vestano, egli scrive, i nostri sepolcri il 
carattere detto gotico, derivazione e parola del cristiane- 
simo, ricchissimo per varietà e per leggiadria di linee, per 
quasi inflnite combinazioni delle forme geometriche ; e se 
qualcosa vogliamo imitare della funebre architettura roma- 
na, popoliamo di tombe racchiudenti le ceneri d'uomini il- 
lustri, popoliamo le vie più frequentate, moltiplichiamo per 
tal guisa insegnamento ed incentivo ai passanti. Vero apo« 
stolato , aggiungerò io, d'ispiratrici memorie principal- 
mente a' di nostri, in mezzo a tanta congerie d' introniz- 
zata materia, ben meritevole che sapienti e popolo la de- 
pongano e diseredino coi ricordi di celebri trapassati, che 
sono simboli della vita ; della vita cioè dello spirito, di 
quella vita che, massimamente alla cote dell'esempio, ap- 
punto perchè tutta spirito, diventa alacre ed operosa, gi 
slancia nell'avvenire e pregusta il suo guiderdone nella me- 
moria, neli' ammirazione e nella emulazione dei posteri. 

Che se dalle fabbriche di pubblicità religiosa faremo 
passo a quelle della civile, troveremo norme a seguire ne- 
gli antichi archi di trionfo, ma solo per commemorare av- 
venimenti solenni, non ad altri intendimenti, come talora 
forse si fece : per contrario non imiteremo, dice il Selva- 
tico, i fori e le basiliche di Roma pagana, mancandoci ora 
quello scopo, perciocché adesso diversamente ed in altri 
recinti sollevino la voce loro giustizia e politica ; né si rin- 
novino quegli antiteatri e que' teatri non rispondenti alle 
usanze noslre. Bonsi rinnoviamo le tei'nic, }»urchè non si 
compongano di più piani, t ciò priucipalmeate per 1' esi- 



genza dell' estetica, la quale spiccava allora dalle ampie e 
magnifiche volte che coprivano quelle costruzioni. Ma se 
giusti motivi ora ci obbligano a valerci dello spazio anche 
in ragione di altezza, noi Italiani in tanta foga presente di 
accorrenti a bagnature marine e termali, a fonti dispensa- 
trici di acque bibule salutari, imitiamo gli avi nostri almeno 
in quelle dirò quasi attinenze con che circondavano le ter- 
me, procurandovi comodità, decorazioni, diletti, esercizii di 
giuochi ginnastici, tutto in somma che attira la umanità a 
esilarare 1' animo di ricreamenti acconci ad aiutare l'opera 
della idropatica terapia. Perchè ora, se qualche raro esem- 
pio ne togli, lasciare la imitazione di codeste italiane anti- 
che e confortatrici agiatezze a que' popoli ch'erano barbari 
quando noi n' eravamo maestri ? 

Ed è bella la critica del Selvatico, allorché, non pago di 
avere passeggiato fra i differenti edifizii romani (si attaglino 
essi o non si attaglino alle nostre coslumanze), ne mostra 
durevole all'architetto il bisogno dello studio, non tanto 
per attingerne lumi ai bisogni materiali e morali del tempo 
nostro, quanto per insignorirsi del grande principio, che 
fu perenne fondamento a quell'arte; la necessità, cioè, che 
la forma architettonica, così nel complesso come nei par- 
ticolari, debba sempre mantenersi in corrispondenza allo 
scopo cui è destinata. 

Per tal modo l'autore si stacca da quell'arte antichissi- 
ma, la quale sempre conservandosi ingegnosa e magnifica, 
insegnò e sempre insegnerà a tutte le successive sorelle la 
unità, la solidità, la eleganza siccome triplice fonte dell'ar- 
chitettonico magistero : di quel suo magistero tanto pieno 
di vita e splendido tanto, quanto dei Romani stessi la sa- 
pienza legislatrice, la ispirata facondia, le armonie molte- 
plici della Musa, il fascino dei trionfi: prerogative tulle 
così grandi e potenti, come grande e potente la balia di 



— 1277 — 
quel vasto tioiiiinio, clic mi ricliuuna alla meniuiia il poeta, 
dei Fasti quando dettava 

Jupiter arce sua totum quum spectet in orhem , 
Nil nisi romanum , quod lueatur, habet. 

Uh. 4 



V. 



Ed ora dalla doma di Giove si volge il Selvatico alla 
Homa cristiana, sottopone ad analisi quel mutamento, guar- 
da il rozzo e lento modiflcarsi dell' arte a significare la 
nuova fede, distingue le prime chiese orientali dalle occi- 
dentali, diverse per forma e per disposizione, quelle arieg- 
giane dalle sale termali, queste dalle basiliche ; e si piace 
di vedere conservata la usanza di girar 1' arco immediata- 
mente sulla colonna. Ma giù T impero piega a rovina, la 
sentono anche le arti, e intanto scendono i Goti. Lo sto- 
rico nostro giustamente onorando 1' amore di Teodorico e 
della figlia sua Amalasunta pel bello figurativo, ci conduce 
a Terracina, a Ravenna, e nella educazione di quel principe 
a Costantinopoli, nei viaggi suoi per 1' Asia e per 1' Africa 
ci spiega perchè nelle sue fabbriche di ossatura romana 
campeggino ornamenti di ricordo egizio e forse persiano ; 
perchè nei dì della cosi detta liberazione dell' Italia vi s'in- 
trometta lo stile di Bisanzio per opera degli architetti che 
Giustiniano vi mandò da Costantinopoli. Finché giù discen- 
dendo per la china degli anni, T autore negli avanzi degli 
edifizii longobardi scorge bensì corruzione di gusto, vivo 
per altro il grandioso tipo dell'arte, che l'autore dopo 
lunghi studii e confronti giudica sempre romana finche i 
Longobardi dominarono ; sibbenc modificata dalle poche 
successive mutazioni, che imposero i mutali usi e il p(ì-> 
praggiunlo lussureggiare orientale. 



- 1278 — 
Se non che le vittorie di Carlo Maj^no lo invitano alle 
opere edilizie più strettamente propi-ie del cristianesimo, e 
perciò risalendo al terzo secolo vi mira chiese piccole e dis- 
adorne, alle quali nel quarto ne succedono di vaste ed ac- 
conce all'uso dei fedeli, che vi si raccoglievano distinti per 
sesso, o vi si accostavano se solamente iniziati alla nuova 
credenza. La basilica dei Romani gli si para innanzi dive- 
nuta il caso dei seguaci di Cristo, e gli porge occasione di 
palesare la sua molta dottrina anche nell'antico simbolismo 
rituale, netto dalle sottigliezze metafìsiche di alcuni mo- 
derni nel sognare certe rispondenze tra la forma mate- 
riale delle chiese e le basi fondamentali del cristianesimo. 
In quella vece il Selvatico si ferma a descrivere i due tipi 
delle basiliche cristiane^ il primitivo, cioè, e l'altro allargato 
nel quinto secolo a proporzioni maggiori, ne disamina i suc- 
cessivi particolari, che manifestando i primi riti della chiesa 
offrono soggetto di studio agli architetti, e possono condurli 
a composizioni ricche di ben mosse linee e di religiosa 
espressione ; finché si trattiene a quei modi statici, siccome 
scuola a simili costrutlure. Lunge dunque per suo consi- 
glio dai sacri edificii cristiani le forme del tempio romano, i 
suoi pronai, le sale da banchetto (com'egli foi'se li'oppo se- 
veramente le chiama) delle ciiiese palladiane e i mille ac- 
cartocciamenti di posteriori architetti. S'ispirino invece gli 
artisti alle forme dell' antica basilica latina, cercandovi la 
idea e l'impulso ad assai più no])ili e più adatti concetti, che 
scattare non possono da murature pagane. « Se ta'i forme 
(sono sue parole) gli architetti meditassero assennatamente, 
forse allora si accorgerebbero che in quegli scherniti simbo- 
li marchiali adesso di barbarie, perchè barbaramente scol- 
piti, in quegli archi girati sulla colonna, segno all'ira di pre- 
cettisti, sta la scintilla di novelle creazioni religiose, non me- 
no venuste delle pagane rispetto alle forme, e di queste più 
proprie a staccare l'animo dalla terra. Ne sono prova le re- 



1 



— 1279 — 
centi chiese di Nostra Donna di Loreto e di S. Vincenzo di 
Paola a Parigi. » Cosi egli : ma dà giusto nel segno ? Forse 
no per alcuni ; a me pare che si. Anzi, sebbene io possa 
avere faccia di audace, a quanto dice l'amico mio aggiun- 
gerò una domanda rivolta ai credenti. Qual è fra voi ch'en- 
trando nei maggiori templi cristiani di greco-romana strut- 
tura, sentasi posseduto dalle eterne verità dello spirito, o non 
piuttosto profanato dalla smagliante grandiosità dello sfarzo 
pagano ? 



VI. 



Ora ci attende Bisanzio. Quantunque la Grecia rav- 
vivala dal cristianesimo abbia cooperato a incivilire nuo- 
vamente lEuropa, pure il Selvatico a Roma e in IlaUa vede 
le arti meno scadute che a Bisanzio, e glielo provano i mo- 
saici ed i marmi di scuola romana, paragonati con quelli 
degli artisti bisantini. Avvenne il medesimo all' architettu- 
ra: maggiore sul Bosforo lo sfoggio della ricchezza prodiga- 
tavi da Costantino nei molti monumenti che volle eretti colà; 
presso noi maggiore il merito artistico, anzi da noi il pri- 
mo impulso air oriente, che poscia decadde quando volle 
francarsi dalle tradizioni rouìane. Tradizioni che furono 
culla tanto all'architettura latina, quanto a quella di orien- 
te, la quale Gno a Giustiniano vi arieggia dalla romana con- 
temporanea, convertendo la vecchia Bisanzio nella giovane 
Costantinopoli. 

Ma che cosa è l'arte bisantina, domanda l'autore, qua- 
le il suo carattere? Molti scrittori chiamano bisantina l'ar- 
te che colà si coltivò nei dieci secoli di quel!' impero ; non 
cosi egli, il quale giustamente li biasima di avere in tal 
modo avviluppati stili, che dovevano naturalmente diffe- 
renziarsi fra loro, seguendo le diverse vicissitudini di quel- 
lo Stalo. Fu bensì Giustiniano che vi diede all'architettura 



— 1280 — 
una speciale impronta quando per maggiore pompa del cul- 
to religioso volle la cupola : perciò mutarsi allora la dispo- 
sizione basilicale, il nuovo tipo divenire norma e modello 
a quasi tutte le chiese dei Greci cristiani, anzi segno e dis- 
tinzione nei sacri edifizii tra lo stile romano ed il bisantino. 
Differenza necessaria, dice il critico nostro, perchè difet- 
tando r Oriente di alberi da costruzione, giovava colà pre- 
ferire per le coperture i terrazzi e le cupole. 

E sempre più acute sono le osservazioni di lui quanto 
più si addentra a considerare quell' arte e le importazioni 
bisantine nella architettura d'Italia durante il regno di Giu- 
stiniano. Anzi tutto combatte il Ramée, che negò ogni in- 
fluenza dello stile orientale nelle fabbriche d'occidente, e 
poi guida il lettore a S. Giacomo di Rialto, a S. Fosca in 
Torcello, e principalmente alla basilica di S. Marco, testi- 
monio delle due appaiate maniere, imitazione delle antiche 
terme, delle antiche basiliche romane, e di S. Sofìa nel 
prospetto, nel portico, nel più degli ornamenti, veramente 
superba dello sfoggio orientale. Allora sì che lo stile bi- 
santino sfolgoreggiava sontuoso per profusione di tragran- 
de ricchezza, e S. Sofia anche adesso, sebbene guastala dal 
Musulmano, ci addita ancora, così l'autore, il mistico pen- 
siero dell'arte, che coi vangeli voleva affratellare la legge 
giudaica, che con le cupole e gì' interni archi si fece svelta 
a spiccare il volo, secondochè la sublimava lo spirito della 
religione novella. 

Ma r architettura sacra dei paesi latini continuò gene- 
ralmente a mantenersi basilicale, giovandosi delle colonne 
tolte a quei soli edifizii del paganesimo, i cui usi stavano in 
opposizione alle severe abitudini cristiane, come gli anfitea- 
tri e le terme. Lo che porge motivo al Selvatico di avvertire 
un fatto comune a que'dì, cioè che nei primi secoli cristiani 
più si avversavano le fabbriche pagane destinate a feste e 
trastulli pubblici talora licenziosi, di quello sia ì templi che 



— 4281 — 
si conservarono, riducendoli anche talvolta a scopo cristia- 
no. In vece i due elementi fondamentali dell'arte bisantina 
erano la cupola ed i massicci piloni necessarii a reggere 
quella forma di costruzione. E qui lamenta il Selvatico 
che verso il mezzo del secolo decimoterzo siasi abbando- 
nato quel sistema, ed a torto abbia esso avuto il disprezzo 
del classico cinquecento, del seicento la derisione, anzi poscia 
il marchio di vergognosa barbarie, mentre al contrario tante 
meschine architetturete della età napoleonica s'imbelletta- 
rono di freddi rinnovamenti dell'arte greca. Perciò tanto 
maggiore lode, ei soggiunge, agli artisti del nostro tempo 
che studiando quel tipo, v' intravidero il germe di forme 
eleganti ed espressive, atte a diventare feconde di nobilis- 
sime doti. Lo sanno Dresda, Cassel, Berlino e Monaco ; 
ond' eccolo eccitare i giovani a studiare l'arte bisantina, in 
cui scorgeranno essere il quadrato, la sfera ed il circolo i 
cardini di quello stile ricchissimo, fonte di nuove bellezze 
per tanto tempo neglette. Ond' è che anche io mi permetto 
per amore alla Italia di confortarvi, o giovani artisti, a me- 
ditare quella scuola, che, sulle ale allora agili e forti dei 
commerciali veneti abeti, apri viviGcatore sorriso a que- 
sta Palmira del mare per allegrarne anche altre regioni 
italiche, quando a Venezia la vicenda assidua dei traffici 
annobiliva l' ingegno ed il sentimento, fortificava la opero- 
sità e spandea le dovizie, non esca di successivo indolente 
traricchire, ma significazione delle passate, e profezia di 



novelle grandezze. 



VII. 



Dopo il quale tributo, che anticipando i tempi, die- 
de il Selvatico all' architettura bisantina, egli ritorna ad 
età anteriori^ e nei secoli ottavo e nono osserva agli ele- 
menti romani e bisantiai associarsi altra architettura di 

Tvinu VJI^ Serie V. 104 



— 1282 — 
un carattere speciale, tecnica calcolatrice delle forze e delle 
spinte murali, correggitrice delle antecedenti costruzioni 
imperfette, indipendente ed italica col battesimo di lom- 
barda per la sua origine, e poi di normanna, perchè due 
secoli dopo diffusa in Normandia dal nostro S. Guglielmo 
d' Ivrea, e da parecchi altri monaci pure nostrali. Arte 
ch'evidentemente si manifesta di tipo meridionale, ma stra- 
namente fantastica, che fin dal suo nascere diede prova di 
se a Verona, a Brescia, a Bergamo, a Milano, a Cividale del 
Friuli : arte che si allarga nelle nostre famose cattedrali ; 
case a un tempo di Dio e degli umani diritti, santificati al- 
lora dallo spirito di purissima religione: arte che il valente 
storico nostro si piace di additare allora imitata in Europa, 
principalmente per opera dei monaci ossequenti alla re- 
gola di S. Benedetto, e che in Germania pei progressi della 
Statica, e per la importazione normanna dello stile arabo ai 
giorni delle crociate partecipò del sistema archiacuto, gloria, 
dice il Selvatico, maUnconicamenl e snblime delle nordiche 
terre. E qui egli osserva come l'architettura lombarda, per 
lutto conforme a se stessa, tranne alcune eccezioni, chiara- 
mente palesi la consonanza del sodalizio che n' ergeva le 
costruzioni, cioè del sodalizio monastico, perchè mentre 
que' secoli barbari ribollivano di guerre e di sperperi, gli 
ordini religiosi nella frequenza delle loro vicendevoli comu- 
nicazioni per tutta Europa, fraternamente si congiungevano 
anche negli esercizii del fabbricare per comando stesso dei 
sacri canoni. Esercizii nei quali mostra il Selvatico avere i 
maestri Cornacini tenuto solamente le parti seconde, e solo 
intermittente fino al secolo decimoquinto essere stata l'opera 
dei liberi muratori : ond' egli rivendica a quei monaci la 
verdezza di un alloro che si voleva sfrondare, e che signi- 
ficava a quel tempo pietà, operosità, fratellanza e dottrina. 
Che se pure di quella età sorsero edifizii che a mano a 
mano sentissero, oltreché dell'arabo, anche dello stile ba- 



à 



— 1283 — 
silicale e del bisnntino, non era perciò che non vi campeg- 
giasse anche il lombardo. Così avvenne di fallo nella scuola 
toscana e nella romana, così nella venela e nella siciliana 
ed allrove. A liilti questi e ad altri monumenti dell'arte 
lombarda e delle italiche contemporanee ad essa congiunte 
ci si fa scorta 1' autore illuminato sempre da quella sconfi- 
nata erudizione, che intromettendosi nei differenti sistemi 
di quelle costruzioni, ci rileva maggiormente il carattere 
d'un' arte nostra qual è la lombarda, ne rileva insieme le 
bizzarrie de' suoi mille ornamenti per simbolo e per em- 
blema, annestando egli in quelle indagini italianità di senti- 
menlo e imparzialità di giudizio per confutare la solila alte- 
rigia di certi stranieri che accusano l' Italia di non poter 
vantare nel medio evo una architettura propria e degna di 
pareggiare la settentrionale, mentre per contrario anche 
dell' accennata arte, come di tante altre manifestazioni del 
bello, fece largo dono 1' Italia a tanta parte d' Eurojìa. 

Difesa tanto più splendida, se si pensa che quell'archi- 
teltura nasceva in Italia quando si rinsanguavano le vene 
della scaduta patria nostra, quando Eriperto e' insegnava 
la unificazione nel milanese carroccio, quando c'insegnava 
Ildebrando la resistenza contro gli stranieri; quando il van- 
gelo non solamente confortava i miseri, rincorava gli op- 
pressi, inanimiva i tementi, ma spaventava i tiranni; quan- 
do la religione parlava amore nazionale, e nei Comuni 
spuntava il lontano e combattuto crepuscolo di quel sole 
che sfolgorò con Vittorio Emanuele II. Splendida difesa, io 
diceva, e doppio onore al Selvatico nostro. 



Vili. 



Ma quand(» giunse in Europa il magnifico stile degli 
arabi, ecco Iramularsi il loml);udo nel gran sistema archi- 
acuto, ed ecco il critico padovano distinguere due maniere 



— d284 — 
dell' arabo, vaga la prima e imitazione dello forme siriache 
e delle persiane, diffusa poscia negli altri contquistati paesi 
d' Egitto, delle coste africane, di Spagna e di Sicilia, bella 
dei tipi tolti all' impero greco da quegli Asiatici frequente- 
mente corso e ricorso, donde la somiglianza con Io stile 
neo-greco e col romano-cristiano, senza che per altro si 
possa confondere l'araba con l'architettura bisantina, per- 
chè quella esclude ogni rappresentazione dell'uomo, e que- 
sta in vece ritiene, quando lo voglia, i lineamenti umani o 
storicamente o simbolicamente rappresentati. Cotale, dice il 
Selvatico, lo stile arabo primitivo aggentilito dagli ornamenti 
tolti alla vegetazione o alle forme geometriche, e ricco nei 
fregi di scrittura riboccante di leggende accattate dal Co- 
rano : stile dove cerchi indarno la semplicitù del cristiano 
antico, ma dove trovi una maniera d' arco diverso dagli 
altri già noti, curvo oltre il confine emisferico, forse quasi 
simbolo della Egira, e ricordo della fuga di Maometto dalla 
Mecca a Medina successa al novilunio di luglio 622, quan- 
do la luna raffigura un ferro da cavallo. 11 secondo siste- 
ma poi ha per base 1' arco acuto, agile, derivato probabil- 
mente dalla foggia delle arabe tende, prime arabe abita- 
zioni. Certo che quest'arco, scrive l'autore, lo troviamo da 
solo in età remotissime, perchè ce ne porge esempii la Etru- 
ria, l'Egitto, la Grecia, ma come base e fondamento di 
tutto un sistema non lo vediamo che presso i califfi arabi 
dell' Egitto, ove durò oltre a cinque secoli. 

È nella Spagna che trionfa 1' araba fantasia fra il dodi- 
cesimo e il quartodecimo secolo. Lo dicono Siviglia e Gra- 
nata ; allora la fumosa Alhambra, l'aereo soggiorno delle 
morbide voluttà islamitiche : edificii, che in quella regione 
e nel vicino Portogallo il Selvatico addita siccome segno 
che furono alla imitazione della sesta cristiana quando ai 
califfi vi successero cristiani principi ; testimonio quelle 
cattedrali, ove 1' araba architettura si propaggina e sparte, 



— 1285 — 
ovo i ghirigori e gì' intrecciauienti delle rubcscale pareli 
presentano le smaglianti ornature a cui sali nel caldo occi- 
dente la imaginazione orientale. Da siffatto stile il more- 
sco, e qui la^giusta osservazione del nostro autore, «che se 
r araba architettura ad altre fu madre, giovando a paesi 
od a costumanze differenti dalle arabe, ne viene che le ab- 
bondino intrinseci pregi di opportunitù, che dunque debba 
essere studiata dall' architetto per acconciarla alle fabbri- 
che dove analogia d' usi la chiama ; e la chiamano i caffè, 
i bagni pubblici, le sale destinate alle danze, i teatri e per- 
fino, scrive il Selvatico, i gabinetti de' voluttuosi sardana- 
pali del commercio, e quei delle donne imperatrici del fa- 
scino e della moda». (Storia esleiico-criiica,\o\. If, p. 209). 
Architettura codesta che certo gli arabi non attinsero 
da verun paese d' Europa, ove lino al nono secolo lo stile 
bisantino-romano aveva l'arco rotondo a forma elementare; 
sicché pensa l'autore, che forse n' abbiano essi avuta la 
prima idea dagl' Indiani, fra cui li condusse vittoriosi il 
quinto califfo Abd-Ameleck, e dove molti antichissimi edi- 
fizii presentano due fogge di arco adoperate poscia dagli 
Arabi, che quelle fogge raggentilirono, derivandone (come 
dicemmo) le ornature dalla configurazione e dai leggiadri 
guernimenti delle lor tende. Questa architettura, prosegue 
egli, portata dagli arabi in tutti i paesi che conquistarono, 
penetrò anche in Italia e nelle regioni settentrionali, lìsa 
con'questo divario, che presso noi per le frequenti relazioni 
commerciali, per la tempera del cielo e degli animi, pel con- 
seguente naturale impulso a imitare le arabe disposizioni 
dell'arte, quel sistema archiacuto serbò quasi intatto l'ori- 
ginario carattere, mentre nel settentrione le tradizioni ar- 
chitettoniche, il differente clima, il bisogno di acuminare 
i tetti, la molta dottrina statica , condussero l' artista a 
quegli angoli acuti, a quell' ardita elevatezza di propor- 
zioni che tutti sanno. Bene a Venezia si manifestò il sen-^ 



- 128G - 
(iiììonto arabo forse grave ed austero nel quai'todocimo 
secolo, ma poi di guisa s' illeggiadrì, da superare per ele- 
gante armonia il suo stesso modello. Oh ! fra gli altri que- 
sto palazzo ducale, architettonica invidia di tutte nazioni, 
interpretazione ingegnosa degli usi alla quale sollevava- 
si r arte veneziana, adattando le arabe ispirazioni ad un 
edificio, ove dettavano leggi, avvivavano commerci mon- 
diali, preparavano vittorie i reggitori della più sapiente, 
della più civile, della più forte tra le italiane repubbliche. 
Età avventurosa, in cui l'architetto maneggiava a un tem- 
po sesta, colori e scalpello, volendo ajuto dagli obbedienti 
accessorii, non preminenza, come più tardi addivenne ; 
volendo quella meravigliosa unità, dond'esce ancora il sor- 
riso delle arabe leggiadrie. 

Né cessa il Selvatico dalle sue acute indagini quando 
dalla civiltà degli Arabi nella conquistata Sicilia, e dalla roz- 
zezza delle orde normanne, che poi vi signoreggiarono, 
deduce il perchè del continuatovi stile arabo-bisantino, 
della conservatavi pittura murale nei mosaici alla greca, 
dell' innesto tra le prime forme basilicali e le saracene de- 
corazioni, donde a Palermo la famosa cappella palatina, la 
chiesa chiamata dell' Ammiraglio, monumento questo che 
si può dire bisantino, arabo e normanno ad un tempo, 
vera sintesi della storia sicula nell'evo mezzano, e la catte- 
drale di quella stessa città, araba meraviglia negli stessi suoi 
restì, ed altre costrutture clic negli avanzi, o nella inte- 
grità loro invitano l'architetto a meditare in quell'isola 
i portentosi accordi di un Bello splendido e multiforme. 
Stile che più tardi qualche traccia lasciò nella grave Roma, 
per poi vestire in Toscana le più originali grazie, le quali 
porgono occasione all'autore di mostrare agli artisti (ma- 
neggino essi l'archipenzolo, la tavolozza o lo scalpello) che 
occorre loro di conoscere tutti i rami delle arti, e mettersi 
in quelle vie, su cui stamparono grandi orme il (liotto, l'Or- 



— 1287 — 

gagna ed Arnolfo. Qiiell' Arnolfo, sangue fiorentino, che il 
nuovo stile seppe cangiare in maniera suii propria bella- 
mente sfoggiata nella sua S. Maria del Fiore ; quel Giotto 
che nella attigua torre sollevò la forma toscana al più ele- 
gante suo svolgimento ; mentre Pisa e Siena, nel campo- 
santo quella e nel battistero, questa nel duomo presenta- 
no allo sguardo del Selvatico più ligia la imitazione della 
maniera arabo-bisanlina, e mentre invece emulo dell' ar- 
nolfiano e del giottesco sorge Io stile della cattedrale di 
Orvieto. 

Le ornamentazioni in terra cotta del secolo decimo- 
quarto e il novero delle migliori fra quelle strappano al 
nostro autore una rampogna ai figli e nipoti di quegli arti- 
sti, che quei bene contemperati fregi né imaginare seppero^ 
né disporre, come pur troppo glielo attestano le non lode- 
voli prove della ricca Milano. Se non che, quasi a confor- 
tarsi di questo scadimento, ripara egli nuovamente a Fi- 
renze, ove lo ricrea 1' altare di Orsanmichele e la loggia 
dei Lanzi, meravigliose opere dclTOrgagna, il quale le agili 
eleganze di Arnolfo converse in un sistema liberamente 
leggiadro ; il quale, primo nel secolo decimoquarto, volle 
emisferici gli archi senza mescolarli con gli acuti, ma senza 
richiamarvi l'arte antica, come altri pretesero dal Selva- 
tico vittoriosamente combattuti sulla scorta della geome- 
tria bene calcolata dall' architetto fiorentino. Edificio que- 
sto della famosa loggia, che con altri contemporanei d'Ita- 
lia ne palesano 1' araba origine temperata dalla sesta ita- 
liana. Siccome pure altri parecchi della età stessa ne vanta 
la nostra penisola ; templi, porte, sepolcri da qualche sto- 
ria e dalle guide chiamati di stile tedesco, ma dal nostro 
critico dimostrate di ben differente ragione dietro l'attento 
esame delle diverse loro parti (voi. II, pag. 251), le quali 
in vece nel solo duomo di Milano lo manifestano veramente 
settentrionale, e sembrano dalle altezze loro lamentare i! 



— 1288 — 
baldanzoso delirio che in susseguente stagione osò falsame- 
la fronte. 

IX. 

Gli è così che si fa scala l'autore al sistema archi-acuto 
dei popoli nordici principalmente in Francia, i quali insieme 
con gli altri Europei al tempo delle crociate stati in Orien- 
te, innamorarono dell'araba architettura e la vollero imi- 
tata nelle proprie regioni. Ma troppo ne differivanx) i co- 
stumi, i riti religiosi e persino il clima: bisognava acumi- 
narvi i tetti, schermo dalle pioggie e dalle nevi, bisognava 
acconciare l'araba sesta all'uopo e al pensiero della nazione, 
bisognava che la chiesa vi raggentilisse le sue proporzioni 
col lancio della linea ascendente, ond'ecco il Selvatico ri- 
volgersi a quelle genti per interrogarvi l'arte di colorire i 
vetri e di effigiarvi le storie sacre, per intenderne il mo- 
tivo degli ampii fìnestroni a ornamento delle chiese, per de- 
durne il bisogno di spazio affinchè vi si allargasse la luce, 
dunque il bisogno che ai massicci piloni, alle grandi ale di 
muro necessarie a sostenere l'arco emisferico si sostituisse 
l'acuto: di qua maggiore lo sgombro delle vaste chiese, 
giovato dallo studio delle matematiche, che il famoso Ger- 
berto francese (poi papa Silvestro II) fece presso gli Arabi 
di Cordova e di Granata. Allora l'autore nostro vede mag- 
giore l'uso della volta a crociera, che collega la solidità 
alla leggerezza, l'altezza con la estensione; vede la pressio- 
ne verticale dei pinnacoli, freno alla divergenza degli archi, 
poi l'acuminata forma dei tetti, alle sciolte nevi pendio: 
vede dalla regione statica dell'edificio procedere anche la 
estetica, perchè fondala pur essa sulla scienza, donde 
quelle mirabili altezze, quelle tante svariate eleganze in 
qualunque parte della costruttura. Estetica forse beneficata 
non solo dallo crociale iiell' intreccio dclf arie ogivale coi 



— 1289 — 
differenti meandri, ma beneflcata pure dai progressi della 
scultura, che ne fece più ornate e più sublimi le ispira- 
zioni. Il quale sistema, oltreché dell'arco acuto, consta in- 
sieme di ben ponderate combinazioni di solidi geometrici 
utili alla statica degli ediflzii e fonte di robusta agilità, ma 
senza che in Italia siasi mai raggiunto l'ardimento e la 
gravità di simili costruzioni erette nel settentrione. Roma 
da un canto, Bisanzio dall' altro non cessarono mai di 
attirare quasi magnete la sesta degli architetti ; nò la 
mitezza del cielo abbisognava di tetti cosi acuminati, e 
poi tanto o quanto nelle nostre repubbliche e principali 
aveavi pur la sua parte l'argoglio del sapersi discesi da 
Romolo. 

Chi dunque vuole affisarsi nella vera scuola archi- 
acuta segua il nostro scrittore nelle nordiche terre, ed egli 
saprà splendidamente additargli la forma ogivale dell'epoca 
prima. Archi, contrafforti, pie dritti, balaustrate, colonne, 
cornici, pinnacoli, ornamentazioni, la flora quando orien- 
tale quando indigena, profili, intagli, finestre, vetri dipinti, 
porte, r interno delle arcate, le volte, i campanili, le torri, 
la pompa delle statue e dei bassorilievi immedesimata al- 
l' opera della sesta, i pavimenii tutti lastre scolpite, altari, 
sacre fonti, stalli, sepolcri raggentiliti da molteplici fregi 
sono, per cosi dire, i coefficienti, i fattori dal Selvatico sa- 
pientemente illustrati, i fattori di quel gran prodotto, che 
chiamasi tempio archi-acuto, vanto del secolo terzodecimo 
principalmente nella Francia settentrionale, non allora nel- 
le regioni renane, né quasi mai in Italia, ove gli architetti 
hanno biasimo dal nostro critico di avere frantese le ra- 
gioni di quello stile, frammescolandovi il bisantino e il lom- 
bardo. E via proseguendo egU nelle sue indagini nel secolo 
successivo, ci presenta il secondo periodo ogivale modifi- 
cato nelle ornature meglio scolpite, più agilmente intagliale, 
nei fregi delle porte e delle torri, nelle varietà dei trafori, 
Tomo VJIj Se/ie Y. 1G5 



— 1290 — 
sempre per altro sulla via dal primo stile battuta, e solo 
deviandone nella Germania e sul Reno. 

Bensì lamenta 1' autore la terza maniera ogivale per 
le sproporzioni in alcune parti aggiunte, per 1' angolosità 
delle modanature, per 1' aggrovigliarsi dell'ornamentazione 
vegetale, per un ribocco di emblemi contrario alla origi- 
naria semplicità del sistema ; ribocco per altro compensato 
da certi eleganti lavoii, dalle rose sfarzosamente magnifi- 
che, le quali scemano la inferiorità di questo periodo ar- 
chi-acuto rimpetto ai due antecedenti. Periodo che in In- 
ghilterra mise salde radici al tempo di Enrico Vili, e fatto 
canone alle svelte costrutture^dei castelli magnatizii, servi, 
per cosi dire, di ponte al quarto periodo, che trascorse a 
tale soverchio ornamento da snaturare la primitiva sem- 
plicità di quello stile. Di questo adunque, conchiude il Sel- 
vatico, trionfino le due prime maniere negli edifizii sacri, 
le due successive nei civili non solo perchè ricchi di leg- 
giadria pittoresca, sibbene anche perchè meglio adatti al- 
l'uopo degli usi domestici, come ce lo addita, oltre l'Inghil- 
terra, anche la Germania in molte sue case che, giusta l'au- 
tore, « il genio eclettico si, ma coscienzioso e profondo 
di quegli architetti, giovandosi delle tradizioni medioevali, 
sa improntar d'un carattere si bello, si nobile, sì acconcio 
alle circostanze » (Storia estelico-crUica ecc., voi. II, pa- 
gina 4 85). Dopo di che, facendosi ad esporre i suoi am- 
maestramenti intorno all'arte ogivale, così conchiude : 

« La gentile arte acuta, avendo trovato modo di colle- 
gare fra loro le forme, lasciandole però cosi indipendenti 
da manifestare unità anche separate, riuscì a violare im- 
punemente simmetria, senza perdere le grazie della eurit- 
mia ; felicissimo mezzo a rendere gradite all' occhio le aree 
e le masse irregolari, mezzo di cui, finora, mostrò di non 
saper profittare la così detta arte classica, come la trattano 
i più, perchè i più hi pongono sotto lo strettojo delle re- 



- 1291 — 
gole vilruviane e vignolesche. Oh I«i povera gente che sia- 
mo! intanto che quasi ogni paese delT Europa civile va pe- 
scando nei vasti campi del suo medio evo quelle idee e 
quelle forme, che possono al nostro tempo applicarsi, e 
tenta adoperarle senza servilità d'imitazione, noi, sotto 
pretesto di emulare i grandi avi nostri, coi quali la paren- 
tela è interrotta da secoli, cerchiamo le forme architelto- 
niche in quella civiltà gigantesca di Atene e di Roma, che 
rinneghiamo poi colla parola, col pensiero, coi bisogni, 
cogli usi mutati. Oh la povera gente che siamo! quando 
non è più dato giovarci nò di anfiteatri, né di circhi, nò di 
terme; quando tutto il vivere civile si volge ai conforti do- 
mestici e alla industria manifattricc, noi applichiamo l'ar- 
chitettura maestosa di quo' solenni popoli, che il nostro 
vivere domestico sconoscevano, l'industria in moltissimi 
dei moderni suoi rami ignoravano^ a casucce di poca esten- 
sione, a teatrucci forati da bucherelli, ad ufficii pubblici 
composti, il più delle volte, da angustissimi locali, E come 
l'applichiamo poi quella magnifica e veramente monumen- 
tale architettura? Rappicolendo ogni cosa, ogni cosa strin- 
gendo ad una scala misera che lotta collo scopo grandioso 
dell'arte antica, la quale non si giovava della nobile mae- 
stà de'suoi colonnami, e delle parti costituenti i suoi ordini, 
se non quando ella poteva allargarsi in dimensioni colos- 
sali. » 

E poi chiude il rimprovero ai gretti imitatori dell'an- 
tico con queste parole : « Ma se 1' architettura (scriveva 
nel ]856) ò caduta vittima d'una ostinata pedanteria, ella 
può invece ancora, novella fenice, sludiando e le svelte ele- 
ganze dello stile bramantesco e lombardesco^ e le grandi 
reliquie dell'evo mezzano; applicando ai nostri usi, che in 
parte da quelle età derivano, codeste architetture, lanciate 
come silfidi, agili, leggere, varie come gentili farfalle, e [nw 
solide, fortissime, e, quel eh' è meglio, pronte colle molte- 



— 129^2 — 

plici forme ad atteggiarsi in idea or gaia, or sublime, or 
severa, or modesta, a norma della destinazione propria 
degli edificii. » 

Se non che verso la fine del secolo XV anche l'archi- 
tettura, insieme con le altre sorelle, si volgeva a diverso 
sentiero, dove la invitavano le stesse lettere. La forma mi- 
rava a trionfare sul pensiero, gli scoperti avanzi greci e 
romani attiravano lo sguardo e l'animo^ i critici ne strom- 
bazzavano la preminenza, mettevano in fondo ratte medio- 
evale perfino nel secolo nostro, che udiva il Goethe, questo 
Giove olimpico dei tempi moderni ( come lo chiama un 
brioso giornale) che udiva il Goethe, lamentare la surro- 
gazione della pallida Vergine alla Venere paffuta ; quel 
medesimo che con guazzabuglio assai strano avversava 
insieme il tabacco, le cimici, le campane, e (perdonategli 
la bestemmia non fosse altro che letteraria ed artistica) 
anche il cristianesimo; fiorito zibaldone del pensatore ale- 
manno. Di contro ai quali eccessi ne sorsero di contrarli 
diretti a soffocare il serpente del paganesimo e a procla- 
mare perdute le arti se non ritornano ai principii del 
cristianesimo. Ed è bello in questi contendimenti vedere 
frammettersi il Selvatico, tenendo quel giusto mezzo che 
manifesta la sapiente imparzialità dell'osservatore sagace, 
che tra la pagana formula dell'arte per C arte, e l'altra che 
puossi dire cristiana dell' arte per Dio, ne vede una terza, 
eh' è dell'arte per l'uomo, di quella cioè che insegna ad 
amare la famiglia^ la patria, la umanità, a rispettare la 
legge, ad incorare virtù ed ingegno, a guiderdonare il me- 
rito; raggio bensì, ma non identificazione del cristianesimo, 
bensì sublimissima negazione del sensualismo pagano ; arte 
cittadina, arte sociale, parola agh onesti entro e fuori del 
tempio. Dunque nostre sono egualmente le tradizioni di- 
scese così dalla antichità, come dal medio evo; basta coor- 
dinarle ai concetti della società in cui viviamo. 



- 1293 — 
Guidato pertanto da queste imparziali considerazioni 
il Selvatico, se anche prima della metà del secolo XV scor- 
ge la sesta sentire le prime influenze dalle lettere, dalle 
dissotterrate antiche rovine, dagU scoperti codici, dal pro- 
fugo e qui ospitato ellenismo, dal redivivo Vetruvio, tutta- 
volta osserva che i mutamenti a principio non si manife- 
stano che nella parte decorativa, perchè gli usi sociali non 
permettevano una subita alterazione negli edificii, e solo ne 
guadagnarono di eleganza gli ornamenti, senza che vera- 
mente s'incarnassero i precetti del maestro latino, e ciò 
anche per la povertà allora degli studii archeologici. E qui 
l'autore, confutando con valide argomentazioni l'inglese 
Hope intorno all' architettura del quattrocento, la salva 
dall'accusa di servilità alle forme pagane, servilità posterio- 
re, cioè dell'epoca medicea, mentre la precedente appli- 
cando le ornature romane alla gentile ordinanza delle fab- 
briche archi-acute, gettò il seme di un sistema tutto ita- 
liano; seme pur troppo sterilito ben presto dalle brume 
della susseguente età imitatrice. No, non fu imitatore il 
Brunelleschi, a dispetto di certi scrittori, che tale il vorreb- 
bero in onta alle contrarie prove dei fatti, prove che il 
Selvatico esamina con occhio spassionato ed intelligente 
insieme ad altri edifizii di che abbellirono tutta Italia l'Al- 
berti, il Michelozzi, Benedetto da Majano ed altri valenti, fra 
i quali primeggia la famiglia dei Lombardi; famiglia co' se- 
guaci suoi benemerente d'una scuola che a Venezia fondò 
il principale suo seggio, maestra qual fu nell'intrecciare 
all' arte della sesta la più corretta eleganza, la più accomo- 
data originalità del concetto, le più pudiche grazie del 
rinascimento assorellate industremente agli slanci dell'ar- 
chi-acuto, la più carezzevole fantasia dei prospetti, la più 
armonica opulenza dei magnatizii palagi, soggiorno di un 
patriziato popolare nella stessa sua oligarchia. E qui vuoisi 
osservare la imparzialità del Selvatico, il quale dopo siffatti 



— noi ~ 

giustissimi encomii incolpa luttavolta quest'arte di qualche 
secchezza, di qualche minutezza, ma per meglio rilevare 
il compenso di questi sconci nella puritò, nell'accordo tra 
le adornezze e le linee architettoniche, in quella varietà di 
concetto e di fantasia che sa suggellare d'impronta spe- 
ciale ogni diverso ediQzio giusta le diverse ragioni della so- 
cietà: arte, in una parola, che meritamente doveva sfog- 
giare le sue pompe in questa città, stata sempre teatro 
della civiltà più squisita. 



X. 



Cosi non avesse guastata l'arte quell'ingegno gigante di 
Michelangelo che, troppo innamorato della romana, ne viziò 
la semplicità con le troppo imaginose stravaganze degli or- 
namenti, danneggiando così la espressione dell'insieme, e 
disserrando largo sentiero al barocco. « A Michelangelo, 
scrive saggiamente il Selvatico, mancò la industria dei con- 
trasti, in cui furono sommi gli architetti del medio evo. Egli 
volle fare il grande col grande, e non si accorse che questo 
non può apparire tale, se non è raccostato dal piccolo. Ingi- 
gantendo i dettagli col pensiero di proporzionarli alla mas- 
sa, ammiserì questa a modo da farla sembrare di comune 
grandezza, perchè le tolse ogni mezzo onde dall' occhio le 
venissero misurate le relazioni. » La gran cupola sì che 
slanciasi snella ed elegante, senza per altro avere (come da 
molti fu ripetuto) né le proporzioni, né le forme, nò i pro- 
fili del Pantheon: peccato che il Moderno, viziando il pri- 
mo e semplice pensiero del Buonarroti nella coslruttura di 
S. Pietro, n' abbia pure alterala l'apparenza della cupola, 
prolungando il braccio anteriore della nave, e non permet- 
tendo la vista dell'ardita volta, se non a grande distanza. 
Parecchi sono gli edificii che il Buonarroti innalzò, e che 
ammirati allora, più tardi pacatamente considerati manife- 



— 1295 — 

stano fin dove giungono gli abusi dell' arte, per altro di 
un'arte palleggiata dal genio. 

Capitanò Michelangelo gli architetti, ohe alle antiche 
norme romane volevano aggiungere libertà di ornamenti e 
di decorazioni, preferendo la suntuosità al severo assesta- 
mento delle linee. Capitanò il Palladio l'altra falange, che 
voleva rifatta la grande antica arte di Roma, ma senza ba- 
dare all'avvenuta diversità nei costumi, negli usi, e perciò 
negli obblighi architettonici. E già prima ancora di questa 
epoca ci rammentò il Selvatico l'affetto destatosi all'anti- 
chità greco-romana, e maggiormente poscia rinvigorito 
dalla scoperta del Guttembergh, donde la letteratura fat- 
tasi imitatrice del vecchio mondo, ne volle imitatrice anche 
l'arte. Per questo, ripiglia il nostro critico, allora la diffu- 
sione dei precelti vitruviani, le rovine di Roma fatte pre- 
cipuo segno agli artisti, e il Bramante divenire apostata da 
quelle gaje e libere eleganze, di cui era maestro; per questo 
seguirlo il Raffaello, di guisa per altro che nelle fabbriche 
da lui costrutte lasciò trasparire l'armonia, la varietà, la 
serenità della sua anima artistica. 

E qui con dovizia, non so se più di dottrina storica o 
di critico discernimento, l'autore novera e vaglia gli archi- 
tetti della scuola vitruviana, deplora la prescrizione vi- 
gnolesca allora e lungamente in voga delle proporzioni 
negli ordini romani, dalla quale tuttavolta egli stesso il Vi- 
gnola, contraddicendo col fatto alla propria teoria, seppe 
in molti suoi edificii staccarsi. Ma ben più lodevole il Sani- 
micheli, che da quelle pastoje mirabilmente si tenne immu- 
ne ; ingegno alto davvero^ sclama il Selvatico, d' ispirata li- 
bertà nel creare ogni maniera di costrutture, e non le mi- 
litari soltanto, onore splendido di Verona, che si riverbera 
su tutto il veneziano dominio e su larga parte d'Italia. AI 
Sammicheli faceva nobile riscontro il Sansovino, scultore 
insieme e architetto, occhio intuitivo anche prima di affl^ 



— 1296 — 
dare i concetti delle sue costruzioni alla carta, spirito sen->lj 
ziente l'uno nel vario, ma illuso tanto o quanto pili tardi 
dalle scatenate fantasie del Buonarroti, e spinto talvolta ad 
impeciarne la semplice e gentile sua foggia di architettare, 
non per altro cosi che nelle opere di lui non si vegga sem- 
pre la sesta, a cui di contro il Palazzo ducale deve S. Mar- 
co la famosa sua Biblioteca. 

Soverchiamente il Palladio fu ligio nell' arte alle insi- 
nuazioni troppo classiche del suo Mecenate, del Trissino, 
di lui che osò chiamare liberazione d'Italia la greca pres- 
sura, e che a quel gagliardissimo ingegno tolse di essere 
originale, rappresentandogli difettosa ogni invenzione che 
non imitasse le terme e i templi di Roma. Di qua forse la 
poca varietà nei concetti delle sue fabbriche, la scarsa o 
nessuna significazione dello spiritualismo cristiano nelle 
case del Signore, il nessun legame nelle sue costrutlure 
con le arti sorelle, le cui opere di colore o di rilievo non 
si accordano mai con le linee organiche dell'edificio, ma 
vi stanno appiccicate siccome accessorie e spesso bizzarre. 
E ciò perchè né scultore, nò pittore egli era, come lo fu- 
rono i principali architetti suoi predecessori o contempo- 
ranei, i quali perciò ben sapevano adattare gli ornamenti 
alle masse. Del resto supreme nel suo stile la correzione e 
la severilù, 1' armonia dei rapporti fra i piani ed i vuoti, 
anche quando il secolo indiceva guerra all'ordinato collega- 
mento delle linee. Saggiamente avverte il Boito, l'illustre di- 
scepolo del Selvatico, dicendo che talora in Palladio si vede 
il contrasto tra il precettista e l'artista; quel da lui fulmi- 
nato peccato mortale « del pieno sopra il vodo del largo et 
grave sopra il debole et stretto » ei lo dimentica « quando 
(ecco le parole del Boito) viene il minuto della ispirazione, 
e allora addio leggi, addio classicismi e romanticismi e rea- 
lismi. Il capolavoro non è figliuolo dell' uomo, è figliuolo 
di Dio I). (Discorso letto a Vicenza 4 880). E in vero di 



— 1297 — 
uno stile tutto suo il Palladio con ingegnosa imaginazio- 
ne ci lasciò quella rinomata basilica vicentina e quel non 
meno famoso teatro olimpico ; la prima non tutta classica, 
e vero miracolo d'architettura, il secondo di maniera la- 
tina, ma con tale una grazia negli scompartimenti architet- 
tonici, da rivelare nel Palladio la valentia somma di una 
sesta veramente maestra. 

Imitatori contemporanei non ebbe egli in Italia, se ne 
togli il suo concittadino, ingegnoso si e pratico costruttore, 
ma invido e servile copiatore, lo Scamozzi ; mentre poscia il 
Da Ponte, sicuro statico, immutando il disegno del testé no- 
minato vicentino, legò agli avvenire il suo nome principal- 
mente nel celebre arco di ponte che da Rialto si appella. Del 
resto il Palladio ebbe all'estero imitatori in sullo scorcio del 
seicento, ed anche in Italia verso il 1750 : allora il Calde- 
rari troppo ligio alle regole, più libero e imaginoso il Que- 
renghi. E si studii pure anche adesso il Palladio come sto- 
rico documento, rispettiamo in lui col Boito una più salda 
fede nell'antico, un più caldo amore alla già diffusa latinità, 
che non negli altri suoi coevi architetti ; rispettiamo ne' 
suoi palazzi la soddisfazione delle nobilesche pompe allora 
in voga, soddisfazione netta per altro del barocchismo in 
que' giorni nascente ; « ma soddisfaciamo noi pure, dice il 
Selvatico, all'esigenze dei tempi nostri, in cui si vogliono 
le abitazioni anche de' ricchi acconciate alle comuni como- 
dità della vita, anziché alla sola magnificenza della esterio- 
rità ; assestiamo i progetti architettonici sulla forma geo- 
metrica elementare, considerata nelle sue innumerevoli 
combinazioni, e concepita secondo gli usi sociaU e le leggi 
di statica ». 

Pur troppo non si attennero alla predetta forma geo- 
metrica gli architetti posteriori alla età palladiana. Fu al- 
lora che r architettura insieme con la scultura si insudi- 
ciò delle più ardite smoderatezze , le quali altri ascris- 

Tumo VII, Serie K 166 



— 1298 — 
se alla umana sazietà perfino della bellezza, altri al cor- 
ruttore esempio delle lettere, chi allo strafare del Buonar- 
roti, ma che il Selvatico, senza negare siffatte inlluenze, 
attribuisce in pari tempo a qualche gran fatto sopravve- 
nuto a rompere ogni vincolo tra i principi! medio-evali e i 
bisogni della età nuova, cioè il diverso modo di sentire la 
nazionalità e la religione. Da un canto gli scaduti spiriti 
politici, la servilità verso gli stranieri, il braccio pesante 
del feudalismo volevano in qualche guisa abbagliare e lenire 
la oppressa plebe con le pompe più trasmodate; dall' altro 
il papato, scosso dal protestantismo, rè contento della sua 
immutabile essenza, voleva pur con le pompe dell' esterio- 
rità farsi largo nella opinione per mostra di potenza anche 
terrena (incubo onde ancor non ò libero), e sebbene com- 
battesse il sensismo della nuova filosofia, non impedi che 
questo si insinuasse nella Chiesa materiale col meazo della 
arte, donde architetture e sculture accarezzanti le sensuali 
pendenze del secolo, sacrificando l'idea pura alla forma ri- 
boccante e scomposta. Così fu che il barocco invase l' Italia 
e l'Europa per quasi due secoli, scuola che in mezzo al 
suo sistema tutto cincischi, peccò al tempo stesso di timi- 
dità, per non sapersi mai dipartire dalle classiche ordi- 
nanze. Giustissima avvertenza del nostro autore, che de- 
plora quel conseguente miscuglio di stemperato e di se- 
vero, di organico e di fantastico, donde la confusione dei 
gusti generatrice di noia. Scuola per altro, continua egli, 
non priva di pregi, non difettiva di grazie per la varietà e 
per la ricchezza nelle composizioni, pel pittoresco, pel misti- 
lineo, per la consonanza ai tempi in cui nacque; tultavolta 
da fuggirsi siccome nemica alla altezza della idea, siccome 
scusa e veicolo alle aberrazioni del pensiero. 

Dell' Alessi strano e convulso bensì, ma originale e gran- 
dioso parlano principalmente Genova e Milano, che parlano 
pure del Pellegrini, sebbene reo dell'adulterata fronte del 



— 1299 — 
duomo famoso. Il Buonlalenti ricordano in Firenze palazzi 
e chiese ; versatile ingegno, ma troppo tenero di ornamenti: 
ricordano il Fontana Roma e Napoli, tinto esso pure della 
solita pece, mentre intanto la pittoresca appariscenza di 
fregiature architettoniclie aveva nuovamente invitato pit- 
tori e scultori a trattare l'archipenzolo, che per altro 
seppero eglino maneggiare, obbedendo alle leggi statiche ed 
alle altre non meno importanti, per cui la- distribuzione in- 
terna si adatta all'uso degli ediQcii differenti. Il Cigoli, il 
Dominichino, Pietro da Cortona il pennello; Alessandro 
Vittoria, Giacomo Dalla Porta, il Maderno, l'Algardi affra- 
tellarono lo scalpello alla sesta, ma non senza lasciare in- 
soddisfatto il desiderio di una corretta semplicità nelle fab- 
briche loro. Potentissimo fra questi ultimi fu il Bernini col- 
locatosi in mezzo, con gli antichi da un canto, col Buonar- 
roti dall'altro per innestar grazia ne' suoi lavori, ma che 
spinto da imaginazione sfrenata si dilungò dai maestri e 
dalla natura, destando per altro la invidia del Borromini, 
mente pure vastissima, il quale lasciò belle fabbriche, ma 
sempre di farnetico stile, finché non sembrandogli di avere 
mai raggiunta la fama dell'emulo suo, si tolse la vita. 

Poi le più strane mattezze dal Guarini al Longhena, le 
quali trovarono temperamento nei più corretti stili del Van- 
vitelli, del Fuga, del Piermarini, come tuttora lo provano 
sontuosi palazzi a Roma, a Napoli, a Milano, le ville di Ca- 
serta e di Monza. Correzione aiutata dagli esempii delle due 
disseppellite città di Ercolano e di Pompei, dalle incise rovi- 
ne di Pesto, dagli scritti del Winckelmann e di quel Milizia, 
che a forza di rimproverare gli abusi del tempo, e di quasi 
servilmente imitare le sole norme greche e romane, trar- 
rebbe chi lo seguisse ad una architettura magra e tiloso- 
Oca troppo. Lode per altro a lui, dice il Selvatico, che pose 
argine alle diavolerie del barocco. Allora la filosofia del 
sarcastico dubbio muovere guerra al vago ideahsmo, pre- 



— 1300 — 
valere le discipline scientifiche, e l'architettura, fra le arti 
belle la piij collegata alla scienza, da sbrigliata fantasticatri- 
ce divenire rigida ancella della ragione. Allora i sogni Lodo- 
liani, e poi riaprirsi le pagine dell'Alberti, del Palladio, del 
Vignola, del Temanza, allora gli esempii dei rammentati più 
sopra, del Calderari e del Querenghi ; onore quegli e abbel- 
litore di Vicenza , onore questi di Bergamo, chiamato da 
Caterina alla capitale rutena, ove costrusse parecchi co- 
spicui ediiicii, per poscia lasciare alla veneziana Accademia 
i suoi molti disegni, scuola che si possono dire di senno 
particolare principalmente nella distribuzione delle piante. 
Ma ecco sullo scorcio del passato secolo e negl'inizii del 
nostro lo stile greco vincerla sul palladiano, ma sorgerne 
scarsi in tutta Europa gli esempii, perchè l'arruffata ed in- 
sanguinata politica inghiottiva 1' oro a dismisura ; satolla- 
mento di usurpazioni e di superbie. Fabbriche allora di 
carta, cioè i concorsi accademici e meschine realtà in 
pietra. Furono poi le regioni settentrionali che, cessato il 
fremito e la depredazione delle battagUe, volsero anche alla 
architettura la nuova prosperità materiale e morale, e che 
negli stili medio-evali, non nelle palladiane magniflcenze, 
trovarono la rispondenza alle nuove industrie ed ai nuovi 
bisogni. Né tardò la sbattuta Italia a giovarsene, ma ram- 
menti l'architetto, dice il Selvatico, che l'opera sua non 
consuonerà mai a quella civiltà in mezzo alla quale viviamo, 
se a due principii non corrisponda, alla espressione cioè ed 
alla scelta dei tipi acconci a rivelarla, donde il bisogno a 
lui di porre in cima de' suoi concetti 1' uso cui gli ediOcii 
sono destinati, e di annunciare quest'uso col mezzo di forme 
tipiche, che manifestamente lo additino. « Rammenti come 
l'arte sia una catena, nella quale se un solo anello si spezzi, 
non si può stringere più nulla, né risalire gradatamente 
alla nobiltà del suo scopo. Dunque necessario tenere ragio- 
ne delle tradizioni per giovare ai tempi, per non rifare tutto 



~ 1301 — 
il cammino » Così l'arte potè salire a grandezza, facendosi 
delle tradizioni puntello, come forse più di tutte quante 
mai sono, lo prova questa città incantatrice, nella quale sa- 
pientemente per più anni egli insegnando, raccomanda ai 
giovani lo studio di tutti gli stili, tranne il barocco, dei 
quali questa magica sirena si abbella ; raccomanda siffatto 
studio illuminato dalla fiaccola della storia, dalle cagioni dei 
mutamenti sociali, rimontando perfino alle alte mire di 
Grecia e di Roma, per conservare quel tanto dell' antico 
retaggio, che all'uopo nostro si attaglia: affida all'architet- 
tura ogivale la significazione dello spiritualismo, alle lom- 
bardesche e bramantesche maniere la purezza nelle linee, 
la svariata eleganza negli ornamenti dei civili edificii, infu- 
turando per tal guisa in Italia la verdezza di quell'alloro, 
che ora la politica dignità nazionale santifica e folce. 



ANTONIO ROSMINI-SERBATI, 

IL CONCETTO E I LIMITI DELLA STATISTICA. 

MEMORIA 
DEL M. E. E. MORP URG 

{Siiìito dell'Autore). 



Il 111. e. Morpurgo, accingendosi ad esaminare il con- 
cetto e l'assunto della statistica nelle opere di A. Rosmini, 
volle rilevare anzitutto che il celebre solitario di Stresa 
non dev' essere considerato soltanto come un critico, ma 
bensì quale un espositore originale di questa scienza. 

Benché le tendenze e l'ingegno del Rosmini lascino so- 
spettare sulle prime ch'egli non attribuisca importanza no- 
tevole allo studio dei fatti, il valente filosofo imprime un'or- 
ma profonda sul cammino nel quale è stato preceduto dal 
Gioja e dal Romagnosi. Come questi, anche, a confessione 
del Wagner, si staccano con vigoria di pensieri dalla scuola 
dell' Achenwall, il Rosmini annoda le osservazioni statisti- 
che all'indirizzo rinnovatore di Galileo ed assegna nel pro- 
prio tempo a siffatte osservazioni una nuova età, nella 
quale lo studio delle condizioni sociali si allarga a più ampj 
orizzonti e porge sussidj insperati ai progressi delle scienze 
deontologiche. La scienza di Stato in particolare manche- 
rebbe di base senza il lume di cosiffatte investigazioni, i 
particolari e la tecnica delle quali furono presagiti dal filo- 
sofo roveretano. 



— d304 — 

Il m. e. Morpurgo raccosta la sua dottrina a quella dei 
capiscuola statistici Conring, Siissmilch, Achenwall e Que- 
telet, dimostra come il Rosmini intuisca i progressi che 
saranno raggiunti dagli statistici matematici e sopratutto 
mette in rilievo il grande valore della dottrina statistica 
rosminiana sotto l'aspetto di una dottrina del metodo, mal- 
grado che tale espressamente non si enunci, come si è 
enunciata in recenti trattati, quali son quelli del Dufau, 
dello Haushofer, del Block ecc. 

Scagiona finalmente questa dottrina dalla probabile ac- 
cusa di tendenza che fu fatta alla scuola di cui è odierno 
rappresentante l'Oettingen e dimostra che non si potrebbe 
senza manifesta ingiustizia assegnare un posto secondario 
nella storia degli studii statistici al grande filosofo, che è 
nel più largo senso della parola uno statista, anzi un tecnico 
insigne della scienza di Stato. 



DETERMINAZIONE 

DEL RAPPORTO FRA LE CAPACITÀ CALORIFICHE DEI VAPORI 
SOPRARRISGALDATI DELL* ACQUA E DEL FOSFORO. 

RICERCA SPERIMENTALE 
DEL DOTI. GUGLIELMO DE LUCCHl 



Nella teoria dinamica dei gas la pressione p eserci- 
tata siiir unito di superflcie da un volume V di gas, le 
cui molecole sieno n , e di cui si rappresentino con v e 
con m rispettivamente le velocità e le masse, è espressa da 



ossia da 



''=3"-— -V 



3 mv^ 



che riferita all' unità di peso diviene 

3 „ mv"^ 
(l) -pY = n . 

Il secondo membro delia (I) rappresenta, com'è chia- 
ro, la forza viva derivante dal movimento progressivo di 
tutte le particelle del gas ; esprimendo questa forza viva 
con K , si avrà : 

(a) K = n -—• . 
Tomo VIJ, Serie V. 167 



— 1306 — 

Dalle leggi di Mariotle e Gay-Lussac — = R dove 

T è la temperatura assoluta, R una eostante espressa da 

-^r-^ , dove p^^ è la pressione normale, V^. il volume 

specifico del gas, To=2730 C ; combinando questa col- 
la (I) 

(2) K = |rT . 

Il Clausius ('), proseguendo in queste ricerche, ha tro- 
vato inoltre esistere un rapporto costante fra K energia 
del gas derivante dal solo movimento progressivo delle 
molecole gassose, ed H energia totale del gas, ossia ener- 
gia derivante da tutti i movimenti, compresivi i movimenti 
rotatori e vibratori degli atomi, che costituiscono le mo- 
lecole. Questo rapporto è espresso da 

, , II 2 1 

3 T.=- 



K 3/c— 1 ' 

dove k rappresenta il rapporto fra le capacità calorifiche 
a pressione costante e quelle a volume costante. Però la 
(3) non vale che per i gas perfetti, e nel caso che il calore 
specifico sia indipendente dalla temperatura; qualora non 
si verifichino queste due condizioni, la (3) si muta nella 

dll 

dT 2 1 



dK — 3 A;— 1 
dT 

dove T rappresenta la temperatura assoluta. 

Se la molecola del gas, che si considera, è un punto 
materiale, allora H =K , e quindi li-=\ .606 .... Se 
invece la molecola consta di n punti materiali (atomi)^ i 

(1) Abhandlungen ùber die niech. Wànmelheorie, li Bd. 



— 1307 — 
quali sì trovino raggruppati in causa delle forze attrattive, 
allora, secondo il Boltzmann ('), la media forxa viva do- 
vuta al moto progressivo delle molecole, H'^ rappresenta 
la totale energia cinetica del gas, ossia H':=: «K . Dicendo 
quindi (p il potenziale medio di una molecola moltiplicato 
pel numero delle molecole che si trovano nel volume di 
gas, che si considera, si ottiene: 



(^) 


</H = (/H -f- d(p —. ìidK + d(p . 


Dividendo 


questa per dT e poi per -— si arriva al- 
di 


r espressione 






dH d?) 
dT dT 




dK ' dK 




dT dT 


Ma -=-R 


, e ponendo — . — = E, si arriva alla 




dH 




(«) ^K =« + jE . 




dT 



Dalla (4) e dalla (6) si ha 

2 + 3n + 2E 
(0 ^— o„ . oc- — i -I- 



3n + 2E 3n-|-2E ' 

formula dovuta al Maxwell ('-). 

Veramente la forinola data dal Maxwell sarebbe 



n-{-E 

dove n non rappresenta il numero degli atomi, ma bensì 
il numero delle variabili indipendenti ; sicché n diviene 

(1) Berichte der Wien. Acad. Bd. LXHl, 1871. 
(2} Journal Choit. Sue. Bd. Xlll, pag. 504. 



- 1308 — 
3a , se a ò il numero degli atomi ; perciò la formola de! 
Maxwell è 

dove per a = 4 , E = ; mentre per i gas poliatomici 
il valore di E dipende dalle forze, che riuniscono gli ato- 
mi nelle molecole. 

Il Boltzmann ('), partendo da considerazioni un po' dif- 
ferenti, ha dato un' altra formola per la determinazione 
di k] essa è rappresentata da 

(9) /fc = 4 + ? , 

n 

ove n è uguale a 3 per un gas monoatomico ; è eguale a 
5 per un gas biatomico ; è eguale a 5 o a 6 per im gas 
triatomico, a seconda della disposizione degli atomi costi- 
tuenti la molecola. 

Sostituendo nelle (8) e (0) per n i valori I, 2, 3, 4..., 
per 11 i valori 3, 5, 6, si hanno i risultati che seguono: 



1=' 

K_3 

H~~5 
3 

5 
1 

2 



Oltre questi, il sig. Otto Pilling (-), contemporaneamen- 
te, o quasi, al sig. Boltzmann, partendo dalle ipotesi, che 

(1) Berichte Wien. Acad. Bd. 74, 4876. 

(2) Meyer, Thcoric der Gast. BresUui, 1877, pag. 97. 



Maxv 


i^ell 






Boltzmann 


gas monoatomico A=l.66.. 


K 

'H 


= • 


id. A =4.66... 


» biatomico 


A<4.33.. 




_1 

<2 


» A = 1.40... 


» triatomico 


A < 1.22. 




<1 
=^3 


a = 1.40.. 


» tetratomico 


A<4J6., 


■. 


<1 


\li =\ .33 .. 



— 1309 — 
1' energia derivtinte dall' azione reciproca di due atomi sia 
inversamente proporzionale alla 5." potenza, e le forze alla 
6.^ potenza della distanza fra gli atomi stessi, è venuto ad 
una relazione, dalla quale si possono stabilire teoricamen- 
te, a seconda degli atomi, i valori massimi e minimi di k. 
Secondo il Pilling, dicendo n il numero degli atomi, 
si ha : 



per 


11= i 


valore 


mass. 


k=z\.QQ7 


valore min 


. A =1.667 


» 


11=2 


» 


» 


k = \.4\l 


» » 


A=:1.333 


» 


M=3 


n 


1) 


/i== 1.303 


» » 


k=\.222 


» 


n=4 


» 


1) 


^ = 1.238 


» » 


k=\AQ7 


n 


n=5 


» 


» 


^ = 1.196 


» » 


A = l.i33 


1) 


)i=6 


» 


» 




n n 


A — 1 . 1 H 



Il valore poi di k = ~, ove con C^^ si rappresenti 

il calore speciflco a pressione costante, con C^, il calore 
specifico a volume costante, si può anche dedurre dalle 
formole della termodinamica. Infatti il Clausius (^) ha tro- 
vato la relazione 

C^= C^, H- — , 

dove R , ha lo stesso significato che nella (2), ed E è le- 
quivalente meccanico dell' unità di calore. Risolvendo si 
ottiene 



Noto quindi C si ricava anche A. Oltre l'incertez- 
za dei valori sperimentali di E , per molti corpi manca 
anche il valore di C , e di più la (IO) vale a tutto rigo- 
re per i gas molto prossimi allo stato di gas perfetti, con- 

(1) Clausius, Mech. Wàrmetheorie, 2 Aufl. 1 Bd. Form. 18. 



— 1310 — 
dizione che difficilniente viene raggiunta. Da lutto quanto 
precede risulta quindi l' importanza delle determinazioni 
di k , sia perchè, noto li , mercè la (3) si può delermi- 

TT 

nare il rapporto c^ , sia ancora perchè questi valori 

possono venir in appoggio o modificare le ipotesi finora 
iraaginate sulla costituzione dei gas. 

La determinazione sperimentale di k per un gas mo- 
noatomico venne fatta nel i 875 dai signori Warburg e 
Kundt (') ; essi dedussero il rapporto dei due calori speci- 
fici dei vapori di mercurio dalla velocità di propagazione 
del suono col metodo dovuto al Kundt, e dal quale si rica- 
va direttamente la lunghezza dell'onda sonora. Misurando 
quindi la lunghezza d' onda di un solo e medesimo suono 
neir aria e nei vapori di mercurio, hanno trovato, che di- 
cendo k' il rapporto delle capacità calorifiche dei vapori 
di mercurio, k quello dell' aria, 

— = ^.486, ossia k' = ÌA8Qk , 
k 

ove assumendo per k il valore ^.405 dato dal Rontgen 

k'=\AS6>:\.A0^ = \37 , K = H 

conforme pienamente alla teoria. 

I gas semplici biatomici , H , ecc., come i gas com- 
posti CO , NO , CIH , danno in media per A: valori com- 
presi fra 1.35 et. 40; coinciderebbero quindi coi valori 
assegnati dal Boltzmann, mentre, secondo il Maxwell, do- 
vrebbero essere eguali a 4.33 o minori di questo valore. 
Il rapporto fra l'energia cinetica del moto progressivo delle 
molecole e 1' energia totale sarebbe 0.60 circa, coincidente 
pure coi ^5 assegnati dal Boltzmann. 



(1) Pogg. Ann. Bd. CLVII, pag. 353. — Berichte cler dciitsch. 
Ghem. Gesel. zu Berlin; 1875, T. Vili, pag. 045. 



— 1341 - 

Anche fra i gas diatomici però, come risulta da un la- 
voro recentissimo dello Strecker (^), ve ne sono alcuni, 
come il CI. Br e J, che si allontanano dagli altri; in guisa 
da poter asseverare, che gli atomi costituenti le molecole 
di questi tre gas si comportano fisicamente in modo diffe- 
rente che neir 0, H ecc. Per cui lo stesso Strecker conclu- 
de, che né l'ipotesi di Maxwell, né quella di Boltzmann han- 
no un valore generale. I valori di k pel CI 1.323, pel 
Br 1.290 e pel J 1.30 , stanno anche al disotto del limite 
minimo assegnato dal Pilling, concordano invece coi valori 
del Alaxvvell. I triatomici CO^ , N2O , SOj stanno nei limiti 
assegnati dal Pilling: non corrispondono in nessuna guisa 
ai valori dedotti dal Maxwell e dal Boltzmann. Aumentan- 
do il numero degli atomi le divergenze si fanno sempre 
maggiori, in modo che si ha per CII4 /i;=: 1.315, e per 
C,Hj k= i.2-i in media (-). 

Se nei gas semplici, come 1' H , ecc. , il valore di 
k é minore di I.G7, ossia è 1.4 circa, ciò significa che 
in questi gas, che sono diatomici (^), una certa quantità di 
calore é assorbita quando essi si riscaldano sotto volume 
costante, non per produrre un lavoro esterno, non dila- 
tandosi il gas, ma per produrre un certo lavoro nell' in- 
terno della molecola, che è formata di due atomi. Nei va- 
pori di mercurio questo lavoro interno non si produce, 
essendo ogni molecola costituita da un solo atomo ; ecco 
quindi la cagione della perfetta coincidenza fra i valori di 
k dedotti dalla teoria e dall'esperienza. Ciò premesso, par- 
vemi potesse presentare un certo interesse la determina- 
zione sperimentale di k pei vapori di fosforo, sia per la 



(1) Ueher die specifische Wàrme des CI. Br. J.- Wied. Ann. 
Bd. 13, 1881. 

(2) Meyer, Kim. Theorie der Gasen. Op. citata, pag. 91. 

(3) Ad. Wùitz, Teoria atomica , pag. 209. 



— 1312 — 
natura del corpo indecomposto, sia per la costituzione del- 
la sua molecola, che, com' è noto, è tetratomica. Oltre a 
questo però ripetei le determinazioni sull' anidride carbo- 
nica (CO^) , e feci quelle sui vapori soprariscaldati d'acqua 
(H^O), dei quali, per quanto mi consta, non fu ancora de- 
terminato direttamente il valore di k . 

Suir anidride carbonica furono già fatte da parecchi 
sperimentatori e con metodi differenti varie determinazio- 
ni ; ho creduto nullaostante di dar principio alle mie ri- 
cerche con questo corpo, sia per la sua costituzione mo- 
lecolare triatomica, sia ancora perchè dal valore dedotto 
poteva avere una prova della maggiore o minore esattezza, 
che offrivami il metodo sperimentale seguito. ■ — Il valore 
di k per il CO^ da me ottenuto, come media di 17 deter- 
minazioni fatte in epoche diverse e a temperature differen- 
ti, è 1.292 molto prossimo^ come si vede, a quello dato 
dal Cazin (1.291) e a quello dato dal Rontgen (1.3032) ('). 

Per i vapori soprariscaldati d' acqua alle temperature 
di 103°, 104° C. , ottenni come media di dodici determi- 
nazioni differenti il valore 1 .277 , di poco differente da 
quello ottenuto per 1' anidride carbonica. Finalmente per 
i vapori soprariscaldati di fosforo alla temperatura di 300" 
C. circa, ottenni, come media di otto determinazioni diffe- 
renti, il valore di 4.18. 

2.° 

Descrizione del metodo sperimentale. 

Il processo sperimentale, che avrei dovuto e voluto se- 
guire per la sua precisione ed esattezza, sarebbe stato il 
metodo acustico ideato dal Kundt. Questo metodo, finché 

(1) WuUner, Exp. Phys. Dubl. Bd. 1875, pag. 462. 



— 1313 — 

si fosse trattato dell'anidride carbonica, e anche dei vapori 
d' acqua, in' avrebbe condotto senza certe difficoltà a buo- 
ni risultati ; avrebbe richiesto però mezzi di molto supe- 
riori agli scarsissimi, di cui dispongo^ quando avessi intra- 
preso le stesse ricerche sui vapori di fosforo, il cui punto 
d'ebollizione, com'è noto, è a 290° C. Quantunque a mal- 
incuore, dopo alcuni tentativi infruttuosi ho dovuto rinun- 
ziare a questo processo, e mi sono appigliato al metodo 
seguito dai sigg. Clement e Desorraes, modificandolo natu- 
ralmente giusta le condizioni delle nuove esperienze. 

È noto dalla teoria, che ove dicasi k il rapporto fra le 
due capacità calorifiche di uno stesso gas a pressione co- 
stante e a volume costante, questo viene espresso dalla 

relazione 

©' 

dove 0' è r aumento di temperatura, quando il gas sia 
impedito di dilatarsi ; e è 1' aumento pure di tempera- 
tura per io stesso peso di gas e per la stessa quantità di 
calore, quando il gas si possa liberamente dilatare. Risul- 
ta quindi, che ove vogliasi dedurre il valore di k, occor- 
rerà determinare i valori di 0' e , quantità piccolis- 
sime, e per le quali gli ordinari mezzi termometrici non 
sarebbero bastantemente sensibili. I signori Clement e De- 
sorraes (') hanno ingegnosamente sostituito alla misura 
di e 0' la misura di due pressioni /S e /S' , tali che 

k z= - — — . L' apparecchio di questi fisici consiste in un 

p — p 

grande pallone di vetro, il quale, mediante un tubo, muni- 
to air estremità di chiavetta, può esser messo in comuni- 
cazione con una macchina d'aspirazione ; e mediante un'al- 

(1) Clement et Desormes, Journal de Phys. T. LXXXIX, pa- 
gina 333. 

Tomo V/L Serie V 168 



— 1314 — 
tra chiave, situata sul collo del vase, può esser messo in 
comunicazione coir aria esterna. Dal tubo, che comunica 
colla macchina di aspirazione, si distacca verticalmente un 
altro tubo a sezione più ristretta, che va a fluire in una 
vaschetta che si riempie di mercurio o d' altro liquido : il 
differente elevamento del liquido in questo tubo manome- 
trico dà la misura delle variazioni di pressione nel grande 
vase. Il processo sperimentale per la determinazione di k 
con questo metodo consta di tre parti ; nella prima si pro- 
duce nel vase grande una certa rarefazione che viene mi- 
surata dal tubo manometrico, e che diremo /2 : girando 
rapidamente, in secondo luogo, la chiave che comunica 
all'esterno, si ritornerà per un istante alla pressione ester- 
na, e finalmente il gas compresso, si dilaterà, e nel tubo 
manometrico si avrà una dilatazione /S^. Sviluppate ana- 
liticamente le condizioni di queste esperienze, viene a ri- 
su Itare k =: - — -, . 

L' apparecchio da me usato nelle presenti determina- 
zioni è analogo ; consta di un matraccio a largo collo e 
della capacità di circa 4 litri ; il collo di questo matraccio 
è chiuso da un turacciolo di sovero perfettamente stuccato 
con minio e biacca stemperati nell' olio di lino e quindi 
essiccati, oppure con gesso da presa o cemento a seconda 
della determinazione: in ogni caso si potè avere la certez- 
za di una chiusura ermetica. Attraverso questo turacciolo 
erano praticate due aperture ; una di esse veniva attra- 
versata da un tubo di vetro munito di chiavetta, che chiame- 
remo fl, situata immediatamente al di sopra del turacciolo, 
e che immetteva in un vase di vetro a doppia tubulatura. 
La seconda apertura veniva pure attraversata da un se- 
condo tubo, il quale esternamente si allargava a guisa di 
capsula, sugh orli smerigliati della quale si tendeva una 
membrana elastica preparata in modo differente a secon- 



— 4345 — 

(la del corpo che si trovava nel vase principale. Questa 
membrana, la cui scelta venne decisa dopo molte e molte 
prove, serviva alle determinazioni manometriche. Al di 
sopra di essa veniva saldamente fissato un telajo degli or- 
dinari igrometri ad assorbimento ; l'estremità del filo che 
si avvolge in un senso attorno ad una delle gole della car- 
rucola, sul cui asse è fissato l'indice, portava un pesetto 
scelto opportunamente a norma della sensibilità della mem- 
brana ; l'altro filo, che si avvolge in senso opposto e quin- 
di contrasta col primo, veniva ad unirsi all'estremità di un 
filetto metallico ad uncino, che, a sua volta, mediante un 
piccolo dischetto metallico all'altra estremità, veniva a fis- 
sarsi stabilmente sulla membrana elastica. Oltre il vase a 
doppia tubulatura già accennato, ve ne erano pure, a se- 
conda dei casi, altri due. Il grande matraccio veniva col- 
locato in un opportuno vase calorimetrico a doppia parete; 
a seconda delle determinazioni questo vase era riempiuto 
di acqua, oppure di una soluzione concentrata di solfato 
di soda e di magnesia, oppure di olio di lino. Un brucia- 
tore Bunsen a tre becchi al di sotto^ e poi a % circa dal 
fondo una corona di 14 fiamme, servivano a produrre il 
riscaldamento voluto. I risultati ottenuti nelle varie deter- 
minazioni provano ad evidenza la proporzionalità degli spo- 
stamenti dell' indice alle differenze di pressione. 

8.° 

Determinazione di k per l' anidride carbonica. 

Il primo vase si riempiva per Vs circa di carbonato 
di calce ed acqua ; per un tubo opportuno si versava 
dell'acido cloridrico in guisa da produrre, colla nota rea- 
zione, r anidride carbonica. Questa, attraverso un tubet- 
to, passava in un secondo vase, in cui contenevasi dell' a- 



— 1316 — 
cido solforico monoidrato ; subito il lavamcnto, per al- 
tro tubo passava in un terzo vase, e da questo nel grande 
matraccio. Questo terzo vase portava, oltre i due fori pei 
quali era in comunicazione col pallone grande e col secon- 
do vase, un terzo foro, nel quale era introdotto un tubo 
munito di una chiavetta, che diremo b. La membrana ela- 
stica da principio era forata nel suo punto centrale, in guisa 
che r acido carbonico, il quale entrava nel matraccio sotto 
una certa pressione, poteva scacciare tutta 1' aria e sosti- 
tuirla. Allo stesso scopo si aveva cura che lo svolgimento 
del CO* fosse abbondante, e durasse per un tempo abba- 
stanza lungo. Quando si era sicuri che il grande matrac- 
cio era riempiuto di anidride carbonica, mediante il di- 
schetto metallico spalmato di caucciù fuso, si chiudeva il 
foro della membrana, si metteva a posto l'indicatore mano- 
metrico, aprendo in pari tempo la chiavetta ^, perchè il gas 
nel pallone fosse sempre alla stessa pressione dell'aria ester- 
na. Il vase calorimetrico era riempiuto di acqua : due buoni 
termometri ne indicavano la temperatura, mentre con un 
agitatore si aveva cura ch'essa fosse dovunque uniforme. 
Quando lo svolgimento dell'anidride carbonica era comple- 
tamente cessato, si congiungeva il tubo del terzo vase, che 
comunica col pallone, con una tromba di aspirazione, man- 
tenendo sempre aperta la chiavetta /»; si aspirava di una 
certa quantità e si chiudeva contemporaneamente a . Lo 
spostamento dell' indice dalla primitiva posizione dava il 
valore di /S. Indi, distaccato l'apparecchio aspirante, si 
girava rapidamente a : X indice per un momento ritorna- 
va alla primitiva posizione e poi se ne discostava ; il nu- 
mero di divisioni, di cui si potevano valutare con sicurezza 
i decimi, evitando l'errore di parallasse, dalla posizione di 
equilibrio a questa nuova posizione, dava /S ., quindi k 

A ^ 



— 1317 — 

In queste esperienze la membrana elastica era costi- 
tuita da una semplice faldella di gomma elastica, che veni- 
va strettamente legata al di sotto degli orli mediante filo, 
e poi la parto aderente al vetro, e quindi anche il filo ve- 
nivano rivestiti di gesso bagnato, che, indurando, produ- 
ceva una chiusura perfetta. La parte esterna del manome- 
tro, come il tratto di tubo, che porta la chiavetta a, si te- 
nevano quanto piìi possibile vicini al liquido, in modo che 
la differenza di temperatura fosse trascurabile. 

Credo subito di dire, che in queste, come nelle altre 
esperienze, una delle condizioni meglio riuscite fu questa 
della determinazione delle variazioni di pressione, poiché 
sia queste membrane semplici, sia quelle preparate, come 
dirò, in altra guisa, si comportarono sempre in modo mol- 
to sensibile. 

Le esperienze riguardanti 1' anidride carbonica furono 
fatte alla temperatura di 20°, 2j°.5, 22°, 23° e 24°.6 C. ; 
si possono dividere in tre serie: una prima serie di 5 espe- 
rienze, una seconda di 8 e una terza di 4. 

Prima nerie. 



Nuin. 
prog. 


Posizione 

iniziale 

deirindi- 

ce 


Priina 
lettura 


a 


Seconda 
lettura 


(^ 


-^. 


1 


39.0 


71.5 


32.5 


46.5 


7.5 


1.30 


2 


39.0 


71.5 


32.5 


46.5 


7.5 


1.30 


o 


26.2 


43.0 


10.8 


30.0 


3.8 


1.29 


4 


27.2 


43.8 


16.6 


31.4 


4.2 


1.33 


5 


20.4 


42.0 


15.6 


29.7 


3.3 


1.26 



Media 1.296 



— 4318 



^ecuiiUa i^ci'ie. 



Num. 
prog. 



Posizione 
iniziale 
dell' indi- 
ce 



Prima 
lettura 



Seconda 
lettura 






/2-P' 



14.0 
13.5 
1 '(.0 
13.8 
13.5 
13.0 
13.1 
13.0 



32.5 


18.5 


32.0 


18.5 


30.5 


16.5 


30.5 


16.7 


34.4 


20.9 


38.3 


25.3 


31.9 


18.8 


30.1 


17.1 



18.0 
17.0 
17.7 
17.5 
10.0 
19.6 
18.0 
10.6 



Terza scric. 



4 


3.5 


3.7 


3.7 


5.5 


5.7 


4.9 


3.6 



1.28 
1.25 
1.28 
1.28 
1.35 
1.28 
1.35 
1.26 



Media 1.2912 



Num. 
prog. 


Posizione 
iniziale 
dell' indi- 
ce 


Prima 
lettura 


/S 


Seconda 
lettura 


/3' 


-À 


1 

2 
3 

4 


57.4 
57.0 
56.5 
56.0 


62.5 
64.3 
67.0 
61.2 


5.1 

7.3 

10.5 

5.2 


58.5 
58.65 
58.9 
57.2 


1.1 

1.65 

2.4 
1.2 


1.27 
1.29 
1.30 
1.30 



Media 1.290 



Sicché il valore medio finale è rappresentato da 
li = \ .292 . 



1319 — 



Determinazione di k per i vapori soprariscaldati 
di acqua. 

In queste determinazioni si fece a meno dei tre vasi ; si 
adoperò soltanto il grande matraccio coll'^pparecchio ma- 
nometrico e il tu!}0 a chiavetta a. Il matraccio, nel quale 
si versava sin da principio una certa quantità di acqua di- 
stillata, si collocava nel vase calorimetrico in modo che 
fosse completamente immerso in una soluzione concen- 
trata di solfato di soda e magnesia. La membrana anche 
in questo caso era costituita da una faldella di gomma ela- 
stica, soltanto era stata prima ricoperta al di sopra e al di 
sotto da uno straterello di biacca e minio stemperati nel- 
l'olio, in guisa però da non scemare la sua elasticità; essa 
veniva legata e fissata in modo analogo al precedente. Un 
termometro indicava esattamente la temperatura del ba- 
gno ; in questo caso però tutta la parte superiore del vase 
calorimetrico era ricoperta da lastre di vetro, in modo da 
non lasciar passaggio che al termometro e alla capsula. 
Con ciò si otteneva un doppio vantaggio : primo, con- 
densandovi i vapori sulle lamine di vetro era impedita la 
differente concentrazione del liquido, e quindi le differen- 
ze che ne avrebbero potuto derivare nella temperatura 
di ebollizione ; in secondo luogo, i vapori sfuggendo late- 
ralmente alla capsuletta, facevano che questa assumesse 
la temperatura del vase. E di questo si potè avere prova 
neir insensibile condensazione di vapori sulle pareti della 
scattola sopra della quale era tesa la membrana elastica. Si 
cominciava dall' accendere le fiamme inferiori e poi le la- 
terali; i vapori d'acqua, di mano in mano che si produce» 
vano, sfuggivano attraverso il forellino praticato nella parte 



— 1320 — 

centrale della membrana. Raggiunta T ebollizione, si rego- 
lavano le fiamme in guisa che essa dovesse mantenersi uni- 
forme, e si protraeva almeno per tre ore, per essere sicu- 
ri che i vapori d'acqua avessero espulso tutta l'aria del 
matraccio. Si giudicava opportuno dar principio alle de- 
terminazioni, allorquando, chiusa la chiavetta a, l'indice 
non accennava a nessuno o a piccolissimi spostamenti. Ciò 
raggiunto, pel tubo a si produceva una certa aspirazione, 
e poi si chiudeva tosto: indi abbandonando il tubo di aspi- 
razione, si girava rapidamente la chiavetta, e così si pro- 
ducevano le altre due fasi dell' esperienza. Le temperature 
si mantennero sempre costanti e regolari : in alcune espe- 
rienze furono di 103" e in altre di 104" C. — I risultati si 
comprendono in due serie di 6 esperienze cadauna. 

Prima serie. 



Nutn, 
prog. 


Posizione 
iniziale 
dell'indi- 
ce 


Prima 
lettura 


/3 


Seconda 
lettura 


0' 


-^^ 


1 


34.0 


70.0 


36.0 


42.0 


8 


1.28 


2 


28.0 


70.0 


42.0 


39.0 


11 


1.35 


3 


28.0 


GO.O 


32.0 


34.5 


6.5 


1.25 


4 


27.5 


G0.5 


33.0 


35.0 


7.5 


1.25 


5 


30.0 


60.0 


30.0 


36.0 


6.0 


1.25 


6 


29.8 


52.5 


22.7 


35.0 


5.2 


1.29 



Media 1.2783 



— 1321 



S»econcla serie. 



Num. 
prog. 


Posizione 

inizialo 
dell'indi- 
ce 


Prima 
lettura 


/3 


Seconda 
lettura 


a 



k — 



(2— fi' 



1 


28.0 


72.0 


44.0 


37.0 


9.0 


2 


'28.0 


72.0 


440 


37.0 


9.0 


3 


39.0 


71.5 


32.5 


46.5 


7.5 


4 


40.0 


720 


320 


48.0 


8.0 


5 


39.0 


64.0 


25.0 


44.0 


5.0 





40.0 


76.5 


36.5 


48.0 


8.0 



1.25 
1.25 
1.30 
1.33 
1.25 
1.28 



Media 1.2766 

Prendendo la media dei due valori ^.2783 e 1.2766, 
si ha infine A= 1.277 . 

Questo valore coincide perfettamente con quello dato 
dal Masson dalla velocità di propagazione del suono nel va- 
por d' acqua, e coincide pure col valore calcolato dietro 
la costituzione chimica. Invece, calcolato coi dati di Ré- 
gnault, sarebbe eguale a 1.309. 



Determinazione di k per i vapori soprariscaldati 
di fosforo. 

In queste determinazioni ho incontrato, coni' è facile 
prevedere, le maggiori e più gravi difficoltà, sia per la na- 
tura pericolosa del fosforo, sia per 1' alta temperatura alla 
quale si doveva arrivare. Tuttavia dopo molte e molte pro- 

iunto YIIj Serie V. 1G9 



— 1322 — 
ve, mi pare di essere arrivato ad un risultalo abbastanza 
soddisfacente, specialmente ove si consideri il metodo se- 
guito, col quale certo non si può aspirare all'esattezza del 
metodo acustico. — Il grande matraccio, nei quale si po- 
neva 6n da principio un pezzetto di fosforo solido, si col- 
locava come al solito nel grande vase calorimetrico, che 
in questo caso era riempiuto di olio di lino. La membra- 
na era costituita da due faldelle di gomma elastica rico- 
perte internamente ed esternamente da un sottile strato di 
minio e biacca stemperati : veniva poi applicata e tratte- 
nuta nel modo solito. Il turacciolo, che chiudeva il ma- 
traccio, veniva spinto da circa 3^'"- al di sotto degli orli 
supremi del collo, e l'intervallo fra questi e la superflcie 
superiore del turacciolo stesso veniva riempiuto di gesso 
e sabbia a guisa di cemento, in modo che ne veniva av- 
volta la stessa capsula manometrica, ad eccezione della 
membrana suprema. Solo in questo modo il turacciolo potò 
offrire una perfetta tenuta, (ale che allorquando ad alta 
temperatura si aspirava pel tubo a e poi si chiudeva la 
chiavetta, l'indice non indicava la più piccola perdita, ab- 
bcnchè in questo caso si avesse aumentato il pesetlo per 
ottenere un maggior contrasto ai movimenti della membra- 
na. Il fosforo, come si disse, si poneva già nel grande ma- 
traccio prima di chiuderlo ; indi, ad impedire che riscal- 
dandosi a contatto dell' aria si accendesse, si produceva 
nel primo vase dell' acido carbonico, che a traverso i vasi 
secondo e terzo e relativi tubi di congiungimento, immet- 
teva nel matraccio, V aria del quale veniva discacciata a 
poco a poco attraverso il forellino della membrana^ che si 
era giù praticato come nelle precedenti determinazioni. 
Dopo uno sviluppo abbastanza lungo e abbondante di ani- 
dride carbonica, si accendevano le fiamme tanto al di sotto 
quanto lateralmente, e si spingeva la temperatura fino 
alla ebollizione dell'olio di lino, che avveniva a 300" C. 



— 1323 — 
circa. È inutile dire che la chiavetta h era sempre chiu- 
sa. Il fosforo a circa 290° entrava in ebollizione, e i va- 
pori tanto prima quanto in maggior quantità a questo 
punto sfuggivano fiammeggiando a traverso il forellino 
della membrana. Dopo un certo tempo, vale a dire quan- 
to si poteva ritenere che i vapori del fosforo avessero di- 
scacciato tutto l'acido carbonico, col solito dischetto me- 
tallico si chiudeva il foro della membrana, e si adattava 
r apparecchio manometrico, mentre nello stesso tempo si 
apriva la chiavetta h. Anche in queste esperienze il vase 
calorimetrico era tutto ricoperto superiormente da lastre 
di vetro, le quali lasciavano passare solo il termometro e la 
capsula manometrica, in guisa che questa veniva comple- 
tamente avvolta dai prodotti dell' olio bollente. In causa di 
ciò i vapori di fosforo contenuti nella capsula dovevano 
avere la stessa temperatura di quelli nel vase : certo si è 
che la condensazione di essi era affatto insensibile, come 
era affatto insensibile nel breve tratto dal turacciolo alla 
chiavetta a : invece al di là di a la distillazione era più 
abbondante. 

Anche qui si giudicava del momento opportuno per fare 
la determinazione, quando, chiusa o, la posizione dell' in- 
dice rimaneva invariata o quasi. — Ciò raggiunto, pel tubo 
che congiungeva il matraccio al terzo vase, aperta b come 
per lo innanzi, col mezzo di una tromba si produceva una 
aspirazione dal terzo vase ; l'indice si spostava, e contem- 
poraneamente si chiudeva il rubinetto a. Poi disgiungen- 
do r apparecchio aspirante, in modo che nel terzo vase si 
avesse la pressione esterna, si girava rapidamente a, e con 
ciò si ottenevano le due ultime fasi dell' esperienza. Inte- 
ressava naturalmente che all' apertura di a entrasse nel 
matraccio grande un gas alla pressione esterna bensi, ma 
tale da non determinare alcuna azione chimica sui vapori 
di fosforo. Perciò il tubo che portava 1' acido carbonico 



~ 1324 — 
dal vase terzo al matraccio, si distaccava quasi dal fondo 
dello stesso vase, il quale, anche abbastanza profondo, non 
poteva esser riempiuto che di questo gas. 

Le fiamme erano regolate in guisa d'avere una tempe- 
ratura costante ; e ciò infatti succedeva anche per la cir- 
costanza che gli aumenti di temperatura in prossimità a 
300° C. avvenivano con tale lentezza d' esser certi che 
nella breve durata di una esperienza non dovessero avve- 
nire variazioni apprezzabili. -- A dir vero, le determina- 
zioni fatte furono parecchie con grave fatica e molta per- 
dita di tempo ; tuttavia soltanto le ultime, principalmente 
in causa della perfetta tenuta delle chiusure, diedero risul- 
tati rassicuranti, in modo da dedurre un valore medio, in 
relazione al metodo, sufficientemente esatto. Nella tabella 
che segue sono riportati i dati e i risultati relativi alle ul- 
time determinazioni nell'ordine col quale furono eseguite. 



Ph. 



300° C. 



Num. 
prog. 


Posizione 
iniziale 
dell'indi- 
ce 


Prima 
lettura 


(2 


Seconda 
lettura 


/3' 


-.-^ 


1 


56.0 


82.5 


17.5 


67.5 


2.5 


1.17 


2 


66.5 


85.5 


19.0 


68.9 


2.4 


1.15 


3 


64.0 


84.0 


20.0 


66.8 


2.8 


1.16 


4 


67.0 


86.0 


19.0 


69.9 


2.9 


1.18 


5 


65.4 


76.4 


11.0 


67.4 


2.0 


1.22 


6 


65.0 


79.0 


14.0 


66.8 


1.8 


1.15 


7 


63.8 


81.0 


17.2 


66.4 


2.6 


1.18 


8 


64.0 


79.5 


15.5 


60.5 


2.5 


1.19 



Media 1.175 



— 4325 — 
Conclusioni* 

I.* Il valore di k per 1' anidride carbonica 4.292 sta en- 
tro i limili assegnati dal Pilling; non corrisponde però 
al valore dedotto dalle forinole di Maxwell e del Boltz- 
mann. Lo stesso dicasi del vapore soprariscaldato di 
acqua, 1.28. In ambedue questi corpi il valore óì k è 
minore di quello che in generale spetta ai gas diato- 
mici. Il rapporto — =; 0.42 circa. 

2.^ Il valore di h pel fosforo si sottrae alla formola del 

Maxwell, ed è contenuto nei limiti assegnati dal Pilling: 

... K > 
in questo corpo il valore — e eguale a 0.27. 

3.'' Da questi dati, e dagli altri già raccolti, sembrerebbe 
che la diminuzione del valore di k coli' aumentare del 
numero degli atomi costituenti la molecola si verificas- 
se costantemente soltanto per i corpi indecomposti. 

Se ho potuto compiere questo studio sperimentale, per 
quanto modesto, lo debbo unicamente agU incoraggiamenti 
avuti dall' Autorità provinciale che, dietro mia domanda^ 
si compiacque concedermi 1' uso del gas, e al R. Ministero 
per un sussidio straordinario destinato all'acquisto di nuo- 
vi strumenti : mi è grato porgere ad entrambi i più sin- 
ceri ringraziamenti. 

Dal Reg. Liceo Marco Polo, 
Venezia, 20 luglio 1881. 



SOPRA 

MOLTI E DIVERSI (HifiETTI DI ALTA MTir.HITÌ 

SCOPERTI A BREONIO NEL VERONESE. 

CENNI 
DI STEFANO DE' STEFANI 

(con 9 Tavole)* 



Nel precedente mio scritto, che voi aveste la pazienza 
di ascoltare e la bontà di accogliere negli Atti dell' Istitu- 
to (^), io accennai alle importantissime scoperte fatte a quei 
giorni in Breonio, di bronzi ed altri oggetti, dei quali mi 
riservava parlare in altra occasione. 

Se a voi, cortesi, non dispiace ascoltarmi, vedrò che 
anche questa relazione, importante pei dotti cultoi i della 
paleoetnologia, abbia almeno il merito di essere esatta e 
breve nel tempo stesso. 

Breonio è paese posto nella provincia di Verona, nel 
distretto di San Pietro in Cariano, alla sinistra dell'Adige, 
suir altipiano che giace al piede dei monti Lessini, a metri 
905 sopra il livello del mare, a valle del superbo Corno di 
Acquilio. 

Esso forma un solo comune amministrativo con San- 
t' Anna del Faedo, o d' Alfaedo come altri scrivono, cele- 

(i) « Sopra r antico sepolcreto di Bovolone, e le recenti scO' 
perte in quei dintorni. — Notizie di Stefano de' Stefani. » 



— 1328 — 
bre per la ricca messe di oggetti preistorici deirepoca della 
pietra scheggiata, che si ammirano nel museo civico di Ve- 
rona, provenienti dalla stazione litica di Valcesara presso 
Molina alle Scalucce. 

Avvertito dal eh. amico prof. A. Goiran fino dal 25 
maggio p. p. della scoperta che a Breonio si era fatta spe- 
cialmente in bronzi antichi, col consenso del mio egregio 
collega avv. cav. E. S. Righi r. Ispettore in quel distretto, 
impedito da gravi cure, mi recai lo stesso giorno a San- 
t'Anna per verificare il fatto, e prendere quelle disposizioni 
che all' uopo sarebbero richieste. 

Ed ecco com' era avvenuta la cosa : 

Non molto distante dal centro del paese di Breonio, 
nella contrada e nel podere denominati Paraìso, ossia Pa- 
radiso, il proprietario, certo Fiorini Giacomo, lavorando in 
quei giorni in un campo dietro e vicino alla sua abitazione, 
allo scopo di livellare il terreno, il quale è disposto a sca- 
glioni ed a conca a guisa di un piccolo anfiteatro, trovò per 
caso a pochi centimetri di profondità uno strato archeolo- 
gico, nel quale, misti a carboni, ceneri e frammenti di rozze 
stovigfie, eranvi molti bronzi ed altri oggetti di ferro, rotti 
in parte ed in parte interi. Fatalmente il tempo non mi fu 
propizio, per guisa che in quattro interi giorni non ho po- 
tuto visitare il luogo che solo una volta, per pochi istanti, 
e sotto una pioggia dirotta, la quale aveva anche in parte 
riempiuta d'acqua la fossa dello scavo, le cui rive franavano. 

In questa contrastata esplorazione mi era compagno 
esperto e cortese don Luigi Buffo, maestro in Sant' Anna, 
il quale aveva già prestato l' intelligente sua opera nel diri- 
gere e sorvegliare gli scavi fatti nelF interesse del museo 
veronese nella citata stazione litica presso Molina. 

La fossa, o buca, che il contadino avea fatta, era di 
forma ellittica, profonda metri 2.50 e larga circa altrettan- 
to. Sulla parete della sezione più larga appariva lo strato 



— 4329 — 

archeologico in forma di un filone tortuoso, dello spessore 
di soli cent. IO nella parte più alta, il quale abbassandosi 
lino alla maggiore profondità in allora raggiunta di me- 
livi 4.50, descriveva come una curva, corrispondente ad un 
arco schiacciato, e raggiungeva il massimo spessore, in me- 
dia di cent. 22. 

Lo strato archeologico si compone, come dissi, di ar- 
gilla e ceneri miste a carboni, frustoli di ossa, e di cocci, 
formanti assieme una poltiglia nera, perchè inzuppata d'ac- 
qua, nella quale si scorgono in quantità non ordinaria sparsi 
oggetti di bronzo e ferro, rotti per la maggior parte, ma 
nei quali non mi fu dato di verificare le traccie di subita 
combustione. Ed ammessa questa, non si saprebbe spie- 
gare, prima di tutto, 1' esistenza di un grosso grano perfo- 
rato di ambra rossa, il quale non presenta che una leggera 
e comune alterazione alla superficie, dovuta all' azione del 
tempo e degli agenti esterni, specie l' umidità. 

I frammenti delle ossa indeterminabih ivi esistenti, ma 
non in gran copia, sono per contrario più o meno carbo- 
nizzati o calcinati, compreso qualche pezzo di punta di cor- 
no di un cervide ; non cosi il dente di un piccolo rumi- 
nante da me raccolto sul luogo, il quale non presenta trac- 
eie di subita combustione. Impedito dalla pioggia continua 
di poter fare qualche esplorazione accurata, la quale potes- 
se fornirmi una più chiara idea sulla natura di quel ricco 
deposito, mi adoperai con molta pazienza, e non senza dif- 
ficoltà, affinchè il proprietario si persuadesse finalmente di 
darmi tutti gU oggetti fino allora rinvenuti per poterli stu- 
diare e descrivere e cederli poscia al museo veronese, verso 
un equo compenso da convenirsi col mezzo di persone in- 
telligenti. Ottenuto il mio intento, mediante una caparra, 
potei inoltre stabihre col proprieterio, che gh scavi si sa- 
rebbero proseguiti sotto la mia direzione nel prossimo au- 
tunno, tostochè il campo, eh" era coltivato a grano turco, 
Tomo VII 3 Serie V. 170 



— 1330 - 

sarebbe stato interamente sgombro, mentre per gli oggetti 
che si potessero raccogliere, si sarebbe seguito Io stesso 
sistema, accordando sempre nella vendita la preferenza al 
museo veronese. Infrattanto portai con me l' interessante 
bottino, che io passo a descrivere, e del quale inviai la pre- 
scritta relazione alla r. Direzione generale delle antichità e 
belle arti in Roma in data del 30 maggio p.p. 

Selce piromaco. Una sola scheggia tagliata a mano, a 
superfìcie trasformata in cacolongo, la cui presenza in quel- 
lo strato archeologico mi obbliga a notarla quantunque non 
riveh da sola i sicuri indizii di un lavoro litico di rifiuto, 
cosi copiosi in quelle stazioni. 

Ambra. Un grano perforato di ambra, di un rosso mol- 
to intenso, di forma ovale schiacciata, della grandezza di 
una ciriegia (Tav. XII, fig. 13). 

Bronzo. Molti frammenti di situle, consistenti in mani- 
chi pure di bronzo, nella maggior parte ad arco, lavorati o 
fusi a spirale (Tav. XI, fìg. I), altri a hnee fìtte longitudinali 
(Tav. XI, fìg. 2) poco profonde. Dall'arco di questi manichi 
puossi determinare, che Y orlo delle situle non avesse un 
diametro maggiore di cent. 20. 

Alcuni pezzi di orlo con labbra a cordone, fatto della 
stessa lamina sottile, con orecchie fermate all' esterno me- 
diante chiodi o bullette di rame, alcuni altri di bronzo, ri- 
battuti, orecchie che hanno code più o meno lunghe a se- 
conda che sono fermate sotto il labbro con uno ovvero due 
di tah chiodi (Tav. XI, fìg. 3 e 4). È a notare che alcuni di 
questi labbri a cordone, sono riempiuti di materie ossidate. 
Da tali frammenti si può stabilire che le situle erano di va- 
ria forma e ventre più o meno rigonfio, ed alcuni pezzi di 
dischi o tondini dimostrano che erano a fondo piatto. 

Due sole striscie, una di bronzo, l'altra di rame, di un 
certo spessore, aventi ciascuna quattro bullette hanno or- 
namenti: quella di bronzo a cerchieUi concentrici fra ri- 



~ 1331 — 
quadratura (Tav. XI, fig. 5), l'altra di rame a linee semplici 
con orli punteggiati senza disegno. 

Anelli da dito ve ne sono dieci, dei quali uno solo a 
lamina, gli altri a cordone senza ornamenti ; solo qualche 
traccia di segni ed un cordone- un po' rilevato nel centro e 
negli orli (Tav. XI, Gg. 6, 7, 8, 0). Due ve ne sono di grosso 
cordone, i quali hanno un diametro di cent. 4 (Tav. XI, 
fig. 10), e sei piccoU del diametro di cent. 1, che certo ser- 
vivano per ornamento, avendone trovati due infilzati nel- 
r arco delle fìbule. 

Vi sono quattordici fibule intere e ben conservate. Fra 
queste prevalgono quelle ad ardiglione semplice (Tav. XII, 
fig. 3, 4, 5, 7, 8, 9) di varia grandezza; taluna con qual- 
che lavoro di linee, dei soliti cerchielli e di punti (Tavo- 
la XII, fig. 3, 7, 9). La maggior parte ricordano le forme 
delle libule di Montebello vicentino illustrate dal eh. comm. 
Lioy nella sua dotta opera: Le ahilazioni lacustri di Fimon^ 
Tav. XX, flg. 175-177, mentre altre senza ardiglione con 
dischi mobili o fissi (Tav. XII, fig, I, 2, 6) rappresentano le 
forme delle fig. 180, 183, 185 dell'opera testé citata. Una 
sola ve n'ha di semicircolare, ad arco semplice, a grandi co- 
ste (Tav. XH, fig. 10), che ha la forma precisa della fig. 12, 
Tav. II, Bull, di Palei. IL, anno II, appartenente alla necro- 
poli di Golasecca illustrata dal mio eh. ed infaticabile col- 
lega prof. P. Castelfranco : locchè costituisce un fatto no- 
tevole. 

Poi ve ne sono trenta, più o meno guaste, che ricor- 
dano le forme delle accennate di Montebello e delle necro- 
poli Euganee di Este, e, se ben ricordo, se ne vedono anche 
nel museo d" Innspruk. Una sola ve n' ha a navicella con- 
cava, liscia, senza ornamenti, e molti sono gli aghi di fibule 
staccati con ardiglione, uno dei quali doveva appartenere 
ad una fibula moUo grande , essendo della lunghezza di 
centim. 12, e molto forte. 



~ 1332 — 

Fra i bronzi v ha una molla o pinzetta con passante, 
lunga cent. 6, munita dei soliti cerchielli concentrici con 
punto centrale (Tav. XII, fig. 12). Le aletto di un'orecchia 
di situla ed una piccola striscia di bronzo con due chiodetti 
ribattuti hanno pure lo stesso disegno ornamentale tanto 
comune, e che si riproduce anche oggigiorno, specialmente 
negli amuleti ed immagini sacre di osso che i pellegrini re- 
cano con so dai santuari dei nostri monti. 

Vi sono due orecchini molto primitivi, che consistono 
in un solo e sottile filo di bronzo ad anello con uncinetto, 
e vi sono infilzati tre pezzettini di minuto spirale, pure di 
bronzo, spirali, o, come altri dicono saltaleoni che io pure 
trovai in tanta copia come oggetti d" ornamento fra i bron- 
zi scavati nelle palafitte del lago di Garda, ed ora apparte- 
nenti al r. Museo preistorico di Roma. Ilannovi ancora 
aghi da cucire, con cruna, lunghi cent. 9 : pezzetti di cate- 
nelle simili a quelle della necropoh di Rebbio illustrata dal 
ricordato prof. Castelfranco (Bull, di Paletn. Hai., a. IV, 
p. 30, tav. III, lig. i). 

Ho creduto, da ultimo, interessante di riprodurre in 
grandezza naturale anche la parte interna di una, non so 
bene se parte di fibula od ornamento (Tav. XII, fig. Il), per- 
chè essa trova riscontro con quella disegnata nella Tav. XVI, 
fig. 23, del compianto Keller {Pfahlb., V. Ber.) come pro- 
veniente dal lago di Biella, ma colla differenza, che quella 
sarebbe di ferro, mentre questa di Breonio è realmente di 
bronzo. 

Aggiungo che il bronzo di cui sono formati tutti questi 
oggetti, dal colore dell' ossido e da qualche assaggio, si ma- 
nifesta, in generale, di buona lega, e che la piastra adope- 
rata per le situle è molto sottile anche nei fondi. 

Ferro. Vi sono tre pezzi di coltelli a lungo e robusto 
codolo, con bullette ribattute anche alla base della lama, la 
quale sembra dovesse essere leggermente arcuata a guisa 



- ^333 — 
di falce, mentre un altro pezzo di punta di lama senza la 
parte corrispondente del codolo è invece arcuata inversa- 
mente a guisa di scimitarra. 

Di ferro vi sono ancora dodici spuntoni, che potrebbero 
aver servito per punta di lancia o di giavellotto, i quali so- 
no appuntiti a tutte e due le estremità. — La loro lunghez- 
za varia dai 1 2 ai I G cent. 

Terra cotta. Vi sono due fusajuole di terra nera ordi- 
naria senza ornamento. Sono del diametro di cent. 4 alla 
base, a cono tronco, ma la rotta ha questo di speciale, che 
nella parte superiore termina in una specie di capezzolo 
nel cui centro è il foro. Una terza è di argilla bianca, e ser- 
ba qualche oscura traccia di graffiti, che potrebbero anche 
essere accidentali. 

I cocci rappresentano orh, fondi e pareli di fittili molto 
rozzi, di argilla un po' ferruginosa, mista a grossa sabbia 
e qualche granello di quarzo. Sono cotti a fuoco libero, 
come lo dimostra il colore roseo sbiadito della sola super- 
ficie. In alcuni pezzi di orlo si vedono sotto il labbro cor- 
doni poco rilevati ali" ingiro. Vi sono tre tubercoli conves- 
so-concavi appartenenti a fondi di vasi, e due pezzi di ausa 
comune piatta. Il pezzo più singolare ed interessante (Con- 
siste in un frammento di grande vaso, dolio o phitos, della 
stessa pasta grossolana, il quale dalla misura dell' arco del 
labbro esistente, doveva avere il diametro di cent. 36 allo 
interno della bocca, e cent. 42 all' esterno. Il labbro è ro- 
tondo, riverso all' infuori, grosso cent. 4, ed ha suH" orlo 
rozzi cordoni un po' rilevati all' ingiro. Lo spessore delle 
pareti varia da cent. 1 .50 a cent. 2.50. Sotto il labbro hav- 
vi una fascia di cent. 2.50 che è il collo: poi la parete si 
rigonfia e si allarga portandosi alla larghezza di un diame- 
tro interno non minore di cent. 85, per modo che calco- 
lando che l'anfora o dolio avesse avuta la profondità di soli 
cent. 70, si avrebbe almeno una capacità di litri 230, e 



— 1334 - 

maggiore se il vaso fosse stato a fondo ovale od appuntito, 
ciò che avrebbe apportato di conseguenza una maggiore 
profondità. Dal pezzo che ho sott' occhio non credo si pos- 
sa stabilire assolutamente se il vaso avesse o non avesse 
anse. Del resto questa seconda ipotesi è la più verosimile ('). 
Ora dai fatti accennati nìi sem])ra lecito argomentare, 
che questo importante deposito altro non sia che un avan- 
zo di antiche abitazioni, alle quali, come non è raro, po- 
trebbe esservi stata annessa una ofiicina metallurgica. Del 
resto, nessun vestigio ancora di pezzi di metalli diversi allo 
stato puro, come rame, stagno e piombo, di fritte, di cro- 
giuoli e di forme, come ho trovate nella grande palafitta di 
Peschiera ed in altre stazioni lacustri del Garda. 

È singolare qui l'esistenza di tanti bronzi rotti in fram- 
menti, misti con molti interi, e la enorme prevalenza delle 
fibule; ma è del pari esclusa, mi sembra, l'idea di un ripo- 
stiglio, per la forma e natura dello strato archeologico, e 
per la varietà degli oggetti di materie diverse che vi si tro- 
vano mescolati e dispersi, i quali, a mio avviso, dovrebbero 
appartenere ai primi periodi dell' età del ferro. 

Certamente queir ameno altipiano bagnato in parte da 
salutari sorgenti, fra le quali la Fontana-fredda'che scorre 
in rigagnoli prossima al bacino del Paraìso o Paradiso, dal 
lato archeologico, storico ed esostorico merita di essere ac- 
curatamente esplorato; e lo sarà, spero, fra non molto. Io 
lo visitai altre volte, e per la prima con alcuni egregi ami- 
ci, fra i quali il prof. cav. Gaetano Pellegrini valente pa- 
leoetnologo, ed oltre avere espresso il convincimento, che 
nuove scoperte di stazioni litiche si potrebbero fare in quei 
luoghi, fermai la mia attenzione sopra un fatto che accen- 
nava alle traccie di antiche tombe. Erano alcune lastre di 
pietre appartenenti alla creta superiore o scaglia rossa, al- 

(1) Di mattoni, euibiici e laterizi por ora nessuna traccia. 



— 1335 — 

tre al giura superiore ivi abbondanti, che si usano per fian- 
cheggiare le strade, e per determinare i confini delle varie 
proprietà, alcune delle quali molto corrose e coperte di li- 
cheni, avevano tutto air ingiro un incastro fatto dalla mano 
dell' uomo. Dalle ricerche fatte ho potuto verificare, eh' es- 
se appartenevano ad arche sepolcrali, nelle quali mi fu as- 
sicurato, s' erano trovati scheletri umani, armi ed orna- 
menti diversi. Ma della suppellettile funeraria che andò di- 
spersa, chi sa come e dove, non ho potuto vedere che un 
grande braccialetto di grosso filo di rame liscio, di un solo 
cerchio, il quale aveva alle due estremità rozzamente inta- 
gliata la testa di un serpe. — Di queste arche aperte ne ho 
vedute anche in questi giorni fra Sant" Anna e Breonio ; al- 
cune atte solo per capacità a contenere uno o due ossuari, 
come quelle di Este, altre che potevano servire per 1' inu- 
mazione di uno o più cadaveri interi. 

In alcuni prati osservai qua e là cumuli o monticelli 
che potrebbero celare alcune di queste arche inviolate, le 
quali, per gli avanzi che dovrebbero contenere, farebbero 
manifesta 1' origine di esse romana o barbarica. 

Affretto col desiderio il momento di poter riprendere 
in quel Paradiso terrestre le mie fruttuose ricerche, alme- 
no per ciò che riguarda la parte esostorica. E tanto più, 
che non so, né voglio nascondervi ora la scoperta fatta te- 
sté in quei dintorni di quattro nuove stazioni litiche, che 
mi fornirono armi ed arnesi di selce, con avanzi animali, e 
fìttili, che sto esaminando, coli' intendimento di farne fra 
non molto una coscienziosa, se non dotta, relazione per 
servire alla storia della paleoetnologia veronese con tanto 
amore e studio iniziata da quell' egregio che fu il mio pre- 
decessore cav. P. P. Martinati, 

(Tutti gii oggetti sono disegnati in grandezza naturale.) 



//// del Blstiùito Veneto. 



Bq. 1. 



TomoW. Sen Vlav.XT. 




Stef. de Stefani: Sopra molti e dùcersi rn^ffetti di atta antieJiitd scoperU a Brennio treponese. 



^f,/,frì n.Ist'tuto Veneto. 




ToinoW.Ser.Vrai'.XK. 



Fùf.S. 




x'^'trf. de 'Stefani: Sopra molti e diversi ogijetli di alta antic/iità scopepfi a Breomh reronese. 



COMUNICAZIONE 

DEGLI ULTIMI STUDI SULLA APPLICABILITÀ' DEI TRAFORI 
NELLE DIGHE DEI PORTI 

dell'ingegnere 
GIOVANNI MARCH. MALASPINA 



Uno dei temi, trattato nella sezione d'Idraulica marit- 
tima del II Congresso degl' ingegneri ed architetti italiani 
tenuto in Firenze nel 1875, fu il seguente da me proposto: 

« Quale fosse lo scopo, che si preflssero gli antichi ar- 
» chitetti costruendo a traforo le dighe di alcuni porti, e 
» se i moderni idraulici abbiano suggerito provvedimenti 
» equivalenti, e con quale effetto. » 

Per illustrare questa tesi, lessi al Congresso una Me- 
moria col titolo : « Sulle dighe a traforo dei porti antichi » , 
che per voto unanime dell'assemblea venne pubblicata negli 
Atti di detto Congresso, dati alla luce in Firenze nel suc- 
cessivo anno i87G (*). 

Dopo una discussione animata suH' argomento , alla 
quale presero parte ingegneri fra i più competenti nella 
materia, quali il Betocchi, il Francolini^ il Tatti ed altri, 
venne sanzionato il principio sostenuto con incrollabile fer- 
mezza dal De Fazio, già Ispettore generale d'acque e strade 
del reame di Napoli, e dimostrato con prove le più con- 
vincenti nelle egregie opere da lui pubblicate C^), che cioè 
molti dei moli dei porti lasciatici dagli antichi architetti 

Tomo VII, Sene V. * 171 



~ 1338 — 
greci e romani erano a traforo, che è quanto dire, formati 
con piloni ed arcate interposte, le quali lasciando con 
le loro aperture libero il passaggio alle correnti marine, 
tenevano i bacini interni dei porti stessi spazzati da in- 
gombri di sabbie. Però il Congresso degP ingegneri non 
avendo potuto stabilire, che le troppo limitate applicazioni 
di questo sistema, fatte fin qui nei porti moderni, offrano 
bastante garanzia di buon successo nella generalità dei 
casi, si limitò con un ordine del giorno ('), approvato ad 
unanimità di suffragi, a raccomandare al Governo di fare 
esperimenti più decisivi sui vantaggi dell' applicazione dei 
trafori nei moli nella ricorrenza di nuove regolazioni dei 
porti italiani. 

Successivamente avendo io avuto occasione di soggior- 
nare a Napoli per incarichi di professione, ebbi opportunità 
di fare ulteriori studi sul porto di Nisida, sul quale il De Fa- 
zio prima, e dopo di lui l'ispettore dei Lavori pubblici com- 
mendatore Majuri (*) ebbero campo di estendere i pii^i ac- 
curati loro esami e le loro investigazioni, e che, restaurato 
in questo ultimo decorso di tempo con varia vicenda, offriva 
air idraulico argomenti non dubbi sulla utilità del sistema 
antico dei moli a traforo. 

Nisida è un' isoletta di formazione vulcanica, che sorge 
nel Mediterraneo alla distanza di appena 800 metri dal 
promontorio di Coroglio, che divide i due golfi di Napoli e 
di Pozzuoli. Pare anzi, che nelle epoche passate fosse con- 
giunta al continente, e ne sia stata staccata per effetto di 
taluna delle tante convulsioni vulcaniche^ alle quali andò 
soggetta quella contrada. Papinio Stazio lo confermerebbe 
laddove dice : 

« Pars haec Pausilyppi quondam maris insula nunc est. » 

Di forma conica, si eleva per notevole altezza sul li- 
vello del mare. I.a costa rivolta al largo scende con de- 



- 1339 — 
clivio erto e selvaggio, e pressoché nel centro si ritira per 
lasciar posto ad un porto detto Paone^ di nessun uso, che 
sembra il cratere di un vulcano estinto. L' altra costa in- 
vece, che guarda il lido napolitano, è più dolce e benigna e 
vi hanno sede all'ingiro i vari stabilimenti contumaciali del 
Lazzaretto ivi stabilito. La insenatura di questa costa of- 
ferse sempre un buon ricovero ai navigli, perchè difesa dai 
venti del mezzogiorno, dal riparo naturale dell'isola e da 
quelli di tramontana, dalle alture che girano i goIG di Na- 
poli e di Pozzuoli. Però, allorché spiravano i venti da le- 
vante o da ponente, la costa veniva molestata dal mare 
burrascoso, per cui gli antichi architetti la presidiarono 
con due moli a traforo spiccati dalle due punte di nord- 
est e di nord-ovest. 

Al principio del presente secolo il porto di Nisida gia- 
ceva in uno stato di completo abbandono. I due moli, for- 
mati all' uso romano con piloni ed arcate, erano pressoché 
distrutti sia per la violenza di replicate burrasche, sia per 
l'incuria degli uomini, e probabilmente per ambedue queste 
cause associate. Non esistevano che dei ruderi seppelliti 
nelle acque. 

Del loro ristauro venne incaricato il De Fazio. Fu in 
quella circostanza che potè studiarne la struttura e con- 
vincersi dei vantaggi dei moli a traforo degli antichi, in con- 
fronto delle dighe continuate o ripiene dei porti moderni, 
allo scopo di tenere i bacini spurgati da interrimenti. Im- 
portantissima a questo proposito é la confessione dello 
stesso De Fazio alla pag. 58 della pregevole sua Opera uSìU 
miglior sistema di costruzione dei porti ». Né mi cadde in 
pensiero, egli dice, " che col sostituire i moli ripieni a quelli 
» a traforo, mi affaticava al pari dei ristauratori dei porti 
» di Anzio, di Civitavecchia e di Ancona a guastare una 
» delle più sagge opere degli antichi. Io spesso, prosegue il 
» De Fazio, guardava i piloni di Nisida, di Pozzuoh e di 



— 1340 — 
» Miseno; ma una lunga abitudine di trascuraggine, fomen- 
I) tata dai pregiudizi comuni in somiglianti opere, mi avea 
» reso insensibile all' aspetto di sì venerande reliquie. Esse 
1. furono mute per me fino a tanto ohe, per un concorso 
» di circostanze, non fui scosso e convinto del loro vero 
» fine. Fui quindi sollecito di confessare il mio errore e 
» di studiarmi a spiegare e sostenere il sistema degli an- 
» tichi. » 

Secondo riconobbe il De Fazio, il molo di levante della 
lunghezza di circa metri 275 si componeva in antico di 
sei campate, avendo egli con molta diligenza rinvenuti gli 
avanzi di sette piloni, che giacevano seppelliti nelle acque 
in una profondità di dodici palmi napolitani, corrispon- 
denti a met. 3 abbondanti (•). Non potè poi stabilire di 
quante campate fosse in origine il molo di ponente lungo 
circa met. 180, mentre la sua parte più vicina a terra era 
stata, ai tempi del viceré spagnuolo Alvarez di Toledo, ri- 
coperta con scogliera. Nella parte residua sporgente a mare 
trovò immerse nelle acque le basi di quattro piloni, per 
cui in questo tratto di molo lungo met. 81 circa esistevano 
tre campate. Siccome le dette basi erano grosse e robuste 
a sufficienza, il De Fazio lasciando una risega all' ingiro 
delle loro facce corrose, vi piantò sopra dei nuovi piloni, 
elevandoli a conveniente altezza sopra il livello del mare, 
e congiungendoli con tre ampie arcate. 

I piloni del molo di levante erano invece in istato di 
completo sfacelo. Il De Fazio li abbandonò, tanto più che 
per meglio coordinare il servizio del Lazzaretto, gli conve- 
niva piantare il nuovo molo in una direzione meglio acco- 
modata al collegamento dell' isola di Nisida con altra iso- 
letta detta del Lazzaretto vecchio. Secondo il suo progetto, 
il nuovo molo doveva comporsi di un filare di dodici pi- 
loni con undici arcate intermedie, aumentando in tal modo 
il numero dei trafori in confronto del suo stato antico. 



— 1341 — 

Erano già eretti sette piloni di questo molo, allorché 
sorsero in taluni dei dubbi, che i troppo numerosi trafori 
potessero cagionare una soverchia agitazione alle acque nel- 
l'interno del porto. Il De Fazio, con la speranza di far tacere 
gli oppositori, ricorse ad un ripiego che gli venne suggerito 
dal porto di Miseno, il cui molo orientale era stato in an- 
tico formato con due Alari di piloni disposti a scacchiera, 
per modo che quelli all'esterno cuoprissero i vani del filare 
interno. Dietro questo principio piantò egli un pilone da- 
vanti la prima arcata del molo di ponente e tre di fronte 
alle prime aperture di quello di levante ; colla differenza 
però che nel molo di ponente collocò il pilone isolato al di 
fuori verso il largo coi lati obliqui a forma di sperone, 
mentre in quello di levante dispose i tre piloni al di dentro 
del bacino in linea parallela al filare di sette piloni giù pri- 
ma eretti. Confessa però lo stesso De Fazio che non era 
tranquillo sul buon effetto di questo espediente, e che si 
limitò a quei soli quattro piloni per pigliar consiglio dal- 
l' esperienza. 

Erano i lavori a questo punto, quando nel i834 il De 
Fazio morì. Fu allora introdotta una variante nell'incom- 
pleto molo orientale. Il Giare dei sette piloni già prima co- 
struiti venne lasciato allo esterno, e presi per base i tre 
piloni da lui collocati in via di esperimento all'interno, ven- 
ne sulla linea di questi ultimi completato il molo, costruen- 
done altri nove Ano a congiungersi colla punta dell'isoletta 
del Lazzaretto vecchio. Dopo di che, senza curarsi nem- 
meno di legare e robustare i dodici piloni del filare interno 
con arcate intermedie, questo molo cosi incompleto venne 
lasciato per vari anni in assoluto abbandono. 

Nel \ 832 il Governo di quelle provincie volendo prov- 
vedere ad un riordino generale del Lazzaretto di Nisida, 
ne diede analogo incarico all' ingegnere del Corpo reale 
d'acque e strade Antonio Majuri^ discepolo e seguace delle 



— 1342 — 
teorie del De Fazio. Come si rileva da una sua Relazione 
pubblicata in Napoli nel 1856 C^), il Majuri trovò tutti i 
piloni del molo di levante, e specialmente i dodici del filare 
interno, corrosi nelle loro facce e pressoché rovinati dal- 
l'impeto delle burrasche. — E non è a maravigliare di ciò. 
— Le ondate del mare tempestoso, costrette a passare fra i 
vani dei piloni esterni, ricadevano poi con urli violenti con- 
tro gli spigoli dei piloni interni, logorandoli e scalzandone 
le fondamenta. Due anzi di questi, cioè il quinto ed il se- 
sto squarciati, erano caduti in rovina. 

Il Majuri vista la mala prova dell'esperimento' del De 
Fazio, e considerato che se un limitato numero di trafori 
nei moli può giovare, mercè un moderato movimento delle 
correnti marine, a tenere sgomberati i porti da imbonimen- 
ti, un numero soverchio può invece nuocere e contrastare 
al buon effetto di questo sistema ; stabili di sopprimere 
sette degli undici trafori, lasciandone aperti soltanto quat- 
tro nei punti meglio adattati. 

Anche nel molo di ponente, quantunque molto megho 
conservato dell' altro, il Majuri riconobbe eccedenti al bi- 
sogno le tre campate lasciate dal De Fazio, riflettendo come 
in un tratto di molo della lunghezza di poco più di met. 80 
sia sufficiente all'uopo un solo traforo. Lasciò quindi aper- 
ta la sola prima campata verso terra, di fronte alla quale 
esisteva allo esterno quel pilone isolato a faccie oblique, di 
cui sì è fatto cenno più sopra, e chiuse le altre due. 

I due moli vennero poi ingrossati e robustati con una 
fodera a getto di smalto e con esterna scogliera a massi 
perduti, chiudendo i fori soppressi e formando dei due moli 
una massa continua interpolata soltanto dai trafori ad ar- 
cate che furono conservati. 

I concetti, che hanno guidato il valente idraulico Majuri 
a modificare in siffatta guisa la costruzione di questi due 
moli, pur conservando il sistema degli antichi architetti, 



— 1343 — 
ed adattandolo alle peculiari circostanze di questo porto, 
sono da lui indicati con tutta precisione nella succitata sua 
Relazione ; e siccome contengono delle norme utilissime 
sulla più vantaggiosa loro applicazione nei moli dei porti 
moderni, crederei di defraudare i cultori di questo ramo 
di scienza se non avessi a riportarli testualmente : 

« Mi cade in acconcio, dice il Majuri, di fare delle os- 
» servazioni intorno alla chiusura della maggior parte dei 
» trafori nei due moli, per effetto della quale a mio corto 
» giudizio, non viene ad essere vulnerato il metodo antico 
» dei moli traforati. Trovandosi i piloni del molo di le- 
» vante corrosi e scalzati al piede, ed essendone caduti 
» due, era necessario unirli in massi di maggior mole e 
» rivestirli con una fodera di smalto, dando a questi massi 
» una fronte più spaziosa per poterli garantire con una 
» gettata di scogli contro la violenza dei flutti. ~ D' altra 
» parte i tre fori del molo di ponente essendo di sovcr- 
» chia ampiezza, entravano per essi coi venti di quel rom- 
» bo correnti troppo forti di mare tempestoso, le quali sti- 
» ravano le gomene dei bastimenti e tormentavano uno 
» spazio prezioso nel porto, come quello che era il più 
» profondo ; ed ecco perchè conveniva chiudere i due tra- 
» fori estremi e lasciare aperto il primo che è coperto da 
» un grosso pilone piantato dinanzi. » 

« Potrebbe parere a taluni, che se per la pecuhar sua 
I) condizione questo porto, attaccato ad un'isola cinta in- 
» torno da alte sponde a picco, non va soggetta a forti in- 
I) terrimenti, a differenza dei porti attaccati ai continenti, 
» per Nisida sarebbe stata buona ogni maniera di moli ri- 
» pieni o traforati ; e però si avrebbero potuto chiudere 
» tutti i trafori dei suoi due moli. Ma a ciò si risponde- 
» rebbe, che se in questo porto non sono a temersi colma- 
» menti di molto rilievo, non è dimostrato quale grado di 
» interrimento ci potrebbero produrre due moli ripieni i 



~ 1344 — 

» quali farel>l)ero 1' ufficio di due pennelli, e manterebbero 
» una calma perfetta e ad ogni tempo capace di lasciar 
)) spogliare le acque d' ogni molecola delle più esili torbide 
n di che non mancano di andar gravi. » 

« È inoltre a considerare che la vera regola di pro- 
» porzionare la mole dei piloni all'ampiezza dei trafori di- 
» pende dalla postura del porto, dai venti che vi regnano, 
» dalla profondità del mare e da altri elementi svariatis- 
1) simi. Onde per le riferite condizioni del porto di Nisida, 
» e per gli ammaestramenti dell' esperienza, sola e sicura 
n guida in questa parte soprammodo difficile della scienza 
» dell'ingegnere, sembrarono bastevoli quattro trafori nel 
» molo di levante ed uno solo in quello di ponente. — Ed 
») invero il primo traforo nel molo di levante vicino alla 
» punta di Nisida viene in certo modo a corrispondere al- 
» l'unico traforo in quello di ponente: le correnti entrano 
» per l'uno, radono la banchina del bacino del porto, 
» spazzano il fondo in prossimità alla medesima e sortono 
» pel traforo opposto di ponente. Pel secondo traforo a 
» levante lasciato a parecchia distanza del primo entrano i 
» flutti nel bacino, lo attraversano e corrono per di fuori 
» alla punta del molo di ponente. Finalmente il terzo ed il 
» quarto, vicini entrambi, stanno dove termina il molo di 
» levante e comincia l'antemurale formato dall' isoletta del 
n Lazzaretto vecchio. — • Ora questi trafori di moderata 
» luce lasciando il passaggio ad altrettante correnti, sono 
» talmente disposti che, mentre tengono le acque nel porto 
» in un certo movimento da impedirvi il deposito delle 
» arene, non nuociono a quel tanto di calma e tranquillità 
» che alla sicurezza di ogni maniera di bastimenti si con- 
» viene. » 

È un fatto che dopo la regolazione di due moli, ope- 
rata dal Majuri colla guida dei suesposti criteri, il porto 
di Nisida si è felicemente conservato immune da imbo- 



f. 



— 1345 — 

nimenti ; ed è questa senza dubbio una prova incontra- 
stabile della bontà del sistema antico dei moli a traforo, 
purché applicato con moderazione e con avvertenza alle 
speciali condizioni dei porto. 

Questo successo venne da me segnalato in una pub- 
blica conferenza , eh' ebbi 1' onore di tenere il 24 aprile 
4 878 nella sede del Collegio degli ingegneri ed architetti di 
Roma, leggendovi una Memoria « Sull'uso dei moli a tra- 
foro del porto di Nisida », che venne poi pubblicata nel- 
r accreditato periodico : «Za Rivista marittima)) ('). 

Alla lettura della Memoria tenne dietro una interes- 
sante discussione sull' uso dei trafori nei moli, alla quale 
prese parte in principalitù l' illustre comm. A. Cialdi, ben 
noto per le molte ed importanti opere da lui date alla luce 
in questi ultimi anni sull' ardua materia dell' idraulica ma- 
rittima (*) : i risultamenti della quale furono pur essi pub- 
blicati in fQrma d' appendice alla mia Memoria nello stesso 
fascicolo della « Rivista marittima », e successivamente 
riprodotti in una Nota negli «Annales indiistrielles. Livrai- 
son du i.*^»" juin 1879 (^).» 

In questa Nota il Cialdi fa innanzi tutto rilevare la dif- 
ferenza che passa tra i porti a bacino e quelli a canale ri- 
guardo all' appUcabilità dei trafori. Nei primi ritiene adot- 
tabile con buon successo il sistema antico, però lo consi- 
gUa soltanto nei moli sotto vento, mentre in quelli soprav- 
vento esterna il timore che i trafori possano esser causa 
di due gravi inconvenienti : l'uno, cioè, che impediscano ai 
bastimenti di restare ormeggiati presso le banchine in causa 
dell'agitazione delle acque, e l'altro che le materie ostrut- 
tive, entrate pei trafori del detto molo, non abbiano forza 
sufficiente di attraversare lo specchio acqueo del bacino 
ed uscire poi per gli altri trafori del molo opposto sotto 
vento. 

11 comm. Cialdi a rinforzo della sua opinione cita 
Tomo Vllj Serie V. 17;2 



— 1346 — 
ì' esempio del porto stesso di Nisida nel quale, egli dice, 
dopo alcuni anni di esperienza l'ispettore comra. Majuri, 
benché seguace della teoria del De Fazio, si vide costretto 
di chiudere la maggior parte dei trafori nel molo soprav- 
vento. Ma questa supposizione non è esatta, ed il comm. 
Majuri Io dimostra in una recente Relazione, inserita negli 
Atti del Collegio degl' ingegneri ed architetti di Napoli {^^), 
nella quale dichiara che i dodici piloni già eretti in quel 
molo, e lasciati poi in abbandono senza nemmeno voltarvi 
gli archi, furono corrosi ed in parte rovinati dall' urto di 
ben dieci tempeste ; che dopo parecchio tempo fu necessa- 
rio rinforzarlo con la chiusura di sette trafori, lasciandone 
aperti soltanto quattro da luogo a luogo ; che anche nel 
molo sottovento, per lo stesso motivo, se ne chiusero due, 
lasciandone aperto uno solo ; e che per tali necessità si 
modificò bensì il tipo, ma non lo scopo del metodo degli 
antichi, in quanto che per ripetuti scandagli e dopo pa- 
recchi anni non si verificarono interrimenti nel porto di 
Nisida. 

E valga il vero, ove si ammettesse la esclusione dei 
trafori nel molo sopravvento consigliata dal Gialdi, il siste- 
ma degli antichi perderebbe gran parte della sua effica- 
cia. — Quale vantaggio potrebbe infatti sperarsi dall' ap- 
plicare i trafori nel solo molo sottovento, mentre sappia- 
mo che da questo lato spirano venti di minor forza e du- 
rata, meno atti quindi a generare quelle vivaci correnti 
che occorrono per spazzare gì' imbonimenti dal bacino del 
porto ? — Non andrebbesi incontro con maggiore facilità 
all' inconveniente temuto dal comm. Cialdi, che le materie 
ostruttive, introdotte dai trafori del solo molo sottovento, 
finiscano col decombere nel bacino, anziché sortire pei 
fori del molo opposto, seco trascinando le sabbie rapite 
col moto di traslazione dal fondo del bacino medesimo ? 

Un altro esempio riporta il Cialdi in appoggio delia sua 



— 1347 — 
tesi, cioè il porto di Trajano di Civitavecchia, che tuttora 
esiste e che ha il molo sopravvento tutto chiuso, e quello 
sottovento a trafori. 

Vediamo cosa dice in proposito il De Fazio nell' accu- 
rata descrizione di questo porto che ci ha lasciata nel suo 
Discorso II (^*). 

« L' antico porto Trajano aveva la flgura di un gran- 
» de anfiteatro, ed era circoscritto da due braccia di moH, 
» i quali partendo da terra progredivano semicircolarmente 
» in mare quasi per andare a congiungersi tra loro, ma 
» finivano prima di pervenire al vertice, lasciando un'aper- 
» tura di comunicazione fra il mare ed il porto: apertura 
» coperta da un' isola che chiamasi 1' antemurale. » 

L' originaria costruzione di questo porto ci fu conser- 
vata da una medaglia, che nel diritto porta Teffigie del- 
l'imperatore Trajano e nel rovescio la prospettiva del por- 
to che ci mostra il suo perimetro formato da piloni con in- 
terposte arcate, e sovra altrettanti edifici che, oltre dare al 
porto un aspetto monumentale, com' era lo stile di quel- 
l'epoca di smisurata grandezza, lo difendevano dall'impeto 
dei venti. 

Ma nella prima metà del IX secolo l'antico porto fu di- 
strutto da papa Gregorio IV per timore di una invasione 
dei Saraceni, e rimase poi in completo abbandono e ro- 
vina per quasi 800 anni, fino a che fu riparato e riaperto 
nel volgere della prima metà del secolo XVII; ma, come 
soggiunse il De Fazio, « secondo le cognizioni di questi 
» tempi, nei quali in fatto di simili costruzioni s' incomin- 
» clava ad uscire dalla barbarie «. Si fu quindi nella mo- 
derna riparazione di quel porto che il molo sopravvento 
venne formato ripieno e 1' altro sotto vento a trafori^ per 
cui r esempio invocato dal comm. Cialdi non riguarda il 
suo stato antico, ma una moderna alterazione del me- 
desimo. 



~ 1348 — 

Dice (li più il Cialdi, che la storia non ci assicura che 
i Romani architetti abbiano sempre usato i trafori nel 
molo sopravvento, e che l' impiego dei trafori in ambedue 
i moli si riconosce soltanto nel caso in cui il sito del porto 
non sia molto esposto agli insulti del mare, come sarebbe 
appunto quello di Nisida. — Ma la prima circostanza è 
contraddetta dalle concordi opinioni del De Fazio e del 
Majuri, i quali avendo avuto campo di fare accuratissimi 
studi ed investigazioni nei porti antichi seminati in quelle 
spiaggie del mezzogiorno d'Italia, mostrano la ferma loro 
convinzione che il perno del sistema romano è l' uso dei 
fori in ambedue i moli. — Ed il valore della seconda ò 
contrastato dalla franca dichiarazione del Majuri nella suc- 
citata sua Relazione : « che a Nisida i flutti da scirocco eb- 
» bero tanta forza da abbattere due piloni del molo di le- 
» vante, e, spinti dal libeccio, sconquassarono un cassone 
» che stavasi riempiendo di calcestruzzo innanzi ad uno 
« dei trafori del molo di ponente ». E soggiunge « che di 
» tale veemenza di flutti in quel punto ha potuto giudicare 
» egli stesso per parecchi anni ». 

Pei porti a canale, come ben disse il Cialdi, la tesi of- 
fre una soluzione diversa. Come è noto, i porti -canali, 
perchè aperti in spiaggie sottili, vanno più o meno soggetti 
alla riproduzione dello scanno presso la loro bocca, che 
forma un ostacolo invincibile alla libera entrata ed uscita 
dei bastimenti. — Niun rimedio ha fin qui raggiunto com- 
pletamente lo scopo. Non le chiuse di scarico, non la pro- 
trazione dei moli , non le palafitte a giorno che hanno 
fatto cattiva prova nei porti-canali di Ravenna e di Por- 
tolevante. 

Il comm. Cialdi ricorda nella sua nota il mezzo inge- 
gnosissimo da lui proposto ('^) allo scopo di distruggere io 
scanno nei porti a canale, obbligando le stesse forze vive 
del mare a fare questo lavoro di spurgo. Il suo trovato 



— 1349 — 
consiste nello spezzare in due parti il molo sopravvento, la- 
sciando un' apertura di conveniente larghezza nel punto 
ove si forma la barra, ed innestando alla punta del tronco 
superiore del molo medesimo un braccio a squadra, con 
direzione pressoché parallela alla spiaggia. I flutto -cor- 
renti del vento regnante sono costretti in tal modo a pas- 
sare per r imbuto formato dalla apertura del molo, ed han- 
no la forza di spazzare dal campo del porto-canale le sab- 
bie dello scanno, cacciandole al largo sotto vento in sito 
innocuo alla navigazione. Il braccio di scogliera a ritroso 
non permette ai materiali, che scorrono lungo la spiaggia 
sopravvento, di assalire la bocca del porto e di contribuire 
alla formazione della barra, obbligandoli ad accumularsi 
nel vasto serbato] o compreso fra la riva e la scogliera ad 
essa parallela. Inoltre coli' apertura del molo si crea una 
seconda bocca laterale al porto, opportunissima in date 
circostanze all' ingresso e sortita dei bastimenti, ed una 
rada coperta mercè il tronco isolato di molo sporgente 
a mare. 

Questo sistema fece buona prova in una esperienza 
fattane dall' ingegnere Moro per distruggere un banco di 
sabbia presso lo sbocco dello stagno d' Ostia ; ed ottenne 
un lusinghiero suffragio di approvazione dall' Accademia 
dei Lincei, il cui relatore, il celebre P. Secchi, lo defini 
molto propizio^ e dall'Accademia delle scienze di Parigi, 
il cui relatore, l'illustre de^^Tessan, lo qualificò Ircs-ra- 
tionnel. 

Il comm. Cialdi sostiene che il suo sistema pei porti- 
canali è affatto nuovo, non trovandosene traccia presso 
gli antichi ; ed aggiunge che non si deve scambiare quello 
romano dei moli a traforo col suo, perchè sostanzialmente 
i due sistemi differiscono fra loro, lo, che mi onoro schie- 
rarmi fra gli ammiratori del Cialdi pel grande impulso da 
lui dato coi pregevoli suoi lavori al progresso dell' idrau- 



~ 1350 - 
lica marittima, nel mentre rendo omaggio al valore del suo 
trovato pei porti-canali, non posso a meno di non ricono- 
scere che i due sistemi partono da un identico principio; 
quello cioè di costringere le forze stesse del mare a mante- 
nere sgombri da interrimenti tanto i porti a bacino, quan- 
to quelli a canale. 

A questo punto giungono gli studi sulT importante ar- 
gomento che ho preso a trattare. Come ben si vede, Y ul- 
tima parola non è ancora pronunciata. Abbiamo però dei 
fatti che provano incontrastabilmente 1' utilità dei trafori 
nei moli, e la preferenza del sistema antico a quello mo- 
derno dei moli ripieni. 

Mi associo quindi al voto del comm. Majuri che se ne 
estenda in più larga scala 1' applicazione nei nostri porti 
italiani, molti dei quali vanno pur troppo soggetti a note- 
voli imbonimenti, ed abbisognano di continui escavi colle 
draghe, con grave carico del bilancio dello Stato. E se col 
proseguire analoghe esperienze nei vari casi si potrà rag- 
giungere un plausibile equilibrio tra le forze del mare, che 
generano gì' imbonimenti, e quelle che si possono utilizzare 
per distruggerli ed eliminarli, senza alterrare con correnti 
troppo agitate quella tranquillità di acque che deve regnare 
nei bacini portuali, potremo vantarci di aver domata la 
stessa natura, eh' è la massima conquista cui la scienza 
dell' ingegnere possa aspirare. E se al mio voto potessi ag- 
giungere un desiderio, quello sarebbe che del sistema del 
Cialdi si facesse applicazione nella cosi detta scogliera al 
nord del porto di Lido, già decretata dal Governo, e che 
vuoisi sperare di vicina esecuzione. Il porto di Lido, per 
la sfavorevole insenata sua posizione, va più che ogni altro 
soggetto ad essere assalito dagli scanni che ne sbarrano la 
foce, per cui giova tentare ogni mezzo per impedire la loro 
riproduzione. D' altronde col sistema del Cialdi nulla si 
perde, e non puossi che guadagnare. — Poiché, alla peg- 



— 1351 — 
gio, ove r esperienza dimostrasse che 1' apertura da la- 
sciarsi nella parte più avanzata della diga non riuscisse ef- 
ficace allo scopo, si può sempre chiuderla o moderarla di 
ampiezza. — Tutto quindi consiglierebbe a questa prova, 
che ove venisse coronala da felice successo, com' è da ri- 
tenersi, confermerebbe sempre più la bontà del sistema dei 
trafori nelle dighe dei porti, che col presente scritto mi sono 
studiato di porre in rilievo. 

Venezia, luglio 1881. 



— 1352 



ANNOTAZIONI 



(1) Alti del secondo Congresso degli ingegneri ed architetti 
italiani. Firenze, 1876. 

(2) Intorno al miglior sistema di costruzione dei porti. DI 
scorsi I, II e III di Giuliano de Fazio. Napoli, 1828-32. 

(3) L' ordine del giorno fu del seguente tenore : 
« La IV Sezione d' Idraulica marittima del secondo Congresso 

» pegli ingegneri ed architetti italiani, ritenendo che lo scopo pro- 
» postosi dagli antichi architetti greci e romani nel costruire a 
» traforo le dighe dei loro porti fosse quello di mantenere in essi 
» la necessaria profondità e sicurezza, e non essendo risultato dalla 
B discussione argomenti sufficienti, perchè questo sistema tanto nei 
» porti a bacino che in quelli a canale possa venire adottato senza 
» esperimenti in scala maggiore di quelli dai moderni idraulici fino 
» ad ora tentati , è di voto che si raccomandi al Governo di fare 
» nella ricorrenza di nuovi lavori nei nostri porti esperimenti più 
» decisivi di questo sistema. » 

(4) Il chiariss. sig. corani. Antonio Majuri, uno dei più distinti 
nostri Ispettori del Genio civile, da qualche anno passato allo stato 
di riposo. 

(5) Il palmo napolitano corrisponde a metri 0.2634. 

(6) Delle opere intese a riparare e compiere il porto di Ni- 
8ida. Napoli, 1856. 

(7) La Rivista marittima, fascicolo di luglio ed agosto 4878. 

(8) Per toccare di molti altri, tutti di grande valore ed impor- 



1 



— 1353 — 

fanza sul progresso dell'idraulica marittima, ricordo i due lavori 
magistrali pubblicati dal comm. A. Cialdi: Sul moto ondoso del 
mare e su le correnti di esso, specialmente in qtielle litorali. 
Roma, 1866 — e Dei movimenti del mare sotto l'aspetto idrau- 
lico nei porti e nelle rive. Studii di A. Gialdi. - Roma, 4876. 

(9) Porta per titolo : Note sur les móles a piles et arceaux 
dans les ports à bassin, sur l'usage qtcen ont fait les Romains 
et sur les différences de ce système avec celui de móles gar- 
diens avec ouverture du coté du veni propose de nos jours pour 
les ports canaiix, par A. Cialdi, capitain de vaisseau et membra 
correspondant de l' Institut de France. 

(10) Atti del Collegio degl'ingegneri ed architetti di Napoli. 
Anno V, fase. 4 e 5. 

(11) Discorso II : Intorno al miglior sistema di costruzione 
dei porti. Napoli, 1828-32. 

(12) Veggasi la sua opera: Dei movimenti del mare sotto Ta- 
spetto idraulico nei porti e nelle rive. Roma, 1876. 



Tomo VII, Serie \. 173 



SULLA RAPIDITÀ 

CON CUI LA LUCE MODIFICA LA RESISTENZA ELETTRICA DEL SELE^O. 

Ricerche sperimentali 
DEL s. e. MANFREDO BELLATI 

E DEL 

DOTI. R. ROMANESE. 



Dopo la scoperta dell'azione, che la luce ha sulla resi- 
stenza elettrica del selenio, vari Fisici si sono occupali di 
questa e di altre singolari proprietà elettriche del selenio e 
ne hanno anche fatto meravigliose applicazioni. Tuttavia si 
hanno ancora poche nozioni circa al grado di rapidità con 
cui si produce la variazione elettrica del corpo, quando 
questo passa dalla oscurità alla luce, o viceversa. Il Sale (^), 
che fu uno dei primi ad occuparsi delle proprietà elettri- 
che del selenio, fu condotto dalle sue ricerche a conclu- 
dere^ che r effetto della luce ò quasi istantaneo, e che solo 
quando vien tolta la luce, il ritorno alla resistenza normale 
non è tanto rapido: soggiunge poi infine che i raggi calori- 
fici molto intensi ed i luminosi hanno la proprietà di modi- 
ficare la struttura del selenio istantaneamente e senza va- 
riazione di temperatura. W. Siemens ripete presso a poco 
la stessa cosa. Ecco in qual modo egli si esprime (^). 
« L' aumento della conducibilità prodotto dalla luce nel se- 
lenio granuloso avviene con istraordinaria rapidità. Simil- 



(1) Proc. R. Society, XXI, p. 283; Pogg. Ann. CL, p. 333. 

(2) Phil. Mag. (4), L., p. 416. 



- 1356 — 
mente, la diminuzione della conducibilità, quando si tolga 
la luce, sembra cominciare istantaneamente: tuttavia scor- 
reva un tempo più lungo prima che fosse ristabilito lo 
stato corrispondente alla oscurità ». Altri sperimentato- 
ri, come Adams (^) e Forssmann (-), ammettono che qua- 
lunque variazione nella intensità della luce eserciti una 
doppia azione sulla resistenza elettrica del selenio , cioè 
un'azione istantanea ed una progressiva, che dura qualche 
minuto. — Più tardi fu inventato il fotofono^ e a taluno 
potrebbe forse parere che questo stromento basti a risol- 
vere tutte le questioni relative alla rapidità con cui la luce, 
modiflca la resistenza elettrica del selenio. Ma veramente 
non è cosi. Prima di tutto si può porre la questione, se nel- 
r istante in cui comincia una variazione di luce, cominci 
pure la variazione di resistenza elettrica; oppure se fra il 
principio della variazione luminosa ed il principio della va- 
riazione della resistenza passi un certo tempo. Pare più 
probabile la prima supposizione; ad ogni modo, anche se 
fosse vera la seconda, l'intervallo di tempo fra il comincia- 
mento dei due fenomeni deve certo essere breve e sempre 
costante, sia che si tratti di aumento grande o piccolo di 
luce, oppure di diminuzione. Che se questo intervallo non 
fosse costante, sarebbe impossibile di riprodurre la parola 
col fotofono. — La questione, che abbiamo testé accennata, 
non è quella che ci siam proposto di risolvere, e l'abbiamo 
ricordata soltanto por prevenire gli appunti che alcuno po- 
trebbe fare sul linguaggio che useremo in seguito, il quale 
è conforme all' ipotesi della contemporaneità di comiucia- 
mento delle due variazioni di luce e di resistenza. Abbiamo 
usato un tale linguaggio solamente per maggiore semplicità, 



(1) Proc. R. Society, 17 june 1875; Phil. Mag., (5), I, 1876, 
p. 155. 

(2) Wiedem. Ann., IÌ, 1877, p. 513. 



- 3357 - 
in quanto che nello studio da noi fatto è del tutto indiffe- 
rente, che la variazione di resistenza del selenio sia, o no, 
contemporanea alla variazione di luce. 

Ma un' altra questione si presenta circa alla rapidità 
con cui la luce modifica la resistenza elettrica del selenio. 
Può darsi che il selenio di un ricevitore di fotofono in 
ogni fase di luce più o meno viva prodotta dalie vibrazioni 
dello specchio del trasmettitore, raggiunga quella resisten- 
za, a cui arriverebbe se il grado di illuminazione corri- 
spondente a quella fase fosse durevole, anziché fugace. Ma 
può anche darsi che in ogni fase la resistenza cominci 
bensì a variare, ma non raggiunga iHalore corrispondente 
al grado di illuminazione di quella fase. È chiaro infatti che 
anche in questo secondo caso si avrebbe delle alternative 
di maggiore e minor resistenza, capaci di produrre tutti i 
fenomeni che si ottengono col fotofono. 

Nel presente scritto diamo conto di alcune esperienze 
istituite appunto per chiarire come si comporti il selenio 
soggetto a rapide variazioni di luce. Le esperienze eseguite 
furono molte; ma descriveremo soltanto le ultime, perchè 
le altre vennero fatte in condizioni men buone. 

La resistenza di selenio, da noi usata, costituiva il ri- 
cevitore piano di un fotofono, costruito nei primi mesi di 
quest' anno dal Bréguet di Parigi. La superfìcie coperta da 
selenio cristallino era di circa 4 x 5^*^. Questo ricevitore 
era chiuso'in una custodia di legno, interrotta soltanto in 
cori'ispondenza alla superfìcie coperta di selenio. Per sot- 
trarre anche questa parte alle influenze esterne, abbiamo 
applicato sul dinanzi del ricevitore una lastra di vetro che 
lungo gli orli era sovrapposta ad ovatta, e che, distando di 
alcuni millimetri dalla superfìcie del selenio, veniva a for- 
mare il coperchio di una cameretta dove l'aria era sta- 
gnante. Nelle ultime esperienze abbiamo applicato sovra la 



— 1358 — 
prima una seconda lastra Ji vetro, la quale veniva ad iso- 
lare un secondo strato di aria stagnante grosso un milli- 
metro o due. 

La resistenza elettrica di questo ricevitore variava assai 
da un giorno all'altro, né sempre si potevano spiegare que- 
ste variazioni tenendo conto delle differenze di tempera- 
tura : un aumento di temperatura produceva diminuzione 
di resistenza. Apposite esperienze, eseguite col reotropo di 
Masson, ci hanno mostrato che il passaggio di una corrente 
elettrica attraverso il ricevitore non produceva alcuna po- 
larizzazione, e ciò tanto se il ricevitore era esposto alla 
luce, come se si trov^jva all'oscuro. Questo risultato è con- 
forme a quanto fu verificato dal Siemens per alcuni dei 
campioni di selenio, su cui ha sperimentato (*). 

Il metodo da noi seguito è molto semplice. Abbiamo 
misurato col mezzo di un galvanometro differenziale la 
resistenza elettrica del selenio, il quale veniva assoggettato 
ad alternative di luce ed ombra col solito mezzo di un disco 
bucherato fatto girare con maggiore o minore rapidità. È 
chiaro che in tal modo la quantità di luce ricevuta dal se- 
lenio in un dato tempo non dipende punto dalla velocità 
con cui si fa girare il disco; ma soltanto dal rapporto delle 
aree dei fori e dei pieni del disco. Se questo gira con ve- 
locità maggiore, i lampi e le ecclissi si succedono con rapi- 
dità maggiore, facendosi più brevi; ma, dopo un numero 
intero di periodi, la frazione di tempo, durante la quale il 
selenio fu esposto alla luce, rimane sempre la stessa. Se 
dunque la variazione di resistenza nel passaggio dalla luce 
all' ombra , o viceversa, avviene in modo assolutamente 
istantaneo, la resistenza media del selenio non deve punto 



(1) W. Siemens, Ueber die Abhàngigkeit der elektr. Leitungs- 
fdhigkeit des Selens von Wàrme und Licht. (Pogg. Ann. CLIX, 
p. 117, a pag. 133). 



— 1359 — 

variare, sia che il disco giri lento o veloce. Se invece il feno- 
meno non è istantaneo, la resistenza media non resterà, in 
generale, costante. In tal caso, adoperando dischi in cui sia 
differente il rapporto tra i fori e i pieni e variando la velo- 
cità di rotazione di essi, si potrebbe studiare il fenomeno in 
tutte le sue fasi. 

Circa alla pratica disposizione dell'apparecchio, ripetute 
esperienze ci hanno mostrato che è necessario sottrarre il 
selenio, che si studia, ad ogni urto o tremolio: abbiamo 
quindi cercato che le parti mobili dell' apparecchio fossero 
indipendenti dalle fisse e che tutte poi offrissero la massima 
stabilità. La sorgente di luce, che trovammo più costante, 
fu una lampada a petrolio a lucignolo rotondo. Questa era 
chiusa entro una lanterna di legno protetta da ogni lato 
con schermi, perchè la fiamma non fosse turbata dalle cor- 
renti d'aria, che potevano essere più o meno intense a se- 
conda della velocità di rotazione del disco. La lanterna era 
sostenuta da una mensola infissa nel muro. I raggi che 
partivano dalla fiamma venivano resi pressoché paralleli da 
una grande lente applicata su una delle faccie verticali della 
lanterna. Perchè poi venissero assorbiti i raggi calorifici 
oscuri, il fascio di luce si faceva passare per una vaschetta 
di vetro a pareti parallele piuttosto grosse, distanti l' una 
dall'altra circa 4 cent, e riempiuta di una soluzione d'al- 
lume. Subito al di là di questa vaschetta v' era uno scher- 
mo con un foro eguale alla superficie attiva del selenio del 
ricevitore, e poi veniva il disco girevole. Questo era di car- 
tone annerito sul lato rivolto al selenio, avea il diametro di 
0"\305 e presentava verso l'orlo una serie di fori, disposti 
regolarmente, che avevano la forma di porzione di settore 
circolare ed erano tutti eguali fra loro. L'altezza dei fori 
era circa 3 cent, e la larghezza variava secondo i casi. Il 
disco era forato anche nel centro e dava passaggio ad un 
asse d'acciajo a cui era fissato mediante dei pezzi a vite. 



— 1360 — 
L' asse girava su due cuscinetti portali da robuste branche 
di ferro infisse nel muro. Il disco occupava adunque un 
piano verticale frammezzo a queste due branche : esso ve- 
niva poi messo in giro facendo rotare, con opportuna tras- 
missione, una rotella a gola, montata sull'asse stesso del 
disco. La ruota, che dava moto alla funicella di trasmissio- 
ne, si faceva girare a mano, regolando il movimento sulle 
battute di un metronomo. Il ricevitore a selenio era appe- 
so ad un'asta infissa nel muro, avea la sua faccia ante- 
riore parallela al piano del disco e assai prossima ad esso, 
ed era tenuto in tale posizione che il suo centro fosse sulla 
retta dei centri della fiamma, della lente e dei fori dello 
schermo e del disco girevole. Tutta questa parte dell'appa- 
recchio era situata in uno stanzino di pochissima luce, e 
di più era circondata da grandi schermi, sicché il selenio 
poteva ricevere solamente la luce della fiamma che attra- 
versava i fori del disco. 

Come abbiamo detto precedentemente, si misurava la 
resistenza elettrica del selenio col mezzo di un galvano- 
metro differenziale. La corrente era fornita da tO coppie 
Bunsen ad acidi piuttosto deboli, la resistenza inserita in 
uno dei rami derivati era data da un reostato di Siemens 
ed Halske. Il galvanometro era a specchio e scala, e per 
mezzo di un commutatore era possibile di introdurlo o di 
escluderlo dal circuito, facendo pur sempre passare la cor- 
rente in tutta l'altra porzione del circuito. Ciò si faceva 
per poter leggere di tratto in tratto la posizione di equili- 
brio dell'ago quando non passava corrente nel galvano- 
metro. 

Abbiamo sperimentato con cinque dischi diversi nel se- 
guente modo. Letta la scala quando la corrente non circo- 
lava per il galvanometro, si faceva girare il disco con una 
velocità di circa 12 giri al secondo, e modificando la resi- 
stenza del reostato, si riconduceva l'ago alla posizione ini- 



— 1361 ~ 

ziale; poi si aiunentava la velocitù di rotazione del disco 
sino a fare circa 50 giri al secondo, si osservava se avveni- 
vano spostamenti nell'ago, e Onalmente, per controllo, si 
ripeteva la lettura riconducendo il disco alla velocità pri- 
mitiva. Queste osservazioni si ripetevano molte volte per 
ogni disco. Nella seguente tabella riassumiamo gli elementi 
dell' ultima serie di esperienze. 



a 

3 

a 

o 
o 


Num. 
dei 
fori 


Rappor- 
to fra 
le aree 
dei fori 
e dei 
pieni 


Durala massima 


Durata minima 


Resi- 
stenza 
U. S. 


della lu- 
ce 


dell'om- 
bra 


della lu- 
ce 


deU'om- 
bra 


1 

<2 
3 

4 
5 


12 
12 
10 

24 
12 


1 . 7 
1 :3 
1 : 2 
1 :1 
3:1 


0\0008 
0,0016 
,0016 
,0016 
,0048 


O',0056 
,0048 
,0032 
,0016 
,0016 


0^0002 
,0004 
,0004 
,0004 
0,0013 


0\0016 
0,0013 
,0009 
,0004 
,0004 


4660 
4606 
4440 
4510 
4260 



In questa serie di esperienze non fummo capaci di no- 
tare alcuna sensibile variazione della resistenza del selenio 
al variare della velocità del disco. Si avevano bensì piccoli 
spostamenti nell'ago della bussola, ma erano affatto irre- 
golari ed avvenivano anche quando non si modificava la 
velocità del disco. Potrebbe darsi che questi spostamenti 
accidentali mascherassero gli effetti dovuti alla variazione 
di resistenza del selenio ; ma in ogni caso questi ultimi ef- 
fetti sarebbero stati assai piccoli, perchè una differenza di 
una due unità Siemens si sarebbe certo rivelata. 

Queste esperienze furono fatte a una temperatura me- 
dia di 28°. La resistenza del selenio all'oscuro era 5810 
U. S. Le altre resistenze poi, determinate mentre giravano 
Tomo VIIj Sorte V. Ali 



— 4362 — 

i sìngoli disebi e registrate nell'ultima colonna della tabel- 
la, non sono fra loro paragonabili, perchè durante le espe- 
rienze la fiamma fu piìi volte spenta e riaccesa. 

Altre serie di esperienze ci diedero parimenti dei risul- 
tati nulli o contradditori. Notiamo solo che, sperimentando 
col disco n.° 2, quando la resistenzei del selenio era circa 
doppia di quella che possedeva da ultimo, ci parve di osser- 
vare un piccolo aumento di resistenza al crescere della ve- 
locità del disco: in quell'epoca i dischi n." 4 e 3 non erano 
ancor costruiti. — Ma se lasciamo da parte questo caso, 
che non è ben accertato, i risultati a cui siam giunti non 
son certo quelli che ci attendevamo. Probabilmente se aves- 
simo potuto aumentare ancor più la velocità del disco e ot- 
tenere una perfetta stabilità dell'ago, saremmo giunti a 
conclusioni alquanto diverse. Ad ogni modo le esperienze 
fatte mostrano che il selenio da noi usato, entro i limili in 
cui ci siamo tenuti, si comporta sensibilmente come se la 
variazione di resistenza per il passaggio dalla luce all' om- 
bra, viceversa, fosse istantanea. 

Rendiamo vivissime grazie al prof. Fr. Rossetti, che ci 
diede agio di eseguire questo lavoro sperimentale nell' Isti- 
tuto di fisica da lui diretto. 

Padova, Università, agosto 1884. 



INTORNO 

AL RISCALDAMENTO DEGLI ELETTRODI PRODOTTO DALLA SCliMlLLA 
DEL ROCCHETTO D'INDUZIONE. 

Sliidio sperimentale 
DEL s. c. ANDREA NACCARI 



I. II riscaldamento di due elettrodi, quando scocca fra 
essi la scintilla, fu già studiato, ma non ancora compiuta- 
mente. Le osservazioni principali fatte finora su questo ar- 
gomento possono riassumersi così. 

I.° In generale i due elettrodi non si riscaldano egual- 
mente. Se le scariche sono dovute ad una macchina di Hollz 
è per lo pii^i il polo positivo che si riscalda di più, e ciò pure 
si osserva con l'arco voltaico. Col rocchetto d'induzione 
e anche con la macchina di Holtz, quando questa sia prov- 
veduta di grandi conduttori o di condensatori, avviene il 
fatto contrario. 

2° Il riscaldamento d'un termometro posto tra i due 
elettrodi dipende dalla forma e dalla natura di essi. Secondo 
il Poggendorff si ha il massimo riscaldamento con la mac- 
china usando sfere per elettrodi anziché punte, e si ha l'ef- 
fetto opposto col rocchetto. Se la elettricità sia fornita da 
un rocchetto d'induzione, con elettrodi di bismuto, di zinco, 
di antimonio, di stagno o di piombo, si ha un effetto quasi 
doppio di quello che si ottiene con elettrodi di argento, di 
rame, di ferro, di platino o di grafite. Le differenze riscon- 



— 1364 — 
Irate dal Poggendorff slesso, quando fece uso della niac- 
cbiiia di Hollz, furono invece assai piccole. 

3." La differenza di riscaldamento degli elettrodi, oltre 
che nell'aria, sussiste nell'ossigeno, nell'idrogeno, nell' os- 
sido di carbonio e nell'anidride carbonica, anche quando 
questi gas sono rarefatti. 

4.° La distanza degli elettrodi non ha, secondo il Rei- 
tlinger, influenza sul fenomeno termico. 

5." Secondo il Reillinger stesso, è probabile, ma non 
accertato, che il riscaldamento dell'elettrodo negativo sia 
proporzionale alla quantità di elettricità che passa fra gli 
elettrodi ('). 

Nessuno sperimentatore diede su questo argomento in- 
dicazioni precise, e in vero pare che il modo di operare 
non lo permettesse. Il Poggendorff adoperò dei termometri 
il cui bulbo poneva a contatto o a piccole distanze dagli 
elettrodi, ed osserva egli stesso che la presenza dei termo- 
metri sulla via della scintilla doveva, nel caso almeno della 
macchina, alterare i fenomeni. Il Reitlinger pose i termo- 
metri entro cilindri conduttori adossati agli elettrodi; ma 
pubblicò solo le conclusioni del suo studio, non i valori 
sperimentali ottenuti. 

Riferisco in questo scritto alcune esperienze che ho 
fatto per studiare il riscaldamento degli elettrodi del roc- 
chetto d'induzione. 

2. Apparecchio. Il rocchetto da me adoperato fu co- 
struito dal Carpenlier di Parigi. La massima lunghezza 
della scintilla, ch'esso può dare con otto grandi coppie, è 
48 cent. L'interruttore del Foucault fu mantenuto, per 



(1) Poggendorff, Pogg. Ann., XCIV, 632 (1855); CXXXII, 107 
(1867). — Moìiatsber. der Beri. AkacL, 1861, 349. — Reillingei', 
Zeitschrift fùr Math. u. Phys.. 1863. Yedi il compendio di qucsli 
lavori nel Wiedemann, Galvanismus, li ed., § 1036 e seguenti. 



- 1365 - 
quanto fu possibile, in condizioni coslanti con h\ pallina 
fermata al punto più basso dell'asta oscillante. Come elet- 
trodi adoperai delle sfere metalliche cave del diametro di 
5 centimetri, aperte al disopra e provvedute d'un cilin- 
dretto verticale di 1,5 ceni, di diametro. Ciascuna sfera 
ora sostenuta da una colonnina di vetro rivestita con ce- 
ralacca e portava inferiormente un piccolo anello, a cui si 
poteva appendere il capo d'un reoforo. La colonnina di 
vetro era infissa mediante vite e madrevite di ottone in 
uno zoccolo di legno, il quale poteva venir fatto scorrere e 
(issato lungo un regolo orizzontale di legno. Cosi due sfere 
potevano venir fissate a qual distanza meglio piaceva Tuna 
dall'altra. Uno dei reofori, che partivano dai poli del roc- 
chetto, andava ad una delle sfere, l'altro andava a una 
bussola con specchio e cannocchiale, il cui filo era rivestilo 
di guttaperca. Un reoforo congiungeva la bussola alla se- 
conda sfera. In ciascuna sfera io versai prima di ciascuna 
serie di esperienze 50 cm.^ di petrolio, e immersi nel pe- 
trolio il bulbo di un termometro diviso in quinti di grado. I 
due termometri erano tenuti a conveniente altezza me- 
diante un tappo di sovero, eh' essi attraversavano e che 
era inserito nella bocca della sfera. 11 tappo aveva un in- 
taglio laterale, attraverso il quale passava un filo metallico 
che, ripiegato e appiattito all' estremità inferiore, serviva 
per agitare il liquido. 11 filo era saldato con mastice ad un 
cannello di vetro per isolarlo. La bussola venne graduata 
accuratamente mediante una serie di esperienze eseguite 
con una coppia Danieli di nota resistenza interna e reostati 
esatti. Fu pure determinata la resistenza interna della bus- 
sola. Sono indicate con i nelle tabelle seguenti le intensità 
della corrente che attraversava la bussola, espresse col 
prendere per unità la intensità della corrente che produ- 
ceva la deviazione cori-ispondente ad una particella della 
scala. 1 numeri che son indicali con n e p rappresentano 



— 1306 — 
rispettivamente i riscaldamenti dell'elettrodo negativo e del 
positivo, che avvennero in un minuto. Moltiplicando n o p 
per l'equivalente in acqua della sfera si ha il calore svilup- 
pato neir uno o nell'altro elettrodo in un minuto. 

In ciascuna esperienza osservai di trenta in trenta se- 
condi, prima di mettere in attività il rocchetto, 1' uno e 
r altro termometro, alternandone le letture, e proseguii in 
questo modo le osservazioni dopo cessato il passaggio della 
elettricità per otto o dieci minuti. Nel valutare le corre- 
zioni seguii il solito metodo delle determinazioni calorime^ 
triche. 

L'intervallo di tempo, durante il quale lasciai passare 
la elettricità indotta, fu diverso nei varii casi. Cercai in ge- 
nerale che il riscaldamento totale fosse di tal grandezza da 
venir valutato con sufQciente precisione. Queir intervallo 
non fu mai minore di un minuto, né mai maggiore di 
dieci. Nelle tabelle ho indicato con n, e p^ ì rapporti n:i 
e p : i. 

Ho mantenuto sempre invariato in tutte le esperienze 
il senso della polarità del rocchetto, e feci si che l'ago della 
bussola fosse sempre deviato nello slesso senso. Come è 
naturale, T ago non assumeva durante il passaggio della 
elettricità una posizione flssa, ma oscillava ora più, ora 
meno. Feci da tre a quattro letture per minuto prendendo 
in ciascuna la media delle oscillazioni dell' ago, indi presi 
la media di tutte le letture, e fatte le correzioni dovute alla 
graduazione della bussola e all' azione elettromagnetica e 
magnetica, che il rocchetto, per sé medesimo, esercitava, 
benché lontano, sull'ago, dedussi il numero t. 

Non feci quasi mai un' esperienza senza farla seguire 
da un' altra scambiando la polarità degli elettrodi. Dei due 
risultati, i quali possono differire per più ragioni, ho preso 
quasi sempre la media aritmetica, quando me ne valsi per 
calcolare n^ e Pi- 



— 4367 — 

È noto che v'è ragione di dubitare della comparabilità 
delle indicazioni date da un reometro sulla intensità delle 
correnti indotte (^). A questi dubbi sono naturalmente sog- 
gette anche le mie esperienze, specialmente quelle fatte con 
diverse distanze degli elettrodi. Io cercai di ottenere le in- 
dicazioni più precise, che l' indole dell' esperienze mi con- 
sentiva. 

3. Influenza della quantità di elettricità che passa 
nella unità di tempo. Nella prima delle tabelle che seguono 
sono contenuti i risultati ottenuti facendo variare la quan- 
tità di elettricità e mantenendo costante ed eguale a milli- 
metri 2,8 la distanza fra due sfere cave di zinco, che face- 
vano l'ufficio di elettrodi. 

I gruppi di due esperienze furono ordinati nella tabella 
secondo i valori crescenti della corrente i; ma le espe- 
rienze vennero eseguite in fatto nell' ordine indicato dai 
numeri progressivi che sono contenuti nella prima colonna 
e furono desunti dal registro dell' esperienze. 

(1) Wiedemann, Galvanismits, II Aufl., § 1011. 



1368 



Tabella I. 

J = '2,8 min. 



N 


i 


il 


P 


>'i 


Pi 


"i -ih 


89 
90 


22,8 
21,8 


0,28 
0,24 


0,07 
0,06 


0,0117 


0,0030 


3,8 


87 

88 


42,0 
42,8 


0,51 
0,50 


0,13 
0,1 i 


0,0118 


0,0032 


3,7 


71 

72 


47,3 
48,8 


0,51 
0,49 


0,16 
0,13 


0,0104 


0,0030 


3,4 


73 

74 


48,2 
49,5 


0,49 
0,47 


0;13 
0,13 


0,0098 


0,0027 


3,7 


85 
86 


56,2 
54,5 


0,63 
0,62 


0,16 
0,18 


0,0112 


0,0030 


3,7 


82 
83 


57,6 
57,1 


0,60 
0,02 


0,17 
0,19 


0,0106 


0,0032 


3,3 


80 
81 


72,3 
72,6 


0,73 
0,76 


0,22 
0,26 


0,0103 


0,0032 


3,2 


62 
63 


72,9 
75,4 


0,82 
0,73 


0,19 
0,22 


0,0103 


0,0028 


'\ 7 


68 
69 


90,6 

85,4 


0,98 
0,92 


0,26 
0,20 


0,0105 


0,0027 


3,9 


77 
79 


98,1 
98,0 


0,93 
0,94 


0,31 

0,25 


0,0095 


0,0028 


3,3 


75 
76 


102,2 
102,4 


0,98 
0,95 


0,30 
0,32 


0,0095 


0,0030 


3,1 



1369 — 



Continua la Tabella I. 



N 


i 


n 


P 


«1 


Pi 


ni-.pt 


58 


1U8,5 


1,09 


0,30 


0,0097 


0,0026 


3,7 


59 


114,8 


1,06 


0,28 








60 


110,5 


1,11 


0,28 


0,0098 


0,0026 


3,7 


61 


110,9 


1,08 


0,31 









Per questa e per le aflre tabelle conviene osservare che 
i numeri delle tre ultime colonne vennero dedotti da quelli 
esprimenti il riscaldamento totale osservato, non dai va- 
lori di n e di /> che sono ridotti al minuto, tenendo 
conto di due cifre decimali. Calcolando col mezzo di questi 
ultimi, si può giungere a valori alcun poco diversi da 
quelli inseriti nella tabella. 

Le esperienze, alle quali si riferisce la tabella seguente, 
furono eseguite con la distanza d = \0 mm. fra un elet- 
trodo e l'altro. 



Tomo VII, Serie V. 



175 



— '137*0 



Tabella 1t. 

drrlò mm. 



i 

■ N 
i 

1 


i 


n 


P 


^h 


Pi 


n,:pi 


102 
' 103 


23,1 
21 ,6 


0,44 
0,44 


0,15 
0,17 


0,0198 


0,0071 


2,8 


\ 100 
101 


21,8 
25,6 


0,47 
0,43 


0,15 
0,16 


0,0191 


0,0065 


2,9 


91 , 

92 


35,4 : 

39,7 


0,65 
0,66 


0,22 
0,23 


0,0174 


0,0059 


2,9 


97 
■ 98 


36,0 
40,0 


0,74 
0,62 


0,22 
0,23 


0,0179 


0,0059 


3,0 


95 
96 


52,4 
55,7 


0,90 
0,93 


0,28 
0,34 


0,0170 


0,0057 


3,0 


93 
94 


55,2 

56,4 


1,05 
0,95 


0,28 
0,33 


0,0179 


0,0054 


3,3 


111 
112 


60,3 
61,7 


1,02 
1,02 


0,41 
0,38 


0,0168 


0,0065 


2,6 


113 

114 


85,8 
77,9 


1,41 
1,30 


0,51 
0,50 


0,0166 


0,0061 


2,7 



Anche per d = 20 eseguii alcune esperienze, che qui 
riferisco. 



1371 — 



Tabella HI. 

dz:z'2,ù mm. 



N 


i 


'}i 


P 


"i 


Pi 


n^:pi 


221 
220 


13,0 
164 


0,27 
0,28 


0,11 
0,12 


0,0190 


0,0077 


2,4 


219 

218 


25,9 
24,1 


0,41 
0,44 


0,20 
0,18 


0,0170 


0,0077 


2,2 


217 
216 


28,5 
28,5 


0,48 
0,41 


0,21 
0,23 


0,0157 


0,0078 


2,0 


215 
214 


31,7 
31,4 


0,55 
0,50 


0,24 
0,27 


0,0165 


0,0081 


2,1 


213 
212 


36,5 
37,9 


0,66 
0,51 


0,29 
0,32 


0,0157 


0,0081 


1,9 



Non ho oltrepassato nell' esperienze di questo genere i 
30 mm. perchè allora mi sarebbe stato difficile il far va- 
riare entro limiti abbastanza lontani il valore di i. 

Dalle tre tabelle precedenti si può desumere ohe, entro 
i limiti delle esperienze fatte, le quantità «i e p^ sono pres- 
soché costanti, qijiando la distanza fra gli elettrodi sia pur 
costante. Specialmente per n^ appare però un aumento del 
suo valore quando la intensità della corrente si fa piccola. 
Fra i valori di Pi v' ha, specialmente nella prima tabella, 
qualche discordanza molto notevole, ma convien ricordare 
che la quantità da misurarsi era minore in .tal caso, e 
quindi 1' error relativo delle determinazioni era maggiore. 



- 1372 — 

In via di approssimazione e dentro i limiti dell' espe- 
rienza possiamo ammettere che le quantità di calore svi- 
luppate nei due elettrodi sono direttamente proporzionali 
alla quantità di elettricità che passa. 

Sarebbe quindi 

n^ :=z ki , 

Ne viene che il rapporto delle quantità di calore svi- 
luppate agli elettrodi si mantiene costante nelle condizioni 
suesposte e finche la distanza degli elettrodi non muta. 

Queste conclusioni valgono fino a tanto che il limite 
del valore di i, oltrepassato il quale non avviene più 
scintilla, è ancora lontano. Ho fatto alcune esperienze con 
d=SO cercando di avvicinarmi a quel limite. 

Ecco i valori ottenuti. 

T abe 1 1 a IV. 

d^rSO mm. 



N 


i 


n 


P 


>h 


Pi 


^i-Pi 


210 
211 


6,2 
10,9 


0,115 

0,207 


0,087 
0,150 


0,0187 


0,0140 


1,3 


205 
206 


14,9 
17,1 


0,237 
0,220 


0,187 
0,160 


0,0143 


0,0110 


1,3 


207 
208 


18,5 

25,4 


0,270 
0/385 


0,170 
0,215 


0,0149 


0,0088 


i.7 


203 

204 


27,9 
.31,5 


0,362 
0,452 


0,1 72 
0,202 


0,0137 


0,0063 


2,2 



— 1373 — 

Si vede che Wj e p^ vanno notevolmente aumentando 
al diminuire di /, il che era già stato accennato dai valori 
delle tabelle precedenti, e che il rapporto n^ :/^, , al dimi- 
nuire di / , cioè nell'accostarsi del limite suindicato, si 
accosta all' unitù. 

4. Influenza della natura degli elettrodi. Per studiare 
questa influenza ho confrontato il riscaldamento di elet- 
trodi di zinco con quello che avviene in condizioni simili 
facendo uso di elettrodi di rame. Ho scelto questi due me- 
talli, perchè il Poggendorff, come già ho ricordato di sopra, 
ottenne con quei due metalli effetti grandemente diversi, 
quando si servi del rocchetto d' induzione per ottener le 
scintille. 

Nella tabella che segue sono registrati i risultati delle 
esperienze fatte prima con due sfere di zinco, poi con due' 
sfere di rame, novamente infine con le due sfere di zinco. 
La distanza fra le sfere fu in tutte queste esperienze eguale 
a mm. 3,5. 



— 1374 ~ 

Tabella % 

d:n3,5 mm. 



N 


i 


n 

1 


P 


n^ 


Vi 


Tin-2,n 












175 
176 


74,8 
75,7 


0,94 
0,94 


0,32 
0,30 


0,0127 


0,0041 


Gm-Cw 












177 

178 


73,2 
72,1 


0,93 
0,91 


0,29 
0,30 


0,0126 


0,0040 


179 

180 


70,2 
67,3 


0,88 
0,80 


0,24 
0,22 


0,0122 


0,0033 


Zn-Zn 












181 
182 


73,3 
71,5 


0,88 
0,92 


0,26 
0,28 


0,0125 


0,0037 


185 
186 


69,8 
70,8 


0,85 . 
0,89 


0,26 
0,23 


0,0124 


0,0035 



Queste esperienze mostrano che la quantità di calore 
sviluppata dal passaggio dell'unità di elettricità all'eleUrodo 
negativo è la stessa per i due metalli, quando la distanza 
fra gli elettrodi è la stessa. Il medio valore di n^ è per Io 
zinco 0,0125 e per il rame 0,0124. Benché i valori di Pi 
sieno assai discordanti, pure si può ragionevolmente am- 
mettere anche per l'elettrodo positivo la stessa conclusione. 

Il medio valore di quel rapporto è 0,00377 per lo zinco 
e 0,00367 per il rame. 



à 



1375 



# 



Ho fatto altre esperienze a differenti distanze. Con la 
distanza d=^ ebbi i seguenti risultati. 

Tabella %'I. 



N 


i 


n 


P 


! 

Hi 


Ih 


Z/i-Zh 












127 
128 


70,3 
70,1 


0,97 
0,98 


0,27 
0,30 


0,0134 


0,00389 


Gu-Gu 












129 
1.30 


60,2 
66,0 


0,95 
0,97 


0,21 

0,28 


0,01.50 


0,00380 


131 
132 


66,1 
65,9 


0,93 

0,94 


0,24 
0,24 


0,0141 


0,00367 


Zn-Zn 












133 
134 


71,9 
67,8 


0,92 
0,96 


0,27 
0,27 


0,0134 


0,00386 



Da queste esperienze risulta w, per lo zinco un po' 
minore che per il rame, il contrario per p^ ; ma le diffe- 
renze son piccole. La seguente tabella spetta ad esperienze 
fatte con dz=ì2 rara. 



• 



4276 



Tabella TU. 



N 


i 


n 


P 


«1 


Pi 


Zn-Zn 












135 
136 


43,1 
41,7 


1,00 
0,90 


0/28 
0,29 


0,0231 


0,0008 


Gu-Ci/ 












137 

138 


40,0 
41,9 


0,90 

0,82 


0,2<^. 
0,31 


0,0209 


0,0072 


139 


38,9 

39,8 


0,85 
0,80 


0,20 

0,28 


0,0209 


0,0068 


Zn— Zu 












141 


35,2 


0,70 


0,25 


0,0216 


0,0069 


14^2 


40,3 


0,88 


0,27 







In queste esperienze, contrariamente a quanto si de- 
duce dalle precedenti, ?i, è più grande per lo zinco che 
non per il rame: quanto a p^ si ha 1' effetto opposto, ma 
le differenze sono sempre abbastanza piccole. 

Il modo in cui furono eseguite le esperienze riferite 
nelle tre ultime tabelle, presenta in pratica qualche diffi- 
coltù, perchè non è facile il far sì che la distanza tra i due^ 
elettrodi di rame sia esattamente eguale a quella degli elet- 
trodi di zinco. Ciò può servire a spiegare le discordanze 
osservate. Ho eseguito pertanto, e anzi prima dell'espe- 
rienze descritte, parecchie serie di esperienze adoperando 
una sfera di rame e una di zinco per elettrodi. Con 1' al- 
ternare la polarità degli elettrodi io credeva di poter scor- 



i& 



— 1377 — 

gere l'influenza della natura del metallo. Cito i valori otte- 
nuti in una sola di queste serie, parendomi soverchio il ri- 
ferire quelli perfettamente consimili avuti dalle altre. 



Tabella Vili. 



N 


i 


vij.Zn 


Pi.Cu 


ìi^.Cu 


Pi.Zn 


54 


47,9 


0,0207 


0,0062 






55 


48,5 






0,0206 


0,0049 


56 


46,1 


0,0202 


0,0055 






57 


48,9 






0,0195 


0,0054 


60 


48,3 


0,0206 


0,0059 






61 


48,2 






0,0199 


0,0064 


62 


48,2 


0,0201 


0,0049 






63 


50,0 






0,0191 


0,0056 



Le ultime quattro colonne di questa tabella contengono 
i valori di Wj e p^ , e v' è indicato il metallo di cui era co- 
stituito nei singoli casi 1' elettrodo. Il medio valore di n^ 
è per lo zinco 0,0204, per il rame 0,0198, e la differenza 
è certamente inferiore al grado di precisione, con cui quei 
valori vennero determinati. Il medio valore di />j è per 
lo zinco e per il rame 0,0056. 

Altre serie di esperienze eseguii con elettrodi di zinco 
e pakfong. Riporto qui sotto i valori ottenuti con una di 
queste. Ho indicato con n^.V e p^.V i riscaldamenti avve- 
nuti air elettrodo di pakfong, quand' esso era negativo o 
positivo. 

Turno VJIj Serie V. 176 



1378 



Tabella IX, 



N 


/ 


Hi-ln 


Pi-P 


«,.P 


Pi Zn 


41 


43,4 
42,0 


0,0156 


0,0038 


0,0163 


0,0036 


42 
43 


43,0 
41,6 


0,0153 


0,0035 


0,0154 


0,0041 


44 
45 


41,9 
41,4 


0,0152 


0,0031 


0,0158 


0,0036 



m 



Per lo zinco la quantità n^ è in media 0,0i34, per il 
pakfong, 0,0158: la quantità p^ è 0,0035 per lo zinco, 
0,0038 per il pakfong. Le differenze non son tali da po- 
terle attribuire alla diversa natura degli elettrodi. Altre 
esperienze con zinco e ottone diedero risultati consimili. 

Congiungendo queste ultime esperienze con quelle de- 
scritte prima, mi par di potere asserire che la influenza 
della natura della sostanza sul riscaldamento dell'elettrodo 
è nel caso delle mie esperienze piccolissima o nulla. No- 
tisi che, attendendomi io, in causa dell' esperienze del Pog- 
gendorff, tutt' altro risultato, ho eseguito un numero di 
esperienze assai maggiore di quello dell' esperienze che ho 
qui riferite. È superfluo avvertire che la conclusione a cui 
sono giunto^ come quella opposta del Poggendorff, non va 
presa in generale. Forse la forma degli elettrodi ha molta 
influenza sul fenomeno. 

Ho voluto sperimentare con elettrodi, le cui particelle 
potessero facilmente prendere parte alla scarica. Ho fatto 



- 1370 ~ 
perciò costruire due cilindri cavi di carbone delle storie e, 
accomodatili in modo simile a quello seguito per le sfere, 
ho posto entro ciascuno un termometro, ed ho aggiunto 
del mercurio per riempire la cavitù. In tal modo trovai che 
l'elettrodo negativo veniva riscaldato assai più che l'altro, 
conforme a quanto riscontrai con metalli, ma non potei far 
misure che fossero comparabili con le altre. 

Ponendo in comunicazione col suolo or 1' uno or T al- 
tro elettrodo, non osservai effetti sensibilmente diversi 
da quelli osservati quando quelle comunicazioni non esi- 
stevano. 

5. Influenza della distanza degli elettrodi. Il calore 
sviluppato in un elettrodo da una data quantità di elettri- 
cità neir attraversare 1' intervallo fra gli elettrodi non di- 
pende, secondo il Reillinger, dalla lunghezza di quell'inler- 
vallo. Già le prime tre tabelle mostrano che ciò non si ve- 
rifica nelle condizioni- delle mie esperienze. Per studiare la 
influenza della lunghezza dell' intervallo ho fatto anzitutto 
alcune esperienze con elettrodi di zinco a distanze d mag- 
giori' di quelle prima adottate, vale a dire, con (/r=:35 e 
con d=:AO. Non ho potuto oltrepassare i 40 millimetri 
per la difficoltà d' impedire che le scariche elettriche avve- 
nissero per altra via anziché lungo la retta di minima di- 
stanza dei due elettrodi sferici. Inoltre, con distanze mag- 
giori avveniva che parte della elettricità, pur attraversando 
quell'intervallo, non passava per il reometro. Combinando 
le ultime esperienze con le precedenti, avrei potuto dedurne 
qualche conseguenza, ma temei che le esperienze così poste 
a confronto, essendo state eseguite con qualche giorno di 
intervallo, non fossero, specialmente per quanto spettava 
all'interruttore, nelle condizioni medesime. Per ciò ho fatto 
altre due serie di esperienze, facendo in esse variare suc- 
cessivamente la distanza d, e mantenendo le altre condi- 
zioni, per quanto mi fu possibile, inalterate. In questo modo 



— 1380 ~ 
ho desunto il quadro seguente, nel quale a ciascun valore 
di d espresso in millimetri corrispondono il numero m 
dell' esperienze fatte con quella distanza, i medi valori di 
n^e|)^ e quello del rapporto Wi:/>(. Notisi che in tutte 
queste esperienze il valore della corrente induttrice fu re- 
golato per modo da avere per la corrente indotta i dei 
valori non minori di 25 né maggiori di 40. 

'd'ai» eli a A. 



d 


)ìi 


\OKn, 


iO'-Ih 


l'i' Pi 


<2 


G 


99 


23 


4,2 


5 


4 


153 


41 


3,S 


10 


10 


184 


62 


3,0 


15 


4 


17:2 


82 


2,1 


t20 


11. 


11)0 


7'3 


2,0 


t25 


4 


157 


6G 


2,4 


30 


12 


139 


67 


2,1 


35 


3 


131 


72 


1,8 


40 


5 


109 


57 


1,9 



Benché l'andamento del fenomeno sia irregolare, pure, 
se si ammette che la corrente indotta venga misurata a do- 
vere col reometro, devesi pure ammettere che al crescere 
della distanza d crescono tanto n^ quanto p, Qno ad 
un massimo, poi 1' uno e l'altro diminuiscono. 

Con più sicurezza si può argomentare sulle variazioni 
del rapporto n^:p^ al variare di d. Esso diminuisce al 



— 1381 — 
crescere di d, fatta eccezione per qualche irregolarità do- 
vuta probabilmente a cause perturbatrici. Per ogni valore 
della distanza d v' ha un limite inferiore del valore di i, 
oltrepassato il quale non scocca più la scintilla. Nell'espe- 
rienze ora citate, essendo presso a poco sempre lo stesso 
il valore della corrente, quel limite era tanto più vicino 
quanto più grande era la distanza d. Forse da ciò dipende, 
come già fu notato per l'esperienza della tabella IV, il suc- 
cessivo accostarsi del rapporto n^:p^ all'unità quando 
cresce la distanza d. 

6. Quantità assoluta di calore sviluppata sugli elet- 
trodi. Ho determinato 1' equivalente in acqua d'una delle 
sfere di zinco che per lo più mi servirono come elettrodi, 
tenendola nelle condizioni stesse in cui s' era trovata nelle 
esperienze. Perciò ho fatto passare una stessa corrente 
contemporaneamente attraverso un filo di pakfong Immer- 
so nel petrolio della sfera e attraverso un altro Alo di pak- 
fong immerso nell'acqua di un piccolo calorimetro. Scam- 
biando i (ìli e tenendo conto in ciascun caso del riscalda- 
mento avvenuto trovai quell' equivalente eguale a 22,3 gr. 
Con apposite esperienze trovai che 1' unità di corrente as- 
sunta nelle precedenti esperienze, espressa in unità Danieli- 
Siemens, è 0,00027. Prendo a considerare i due casi delle 
tabelle I e IL 

I valori medi di Wj e p, sono contenuti nelle colonne 
seconda e terza della seguente tabella. Con ì^ e p<^ vi ho 
indicato le quantità corrispondenti di calore espresse in 
piccole calorie, le quali sarebbero sviluppate in un minuto 
dal passaggio dell' unità di corrente Danieli-Siemens. 



~ 1382 



d 


Hi 


Pi 


"2 


P« 


2,8 


0,0208 


0,0058 


\ 

859 


241 


10 


0,0359 


0,0123 


14.82 


508 



Le quantità di calore «^ Pi appajono molto conside- 
revoli se si pensa che alla stessa quantità dell' elettricità 
e ad una differenza di potenziale eguale alla forza elet- 
tromotrice della coppia Danieli corrispondono circa 170 
calorie. 

7. Conclusioni. I risultati dell' esperienze descritte si 
possono riassumere così : 



I ." In ogni caso l'elettrodo negativo si riscaldò piiJ for- 
temente del positivo. 

2." Quando la distanza fra gli elettrodi venne mante- 
nuta costante, ed era lontano il limite, oltre il quale non 
scocca pili la scintilla, il riscaldamento di ciascun elettrodo 
per ogni unità di tempo fu proporzionale alla quantità di 
elettricità che passava dall'uno all'altro elettrodo nel tempo 
stesso. 

3.° La natura dei metalli di cui erano composti gli elet- 
trodi non influì in modo sensibile sul fenomeno termico. 

4.° Al crescere della distanza e a parità di corrente i 
riscaldamenti dell'uno e dell'altro elettrodo sembrano 
crescere fino ad un massimo e poi diminuire; il rapporto 
fra essi diminuisce invece continuamente, accostandosi 
all' unità. 



— 1383 — 
5." Le quantità di calore sviluppate dal passaggio della 
elettricità sugli elettrodi sono relativamente molto consi- 
derevoli. 

Vi sono parecchie questioni che hanno affinità con 
quelle testé indicate, e che meriterebbero uno studio, ma 
non ne faccio alcun cenno perchè non posso disporre d'un 
numero sufficiente di esperienze. 

Dal Laboratorio di fisica della R. Univers. di Torino 
26 lui?lio 1881. 



DELLA 

NUTRIZIONE DELLE PUNTE COLTIVATE, DELL\;0PP0RTUN1TA' 

D' IMPARTIRNE LA SCIENZA AL COLTIVATORE 

E DEI MEZZI PIÙ' FACILI DI APPLICARLA. 

Memoria 

DEL M. E. GHERARDO FRESCHI 

{Sunto dell' Autore). 



Riassumendo i fenomeni e le cause della produzione 
agricola, si dimostra che 1' arte del coltivatore sta essen- 
zialmente neir industre preparazione e nel ragionato im- 
piego delle sostanze cosi dette organiche ed inorganiche^ 
che alimentano le piante coltivate, vale a dire nella razio- 
nale applicazione del concime ; e che la scienza, che illu- 
mina l'arte, sta nel conoscere la natura di coteste sostan- 
ze; il grado della loro importanza nel suolo, la quantità che 
ne richiede ciascun ricolto, e la misura del concime che la 
rappresenta. E però 1' analisi chimica del terreno, della 
pianta e del concime costituisce lo strumento regolatore 
della buona pratica, in cui la scienza e l'arte si unificano. 

Rilevati i sommi vantaggi, che deriverebbero all'agri- 
coltura dall' uso popolare del prefato strumento, di questa 
chiave che schiude e rivela all' agricoltore secreti del più 
grande interesse, ai quali la sola ignoranza l'ha tenuto 
finora indifferente ; si propone un mezzo agevole di ren- 

Tomo VI/, Sene V. 177 



— 1386 — 

derlo famigliare al contadino lino dalla scuola elementare, 
mediante la mostra d'una effettiva collezione degli elementi 
che compongono le ceneri delle piante coltivato, ed i con- 
cimi sotto la forma di sali carbonati, fosfati, fosfati-ammo- 
niacali o azotati quali si trovano nel commercio ; collezio- 
ne, che dovrebb'essere illustrata dallo stesso libercolo, che 
servisse all' esercizio del leggere e contenesse le nozioni 
elementari relative alla scienza, come la si è definita, es- 
sendo inoltre corredato da una tabella indicante la compo- 
sizione delle piante coltivate, e accompagnato da qualche 
problema per servire ad esercizii d' aritmetica applicata 
all' agricoltura. 

In relazione a questo piano si espongono i risultamenti 
di parecchie analisi di piante cereali nostrane e di terreni, 
eseguite per cura ed a spese del Freschi dalla R, Staziono 
agricola udinese di prova al già accennato scopo di dotare 
r agricoltura pratica di tabelle analitiche atte a supplire le 
analisi dirette, vuoi per calcolare la quantità di concime 
che esige la coltivazione di un dato ricollo, vuoi per cal- 
colare il valore agrologico del letame del podere e, col con- 
fronto della composizione delle piante e del terreno, sta- 
bilire la rotazione agraria più compatibile colla compo- 
sizione del letame. Se ne insegna poi l'uso pratico a mez- 
zo di appropriati esempi, e si dimostra come, date certe 
avvertenze e precauzioni, i calcoli^ basati sui dati anali- 
tici di piante coltivate nella stessa regione e in condizioni 
climateriche non dissimili, riescano quanto basta prossime 
al vero, da non lasciar lamentare la mancanza della ana- 
lisi diretta e reiterata giusta la occorrenza. 

Alla Gne si conchiude, che questo lume di scienza im- 
partito al contadino non solo affretterà il progresso del- 



— 1387 — 

r agricoltura, prima base su cui si regge il benessere e lo 
sviluppo nazionale, ma sarà eziandio il più importante e 
desiderabile dei progressi ; perocché, oltre al migliorare le 
non liete condizioni economiche di colui, che senza ade- 
guato compenso s' affatica a migliorare le nostre, riescirù 
a rendere più degna e rispettabile la condizione sociale di 
lui medesimo, ed a fargliela amare sopra ogni altra che gli 
sembra flnora più invidiabile. 



SOPRA 

I (liLORI SPECIFICI D[ ilCUM llISdlGlil iLfiOOLICI 

E SULLA densità' DI ESSI. 

€tnV\o Sperimentale 

DEL DOTT. STEFANO PAGLIANI 



Le prime determinazioni di calori specifici di soluzioni 
alcooliche fatte da A. Sclmidarilscli (Wien. Akad. Silzber., 
XXXVIII, 1859) condussero questo sperimentatore a con- 
cludere che i calori specifici dei miscugli di alcool etilico 
ed acqua sono sempre inferiori a quello dell'acqua. 

Secondo Dupré e Page invece (P/iilos. Trans. ^ 1869), i 
miscugli di alcool etilico ed acqua contenenti 35 p. % o 
meno di 35 p. % in peso di alcool hanno un calore specifico 
superiore all'unità. Era il primo esempio che si incontrava, 
di liquidi aventi un calore specifico maggiore di quello del- 
l' acqua. 

Schiiller (Pogg. Ann. Erg., V, 1870) confermò questi 
risultati. Cosi pure fecero Jamin e Amaury {Compi. Rend., 
LXX, 1870), quantunque i valori da essi ottenuti discor- 
dino assai da quelli di Dupré e Page e di Schiiller. 

Lo stesso fatto non fu però osservato da Dupré {Proc. 
Roy. Soc, 1872) per i miscugli di alcool metiUco ed acqua. 
Secondo lui un miscuglio contenente IO "/, di alcool in 
peso avrebbe un calore specifico uguale a 0,986, valore 



_^ Ì390 — 

che andrebbe sempre diminuendo per i miscugli piìi ricchi 
in alcool. 

A.1 contrario Lecher {Wien. Aliaci. SUzùer., ^877), aven- 
do ripetute le determinazioni di calore specifico per i mi- 
scugli di alcool metilico ed acqua, osservò un andamento 
analogo a quello presentato dai miscugli di alcool etilico 
ed acqua. Egli attribuì i valori affatto differenti ottenuti da 
Dupré alla qualità dell'alcool metilico adoperato. 

Scopo del mio studio è di verificare se fatti analoghi si 
osservano anche per le soluzioni acquose di alcool propi- 
lico e di alcool isobutilico, il primo solubilissimo in acqua 
quanto il metiUco e f etilico, il secondo assai poco solu- 
bile. Vi aggiunsi la determinazione della densità per de- 
durne la contrazione di volume. 

I metodi adoperati da Schnidaritsch, da Dupré e Page, 
e da Schiiller si riducono al metodo delle mescolanze, sia 
che un dato peso di liquido venisse riscaldato ad una data 
temperatura e poi immerso nell'acqua di un calorimetro, sia 
che si introducesse in una data quantità di liquido una 
massa metallica scaldata ad una temperatura nota. 

II metodo di Jamin e Amaury era quello ideato ed ap- 
plicato già da Joule (Mem. Ut. Pliil. Soc. Mandi., 1846) e 
in seguito usato da Pfaundler, fondalo sull'effetto termico 
prodotto dal passaggio della corrente elettrica in un con- 
duttore. Nell'apparecchio di Jamin il liquido veniva scal- 
dato in vaso cilindrico di rame, intorno al quale era av- 
volto un filo di pakfong, per il quale si faceva passare una 
corrente elettrica, di cui si misurava 1 intensità. Dall'effetto 
termico prodotto si deduceva il calore specifico del liquido, 
riferito a quello dell'acqua. 

11 metodo di Lecher era quello stesso di Pfaundler, 
modificato in ciò, che invece di adoperare due calorimetri 
e due spirali, il Lecher si serviva di una sola spirale, che 
immergeva ora nell'acqua, ora nel miscuglio alcoolico, fa-. 



— 1394 — 
cendo passare per essa in ciascun liquido eguali quantità 
di eiellricità, die misurava per mezzo di un voltametro. 

Anche il metodo da me usalo è quello di Pfaundler, ap- 
plicato nel modo che ho descritto estesamente in una nota 
presentata alla R. Accademia delle Scienze di Torino {Àlll 
dell' Acc, voi. XVI, 1881). Il '.r.io apparecchio è costituito da 
due piccoli calorimetri di vetro, messi in ambiente a tem- 
peratura costante, nell'uno dei quali si mette una quantità 
pesata di acqua, nell'altro una quantità pesata del liquido 
il cui calore specitico si deve determinare. Ciascun calori- 
metro è chiuso da un tappo di sughero a quattro fori, in 
due dei quali passano due grossi fili di rame che portano 
il filo di platino lungo da 4 a 3 era. e del diametro di mm. 
0.5; nel centrale sta un termometro e nel quarto passa li- 
beramente un piccolo agitatore di vetro. L'uno e l'altro 
agitatore si possono far muovere contemporaneamente; 
due dei quattro fili di rame sono uniti fra loro con un altro 
filo di rame, gli altri due stanno uniti, l'uno con un reo- 
foro che viene dalla pila, l'altro con un reoforo mobile che 
serve a stabilire o togliere il circuito. In questo è inserito 
un reostalo che serve a farne variare convenientemente la 
resistenza e quindi la intensità della corrente. 

La corrente elettrica è prodotta da una sola coppia 
Bunsen di grandezza media. I due termometri sono assai 
piccoli e a scala arbitraria ; ad un grado corrispondono 
circa 8 divisioni e si possono con un cannocchiale apprez- 
zare i decimi ed i mezzi decimi di divisione. 

Per fare una determinazione si comincia a leggere i 
due termometri, l'uno alf intiero, l'altro al mezzo minuto, 
finche si abbia temperatura costante, poi si chiude il cir- 
cuito, e, ottenuto il riscaldamento voluto, lo si riapre, e si 
continua ad osservare i termometri per circa venti minuti. 

Per calcolare la correzione dovuta alle perdite di ca- 
lore verso l'esterno, mi sono servilo di un metodo analogo 



m 



— 4392 — 
a quello adoperato (Ini professori Naccari e Ballati nel loro 
studio sperimentale sulla intensità del fenomeno Peltier a 
varie temperature {Atti detf Istit. ven., 1877). Esso consi- 
ste nel costruire graficamente l'andamento della tempera- 
tura per ciascun calorimetro, prendendo per ascisse i tempi 
e per ordinate le differenze fra la temperatura al momento 
della chiusura del circuito e quella che il termometro ha 
segnato in ciascun minuto precedente o successivo. Am- 
mettendo che ciascun calorimetro nel periodo del riscalda- 
mento per un dato eccesso della sua temperatura sopra 
quella dell'ambiente si trovi nelle stesse condizioni di per- 
dite di calore come nel periodo del raffreddamento in quel- 
r intervallo di tempo in cui si ha un uguale eccesso della 
temperatura del calorimetro su quella dell' ambiente, si 
potrà applicare alle variazioni di temperatura in ciascun 
minuto del periodo ascendente la correzione che si ottiene 
prendendo la corrispondente variazione di temperatuia nel 
periodo discendente e dividendo questa per il tempo, du- 
rante il quale si compie. È questo lo scopo del traccia- 
mento della curva. 

La formola che serve a calcolare il calore specifico dai 
dati sperimentali è la seguente: 

In essa e è il calore specifico da determinarsi, P, il 
peso dell'acqua messa in uno dei calorimetri, 

a, , l'equivalente in acqua delle porzioni di calorimetro, 
di termometro e di accessori che sono bagnate dal- 
l' acqua, 

6,, r aumento di temperatura prodotto dal passaggio 
della corrente; 

p2, «2» ^2 sono le quantità che corrispondono a P, , 
a^ , 01 , e spettano al liquido da studiarsi; 

i) è il rapporto fra le resistenze dei due fili di platino. 



— 1393 — 
il valore dì p si può determinare o col ponte di 
Wheatsthone, o col metodo calorimetrico stesso. Difatti 
supponiamo che in ambedue i calorimetri si abbia acqua ; 
allora avremo la relazione 






^2 (P2+«2)^!2 

Detto rapporto fu determinato sia col ponte di Wheat- 
sthone, sia col metodo calorimetrico e si ebbero valori af- 
fatto coincidenti. 

Esperienze con alcool etilico. — Per dimostrare come 
con questo metodo si possano ottenere valori concordanti 
fra loro e con quelli ottenuti da altri sperimentatori, citerò 
qui i risultati di quattro determinazioni, i cui dati spe- 
rimentali furono già riportati nella memoria più sopra 
citata. 

L'alcool adoperato aveva una densità i=: 0,794 a 14° 
riferita all' acqua a 4°. I valori dei calori specifici otte- 
nuti sono 0,616; 0,617; 0,615; 0,62 i. Il medio di essi 
<' 0,617 nei limiti di temperatura 14°- 18°. L'errore 

i / ^^ 
del medio calcolato colla formola ÙM = \/ — è 

uguale a 0,001. Il valore 0,617 concorda col medio dei va- 
lori ottenuti da altri sperimentatori (Regnault ha 0,615 
fra 15° e 2i', Jamin e Amaury 0,630 a 15°, 55, prendendo 
per calore specifico dell'acqua 1,020). 

Alcool propilico primario. L'alcool propilico è quello 
che ha servito per le esperienze fatte dal prof. Naccari e 
da me sulla tensione massima dei vapori e sulla dilata- 
zione termica di alcuni liquidi {Aiii della R. Acc. delle Scien- 

ze di Torino^ XVI, 1881). La sua densità a -^ è 0,8203. 

4 

Il suo punto di ebollizione fu trovato 93°, 91 alla pressio- 
• Tomo VII, Soie V. 478 



— 4394 — 
ne di 742"^"\5; secondo la formola calcolata per le ten- 
sioni, il suo punto di ebollizione a 760™"^ sarebbe 96*,4I. 
Nella tabella seguente sono registrati i dati sperimen- 
tali delle determinazioni di calore specifico. In essa, come 
nelle seguenti, 

Pi è il peso dell'acqua in grammi, 

P2 , il peso del liquido, 

t^ e t\ , le temperature iniziale e Gnale del calorimetro 

che contiene l'acqua, 
t^ e t\, le temperature corrispondenti nell'altro, 
9i e 0.J , gli aumenti di temperatura rispettivi, 
e, il calore specifico trovato, 
N.° il numero d'ordine delle esperienze. 



Alcool propilico. 

ai =1.25, 



a^=:i.3ì, p= 1.034. 



1" 


Pi 


Ps 


ti 


t'i 


t 


l'i 


^i 


s. 


e 


1 


15 


12.272 


21^72 


22°59 


2l!72 


23''17 


0.87 


1.45 


0.665 


2 


12 


13.118 


21 72 


22.8,") 


21.73 


23.19 


1.13 


1.46 


0.658 


3 


12 


13.118 


21.77 


22.90 


21.70 


23. IG 


1.13 


1.46 


0.654 



Medio fra 21° e 23° 



0.659 



Soluzioni acquose di alcool propilico. — Esse furono 
ottenute preparandone una più concentrata e diluendola 
in seguito con convenienti quantità di acqua. Riguardo 
alle proporzioni di alcool ed acqua ho creduto opportuno 
di adoperare quelle date dal peso di una molecola dell'al- 
cool e da quello di una mezza o più molecole d'acqua. 

Nelle tabelle seguenti il numero che sta scritto dopo la 
formola chimica è la quantità in peso di alcool contenuta 
in 100 parti del miscuglio. 



^ 1395 — 

1 . C^H«0 -f iPPO = 86.92 % . 

Pi=zl2 , a,z=1.25, «2=1.31 , p=1.034 



V 


P^ 


il 


t\ 


t. 


l\ 


S< 


5^ 


e 


4 
5 


12.0^22 
12 022 


24.19 


25^58 
25.06 


24!l4 
24.02 


26"00 
25.87 


l!47 
1.47 


l!86 
1.85 


0?731 
0.735 



Medio fra 240 e 26° 0.733 
«. CnPO -h IPO = 76.92 % . 



6 


13.210 


24 57 


25.84 


24.41 


25.81 


1.27 


1.40 


0.782 


7 


13.210 


24.66 


25.85 


24.50 


25.80 


1.19 


1.30 


0.789 



Medio fra 24o e 26» 0.785 
:i. C3H«0 + 2 H^O = 62.50 % 



8 


13..527 


24.92 


26.1 1 


25.90 


26.18 


1.19 


1.18 


0.859 





13.527 


25.06 


26.27 


25.00 


26.21 


1.21 


1.21 


0.849 


10 


14.262 


23.68 


24.82 


23.78 


24.87 


1.14 


1.09 


0.845 



Medio fra 23" e 27o 0.854 
4. C^H^O + 3 H-^O = 32.63 % . 



11 


14.340 


23.19 


24.27 


23.17 


24.13 


1 .08 


0.96 


0906 


12 


14.340 


23.49 


24.75 


23 36 


24.50 


1.26 


1.14 


0.901 



Medio fra 23» e 25» 0.903 



1396 



5. Cm«0 H- SH'^O == 40.00 % . 

P,=:12, ai=rl.^5, «2=zl.31, p = 1.034 



n; 


P. 


ti 


t'i 


h 


i'c 


5, 


^2 


e 


13 


13.922 


23?70 


25'.'l0 


2sm 


25?02 


1°40 


1°20 


0.982 


14 


13.022 


24.15 


25.51 


24.06 


25.24 


1.36 


1.18 


0.968 


15 


13.922 


24.22 


25.76 


24.18 


25.51 


1.54 


1.33 


0.966 



Medio fra 240 e 26^ 972 
6. C^H^O -h 6H^0 = 35.74 % • 



16 


13017 


24.74 


25.93 


24.76 


25.82 


1.19 


1 .06 


1.003 


17 


13.017 


25 06 


26.48 


25 01 


26.28 


1.42 


1.27 


1.002 


18 


13.017 


25.12 


26.34 


25.07 


26.16 


122 


1.09 


1.004 



Medio fra 240 e 27o 1.003 
y . C^H«0 + 1 H^O = 25.00 % . 

Plinio, «1=1.25, «21=1.31, p=:1.034. 



19 


14.640 


26.38 


27.53 


26.18 


27,27 


115 


20 


14.640 


26.99 


28 32 


26 93 


28.18 


1.33 


21 


14 640 


26.92 


28.24 


26.88 


28.13 


1.32 



1 .09 
1.25 
1.25 



1.046 
1.056 
1 .948 



Medio fra 260 e 29» 



1.050 



— 1397 



H, C- H«0 H- 1 5 H^O z= 1 8. 1 8 % . 
Pi=:15, «1=1.25, «2=1.31 , p = 1.034 



V 


Pa 


^ 


l-'i 


h 

26.80 
26.95 


t'2 


Si 


^2 


e 


2 '2 
23 


14.105 
14.105 


27.14 

27.09 


28.47 
28.35 


28.05 
28.13 


1.33 
1.26 


1.25 
1.18 


1.091 
1.007 



Medio fra 260 e 28» 1.094 
9. C^H^O + 30H*O = 10.00 % . 



24 


15.040 


24.51 


25.75 


24.64 


25.75 


1.24 


1.11 


1.081 


25 


15.040 


24.88 


26 35 


24 90 


26.21 


1.47 


1.31 


1.076 


26 


15.040 


24.96 


26.25 


24.96 


26.10 


1.29 


1.14 


1.079 



Medio fra 24» e 270 



1.079 



Questi risultati dimostrano che anche le soluzioni 
acquose di alcool propilico primario, quando contengono 
meno del 35 % di alcool, hanno un calore specifico supe- 
riore a quello dell'acqua. Il maggior calore specifico tro- 
vato appartiene ad una soluzione contenente circa 20 */„ 
di alcool. Lo stesso veniva osservato da Lecher per l'alcool 
metilico, da Dupré e Page, da Schiiller e da Jamin e 
Amaury per l'etilico. La soluzione avente un calore speci- 
fico uguale a quello dell'acqua conterrebbe per l'alcool 
propilico circa 36 % di alcool, lo stesso trovarono Dupré 
e Page per l'etilico. Per il metilico invece cadrebbe fra il 
20 e il 30 % di alcool (Lecher). 



— 1398 — 
Per mezzo di quei valori noi possiamo, moltiplicando 
ciascun d' essi per il peso corrispondente alla formola chi- 
mica delle rispettive soluzioni, ottenere ciò che si può chia- 
mare l'equivalente in acqua delle soluzioni stesse. Se si 
fanno questi prodotti e si confrontano coi valori che si ot- 
tengono aggiungendo al calore molecolare dell'alcool pro- 
pilico i pesi di acqua corrispondenti alle singole soluzioni, 
si trova che questi ultimi valori sono sempre inferiori a 
quei prodotti e che la differenza cresce colla diluizione 
della soluzione. In altre parole, la somma dei calori mole- 
colari dell'alcool e dell'acqua aggiunta sarebbe sempre 
minore del calore molecolare reale della soluzione, ciò che 
ò il contrario di quanto si osserva per le soluzioni dei sali 
minerali, quando si parte dal calore molecolare del sale 
anidro. Dalla seguente tabella si vedrù anche che l'equiva- 
lente in acqua di una soluzione è sempre maggiore del 
peso dell'acqua aggiunta alla molecola dell'alcool. Questo 
si riscontra anche nelle soluzioni saline, per i sali organici 
sempre, per i sali minerali, quando si parta da un idrato 
del sale contenuto nella soluzione, perchè se si parte invece 
dal sale anidro si ha una relazione inversa, come ebbi già 
occasione di far osservare nella nota più sopra citata. In 
quel caso, come in questi, la differenza cresce col peso mo- 
lecolare. Nella tabella seguente la prima colonna contiene 
il numero n delle molecole d'acqua che sono unite con 
una molecola di alcool, la seconda il peso molecolare P 
della soluzione, la terza il calore specifico trovato, la 
quarta il calore molecolare C^ dedotto dall' esperienza, 
la quinta il calore molecolare C^. calcolato tenendo conto 
dell'alcool e dell'acqua, come se fossero separati. 



1399 



V 


P 


e 


Ct 


Ce 


Din; 





GO 


0.659 


39.54 








60+9 


0.733 


50.58 


48.54 


— 2.04 


4 


60+18 


0.785 


61.23 


57.54 


— 3.69 


2 


60+36 


0.854 


81.98 


75.54 


— 6.44 


3 


60+54 


0.903 


102.9 


93.54 


— 9.4 


5 


60+90 


0.972 


146.8 


129.5 


—17.3 


6 


60+108 


1.003 


168 5 


147.5 


—21.0 


10 


60+180 


1.050 


252.0 


219.5 


—32.5 


15 


60+270 


1.094 


361.0 


309.5 


—51.5 


30 


60+540 


1.079 


647.4 


579.5 


—67.9 



Se si costruiscono graficamente i valori della quarta 
colonna, prendendo essi per ordinate e per ascisse i pesi 
di acqua aggiunti ad una molecola di alcool, risulta per le 
soluzioni, nelle quali n è compreso fra n = o e ?t= 15, 
molto prossimamente una linea retta, dimodoché gli equi- 
valenti in acqua di quelle soluzioni si possono calcolare per 
mezzo di una espressione della forma y z=. a -\- b Xy in cui 
a r=: 39.54, ^=1.19. Chiamando C^^ l'equivalente di 
una soluzione ad un numero n di molecole d'acqua e A 
il peso di acqua aggiunta ad una molecola di alcool si avrà: 

C„ — 39.54 + l,19A=:39..54+1.19xl8n = 39.54 + 2l.40;L 

Trovato l'equivalente di una soluzione, è facile de- 
durne il calore specifico riferito all' unità di peso 

C„ 39.54 + 21.49 n 



— 1400 — 

Calcolando con queste espressioni gli equivalenti e i 
calori specifici per le soluzioni studiate, si ottengono i va- 
lori della tavola seguente. Nell'ultima colonna sono le dif- 
ferenze fra il calore specifico osservato ed il calcolato. 



n 


Cn 


Ce 


Di ir. 


1 


50.28 


0.729 


+0.004 


1 


G i :ì 


0.782 


-f-o.oon 


2 


82.52 


0.859 


—0.005 


3 


104.01 


0.912 


—0.009 


5 


146.99 


0.979 


—0.007 


6 


108.48 


1.002 


+0.001 


10 


254.44 


1.060 


—0.010 


15 


361.89 


1.096 


—0.002 



Le differenze stanno per la massima parte nei limiti 
degli errori di osservazione. Per mezzo della formola data 
si può anche calcolare il calore specifico per una soluzione 
di una data ricchezza alcoolica, purché dalle proporzioni 
procentiche si passi alle proporzioni molecolari, cosa assai 
facile. 

Alcool isobulilico. L'alcool isobutilico aveva anch'esso 
servito alle esperienze sulla tensione dei vapori e sulla di- 
latazione tei mica. La sua densità 0" è 0.8 102. Il suo punto 
di ebollizione fu trovato 106", 4 alla pressione di 74 I"'"'. 8 e 
con la formola empirica si trovò essere I06'\l)0 a 700""". 



— 1401 — 
Alcool isobutilìco. 

P^==12, air=1.25 , «2 = 1.31, p = 1.034. 



n; 


Ps 


U 


t'i 


h 


<'« 


3i 


h 


e 


27 


12.471 


25°90 


27!09 


26!o.j; 


27!58 


l°i9 


l!55 


0.683 


28 


12.471 


26.34 


27.56 


26.33 


27.91 


1.22 


1.58 


0.688 


29 


12.616 


27.42 


28.69 


27.62 


29.26 


1.27 


1.64 


0.687 



Metlio fra 26° e 30° 



0.686 



Soluzioni acquose di alcool isobutilico. Siccome l'alcool 
isobutilico è pochissimo solubile in acqua, cosi non ho po- 
tuto ottenere che soluzioni molto diluite. Essendo la tem- 
peratura dell'ambiente circa 30", la soluzione più concen- 
trata che potei ottenere, fu di una molecola di alcool iso- 
butilico per 50 mol. di acqua, contenente cioè 7.60 % in 
peso di alcool. 

I. C^H'^0 + 50H^O = 7.60% . 

P^z3l5, «1=1.25, «2=1.31, p = 1.034. 



l- 


P^ 


U 


''i 


h 


t'i 


h 


k 


e 


30 
31 


14.812 
14.812 


26^94 

27.17 


28/27 
28.49 


26^94 
27.08 


28°14 

28.28 


1°33 
1.32 


1°20 
1.20 


1.089 
1.083 



Medi fra 26° e 29° 



1.086 



Tomo Vlly Serie V. 



179 



— 1402 — 



3. C^H'^0 4- 70 H^O :=: 5.54 % 



N.° Po. 


fi 


t'i 


k 


i's 


h 


h 


e 


32 


14.786 


25.22 


26.69 


25.41 


26.82 


1.47 


1.35 


1.070 


33 


14.786 


25.86 


27.21 


25.86 


27.10 


1.35 


1.24 


1068 


34 


14.786 


26.20 


27.49 


26.07 


27.26 


1 .29 

1 


1.19 


1.06 4 



Medio fra 25° e 28° 1.067 

Anche per l'alcool isobutilico osserviamo che le solu- 
zioni molto diluite hanno un calore speciQco maggiore di 
quello dell' acqua. 



Densità dei miscugli di alcool propilico primario e acqua 
e loro massimo di contrazione. 



Le determinazioni di densità di questi miscugli furono 
fatte col metodo della boccetta, a 0^\ e i valori ottenuti ri- 
feriti alla densità dell'acqua distillata a 4" presa per unità. 
Siccome non poteva disporre di molto materiale, cosi ho 
operato sopra piccole quantità di liquido (12 a 13 ce). I 
risultati ottenuti sono inseriti nella tabella seguente. Nella 
4.^ colonna si ha per ogni soluzione il valore della contra- 
zione calcolata per 100 volumi del miscuglio risultante. 



— 1403 — 



n 


Ale. % 
in peso 


Densità 
^ /7 


Contraz. 
a 0° 







0.9999 




30 


10.00 


0.9878 


0.975 


15 


18.18 


0.9805 


2.000 


10 


25.00 


0.9707 


2.443 


6 


35.71 


0.9511 


2.616 


5 


40.00 


0.9425 


2.571 


3 


52.63 


0.9174 


2.411 


2 


62.50 


8974 


2.123 


1 


70 92 


0.8691 


1.684 


i 


80,92 


0.8502 


1.340 





100 


0.8190 





I numeri della 4.'' colonna furono ottenuti deducendo 
la contrazione dal peso specifico dei componenti e del mi- 
scuglio e dalla quantitò per cento in peso dei componenti 
che entrano a formare il miscuglio. Siano of, e rf^ i pesi 
specifici di due liquidi a una temperatura data, D quello 
del miscuglio, nel quale entrano />, parti in peso del primo 
liquido e p^ del secondo. Il volume occupato dai due li- 
quidi prima della mescolanza sarà -r ~^ T ■> dopo la me- 

scolanza sarà ^ ^ . La contrazione del miscuglio sarà 
quindi data da 



Ù. -|_ Ei 

d, da 



Pi-i-Pì 



D 



Q 



~ 1404 — 

Questa esprcssiojie ci dà il valore della contrazione in 
generale quando si mescolano due liquidi in date propor- 
zioni e di nota densità, e si conosca pure la densità del 
miscuglio. 

Ora la contrazione si può in particolare riferire o a 
100 volumi del liquido risultante, o a 100 volumi dei li- 
quidi che concorrono a formarlo, prima della mescolanza. 
Chiamiamo con Q^ la prima contrazione. 
Avremo 

donde 

>^*— '"" d.Mp,-^p,) 

Ordinariamente si esprimono le quantità dei compo- 
nenti in proporzioni centesimali; sia p. e. Pi - 100 — p^. 
Avremo 



«<=-■> (i-.V)-'^f- 



00 



Nel nostro caso poi uno dei liquidi essendo I' acqua, e 
sia quello di densità d^ e peso p^ , avremo approssima- 
tivamente — =:l e D-7-=IOOD, quindi 

d^ di 

Q,^P,d(Ì- - l)+ lOOD-lOO. 

Per la determinazione del massimo di contrazione è 
indifferente il prendere in considerazione 1' una o l'altra 
contrazione, poiché nei due casi al massimo di contrazione 
corrisponde lo stesso valore della variabile p^ . Perciò non 
ho calcolato che la contrazione per 100 volumi del liquido 
risultante dalla mescolanza; quindi chiamo contrazione il 



— 1405 — 
numero di volumi, di cui !a somma dei volumi dei compo- 
nenti supera 100 volumi del miscuglio risultante. 

Il maggior valore trovato corrisponde a /?2=:35.7^. 
Ho cercato di calcolare a quale ricchezza alcoolica corri- 
spondesse il massimo di contrazione. Perciò ho costruito 
graficamente i valori ottenuti portando sulle ascisse i va- 
lori di />2 e sulle ordinate i valori di Qi . Prendendo poi per 
origine delle coordinate il punto {p^z=2^.00 , Q,rzz:2.44), 
e supponendo che la curva potesse rappresentarsi per 
breve tratto presso al massimo con una equazione della 
forma y =ax-i-bx'^, ho dalle coordinate dei due punti 
susseguenti calcolate le costanti a q b\ indi mediante la 

equazione -^ =:= ho trovato che la massima contrazio- 

dx 

ne corrisponde al valore di f^ =:r 34.41, abbastanza pros- 
simo a 35.7 1, ricchezza alcoolica della soluzione della com- 
posizione C^H^'O + 6H^0. Una soluzione a TH-O con- 
terrebbe 32.25 % di alcool. Essa mi ha dato per den- 
sità 0,9570 e per valore della contrazione 2.56. Il massimo 
di contrazione risulta invece 2.77 a 0". 

Dai risultati ottenuti si può quindi dedu: re che il mas- 
simo di contrazione per i miscugli di alcool propilico pri- 
mario ed acqua corrisponde ad una soluzione della com- 
posizione C4F0 + GH^O, e che il suo valore è 2.77. 
Esso corrisponde ad una ricchezza alcoolica inferiore a 
quella, cui corrisponde quello dei miscugli di alcool meti- 
lico ed etilico. 

Secondo i diiti di Mevì(\Q\e\ei{ {Poggendorff, Ann., 138, 
(^869)), il massimo di contrazione per le soluzioni di al- 
cool etilico corrisponde a quella contenente 46 % di al- 
cool e la cui composizione si può esprimere colla formola 
C^H + 3H'-0. A 0» il suo valore è 4.146, a ^5'^ è 3.784. 

Dniic detcnuiìKiZioni di Ure sui miscugli di alcool 
metilico (P/iilol. Mayuz. X\X, pag. 5i I) risulterebbe che 



— 1406 ~- 
il massimo di contrazione corrisponde approssimativa- 
mente ad una soluzione contenente 52 % di alcool meti- 
lico, che si avvicina alla composizione espressa dalla for- 
mola CH^O-t-l%H^O. Difatti dai dati di Ure per la tem- 
peratura di 15°. 5 ho calcolato le seguenti contrazioni. 

Quantunque per il suo valore assoluto 
il massimo di contrazione dei vari mi- 
scugli alcoolici non sia confrontabile 
che preso alla stessa temperatura, esso 
lo è tuttavia per la ricchezza alcoolica 
a cui corrisponde, poiché, secondo le 
determinazioni di Mendelejeff, il massi- 
mo di contrazione per i miscugli di un 
dato alcool corrisponde alla stessa 
quantità procentica di esso a tutte le temperature. Siccome 
poi il valore va diminuendo coli' aumentare della tempera- 
tura, possiamo dal confronto dei valori delle contrazioni 
per le soluzioni acquose degli alcoli metilico, etilico e pro- 
pilico primario conchiudere che essi vanno diminuendo col 
crescere del peso molecolare dell'alcool. Mi bastei'ò citare 
pochi valori. 



Ale. 7 

/o 


Contr. 


57.73 


4.915 


56.18 


4.925 


53.70 


4.93G 


51.54 


4.943 


50.90 


4.924 


46.00 


4.835 



CH^O 

7o 


Conlr. 
a 15'.5 




cni*^o 

7o 


Conti'. 
a 15" 




C^H^O 


C(.nlr. 
a 0" 


40 


4.404 


40 


3707 


40 


2.571 


46 


4.835 




46 


3.784 








50 


4.924 




50 


3.758 




52.63 


2.411 



La ricchezza alcoolica del miscuglio a cui corrisponde 
il massimo di contrazione e il valore di questo diminuì- 



— 1407 — 
scono col crescere del peso molecolare dell' alcool. Per 
r alcool metilico detto valore è 4.94 e corrisponde ad un 
miscuglio contenente 32 y^) di alcool circa ; per 1' etilico è 
4.14 e corrisponde a 46 *X, di alcool; per il propilico è 
2.77 e corrisponde a 35 % circa di alcool. In altre parole 
si ha il massimo di contrazione per l'alcool metilico quando 
esso si mescola con una quantità quasi uguale, ma minore 
di acqua (52 di alcool e 48 di acqua); per l'etilico quando 
esso si mescola con un peso di acqua un po' maggiore del 
suo (46 di alcool e 54 di acqua) ; per il propilico quando si 
combina con una quantità all' incirca doppia di acqua (35 
di alcool e 66 di acqua). Questi risultati mi sembrano stare 
in relazione con quelli trovati da Berthelot {Essai de Mec. 
chim., \, p- 515) nello studio delle reazioni dei composti 
organici sopra 100 a 220 volte il loro peso di acqua. La 
quantità di calore sviluppata per 1' alcool propilico è mag- 
giore di quella per l'alcool etilico, e questa superiore a 
quella del metilico. Così pure Alexejeff (j^é-r. d. deut. Cliem. 
Ges., XII, 1 879) osservò che se si aggiunge a poco a poco 
dell' acqua ad alcool propilico, prima si ha assorbimento di 
calore e in seguito sviluppo ; se invece si aggiunge alcool 
propilico ad acqua si ha sempre innalzamento di tempe- 
ratura. 

Non sembra poi esservi alcuna relazione fra la con- 
trazione di volume che avviene nella mescolanza di alcool 
propilico con acqua ed il rapporto fra il calore specifico 
trovato ed il medio calcolato dai componenti. Nella tavola 
seguente si trovano inscritti accanto alla ricchezza alcoo- 
Ijca delle soluzioni il calore specifico dedotto dalla for- 
inola (1), il medio, il rapporto fra questi due e la contra- 
zione di volume corrispondente alla soluzione. Il calore spe- 
cifico medio fu calcolato nel modo solito colla formolo 

(100_p) + 0.659p . . . ^, ^.^^ ,. , , 

c„^ = j— , m cui /> e la quantità di alcool 



— 1408 — 

per cento, e 0.659 è W calore specifico osservato dell'alcool 
propilico assoluto. 



p 


e 


Cm 


e 

Cm 


Qi 


86.92 


0.729 


0.7.04 


1.035 


1.340 


' 76.92 


0.782 


0.738 


1.060 


1 .684 


02.50 


859 


0.787 


1.091 


2.123 


52.03 


0,912 


0.820 


1.112 


2.411 


40.0U 


0.979 


0.863 


1.134 


2.571 


35.71 


1.002 


0.878 


1.142 


2.616 


25.00 


■\ 0()0 


0.915 


1.158 


2 443 


18.18 


1.096 


0.938 


1.168 


2.000 


10.00 


1.079 


0.966 


1117 


0.975 



Si vede che il calore specifico reale è sempre maggiore 
per queste soluzioni del medio e che il rapporto va cre- 
scendo col crescere del calore specifico, mentre la contra- 
zione raggiunge un massimo e poi diminuisce. È vero che 
qui i calori specifici e le contrazioni di volume non furono 
confrontati alla stessa temperatura, ma dalle determina- 
zioni di Mendelejeff (loe. cit.) risulta che l'andamento 
delle contrazioni è lo stesso alle diverse temperature. 



1409 



Alcool isobutilico. 



C4Hioo-|-^H*0. 





Alcool 


Densità 


Conlraz. 


n 


7 

lo 


o« 


aO° 





100 


0.8162 




50 


7.60 


■ 0.9886 


0.552 


70 


5.54 


0.9926 


0.508 



Osservazione. 

Questo laYoro sperimentale era già terminato quando 
nel fascicolo di luglio del journal de pkysique appariva un 
sunto di ricerche sul calore specitìco dei miscugli di acqua 
e dei tre alcooli primari metilico, etilico e propilico, fatte da 
F. Zettermann {Akademik Afhandiing - Helsingfors, ISSO). 
11 metodo da lui adoperato è quello di Joule secondo la dis- 
posizione di Jamin. Le sue determinazioni si limitarono a 
soluzioni di. IO a 50 "/^ di alcool. I valori da lui ottenuti 
per l'alcool propilico sono per lo più concordanti coi miei, 
quantunque quello del calore specifico dell'alcool assoluto 
sia diverso. La densità del suo alcool propilico è 0.S05 a 
17"5, il calore specifico trovato 0.572 a 20". Nella tabella 
seguente metto di confronto i calori specifici trovati da 
Zettermann con quelli dedotti dalla mia formola (l): 



Toìi,u VII. Serie V. 



Ibv 



1410 — 



Alcool °/ 

/ 


Zellermann 


Calcolati 


10 


1.055 


1.079 


20 


1.082 


1.083 


30 


1.032 


1.030 


40 


0.972 


0.977 


50 


0.908 


0.924 



Anche le determinazioni di Zettermann confermano il 
fatto che le soluzioni acquose molto diluite degli alcooli me- 
tilico, etilico e propilico hanno un calore specifico maggiore 
di quello dell' acqua. 

Un lavoro mollo esteso sui calori specifici dei composti 
organici a diversa funzione è uscito pure recentemente 
del signor A. von Rcis {Wied. Ann., XIII, ^881). 



Dal Laboratoi io di fisica ilelT Univer^sità di Toi ino 
arrosto 1881. 



RELAZIONE 
SULLA MEMORIA «Hypotheses non fingo» 

PRESENTATA 
AL CONCORSO PEL PREMIO QUERINI-STAMPALIA 



Il tema del concorso al premio della Fondazione Qiie- 
rini-Stampalia, prescelto nell'adunanza del 29 luglio ^879, 
è il seguente : 

« Discutere le ipotesi, che vennero più di recente agi- 
.) tate nella fisica circa alle cause dei fenomeni luminosi, 
» termici, elettrici e magnetici ; e indicare quali modifica- 
n zioni dovrebbe subire il linguaggio scientifico, per essere 
)) in perfetto accordo colle dottrine meglio accertate, dan- 
» done qualche saggio colla esposizione di alcuni fenomeni 
» principali. » 

Per concorrere a questo premio fu presentato un solo 
lavoro, di pag. 4 32, che ha per titolo: Teorema di cosmica 
fonda melila le foronomia, e porta il motto « Hypotheses non 
fingo ». L'autore di questo lavoro credette di rispondere al 
tema proposto, offrendo «una esercitazione metafisica, in- 
diritta a dimostrare con luce matematica l'origine del moto 
perenne in natura, e conseguentemente delle forze fisiche 



— 1412 — 
e di tutti i fenomeni luminosi, termici e magnetici: dimo- 
strazione fondata, non sopra supposizioni, ma esclusiva- 
mente sulla realtà doli' esistenza in genere, escludente ogni 
ipotesi, ninna eccettuata » (pag. I). — Perciò dopo aver 
premesso alcune idee generali, divide il suo lavoro in due 
parti, la prima dimostrativa e la seconda appUcaiiva. Nella 
prima parte tratta, in singoli capitoli, del vacuo, della ma- 
teria, delle cause e dei principi ^ del suo teorema fonda- 
mentale. La seconda parte, eh' è la più breve (da pag. 4 03 
a 132), consta di due soli capitoli; il primo porta il titolo: 
Comunicazione del moto, spostamento e projezioni, suono, 
calore, luce, fiamma ; il secondo: Moto rotatorio e gravità. 
Tutti questi argomenti sono trattati dal punto di vista me- 
tafisico, avuto specialmente riguardo alle idee delle antiche 
scuole filosofiche. Anzi una gran parte del lavoro si ridu- 
ce a una sterile discussione delle opinioni dei fìlosolì, spe- 
cialmente antichi, sul vacuo, sulla materia, sulle forze e 
sul moto. Ma ciò che ha tutta l' impronta dell' originalità 
è il Teorema fondamentale, e non ci facciamo scrupolo di 
riprodurlo, atteso che nessuno probabilmente lo potrà in- 
tendere. Il teorema è il seguente : « La spostazione d' ogni 
punto del continuo trasforma la sua continuità statica in 
polarità dinamica, il suo stato in forza motrice e moto bì- 
gene accelerato, ed il suo ambito in dinamide, ossia cella 
dinamica » (pag. 8G). Ma quale sia la dimostrazione di que- 
sto teorema e quali le conseguenze che ne derivano, la 
Vostra Commissione ingenuamente confessa di non essere 
arrivata a comprendere. E pare che neppur V autore sia 
convinto dell'assoluta verità del suo teorema, perchè chiu- 
de il suo lavoro in un modo alquanto modesto. «Confido», 
egli dice, « che quantunque il teorema stesso non possa es- 
sere mai conforme del tutto a quel vero, che a guisa del- 
l' orizzonte fugge dinanzi a noi a misura che gli si appres- 
siamo, non potrà essere neppure lunge dalla realtà, né 



— 1413 — 

mancare alla riprova della possibilità di applicare il meto- 
do matematico alla metafisica senza offendere la ragione 
e la moralità n. Che l'autore nel suo lavoro abbia offesa 
la morale, noi certo non vogliamo asserire; ma altrettanto 
non possiamo dire pur troppo circa alle offese della ragio- 
ne. Quindi, anche senza tener conto delle gravissime lacu- 
ne nello svolgimento del tema formulato di sopra. Vi pro- 
poniamo di non concedere il premio al lavoro che ha per 
motto: « Hijpolfieses non fingo ».. 

17 luglio 1881. 

La Commissione 

E. Bernardi 
M. Bellati 

Fr. Rossetti, relatore. 



RELAZIONE della GIUNTA 

CHE PRESE IN ESAME LE MEMORIE PRESENTATE AL CONCORSO 
SCIENTIFICO SUL TEMA d' ACUSTICA DELLA QUIRINIANA, 

scaduto nel 1881. 



-OOO-OO- -CO-CKO- - 



Il primo invito fatto agli studiosi dal nostro Istituto 
(1875), per risolvere il difficile problema della razionale 
costruzione dei teatri e delle sale destinate a concerti, let- 
ture ecc., perchè dal lato acustico rispondano nel miglior 
modo allo scopo a cui si vogliono ordinare, ebbe esito in- 
felice ; un solo concorrente e meschino assai il lavoro da 
lui presentato. 

Il secondo invito (1877) ebbe maggior fortuna ; cinque 
concorrenti scesero in campo, e due di essi con Memo- 
rie meritevoli della più seria considerazione. Queste Me- 
morie, sulle quali l' Istituto nostro dovette allora porta- 
re la sua speciale attenzione, erano distinte colle seguenti 
epigrafi : 

Virtute duce, comite fortuna. 
Osservando, provando e congetturando. 

La prima era un lungo e pregievole lavoro ; dimostra- 
va nel suo autore molta erudizione, molto studio e 1' osti- 
nato proposito di ricercare quanto poteva essergli d'ajuto 
nella trattazione del tema. — La seconda era uno scritto 
serio, ove 1' autore appariva studioso, ordinato e di buona 
educazione scieniifica. 

Nella prima però sì ebbero a notare alcune inesattezze 
scientifiche ed improprietà di linguaggio, ed in taluni punti 



— 1416 — 
poca chiarezza di esposizione. — Nella seconda invece 
poco o nulla di tutto questo, ma per contro il lavoro era 
breve assai, e le questioni vi erano piuttosto toccate cbe 
largamente trattate. 

Per queste ragioni i' Istituto ha creduto di non aggiu- 
dicare il premio a nessuno dei concorrenti, e di ripropor- 
re (1879) per la seconda volta il tema. Il concorso si chiu- 
deva il 31 marzo p.p., ed oggi, compiendo Tufficio che voi, 
egregi colleghi, avete voluto affidarle, la vostra Giunta vie- 
ne a darvi notizia delle Memorie colle quali gli studiosi ri- 
sposero al vostro terzo invito. 

Queste Me|norie sono tre, e sono distinte colle seguenti 
epigrafi : 

\ .* Patieniia cum labore ; 

2." Pugna consianter ; 

3.* Virlute duce, comite fortuna. 

La prima, che si compone di 134 pagine con cinque 
grandi tavole è divisa in due parti ; V una di queste costi- 
tuisce una introduzione teorica, ove 1' autore parla breve- 
mente delle leggi che reggono la propagazione del suono ; 
r altra, divisa in quindici articoli, tratta delle applicazioni 
delle leggi predette alla architettura. In questa seconda 
parte il concorrente cerca di stabilire le forme più conve- 
nienti da darsi ai teatri perchè rispondano nel miglior mo- 
do allo scopo cui sono ordinati. Tale indagine la fonda 
quasi esclusivamente sulle leggi della riflessione del suono, 
ricorrendo a molteplici costruzioni grafiche, nelle quali 
traccia 1' andamento dei raggi sonori diretti e riflessi, il 
loro incontro ed il loro inviluppo nei vari casi. Parla poi 
delle influenze che le decorazioni, i materiali impiegati, la 
forma del soffitto e la ventilazione possona esercitare per 
migliorare o peggiorare le qualità acustiche di una sala, e 
cerca stabilire delle norme, non tutte accettabili, perchè 



— 1417 — 
quelle influenze riescano favorevoli alla uniforme diffusio- 
ne dei suoni. — In questo lavoro 1' esposizione è poco chia- 
ra, trascurata la forma, poco scientiiìco il linguaggio, e 
quantunque 1' autore vada lodato per aver saputo procu- 
rarsi buona copia di notizie su quello che altri autori ave- 
vano fatto e scritto in argomento e per 1' amore eh' egli 
dimostra nello studio del problema, pure il suo scritto non 
potò essere seriamente considerato dalla vostra Commis- 
sione riguardo alla convenienza di premiarlo. 

La seconda Memoria è di gran lunga migliore ; si com- 
pone di 1 25 pagine ; è divisa in due parti, a cui precede una 
introduzione e sussegue un'appendice. Nella introduzione 
il concorrente dimostra l' importanza della questione che 
si accinge a trattare, cita autori che se ne occuparono, fa 
plauso al nostro Istituto per averla proposta agh studiosi. 

Nella prima parte parla del suono come fatto fisico ; 
analizza ed espone il modo col quale si propaga ; discorre 
a lungo della interferenza delle onde sonore, e degli effetti 
che essa può produrre negli ambienti limitati ; viene poi a 
dire della risonanza^ della rifrazione e, con maggior det- 
taglio, della riflessione del suono. — Questa parte è abba- 
stanza ben fatta ; 1' esposta teoria del suono è illustrata 
con opportune considerazioni aventi stretta relazione col 
tema. L' ordine però della esposizione lascia qualche cosa 
a desiderare ; esiste qualche leggera inesattezza scientifica, 
e, se questo può dirsi un difetto, la prima parte dello scrit- 
to è soverchia ; l' autore, avuto riguardo allo scopo preci- 
puo della Memoria, diede, cioè, eccessivo sviluppo ad al- 
cuni punti della teoria del suono. 

La parte seconda è dedicata alle applicazioni delle cose 
esposte nella prima, e all' esame dei teatri antichi e mo- 
derni. Con una chiara ed ordinata discussione I' autore 
arriva a stabilire delle norme a cui, secondo il suo parere, 
dovrebbero attenersi gli architetti nella costruzione delle 

Tomo VII, Serie Y. 181 



— 1418 — 
sale destinate a numerosi uditori. — Questa seconda par- 
te è più importante della prima, più breve, ma per contro 
meglio condotta, e le conclusioni ne sono accettabili. La 
Memoria tratta principalmente dei teatri ; la discussione 
però è fatta con una certa generalità, e il concorrente cre- 
de perciò che le regole trovate possano servire di ajuto 
anche a risolvere le questioni riferentisi alla costruzione 
di edifìci d' altra specie e destinati a numerose adunanze. 
L'ordito del lavoro ha grande analogia con quello della Me- 
moria presentata due anni fa sotto il motto : Osservando^ 
provando e congetturando ; è molto probabile perciò che i 
due lavori sieno dello stesso autore. 

La terza Memoria è formata di 204 pagine grandi e 9 
tavole ; è completa dal lato delle indagini fatte per racco- 
gliere dati e notizie sull' argomento, è bene ordinata e 
frutto di uno studio certamente lungo e indefesso. Neil' in- 
sieme, e in gran parte anche nei particolari, è la stessa di 
quella che due anni fa, sotto la medesima epigrafe, venne 
assoggettata al vostro giudizio. Perciò sarebbe qui super- 
fluo ripetere quanto venne largamente esposto sull' anda- 
mento del lavoro nella relazione della Commissione esami- 
natrice d' allora. Basterà ricordare che quella Commissio- 
ne giudicò molto favorevolmente la Memoria, e che non ha 
creduto di proporne la premiazione, perchè vi riscontrò 
alcune inesattezze scientifiche, qualche improprietà di lin- 
guaggio, alcuni brani oscuri, e la mancanza di esperienze 
speciali che valessero a chiarire qualche punto controver- 
so della questione. — L' autore ripresenta ora la sua Me- 
moria quasi interamente ripulita da questi difetti, i quah, 
a giudizio della Giunta esaminatrice di due anni fa, pote- 
vano attribuirsi alla fretta colla quale 1' autore stesso 'di- 
chiarava di aver scritto il suo lavoro. Non descrive però 
nuove esperienze, e in una lettera che dirige alla Commis- 
sione, giustifica questa mancanza dicendo che per fare taU 



— 1419 — 
esperienze occorrerebbero mezzi superiori a quelli che può 
procurarsi un privato. 

A giudizio della vostra Commissione le Memorie 2.* e 
S."* sono lavori veramente pregevoli, e la 3.* più della 2.^ 
specialmente per la maggior copia di dati e notizie che in 
essa si trovano raccolte. Devesi riconoscere che né 1' una 
nò r altra racchiude quella intera soluzione del problema 
che sarebbe domandata nell' enunciato del tema, e neppure 
la descrizione di nuove esperienze, pure richieste nel caso 
che i risultati pratici ottenuti in edifici già costruiti non ba- 
stassero a risolvere completamente la questione. Qui però 
è duopo osservare, che per tre volte l' Istituto nostro mise 
a concorso il grave quesito ; che in nessuna delle Memorie 
presentate in seguito ai tre inviti, si ebbe una piena rispo- 
sta al quesito medesimo, e che tutti i concorrenti si limi- 
tarono a riportare e discutere dati relativi ad edifici già 
costruiti ed opinioni di altri autori che trattarono la que- 
stione, senza esporre mai nuovi risultati empirici dai con- 
correnti stessi ottenuti. Sembrerebbe quindi che la com- 
pleta soluzione del problema non fosse ancora matura, e 
che per la poca entità del premio in confronto alle spese 
che richiederebbero esperimenti speciali, non si potesse 
esigere dai concorrenti di maturarla con osservazioni pra- 
tiche loro proprie. 

Dal lato della investigazione e discussione di quanto 
venne fatto e detto fino ad ora sul difficile argomento, la 
Memoria 3.* è la più completa di quante ne vennero pre- 
sentate non solo all' ultimo, ma anche agli altri due con- 
corsi precedenti ; e se non contiene la completa soluzione 
del problema, riescirà certo di grande utilità a quegli in- 
gegneri od architetti che volessero dedicarsi ad ulteriori 
ricerche per avvicinarsi ancor più, o giungere alla intera 
soluzione della importante questione. Per queste ragioni, ed 
osservando che le spese di stampa sono a carico del con- 



— 1420 — 
corrente, che la Memoria è lunga ed illustrata da tavole di 
qualche difficoltà di esecuzione, e che perciò non sarebbe 
conveniente di aggiudicare all'autore di essa una semplice 
rimunerazione, come si è fatto in altre simili circostanze, la 
Commissione unanimemente vi propone l'intero premio per 
la Memoria che porta l'epigrafe: VirtiUe duce, cornile forkma. 

La Giunta, dopo avervi esposto i propri giudizi e pro- 
nunciata la sua proposta relativamente ai lavori presentati 
al concorso, crede opportuno aggiungere qualche osser- 
vazione sopra una preghiera che 1' autore della Memoria, 
sulla quale cade la proposta di premio, fa alla fine della 
lettera già accennata, che dirige alla Commissione esami- 
natrice. Egli prega, cioè, che se il premio non gli viene 
aggiudicato, le eventuali critiche non si arrestino ad af- 
fermare vagamente inesattezze scientifiche, improprietà di 
linguaggio ed oscurità, ma le segnalino affinchè dalle lun- 
ghe fatiche e dalle gravissime spese sostenute, ritragga 
almeno il vantaggio di aver imparato qualche cosa. E qui 
sembra opportuno alla vostra Giunta 1' avvertire una volta 
per sempre, che le relazioni sui concorsi sono fatte per 
r Istituto e non per i concorrenti, e che fra le molle ra- 
gioni per le quali sarebbe sconveniente di segnalare in 
dettaglio tutti i difetti di ogni lavoro presentato, vi sarebbe 
quella precipua che si darebbe con ciò occasione ad even- 
tuali polemiche , le quali non potrebbero essere in niun 
modo accettate né dall'Istituto, né dalle rispettive Commis- 
sioni esaminatrici. 

G. Bdcchia 

D. TURAZZA 

A. Pazienti 
M. Bellati 

E. Bernardi, relatore. 



RELAZIONE della GIUNTA 

ESAMINATRICE DELLE MEMORIE, PRESENTATE AL CONCORSO 
SCIENTIFICO DEL R. ISTITUTO VENETO, SUL TEMA RELATIVO 
ALL'eQUIVVLE^JTE SlEGCANiCO DILLA CALOiUA. 



Onorevoli Colleghi, 

Quattro anni or sono il nostro Istituto bandiva il con- 
corso ad un premio di lire 1500 sul seguente tema : 

« Discutere minutamente le determinazioni, fatte fìno- 
» ra, dell'equivalente meccanico della caloria ; cercare le 
» cause delle notevoli differenze, che si riscontrano nei ri- 
» sultati ; indicare quale sia il valore più probabile cbe si 
» può trarre da questi; e determinare l'equivalente stesso 
» con nuove esperienze, adottando il metodo, cbe dal con- 
» corrente verrà dimostralo più esatto. » 

Il concorso doveva restare aperto fino al 31 marzo 
^879 : ma, giunti a quel termine^ nessuna Memoria era 
stata inviata per aspirare a quel premio. 

Tuttavia il nostro Istituto, considerando la importanza 
del tema, e il vantaggio cbe sarebbe derivato alla scienza 
dalla soluzione del medesimo, e soprattutto da una accu- 
rata e profonda discussione intorno alle determinazioni 
fatte finora dell' equivalente meccanico della caloria, non 
esitò punto a deliberare che fosse riaperto il concorso me- 



— 4422 ~ 
desimo. Tale deliberazione fu presa nell' adunanza del \4 
agosto ^879, e per termine del concorso fu stabilito il di 
3 1 marzo del 1 88 1 . 

Questa volta si presentarono due concorrenti, uno con 
una breve Memoria in lingua italiana portante I' epigrafe : 

Provando e riprovando ; 

r altro con un voluminoso manoscritto in lingua inglese 
contrassegnato col motto : 

Veritas vos liberabìt. 

L' esame di queste due Memorie venne da Voi affidato 
alla Commissione che ora compie il proprio mandato. 

La Memoria in lingua italiana occupa ventuna pagine 
ed è illustrata con due disegni rappresentanti la sezione 
verticale e una prospettiva dell' apparato che ha servito 
alle esperienze dell' autore. — Essa è divisa in due parti, 
come lo richiede il tema proposto. 

Sembra che l'autore non abbia compreso che l' Istituto 
nostro annetteva grandissima importanza alla prima parte 
del tema : egli dedica sole otto pagine alla trattazione di 
questa, e al § 7 dichiara anzi esplicitamente che «una ana- 
lisi minuziosa e critica dei vari procedimenti finora seguiti 
per questa indagine potrà certamente riuscire utile nel sen^ 
so storico della scienza, ma non altrettanto proficua ». 

Eppure il profitto che il nostro Istituto si attendeva da 
una larga trattazione della prima parte del tema non era 
al certo né vano, nò di poca entità. Chi discutendo con 
minuta analisi le differenze dei risultati ottenuti in moltis- 
sime esperienze fatte finora con metodi diversi da abilissi- 
mi sperimentatori avesse potuto scoprire le cause di er- 
rore inerenti ad ogni singolo metodo, e dimostrare in quali 
casi quelle cause dovevano condurre a determinazioni più 



— 1423 — 
grandi del vero valore, e in quali altri casi il valore dell'e- 
quivalente doveva risultare più piccolo del vero, questi 
avrebbe già reso un segnalato servigio alla scienza col re- 
stringere entro brevi limiti il valore dell' equivalente mec- 
canico della caloria. Ma chi poi, spingendo l'acume della 
critica e la pazienza delle indagini, dai confronti fosse riu- 
scito a valutare con sufficiente approssimazione gli errori 
in più od in meno che potevano essere stati commessi nelle 
differenti determinazioni, e respingendo quelle che per la 
moltiplicità delle cause di errore dovevano essere reiette, 
avesse ricavato il valor medio risultante dai metodi miglio- 
ri, dopo avere introdotte le correzioni nei singoli risultati, 
e attribuito il peso relativo a seconda del numero delle 
esperienze fatte, e della bontà del metodo usato, costui 
avrebbe a dirittura precisato, con un grandissimo grado 
di probabilità, il valore dell' equivalente medesimo. L' ag- 
giunta di una nuova determinazione non avrebbe potuto 
recare sensibile alterazione al valore determinato nel modo 
anzidetto: poiché se il metodo scelto per questa nuova de- 
terminazione era, come doveva essere, il migliore, il ri- 
sultato non poteva differire gran fatto dal valor medio ot- 
tenuto colla mrnuziosa critica delle esperienze fatte finora ; 
questa nuova determinazione avrebbe aggiunto un elemento 
di più in conferma dell' attendibilità di quel valor medio. 
Che se la nuova determinazione avesse differito notevol- 
mente dal valore ottenuto nel modo sopracitato, sareb- 
be sorto naturalmente qualche dubbio sulla bontà del me- 
todo scelto ; ma se anche si avesse voluto dare il massimo 
peso a questa nuova determinazione, come se il metodo 
fosse stato realmente ottimo, pur tuttavia non si avreb- 
be potuto escludere i valori ottenuti da altri con metodi 
altrettanto buoni, e perciò il risultato non sarebbesi sensi- 
bilmente modificato. 

Queste considerazioni giustificano la grande importan- 



— 4424 — 

za che il nostro Istituto attribuiva specialmente alla solu- 
zione della prima parte del quesito da esso proposto. 

Invece, come si disse più sopra, 1' autore della Memo- 
ria Provando e riprovando disconosce affatto codesta im- 
portanza, e perciò si limita a fare una rapida discussione 
di tre metodi, cioè : Di quello del Joule, recentemente ri- 
petuto e perfezionato dal Rowland ; nel quale l'equivalente 
meccanico della caloria viene determinato misurando il 
lavoro speso nel muovere una ruota, le cui palmette stro- 
finano un liquido contenuto in un calorimetro, e la quan- 
tità di calore generala da quello strofinamento. Del meto- 
do immaginato dal Bartoli di sfruttare, mercè opportuna 
resistenza, 1' energia di pressione provocata in un liquido, 
trasformandola in calore nell' interno di un calorimetro 
del Bunsen. E inflne della determinazione in parte teore- 
tica e in parte sperimentale del lavoro di espansione di un 
gas che meglio soddisfaccia alle ideali condizioni di un gas 
perfetto. 

Di questi tre metodi 1' autore accenna ad alcune cause 
di errore, accentuando, rispetto al primo di essi, l'incertez- 
za intorno alla legge di caloricità del liquido strolìnato, 
specialmente se questo liquido è 1' acqua, li 

Dopo ciò, senza punto curarsi d' indicare quale sia il 
valore più probabile che si può trarre dai risultati ottenuti 
coi tre metodi sottoposti a discussione, passa alla seconda 
parte della sua Memoria, nella quale espone il metodo da 
lui adoperato, e le esperienze fatte per determinare con 
esso r equivalente della caloria. 

Il metodo scelto dall' autore è quello stesso che venne 
proposto dal prof. Cantoni nel 1864, e col quale questi fece 
già parecchie serie di esperienze. — La Vostra Commis- 
sione fu alquanto sorpresa di non trovar mai citato dall'au- 
tore della Memoria il nome del Cantoni, le cui esperienze 
sono state pubblicate nei Rendiconti dell' Islitulo lombardo 



1 



— 1425 ■— 

(T. I, pag. 145), ed anche nel libro intitolato Lezioni di 
fsica (pag. 217-218). 

Ecco in qual modo il prof. Cantoni descrive questo 
metodo : 

aSi abbiano due vasi di egual diametro disposti vertical- 
mente r uno sopra l'altro: nel fondo del primo siavi un'a- 
pertura, chiusa da tappo a smeriglio che possa facilmente 
levarsi e lasciar effluire del mercurio in esso contenuto, e 
la cui temperatura sia data da un termometro che col suo 
serbatoio comprenda tutta 1' altezza della colonna liquida. 
Nel vaso inferiore siavi un termometro simile ed accura- 
tamente paragonato coli' altro che accenni se la tempera- 
tura del vaso stesso di poco differisca da quella del mer- 
curio, come qui supponiamo, onde una^ prova risulti più 
presto concludente. Tosto che il mercurio si sarà in essa 
precipitato, si scorgerà un aumento di temperatura, il qua- 
le crescerà proporzionalmente all'altezza della caduta, poi- 
ché con questo va crescendo la forza viva acquistata dalle 
molecole liquide nel moto di caduta, la qual forza viva, col 
loro fermarsi, si manifesta in forma di calore. » — Come 
media di 34 esperienze il prof. Cantoni dice di avere ot- 
tenuto il valore 420,7 chilogrammetri. 

L' apparato, di cui si valse l'autore della presente Me- 
moria, corrisponde a quello ora descritto : però il nostro 
autore ha procurato di togliere o almeno di scemare le 
cause di errore. A tale intento egli ha cercato di determi- 
nare con esperienze .dirette il calore specifico del mercu- 
rio, ha fatto uso di buoni termometri Boudin divisi in %o 
di grado da lui stesso frequentemente paragonati fra loro, 
e si circondò di alcune cautele indispensabili in siffatte ri- 
cerche. 

Ottenne in tal modo per equivalente meccanico della 
caloria il valore 423,78 chilogrammetri. 

Ora, sebbene il metodo usato sia per sé stesso sempli- 
'fo/Hfj VJI, Serie V. 182 



— 1426 — 
Gissimo ed eccellente, e quantunque 1' autore abbia procu- 
rato di condurre le sue esperienze con accuratezza, la Vo- 
stra Commissione non può tuttavia dispensarsi dal notare 
alcune mende e cause di errore, tolte le quali il valore ot- 
tenuto avrebbe forse potuto riuscire alquanto differente. 
Le accenniamo brevemente. 

I termometri adoperati sono a mercurio, e non è fatto 
cenno che siano stati comparati col termometro ad aria, 
cosa ormai giudicata indispensabile in questo genere di ri- 
cerche. Inoltre non è detto se i termometri sono stati ca- 
librati. 

Le differenze di temperatura misurate sono eccessiva- 
mente piccole, vale a dire, tutte inferiori a 0°,2, mentre i 
termometri erano divisi soltanto in decimi di grado, e non 
pare verosimile che si possa valutare il ^^ di grado con 
sicDREzzA, come asserisce l'autore. 

Si avrebbe potuto e dovuto tener conto con piii cura 
delle correzioni dovute al riscaldamento del vaso che rice- 
ve il mercurio, al raffreddamento per irradiazione, ecc. 

Per determinare il calore speciflco del mercurio 1' au- 
tore si vale di un calorimetro ad acqua ; e non volendo 
usare senz' altro i valori non bene accertati della calori- 
cità dell' acqua, imprende delle apposite esperienze per fare 
delle nuove determinazioni. Di questa cosa 1' autore me- 
rita lode, ma egli avrebbe dovuto riferire per esteso le sue 
esperienze, invece di limitarsi a dare una tabella dei risul- 
tati ottenuti, tanto più che si trattava ili argomento ancora 
controverso. 

Quanto al calore specifico del mercurio, l'autore lo 
desume da tre determinazioni che gli diedero i valori 
0,033065 ; 0,033328 ; 0,033732 , la cui media sarebbe 
0,033375 e non 0,033378, come è indicato dalla Memo- 
ria. Qui è da osservare che quelle tre determinazioni sono 
troppo diiiereuti fra di loro , perchè si possa senz' altro 



S 



— 1427 — 
prendere il valor medio di quelle tre sole come un valore 
abbastanza approssimato del calore specifico del mercurio. 
Infatti se fossero state fatte le sole due prime determinazio- 
ni, la cui media è 0,033197, l'equivalente meccanico della 
calorìa sarebbe risultato eguale a 426,05 chilogrammetri 
in luogo di 423,78. 

Osserveremo ancora che non pare sia stato tenuto con- 
to della latitudine per confrontare ilvalore dell'equivalen- 
te ottenuto dall' autore con quelli di altri sperimentatori. 

Riassumendo le cose dette sinora circa la Memoria con- 
trassegnata coll'epigrafe: Provando e riprovando, la Vostra 
Commissione crede di poter dichiarare, che riconosce in 
essa un lavoro abbastanza pregevole per la semplicità del 
metodo usato, e per la diligenza colla quale 1' autore pro- 
curò di eseguire le sue esperienze : ma essendo troppo 
manchevole la prima parte della Memoria, che avrebbe do- 
vuto essere la pii^i importante, e non essendo scevra di 
mende anche la seconda, essa non la giudica meritevole 
del premio. 

Un lavoro di molto maggior lena ed importanza è quel- 
lo contenuto nil manoscritto inglese contraddistinto dall'e- 
pigrafe: Veritas vos liberabit. 

Esso si compone di 138 pagine, e vi è premesso il se- 
guente indice, che noi riferiamo tradotto in italiano per 
dare un' idea sommaria del lavoro. 

» 
Capitolo I. Classificazione dei metodi, e tabella delle 

esperienze dirette pag. 3 

» II, Esposizione particolareggiata degli esperi- 
menti fatti : 
A. Con metodi in cui la valutazione è fatta con 
dati forniti da differenti osservatori, cioè: 

\° Dalla teoria dei gas » ^5 

2.° » dei vapori » 28 



- 1428 — 

3.° Mediante il calore generato da una corrente 
elettrica in un filo, del quale è nota la resisten- 
za assoluta p. 29 

4.° Mediante l'azione chimica delle pile voltaiche. » 40 

B. Determinazioni fatte drettamente con metodi 

diretti, nei quali tutti i dati vengono fissati du- 
rante l'esperienza, cioè: 

i." Mediante l'espansione o la compressione di 
gas, di vapori o di metalli » 42 

2." Col mezzo dello strofinamento, della percus- 
sione, ecc » 46 

3." 3Iediante il riscaldamento dovuto a correnti 
magneto-elettriche » 129 

C. Determinazioni fatte direttamente con metodi in- 

diretti, mediante la diminuzione del calore nel 
circuito di una pila allorquando la corrente fa 

un lavoro » iSÌ 

» III. Conclusioni » 433 



La sola enuiìierazione degli argomenti scritti in qiiesta 
Memoria dimostra che I' autore ha pienamente compreso 
l'importanza della prima parte del tema, e la Vtislra Com- 
missione è lieta di poter dichiarare che esso la ha comple- 
tamente esaurita e in modo che n(m si saprebbe ideare mi- 
gliore. — Manca però la seconda parte. A giustificare que- 
sta mancanza gioverà il ricordare un fatto relativo all'in- 
vio di questa Memoria, che fu reso palese all' Istituto dal 
nostro Segretario* nella solenne adunanza dello scorso an- 
no. — Egli infatti annunciava come entro il termine sta- 
bilito per i concorsi di quell'anno fosse pervenuta da Bal- 
timora la Memoria inglese contrassegnata dal motto Veritas 
vos iiberahit ; ed esprimeva il desideiio che la sua voce 
potesse giungere fino all'ignoto autore di essa, per fargli 
sapere che il concorso spirava solamecfe al 3 I marzo 1 881 . 

Una lettera, che 1' autore mandò 1' anno scorso assie- 



— 4429 — 
me alla Memoria, prova ad evidenza eh' egli fu tratto in 
errore non solo circa il termine de! concorso, ma ben an- 
che sulla esistenza della seconda parte del tema. 

« Può darsi, egli dice nella sua lettera recante la data 
il marzo 1880, che io non abbia pienamente soddisfatte 
le formali condizioni del concorso ; ma per quante ricer- 
che io abbia fatte a Washington e a Boston, la sola infor- 
mazione che io potei avere è quella data dal giornale in- 
glese Nature nel suo n.° ^3 del 29 gennajo -ISSO. » 

La Vostra Commissione ha voluto vedere 1' annuncio 
dato dal Nature, eh' è così concepito: « L'Istituto Veneto 
apre il concorso a un premio di L. 1500 per una partico- 
lareggiata descrizione delle determinazioni fatte finora del- 
l'equivalente meccanico della calorìa, per la investigazione 
delle cause ecc. — Termine pel concorso 31 marzo 1880.» 

Due cause adunque hanno influito a far si che l'autore 
non imprendesse alcuna esperienza nuova. Principalissima 
quella d'ignorare che nuovi esperimenti fossero richiesti 
dal tema. — Causa seconda e abbastanza impellente quella 
della brevità del tempo ; poiché 1' autore non ebbe a sua 
disposizione che un solo mese. In un tempo cosi breve sa- 
rebbe stato impossibile a chiunque di presentare un lavoro 
così ampio, profondo e completo, qualora 1' autore non si 
fosse già da lunga pezza occupato di ricerche analoghe a 
quelle richieste dal tema che propose il nostro Istituto, e 
non avesse già avuto in pronto tutti i materiali necessari 
alla soluzione del medesimo. 

Anche di ciò la Vostra Commissione può darvi qualche 
spiegazione. 

Nel giugno del 1879 Henry A. Rowland, professore di 
fisica nell'Università di John Hopkins, presentò all'Acca- 
demia americana di arti e scienze una voluminosa ed im- 
portantissima Memoria snW equivalente meccanico della 
calorìa, con ricerche sussidiarie intorno alle differenze del 



— 1430 — 
termometro a mercurio da quello ad aria, e intorno alla ca~ 
loricità dell'acqua. — Questa Memoria, oltre che negli Atti 
di queir Accademia, fu stampata a parte in Cambridge al 
principio del 1880. 

Or bene, la Memoria presentata al nostro concorso 
contiene gran parte della Memoria del Rovvland. Non si 
creda però che vi sia plagio: il nostro autore cita con scru- 
polosa esattezza il Ro\vland, sia quando ne trascrive te- 
stualmente le parole, sia quando ne riporta in succinto 
qualche paragrafo. Però vi sono molte varianti. 

Cosi, per esempio, a pag. i*7 del manoscritto il rapporto 
tra il calore specifico a pressione costante e quello a volu- 
me costante pei gas perfetti non si trova nel Rovvland. 

È pur nuova la tavola del coefficiente di dilatazione del- 
l' idrogeno a pag. 21, ed anche parte della tavola a pag. 22. 
È nuova la tavola a pag. 26, e differisce dalla Memoria del 
Ro^vland anche perchè il nostro autore rigetta le esperienze 
del Wiedemann sul calore specifico dei gas, mentre il Rovv- 
land ne teneva conto, dando ad esse un peso minore di 
quello attribuito alle esperienze del Regnault. 

Dalla pag. 31 fino alla pag. 40 molti particolari delle 
esperienze fatte per determinare col metodo elettrico 1' e- 
quivalente meccanico della caloria non si trovano nella Me- 
moria del Rowland. 

Da pag. 43 fino alla pag. 79 si espone materia del tutto 
nuova, vale a dire non contenuta nel lavoro del Rowland. 
V è il riassunto delie esperienze del Joule (1845) sulla 
compressione ed espansione dell' aria , vi sono descritte 
le esperienze dell' Hirn sulle macchine a vapore (1857 e 
1860-61) e quelle dell' Ediund sui fili metallici (1865). 

Da pag. 79 a pag. 128 v' è il sunto del lavoro speri- 
mentale del Rowland, desunto naturalmente dalla più volte 
citata Memoria del Rowland stesso. 

A pag. 129 cominciano altre relazioni di esperienze ese- 



— 1431 — 
guite da altri fisici, poi seguono le valutazioni e i confronti, 
e tutto questo sino alla fine della Memoria è cosa nuova. 

La omogeneità tra le parli tolte dal Rowland e quelle 
introdotte dal nostro autore è tanta, che si direbbe quasi 
che il Rowland stesso, volendo corrispondere al tema pro- 
posto dal nostro Istituto, ha rifuso il suo primitivo lavoro, 
dandogli un ordine diverso e consentaneo alle esigenze del 
tema stesso, e facendovi quelle aggiunte e quelle emende 
od ommissioni che gli parvero necessarie a raggiungere 
lo scopo. 

Comunque sia, il nostro anonimo autore compie il suo 
lavoro col trovare il medio valore risultante in ciaschedun 
metodo, attribuendo un peso diverso alle determinazioni 
di vari sperimentatori, e infine col prendere il medio dei 
valori risultanti dalle medie anzidette, apprezzate esse pure 
con peso diverso a seconda della bontà del metodo. Gli ri- 
sulta quale media trovata col metodo della teoria dei gas 
il valore 430,7 ; mediante il calore generato dalle correnti 
elettriche il valore 428,4 ; dalle esperienze fatte dal Joule 
nel 1830 il valore 427,3 ; da quelle fatte nel 1878 il valore 
42G,4; e da quelle del Rowland (1879) il valore 427,7; 
e attribuendo un peso uguale ad i a ciascuno dei due pri- 
mi mictodi, uguale a 3 al terzo ed al quarto ; ed un peso 
uguale a iO all' ultimo metodo, arriva a questa conclu- 
sione, che alla latitudine di Baltimora, ed alla temperatu- 
ra di 13°, OC, l'equivalente meccanico della caloria è 
espresso da 427,62 chilogrammetri, valore pressoché iden- 
tico a quello trovato dal Rowland, e quindi al valor medio 
dedotto dalle altre determinazioni. 

La Vostra Commissione, considerando che l'autore della 
Memoria Veritas vos liberabit ha risolto in modo egregio 
la prima parte del tema, cioè la più importante e la più 
utile per la scienza, e valutando debitamente le cause per 
le quali non potè essere svolta la parte seconda, giudica 



— 1432 — 
che quella Memoria sia meritevole del premio, e propone 
perciò all' Istituto di accordare all' autore di essa la som- 
ma di L. 1500, importo del premio bandito pel tema di 
questo concorso. 



Venezia, 31 luglio 18]-1. 



Domenico Turazza 
Antonio Pazienti 
Francesco Rossetti relatore. 



mmi\ SOLEME DEL (GIORNO 15 AGOSTO 1881 



PRESIDENZA DEL COMMENDATORE GUSTAVO BUCCHIA 
PRESIDENTE. 

Sono presenti i membri effettivi:" De Leva, Trois, Tcrazza, 
S. li. MiNicH, Frescui, De Zigìno, Pazienti, A. Minich, 
Zanella, Velldo , De Betta, Vlacovich, Morpurgo, 
FcLiN, Fambri, Lorenzoni, Tolomei, Saccardo e Bizio 

segretario. 

L' adunanza ebbe luogo, come al solito, nella sala del 
Senato di questo Palazzo ducale, con numeroso concorso 
di sceltissimo pubblico, reso ancora più fiorente dalla pre- 
senza di molte signore. 

Il Governo era rappresentato dal Conte Manfrin Pre- 
fetto della provincia, accompagnato dal suo Consigliere de- 
legato ; ed il Municipio dall'Assessore cav. Kosa, avendo il 
Sindaco giustificata la sua assenza per argomenti d'ufficio. 

Intervenivano altresì varie fra le Rappresentanze del 
prossimo Congresso Geografico che si trovavano ormai in 
Venezia, non che le primarie Autorità locali civili e militari. 

L'adunanza fu aperta dal Presidente, il quale lesse dap- 
prima una lettera, inviatagli da Livorno da S. E*, il Mini- 
stro della istruzione pubblica, colla quale esprime il pro- 
prio rammarico di non poter prendere parte a questa festa 
dell' Istituto per motivi di salute, e fa voti ardenti per la 
prosperità degli studi in queste nobilissime provincie. 
Tomo VJL Serie V. i^S 



— 1434 — 

Aggiunse poscia un' altra lettera di S. E. il Ministro di 
agricoltura, industria e commercio, colla quale dichiara^ 
die, se le occupazioni non glielo avessero impedito, sareb- 
be intervenuto a questa solennità per dar prova del suo 
affetto verso 1' Istituto che lo annovera tra' suoi soci, e del 
conto in cui tiene il Governo 1' opera di esso. 

Dopo ciò, lo stesso Presidente invitò il Segretario a leg- 
gere la sua Relazione intorno ai premi scientifici ed indu- 
striali, ed ai nuovi programmi pei futuri concorsi. 

Appresso il membro effettivo ab. prof. R. Fulin lesse 
un discorso intitolato: « DeU'allitudine di Venezia dinanzi 
ai grandi viaggi marittimi del secolo XV n. 

E chiusa con questo la solennitù, il Prefetto e le altre 
Rappresentanze, accompagnate dal Segretario, passarono 
a visitare gli oggetti esposti nella sala della Esposizione in- 
dustriale, che si lasciò poi aperta al pubblico. 



RELAZIONE 



DEL M. E. SEGRETARIO G, BIZIO 



--=3)3:==- 



Signore e Signori, 

Confortato sempre dal benevolo vostro concorso e dalla 
paziente attenzione cortesemente concessa alla mia parola, 
non vorrete tacciarmi d' indiscretezza, se mi affido alla 
vostra memoria, parlandovi dell' ignoto Americano, che, 
nell'anno passato, io vi annunziava avere precorso i termini 
del tempo, inviando da Baltimora nn, lavoro in lingua in- 
glese, sull'argomento dell'equivalente meccanico della calo- 
ria, designato invece a tema di premio per l'anno corrente. 
Io vi diceva in quel giorno, che 1' anonimo, protetto dal 
motto Veritas vos liherabit, dichiarava di avere dovuto 
affrettatamente compilare il suo scritto per la cognizione 
di questo concorso venutagli troppo tardi ; e vi soggiungeva 
che se la mia voce avesse mai potuto raggiungerlo a tempo 
gli avrei fatto sapere come potesse ripetere l'invio del lavoro 
modificato od arricchito, secondo che il trovasse utile o 
necessario, sino a tutto il marzo dell' anno corrente. Per 
sodisfare al mio impegno io non poteva chiedere soccorso 
alle docili vibrazioni del telefono, né a quelle più ardite del 
filo telegrafico; non mi restava che il fedele e sicuro mezzo 
della stampa, dalla quale mi riprometteva efficace soccorso 
inviando, come feci, una dettagliata informazione del fatto 
a più Accademie ed Università degli Stati Uniti, nonché 



- 1436 — 
al giornale inglese Nature, da cui 1' autore dichiarava aver 
ricevuto notizia del nostro programma. Nessun nuovo 
scritto comparve, e non rimaneva quindi che accettare il 
primo tra i concorsi dell' anno presente. 

Esso ebbe a compagno nella gara un altro lavoro in 
lingua italiana, coli' epigrafe Provando e riprovando, che la 
Commissione, chiamata a giudicarlo, dichiarò fornito di 
qualche pregio, ma troppo manchevole nella parte più im- 
portante della trattazione, né scevro di mende così, da 
poterglisi accordare il premio. 

Di ben maggiore rilievo si trovò invece il lavoro venu- 
toci dall'America. In 138 pagine di dettato è svolta egregia- 
mente la parte principale del quesito, e più utile per la 
scienza. Vi mancano le nuove sporienze prescritte dal pro- 
gramma; ma non possiamo farne carico all'autore, il quale 
dal citato giornale Nature ebbe una nozione incompleta del 
tema, come potè constatarlo la stessa nostra Commissione 
che si prese cura dì accertare in esso il silenzio sotto cui 
coprivansi i nuovi esperimenti da noi domandati. Tenuto 
calcolo di ciò, ma più ancora considerato il valore com- 
plessivo del lavoro, l'Istituto accolse le conclusioni della 
propria Commissione decretando il premio allo scritto in- 
glese portante l'epigrafe Veritas vos Uherabit. 

Aperta allora la scheda se ne palesò autore il chiarissimo 
Enrico A. Rowland professore di fìsica nell'Università Joline 
Hopkins di Baltimora ; e 1' Istituto non può nascondere la 
propria sodisfazione di avere in tal maniera procurato al- 
l' Italia il privilegio di un' opera importantissima, che, tra- 
dotta nella nostra lingua, vedrà la luce fra le pubbhcazioni 
dell' Istituto. 

2. Altro tema, del quale attendevasi in quest' anno la 
soluzione, era quello delle norme cui debbono attenersi gli 
architetti per porre i teatri e le sale destinate a radunanze 



— 1437 — 

numerose in condizioni favorevoli alla uniforme diffusione 
ed alla distinta percezione dei suoni. Tre furono le Memo- 
rie che tentarono il cimento, e che furono esaminate e di- 
scusse dalla rispettiva Commissione. 

Chi amasse averne un specificato ragguaglio, lo troverà 
nella stampa di quel rapporto, limitandomi io, come al so- 
lito, per ragioni di brevità, a dirvi che l'una di esse segnata 
col motto Patientia cum labore non è priva di qualche 
merito, specialmente nella copia di notizie raccolte ; ma di- 
fetta nella chiarezza del dettato, adopera un linguaggio poco 
scientifico, e non sono sempre accettabili le norme proposte. 

La seconda, coperta dallo scudo Pugna constanter, vince 
di gran lunga Taftra nel complesso dello sviluppo, e merita 
lode speciale laddove tratta la parte delle applicazioni. 
La discussione pecca però di soverchia generalità, e non 
isfugge a qualche censura. 

La terza è contradistinta da quella stessa epigrafe Vìr- 
iule duce, cornile fortuna, che accompagnava, due anni fa, 
altro consimile lavoro nelToccasione ohe questo stesso tema 
era posto a concorso, e che, non avendo raggiunto la meta, 
fu rimesso all'anno corrente. Io vi parlai allora degli elogii 
prodigali dalla Commissione esaminatrice a quello scritto, 
e vi dichiarai eziandio le ragioni, per le quali il premio non 
eragli assegnato. L'autore si ripresenta oggi con un lavoro 
accuratamente ritoccato e purgato da quelle mende che gli 
si erano notate. Esente da qualche difetto non si potrebbe 
oggi stesso affermare particolarmente per la mancanza di 
nuove esperienze, che ad ogni modo ò giustificata dal grave 
dispendio da esse richiesto, e che non toglie al lavoro quel- 
l'importanza, per la quale non si abbia ugualmente a con- 
siderare meritevole di speciale ricompensa. 

L' utilità della sua pubblicazione fu inoltre incontesta- 
bilmente riconosciuta, e l'Istituto non esitò quindi di unirsi 
alla proposta della giunta aggiutii(;andogli il jii'emio, sic- 



— 1438 — 
come quello che ci assicura la stampa di un'opera accura- 
tissima e ricca di notizie e dati pregevolissimi. 

Aperta, dietro questo voto, la scheda^ se ne dichiarò 
autore l'egregio dott. Antonio Favaro, professore nell'Uni- 
versità di Padova. 

3. Ed eccoci condotti al terzo quesito che si trovava al 
concorso di quest' anno, a quello cioè relativo ai grandi 
fenomeni cosmici : luce, calorico, elettrico e magnetismo. 

Sia fatta la luce tuonò sovrana una voce nel vortice 
tenebroso dell' abisso, e la luce fu fatta. Sia fatta la Ince^ 
fu il sommo decreto, ma non le si aggiunse: siati compagno 
il raggio del fuoco o il dardo del fulmine, perchè in quel- 
r istante parlava, o signori, l'unità della potenza creatrice. 
Fummo noi che, costretti ad arrestarci al fenomeno, lo 
interpretammo e scindemmo secondo le varie apparenze, 
creandone fluidi speciali ed eteri e onde a nostro talento, 
secondo che l'incalzante progresso della scienza ci spingeva 
a sempre nuove rivelazioni. 

Il discutere adunque le più recenti ipotesi intorno alle 
cause di questi meravigliosi fenomeni sarebbe opera utilissi- 
ma, e tale fu lo scopo del nostro programma, al cui sciogli- 
mento si presentò un solo scritto col motto Uypollicses non 
fingo e col titolo Teorema di cosmica fondamentale forono- 
mia, dove l'autore pensò di raggiungere l'intento presentan- 
do «una esercitazione metaflsica (sono sue parole) indiritta 
» a dimostrare con luce matematica l'origine del moto pe- 
«) renne in natura, e conseguentemente delle forze fìsiche e 
n di tutti i fenomeni luminosi, termici e magnetici; dimostra- 
)) zione fondata, non sopra supposizioni, ma esclusivamente 
» sulla realtà dell' esistenza in genere, escludente ogni ipo- 
» tesi, ninna eccettuata ». Io non vi intratterrò, o signori, 
sopra i diversi particolari di tal lavoro, ma non potrei pas- 
sare sulto silenzio il teorema fondamentale che qui Ietterai- 



— 1439 — 
niente vi ripeto: « la spostazione d'ogni punto del continuo 
» trasforma la sua centricitù statica in polarità dinamica, il 
» suo stato in forza motrice e motto bigene accelerato, ed 
» il suo ambito in dinamide ossia colla dinamica ». 

L'Istituto non arrivò a comprendere sillaba, e 1' autore 
stesso sembra vacillare se, giunto al termine della sua dis- 
sertazione timidamente la chiude « confidando (e riporto 
» sempre le sue parole) che quantunque il teorema stesso 
» non possa essere mai conforme del tutto a quel vero, 
» che a guisa dell' orizzonte fugge dinanzi a noi a misura 
» che gli ci appressiamo, non potrà essere neppure lun- 
» gè dalla realtà, nò mancare alla riprova della possibilità 
» di applicazione pel metodo matematico alla metafisica 
» senza offendere la ragione e la morale. » 

I nostri commissarii non troverebbero che l'anonimo 
autore abbia mai nel suo lavoro recato offeso alla morale, 
ma sembra che altrettanto non sarebbero disposti ad affer- 
mare riguardo alla offesa della ragione. L'Istituto unanime 
non poteva quindi che approvare il voto della Commissione 
in negargli il "premio, e deliberò che il tema si riproponga 
per l'anno ^883, stringendolo alla sola prima parte per 
renderne più agevole agli studiosi la soluzione, e compen- 
diandolo quindi nel modo che segue: 

« Discutere le ipotesi, che vennero più di recente agi- 
« tate nella fisica circa alle cause dei fenomeni luminosi, 
« termici, elettrici e magnetici ». 

II premio ò d'ital. hre 3000. 

E per lo stesso anno i 883 viene riprodotto il tema degli 
studii sulla finanza pubblica in Venezia, che, indubbiamente 
per mancanza del tempo necessario a trattare 1' esteso ar- 
gomento, mancò di concorrenti. 

Arrivato a questo punto, io mi trovo dinanzi alla libe- 
ralità del Ministero d' agricoltura, industria e commercio, 



— 1440 — 
che interviene a questa festa della scienza neIRl regione 
veneta concedendo incoraggiamenti alle sudate conquiste 
dell'arte 

L'industria! Io mi avvicino oggi peritante a questo 
nobile campo, al quale la ricca e ardimentosa Milano in- 
nalzò il più grandioso trofeo, il tempio più maestoso e so- 
lenne. Onore a Milano, che condusse l'Italia a meravigliare 
di sé medesima nello splendore di quel tempio, dove Io 
stesso straniero si vide obbligato a piegare il capo dinanzi 
ai prodotti del genio italiano, e se noi piegò, ci diede prova 
d' invidiarci : e questo a noi basta. Io mi avvicino peritante 
a questo nobile campo, perchè orgoglioso della grande vit- 
toria italiana, ben vedeva come la Venezia non potesse, né 
dovesse mancare alla grande palestra con ogni suo mezzo: 
e voi ben sapete' come mancato non abbia. 

È per questo eh' io ripeteva di avvicinarmi peritante 
in quest' anno al campo delle industrie, perchè sospettava 
d'incontrare deserte le sale della nostra Esposizione, e ben 
volentieri le avrei incontrate deserte, purché viva l' Itaha. 
Senonchè le nostre industrie nel sentirsi per primo italiane, 
non dimenticarono la culla loro, ed accorsero coli' usato 
amore a questa festa della regione veneta, dandomi in tal 
maniera argomento di vie meglio dimostrare al Ministero in 
quale pregio esse tengano il generoso suo incoraggiamento. 

Le onorificenze furono, come sempre, aggiudicate da 
apposita Giunta, designata dall'Istituto, e distinte secondo 
le norme degh anni andati. 

Due soli furono quindi, come in passato, i diplomi 
d'onore, dei quali la Giunta potesse disporre, e che furono 
concessi alla Ditta Bernardino Nodari e C. in Lugo, ed a 
quella del sig. Giuseppe Plancich e C-, in Venezia. 

^. In quanto alla ditta Nodari, è nome tale che potrei 
dispensarmi da ogni informazione. Sono ben note le diffe- 



_ IMI — 

renti qualità di carta che escono da quella fabbrica, dove 
dalla più fina per lettere si discende gradatamente alla 
mezzana ed alla ordinaria per usi diversi ; dove quella per 
tipografi, per disegno, per litografia, per oleografia, e via 
dicendo, gareggia colle migliori delle fabbriche estere: dove 
merita particolare encomio f altra a colori intimamente 
commistivi per impasto ; e più ancora quella velata da una 
fuggevole, morbidissima tinta di rosa, che le guadagnò il 
nome di carta orientale^ riservata alla stampa delle più 
ricche edizioni. 

Non altrettanto noto è forse il saggio ordinamento di 
queir opificio, che rappresenta ormai una famiglia infor- 
mata ai migliori principii morali ed economici. Ivi abita- 
zioni condizionate alle differenti classi dell' operaio, ivi 
r igiene accuratamente guardata, ivi pronto il soccorso 
medico, ivi una Società di mutuo soccorso, ivi l' istruzione 
impartita da apposito maestro, ivi perfino introdotta la 
musica, ivi pieno ordine, filantropia, moralità. Una colonia 
insomma, nella quale il lavoro è mezzo a raggiungere il più 
nobile scopo, quello di condurre il rozzo operaio ad essere 
uomo conscio dei proprii doveri, ed educato alle migliori 
virtù sociali. 

La Ditta Bernardino Nodari e C. meritava adunque la 
maggiore fra le distinzioni che qui s' impartiscano. 

2. Ed eguale distinzione ottenne altresì la Ditta Giuseppe 
Plancìch e C, per la quale va a rifiorire in Venezia un'in- 
dustria, splendore un tempo di questa città, e povera reli- 
quia affidata poi al severo culto dei musei, od allo scaffale 
dell' antiquario. È 1' arte ceramica, quella cui mi riferisco, 
e precisamente la ceramica dipinta a rifievo. Vera pittura 
artistica, la cui tavolozza consiste in vetri colorati, che il 
fuoco della fornace fonde appresso e lega alla sottostante 
argilla, e che non è quindi a confondersi con quella comune 

ìomo VII^ Serie V. iài 



— 1442 — 
manifattura, in cui 1' effetto del rilievo si ottiene sotto la 
pressione dello starapo. Le imitazioni presentate dal Plan- 
cich riproducono l'opera del secolo decimosettimo con sor- 
prendente varietà e finitezza di lavoro, tanto laddove si tratti 
di paesaggio^ o di figura, o di qualsiasi altro delicatissimo 
accidente di forme, quanto laddove il disegno si porti agli 
ornati lombardeschi, moreschi e bisantini. La stessa pasta 
dei colori è frutto delle ricerche e delle fatiche del Plancich, 
ed il pennello è affidato all' abilità di diligentissimi artisti, 
giornalmente occupati in quel laboratorio. Quale ne sia il 
risultato, e quale perciò il merito del Plancich e degli egre- 
gii suoi socii, che il sostengono in tale impresa, più che al- 
tro vel dimostrerà, o signori, una visita fatta a quegli og- 
getti nella nostra sala dell'Esposizione. 

3. E passando ai premii d'incoraggiamento, incontriamo 
dapprima un povero artiere che, nella solitudine della sua 
officina lavora indefesso e lavorando progredisce e si perfe- 
ziona così da raggiungere i più ingegnosi meccanismi. Giu- 
seppe Cavignato, meccanico dell'Osservatorio astronomico 
di Padova, è l' industre uomo, che, sorretto dalla stima di 
chi potè apprezzarne davvicino le ottime qualità, giunse ad 
allargare la reputazione della sua officina, in modo da ren- 
derglisi necessario il giornaliero appoggio di almeno sei 
operai. Né il Cavignato si limitò a rifare le cose altrui, ma 
vi recò innovazioni, quali, per esempio, i miglioramenti 
nella tavoletta pretoriana, nel livello a cannocchiale, nel 
cronografo. Fu inoltre tra' primi in Italia a costruire le 
grandi macchine parallattiche; per cui l'incoraggiamento 
accordatogli è ben giusta ricompensa alle diuturne fatiche 
di un onesto ed intelhgeute artefice. 

4. E qui dalla lima e dall' incudine dell' officina io mi 
trovo condotto a parlarvi, anche in quesf'anno, del vino 



— 1443 — 
che con quegli arnesi non ha per certo intimitt'i alcuna, ma 
che non possiamo però sempre affermare estraneo all' am- 
biente in cui vengono maneggiati. Il dott. Carpenè mi diede 
occasione di presentarvi, nelTanno scorso, questo prodotto 
nella sua più nobile e, quasi direi, pii^i aristocratica forma; 
ma in quest'anno la cosa è diversa, dovendo invece toccare 
certi artifizii che solitamente invocano la protezione del 
segreto, e che spesso riescono anche perniciosi alla salute. 
Numerosi quanto la malizia delle frodi potè idearli, io non 
devo ricordare qui che il solo fatto de! coloramento, me- 
diante il quale, anche nei casi innocenti, si comunica una 
tinta più forte ad un vino che originariamente ne sia povero. 
Ed allora, senza tesserne una completa enumerazione, v'in- 
contrate neir uso di sostanze disparatissime, dalla fìtolacca 
al malvone, al sambuco, al papavero, al campeggio, e per- 
sino a quella meraviglia di rubino che il chimico seppe 
trarre dal più sozzo catrame, ma che si accompagna facil- 
mente alla sostanza venefica impiegata a svisceramelo : il 
rosso, cioè, di anilina, o fucsina che dir lo si voglia. Il Gau- 
tier afferma che, in alcune provincie della Francia, si spen- 
dono annualmente più che cinquantamila lire in fucsina 
arsenicale, ed in altre materie adoperate a colorare il vino! 
Saggio pensiero fu quello adunque di rivolgersi perciò alla 
naturale sostanza colorante di esso. Racchiusa questa nella 
buccia dell' uva, vi abbonda cosi da restarne ricche le 
stesse vinaccie, dalle quali può facilmente separarsi, e con 
apposito processo si separa ora abbondante in Conegliano 
dai signori Carpenè, Comboni e C °, i quali in quest'ultimo 
anno, dal lavoro di seicento quintali di vinaccie, ottennero 
ottomila litri della loro enocianina, ricercata in Francia, in 
Ispagna ed in Austria-Ungheria. L'utilità di questa industria 
attuata in grande nelle nostre provincie meritava pertanto 
tutto l'appoggio di un incoraggiamento. 



— 1444 — 

5 — 6. Ed ora, costretto come fui a parlarvi di certe 
occulte manipolazioni, non vorrei averne turbato 1' animo 
vostro in modo, da tenervi in qualche sospetto nel passare 
a discorrervi, come ora devo, del latte. Non è ch'esso pure 
possa nascondere qualche grave magagna ; ma nel caso 
presente tutto sarà innocenza e purezza. Trattasi di due 
Latterie sociali; quella di Villa di Villa nel comune di Mei 
e r altra della frazione di Domegge nel Cadore. Io non vi 
ripeterò i vantaggi di codeste istituzioni e la bontà dei loro 
prodotti, avendone tenuto parola nell'anno scorso, quando 
annunciai il premio conferito a quella di Taibon nell'Agor- 
dino. Veramente non sarebbe nella regola delle nostre pre- 
miazioni il ripeterle ad una stessa industria quando non 
presenti notevoli innovazioni ; ma la Giunta deputata ad 
aggiudicarle trovò di farne, per questa volta, una ecce- 
zione, in vista della stessa utilità morale, che a tali associa- 
zioni si accompagna. Tre soli sono tuttavia i premii d' in- 
coraggiamento dei quali si possa disporre, ed ai quali am- 
bedue le predette Latterie dichiarano esplicitamemte di aspi- 
rare. Senonchè la moltiplicazione dei pani non essendo fa- 
coltà concessa ai tempi che corrono, si decise di venire ad 
un confronto fra 1' una e 1' altra, in maniera da pesarne il 
relativo valore. 

Sotto alcuni rispetti dobbiamo confessare che la gara 
corre quasi parallela, e quindi uguale il merito; ma quando 
si entri nel sistema del lavoro e nei mezzi impiegati ad at- 
tuarlo, la palma appartiene a quella di Villa di Villa. Questa 
cascina infatti è provveduta di utensili, di macchine, di stru- 
menti forniti della maggiore precisione; e, ciò che piìi im- 
porta, vi si lavora il latte col migliore dei sistemi moderni^ 
il processo svedese. È bensì vero che tale nuovo sistema fu 
per prima introdotto nella Provincia di Belluno dalla ca- 
scina di Meano; ma questa non è regolata dalle norme più 
rigorose di vera Associazione cooperativa, che dirigono 



— 4445 — 

quella di Villa di Villa, la quale, solto il doppio aspetto 
materiale ed economico, vince in tal maniera qualsiasi altra 
analoga istituzione del Bellunese e forse della regione vene- 
ta, e supera quindi la stessa sua emula di Domegge. In forza 
di tali molivi il premio d' incoraggiamento fu concesso alla 
Latteria sociale di Villa di Villa, e la menzione onorevole 
all'altra di Domegge. 

7. E passando cosi di uno in altro soggetto, eccomi 
arrivato al punto di fare plauso anche alla solerzia del- 
l'egregio nostro ottico cav. Carlo Ponti, il quale, incorag- 
giato qui più volte per i suoi trovati, si presentò in quest'an- 
no con uu nuovo apparecchio fotografico, destinato ad ot- 
tenere direttamente da una data prova negativa la positiva 
ingrandita. L'idea fondamentale è di usufruire i raggi diretti 
del sole in luogo dei riflessi, ai quali ordinariamente si 
ricorre, e di guadagnarne con ciò notevole risparmio di 
tempo La Commissione, manifestando il desiderio che l'ap- 
parecchio possa riuscire meno posante e più facile a ma- 
neggiare, ne trova tuttavia plausibile il concetto, ne scorge 
il vantaggio recato ai fotografi, e lo dichiara degno quindi 
della menzione onorevole. 

8. Spiacemi finalmente, colle mie ultime parole sull'in- 
dustria, di dovervi richiamare una molestia, propria di 
questa stagione ed abbastanza nota alla nostra città, l'acer- 
bo pungiglione della zanzara. La Dalmazia ci porge l'arme 
per combattere la petulante ferocia di questo insettuncolo 
coi vapori di un fiore, la cui polvere si spaccia anche mani- 
polata così da renderne più pronta 1' accensione e quasi 
istantaneo l'espandersi del n.icidiale effluvio. 

Ai manipolatori di codesti impasti appartiene il dottor 
Gio. Batt. Zampironi farmacista in questa città, il quale ne 
compone certe sue piramidette, ch'egli chiama fidiùus, e che 



— 1446 — 
sono di meravigliosa efficacia. Egli non pretende certamente 
ad una sua propria magica virtù ; ma la virtù dello Zam- 
pironi sta neir adoperare il puro fiore della pianta, mentre 
accade di trovare talvolta in commercio consimili miscele 
apprestate coi fiori della camomilla, e perfino colla segatura 
del legno. L'onesto procedimento è quello pertanto che pro- 
curò folla di accorrenti all' officina dello Zampironi, e che 
spinse il consumo delle sue piramidette nella Spagna, nel- 
r Olanda, nel Belgio, nella Russia, nella Turchia, e perfino 
nell'Egitto e nell'America, in modo da renderglisi necessaria 
un' apposita fabbrica, fondata in Mestre, la quale rappre- 
senta una reale industria meritevole dell' onore della men- 
zione. 

Chiusa per tal modo la mia Relazione sui premii ac- 
cordati, non mi resta che comunicarvi adesso i nuovi pro- 
grammi per i futuri concorsi. 

L' Istituto deliberò che il premio Querini-StampaUa per 
l'anno t883 appartenga alla scienza botanica. Non crediate 
però di dover portare la vostra attenzione al brio di sma- 
glianti corolle, od alla gigantesca vetustà di annosi fusti, od 
al profumo di balsamiche frutta. È a modesta famiglia che 
rivolgemmo invece il pensiero, a quella delle crittogame, 
dove dall' intimo protococco che imporpora le alpine nevi e 
i ghiacci polari, al lichene ed all' alga di cui si nutre il mi- 
sero Groenlandese, e perfino al fungo che stilla dalla sua 
cellula il letale veleno, non minore è l' importanza in con- 
fronto di esseri più nobili ed elevati della vegetazione. 

Il tema pertanto, al quale sin d' oggi è aperto il con- 
corso, suona come segue: 

t( Enumerazione sistematica e critica delle crittogame 
» finora osservate nelle Provincie venete, con particolari 
» indicazioni delle fonti della patria flora, che a dette crit- 



— i447 — 
» tegame si riferiscono, nonché delle abitazioni, delle qua- 
» lità, usi e nomi vernacoli delle singole specie. » 

Ommetto qui per brevità alcune norme che devono 
servire d' indirizzo a chi si accingesse al lavoro, e che si 
pubblicheranno nei nostri Atti assieme al tema. Soggiungerò 
soltanto che l' Istituto, nello scegliere questo argomento si 
fece a considerare il bisogno speciale della nostra regio- 
ne, alla quale manca una illustrazione complessiva delle 
proprie crittogame, e pensò inoltre all' interesse con cui 
naturalisti, agronomi, medici e chimici rivolgono adesso le 
loro indagini alla originale biologia, ed alla possente in- 
fluenza di molte crittogame sui fenomeni morbosi, tossici, 
zimotici e via dicendo, cosi da rendere apprezzatissimo un 
libro il quale sviluppi ed agevoli presso noi questi studii. 

E per ultimo devo rendere omaggio al generoso pen- 
siero del compianto avv. Giovanni Tomasoni di Padova, 
che legò al nostro Istituto lire diecimila, divise in due pre- 
mii, nonché lire cinquemila all' Istituto lombardo per un 
terzo premio. Si, o signori, nel parteciparvi il nostro legato 
è un obbligo per me il ricordare anche quello del nostro 
confratello di Lombardia. Il Tomasoni estraneo alle acca- 
demiche palestre, venne con questo suo atto a sanzionare 
il più sacro, il più intimo, il più indissolubile vincolo di 
fratellanza che stringe questi due Istituti. Comune ad essi 
la prima vita, comuni le vicende, comuni le leggi che li go- 
vernarono, indiviso sempre il reciproco accordo anche in 
quei giorni nefasti, nei quali il patto fatale di Villafranca li 
obbligò per più anni ad una apparente separazione, man- 
tennero sempre quella unità di opera e di propositi, che ne 
formò quasi un unico sodalizio. 

In nome adunque dello stesso Istituto lombardo sia qui 
tributata pubblica attestazione di riconoscenza alla memo- 
ria del Tomasoni, che, colla nobiltà del suo atto, venne al- 
tresì a raffermare luminosamente codesti preziosissimi le- 



__ 4448 — 
gami. E sodisfatto, in tal maniera, questo ben doveroso 
tributo, ecco quali sono i due argomenti dallo stesso Toma- 
soni fissati a tema di premio per il nostro Istituto. 

Coli' uno di essi sono disposte lire cinquemila per chi 
detterà meglio la storia del metodo sperimentale in Italia. 

L' Istituto, all' aprirsi del nuovo anno accademico, si 
riserva poi di pubblicare alcuni avvertimenti che possano 
servire d' indirizzo al lavoro, rendendo noto sin d' ora che 
si lasciano tre anni di tempo alla trattazione del medesimo. 

Coll'altro vengono assegnate altre lire cinquemila a chi 
detterà una Vita di S. Antonio di Padova^ illustrando il 
tempo in cui visse. L' opera, dietro il programma stabilito 
dair Istituto, dovrà essere il frutto di ricerche proprie su 
migliori fonti, attentamente comparati fra loro, e contenere 
le più estese notizie intorno a S. Antonio, intracciandone 
la vita non tanto coi fatti generali della storia, quanto coi 
particolari delle istituzioni d' ogni maniera, della coltura, 
dei costumi ed in ispecie dei mali sociali, in mezzo ai quali 
egli portò il rimedio della carità che lo ha fatto grandeg- 
giare nelle tradizioni pietose dei popoli. Sarà inoltre op- 
portuno farsi addentro in alcuni punti non ancora abba- 
stanza chiariti o controversi, come, per esempio, le rela- 
zioni della Spagna col Marocco, ed altri ancora che, a 
guida dei concorrenti, saranno accennati nella stampa del 
programma. 

Considerata la vastità dello studio, l' Istituto estese a 
cinque anni il termine del concorso. 

Ultimato con ciò l' incarico a me, in tale solennità, affi- 
dato, sono lieto di poter finalmente cedere il posto alla elo- 
quente parola del dotto mio collega, chiamato con essa a 
suggellare le annuali nostre fatiche. E con essa entriamo 
infatti in quel tempo, ne! quale tacciono le cattedre, ripo- 
sano le accademie ; ma non tace però nò riposa la scienza, 



— 1449 — 
che in questi periodi di tranquillo raccoglimento si ritem- 
pra anzi talvolta a piìi vigorose tenzoni. Queste stesse ve- 
nerande pareti saranno qui ad attestarvelo, quando fra po- 
chi giorni questa terra di Marco Polo, dei Caboto, dei Zeno 
aprir.ì i suoi lidi ai figli di Franklin, di Beering, di Cook, di 
Livingston, di Fox, di que' valorosi insomma che il nostro 
globo illustrarono persino tra la infida solitudine delle più 
inospitali regioni. Essi non vedranno più queste acque sol- 
cate dalle navi vittoriose di un Dandolo ; non più gli splen- 
didi ricevimenti apprestati ad un Giovanni Paleologo e ad 
un Enrico; non più i broccati, i drappi d'oro, gli arazzi, le 
ingemmate porpore della Venezia che fu ; non più il glo- 
rioso gonfalone di S. Marco disegnarsi per essi sullo spec- 
chio delle nostre lagune; ma una nuova stella vedranno, 
in quella vece, brillare nel sereno di questo cielo, la stella 
d'Italia; e là sulle nostre antenne splendere il trionfo di una 
intera nazione, la croce di Savoia. L' ospitalità nostra sarà 
poi sempre ospitalità veneziana. 



Tomo VII. Serie V. 185 



DELL'ITIITIDISE Di lESEZIi 

DINANZI AI GRANDI VIAGGI MARITTIMI 

DEL SEGOLO XV. 

DISCORSO 
DEL M. E. RINALDO FULIN 



Signori, mentre fra noi sta per aprirsi 1' Esposizione 
geografica, ove saranno rappresentate le gloriose fatiche che 
costò aUuomo la successiva cognizione del globo ; e mentre 
i geografi di tutto il mondo stanno per convenire fra noi a 
discutere i grandi problemi che affaticano tuttora la scien- 
za, non avrei creduto opportuno l'intrattenervi di un argo- 
jnento che fosse affatto straniero a quello che oggi è nei 
pensieri e nei discorsi di tutti. Vero è che per l'indole de'miei 
studi avrei volentieri ceduto T onore pericoloso di parlarvi 
in questa solenne occasione ad alcuno degli illustri colleghì, 
che hanno negli argomenti geografici ima competenza rico- 
nosciuta. Ma è giusto eh' essi riserbino l' autorità della 
loro voce alle discussioni del vicino congresso, nel quale 
debbono mostrare all'Europa, che nelle nostre lagune sono 
ancor vive le tradizioni scientifiche dell' antica Republica. 
Perlochè, non potendo né esimermi dalla fatica, ne uscire 
dal campo dell'erudizione locale, ho creduto di richiamare, 
forse non inutilmente, la vostra attenzione suU' attitudine 
di Venezia dinanzi ai grandi viaggi marittimi, che resero 
memorando 1' ultimo scorcio del secolo XV. Nella vita di 



— 1452 — 
Venezia questi "viaggi, e le scoperte che ne furono conse- 
guenza, segnano un momento quasi fatale che determinò 
le sue sorti. Poteva trarne Venezia qualche partito ? E se 
non ne trasse, fu difetto d' antiveggente coraggio o prepo- 
tenza d' ineluttabili circostanze ? Ecco le domande a cui 
credo che, spassionatamente interrogata, la storia possa 
rispondere in modo alquanto diverso da quello che ha dato 
origine alla malevola opinione di molti. 

Imperciocché noi non dobbiamo dimenticarci, che quan- 
tunque la più antica e la più feconda sorgente della pro- 
sperità veneziana fossero le relazioni commerciali coli' im- 
pero bizantino, colle coste del mar Nero, colle città della 
Siria, dell' Egitto, della Barberia, pure 1' oceano Atlantico 
aveva cominciato a conoscere le nostre navi e i nostri na- 
vigatori assai prima di divenire il teatro dei grandi viaggi 
marittimi. Le galere di Fiandra, che fino dai primi anni del 
secolo XIV (^) uscivano periodicamente dallo stretto di Gi- 
bilterra per condursi ai mercati mondiali dei Paesi Bassi, 
avevano contribuito efficacemente a distruggere i pregiudi- 
zi che la gelosa avidità dei Fenici aveva diffusi sulle diffi- 
coltà di navigare T Atlantico. In quel medesimo secolo Ni- 
colò e Antonio Zeno visitavano le isole Facroe, l'Islanda^ 
la Groenlandia ; e un secolo prima di Colombo mostravano 
ancora esistenti nell' America settentrionale gli avanzi di 
quei coloni scandinavi che Adamo di Brema aveva ricordati 
nel secolo undecimo e Orderico Vitale nel successivo. È 
vero che i viaggi dei fratelli Zeno divennero argomento di 
fiere lotte fra i più eruditi geografi, e che taluno giunse 
persino a chiamarne falsa e bugiarda la narrazione. Ma è 
vero altresì che la scienza dileguò finalmente questi sospet- 
ti ; e, giovandosi dei progressi della geografia, della critica, 

(1) Brown, Calendar of State Pcqjers .... of Venice, voi. 1, 
pag. LXi. 



— 4453 — 

della storia, della filologia comparata, un dottissimo ingle- 
se {^) ha messo recentemente fuor d' ogni dubbio l' auten- 
ticità e la veridicità della narrazione zeniana, a cui, se far 
si potesse, non si potrebbe fare altro rimprovero, che quello 
veramente onorevole di avere precorso non solo le cogni- 
zioni dei geografi del secolo XIV, nel quale fu scritta, ma 
quelle altresì dei geografi del secolo XVI, nel quale fu pu- 
blicata. Certo si è che nel più remoto settentrione, cui le 
fiere e quasi incredibili avventure di Pietro Quirini avevano 
reso ai nostri più noto, doveva essere rispettato e famoso 
il nome della Republica di Venezia, se Giovanni Caboto, 
qualunque sia la sua patria, che qui non debbo cercarlo, 
prima di accingersi alle, ardite navigazioni che lo condus- 
sero sul continente americano anche prima che vi appro- 
dasse Colombo, chiese ed ottenne d' essere dichiarato citta- 
dino della nostra città (-). Ho detto. Signori, che qui non 
debbo investigare qual sia la patria di Giovanni Caboto, in- 
torno a che gli eruditi non sono d'accordo ; ma se Giovan- 
ni Caboto avesse potuto scegliere in Italia la patria, egli 
mostrò col fatto che avrebbe scelto Venezia. Da Venezia in 
fatti, come fu notato assai giustamente, usci una schiera di 
viaggiatori, i quali, guidati da uno spirito avventuroso ed 
intraprendente, contribuirono, ancora più che alla mate- 
riale prosperità della loro patria, all' avanzamento della 
scienza geografica e della civiltà universale. Pareva che 
non vi fosse audace impresa marittima a cui non prendes- 
sero parte i nostri concittadini. Non era molto che i Por- 
toghesi avevano incominciato le sistematiche loro naviga- 
zioni lungo la costa occidentale dell' Africa , ed avevano 
raggiunto già Capoverde, quando nel 1454 un giovane ve- 

(1) Major, The voyages of . . . Nicolò et Antonio Zeno. Lon- 
don, 1873. 

(2) RoMANiN, Storia docum., IV, 453. 



— 1454 — 
neziano, Alvise da Mosto, salpava da Venezia sulle galere 
di Fiandra. Trattenuto da venti sfavorevoli in Portogallo, 
s' infiamma al vivo racconto di quelle nuove navigazioni, 
accetta una galea dall' infante, tocca Madera e le Canarie, 
si spinge lino a Capobianco ed al Senegal, e quindi s' inol- 
tra per inesplorato cammino. Neil' ampio deserto che gli si 
schiude dinanzi s' incontra col genovese Antoniotto Usodi- 
mare, in traccia anch' egh di nuove terre; e poiché l'amore 
vero alla scienza esclude ogni meschina gelosia, i figli delle 
due rivali Republiche procedono di concerto, arrivano alla 
foce del Gambia e, a malgrado dei manifesti pericoli, s' ap- 
prestano a rimontarlo. Se non che la ciurma non ha V in- 
trepidezza dei capi, ed è forza volgere le prore al ritorno. 
Ritentano tuttavia 1' anno dopo la stessa impresa, scoprono 
le isole di Capoverde ed, esplorate al possibile le rive del 
Gambia, s' inoltrano al Rio di Casamansa, a Capo Rosso, 
al Rio Grande, cioè dire ad undici gradi di latitudine set- 
tentrionale, accompagnando cosi alla scoperta di queste 
terre il nome di Venezia e di Genova, testimonio ed augu- 
rio di fortunata concordia. Ma di questi due viaggi, che 
finalmente profittarono al Portogallo, il Da Mosto volle as- 
sicurare il vantaggio alla scienza ; onde ne stese una de- 
scrizione, a cui aggiunse eziandio la narrazione del viaggio 
di Pietro de Cintra, che poco appresso s' avanzò da Rio 
Grande fino a Capo Misurado, a sei gradi di latitudine nord. 
La relazione del Da Mosto è. Signori, uno dei titoli prin- 
cipah della sua gloria. L' esattezza delle osservazioni, l' ab- 
bondanza delle notizie e, in generale, la precisione, l'ordine, 
la chiarezza che vi si ammirano, parrebbero frutto d' età 
più recenti e di studi più progrediti {'). E quando si pensa 
che quella del Da Mosto è la relazione più antica delle na- 

(1) ZuRLA, Di Marco Polo e degli altri viaggiatori veneziani 
più illustri, II, 179. 



— d455 — 
vigazioni moderne, a cui servì di modello, è giusto con- 
chiudere che i viaggiatori veneziani assai spesso, più che alla 
materiale e immediata utilità della patria, provvidero agli 
interessi della scienza geografica. 

Ove trovate in fatti, fuor di Venezia, più antichi e 
più numerosi argomenti dell' ardore con cui si studiava 
la geografia ? Oggi non è dubbio , o Signori , se questa 
scienza si studii , il dubbio è se s' impari : contraria- 
mente a quel che vediamo dei nostri antichi , dei quah 
può disputarsi come studiassero, ma che sapessero non 
si può mettere in forse . Se non che i nostri antichi 
non istudiavano, come noi, sopra i libri ; studiavano so- 
pra i luoghi , osservando , comparando , notando quanto 
poteva forse giovare ai loro interessi, ma certamente gio- 
vava a quei della scienza. Se non fosse stato cosi, co- 
me avrebbero potuto nel marzo 1 204 stendere, imprepa- 
rati, il trattato di divisione dell' impero bizantino, con una 
notizia così piena, cosi minuta, cosi precisa dei luoghi, che 
sfida e vince la pur cosi progredita erudizione moderna {^)? 
Cosi fossero giunte fino a noi quelle carie da navegar an- 
tichissime, nelle quali i nostri mercanti accuratamente se- 
gnavano la forma dei lidi, la postura dei luoghi, la profon- 
dità delle acque, la direzione delle vie, tutto ciò insomma 
che poteva aiutare la conoscenza dei mari che percorre- 
vano, lasciando ai figli e ai nipoti un patrimonio di cogni- 
zioni geografiche^ che i figli e i nepoti con nuovi viaggi 
e osservazioni nuove rendevano ogni di più perfetto e 
più ricco ! E dove trovate voi, o Signori, una città nella 
quale, in pieno medio evo, fossero usate le grandi carte 
murali che adornano oggidì le pareti delle scuole, delle 
borse, dei publici convegni ? A Rialto, ove si davan la po- 
sta i mercanti di tutto il mondo allor conosciuto, sulle rau- 

(1) Gfr. Tafel u. Thomas, Urkunden, 1, 464 e segg. 



-_ 1456 — 

raglie della piazza era per l'appunto tracciato un gran pla- 
nisfero. Il documento che lo ricorda è del ^459, ma in 
quel documento è ordinato non già di fare ma bensì di ri- 
fare il gran planisfero, che doveva per conseguenza ren- 
dere illustre Rialto da qualche secolo {'). Abbiam memoria 
che fino dal secolo XIV (^) le stanze di questo monumentale 
palazzo, e specialmente quelle ove la Signoria dava udien- 
za, erano abbellite di mappe ; fra le quali i documenti ri- 
cordano un mappamondo e una Itaha delineati con si mae- 
strevole perfezione che destavano la meravigUa e l' invidia 
di tutti i principi (•). È inutile dire che le carte geografiche 
possedute dalle private famiglie erano custodite gelosa- 
mente , e nelle tavole testamentarie registrate come una 
speciale ricchezza che doveva essere ricordata distinta- 
mente agli eredi (^). Anzi, non solo i cittadini privati, ma 

(i) « Refìciatur descriptio Orbis sive Mapamundus » (ultimo 
maggio 1459). Lorenzi, Monumenti per servire alla storia del 
palazzo ducale, pag. 82. 

(2) Fino dal 1339, secondo Paolo Morosini, Historia. . . di Ve- 
netia (ediz. 1637), pag. 233. 

(3) Antonio De Leonardi « pinxit cosmographiam .... et post 
cosmographiam pinxit Italiani, adeo diligenter ut in tota Italia non 
sint perfectiora opera .... Pinxit Italiam cum tanta doctrina et rerum 
scientia et diligentia ac labore .... ut alia in toto mundo judicata 
fuerit nec pulcrior nec speciosior ». 24 settembre 1479, 17 ago- 
sto 1485. Lorenzi, Monumenti, pag. 89, 586. Era quella tavola 
d'Italia così perfetta nelle sue misure che diversi principi ne do- 
mandavano V esemplare. Morelli, Operette, I, 300 e seg. E il 
Lorenzi ne dà i documenti. Vedi, p. e., pag. 259 e segg. 

(4) Sei'va d'esempio un punto del testamento di Marin Sanuto 
Torsello (Venezia, 9 maggio 1343), testamento che inedito si con- 
serva nel R. Archivio di Stato : « Item volo quod libri mei qui tra- 
ctant de negotio terre sancte quos compilavi et scribi feci, et libar 
de conquista constantinopolitano, et liber de indulgentia quam pa- 
pa Alexander dedit civitati Venetie ponantur in deposito apud f ra- 
tres predicatores Sanctorum Johannis et Pauli de Venetia, cum 



b 



— 1457 — 
il governo inedeshuo ne fucea tanto caso, che, avendo 
comperata una casa, reclamò le carte geografiche che ne 
adornavano le pareti, e che, a quanto sembra, T antico 
padrone era restio a consegnare (^). E quando la Repu- 
bUca allargò il suo dominio sulla terraferma vicina non 
tardò molto a prescrivere che si delineassero le tavole to- 
pografiche e corografiche dei nuovi possessi, per signa 
ventorum^ come dice il decreto, et orienlis el ponentis, 
colla pianta delle fortezze, T estensione delle pianure, il 
corso dei liumi, la distanza dei luoghi, la qualità dei con- 
fini, tutto ciò insomma che poteva rappresentare all'occhio 
l'aspetto vero delle provincie che si affratellavano ormai 
nella devozione a S. Marco ("). Ma troppo mi dilungherei, 

'ìnappis mundi de terra sancta, Egipti, maris mediterranei et 
totius mundi, donec dabuntur cum voluntate domini ducis et com- 
laissariorum meorum alicui vel aliquibus nobilibus accedentibus ad 
curiam romanam prò facto recuperationis terre sancte, presentandi 
summo pontifici vel alicui magno principi. Item dimitto in manibus 
procuratorum ecclesie Sancti Marci unum, lignum in quo est de- 
picta terra sancta, rogans eos quod simile fieri laciant, si place- 
bit eis pulcrum, et mittant cum predictis libris ad curiam. Item 
aliud lignum in quo est depicta dieta terra sancta dimitto con- 
ventui Sancte Marie teotonicorum, et si vellent aliud simile pulcrum 
fieri facere et mittere magistro sui ordinis inultum haberem gra- 
tum. Et hec omnia prò anima mea fiant ». Archivio dei Procura- 
tori di S. Marco « de ultra », Testamenti, busta III, num. 101. 
Il figlio dell' illustre scrittore testava .alla sua volta il 26 novem- 
bre 1382, e nel suo testamento diceva : « Item volo et ordino quod 
omnes libri condam patris mei quos haberem, dentur prout et sicut 
ipse per cartam sui testamenti seriosius ordinavit ». Archivio No- 
tarile, Atti De Ravolono Leone, Protoc. pergam., e. 37. 

(1) « Mandetur eidem ser Joanni ut omnino presentare debeat 
ipsi capitibus tellariuìn continens designum omnis terre sancte 
et aliorum locorum, quod emerat et comprehensum fuit in pretio 
domus predicte ». Cons. X, Misti, Reg. 24, 22 maggio 1489. 

(2) « Providendum est habere in Gancellaria nostra aut camera 
Tomo VII, Sene V. 186 



- 4458 — 
o Signori, se volessi accennarvi anche di volo la parte che 
ebbe Venezia neir incremento degli studi geografici. Al no- 
stro proposito basti ricordare gli studi che hanno relazione 
all'Atlantico e ai grandi viaggi del secolo XV. E qui^ senza 
indugiarmi alla carta dei fratelli Zeno, ove per la prima 
volta troviamo segnata la Groenlandia, e forse, nell' Estoti- 
land e in Drogeo, Terra Nuova e la Nuova Scozia, cioè 
dire l'America che, sconosciuta ancora, pur veniva incon- 
tro all' Europa, ricorderò la prima fra le carte cbe il vec- 
chio Marin Sanuto aggiunse al famoso Liher secrelorum 
fidelium Crucis. In questa carta sono disegnate le coste oc- 
cidentali deli' Africa, come e fin dove erano conosciute nei 
primi anni del secolo XIV, e le coste occidentaU d'Europa, 
dinanzi a cui sorgono le 358 isole beale et fortunate, re- 
miniscenza o presagio d' ignote terre che col nome di At- 
lantide, d' Anlilia o d' Isole fortunate esercitarono la fanta- 
sia dei fdosofi e dei poeti, e prelusero alle scoperte ('). 
Nella carta dei Pizigani, che appartiene al 1367, veggiamo 
indicate le Canarie, accennate forse le Azore e, maravi- 

Gonsilii nostri Decem in vera pictura formam et exemplum omnium 
civitatum terrarum castellorum provinciarum et locorum nostrorum. . . 
Vadit pars, quod auctoritate hujus Consilii scribatur et mandetur om- 
nibus Rectoribus civitatum, terrarum et castellorum nostrorum quod 
habito bono et vero Consilio a civibus terrae et ab aliis praticis et in- 
telligentibus civitatis aut loci sui, designari faciant terram, locum et 
districtum suum per signa ventorum et orientis et ponentis, castella, 
flumina, plauiciem et distantiam de loco ad locum, et loca vicina no- 
bis et distantiam eorum, et illarum designationem ordinate depictam 
faciant deligenter a doctis et praticis examinari si bene et recte de- 
picta est: et hoc facto illam picturam mittere dcbeant nostro Domi- 
nio ». 27 febbraio 1459 (m. v.). Lorenzi, Monumenti, pag. 82. 

(1) Questa carta si trova nel codice canoniciano, descritto dal 
ZuRLA, Di Marco Polo ecc., II, 307, che ora si conserva nel Mu- 
seo Britannico, Addii, mss., n. 27376, secondo il Simonsfeld, Stu- 
dien Zìi Marino Sanuto dem Aelteren, pag. 29 e seg. 



— 1459 — 

gliosamente per quell'età, disegnata la eosta occidentale 
dell'Africa fino a Capo Bojador, che troviamo nominato 
nel portolano di Giacomo dei Giroldi del 1426. Dieci anni 
dopo, neir atlante di Andrea Bianco la quinta carta pre- 
senta le Canarie e Porto Santo e Madera e le Azore, una 
delle quali cosi cospicua che, per alcun tempo, corse fra i 
dotti l'opinione che il Bianco, sotto nome d' Antilia, avesse 
prefigurato il continente nuovo che più di mezzo secolo 
dopo scoperse il gran Genovese (*). Senza dubbio in que- 
ste carte si notano e mancanze e inesattezze ed errori, che 
accusano l' imperfezione delle notizie geografiche ; ma que- 
sti errori e inesattezze e mancanze non debbono addebitarsi 
ai cartografi veneziani, ma alle condizioni della scienza, 
della quale i nostri cartografi registravano senza indugio 
anche i più leggeri progressi. Valga per tutti l'esempio di 
quel cosmografo incomparabile^ come fu chiamato fra Mau- 
ro, il quale nel suo Mappamondo ci lasciò un monumento 
che formerà una delle maravìghe maggiori della prossima 
Esposizione geografica. Nulla sappiamo dei primi anni e 
dei primi studi di quest'uomo meraviglioso, ma probabil- 
mente avea corso il regno ampio de' venti prima di chiu- 
dersi eternamente nella solinga isoletta di S. Michele (*). 
Da questi silenzi egli guardava forse con desiderio i lon- 
tani orizzonti che gli ricordavano le giovanili baldanze, e 
forse con invidia pensava ai rischi di quelle prore che au- 
dacemente solcavano acque non corse prima. Perlochè, 

(1) Era un'opinione divenuta per alcun tempo «come di moda», 
in seguito « alle non sempre mature asserzioni » del Formaleoni, 
Comp. della Stor. gen. de' viaggi. Vedi Zurla, Di Marco Polo 
ecc., IJ, pag. 331. 

(2) Fra Mauro era converso, e conversi eran quelli « che in età 
a lulta -abbandonavano il secolo . . . personaggi distinti, passati dal 
secolo ad abbracciar lo stalo di converso». Zurla, Il Mappamon- 
do di fra Mauro, pag. 82 e seg. 



- 1460 — 
comparando nel suo secreto i favoleggiati ardimenti del 
tempo antico cogli ardimenti veri dell'età sua, concepì l'idea 
di rappresentare la faccia di tutto il mondo allor noto, 
onde chiaramente apparisse che la terra erasi rivelata, più 
che alla fiera prepotenza dell' armi antiche, alla operosità 
intelligente dei nuovi tempi ; e T uomo, con uno sguardo 
solo abbracciando tutte le sue conquiste, prendesse lena a 
procedere con ostinato coraggio nella via che doveva final- 
mente condurlo al pieno possesso del suo pianeta. Quanti 
studi e diligenze e fatiche costasse al monaco camaldolese 
r opera sua, voi ben sapete, o Signori, e non è punto me- 
stieri ch'io qui ricordi. Osserverò nondimeno che dall'ab- 
bondanza del suo sapere egli attinse quello spirito divina- 
tore, il quale strappa alla scienza i secreti eh' essa si ostina 
ancora a tenere occulti ai mortali. Facendo in fatti tesoro 
delle notizie dei geografi antichi e dei navigatori moderni 
giunse a una conclusione, che forse ai contemporanei parve 
incredibile appunto perchè era meravighosa, che, cioè, vi 
ripelo le sue parole medesime, « senza alguna dubitation 
se può affermar, che questa parte austral e de garbin sia 
navegabile •• (*) ; vale a dire che fosse senza alcun dubbio 
possibile di girare la punta meridionale dell' Africa, e con 
felice navigazione tragittare dall'Europa alle Indie. Anzi, 
a rappresentare sensibilmente il proprio pensiero, dipinse 
al mezzogiorno dell' Africa una nave veleggiante per l' A- 
sia. Ah se il cosmografo avesse potuto intravvedere il fu- 
turo, forse gli sarebbe tremata la mano nel dipingere quella 
nave che, quasi mezzo secolo dopo, profittando della scien- 
za di lui, doveva portare attraverso i mari trionfante la 
fortuna del Portogallo e la mina della sua cara Venezia ! 

Se non che i tempi erano ancora immaturi a un'esatta 
rappresentazione del globo, e nessun uomo sensato avreb- 

(i) ZuRLA, Il Mappamondo ecc., pag. 63. 



— 1461 — 
he potuto dal veneziano cosmografo pretendere l' impossi- 
bile. Vorremmo noi accusarlo di non avere indovinata 
l'America? E tuttavia la sua Mappa, rappresentando all'e- 
stremo occidente il Portogallo e la Spagna e all' estremo 
oriente la China , lasciava supporre relativamente molto 
vicino all' Europa il Cataio, le cui meraviglie aveva rivelato 
giA Marco Polo ('). Era, non v'ha dubbio, un errore; ma 
fu un errore fecondo, giacché fortificò, seppure non ge- 
nerò neir animo di Colombo la convinzione clie, navigan- 
do a occidente per non immensurabile spazio, si potesse 
giungere ali" India. E perchè dunque Venezia, a cui non 
inspiravano alcun terrore le navigazioni sull' Atlantico, e 
le divinazioni della scienza infondevano novelle speranze, 
perchè dunque Venezia non accordò a Colombo 1' ajuto 
che le richiese? A questa domanda risponderò con altre 
domande. È vero che Colombo abbia richiesto ajuto a Ve- 
nezia ? E se è vero, com' è che della sua richiesta non tro- 
vasi alcuna traccia nei documenti ufficiali ? E la testimo- 
nianza, che unicamente si allega di Francesco Pesaro (^), 
non può sospettarsi d'alcun equivoco? Fu sufficientemente 
chiarita la storia di quel Colombo, che nel 1 476 i Dieci 
chiamavano nostro capitale nemico e pirata publico (^) ? E 
Colombo, lo scopritore d' America , combattè veramente 
contro Venezia sotto il comando di quell' altro Colombo, 
corsaro anch' esso, che i cronisti distinguono coli' appella- 
tivo di zovene (*)? f^o attesta, a dir vero, nelle sue istorie 

(1) ZuRLA, Il Mappamondo ecc., pag. 140 e seg. 

(2) Marin, Storia . . . del comm. de' Veneziani, VII, 236. 

(3) « Qimm capitalis hostis noster sit Columbus, publicus pyia- 
ta, omnes ex illius pravibus operibus facile inlelligunt ». Cons. X, 
Misti, XVIII, 22 marzo 1476. Questa Parte dei Dieci è ignota al- 
l' Harrisse, Les Colombo de Franca et d'Italie, e non mi pare 
che la spieghino i fatti eh' egli ricorda. 

(4) Malipiero, Annali, pag. 620 e segg. 



— 1462 — 
don Ferdinando Colombo, figlio dello scopritore medesi- 
mo (^) ; ma queste istorie appartengono veramente a Fer- 
dinando Colombo? Un valentissimo critico ne ha negato 
r autenticità, ma un altro critico, non meno valente, 1' ha 
sostenuta ; e quantunque i due campioni non siano discesi 
in campo una volta sola, il dubbio è ancora si forte che il 
prossimo Congresso Geografico fu invitato a rivolgere i 
propri studi sull'argomento gravissimo (^). Noi attendiamo 
con impazienza il giudizio della dotta assemblea, che potrà 
dare o almeno pronuiovorc la soluzione dell'intricato pro- 
blema. Al quale verrebbe forse qualche raggio di luce an- 
che da un documento, che potrebbe, se fosse autentico (^), 



(1) Ilistorie del s. d. Fernando Colombo. Yen., 1571, p. 10 
e segg. 

(2) Gruppo V, questione 5.' 

(3) Autentica non pare certamente la Litera de m. Christofolo 
Columbo a signori uenidani nel i492, che fu publicata a questi 
di. La riproduciamo perchè il lettore ne giudichi. 

Molto magnìfidìo signor rnio 

Dopo che a questa nostra Republica non e riucito conuenien- 
te lo acogliere loffurta mia e che le maluaggie ire de nemici tutte 
si misero in acordo nelV abandonare le mie istanze io mi gie- 
tai in braccio di Dio Signore. Il cjuale per intercesione di Santi 
fece che il clementissimo re di Castilia con animo generoso non 
sdegnasse di prestare manno ali miei progeti per l'impresa del 
mondo nuovo. 

Et cosi laudando Dio Signore hebi il comando di nani et 
d' huomeni et al presente sonno per mettermi in viaggio per 
quella terra famosa che Dio mi ha dato la fortuna di poter 
tentare. Et io ui ringratio di tucle le nostre amorctioleze et vi 
suplico di intercieder per me. Di Palos al primo d' Auosto i402. 

Columbo Crist. 

Molte osservazioni potrebbero farsi così intorno alla sostanza come 
intorno alla forma di questa lettera. Basti che la Gastiglia a quel 
tempo non aveva un re ma una regina, Isabella ; e che Ferdinando 
re d' Aragona non prestò manno né punto né poco ali progeti di 



— 1463 — 
rispondere intanto alla doiiiauda, se veramente il gran ge- 
novese chiedesse ajulo a Venezia. Si è buccinato testò (') 
che il memoriale inviato da Colombo a Venezia non è per- 
duto^ quantunque si possa dire perduto tinche non può es- 
sere esaminato e discusso. Mi sia lecito adunque, o Signo- 
ri, di alzar la voce, e di chiedere in nome della veritù e 
della scienza, che la luce sia fatta anche sn questo argo- 
mento. I tesori della nostra Storia sono patrimonio comu- 
ne. Se i diplomatici dell' antica Republica potessero levare 
il capo dalle loro tombe gloriose , reclamerebbero forse 
come proprietà loro i documenti del nostro grande passa- 
to? Del resto, la scienza non usurpa ma feconda il terreno 
su cui diffonde la luce ; e sarebbe indegno dei nostri tempi 
il mantenere con deliberato proposito il dubbio intorno ad 
un fatto, che si collega coli' avvenimento più grande che la 
storia della Geografìa ci ricordi. 

Intanto, non bene ancora sapendo se veramente Co- 
lombo proponesse a Venezia T alto disegno, sarebbe ozioso 
discutere come lo accogliesse Venezia. Forse taluno po- 
trebbe argomentarlo dalle parole di Gaspare Contarini, il 
quale, qualche anno appresso, col senso pratico che distin- 
gueva i diplomatici veneziani, mostrava a Sebastiano Caboto 
limpossibihtà di lottare colla Spagna e col Portogallo, Pro- 
vincie che aveano sopra di noi l' incontrastabile vantaggio 
della posizione geogratìca ('-). Ma checché sia di ciò, per 
giungere ali Indie, ch'erano pure la meta del suo commer- 
cio, Venezia doveva guardare all'oriente; e, guardando 
all'oriente, essa aveva in fatti pensato a una via, che il 



Colombo. Il quale poi, navigaado verso occidente, voleva giungere e 
credette di essere arrivato alle Indie. II mondo nuovo e la terra 
famosa son frasi evidentemente posteriori al viaggio. 

(1) L'Ateneo Veneto, Rivista mensile, giugno 1881, pag. 79. 

(2) RoMANiN, Stor. docum., V, 379 e segg. 



— 1464 — 
marinaio non aveva pur sospettata. Questa circostanza mi 
sforza a ricordare un'accusa clic generalmente e, debbo 
dirlo, ostinatamente si fa a Venezia anche dai suoi amici 
migliori, d'avere, cioè, combattuto col proprio danaro, col- 
le proprie armi, coi propri uomini i progressi dei Porto- 
ghesi nelle Indie. 

Riconduciamoci col pensiero allo scorcio del secolo XV, 
quando il commercio delle spezie si faceva in Venezia prin- 
cipalmente per la via di Beyrut e di Alessandria. È inutile 
ricordare limportanza e la prosperità di questo commercio, 
ch'era per Venezia una fonte inesauribile di ricchezza. Ma 
gli ultimi anni del secolo XV e i primi anni del successivo 
furono fatali allltalia e particolarmente a V^enezia, la quale 
non poteva più essere estranea ai viluppi della italiana poli- 
tica, e doveva in pari tempo badare ai pericoli onderà mi- 
nacciata dai turchi. Coi turchi era cominciata omai la lotta 
implacabile in cui Venezia logorò le sue forze, e di cui si 
dimenticano con ingiustizia insigne i soliti detrattori. E così, 
travagliata dalle moleste guerre d'Italia e dalla lotta disu- 
guale col turco, Venezia attribuiva all' agitazione generale 
del mondo il languore che cominciava a manifestarsi nel 
suo mercato {'). Se non che il languore del mercato aveva 
altra e più profonda cagione. Erano i viaggi dei Portoghesi; 
e quando nel luglio del 1501 giunse a Venezia la nuova che 
le navi del Portogallo, reduci dalle Indie, erano rientrate a 
Lisbona, fu un panico universale (^). I più accorti previdero 
senza più la ruina che sovrastava al nostro commercio, e, 
con energica frase, un cronista contemporaneo diceva esser 
questa la peggior nuova che mai la Repubhca potesse avere, 

(1) «Et luto he proceduto perchè per tato il mondo ne sono 
assaissimi garbui^li, et per tuto se fa pochissimo ». Girolamo Friu- 
li, Diarii-, luglio 1500, li, 11 (mss. nel Museo Civico). 

(2) Ro.\iA.NiN, Stot: clocum., IV, 457 e segg. 



— 1405 — 
« dal perdere la libertade in fuori » ('). Le^spezie, in pochi 
giorni discese alla metà del loro -valore (^), cominciavano 
a scarseggiare nei magazzini (^) ; e i raercadanti notavano 
con apprensione crescente la quantità sempre minore che 
ne giungeva a Rialto (^), ove poc'anzi n'era stato quasi l'em- 
poreo. D'altra parte i Portoghesi volevano il monopolio del 
commercio coli' India, e i mercati egiziani non erano a con- 
dizione migliore ; onde in febbraio 1 504 le galere di Ales- 
sandria dal loro viaggio tornarono per la prima volta a 
Venezia vuote, dice il cronista, senza pure un collo di 
spezie, « nova mai più a li tempi nostri vista né aldida » (^). 
Cosi, non erano compiuti ancora tre anni, e i più ciechi 
avevano dovuto convincersi che la ruina del nostro com- 
mercio era piena e si poteva credere irreparabile. 

Ora, Signori, doveva il governo assistere con indiffe- 
renza a quello spettacolo ? poteva in qualche modo scon- 
giurare il triste destino che sovrastava a Venezia ? Il primo 



(1) Friuli, Biarii, luglio 1501, II, 71. 

(2) « Per questa nova le spetie di ogni sorta a Venetia caloro- 
no grandemente perchè li compratori soliti, intendendo una tanta 
nova, furono molto restretti et renitenti al comprar, come fanno li 
savii ». Friuli, Diarii, luglio 1501, II, 71 t.° Foco prima aveva 
detto che in pochi giorni il pepe era disceso « da ducati 131 el 
cargo. .. a ducati 70 ». Id., ibicl., 73. Ma di questi Diarii, impor- 
tantissimi per la storia del commercio veneziano nella crisi di questo 
periodo, sto publicando, fra altri monumenti geografici, un saggio, 
che verrà in luce fra breve. 

(3) « Se atrovava pochissima quantitade di spetie in la citade . . . 
Mai, di ricordo di homo, se ne trovava mancho in la citade». Friu- 
li, Diarii, agosto 1503, II, 88 t." 

(4) Nel maggio 1503 tornarono le galere da Beyrut « molto po- 
vere di roba ». Neil' agosto successivo « gionseno lettere cum il 
charigo di le gallie di Alexandria . . . hera pocha suma de ogni sorte 
de spetie, et pagate charissime ». Friuli, Diarii, II, 123, 126. 

(5) Friuli, Diarii, 5 febbraio 1504, II, 146. 
Tomo VJIj Serie V. 187 



— 4466 — 
pensiero fu grande, e degno di quell' ardimento romano di 
cui Venezia mostrò tante volte di avere ereditato il segreto. 
Venezia non pensò allora agli espedienti della politica e nem- 
meno alla possibilità di una guerra ; ma conciliando i pro- 
pri coi grandi interessi della civiltà, pensò per 1' appunto 
in quell'anno 1504, al taglio dell'istmo. Imperciocché non 
è vero che l' idea di aprire un varco alle navi attraverso 
l'istmo di Suez appartenga ad un grande pensatore tedesco. 
La Germania, contenta delle sue glorie, non può invidiare le 
altrui; e deve essere a noi non so se sprone o rimprovero, il 
ricordarci che il canale di Suez per la prima volta nei tempi 
moderni fu imaginato a Venezia. Questa vittoria delluomo 
sulla natura, che avvicinando le più ricche alle più civili re- 
gioni e agevolandone le relazioni scambievoli deve ajutare 
così efficacemente i progressi della civiltà ; questa vittoria, o 
Signori, di cui a buon dritto si vanta la nostra età, fu ima- 
ginata a Venezia, ove nel 4 504 si proponeva di fare una 
cava, ripeterò le parole proprie dei Dieci, « una cava » che 
<< dal mar Rosso mettesse a drectura in questo mare de 
qua I) {*). Non saprei dire se la scienza d'allora avrebbe po- 
tuto vincere le difficoltà materiali che si opponevano al- 
l'audace proposito, il quale, rispetto all' India, doveva con- 
servare air Italia la posizione privilegiata di cui aveva goduto 
nel medio evo, e dare un indirizzo affatto diverso all' atti- 
vità del Portogallo, dell' Olanda e forse anco della Francia 

(1) « Una cosa non volemo pretermetter, recordatane da molti 
come provision opportunissiraa a impedir et del tutto interromper 
la navigation de Portoghesi, videlizet che cum molta facilità et bre- 
vità de tempo se potria far una cava dal mar rosso che mettesse 
a drectura in questo mare de qua, come altre volte etiam fo ra- 
sonado de far: la qual cava se potria assegurar a luna et laltra 
bocha cum do forteze per modo che altri non potrian intrar né 
ussir, salvo quelli volesseno el sig. Soldan ... ». Archivio Vene- 
to, II, 195. 



— 1467 — 
e dellìnghilterra, dare, cioè, un indirizzo diverso alla storia 
dell' Europa moderna. Ma la grandezza dell audace propo- 
sito mi pare tanto più degna di meraviglia quanto maggiore 
ne sarebbe stato il vantaggio allorché \ uomo non coman- 
dava al vapore ; quanto più gravi sono stati gli ostacoli 
che ritardarono anche ai dì nostri l' impresa ; quanto, in- 
tìne, più numerose sono state le forze che in tanta luce di 
civiltà e di progresso furono dovute raccogliere, perchè il 
canale dall' ordine delle idee potesse passare in quello dei 
fatti. Se il venerando uomo che sedette, con nuovo esempio, 
arbitro solenne e paciGco tra l'Inghilterra e l'America, aves- 
se saputo, quando in questa sala medesima accennò al taglio 
dell' istmo ('), che Venezia l'aveva imaginato due secoU 
prima di Leibnitz, e non per desiderio di conquiste guer- 
riere, ma di quelle paciliche conquiste che avrebbero quat- 
trocent' anni prima portato ali' opulento Indo iribido d'arti 
migliori (-), io credo che 1' eloquenza che gU sgorgava lim- 
pida e tranquilla dal cuore avrebbe trovato alcuno di quei 
movimenti sublimi, che alla mente commossa degli uditori 
sono rivelazioni, subite e luminose, del genio. Quanto a 
me. Signori, non posso che guardare con meravigha gli 
ardimentosi concetti dei nostri padri; con meraviglia, dico, 
ma anche con desiderio, giacché non ho perduto ancora 
la fede che spunti il giorno vaticinato dall illustre poeta, 
nostro collega, allorché, cantando il taglio dell'istmo, diceva : 



(i) « Balena nella mente di Leibnitz, sorta forse da un racconto 
di Erodoto, l'idea di congiungere il mare Mediterraneo coli' Eritreo. 
Il filosofo la raccomanda a Luigi XIV sotto l' allettatrice forma 
della conquista dell'intero Egitto. Il gran re la trascura». Sclopis, 
N'iìlu inauguraz. del monum. a Pietro Paleocapa. Gazz. di Ve- 
nezia, 30 aprile 1873. 

(2) Zanella, Il taglio dell'istmo di Suez. 



— 4468 - 

Rugge dell' Adria il scllevato flutlu 
Al passar della prora ardimentosa ; 
E r anel, che celò fido nel lutto, 
Rende alla Sposa. 

Prima di abbandonare questo argomento giovi peraltro 
avvertire che non diflicoltù materiah, ma ragioni pohtiche 
dissuasero la Republica dal manifestare ali" Egitto il conce- 
pito disegno. Questa avvertenza mi riconduce ad un or- 
dine di idee, diverso ma nulla meno importante, da cui si 
fa manifesto come Venezia precorresse ai suoi tempi anche 
sul terreno economico. Imperciocché se 1" Egitto voleva 
conservarsi i vantaggi che i Portoghesi gli minacciavano, 
perchè continuava ad aggravare il commercio di tanti bal- 
zelU ? perchè non desisteva dal molestare con tante an- 
gherie i mercadanti ? Se le spezie potessero aversi a buoni 
prezzi in Egitto, non sarebbe forse possibile ancora la con- 
correnza ? Certo r Egitto, danneggiato cosi fieramente dal 
nuovo viaggio, avrebbe potuto aprire gli occhi ai regoli 
indiani, intorno ai pericoli che sovrastavano loro dai Por- 
toghesi ; ma in nessun caso avrebbe dovuto pensare alle 
rappresagUe ideate contro i cristiani, le quali, a ogni modo, 
sarebbero riuscite infruttuose. Questi, non altri che que- 
sti, furono i consigli che Venezia diede al soldano : con- 
sigli d' avveduta prudenza, di cui non saprei con quale giu- 
stizia le si potesse fare rimprovero ('). Ma i consigli furono 
inutiU, giacché il soldano, credendo solamente alla forza, ri- 
corse allarmi e, sconfitto dai Portoghesi, domandò 1' ajuto 
dei Turchi. Aspiravano questi a conquistare l'Egitto, di cui 
poco appresso s impadronirono, e quindi avevano un grande 
interesse di conservargli la sua importanza commerciale ; 

(1) Ciò risulta dai documenti che ho publicato nell' Archivio 
Veneto, II, 184 e segg. Vedi anche XVII, 365 e segg., ed Heyd, 
Geschichte des Levantehandels im Mittelalter, 11, 529. 



— 1469 — 
perlochè non solamente accordarono ma donarono al sol- 
dano il legname, gli attrezzi, le armi, quanto, a dir breve, 
era necessario ad allestire una flotta. E già le navi salpava- 
no dal porto di Ajas, quando, combattute con improvviso 
assalto, caddero in mano dei cavalieri di Rodi. L' Egitto 
adunque non ebbe nulla ; ma da chi gli venissero accor- 
dati gli ajuti era nel 1310, in cui avvennero questi fatti, 
notissimo a tutti, come apparisce dai documenti contem- 
poranei che sarebbe inopportuno qui ricordare ('). Non ci 
voleva che una sfrontata impudenza per accusare i Ve- 
neziani d' avere conceduti all' Egitto i soccorsi che noto- 
riamente gli erano conceduti invece dai turchi. Eppure 
r ambasciatore francese non si peritò di affermarlo nella 
dieta di Augusta, che si tenne appunto in quell'anno; nella 
quale, per impedire che l'imperatore Massimiliano venisse 
a qualche accordo coi nostri, recitò un discorso fuor di 
misura violento, che divenne poi come una inesauribile sor- 
gente d' accuse, onde attinsero a gara i successivi detrat- 
tori della Republiea. Non sarebbe possi!)ile ricordare le 
calunnie tutte che 1' ambasciatore francese accumulò in 
poche pagine, né il rispetto ch'io vi debbo, o Signori, mi 
permetterebbe di riprodurne le frasi. Perchè ne abbiate 
pur qualche saggio, Venezia, diceva egli, questa fetida sen- 
tina di vizi, fu popolala dalla feccia delle nazioni, e racco- 
glie una gente perfida e ingannatrice, avara, golosa, sco- 
stumata , maligna , superba , che il mare popolò di cor- 
sari e inondò il mondo di sangue per arricchirsi. A vol- 
ta a volta volpe o leone, ma sempre serpe insidiosa, Ve- 
nezia soffoca tra le sue spire e col suo alito avvelena le 
genti. Crudelissima tiranna dei popoli che la sventura as- 

(1) Questi fatti risultano dalle lettere ufficiali e private che ci 
ha conservato il Friuli, Diarii, V, 310 t.", 311, 313 t.", 314, 341, 
341 t.", 387 t.^ 389, 389 t.", che publicherò nel saggio che ho detto. 



— 4470 — 
soggetta al loro comando, i Veneziani hanno anch' essi e 
l'orecchio di Dionigi e il toro di Falaride, con cui si tol- 
gono dinanzi quei sudditi che la virtù o la ricchezza rende 
loro sospetti. Uccisero il re di Cipro e suo tìglio per impa- 
dronirsi dell' isola ; avvelenarono Bartolameo Colleoni per 
mera invidia ; decapitarono per semplice sospetto il conte 
di Carmagnola. Mercanti di sangue umano e traditori della 
fede cristiana, si sono tacitamente spartiti il mondo coi 
turchi, cosi che questi abhian 1' oriente ed essi posseggano 
r occidente : e già pensano a gettar ponti sul Danubio, sul 
Reno, sulla Senna, sul Rodano, sul Tago, sull' Ebro, vo- 
lendo ridur 1' Europa in provincia, e tenerla soggetta coi 
loro eserciti ('). L'assurdità di queste calunnie, di cui non 
potei darvi che un saggio, non ha bisogno di essere dimo- 
strata. Importa nondimeno al proposito 1' avvertire, che il 
primo ad accusare Venezia d'avere somministrato all'Egitto 
armi, navi e danari per combattere i Portoghesi, fu per 
r appunto r ambasciatore di Francia in questa vergognosa 
orazione (-). II suo scopo era chiaro: qualunque arma era 
buona per allontanare i tedeschi dall' amicizia dei nostri. 
Ma non paia incredibile che l'ambasciatore fosse creduto: le 
circostanze che avevano reso possibile il suo discorso , do- 

(1) Ho riassunto sommariamente alcune delle accuse di cui ri- 
bocca la lunga orazione di Luigi Eliano, poi publicata ripetutamente, 
che vide per la prima volta la luce nella Ad rerum venetarmn Petri 
JuSTiNiANi historiam Appendix, Argentorati, 1611, Zetznerus, in 
fol., pag. 9-15. 

(2) « Omltto longe plura de Emanuele rege Lusitanorum ac Por- 
tugallensium, qui quum a tergo Lybiae in mare rubrum classes mul- 
tas jam miserit, et ^gypti, Arabiae, Persidis, Caramaniae, Indiae, 
Taprobanae'fìnes populatus fuerit, a Venetis magno odio habitus 
est, quod eos in societatem illius commertii recipere noluit, ob eam- 
que causam fabros, materiam, arma soldano iEgyptiorum tyranno 
miserunt, ut aedificata et instructa classe Portugallenses a tantis 
inceptis summoveret». Ibid,, pag. 14. 



— 1471 — 
vevano acquistar fede alle accuse. Erano i giorni terribili in 
cui non solamente i principotti italiani, ina i più grandi Stati 
d'Europa, la Spagna, la Germania;, la Francia avevano pre- 
so le armi contro la Republica di S. Marco. I Francesi, al- 
leati poco prima a Venezia, n'erano divenuti i più Aeri, i più 
implacabili, i più veementi nemici. E poiché in riva all'Ad- 
da il primo urto dell' armi era stato sfavorevole ai nostri, 
Venezia avea dovuto raccogliersi nelle native lagune. La 
storia non ricorda una lotta più disuguale : una città sola 
contro la maggiore e più potente parte d'Europa. Noi che, 
scendendo ormai per il pendio della vita, ci sentiamo fre- 
mer nel cuore le generose memorie della resistenza a ogni 
costo, noi, dico, possiamo imaginare qual febbre ardesse 
allora le vene dei nostri padri. Nuovi terrori, nuovi pro- 
positi, nuovi sacrifizi ogni giorno, per salvare dall'artiglio 
straniero la libertà e l' indipendenza nativa, assorbivano 
ogni altra cura. E questa lotta per l'esistenza, nella quale 
Venezia profuse le sue ricchezze e logorò le sue forze, 
questa lotta, o Signori, ci dà la chiave dei fatti di cui ho 
preso a discorrere e che riassumo. A Venezia non erano 
ignote nò le acque dell'Atlantico né le previsioni dei geo- 
grafi ; e se il senso della realtà le sconsigliava forse le 
navigazioni a occidente, essa teneva sempre lo sguardo 
fisso air oriente. I viaggi dei Portoghesi erano in verità 
una minaccia ; ma Venezia tentò di scongiurarla nel modo 
più nobile che le potessero suggerire gì' interessi della ci- 
viltà e della scienza, imaginando prima il taglio dell'istmo, 
e facendo poi sentire, quantunque inutilmente, al soldano 
la voce d'una illuminata ragione. I rimproveri che si fanno 
a Venezia d' aver dato mano alla barbarie per combattere 
la civiltà, non hanno per fondamento che una infehce ca- 
lunnia suggerita dalla inimicizia politica. E probabilmen- 
te Venezia sarebbe infine riuscita ad intendersi col Por- 
togallo, se r Europa che la rimprovera non 1' avesse per 



— 1472 — 
otto anni costretta a consumare le proprie forze in una 
lotta da giganti, che sarò memorabile eternamente nella 
storia dei mondo. Quando si riebbe, era tardi : l'Egitto era 
caduto in mano dei turchi, il Portogallo s' era stabilito 
neir India, il commercio aveva preso altre vie ; e tutta la 
sapienza umana non avrebbe potuto dare a Venezia i van- 
taggi che la posizione geografica assicurava alle nazioni 
che siedono in riva all' Atlantico. 

Lungi peraltro il pensiero che, scoraggiata, Venezia 
abbandonasse gli studi onde aveva avuto già tanta gloria. 
Uscirebbe dai limiti che mi prescrivono il mio tema, le mie 
forze e il debito ch'io sento di non abusare soverchiamente 
della pazienza vostra, o Signori, 1' accennar qui, benché 
alla sfuggita, la parte ch'ebbe Venezia nel progresso delle di- 
scipline geografiche, anche nei tempi moderni. Ma una Cora- 
missione deputata a raccogliere gU oggetti di cui potremmo 
far mostra nella prossima Esposizione geografica, vi darà 
modo, se le proposte di essa piaceranno (^) al Comitato or- 
dinatore dell' imminente Congresso, vi darà modo, io dice- 
va, di abbracciare quasi in un solo sguardo le molteplici e 
preziose contribuzioni, onde la geografia va debitrice a Ve- 
nezia. Imperciocché non é amore di campanile, come oggi 
dicono per istrazio, ma convenienza di mostrare al mondo 
civile, che se Venezia fu scelta a sede del primo Congresso 
internazionale geografico, che si tenesse in Italia, Vene- 
zia sa che la scelta non è stata senza perchè. Qui dun- 
que raccolte le relazioni dei veneti viaggiatori, che, inco- 
minciando da Marco Polo e scendendo fino alle memorie (*) 

(1) E non piacquero. 

(2) Il fiume Bianco e i Bénka, Memorie del 'prof. cav. ab. 
G. Beltrame, tnembro effettivo del R. Istituto Veneto di scienze, 
lettere ed arti. Queste Memorie saranno publicate per cura dello 
stesso R. Istituto nell' occasione del Congresso internazionale geo- 
grafico in Venezia. 



1 



— 1473 — 
sul Qiime bianco e sui Dénka, rappresentano sei secoli di 
fatiche sostenute dai nostri per allargare il dominio delle 
scienze geografiche. Qui ordinata la serie preziosa dei 
portolani che guidavano i nostri padri nelle loro naviga- 
zioni, ma raccolta eziandio la non meno stupenda serie 
delle carte incise, di cui, specialmente nel secolo XVI, Ve- 
nezia poteva considerarsi quasi l'emporeo ('). Qui monu- 
menti geografici d' ogni maniera : il mappamondo di fra 
Mauro accanto a quello di Aagi Ahmed (-); greci e latini 
codici preziosissimi accanto a stampe di estrema rarità se 
non uniche; e i libri con cui da Livio Sanudo ad Adriano 
Balbi i nostri s'affaticarono a rendere accessibili al maggior 
numero le successive conquiste della geografla. Ancorché 
dunque non fosse nostro e il Torsello che diede il primo 
esempio di un lavoro statistico, e il Ramusio a cui si deve la 
prima grande collezione di viaggi, e l'Accademia della Fama 
che fu la prima a dare nei suoi lavori un posto proprio e 
distinto alla geografìa (^), e la Società degli Argonauti che 
ben fu delta la prima Società geograflca che si costituisse 
in Italia, Venezia avrebbe pur sempre grande argomento 
di mostrare agli ospiti illustri ch'essa era degna d'accoglierli. 

(1) Questo si potrà argomentare anche dal Saggio di Carto- 
grafia della regione veneta, importante publicazione che vedrà la 
luce neir occasione del prossimo Congresso, per cura della R. De- 
putazione veneta sopra gli studi di Storia patria. 

(2) Intorno al quale vedi D'Avezac, Note sur une Mappemon- 
de Turke du XVI" siede. Paris, 1866. 

(3) La Gosmogratìa era uno dei rami di scienza a cui doveva 
particolarmente attendere l' Accademia, alla quale, fra gli altri, appar- 
tenevano (Cicogna, Iscriz. venez., Ili, 52 e seg.) Livio Sanudo, Paolo 
Ramusio e Jacopo Gastaldi. Intorno a quest'ultimo scrisse recente- 
mente e da par suo il dottissimo barone Antonio Manno (e Vincenzo 
Promis), Notizie di Jacopo Gastaldi cartografo piemontese del 
secolo XVI (Atti della R. Accademia delle scienze di Torino, adu- 
nanza del 26 giugno 1881). 

Tomo VII, Serte V. 188 



— 1474 — 
Né io vi ricordo vetusti vanti, o Signori, quasi per occul- 
tarvi con artifizio retorico la povertà del presente. Cadde- 
ro infatti le instituzioni antiche all'urlo dei secoli, ma lo 
spirito avventuroso del popolo è rimasto sempre lo stesso. 
Lo dica quel Miani che arditamente si spinse fino al secon- 
do grado di latitudine nord, e sul tronco di un tamarindo 
a Galuffl lasciò scolpito il suo nome, saluto ed incoraggia- 
mento ai viaggiatori futuri, lo non so se all' ardire fosse 
nel Miani eguale la scienza ; so nondimeno che nel suo 
viaggio raccolse, per arricchirne la patria, quanto di più 
caratteristico ed importante nei rapporti etnografici trovò 
fra i Galla, fra i Dénka, fra i Bari e fra altrettali trihù sel- 
vagge, che, non lontane dall'equatore, vivono in sulle sponde 
del Nilo. Questa ricchissima congerie d'oggetti, che sopra 
chiatte di giunco scese il gran fiume fra torme d' ippopo- 
tami e di coccodrilli, e attraversò gli arenosi deserti sulla 
groppa dei cammelli e dei dromedari, farà di sé bella e or- 
dinata mostra nel Museo civico : prima collezione di questo 
genere che possegga Venezia, e tale, a giudizio di uomini 
competenti, che, per quanto riguarda le latitudini interposte 
fra Kondókoro e Galuffì, deve considerarsi piuttosto mera- 
vigliosa che rara. Per esser certi che gli spiriti antichi non 
sono spenti, non dobbiam dunque risalire il corso degli 
anni ; ne abbiamo vicine le prove. Posso anzi dire che noi 
le abbiamo presenti, in quell'illustre collega (*), che avendo 
consacrato all' Africa i suoi studi e la sua gioventù, vi 
avrebbe consumato anche la vita, se più elevate ragioni non 
gli avessero impedito di ritornare ancora una volta sotto 
quel clima di fuoco, che divorò l'esistenza di tanti dei suoi 



(4) G. Beltrame, il quale, oltre il lavoro già ricordato sul fiume 
Bianco e sui Dénka, publicò II Sènnaar e lo Sciangallah, la gram- 
matica e il dizionario della lingua degli Akka, e sta publicando la 
grammatica e il dizionario Dénka. 



— 4475 — 
modesti compagni. Ma no' suoi libri, o Signori, cercate non 
tanto le generose faticiie che costa all' uomo 1' esplorazione 
del globo, quanto le lagrime disperate che la schiavitù 
spreme a tante anime umane, schiacciate senza pietà da 
una forza onnipotente e selvaggia. Sopraffatti al racconto 
di quelle miserie infinite, voi sentirete, o Signori, che è 
bello conoscere la natura di quelle inospite terre e illu- 
strare quei monumenti su cui. si assisero i secoli, ma che 
il trionfo vero, il trionfo degno dell' uomo è quello che ra- 
sciuga le lagrime, che spezza i ceppi, che rivendica la libertà 
dell'anima umana. Quando la luce che ha illuminato l'Eu- 
ropa risplenderà sopra le arene dell'Africa, e la famiglia dei 
Negri s'accorgerà che noi le siamo fratelli, allora la geo- 
grafia potrà dire di avere compiuta la sua più grande con- 
quista, perchè avrà conquistato la libertà di tutto il genere 
umano. 



I 



PROGRAMMI 

DEI CONCORSI SCIENTIFICI 

PROPOSTI 

DA QUESTO R. ISTITUTO E DALLE FOPAZIOM QUERISI-STAMPALIA, 
TOMASOW E BALBI- VALIER 

per gli anni 1881, 82, 83, 84, 86 



PREIII ORDI^^IRR BIENNALI DEL REiLE ISTITUTO 



Concorso per fanno l$$3. 

Tema riproposto nelV adunanza i4 agosto i88i. 

« U organismo della finanza pubblica a Vene- 
» zia, le sue condizioni ne' vani periodi storici del- 
» la Repubblica, le attinenze dell'uno e delle altre 
» cogli ordiìii politici e colle ineguaglianze esisten- 
» ti fra i cittadini. » 

Il concorso resta aperto sino alle ore quattro pomeridiane 
del giorno 31 marzo 1883. 

Il premio è d' ital. lire 1500. 



PREIII DELLi FONDAZIONE QUERINI-STAMPALIA 



Concorso per l'anno 1SS!3. 
Tema prescelto nelV adunanza 6 giugno 1880. 

« Premesso un rapido epilogo delle Opere pie di 
» Venezia, indicare il sistema legislativo, che si re- 



— 1478 — 

» puta preferibile negV Istituti di beneficenza ; ed 
» esporre i criteri applicativi di esso riguardo alle 
» Opere pie veneziane, anche nelV intento di conci- 
» liare, per quanto è possibile, il rispetto della vo- 
» lontà dei testatori colle odierne esigenze della 
» pubblica economia e colle forme mutate del vivere 
» civile. » 

Il concorso resta aperto sino alle ore quattro pomeridiane 
del giorno 31 marzo 1882. 

Il premio è d' ital. lire 3000. 



Concoraio per l'anno 1SS3* 

Tema riproposto nelV adunanza il luglio 1881. 

« Discutere le ipotesi, che vennero più di re- 
» cente agitate nella fisica circa alle cause dei fe- 
» nomeni luminosi, termici, elettrici e magnetici. » 

11 concorso resta aperto sino alle ore quattro pomeridiane 
del giorno 31 marzo 1883. 

Il premio è d'ital, lire 3000. 



Concorso per l'anno 1S$3. 

Tema prescelto nell'adunanza il luglio i881. 

« Enumerazione sistematica e critica delle Crit- 
» togame finora osservate nelle provincie venete, 
» con particolari indicazioni delle fonti della patria 
» flora, che a dette Crittogame si riferiscono, non- 



— 1479 — 
» che delle ahitazioni, delle qualitày usi e nomi ver- 
» nacoli delle singole specie. » 

AVVERTENZE. 

« L'autore, tenuto conio dei materiali finora raccolti sulle Crit- 
» togame venete, ne esporrà il censimento secondo gli ultimi dati 
» aggiungendo le diagnosi, e possibilmente le figure delle specie 
» nuove eventuali. Se l'autore potrà aggiungere alla enumerazione 
» delle specie le relative diagnosi concise e comparative (scritte in 
» lingua italiana, o latina) farà opera eccellente. Potrebbe in tal caso 
» uniformarsi al piano della « Kryptogamen-Flora von Schlesien » 
» del Cohn, Stenzel, Stein ecc., ovvero della « Kriptogamen-Flora 
» von Deutschìand » del Winter ecc. » 

» Si avverte però, che l'esposizione di dette diagnosi non è una 
» condizione necessaria del concorso. » 



PREIIII DI FONDAZIONE TOMASONl 



Concoriso iter E' anno 1884 

Proclamato nella pubblica adunanza del 15 agosto i88i. 

Un premio d' ital. lire 5000 (cinquemila) « a chi 
» detterà meglio la storia del metodo sperimentale 
» in Italia ». (Testamento olografo del 4 dicembre 
1879). 

Il concorso resta aperto sino alle ore quattro pomeridiane 
del giorno 31 luglio 1884. 

AVVERTENZA 

. Il R. Istituto si riserva di pubblicare nel novembre 1881 alcune 
norme, che possano servire d' indirizzo al lavoro da presentarsi a 
questo concorso. 



— 1480 — 
Concorso pei* l'anno ISSC 
Proclamato nella imhhlica adunanza del i5 agosto I88i. 

Un premio d' ital. lire 5000 (cinquemila) « a chi 
» detterà una vita di Sanf Antonio di Padova, il- 
» lustrando il tempo in cui Disse». (Testamento pre- 
citato). « 

AVVERTENZE 

« L' Opera dovrà essere frutto di ricerche proprie su' migliori 
» fonti, attentamente comparati fra loro, e contenere le più estese 
» notizie intorno a Sant'Antonio intracciandone la vita non tanto 
» coi fatti generali della storia, quanto coi particolari delle istitu- 
» zioni di ogni maniera, della coltura, dei costumi e in ispecie dei 
» mali sociali, in mezzo ai quali egli portò il rimedio della carità, 
» che lo ha fatto grandeggiare nelle tradizioni pietose de' popoli. 
» Qui vuoisi soltanto avveitire che, tenendo dietro all' ordine vo- 
» luto dalla materia e da un rigoroso metodo di trattazione, dovrà 
» tornar opportuno il farsi addentro in alcuni punti o non ancora 
» a bastanza chiariti o controversi. Cosi, a cagion d' esempio, nelle 
» relazioni della Spagna col Marocco ; nel movimento delle idee, 
)) che ridestarono e invigorirono il pensiero di una riforma catto- 
» lica ; quindi ne' postulati pratici del Catarismo e nelle teorie ado- 
» perate a giustificarli ; nelle forme successive della regola di S.- 
» Francesco; nelle cagioni e nelle immediate conseguenze de' litigi 
» insorti sopra il suo significato. 

» Verrà pure in acconcio di prendere in esame gli scritti atlri- 
» bulli a Sani' Antonio, trattenendosi a discorrere della letteratura 
» de' chierici di quella età, e d' indagare le origini dello Studio di 
» Padova. » 

11 concorso resta aperto sino alle ore quattro pomeridiane 
del giorno 31 luglio 188G. 



— 4481 — 

DISCIPLINE COMUNI AI CONCORSI BIENNALI DEL R. ISTITUTO, 
A QUELLI ANNUI DI FONDAZIONE QUERIM-STAMPALIA, KD 
A QUELLI DI SONDAZIONE TOMVSONI. 

Nazionali e stranieri, eccettuati i membri effettivi del Reale Isti- 
tuto Veneto, sono ammessi al concorso. Le Memorie potranno es- 
sere scritte nelle lingue italiana, latina, francese, tedesca ed ingle- 
se; e quelle pel concorso sulla Vita di Sant'Antonio potranno esserlo 
anche nella lingua portoghese o spagnuola. Tutte poi dovranno essere 
presentate, franche di porto, alla Segreteria dell' Istituto medesimo. 

Secondo 1' uso, esse porteranno una epigrafe ripetuta sopra un 
viglietto suggellato, contenente il nome, cognome e domicilio del- 
l' autore. Verrà aperto il solo viglietto della Memoria premiata ; e 
tutti i manoscritti rimarranno nell' archivio del R. Istituto a gua- 
rentigia dei proferiti giudizi, con la sola facoltà agli autori di far- 
ne trarre copia autentica d' ufficio a proprie spese. 

Il risultato dei concorsi si proclama nell' annua pubblica solenne 
adunanza dell'Istituto. 

DISCIPLINE PARTICOLARI AI CONCORSI ORDINARI! BIENNALI 
DEL REALE ISTITUTO. 

La proprietà delle Memorie premiate resta all' Istituto, che, a 
proprie spese, le pubblica ne' suoi Atti. Il danaro si consegna dopo 
la stampa dei lavori. 

DISCIPLINE PARTICOLARI AI CONCORSI DELLE FONDAZIONI 
QUERINI-STAMPALIA E TOMASONI. 

La proprietà delle Memorie premiate resta agli autori, che sono 
obbligati a pubblicarle entro il termine di un anno, dietro accordo 
colla Segreteria dell' Istituto, per il formato ed i caratteri della stam- 
pa, e successiva consegna di 50 copie alla medesima. Il danaro del 
premio non potrà conseguirsi, che dopo aver soddisfatto a queste 
prescrizioni. 

Quanto poi a quelle pei concorsi della Fondazione Querini-Stam- 
palia, l'Istituto ed i Curatori di Essa, quando lo trovassero opportuno, 
si mantengono il diritto di farne imprimere, a loro spese, quel nu- 
mero qualunque di copie, che reputassero conveniente. 

To7no Vn, Serie V. 189 



- 4482 ~ 

PREMIO DI FONDAZIONE BALBI-MIER 

per il progresso delle scienze mediche e chirurgiche. 

« E aperto il concorso al premio d' ital. lire 3000 
» da*darsi airitaliaiio, « che avesse fatto progredire 
» nel biennio 1880-81 le scienze mediche e chirur- 
» giche, sia colla invenzione di qualche istrumento 
» o (// qualche ritrovato, che servisse a lenire le 
» umane sofferenze, sia pubblicando qualche opera 
» di sommo pregio. » 

DISCIPLINE RELATIVE A QUESTO PREMIO. 

Non sono ammessi i membri effettivi del R. Istituto veneto ; 
ed il concorso si chiude alle ore quattro pomeridiane del giorno 
31 decembre 1881. 

Il risultato del medesimo si proclamerà nella pubblica solenne 
adunanza del 15 agosto 1882. 

Le opere presentate devono essere manosciitte, e porteranno 
un'epigrafe, che sarà ripetuta sopra un viglietto suggellato, conte- 
nente il nome, cognome e domicilio dell' autore. Verrà aperto il 
solo viglietto dell'opera premiata. 

Anche la presentazione d' istrumenti e d'altri oggetti sarà ac- 
compagnata dall'epigrafe e dal rispettivo viglietto suggellato. 

Venezia, io agosto 1881. 

Il Segretario II Presidente 

G. BIZIO G. BUCCHIA. 



BOLLETTINO METEOROLOGICO DELL' OSSERVATORIO DI VENEZIA 

COMPILATO DAL PROF. AB. MASSIMILIANO TONO 



ISSI 











1 


Temperalura 






Termometro centigrado 


dell' acqua m.irina 
ad un metro 


Acqua 


e 










sollo la sua super. 




h 








1 






o 

o 








Mpfìia 






Gradi period. 


S ni 


a. 




6 ant. 


12 m. 3pm. 


9 pm. 


XTJ. C LI 1 (A 

giorn. 


Max. 


Min. 


cent. della 
l).i2m. niarea 




7 


1 


17.60 


22.60 


22.60 


17.70 


20.30 


26.50 


15.50 


22.75 


flusso 


3.60 





2 


17.40 


23.30 


24.50 


20.60 


21.40 


26.60 


15.50 


24.00 


» 


3.70 


— 


3 


19.60 


24.80 


25.30 


22.20 


22.99 


26.60 


17.30 


24.00 


» 


2.50 


— 


4 


20.70 


25.70 


25.80 


22.80 


24.02 


26.90 


17.25 


25.00 


» 


1.75 


— 


5 


22.20 


25.50 


25.30 


21.70 


23.75 


26.50 


19.65 


25.15 


» 


2.12 


— 


C 


19.70 


22.70 


18.80 


16.50 


19.38 


24.00 


16.00 


24.50 


» 


2.14 


12.80 


7 


18.70 


17.70 


18.00 


17.80 


18.20 


20.00 


15.30 


23.50 


» 


1.00 


8.05 


8 


16.70 


18.70 


16.10 


12.70 


16.25 


19.80 


12.90 


21.50 


rillus. 


1.49 


0.70 


9 


12.00 


15.20 


16.40 


14.20 


14.67 


17.00 


10.30 


19.75 


» 


1.12 


10.60 


10 


14.40 


17.70 


17.90 


14.50 


16.05 


18.05 


12.50 


19.15 


» 


2.69 


— 


11 


13.30 


10.40 


17.50 


16.60 


16.10 


18.70 


10.50 


19.75 


» 


2.49 


— 


■12 


15.50 


19.85 


20.55 


17.70 


18.55 


21.50 


13.00 


20.00 


flusso 


2.50 


— 


13 


17.55 


20.70 


21.40 


18.80 


19.54 


22.30 


16.00 


20.50 


» 


3.90 


— 


14 


IG.OO 


21.75 


20.00 


17.70 


18.64 


22.60 


15.60 


23 00 


» 


1.22 


2.30 


15 


14.90 


19.90 


20.60 


18.60 


18.66 


22.60 


14.40 


21.75 


» 


1.45 


12.50 


16 


19.15 


22.70 


20.45 


19.70 


20.40 


23.00 


17.50 


22.75 


» 


2.00 


— 


17 


19.05 


23.50 


23.70 


21.10 


21.82 


24.80 


17.40 


22.50 


» 


— 


0.40 


18 


21.40 


24.30 


24.20 


21.00 


22.08 


24.90 


19.30 


24.75 


» 


1.95 


0.15 


19 


21.00 


23.90 


25.00 


21.10 


22.47 


26.50 


20.10 


25.Ó0 


» 


2.90 


— 


20 


20.70 


23.65 


25.90 


22.10 


22.97 


27.20 


19.00 


25.15 


» 


2.65 


— 


21 


21.65 


25.70 


26.70 


23.70 


24.52 


27.30 


19.00 


25.50 


» 


1.80 


— 


22 


22.70 


27.65 


28.20 


24.40 


25.80 


28.80 


21.50 


26.50 


nflus. 


1.80 


— 


23 


25.40 


28.10 


29.20 


25.70 


27.16 


30.10 


22.60 


27.15 


» 


2.30 


— 


24 


25.60 


30.95 


31.80 


— 


29.55 


33.20 


24.00 


28.75 


» 


2.70 


— 


25 


26.20 


29.80 


31.15 


26.30 


28.14 


31.75 


24.00 


28.15 


» 


2.92 


— 


26 


24.70 


29.05 


31.60 


21.80 


27.08 


32.20 


22.60 


27.50 


» 


3.89 


8.00 


27 


18.80 


21.10 


19.35 


19.70 


19.97 


21.20 


18.00 


24.75 


» 


3.73 


3.00 


28 


19.95 


23.45 


25.60 


25.20 


23.12 


26.60 


18.80 


24.00 


flusso 


3.80 


— 


29 


20.70 


21.20 


30 00 


18.90 


20.42 


23.70 


19.-10 


24.50 


» 


4.20 


2.50 


30 


17.80 


22.60 


25.15 


23.10 


22.39 


26.20 


17.10 


23.75 


» 


3.25 


3.20 


^ \ 17.00 


23.13 


23.73 


16.13 


21.46 


24.96 


17.47 


25.16 




73.56 


64.20 



Media Ter. meiis. 21.46. Mass. ass. 33.20 il dì 24 li. 4 poni. Min. ass. 10.30 ai 9 h. 5 ant. 
Media dei max. 2^.96 Media dei min. 17.47 

Media temp. acqua mar. 24.96 Acqua evap. 73.56 Acqua cad. Tot. 64,20 
To ino VII^ Serie Y, ce 



— CCXXXIV — 



Giugno 


















1881 




Barometro a 0.° 


Direzione 


del vento 


Stato 


'S 

O 


■ 










del 
mare 




















o 


6 a. 


12m. 


3pm. 


9pm. 


Med. 
gior. 


6ant. 


12 m. 


3 pm. 


9 pm. 


Media 


1 


61.97 


61.59 


60.09 


60.92 


61.16 


NE6 


SE IO 


S^o 


NI 4 


00 


2 


60.14 


60.28 


59.61 


60.06 


60.13 


N9 


ESE 7 


ESE5 


ESE3 


00 


3 


61.15 


61.43 


60.98 


61.16 


61.08 


NNE^ 


SE8 


SSE13 


SSEis 


0.06 


4 


61.74 62.06 


60.93 


60.78 


61.24 


ESE6 


SSE9 


SE'5 


S27 


0.20 


5 


60.43 60.03 


58.60 


57.99 


5918 


NE2 


ESE9 


SSE23 


S07 


0.23 


6 


54.89 53.61 


52.75 


50.50 


52.90 


NNEG 


ESE" 


ONO»i 


NE'4 


0.11 


7 


45.43 


46.01 


45.96 


44.84 


45.55 


S02 


SSO^-0 


S 


S20 


0.62 


8 


46.86 


47.05 


47.26 


48.14 


47.35 


SSOi<J 


SOS 


NNO^ 


E 


0.35 


9 


49.98 52.09 


52.82 


55.48 


52.60 


ENE8 


EiNE7 


SE^ 


N6 


0.17 


10 


56.96 


57.36 


57.56 


58.55 


57.57 


ENE8 


SFJ 


SOiu 


NN07 


0,13 


11 


59.15 


59.62 


58.65 


58.42 


59.22 


NNE' 


SS E"- e 


S31 


S24 


1.10 


12 


58.46 


58.07 


58.42 


58.89 


58.54 


NNE17 


SE' 


SE9 


SOH 


0.20 


13 


59.84 


60.70 


60.66 


60.29 


60.29 


NE' 


EH 


SEio 


SE21 


0.20 


14 


60.2B 


6041 


59.66 


60.36 


60.00 


ENE6 


SE6 


ESE12 


ESEI9 


0.47 


15 


60.17 


G0.43 


59.48 


62.15 


60.65 


N» 


SSEH 


SEii 


SE 


0.10 


16 


61.16 


60.91 


60.25 


61,10 


60.79 


ESE 


SSEio 


SE» 


E4 


0.18 


17 


60.89 


61.04 


60.31 


61.92 


61.02 


NNEi 


SSE'i 


SSEI2 


SSEl« 


0.07 


18 


60.92 


60.84 


59.83 


60.34 


60.42 


NE2 


SI2 


SSE23 


E SEI 


0.10 


19 


59.43 


59.28 


58.76 


58.79 


59.14 


ENEIO 


ESE» 


ESEio 


SE'2 


0.02 


20 


60.34 


60.90 


60.72 


62.09 


60.97 


NE»'^ 


E17 


E8 


SSE13 


0.08 


21 


62.73 


62.12 


ei.63 


62.67 


62.32 


Eli 


ESE« 


ESE8 


ESEif- 


00 


22 


62.35 


62.85 


62.30 


62.99 


62.63 


ENE« 


ESE6 


ESE9 


SSEI8 


00 


23 


61.89 


62.22 


61.75 


63.35 


62.25 


SE'2 


ESEH 


ESE 


SS06 


010 


24 


63.26 


63.03 


61.49 


— 


62.59 


NN06 


SE» 


SE9 


— 


0.03 


25 


62.31 


62.17 


60.83 


60.69 


61.64 


ENE»^ 


ESEio 


ESEH 


NNEI a 


0.10 


20 


58.76 


58.54 


56.29 


56.87 


57.32 


NN06 


SSE6 


ESE6 


0S09 


0.01 


27 


56.56 


57.30 


57.05 


57.63 


56.99 


NO'i 


NNEI 7 


NNEI9 


N12 


0.88 


28 


57.22 


58.12 


57.94 


59.25 


58.04 


NNEii 


NE9 


SH 


NE4 


0.28 


29 


60.50 


60.60 


60.78 


61.63 


60.60 


N7 


NN0I4 


ONOH 


NNOio 


0.62 


30 


61.34 


62.58 


62.13 


63.12 


62.51 


ONO'O 


NNE8 


07 


0N03 


0.07 


"S 558.90 


55.79 


58.52 


57.03 


58.88 


NE 


ESE 


SE 


SSE 


o.n 



Media Bar. mensile 58.88 Mass. 63.35 il di 23 li. 9 ni. Min. 4i.84 il 7 h. 9 poni. 
Venti predominanti IVE-SE Altezza della neve — 

Stato del mare media 0.21 











— 


- ccxxxv - 


— 








Ciàiiguo 










issi 


3 

o 


Tensione del vapore 


Umidità relativa 


6 ant. 


12 m. 


3 pm. 


9 pm. 


Media 
gioin. 


6a. 


12 m 


3 pm 


9 pm 


Media 
giorn. 


1 


12.41 


15.50 


14.46 


11.42 


12.78 


83 


77 


71 


75 


72.00 


2 


11.02 


11.19 


8.50 


1237 


10.54 


75 


53 


37 


69 


56.07 


3 


11.49 


12.35 


12.41 


12.95 


11.99 


68 


52 


53 


65 


55.83 


4 


13.77 


14.86 


15.90 


13.47 


14.67 


74 


60 


64 


65 


65.50 


5 


16.21 


12.50 


14.88 


13.60 


14.46 


81 


51 


62 


70 


66.33 


6 


14.96 


15.68 


13.39 


12.76 


13.61 


88 


77 


86 


90 


82.00 


7 


13.62 


11,73 


11.01 


10.73 


12.07 


84 


76 


72 


70 


77.00 


8 


10.53 


936 


8.56 


9.21 


9.32 


75 


57 


63 


84 


67.67 


9 


8.69 


9.27 


9.36 


9.12 


9.13 


82 


69 


67 


76 


72.67 


10 


8.56 


8.64 


8.25 


8.43 


8.10 


70 


57 


54 


69 


59.83 


11 


8.78 


8.70 


8.97 


9.41 


8.87 


77 


62 


60 


67 


66.50 


12 


9.86 


10.43 


10.73 


11.07 


10.47 


74 


60 


59 


72 


66.50 


13 


13.00 


12.07 


10.90 


12.15 


11.88 


87 


67 


58 


74 


70.17 


14 


11.83 


13.11 


13.54 


11.63 


12.27 


86 


69 


77 


77 


76.67 


15 


11.64 


13.42 


12.49 


12.24 


12.36 


92 


78 


68 


77 


77.50 


16 


14.31 


11.26 


14.14 


12.62 


13.72 


87 


71 


79 


74 


77.33 


17 


14.00 


14.85 


14.95 


14.90 


14.57 


85 


69 


69 


80 


75.00 


18 


16.49 


14.63 


15.45 


14.96 


15.48 


88 


65 


70 


81 


76.00 


19 


14.67 


15.11 


15.58 


15.16 


15.39 


78 


68 


66 


72 


72.83 


20 


15.60 


15.87 


10.90 


14.51 


15.64 


86 


73 


68 


71 


75.33 


21 


15.38 


17.26 


18.35 


16.60 


16.61 


79 


71 


70 


76 


72.00 


22 


18.21 


19.07 


18.70 


17.69 


18.51 


88 


69 


65 


77 


75.00 


23 


17.56 


17.87 


19.30 


18.47 


18.36 


71 


63 


64 


75 


68.00 


24 


18.35 


18.39 


19.30 


— 


18.60 


75 


55 


54 


— 


— 


25 


19.10 


18.47 


18.79 


15.50 


18.64 


76 


59 


55 


60 


65.67 


26 


14.74 


18.85 


17.63 


15.95 


16.13 


64 


62 


53 


82 


61.67 


27 


12.57 


11.52 


13.41 


12.62 


12.44 


78 


62 


80 


74 


72.00 


28 


12.59 


13.16 


11.36 


13.86 


11.57 


72 


61 


59 


67 


62.83 


29 


13.87 


12.83 


13.04 


12.36 


13.09 


76 


69 


75 


76 


73.33 


30 


12.03 


12.54 


11.59 


13.71 


12.08 


78 


61 


49 


64 


60.50 


1 \ 13.48 


13.69 


10.35 


12.61 


13.44 


79 


60 


74 


06 


69.45 


S f 





















Media mensile .... 13.44 Media mensile .... 69.45 



CCXXXVI •—■ 



Ciiiigno 



ISSI 



'S 

ti 
o 

o 


Stato del cielo 


Elettricità dinamica 

atmosferica 


Ozono 


Gant. 


12m. 


3 ptn. 


9 pm. 


6ant. 


12 m. 


3 pm. 


9 pm. 


notte 


gior. 


1 


3.0 


2.0 


3.0 


1.0 


+ 23 


+20 


+18 


+ 15 




2 


0.0 


0.1 


0.0 


0.1 


12 


12 


13 


12 




3 


0.0 


0.1 


1.0 


2.5 


9 


11 


13 


10 




4 


0.0 


1.2 


1.0 


0.9 


10 


12 


12 


10 




5 


0.3 


1.0 


1.5 


0.9 


17 


14 


11 


10 




6 


10 


10 


.10 


10 


25 


17 


21 


30 




7 


7.8 


10 


10 


9.0 


42 


56 


34 


55 


'a 

O 


8 


2.0 


6.5 


10 


10 


54 


48 


48 


42 


Cd 


9 


9.7 


6.0 


7.5 


10 


35 


40 


47 


48 


> 


10 


2.5 


8.3 


3.7 


7.2 


43 


46 


49 


35 


m 
O 


11 


4.0 


9.0 


5.0 


4.0 


40 


38 


39 


55 


4) 


12 


2.0 


4.0 


4.5 


8.0 


39 


47 


49 


45 




13 


1.0 


2.0 


8.0 


8.7 


50 


52 


42 


42 


<u 


14 


8.5 


9.3 


9.0 


10 


45 


42 


45 


75 


Vi 

O 


15 


9.7 


2.0 


3.7 


9.0 


29 


57 


65 


70 


O 


16 


9.8 


5.0 


9.0 


2.0 


70 


60 


64 


74 


O 


17 


2.0 


1.0 


3.0 


1.0 


68 


08 


65 


72 


=2 


18 


6.5 


3.0 


7.0 


9.8 


62 


58 


55 


63 


o 


19 


7.0 


4.0 


3.0 


2.0 


51 


50 


52 


54 


0) 


20 


10 


3.2 


2.0 


3.0 


56 


50 


45 


55 




21 


1.0 


1.5 


1.0 


0.9 


1 53 


48 


48 


52 


% 


22 


9.5 


2.5 


1.0 


0.0 


45 


49 


40 


42 


-c 


23 


0.0 


3.0 


3.0 


2.0 


47 


42 


40 


39 


e 


24 


4.0 


0.7 


0.0 


o.b 


43 


70 


40 


— 


'5 

o 


25 


7.2 


3.0 


3.0 


10 


40 


38 


25 


30 


u 


26 


1.0 


5.2 


6.0 


9.0 


5 


20 


8 


38 


0) 

0. 


27 


10 


9.0 


10 


5.0 


44 


32 


31 


33 




28 


2.0 


1.0 


2.0 


0.0 


27 


27 


8 


32 




29 


7.0 


10 


10 


10 


32 


-20 


53 


49 




30 


10 


6.0 


4.5 


3.0 


35 


34 


30 


33 




'-a 


4.71 


4.30 


4.70 


5.03 


37 


39 


37 


40 







Giorni sereni 9 - uuvol. 8 - misti 13 

Numero dei giorni : 
con pioggia 15 - grandine — - neve — 
» nebbia 11 • temporali 1 - rugiada — 



Media mensile della elettricità 38.31 



CCXXXVII 



Luglio 



ISSI 







Termometro centigrado 


Temperatura 

dell' acqua irarin,i 

ad un melio 


Acqua 


'a 

Si 

o 

O 








.solto la sua super. 




7 ani. 


12 m. 


3 pm. 


9prn. 


Med. 
gior. 


Max. Min. 


Gradi 
cent. 

h.iSm. 


Period. 
della 
marea 


> Sh 


3 
O 


1 


21.20 


24.50 


28.80 


22.00 


23.35 


26.50 


19.20 


23.50 


flusso 


3.25 


__ 


2 


20.60 


25,80 


26.80 


24.20 


24.46 


28.20 


18.50 


25.50 


flusso 


2.25 


— 


3 


20.90 


27.40 


20.20 


24.00 


24.82 


28.50 


20.50 


26.25 


» 


2.90 


— 


4 


23.60 


29.00 


29.20 


25.00 


26.88 


30.90 


22.10 


26.75 


» 


2.25 


— 


5 


26.90 


30.00 


30.20 


26.80 


2S.47 


30.90 


23.90 


28.25 


» 


2.60 


— 


6 


28.00 


30.75 


32.50 


27.35 


29.86 


32.20 


20.40 


29.00 


» 


2.70 


— 


7 


25.15 


30.80 


29.90 


— 


28.13 


32.00 


23.10 


29.00 


riflus. 


3.05 


— 


8 


23.60 


27.45 


28.50 


25.70 


26.12 


30.40 


21.30 


28.50 


» 


4.75 


— 


9 


21.25 


25.45 


26.40 


22.10 


23.36 


26.80 


20.00 


27.50 


» 


4.25 


— 


10 


21.10 


26.15 


27.60 


23.50 


24.34 


28.20 


18.34 


26.25 


» 


3.10 


— 


11 


24.80 


25.70 


26.20 


23.60 


24.54 


27.80 


20.50 


26.25 


» 


3.00 


— 


12 


21.90 


26.25 


26.20 


23.80 


24.74 


27.00 


17.10 


26.25 


flusso 


3.50 


— 


13 


22.85 


27.20 


27.60 


24.75 


25.82 


28.40 


21.45 


26.75 


» 


3.00 


— 


14 


24.60 


29.85 


30.60 


26.55 


28.08 


31.50 


23.40 


27.75 


» 


3.05 


— 


15 


26.15 


29.65 


29.30 


27.70 


28.37 


30.50 


24.50 


28.75 


» 


3.89 


— 


16 


25.80 


30.75 


31.10 


27.80 


28.97 


32.30 


25.00 


29.75 


» 


3.40 


— 


17 


27.00 


31.00 


29.20 


28.50 


29.45 


32.50 


25.40 


30.50 


» 





— 


18 


26.80 


30.00 


30.70 


28.00 


29.12 


32.20 


25.70 


29.20 


» 


4.40 


— 


19 


26.05 


31.80 


32.20 


29.10 


29.87 


33.00 


24.60 


31.25 


» 


3.40 


— 


20 


28.60 


30.35 


32.20 


28.20 


29.53 


33.00 


25.50 


32.00 


» 


3.33 


— 


21 


28.90 


30.20 


31.60 


28.50 


30.10 


32.85 


26.80 


31.25 


riflus. 


4.70 


— . 


22 


26.50 


31.20 


25.80 


21.80 


26,47 


33.00 


22.80 


31.00 


» 


3.00 


7.0 


23 


23.57 


26.50 


27.65 


24.80 


25.42 


28.90 


19.50 


29.00 


» 


3.93 


— 


24 


21.75 


27.40 


27.70 


25.40 


25.06 


28.20 


19.00 


28.25 


» 





— 


25 


25.80 


28.75 


28.40 


25.60 


27.08 


30.00 


23.30 


28.50 


» 


3.52 


— 


26 


23.60 


28.70 


28.30 


25.80 


26.55 


30.00 


22.50 


28.25 


» 


3.50 


— 


27 


24.60 


28.70 


28.80 


18.70 


24.64 


29.90 


21.30 


28.00 


stane. 


3.75 


— 


28 


17.80 


22.00 


23.70 


21.90 


21.28 


24.90 


15.20 


24.50 


flusso 


5.20 


— 


29 


19.70 


22.60 


24.70 


21.60 


21.07 


25.50 


17.00 


23.50 


» 


5.10 


— 


30 


20.10 


25.35 


24.90 


22.60 


22.79 


25.10 


17.90 


24.75 


» 


2.10 


— 


31 


21.10 


26.80 


27.30 


24.20 


24.46 


27.10 


19.90 


25.25 


» 


2.61 


— 


1 \ 23.83 


28.38 


28.40 25.02 


26.26 


29.64 


21.77 


27.78 




98.48 


7.0 



Media Ter. lueus. 26,20 Mass. ass. 33.00 il dì 20 h. 4 pm. Min. ass. 15.20 il di 28 h. 6 a. 

Media dei max. 29.64 Media dei min. 21.77 

Media temp. acqua mar. 27.78 Acqua evap. 98.48 Acqua cad. Tot. 7,0 



— CCXXXVTII — 



liUgliO 



issa 



s 

o 


Barometro a 0.° 




Direzione del vento 


Stato 

del 
• mare 


















ó 


7 a. 


12 m. 


3pm. 9pm. 


Med. 

gior. 


7 ant. 


12 m. 


3 pm. 


9 pm. 


Media 


1 


63.04 


62.84 


62.37 


61.25 


61.99 


N3 


NE9 


SS09 


S8 


0.12 


2 


61.70 


61.83 


62.05 


62.07 


61.84 


N3 


ESEto 


SSE'3 


SO^ 


0.03 


3 


64.17 


63.82 


63.57 


64.31 


64 05 


NS 


SSES 


SEU 


ESE6 


0.17 


4 


65.09 


65.23 


64.75 


65.15 


65 01 


N03 


SSE8 


SSEJ6 


SSEi'^ 


0.16 


5 


65.47 


64.53 


64.08 


64.18 


62.46 


SSE2 


SEi3 


SSE'O 


SSE9 


0.17 


6 


61.55 


61.06 


60.20 


59.48 


60.53 


ESE5 


SE9 


ESE6 


SSE12 


0.16 


7 


58.80 


58.40 


57.48 


— 


58.34 


NNES 


SS07 


SE'9 


— 


0.54 


8 


59.68 


59.07 


58.37 


57.82 


58.56 


NE 18 


ENE13 


ESE8 


SSE15 


0.55 


9 


57.06 


57.18 


56.22 


58.50 


57.08 


NNE9 


ESE7 


ENE6 


NE16 


0.52 


10 


01.06 


61.93 


61.09 


61.01 


61.29 


NNE9 


ESE9 


SE!* 


SSEio 


0.18 


11 


63.72 


65.53 


65.40 


65.59 


64.88 


ENE12 


S16 


SSE'i 


SSE7 


0.2G 


12 


66.58 


65.47 


64.70 


64.47 


65.27 


NNE> 


SE<5 


SSE18 


S*'' 


0.47 


13 


64.64 


64.25 


63.52 


63.70 


63.84 


N2 


SEi2 


SEI' 


SE9 


0.47 


14 


65.20 


65.33 


65.05 


65.10 


65.08 


NE» 


SU 


SE12 


SSE7 


0.40 


15 


66.60 


66.64 


65.83 


65.23 


66.07 


ENE7 


SSE14 


SSE19 


SO'^ 


0.17 


16 


64,24 


61.47 


60.93 


58.95 


61.19 


NNE2 


ESE9 


SEio 


S8 


0.25 


17 


58.30 


59.97 


60.72 


58.79 


59.48 


0N04 


SE — 


SSE<7 


ESE8 


0.06 


18 


60.69 


61.97 


61.48 


61.45 


61.32 


NNE6 


ESE— 


SE<3 


ESE6 


0.00 


19 


62.10 


61.07 


60.47 


58.98 


60.63 


NNE7 


SSE6 


SSE15 


SE' 


0.10 


20 


58.77 


58.09 


57.28 


57.28 


57.74 


NEI 


ESEio 


SE'6 


SSE24 


0.08 


21 


56.48 


56.24 


55.71 


54.70 


55.68 


SE14 


ESEi'-i 


ESEio 


SSE-iS 


0.48 


22 


54.60 


53.93 


53.59 


56.34 


54.64 


N03 


SO'6 


NE2e 


NNE^ 


0.24 


23 


58.77 


59.65 


59.64 


60.49 


59.72 


NE6 


ESE't 


ESE9 


ESE'' 


1.43 


24 


61.55 


61.52 


60.88 


60.20 


61.00 


N5 


SSE15 


SSE19 


SSEI2 


0.79 


25 


59.25 


59.05 


58.10 


56.63 


57.38 


E^ 


SEM 


ESE*2 


SSE8 


0.33 


26 


54.81 


55.50 


53.81 


52.32 


53.95 


NNOi 


S^ 


SS 


E6 


0.37 


27 


52.37 


51.90 


53.07 


58.89 


54.19 


S03 


SSE13 


SO'8 


NE33 


0.17 


28 


62.89 


64.90 


66.84 


64.89 


64.8ol 


NNEH) 


NNE29 


ESE 13 


E19 


0.10 


29 


69.86 


68.91 


68.10 


66.31 


68.43 


NEt-? 


ESEI3 


SE6 


SEH 


1.65 


30 


65.39 


64.41 


64.15 


63.07 


64.15 


ONOi 


SII) 


SSE15 


SS07 


1.08 


31 


62.26 


61.27 


60.86 


61.08 


61.39 


NO'i 


SSEH 


SE19 


ESE14 


0.58 


"i [59.62 


59.75 


59.55 


59.53 


60.48 


NE 


SE 


SE 


ESE 


0.37 



Media Bar. men. 61.38 Blass. 69.86 il di 29 li. 6 poni. Miu. 51.90 il di -21 h. 12 uier, 

Venti predominanti SE Altezza della neve non fusa — 

Stato del mare media 0.37 



CCXXXIX — 



liUgliO 



ISSI 



e 
o 
O 


Tensione del vapore 


Umidità relativa 


7ant, 


12 m. 


3 pm. 


9 pm. 


Media 
giorn. 


7 a. 


12 m. 


3 pm. 


9 pm. 


Media 
giorn. 


1 


8.80 


11.22 


11.08 


12.98 


10.61 


46 


49 


46 


66 


49.83 


2 


13.83 


14.17 


12.55 


13.26 


13.54 


77 


57 


48 


59 


60.00 


3 


13.62 


14.57 


14.50 


16.48 


15.04 


73 


55 


52 


74 


64.66 


4 


17.96 


18.07 


18.26 


19.72 


18.29 


83 


60 


61 


83 


70.02 


5 


20.01 


17.13 


17.78 


18.92 


18.92 


76 


54 


56 


72 


05.83 


6 


18.18 


18.65 


17.81 


21.39 


19.19 


75 


56 


52 


80 


64.33 


7 


20.81 


20.73 


21.12 


— 


19.07 


87 


63 


67 


— 


67.80 


8 


16.06 


13.90 


14.68 


18.11 


15.76 


69 


55 


59 


74 


63.00 


9 


14.67 


18.66 


17.86 


14.12 


15.88 


78 


77 


71 


71 


74.33 


10 


11.02 


12.71 


11.79 


12.15 


11.75 


59 


51 


43 


56 


52.17 


14 


12.67 


13.18 


11.79 


13.36 


12.38 


61 


54 


45 


62 


53.50 


12 


13.93 


13.63 


12.26 


13.72 


13.36 


71 


53 


49 


63 


60.33 


13 


12.76 


14.28 


15.21 


16.05 


14.21 


63 


53 


56 


69 


57.83 


14 


14.33 


16.88 


17.41 


20.19 


17.20 


62 


54 


53 


78 


61.00 


15 


18.34 


17.13 


16.25 


17.12 


17.09 


73 


55 


53 


62 


59.67 


16 


18.53 


17.42 


18.52 


29.84 


18.97 


75 


54 


55 


71 


64.50 


17 


17.19 


17.54 


18.00 


21.10 


18.61 


65 


53 


53 


73 


60.33 


18 


17.80 


18.80 


20.69 


20.44 


19.20 


68 


60 


63 


72 


64.17 


19 


18.72 


19.30 


19.27 


21.62 


19.29 


74 


54 


56 


72 


62.17 


20 


24.29 


21.71 


21.39 


20.19 


21.49 


84 


60 


61 


71 


68.00 


21 


20.87 


22.18 


23.87 


20.39 


21.66 


70 


66 


69 


70 


68.00 


22 


18.98 


16.28 


17.80 


15.28 


17.05 


84 


47 


63 


74 


68.50 


23 


13.88 


12.90 


12.06 


15.67 


12.43 


60 


50 


44 


50 


50.66 


24 


14.20 


15.91 


15.08 


13.57 


14.36 


70 


58 


55 


56 


58.83 


25 


14.11 


16.08 


15.50 


15.67 


15.48 


57 


55 


57 


64 


57.33 


26 


16.38 


16.26 


15.90 


18.11 


17.24 


76 


56 


55 


74 


66.80 


27 


17.94 


16.93 


15.17 


9.32 


14.38 


78 


58 


52 


58 


62.33 


28 


8.12 


8.29 


8.87 


11.28 


9.16 


53 


42 


43 


57 


47.67 


29 


9,63 


9.22 


8.67 


11.46 


9.77 


56 


45 


40 


60 


50.83 


30 


12.22 


11.26 


13.15 


13.82 


13.10 


70 


47 


58 


68 


61.60 


31 


12.28 


13.17 


12.67 


17.60 


14.20 


66 


51 


47 


76 


61.50 


'ì\ 15.5C 


15.81 


15.78 


16.86 


16.00 


69.08 


54.99 


54.42 


68.04 


61.26 



Media mensile . . . 16.00 



Media meusile ... 61.26 



— CCXL 



liU 


Silo 


















l^Sl 


a 

S-t 

o 

6 


Stato del cielo 


Elettricità dinamica 

atmosferica 


Ozono 




7 ant. 


12 m. 


3pm. 


9pm. 


7 ant. 


12 in. 


3 pm. 


9pm. 


notte 


gior. 




1 


_ 


_ 




_ 


+24 


+21 


+23 


+19 






2 


— 


— 


— 


0.3 


23 


22 


17 


17 






3 


10 


10 


8.5 


10 


19 


17 


15 


18 






4 


9.0 


7.0 


5.0 


0.2 


15 


14 


15 


15 






5 


— 


— 


— 


— 


18 


12 


12 


18 






6 


0.2 


0.5 


0.7 


0.4 


11 


10 


10 


13 






7 


2.0 


0.5 


0.8 


— 


12 


11 


10 


— 


e 

o 




8 


6.0 


2.5 


3.7 


6.0 


9 


6 


8 


5 


re 




9 


5.7 


8.3 


4.5 


— 


6 


6 


7 


4 


> 




10 


2.0 


1.0 


0.5 


2.0 


5 


5 


5 


4 


in 
tn 
O 




11 





0.3 


0.4 


1.0 


3 


4 


4 


3 


.2 




12 


4.0 


2.0 


1.0 


1.0 


2 


3 


3 


5 






13 


— 


0.3 


1.0 


9.3 


4 


6 


5 


5 


cu 




14 


8.0 


0.2 


0.2 


0.4 


4 


3 


4 


4 


o 




15 


0.2 


0.3 


— 


— 


5 


5 


4 


3 


o 

a 




16 


0.9 


0.3 


— 


— 


3 


3 


3 


3 


O 




17 


— 


— 


— 


— 


2 


2 


2 


3 


=2 




18 


— 


— 


0.1 


0.2 





2 


3 


3 


o 




19 


0.7 


1.5 


2.7 


1.7 


1 


3 


3 


2 


tn 




20 


9.0 


4.0 


3.0 


2.5 


2 


2 


2 


2 






21 


— 


1.0 


0.9 


1.0 


2 


2 


1 


1 






22 


1.0 


4.0 


9.8 


2.0 


1 


1 


18 


5 


<u 




23 


2.7 


9.3 


2.0 


1.5 


4 


4 


4 


2 


t3 




24 


9.0 


2.5 


0.7 


— 


2 


2 


2 


2 


O 




25 


2.0 


7.0 


5.0 


9.7 


1 


1 


1 


2 






26 


5.5 


8.0 


7.0 


10 


1 


3 


2 


3 


Ph 




27 


5.0 


2.0 


9.0 


8.0 


3 


1 


22 


18 






28 


5.0 


1.0 


1.0 


— 


15 


14 


18 


15 






29 


— 


— 


— 


— 


18 


13 


12 


13 






30 


— 


4.0 


— 


1 


16 


7 


13 


14 






31 


1.0 


3.0 


1.0 


8.0 


18 


7 


14 


14 






- i 
•5 } 


2.86 


2..38 


2.GG 


1.63 


8.10 


5.00 


8.13 


4.91 









Giorni sereni 20 - nuvol. 3 - misti 8 

Numero dei giorni : 

con pioggia 1 - grandine - neve 

» brina - temporali 1 - rug. 



Bledia mensile della elettricità 8.71 



— CCXLI — 



Agoì^to 



ISSI 





— 






Tem 


Dtralurd 








Termometro centigrado 


dell' ac 
ad u 


[ua iTiarin^ 
n melio 


Acqua 




o 






.sotto la 


sua super 






7 ant. 


12 m. 


3 pm. 


9pm. 


Med. 


Max. 


Min. 


Gradi 
cent. 


Period 
della 


Ì5 


3 

-a 














oior. 




1 


ll.lSm. 


marea 




o 




i 


22.40 


27.20 


27.55 


1 
24.70 


25.37 


28.20 


21.50 


26.00 


flusso 


i.OO 


— 




2 


23.60 


29.80 


29.10 


26.10 


27.16 


30.00 


■Ì2.'.I0 


28.00 


» 


2.30 


— 




3 


23.50 


28.15 


30.20 


26.S0 


27.40 


31.50 


22.10 


28.25 


I) 


5.70 


— 




4 


22.70 


27.30 


29.30 


25.90 


24.76 


30.30 


22.06 


28.00 


» 


■ 4.30 


— 




5 


22.80 


26.90 


29.70 


25.30 


28.15 


30.10 


21.0U 


28.50 


>j 


5.60 


— 




6 


23.10 


29.60 


30.10 


25.90 


27.78 


31.00 


21.04 


28.00 


riilus. 


3.20 


— 




7 


23.80 


30.70 


32.60 


25.90 


28.05 


33.40 


22.20 


28.00 


» 


3.50 


— 




8 


23.30 


29.70 


30.20 


28.30 


27.82 


32.20 


23.2U 


28.00 


» 


5.00 


— 




9 


24.70 


29.20 


29.70 


26.40 


27.18 


30.40 


2J.60 


28 00 


» 


4.45 


— 




IO 


22.90 


28.10 


29.90 


25.80 


26.41 


30.70 


22.10 


27.25 


flusso 


4.30 


— 




11 


21.50 


26.90 


27.70 


25.50 


25.30 


28.75 


22.30 


27.00 


» 


4.10 


— 




12 


22.30 


27.50 


28.30 


25.70 


25.81 


29.40 


21.00 


27.25 


» 


3.50 


— 




13 


24.10 


27.70 


28.40 


23.90 


27.70 


29.50 


22.60 


28.00 


» 


2.70 


— 




14 


21.80 


2Ì.50 


18.70 


17.70 


20.60 


26.20 


18.10 


27.25 


» 


3.20 


30.65 




15 


16.40 


16.75 


19.60 


18.0U 


17.64 


20.40 


15.U0 


23.50 


» 


1.40 


1.90 




16 


17.50 


20.00 


21.30 


21.20 


20.06 


22.80 


16.10 


24.50 


» 


2.80 


— 




17 


1 9.20 


21.40 


21 30 


19.00 


20.22 


22.00 


17.50 


24.25 


» 


2.20 


2.80 




18 


18.10 


22.10 


22. iO 


21.45 


20.94 


23.00 


17.10 


23.75 


iiflus. 


1.30 


5.60 




19 


17.80 


23.40 


24.80 


21.80 


21.92 


25.50 


17.40 


24.25 


» 


2.40 


— 




20 


20.50 


25.15 


25.00 


22.80 


23.50 


26.20 


19.80 


24.75 


» 


1.40 


— 




21 


22.20 


26.30 


26.10 


24.10 


24.73 


26.37 


21.00 


25.50 


» 


1.20 


— 




22 


22.75 


26.80 


27.60 


24.70 


25.54 


27,50 


21.00 


24.25 


» 


2.00 


— 




23 


21.60 


25.90 


26.00 


25.25 


25.01 


28.50 


20.80 


26.50 


» 


1.45 


— 




24 


20.80 


27.10 


28.00 


25.30 


25.35 


20.90 


21. U7 


27.00 


» 


1.50 


— 




25 


23.20 


27.75 


28.00 


2Ì.50 


25.93 


28.75 


20.20 


27.25 


» 


2.20 


— 




26 


20.55 


26.60 


28.00 


24.40 


24.82 


29.20 


19.85 


26.50 


» 


4.70 


~ 




27 


21.65 


27.60 


27.80 


24.60 


25.42 


28.75 


21.00 


26.75 


flusso 


2.25 


43.20 




28 


22.20 


20.15 


19.60 


17.80 


20.43 


28.70 


21.55 


26.00 


» 


2.50 


— 




29 


18.00 


22.20 


22.75 


20.00 


20.70 


26.50 


13.40 


24.75 


» 


1.90 


— 




30 


15.90 


22.50 


22.80 


19.90 


20.15 


23.45 


15.60 

1 


25.00 


» 


1.80 


— 




31 


18.90 


23.40 


24.60 


21.30 


21.62 


23.70 


17.80 


25.50 


» 


1.40 


— 




^\ 21.28 25.45 


16.34 


23.57 


23.47 


27.85 


20.25 


26.40 




102.45 


84.15 



Media Ter. mens. 23.47 Mass, ass. 33.Ì0 il di 7 h. 4 pm. Mia. ass. 17.64 il di 15 h. 5 a. 
Media dei max. 27.05 Media dei min. 20.25 

Media temp. acqua mar. 26.40 Acqua evap. 102.45 Acqua cad. Tot. 84.10 
Tomo VII, Serie V. dd 



— CCXLII — 



jtgosto 



issa 



e 
o 


Barometro a 0.° 


Direzione 


del vento 


Stato 

del 
mare 


1 
















6 


7 a. 


12 m. 


3pra. 


9pm. 


Med. 

gior. 


7 ant. 


12 m. 


3 pm. 


9 pm. 


Media 


1 


61.62 


61.44 


61.17 


61.43 


61.70 


ìNNE- 


SE8 


ESEil 


SSE^ 


0.20 


2 


60.80 


60.20 


60.48 


6-2.32 


60.90 


N3 


ESE3 


Ei3 


ENES 


0.10 


3 


64.96 


64.14 


63.89 


65.05 


64 41 
66 99 


NNE 13 


Eli 


SE'i 


SE' 


0.20 


4 


67.24 


67.38 


66.72 


66.89 


N9 


E'-^ 


ESEs 


SO- 


0.00 


5 


66.89 


66.27 


65.79 


65.32 


66.07 


,\i() 


E'i 


SE'i 


S-' 


0.00 


6 


6477 


63.63 


62.67 


62.56 


63.27 


NO'2 


S^ 


SE'O 


Sfi 


0.00 


7 


62.40 


61.34 


60.53 


62.05 


01.41 


N07 


SSE- 


SSE^ 


N19 


0.20 


8 


60.44 


60.15 


57.81 


57.06 


58.61 


NN07 


ESE"> 


SE9 


S3 


0.00 


9 


56.70 


56.04 


55.30 


54.76 


55.70 


NNO^ 


SSE^ 


SSEi°- 


ESE1-' 


0.90 


10 


56.36 


54.74 


54.95 


55.28 


55.41 


N7 


ENE'^' 


SSE' 


ENE9 


0.00 


11 


56.71 


57.76 


57.25 


58.32 


57.85 


NNK*^' 


ESEi-i 


SE" 


E 


0.80 


12 


57.98 


56.22 


55.16 


55.37 


57.48 


NNE« 


SE' 3 


ESEi" 


SSE 


0.00 


13 


54.08 


52.86 


61.72 


50.80 


52.18 


NE' 


ESE' 


ESE9 


NO 


0.00 


14 


50.49 


50.48 


52.76 


51.82 


51.24 


NNE^ 


ssoy 


NE'9 


N 


O.IO 


15 


51.82 


54.01 


54.76 


56.49 


54.16 


NE^3 


ONO" 


SE9 


s 


1.10 


16 


57.68 


58.08 


56.77 


56.22 


57.07 


NNE7 


ESE' 


SSE'it^ 


ENE 


0.78 


17 


57.82 


53.42 


51.33 


49.16 


52.14 


E'' 


N" 


NNOi- 


NO 


1.88 


18 


50.09 


51.18 


51.00 


54.32 


51.52 


NNE^ 


SE^ 


ENE9 


NE 


0.47 


19 


60.15 


61.89 


61.89 


61.93 


61.44 


NNE' 


SE' 


ESE« 


SE 


0.23 


20 


61.63 


61.65 


60.93 


61.05 


61.13 


NNE'" 


ESE' 


ESE'^' 


ESE 


0.20 


21 


61.20 


60.62 


60.16 


59.02 


60.07 


ENE^ 


SE' 


ESE' 


E 


0.13 


22 


59.34 


59.37 


58.69 


58.91 


58.98 


NNE8 


ESE'-» 


ESE6 


ENE 


0.48 


23 


59.30 


59.92 


59.23 


59.01 


59.35 


NS 


E' 


E13 


NNE 


0.10 


24 


58.64 


58.36 


58.15 


56.68 


57.82 


NNE-^ 


SEI! 


ESE8 


NNO 


0.20 


25 


57.21 


57.82 


57.44 


58.02 


57.48 


NO"- 


ESE'i 


ENE8 


NE 


0.30 


26 


58.37 


58.24 


57.27 


57.12 


57.70 


NNEi" 


ESE" 


SEì^ 


S 


0.20 


27 


55.91 


55.82 


55.12 


54.60 


55.32 


NNE' 


ESE" 


ESE^" 


ESE 


0.28 


28 


51.87 


52.49 


52.39 


56.55 


53.15 


N8 


SO'-' 


NNEy 


NNO 


0.15 


29 


61.93 


64.24 


64.19 


60.00 


62.98 


NNEfi 


ESEi 


ESEi'^i 


sso 


0.17 


30 


65.20 


64.14 


63.94 


61.64 


63.62 


NI5 


OSO' 


Sii 


SSE 


0.47 


31 


59.06 


57.97 


57.00 

i 


56.28 


57.51 


NNE3 


ESE.^ 


SEfi 


E 


0.15 


"g J58.88 
^5 


58.75 


58.26 


58.27 


58.53 NNE 


SE 


ESE 


SE 


! 0.26 

1 



Media Bar. men. 68.53 Bla.ss. &1M il di 4 h. 1"2 mer. Win. 49.16 il di 17 h. 9 poni. 

Venti predominanti SE Altezza della neve non fusa — 

Stato del mare media 0.26 



— CGXLIII 



ISSI 



p 
o 
O 


Tensione del vapore 


Umidità relativa 


7 ant. 


12 m. 


3 pm. 


9 pm. 


Media 

giorn. 


7 a. 


12 m. 


3 pm. 


9 pm. 


Media 
giorn. 


1 


15.35 


18.74 


18.11 


16.25 


17.58 


76 


70 


66 


79 


72.00 


2 


15.45 


19.03 


19.03 


15.02 


16.42 


70 


64 


64 


60 


61.00 


3 


11.83 


13.96 


13.72 


15.05 


13.68 


55 


49 


43 


57 


60.00 


4 


12.95 


14.80 


13.70 


14.28 


11.98 


33 


55 


46 


57 


50.00 


5 


11.67 


11.66 


11.95 


13.80 


10.58 


56 


44 


38 


58 


49.00 


6 


14.16 


14.80 


21.26 


15.17 


16.50 


67 


48 


67 


52 


64.00 


7 


16.60 


17.42 


15.34 


16.90 


17.95 


76 


54 


42 


68 


63.00 


8 


13.39 


13.85 


16.50 


15.72 


14.37 


63 


45 


53 


55 


52.00 


9 


12.09 


15.41 


16.01 


2,j.32 


15.52 


55 


57 


52 


79 


58.00 


10 


15.07 


19.46 


19.11 


18.97 


18.42 


70 


69 


61 


76 


70.00 


11 


14.71 


18.35 


10.88 


17 14 


18.18 


78 


70 


61 


71 


69.00 


12 


13.36 


17.74 


17.43 


18.66 


16.65 


67 


65 


61 


76 


67.00 


13 


17.36 


19.32 


20.35 


15.46 


16.87 


78 


70 


70 


71 


79.00 


14 


14.35 


16.17 


14.00 


13.96 


14.33 


73 


71 


87 


91 


79.67 


15 


9.49 


10.73 


12.35 


11.23 


10.11 


68 


73 


71 


73 


70.67 


16 


9.99 


13.82 


12.70 


14.29 


12.67 


67 


79 


66 


76 


71.67 


17 


14.72 


15.10 


14.93 


15.76 


15.13 


88 


80 


79 


97 


85.83 


18 


15.23 


15.78 


15.45 


14.23 


15.09 


98 


81 


80 


75 


82.87 


19 


11.80 


14.08 


13.61 


15.28 


13.49 


77 


65 


59 


79 


68.83 


20 


15.79 


13.69 


13.96 


17.57 


15.16 


85 


53 


58 


85 


70.67 


21 


17.41 


18.35 


17.98 


20.34 


18.38 


88 


71 


70 


91 


78.83 


22 


15.78 


16.67 


18.24 


21.81 


17.99 


76 


67 


66 


95 


74.67 


23 


15.95 


18.91 


21.54 


20.10 


19.34 


82 


76 


86 


84 


84.83 


24 


18 50 


20.74 


19.33 


16.51 


18.47 


100 


77 


69 


70 


77.33 


25 


17.80 


17.Ì3 


19.27 


15.78 


17.58 


85 


62 


68 


70 


70.83 


26 


13.09 


15.82 


16.20 


17.11 


15.42 


70 


60 


57 


73 


65.33 


27 


16.02 


17.30 


18.12 


18.60 


18.07 


83 


63 


65 


81 


75.83 


28 


16.93 


12.24 


12.98 


12.53 


13.76 


82 


74 


77 


85 


77.17 


29 


1066 


10.64 


11.42 


12.19 


11.02 


66 


57 


52 


71 


60.00 


30 


10.34 


11.55 


12.99 


12.13 


12.09 


77 


56 


63 


70 


69.16 


31 


13.08 


12.40 


13.40 


13.75 


13.U4 


84 


58 


50 


73 


68.67 


"SJ 14.21 15.68,' 15.74 

n; I 


15.64 


15.29 


74.69 


64.02 


52.95 


72.38 


69.04 



Media mensile . , . 15.29 



Media mensile . . . G9.04 



CCXLIV — 



Agosto 


















l^Sl 






Stato del ciel 





Elettricità dinamica 


Ozono 




'5 

o 

5 










atmosferica 






7 ant. 


12 rn. 


3 prn. 


9pm. 


7 ant. 


12 m. 


3 pm. 


9 pm. 


notte 


gior. 




1 




0.6 




_ 


+22 


+12 


+10 


+18 






2 


— 


0.7 


1.0 


— 


23 


13 


5 


18 






3 


8.0 


0.3 


1.0 


— 


16 


14 


14 


13 






4 


7.0 


— 


— 


— 


12 


14 


8 


8 






5 


— 


— 


— 


— 


6 


4 


7 


6 






6 


3.0 


• 0.9 


2.0 


1.0 


2 


7 


3 


6 


._• 




7 


6.0 


5.0 


4.0 


2.0 


9 


9 


8 


8 


e 

o 




8 


10 


— 


2.0 


2.0 


4 


4 


4 


3 


'5 




9 


10 


5.0 


3.0 


— 


3 


15 


8 


10 






10 


10 


4.0 


2.0 


5.0 


12 


12 


9 


14 


o 




11 


8.8 


1.6 


1.4 


— 


15 


12 


8 


9 


a> 




12 


1.0 


1.0 


— 


— 


12 


12 


9 


9 






13 


1.0 


— 


— 


— 


19 


12 


15 


14 


O. 




14 


10 


4.0 


2.0 


6.0 


Ì2 


8 


63 


80 


CO 




15 


10 


4.0 


10 


10 


10 


19 


16 


12 


o 

e 




16 


0.! 


10 


4.0 


1.0 


15 


20 


14 


16 


o 

3 




17 


10 


10 


2.0 


1.0 


20 


20 


11 


80 


Q 




18 


9.9 


10 


8.0 


10 


40 


46 


28 


26 


a> 




19 


0.3 


7.0 


0.5 


0.1 


18 


50 


35 


41 


cn 




'20 


5.0 


0.4 


0.4 


— 


46 


32 


35 


45 






21 


1.0 


1.5 


0.3 


1.0 


49 


47 


38 


52 


ai 

-T3 




22 


0.1 


4.7 


0.2 


0.5 


38 


26 


20 


42 


<v 




23 


U.3 


2.0 


0.3 


1.0 


29 


25 


40 


42 


C 




24 


10 


— 


— 


— 


100 


26 


25 


12 


o 




25 








— 


— 


17 


17 


10 


17 






26 





•0.7 


0.7 


— 


9 


6 


8 


9 


Oh 




27 





— 





— 


9 


8 


9 


10 






28 


9.0 


1.0 


1.3 


— 


10 


40 


15 


17 






29 


0.3 


10 


7.5 


1.0 


10 


7 


11 


10 






30 


3.0 


0.3 


^- 


0.5 


9 


9 


11 


9 






31 


1.2 


2.0 


2.0 


0.7 

1 


10 


9 


6 


8 






Ì\ 4.09 


2.39 


2.06 


1.71 


19.38 17.83 


16.18 


21.22 








^i 





















Giorni sereni 18 - nuvol. 5 - misti 8 

Numero dei giorni: 

con pioggia 6 - grandine - neve 

" brina - temporali 2 - rug. 2 



Media mensile della elettricità 18.55 



CCXLV — 



Settembre 



ISSI 



Termometro centigrado 



6 ant. 



12 m. 3 pm. I 9 pm. 



Media 
ciorn. 



Max. 



Min. 



T''mper.illira 
dell' acqua marina 

ad un melro 
scilo la sua super. 



Gradi period. 
cent. della 
h I2m niarea 



Acqua 



18.25 


21.30 


16.60 


16.35 


18.18 


22.10 


14.70 


17.40 


18.00 


17.20 


16.77 


18.70 


15.35 


19.60 


20.40 


19.20 


16.86 


22.30 


17.00 


21.70 


23.00 


20.80 


20.22 


2Ì.00 


1G.4Ù 


20.20 


21.40 


19.80 


19.30 


22. iO 


18.35 


27.50 


23.80 


21.60 


21.02 


24.50 


21.00 


16.70 


18.80 


19.10 


19.92 


22.25 


17.15 


22.80 


22.20 


20.40 


20.40 


23.00 


15.80 


21.20 


22.60 


16.50 


19.49 


23.25 


15.50 


21.00 


22.40 


19.40 


19.55 


22.80 


17.45 


20 60 


21.60 


19.30 


19.08 


22.30 


16.55 


20.50 


21.20 


19.15 


19.43 


22.00 


15.60 


20.50 


21.50 


19.65 


19.42 


22.60 


18.00 


21.30 


22.10 


19.95 


19.67 


23.30 


17.80 


21.95 


22.20 


20.45 


20.52 


23.30 


16.10 


16.30 


18.20 


17.40 


17.53 


19.50 


15.90 


19.80 


20 50 


19.10 


18.83 


21.20 


18.70 


21.00 


21.75 


19.43 


19.56 


22.70 


17.80 


21.70 


21.80 


19.80 


20.57 


23.00 


17.30 


21.80 


23.00 


20.50 


20.67 


2Ì.20 


18.90 


22 25 


22.60 


20.90 


20.61 


24.00 


14.80 


20.09 


21.40 


18.10 


19.97 


22.30 


14.00 


14.50 


16.95 


16.20 


15.79 


17.60 


12.00 


17.20 


17.60 


13.50 


15.58 


18.80 


11.10 


15.40 


16.50 


15.00 


14.68 


17.40 


11.30 


15.30 


17.20 


15.20 


14.55 


18.20 


13.80 


16.50 


17.40 


15.20 


15.02 


18.40 


13.60 


18.30 


19.50 


16.90 


16.90 


20.80 


13.70 


14.00 


13 80 


14.00 


14.08 


18.40 


13.70 


15.10 


15.00 


13.40 


14.35 


18.20 



15.20J 
14.40, 
14.10 
16.4o! 
15.80| 
17.00 
18.40 
16.50 
17.70 
15.10 



24.75 
22.75 
21.75 

22.50 
23.00 
23.50 
23.75 
22.75 
22.75 
23.00 



14.90Ì 22.50 
23.00 
23.25 
24 00 
23.75 



16.65 

16.00| 

15.30 

16.00' 

17.50| 

15.00' 22.50 

15.40|22.35 

16.90||22.50 

17.30i23.00 

lG.90l23.25 
18.40j23.00 
11.75|:21.25 
13.80'|20.75 
10.50^'l9.75 
9.90:13.75 
10.90|l4.40 
12.45} 19.25 
13.50 19.25 
13.30 '14.75 



flusso 


2.10 


» 


— 


1» 


2.00 


rillus. 


2.20 


» 


2.50 


flusso 


1.40 


riflus. 


— 


1) 


1.50 


tlus&o 


2.70 


d 


3.10 


» 





» 


— 


» 


1.55 


» 


2.70 


» 


1.15 


— 


0.15 


rillus. 


1.20 


» 


1.10 


» 


2.10 


» 


0.70 


)) 






0.85 


» 


1.15 


)) 


1.10 


» 


3.40 


» 


1.85 


» 


225 


11 asso 


1.50 


» 


2.50 


» 


1.00 


» 


l 



21.80 
24.40 

6.00 
6.00 

18.25 



21.90 
3.10 



7.30 



7.60 
4.70 



4.00 



16.06 



19.24 



20.03 



I I 

22.641 21.46:15.08 



20.99 



43.45 117 .45 



. 

aiedia Ter. mens. 22.64 Mass. ass. 2i.c.O il di 6 h. 3 poni. Min. ass. 9.90 ai 26 h. 6 ant. 

Media dei max. 21.46 Media dei min. 15.08 

Media temp. acqua mar. 20.99 Acqua evap. 43.45 Acqua cad. Tot. 117.45 



CCXLTI — 



iiettenibre 



ISSI 







Barometro 


aO." 






















6 a. 


12 m. 


3 pm. 


9pm. 



Med. 
aior. 



Direzione del vento 


Stato 

del 
in ai' e 

Media 


6 ant. 


12 m. 


3 pili. 


9 pin. 



62 1 52. 19 
21 51.43 
29 1 53.05 

,.f)0| 55.47 
92 ! 56.69 
52 i 58.57 
90 56.18 



55.49 
59.61 
64.79 
65.11 
62.05 
57.49 
02.59 
64.21 
62.37 
59.91 

56.78 
50.59 
55.68 
62.06 
63.83 
64.82 
64.94 
64.50 
63.60 
62.48 



60.04 
55.22 
58.34 

56.22 
61.49 
66.23 
6i 65 
61.88 
58.98 
62.75 
63.94 
63.12 
59.40 



52.91 
51.37 
53.68 
54.93 
56.15 
58.00 
56.86 
69.10 
54.64 
58.13 

56.40 
61.34 
66.05 
63.39 
60.72 
58.73 
62.92 
63.52 
61.64 
58.32 



56.50 56.37 
51.58 1 51.50 
57.82157.95 
62.80 1 62.44 
63.97 163.72 
65.27 1 63.85 
64.88 '63.94 
60.24 1 63.50 
64.17 163.13 
61.40 61.01 



51.46 
54.62 
54.84 
54.77 
57.97 
58.50 
58.93 
53.85 
55.99 
58.06 

58.26 
63.47 
65.41 
62.95 
60.29 
60,81 
64.13 
63.99 
61.28 
58.34 



52.34 
51.25 
53.54 
55.22 
56.59 
58.46 
56.71 
59.40 
55.48 
58.18 

56.65 
61.44 
65.47 
64.05 
61.29 
58.83 
63.19 
63.92 
62.18 
59.02 



56 55. 
.61151, 

.95 58. 
.10162. 



70 64 
66 64 
70163 
49! 61 



NNE'6 


ENE19 


E3:) 


NE^3 


x\OS 


N9 


ESE't 


N05 


NOfi 


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N6 


S' 


SSE6 


S« 


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S-6 


si:-! 


0S09 


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N9 


N9 


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NNE9 


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NN03 


N'4 


NE" 


NE42 


ENEì:^ 


NE'^r. 



0) < 



59.29 



59.37 59.60 



59.29 



59.79 



NNE 



NNE 



Media Bar. mensile 59.79 Mass. C9.10 il dì 8 h. 3 poni. Min. 50.21 il 2 h. 6 ant. 
Venti predominanti ISNE-S Altezza della ueve — 
Stato del mare media 0.35 



CGXLVII — 



detieni lire 



ISSI 



Tensione del vapore 



6 ant. 



l'im. 



3 pra. 



9 pili. 



Media 
giorn. 



Umidità relativa 



6a. 



12 m. 



3 pm. 



9 pm. 



Media 
giorn. 



1 


12.28 


14.13 


13.58 


2 


11.84 


12.56 


13.11 


3 


11.20 


12.86 


13.83 


4 


13.46 


15.78 


15.17 


5 


12.94 


12.98 


15.79 


6 


14.93 


15.46 


17.78 


7 


17.62 


13.47 


13.04 


8 


13.40 


15.46 


16.26 


9 


14.67 


13.40 


15.87 


10 


9.9i 


1342 


15.74 


11 


12.54 


15.49 


16.87 


12 


11.14 


14.20 


12.62 


13 


11.06 


16.63 


15.00 


li 


12.07 


15.12 


18.59 


15 


13.29 


13.76 


17.39 


16 


13.90 


12.91 


11.90 


17 


10.51 


10.47 


10.68 


18 


12.07 


13.71 


12.38 


19 


13.71 


15.32 


15.64 


20 


14.57 


16.10 


16.57 


21 


14.73 


17.31 


18.68 


22 


15.90 


14.12 


13,15 


23 


10.60 


10.45 


10.86 


24 


10.50 


11.22 


10.17 


25 


7.42 


7.38 


12.40 


26 


9.42 


7.26 


13.17 


27 


8.32 


8.78 


9.04 


28 


10.57 


9.85 


12.00 


29 


9.99 


10.16 


10.48 


30 


7.54 


8.20 


7.50 



12 85 
11.84 
13.03 
14.82 
13.35 
16.75 
14.57 
14.84 
12.36 
13.75 

14.48 
12.89 
13.86 
14.31 
15.02 
12.73 
10.53 
12.75 
14.86 
15.53 

16.56 

13.96 

11 .28 

9.98 

8.68 

9.27 

9.17 

11.12 

9.51 

8.40 



13.02 


78 


75 


95 


93 


12.24 


9i 


84 


83 


82 


12.78 


86 


75 


77 


82 


14.64 


93 


M 


',9 


82 


13.57 


93 


74 


85 


78 


15.80 


91 


76 


82 


87 


14.89 


94 


96 


81 


87 


15.04 


92 


76 


81 


83 


14.17 


95 


72 


80 


89 


13.12 


74 


73 


78 


84 


14.48 


96 


87 


89 


88 


12.89 


80 


80 


67 


78 


13.86 


80 


91 


80 


77 


14.33 


90 


82 


95 


84 


15.02 


86 


70 


100 


86 


12.73 


94 


94 


77 


79 


10.53 


76 


62 


61 


64 


12.75 


90 


73 


64 


82 


14.80 


86 


78 


80 


87 


13.64 


99 


81 


78 


88 


16.56 


56 


80 


88 


93 


13.96 


85 


77 


71 


6 9 


11.28 


86 


85 


75 


97 


9.98 


71 


77 


69 


77 


8.86 


93 


57 


90 


72 


9.27 


84 


56 


91 


72 


9.17 


88 


62 


60 


74 


10.83 


81 


63 


71 


81 


10.13 


64 


85 


90 


80 


7.96 


64 


64 


58 


74 



83.83 
85.33 
80.00 
81.83 
81.50 
83.50 
88.50 
84.10 
84.67 
77.00 

88.50 
76.85 
82.00 
83.33 
85.67 
86.50 
65.50 
77.00 
82.23 
85.53 

70.50 
80.50 
84.50 
75.76 
69.76 
75.50 
69.50 
75.83 
82.83 
65.67 



12.08 



12.89 13.87 


12.71 13.11 


84.46 


76.20 


79.16 81.63 



).77 



Media mensile .... 13.11 



Media mensile 



. . 80.77 



— CCXLVIII — 



fì>ettenibre 



ISSI 



'a 
u 
o 

O 


stato del cielo 


Elettricità dinamica 

atmosferica 


Ozono 


G ant. 


12 m. 


3 pm. 


9 pm. 


6 aiit. 


12 m. 


3 pm. 


9 pm. 


notte 


gior. 


i 


9.0 


10 


10 


10 


+ 7 


+ 8 


+65 


+ 65 




2 


10 


9.0 


9.2 


10 


: 40 


30 


70 


57 




3 


10 


10 


5.0 


CO 


; 65 


76 


60 


60 




4 


3.0 


6.0 


4.0 


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48 


75 


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60 




5 


8.5 


3.0 


2.5 


0.0 


48 


60 


65 


64 




G 


7.0 


6.0 


5.0 


10 


53 


25 


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10 


3.0 


7.0 


5.0 


70 


68 


60 


67 


> 


10 


5.0 


6.0 


9.0 


10 


52 


60 


60 


90 


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11 


9.8 


6.0 


5.0 


9.7 


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60 


68 


76 


D 


12 


9.0 


5.0 


3.0 


0.8 


52 


53 


30 


76 




13 


0.2 


10 


0.2 


1.5 


70 


73 


60 


72 


a. 


14 


0.0 


2.0 


0.7 


3.0 


69 


79 


40 


78 


b 


15 


7.5 


8.3 


7.0 


0.0 


83 


76 


80 


83 


o 

2 


16 


10 


10 


9.0 


0.0 


80 


66 


50 


70 


o 


17 


5.0 


2.0 


0.1 


0.5 


74 


50 


48 


42 


^ 


18 


0.0 


1.3 


0.7 


0.0 


69 


64 


65 


73 


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19 


0.0 


8.0 


9.2 


0.3 


45 


70 


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20 


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2.0 


70 


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5.0 


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22 


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10 


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3.0 


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42 


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38 




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9.9 


10 


3.0 


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22 


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0.3 


0.8 


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34 


31 


32 


29 


Ph 


27 


O.G 


1.0 


0.1 


2.0 


29 


27 


28 


27 




28 


3.5 


7.5 


8.0 


9.8 


28 


20 


25 


17 




29 


10 


10 


10 


10 


27 


68 


90 


60 




30 


10 


10 


10 


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40 


25 


42 


35 




Si ' 
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6.09 


6.18 


5.00 


4.02 


51.70 


54.06 


52.00 


j 
56.43 







Giorni sereni b - nuvol. 7 - misti 15 

Numero dei giorni: 
con pioggia 8 - grandine — - neve — 
» nebbia 1 - temporali - rugiada 1 



Media mensile della elettricità 53.64 



ELENCO DEI LIBRI E DELLE OPERE PERIODICHE 

pervenuti al Reale Istituto da 1." giugno a tutto 
agosto ISSI. 



L'asterisco * indica i libri e i periodici, che si ricevono 
in dono o in cambio. 

LIBRI 

*J.E. Arcsclioug. Minnesteckniug òfver Cari Jacob Sunde- 
vall. - Stockolm, [ 879. 

*/>. F. /Iw^r^acA. Untersiichiingen ùber die Natur des Vo- 
calklanges. - Berlin, 1876. 
*Der Durehgang des Galvanischen Stroras 

durch das Eisen. - Leipzig, 4 878. 
*Zur Grassmann'schen Voealtheorie.- Lei- 
pzig, 4 878. 
*Die Theoretische Hydrodynamik. Nach 
dem Gange ihrer Entwiekelung in der 
Neuesten Zeit. (Gekrònte Preisschrift). 
(Mit in den Text Eingedruckten Holz- 
stichen). - Braunschweig, 4 881. 

*A. Berlese. . . Sopra un nuovo genere di acari parassiti 
degli insetti. Nota (con 4 tav.). - Vene- 
zia, 4 881. 

*D. Bertolini. . Scavi di antichità nell'area dell'antica Ju- 
lia Concordia Colonia. - Roma, 4 884 
(con tav.). 

*L. Bombicci. . Mineralogia descrittiva. Opera corredata 
di molte figure e quadri sinottici. - Bo- 
logna, 1884. 

Turno VlJt Serie V. ee 



*G. Succhia . . 



*G. Canestrini q\ 
R. Canestrini. ' 

*R. Canestrini. 



*A. Casati . . . 
*i. Cialdi . . . 

*R. Cobelli . 

De Candolle At- 
p/i. et Cas. 

*//. De Fais . 
*G. De Leva. 

*S. De Stefani 



— GCL — 

Facile regola pratica di preconoscere la 
reale portata dei fontanili. - Venezia, 
4 88i, iìg. 

Nuove specie del genere Gamasus, da essi 
osservate. - Venezia, ^881. 

Contribuzione allo studio degli acari paras- 
siti degli insetti. - Padova, ^884 (con 
i tav.). 

*Il genere Gamasus e la fillossera, osserva- 
zioni. - Padova, I88^. 

Sugli acidi e sali biliari nelle ricerche chi- 
mico-tossicologiche, e sulla natura chi- 
mica delle ptomaine del Selmi. Memoria. 

- Ferrara, 1881. 

IdrauUca marittima. Parte della corrispon- 
denza scientifica, che ha avuto luogo tra 
la Commissione d'idraulica del Collegio 
degl'ingegneri in Napoli. - Milano, 1 88 1 . 

Intorno al colore primitivo del bozzolo nel 
bombice déT^'gelso. - Bologna, 4 881. 

Monographie phanerogamarura Prodromi 
nunc continuatio, nunc revisio.- Voi. III. 

- Parisiis, 1881 (cum 8 tab.). 

Di alcune epigrafi etrusche e di un calice 
greco. - Genova, 1881 (con tav.). 

Su due lettere del Cardinal di Trani al Pa- 
triarca d' Aquileja Giovanni Grimani. - 
Venezia, 1881. 

Sopra r antico sepolcreto di Bovolone, e 
le recenti scoperte in quei dintorni. No- 
tizie. - Venezia, 1880 (con I tav.). 

*Dei vini veronesi in relazione coi pro- 
gressi della industria enotecnica. -Mila- 
no, 1884. 



— CGLI — 

D. E. DiamiUa- Le leggi delle lempeste, secondo la teorìa 

MuUer. di Faye. - Torino, 1881, fig. 

*F. Fanzago . . Sulla secrezione ventrale del Geophilus Ga- 

brielis. - Venezia, 4 881. 
*i. Favaro. . . I precursori inglesi del Newton. (Traduz. 
dall'inglese). - Roma, t88l. 
^Galileo Galilei e lo Studio di Bologna. No 

ta. - Venezia, i88t. 
*Sulla invenzione dei cannocchiali bino- 
culari. Torino, t88l. 
*G. Freschi . . Sul libro del sig. Tomaso Galanti: «Viag- 
gio agronomico in Svizzera, Germania, 
Olanda, Belgio, Inghilterra ». Cenno. - 
Venezia, 1881. 
*ab. R. Fulin . Marino Sanuto e la spedizione di Carlo 

Vili in Italia. - Venezia, 1881. 
*A. Goiran. . . Meteorologia endogena. Effemeridi sismi- 
che veronesi. (Marzo 1881). - Verona, 
1881. 
B.E.Ilildeùrand. Minnestecl^ning òfver Jonas Hallenberg. - 

Stockolm, 1880. 
*i. Keller ... I progressi della statica agraria e l'agricol- 
tura in Italia. Memoria.- Padova, 1884 . 
A. Kóllilier . . . Erabryologie, ou Traité compiei du déve- 
loppement de 1' homme et des animaux 
supérieurs. - Liv. 8. - Paris, 1880. 



*/. Krieclibau- 
mer und C. 
Herman. 

*C. A. Levi . . 

*R. M. Levi . . 
*6?. Lorenzoiii . 



ÌSpracbe und Wissenschaft. - Budapest, 
1881. 

Aziele, fantasticheria.- Venezia, tip. Kirch- 
mayr e Scozzi. - Venezia, 1881, fìg. 

La terapeutica nella medicina moderna. 
Discorso. - Napoli, 1881. 

L' equatoriale Dembowski al R. Osserva- 



— Cr.LIT — 
torio di Padova. Comunicazione. - Ve- 
nezia, I88i. 

*F. Lussana . . Fisiologia umana applicata alla medicina. - 
Parte IV-VI - Meccanica animale ; dis- 
pendio organico; funzioni delia specie. - 
Voi. IV. - Padova, 1881. 
*Due autografi contemporanei alla peste del 
MDCXXX ed alla prima coltivazione del 
mais in Lombardia. Memoria. - Vene- 
zia, 1881, fìg. 

*P.U.Malmsten. Minnesord òfver Cari von Linné. - Stoc- 
kolm, 1878. 
*Minnesleckning òfver Pehr af Bjerkèn. - 
Stockolm, 1878. 

*r. Martini . . La velocità del suono nel cloro.- Venezia, 
1 88 1 . 

*G. B. Maltioii. Ferdinando Coletti e Marco Osimo. Com- 
memorazioni. - Padova, I 88 1 . 

*A.Messedaglia. La storia e la statistica dei metalli prezio- 
si, quale preliminare allo studio delle 
presenti questioni monetarie. - Torino- 
Roma-Firenze, 1881. 

*V. Mikelli. . . Funeraria - Antonio Mikelli - xxx gennaio 
MDcccLxxx. - Roma, 1881 (col ritr.). 

/. MiUliouse . . Nuovo dizionario italiano e inglese, colla 
pronuncia figurata. - V edizione - Voi. 
l-II. - Milano, 1881. 

^Ministero dei \ Catalogo dei lavori monografici, studi, di- 
lavori pubblici) segni ed oggetti, inviati all'Esposizione 
del R. d' Italia J nazionale di Milano nel 1881. - Roma, 
1881. 
*Cenni monografici dei singoli servizj, di- 
pend'enti dal Ministero dei lavori pub- 
blici, per gli anni 1878-79-80, compilati 



*G. Mocenigo . 



*Ab. B. Morso- 
Un. 



*£. Musatti . . 

A. Negrin . . . 

*A. P. Ninni . . 

*f. Pacini . . . 

^5. Paglioni . . 
*iY. Papadopoli. 
*4. Pazienti . . 



— CCLIII — 
in occasione della Esposizione nazionale 
di Milano dell'anno 1881, a complemen- 
to delle Monografie pubblicate per l'E- 
sposizione universale di Parigi nel 1 878. 
-Roma, 1881. 

La pila di Volta, resa sempre costante e 
depolarizzata. Memoria (con I tav.). - 
Nota II. - Bassano, 188i. 

Ricordi storici di Trissino. - Vicenza , 
1881. 

*Viaggio inedito di V. Scamozzi da Parigi 
a Venezia. - Venezia, 1881. 

Venezia e le sue conquiste nel medio evo, 
pubblicato neir occasione del III Con- 
gresso geografico internazionale. - Ve- 
rona-Padova-Lipsia, 1881. 

Del ristauro della loggia del Capitano, ora 
residenza municipale nella Piazza dei 
Signori in Vicenza. Considerazioni. - 
Vicenza, 1881. 

Modelli degli arnesi usati dai pescatori va- 
ganti della laguna di Venezia, inviati al- 
l' Esposizione industriale di Milano. - 
Venezia, 1881. 

Sul concorso al premio di 10000 lire, isti- 
tuito da S. M. Re Umberto per le scien- 
ze biologiche presso la R. Accademia 
dei Lincei in Roma. - Firenze, I88I. 

Sui calori specifici delle soluzioni saline. - 
Torino, 1881 (con I tav.). 

Monete inedite della zecca veneziana.- Ve- 
nezia, 1881. 

Considerazioni generali intorno alla ter- 
modinamica. - Venezia, 1881. 



*Pesty F. 



*A. (di) Pram- 
pero. 



*P. Z. . . . 

*E. Regalia 
*Z. Reggio. 



*A. Ricco . 



*A. Ricordi . . 

*F. Rossetti, S. 
R. Minichy E. 
Bernardi. 

*C. Santesson . 

M. Sanuto . . . 
*//. Scheffier. . 



— CCLIV — 

A Szòrényi Bànstig cs Szòreny varmagye 
Tòrténete. - K. \-2. - Budapest, 4 878. 

*AzeIliint Regi Vùrmegyek.- K. I-II, -Bu- 
dapest, 4 880. 

Statuti friulani. - Il dazio dei panni e l'ar- 
te della lana in Udine dal i 324 al ] 368, 
documenti editi per cura di lui. - Udi- 
ne, 4 881. 

Il Telefono. - Venezia, 4 881. 

Un nuovo Vesperugo italiano.- Pisa, 4 884. 

Quadratura di certe aree circolari. - Ve- 
nezia, 4 881 (con tav.). 

*Sulla determinazione del polo di una ret- 
ta data. Considerazioni di geometria de- 
rivata. Nota. - Venezia, 4 884. 

Riassunto delle osservazioni solari esegui- 
te nel R. Osservatorio di Palermo nel- 
l'anno 4 880 (N. 2 opuscoli) - . . . . 

*Tavole per trovare prontamente e senza 
almanacco la latitudine eliografica d'un 
punto del bordo solare, di cui sia dato 
r angolo di posizione. - . . . . 

Modificazione alle branche del litontritore 
d' attacco. - Milano, 4 881. 

Relazione sulla domanda dell' ing. A. Cat- 
taneo, che r Istituto faccia alcuni espe- 
rimenti relativi al suo Avvisatore elettri- 
co-ferroviario. - Venezia, 1881. 

Minestecknìng òfver Christopher Carlan- 
der. - Stockolm, 4 877. 

I Diarii. Fase. 30-32. - Venezia, 4 884. 

Die Naturgesctze und ihr Zusamraenhang 
mil den Prinzipien der Abstrakten Wis- 
senschaften. - IV Theil. Die Theorie des 



*Mons. P. M. 
Schiaffino. 

*P. Scliivardi . 

^Q. Sella. . . . 

*G. Silveslrini 
e A. Conti. 

*P. Spica . . . 

*T. Taramelli . 

*K' Torma . . 

*A. Verga . . . 

*G. Veronese . 



*C. Vigna . . 
*G. Vitantonio 



— CCLV — 

Bewusstseins oder die Philosophischen 
Gesetze. - Leipzig, 4 881. 

La nuova sede delle Accademie dell' Arca- 
dia, d'Archeologia e dei Nuovi Lincei. 
- Roma, iSS\. 

La vita e le opere di Giovanni Polli. - Mi- 
lano, 4 881. 

Sul concorso dello Stato nelle opere edili- 
zie di Roma, e sui provvedimenti a favo- 
re del Comune di Napoli.- Roma, \ 884 . 

Sulla malattia di Dressier od emoglobino- 
albuminuria parossitisca. Memoria IL - 
Firenze, 1881. 

Sopra un preteso reagente, atto a far di- 
stinguere le ptomaine dagli alcaloidi ve- 
getali. - Venezia, \S8\. 

Della salsa di Querzola, nella provincia dì 
Reggio. Comunicazione. - Milano, 4 88 1 . 

Repertorium ad Literaturam Daciae ar- 
chaelogicam et epìgraphicam. - Buda- 
pest, 1880. 

Se le agitazioni dei pazzi siano in correla- 
zione colle perturbazioni magnetiche. 
Nuova proposta per risolvere la questio- 
ne. - Milano, 1884. 

Sopra alcune notevoli configurazioni di 
punti, rette e piani, di coniche e super- 
fìcie di 2.° grado, e di altre curve e su- 
perfìcie. Memorie due. - Roma^ 4881. 

Sul contagio della pazzia. - Venezia, 4 884 . 

Ultime memorie di clinica medica, pubbli- 
cate su vari giornali italiani : 

Meningite cerebro-spinale epidemica. - Napoli, 
1875. 



— CCLVI — 

'G. Vitantonio. . Intorno ad una epidemia di febbri intermittenti - 
Firenze, 1872. 
Il salasso nella febbre. - Milano, 1872. — Sul 
diabete mellito, ... — Gangrena pulmonale. - 
Genova^ . . . 
Risposta ad una Nota critica del dott. Domenico 
Franco sulla Memoria « La febbre reumatica ed 
il tifismo moderno ». . . — Diarrea cronica de' 
fanciulli, e sua cura. ) Genova, 

Sulle contagiosità della tisi. ) 1877. 
Osservazioni cliniche : (La crosta lattea e la cu- 
ra locale. — Paralisi riflessa per catarro cro- 
nico vescicale. — Ascesso perineale. — Ulce- 
ra dello stomaco. — Il crup e la difterite. — 
Due casi d' anasarca per causa reumatica) . . . 
■ — L' isterismo. - Genova, . . . 
L' ileo-tifo. - Napoli, 1875. 

Alcune osservazioni pratiche intorno alla zona, 
alla porpora emorragica, alla perniciosa emate- 
mica, alla tifoidea da infezione malarica com- 
plicata. - Roma, 1877. 
Poche osservazioni sulla pulmonite miasmatica 

palustre.- Firenze,' 1875. 
Caso di polidipsia e poliuria per anemia guarito 

col ferro. - Bologna, 1873. 
La febbre reumatica e il tifismo moderno. - Na- 
poli, 1877. 
Opuscoli medici estratti dal Giornale delle scien- 
ze mediche : « Il Filiatre Sehezio » (Lettera 
al prof. G. Polli di Milano sulla medicazione 
solfitica. — Breve relazione sul cholera in Ca- 
stellana (Terra di Bari). — Sulla febbre perio- 
dica semplice e perniciosa , in complicanza 
della febbre reumatica, e della bronco-pleuro- 
pulmonite. - Napoli, 1868. 
Nota sul tifo petecchiale. - Napoli, 1868. 
Intorno a taluni morbi acuti-febbrili di forma pe- 
riodica, e loro trattamento col chinino. - Napoli, 
1875. 
LVrpele e lo sciroppo antierpetico, con arseniato 
di ferro, del chimico farmacista sig. Antonio 
Cirielli in Napoli. - Napoli, 1875. 

(Coll'elenco delle iiUime pubblicazioni scien- 
tificlie). 



*ii. Zampa 
*G. Zanella 
*G. Zilioii . 



*P. ZilioUo 



— CCLVII — 

La stazione di acque e bagni di Riolo. - 

Firenze, 1881. 
Della vita e degli scritti di Celio Magno. 

- Venezia, 1881. 

Del diritto dei privati al terreno ch'è sotto 
l'acqua dei fiumi. - Parma, 1873. 

*Della mediana di un tronco di fiume cor- 
rente fra sponde ad arco di cerchio. - 
Parma, 1881 (con tav.). 

Commemorazione del prof. cav. F. Coletti. 

- Venezia, 1881. 

Den Norske Nordhavs-Expedition ^876- 
78.- Ili Zoology - Gepliyrea ved D. C. 
Dunielssen og J. Koren. - Christiania, 
1881. 

(The) Johns Hopkins University Register - 
1880-81. - Baltimore, 1881. 

Nuova Enciclopedia italiana, ovvero Dizio- 
nario generale di scienze, lettere, indu- 
strie ecc. pel prof. G. Boccardo. - Te- 
sto, disp. 174-183. - Torino-Roma-Na- 
poli, 1881. 



OPERE PERIODICHE 



*Abliandlnngen lierausgegeben vnm Naliirwissenschaftlichen 
Vereine zu Bremen. - Band VII, \-2 heft. - 1880-81. 

Fr. Buchenau. Reliquiae Rutenbergiae. — Fernere Boitràge zur Flo- 
ra der ostfriesi.-chen Inselli. — S. A. Poppe. Ueber eine neue 
Art des Culaniden-Gal'uiig Temora, Baird. — Ueber einen neuen 
Harpacticiden. — H. Rehberg. Weitere Beraerkungen ùber die 
freilebenden Sùsswasser-Copepodeii. — W. 0. Foche. Kùnstliche 
Pfianzen - Mischlinge. — Die Vegetation im Winter 1880-81. — G. 
Hartlaub. Beilrag zur Urnithologie der óstlich-àquatorialen Ge- 
iemo VIL Serie V. ff 



~ CGLVJII — 

biete Africas. — Konig. Vcrzeichniss dar auf der Insel Borkuin 
gesammelten Lepidopteren. — W. Hess. Beitràge zu einer Fauna 
der Insel Spiekeroog. — /. Hunlemann. Zur Fauna und Flora 
der Insel Arngast im Jadebuson. — H. Fischer. Bericht ùber eine 
Anzahl Steinsculpluren aus Costaiica. — W. MilUer-Erzbach. Die 
Magnelische Inclinalioii von Bremeu iu Màrz 1880. — Vergleichen- 
den Beobachlungen ubar den Untcìbcliied in der Spaunkrafl des 
Wasserdarapfs bei verscbiedenen Kygroskopischcn Substanzeii. — 
i.O. Lang. Zur Abwehr. 

Almanacli Royal Insurance Company. - Montreal, 4 881. 

^American Chemical Journal. - Voi. Ili, n. 2-3. - Baltimo- 
re, May-June 1881. 

/. W. Mallet. Revision of the Atomic Weight of Alluminium. — On 
the Molecular Weight of Hydrotluoric Acid. — B. Hill. On Fur- 
furol and cerlain of its Derivales. — C. F. Mabery and R. Lloyd. 
On the Diiodbromacrylio and Ghlorbiorn.icrylic Acids. — P. Duìi- 
nington. On Miciolitc from Amelia Co., Virginia. — /. Remsen. 
On the Conduct of Fniely divided Iron towards Nitrogen. — On 
the Deposition of Copper on Iron in a Magnetic Field. — H. N. 
Morse and W. C. Day. Determination of Chromium in Ghrome 
Iron Ore. — W. D. Schoonmaker and /. A. Van Mater. Dini- 
troparadibrombenzols and Their Derivates. — F. W. Clarke. Some 
Doublé and Triple Oxalates contaiuing Chromium. — The Titra- 
tion of Tartaric, Malie and Citric Acids with Potassium Perman- 
ganate. — R. B. Warder. Relation between Temperature and the 
Rate of Chemical Action. — R. D. Coale and /. Remsen. Oxida- 
tion of Sulphaminemtatoluic Acid in Alkaline and in Acid Solu- 
tion. — /. Remsen and P. H. Broun. Goncerning Mesitylenic 
Sulphinide. 

^American Journal of Malhematics. - Voi. Ili, n. 3. - Cam- 
bridge, Sepfember 4 880. 

S. Newcomb. A Melhod of Developing the Perturbative Function of 
Planetary Motion. — Miss Christine Ladd. On De Morgan's Ex- 
tension of the Algebraic Processes. — H. A. Rowland. On the 
Motion of a Perfect Incorapressible Fluid when no Solid Bodies 
are Presenl. — T. Craig. On Certain Possible Cases of Steady 
Motion in a Viscous Fluid. 



— CCLIX — 

^Amerikan (The) Journal of Philolngy - Voi. II, n. 5. - Bal- 
timore, Mai 1881. 

H. Nettleship. Veiiius Flaccus. — H. E. Shepherd. A. Stuily of Bent- 
ley's English. — S. Primer. On ihe Consonant Declension in Old 
Norse. — Mintoìt Vaì'ì^en. On the Enclitic Ne in Eaiiy Latin. 

Annalen der Physik und Cliemie. - Leipzig, 1881, n. 1-7. 

*Annales de la Snciélé d'ar/ricuUure, d'hislnire nahireUe et 
des arts ntiles de Lyon. - IV Sèrie, T. Il - 1877. - 
Lyon, 1880. 

T. Fontannes. Sur les Forarainifères d-^-s tei rains (ertiaires supèiieurs 
du bassin du Rhòne. — A. Fulsan et E. Chantre. Sur les anciens 
glaciers et sur les terraiiis erratiques de la* paitie nioyenne du 
bass\n du Rhòne. — Lafon. Orages de 1' année 1879 dans le dé- 
paiteuient du Rhòne. — Jàys. Dà la visibililè de» Aipes, considé- 
lée coiume pronoslio du tenips. — A. Locarci. Sui- les varialioiis 
inalaoologiques, d' aprés lei faunes vivante et fossile de la par- 
tie centrale du bassin du Rhòne. — C. Gourdon. Sur T analyse 
des savons. 

*Annaies de la Societé entomologìque de Belg'Kjue.-l. XXIII- 
XXIV. - Bruxelles, 1880. 

De Chaudoir. Monographie des Scaritides (Scarilini). — A. Preud- 
Jiomme de Borre. Éiude sui- les espèces de la tribù des Féroni- 
des qui so lecontient eii Beìgique. ~ W. Roelofs. AJdition à la 
Faune du Japon, nouvelles espèces de Cirrulionidcs et familles 
voisines; observations sur les espèces déjà publiées. — Déscrip- 
tion de quatre nouvelles espèces du groupe des Cyphides. — 
Note sur le geme Kerodermuì Molsch. — E. Dugès. Métamot- 
phoses du Biurhus Baroenae E. Dug. — L. Mélise. Les Lucanicns 
de Belgique. — H. Donckier de Doncel. Suppléinent au Catalogne 
des Coléoptéres de la Faune belge. — Révision du Catalogne des 
Staphylinides de la Faune jielge. — D. Heylaerts. Staphylmides 
trouvés à Biéda et dans les environs. — Lethierry. Liste des 
Staphylinides rencontrés jusqu' à ce jour dans le Department du 
Nord, classés d' apiès la Faune gallo- rhénane de M. Fauvel. — 
L. Becker. Études sur les Scorpions. 



— CCLX — 
^Ànnales de la Société gcologique de Belgiqne. T. VI, 
^ 878-79. - Berlin-Liége-Paris, 1879-81. 

G. Vincent et A. Rutot. Sur un puits artésieu (ore par M. le baron 
0. van Ertborn à U Brassciie de Boeck à Moleiibeck - S.t-Jean, 
près Bruxelles. — Sur un sondage exécuté par M. le baron 0. 
van Ertbon a l:i Bra^serie de la Dyle, a Malines. — Coup d' a3Ìl 
sur 1' état actuel il' avancement des connaissances tjéologiques re- 
latives aux terrains tertiaires de la Belgique. — /. Faly. Sui- les 
couches tertiaires Iraveisées au siége N. 2 du cliarbonnage de 
Fontaine - 1' Evéque. — A. Jorisnen. Sur la présenC'! de l'aisenic 
et du vanadiuin dans la Delvauxite de la carrière llorion, a Visé; 
composition de ce minéial. — W. Sprinz. Éssii d' une rnétliode 
pour déterminer l'epoque relative du plissement des coucbes d'un 
terrain. — A. Renard et Ch. De la Vallèe Poussin. Sur 1' ottré- 
lile. — G. Dewalque. Revue des fossiles Laudeniens décnts par 
De Ryckholt. — 0. Bustin. Observations sur le trace de la carte 
minière dans le Bassin de Beyne. — R. Malherbe. Observation 
sur la susdicte Comunication. — /. De Macar. Elude sur les f.iil- 
les et les synonymes proposées par la carte generale des mines 
pour les bassins houillers de Lìège et de Herve, 

^Annales de la Sociélc malacologique de Belgique. - T. XII- 
XIII (II Sèrie, T. 2-3). - Bruxelles, 1877-78. 

r. Cogels. Sur les systèines Boldérien et Diestien. — G. Dollfus. 
Valvata disjuneta, G. DoUf. Espècc nonvelle des meuliéres supé- 
rieure* dans environs de Paris. — Th. Lefèvre et A. Wntelet. 
.^ Description de deux Solens nouveaux. — /. De Cossigny. Tableau 
des terrains tertiaires de la France septentrionale. — Th. David- 
son. Liste des principaux Ouvrages, Mémoires ou Notii;es qui tiai- 
tent direclenient ou iiidirectement des brachiopodes vivants et 
fossiles. — A. Crafen. Monograpbie du gonre Sinusigera, d'Orb. 
— JV. Tiberi. De queUjues moUusques terrestres napolitains ou 
nouveau ou peu connus. — Bryce Wright. Muiex HuUoniae. — 
A. Briart et F. L. Cornei. Descriplion de quelques coquilles fos- 
siles des argilites de Morlanwelz. 

Annales des ponts et chansséefi. -Paris, avril-juin 1881. 

^Annales des Musée Guimel. - Revue de i'Histoire des Reli- 
gions publiée sous la direction du M. Vernes eie. - I-II 



— CCLXI — 

Année. - T. l-III, n. 1-6. Paris, Januier 1880 - Fé- 
vrier 188^. 

^Annali dei Regi Islitnii tecnico e nautico e della Rpgia 
Scuola di cofitruzioni navali di Livorno. - Voi. Vili. - 
Anno scolastico 1878-79. - Livorno, 1880-81. 

P. Donnini. Discorso pei' 1' inaugui azione del busìo del Re Vitlorio 
Emanuele II. — SuU' energia interna e le propiietà fondamentali 
dei gas. — Dei due Istituii nel biennio 1878-79, — A, Main. Ora- 
zione di Bart." Cavalcanti pubblicata ed illustrata. — G. Petro- 
semolo. Dimostrazione e discussione del metodo di Ivori per la 
determinazione della latitudine e longitudine. — P. Vigo. I giu- 
dizi J' I^'O neir antichità. — E. Cavalli. Sopra un punto di geo- 
metria cinematica. — A. Rtiiz. Prime nozioni al calcolo dei de- 
terminanti. 

* Annali delV industria e del commercio (del R. Ministero di 

agricoltura, industria e commercio). - N. 36. - Roma, 
1881. 

* Annali di statistica del R. Ministero d' agricoltura^ indu- 

stria e commercio. - Serie 2.*^, Voi. 6. - Roma, -1881. 

*Annals of the New York Academy ofsciences (Late Lyceuin 
of Naturai Hislory).- Voi. I, n. 9-12 - November 1879 
- March 1880. - New York, 1879-80. 

^Amials of the Lyceum of Naturai Hislory. - New York, 
1876. 

^Annuaire de CAcadémie Rogale des sciences., des lettres et 
des beaux-arts de Belgique. - 45-47 année. - Bruxelles, 
1 879-8 1 . 

*Annual Report of the Board of Regents of the Smithsonian 
Institulion - for the Year 1878 and 1879. - Washing- 
ton, 1879-80. 

^Annual Report of the United States Geological and Geo- 
graphical Survey of the Jerriiories^ embracing Idaho 



— CCLXII — 

and Wyoming eie, for the Year 4 877, by F. V. Hayden. 
- Washington, 4 879. 

Antologia {Nuova). Mvisla di scienze^ lettere ed arti. - Ro- 
ma, giugno-agosto 1884. 

*Àpi)endix to the Annual Report of the Department of Agri- 
culture. - Report of Tenant Farmers' Delegates on the 
Dominion of Canada as a Field for Settlement. - Otta- 
wa, 4 880. 

Archives des sciences pliysiques et naturelles. - III pério- 
de. T. V, n. 5-6. -- Genève, mai-juillet 4 881. 

Marsh. Les Odontornithes, ou oiseaux fossiles à dents de 1' Amérique 
du Nord. — A. Danilewsky. Sur la constitution chimique des 
substances albuminoìdes. — A. Pictet. Compie rendu des séances 
de la Société de chimie de Genève. — L. Renevier. Congrès 
gèologique international à Bologne. Rapport du Cornile suisse sur 
r unification de la nomenclature. — • A. Favre et C. Soret. Sur 
une reproduction artificielle de gaylussite, — A. Agassiz. Sur le 
développement paléontologique et embryoloèique. — Adler. Sur 
la generation alternante des Cynipides du chéne. — F. A. Forel. 
Sur les varialions périodiques des glaciers. — W. Marcet Sur 
r iiifluence de 1' hauteur sur la respiration. 

*Archiv des Vereins der Freunde der Naturgeschichte in Me- 
cklenburg. - 34 Jahr. - Neubrandenburg, 4 880. 

^Archives du Musée Teyler. - Serie II. - Haarlem, 4 884 . 

E. van der Ven. Descriplion et examen de 1' instrument universel de 

Repsold, de la collection Teyler. — T. C. Winkler. IV Suppiè- 

ment au Catalogue Systémalique de la CoUecllon paléontologique. 

Archiv filr Anatomie und Physiologie,\iersiUsge§,ehen von do- 
ct. W. His, und D.»' W. Braune und D.» E.Du Bois-Rey- 
mond. 

Anatomische Abtheiiung. - 2-3 heft. - Leipzig, 1884. 

Physiologische » 3-4 » » 

G. Retzhts. Einige Beitrage zur Histologie und Hislochemie der Chor- 
da dorsalis. — Ad Pansch. L'eber die unterei! uud oberen Pleu- 



I 



— CCLXIII — 

ragrenzen. — H. Slrahl. Uebcr die Entwickelung des Cniialis 
myelo-entericus unrt dpr Allantois der Eidechse. — H. Welcher. 
Die iieue anatomische Anstaltzn Halle. — F. Miescher-RiXsch. Ue- 
ber das Lebeii des Rheinlachses iin Susswasser. — R. Altmann. 
Eine Beinerkungen ùber histologische Technik. — Benno Baginsky. 
Ueber die Folgen von Diucksteigerang in der Paukenhòhle uiid 
die Funclion der Bogengànge. — L. v. Lesser. Einige Bemerkun- 
gen zu dem Aufsatze des Hrn. Prof. Hoppe-Seyler ùber die Veràn- 
derungen des Blutes bei Verbrennungen der Haut. — 0. Langen.' 
clorff. Studien ùber die Innervation der Athembewegungen. Ili 
Ueber periodische Alhinung bei Fiòschen. IV Periodische Athmung 
nach Muscarin und Digitalin vergiftung. — F. Klug. Beilràge zur 
Physiologie der Herzeas. — G. Salvioli. Die gerinnfaren Eiweisslofle 
im Blulseium und in der Lyinphe des Hundes. — Fano. Das Ver- 
haiten des Peplons und Tryptons gegen Blut und Lymphe. — /. 
Gaule. Die Beziehungen der Gytozoen (Wùrmchen) zu dea Zell- 
kernen. — B. London. Das Blasenepithel bei verscViiedenen Fùl- 
lungszustanden der Biase. — M. v. Frey und /. v. Kries. Ueber 
die Mischung von Speclralfarben. 

Arcldves générales de médecine. - Paris, juin-aóut 188^. 

Alison. Sur la vaccinalion chez les enfants. — F. Folinea. Des lé- 
sions traumatiques chez les syphilitiques. — A. Mathieu. Quatre 
cas d' épithèlioma benin de la face. — Ch. Fernet. De la pneu- 
monie fi anche aigué, de son évolution et de sa crise. — Bucquoy 
et Hanot. Quelques reuiarques cliniques sur le delire de la fiévre 
typho'ide, particuliéreinent le delire de la convalescence. — Joal. 
Des lèsions du larynx chez les luberculeux. — Rigai et Jahel- 
Rénoy. De la myocardite scléreuse hypertrophique. — Delens. 
De la résection d'un cai de la clavicule comprimant les vaisseaux 
et les nerfs sous - claviers. — Eamonet.De 1' influence du retrait 
de ìa membrane inlerosseuse sur la perte des mouvements de 
supinatiou, dans les fractures de l' avanl bras. 

*Archives Néerlandaises des sciences exacles et naturelles, 
publiées par la Société Hollandaise des sciences à Har- 
lem.-T. XVI, liv. 1-2.- 1881. 

H. A. Lorentz. Les équations du mouvement des gaz, et la propaga- 
tion du son suivant la théorie cinétique des gaz. — R. D. M. 
Verheek et R, Feunema. Nouveaux faits géologiques observès à 



— CCLXIV — 
' Java. — E. H. von Baumhauer. — Sur la cristallisation du dia- 
raant. — C. K. Hoffniann. Conlributions à l'histoire du dévelop- 
pement des plagiostomes. — G. F. W. Baehr. Sur un théorème 
d'Abel et sur les fonnules géoméUiques qui s' en dédulsenl. 
— P, van Roniburgh. Sur les produits de l' action du peiilachio- 
rure de phosphore sur l' acroléiiie. — F. C. Donders. Sur les 
systèmes chromatiques. 

* Archivio storico italiano^ fondato da G. P. Vieussieux. - Se- 
rie IV, n. 21 e 22 (della Collezione 123). - T. VII, di- 
sp. 3-4. - Firenze, 1881. 

G. Claretta. Un documento inedito del secolo XIII sui Conti di Bian- 
drate, — ■ C. Minieri- Riccio. Il Regno di Carlo I d' Angiò dal 2 
gennaio 1273 al 31 decembre 1283. — F. La Manila. Notizie e 
documenti su le consuetudini delle città di Sicilia. — S. Bangi. 
Dino Compagni per J. Del Lungo. — C. Paoli. Una carta nau- 
tica genovese del 1311. — C. Falletti-Fossati. Filiberto di Chalon 
e un ambasciatore di Siena. — P, Antonini. Cornelio Frangipane 
di Castello, giureconsulto, oratore e poeta del secolo XVI. — A. 
Reumont. Gli ultimi Stuardi^ la Contessa d' Albany e Vittorio 
Alfieri. 

"^Archivio veneto, pubblicazione periodica. - T. XXI, par. 2. 

- Venezia, 4 884. 

E. Simonsfeld. La Cronaca Altinate. Studio (trad. di C. S. Rosada). 

— Un documento di Calterina Cornare. — G. B. Giuliari. Isto- 
ria monumentale, letteraria, paleografica della capitolare biblio- 
teca di Verona. — L. Fé d' Ostiani. — Muzio Calini, arcivescovo 
di Zara, memorie del secolo XVI. — V. Padovan. Addizioni ed 
emendamenti alla Nummografia Veneziana. — A. Ceruti. Lettere 
inedite dei Manuzii da lui raccolte. — C. Cipolla. Un veronese 
a Corone. — L. De Mas Latrie. Genealogie des rois de Chypre 
de la faraiUe de Lusignan. — La spedizione di Carlo VIII in Ita- 
lia, raccontata da Marin Sanudo e pubblicata per cura di R. Fulin. 

''^Ateneo (L'J Veneto. Rivista mensile di scienze, lettere ed 
arti.- Serie IV, n. 1-3. - Venezia, giugno -agosto 1881 . 

G. Cegani. Dei congressi internazionali geografici e del futuro Con- 
gresso in Venezia. — C. Musatti. L' iuiposla sul sale nei liguardi 
della pubblica salute. — D. Giuriati. AH' Esposizione di Milano, 



I 



— CCLXV — 

leltern. — A. S. De Kiriaki. Di alcune pubblicazioni sul diritto 
elettorale. — G. De Lucchi. Rassegna di fisica. — F. Gosetti. Id. 
di medicina. — G. Pierniartini, D. Riccoboni e Af. Soave. Id. let- 
teraria. — J. Bernardi. Lord Byrou a Venezia^ e alcune Memorie 
a suo riguardo, traile dai diarii 1818-1819 del Gcn. Angelo Men- 
galdo. — L. Gambari. Nuova teoria sulla cagione dei terremoti. 

— Vittorio Salmiiii, Commemorazione. — M. Leicht. Di un sepol- 
creto scoperto in Cividale di Friuli. — V. L. Paladini. Poesie. 

— A. Carrara. La missione del teatro. — P. Soave. Rassegna di 
chimica. 

*Atti dell' Accademia Pontificia de' nuovi Lincei di Roma. - 
Anno XXXIII, sessione VII del 20 giugno 1880. - Ro- 
ma, ^881. 

P. G. Lais. Osservazioni meteoriche antiche (seguito). — Pepiti P. 
Th. Sur la classification des formes quadratiques binaires. — 
Ferrarti P. G. St. La :luce zodiacale; studiata secondo le osser- 
vazioni fatte dal 1875 al 79 all' Osservatorio di Zi-ka-wei nella 
Gina dal P. Marco Dechevrens S. J. — De Rossi M. S. Qual me- 
todo tecnico adoperaioiio i fossori per dirigere 1' escavazione nel 
labirinto dei cimiteri suburbani di Roma. 

*Atti dell'Ateneo veneto. - Serie III, voi. IV, punt. 2. - Ve- 
nezia, 1 88 1 . 

e. Musatti. Parole in morte di F. Coletti. — G. E. Marta. SuU' ema- 
tocele peri-uterino. — G. Glasi. La schiava bianca ed il regola- 
mento sanitario. ' 

^Alli del Collegio degC ingegneri ed archiletti in Napoli. - 
Anno VI, fase. 1-2. - Gennaio -aprile 1881. 

e. Promontorio. SuU' acquisto della medietà di un muro divisorio. — • 
Proprietà e libertà come stiano a patti. — G. Bruno. Dei torrenti. 

*Atti del Collegio degli ingegneri ed architetti in Roma. - 
Anno IV, fase. 3. - Roma, luglio-dicembre 4 880. 

*Alti della R. Accademia de' Lincei. — Anno CCLXXVIII, 
4 880-SI. - Serie III, Memorie della Classe di scienze 
morali, storiche e filologiche. - Voi. VI. - Roma, 1881. 

Fiorelli. Notizie degli scavi di antichità. — Comparetti. Iscrizioni 
Tomo VII j Sei te V. gg 



~ CCLXVI — 

greche di Olimpia e di Hhak,). — Tartara. Tentativo di critica 
sui luoghi liviani, contenenti le disposizioni relative alle Provin- 
cie ed agli eserciti della Repubblica romana. — Bonatelli. Di un 
erronea interpretazione d' alcuni fatti psichici per rispetto al pen- 
samento delle idee. -^ Giambelli. Gli scrittori della Storia Augu- 
sta studiati principalmente nelle loro fonti. 

*Alti della anzidetta Accademia. 

Anno CCLXIII, ^ 873-76, Serie III, Voi. V-VII. - Ro- 
ma, 4 880. 

Codex Astensis qui de Malabayla communiter nuncupatur — edidit 
Q. Sella. 

Ibidem. - Anno CCLXXVUI, 1880-81.- Ser. Ili, Tran- 
sunti. - Voi. V, fase. 13-14. Sedute del 5 e 19 giugno 
1881. - Roma, 1881. 

*Alli della R. Accademia delle scienze di Torino. -Voi. XVI, 
disp. 3-6, aprile e maggio 4 881. 

Peano. Costruzione dei connessi. — Prorais. C. Perinetto, Capitano 
di Porta Castello in Torino nel secolo XVII.. — Schiaparelli. Sul 
grado di credibilità della storia di Roma nei primi tre secoli 
della città. — Pezzi. Nuovi studi intorno al dialetto dell'Elide. — 
Giacosa. Di un nuovo metodo di dosaggio dell'acido fenico. — 
Guareschi. Ricerche sui derivati della naftalina. — Rosa. Intor- 
no ad una nuova specie del genere Gordius proveniente da Tiflis. 

— Curioni. Risultati di sperienze sulle resistenze dei materiali. 

— Favaro. Sulla invenzione dei cannocchiali binoculari. — Pa- 
gliani. Sui colori s[>Gcifici delle soluzioni saline. — Baretti. Re- 
sti fossili di mastodonte nel territorio d' Asti. — Salvadori. De- 
scrizione di alcune specie nuove o poco conosciute di uccelli 
della Nuova Britannia, della Nuova Guinea e delle Isole del 
Duca di York. — Claretta. Gli Statuti della Società militare su- 
balpina Del Fiore del 1342. — Bellati e Promis. Sulla Memoria 
del prof. C. Nani : « I primi Statuti sopra la Camera dei conti 
nella Monarchia di Savoia. » 

^Atti della Reale Accademia di belle arti in Venezia. - An- 
no 1880. - Venezia, 1881. 

N. Barozzi. Gentile da Fabiano. Discorso. — D. Fadiga. Lettura. 



— CCLXVII — 

Album biografico degli accademici defunti. (P. Selvatico, per G' 
Cittadella Vigodarzere. — T. -Meduna, per A. D. G. — G. A. Pi- 
gazzi, per G. A. R.). 

'^Atti della Società ilaliana di scienze naturali- Voi. XXIII, 
fase. 4. - Milano, 4 881. 

A. Verri. Sui teneni terziaii e quaternari del hncino del Tevere 
(Seguito). — A. Stopparli. — L' era neozoica in Italia. — E. Can- 
toni. Miriapodi di Lombardia. 

*Beilage (N. 8) zu den Abhundlnngen der Naturwissenschaf- 
liic/ien Vereins zu Bremen. - ÌSSO. 

*£erìchle des JSalurwissenschafilich-medizinischen Vereines 
in Innsbruck. - XI Jahrg. 1880-81 - Innsbruck, 4 881. 

Kriechbaumer und Tlschbein. Bemeikungen zu Hoimgren's Enume- 
ratio Ichneumonidum , exhibens species in alpibus Tiroliae cap- 
tas. — F. Wuldner. Ueber die Geburti uiid Sterblichkeits-\ er- 
bàltuisse Innsbrucks im Derennium 1870-79. — 0. Stolz. Bemer- 
kuMg uber einen Satz des Hin. E. Picard. — Schnahel. Beitrage 
zur Lehre von der Schlechtsichtigkeit durch Nichlgebrauch der 
Augen. — C. Heller. Die alpinen Lepidopteren Tirols. — M. Wald- 
ner. Ueber das Verhalten der Zellkerne in den Furchungskugelu 
ini Eie der Wirbellhiere. 

*Bìliang tifi Kongl. Svenska Velenskaps-Akademiens Ean- 
diingar. - Band IV, h. 4-2 - V, h. 4-2. - Stockolm, 

4 877-80. 

^'Bollettino consolare, pubblicato per cura del Ministero 
per yli affari esteri del Regno. - Voi. XVII, fase. 6-7. - 
Roma, giugno-agosto 4 881. 

F. Zocchi. Le miniere d' oro e d' argento negli Slati e territori della 
Costa del Pacifico. — Il servizio per 1' estinzione degli incendi in 
S. Francisco di California. — S. Castiglia. Rapporto agricolo e 
commerciale per il 1." trimestre 1881. — F. Lejnati. Notizie com- 
merciali per l'annata scorsa 1880. — B. Moscetti. Sul commer- 
cio e sulla navigazione a Taganrog nel 1880. — E. Colucci. Brevi 
cenni sul raccolto agricolo e sui principali generi di esportazione 
nel distretto consolale di Beirut nel 1880. — P. Corte. Sulla Ru- 



— CCLXVIII — 

mania. Cenni stoiici, slalislici e coimnoiciali. — G. B. Baffo. 
Notizie sull'industria soiica negli Stati Uniti d'America. — Al- 
con Ramon. Brevi cenni sull'agricoltura, industria, commercio 
ed istruzione pubblica nella provincia di Cadice. — G. Karoiv. 
Sur le commerce et la navigation entre le Royaume d' Italie et 
le port de Stettin pendant 1' année 1880. — E. Traumann. Sul- 
r industria e il commercio del Gian Ducato di Bade» in generale, 
e specialmente di Mannhoim nel 1880. — E. Barretto. Rapporto 
trimestrale sullo stato delle campagne alle isole Filippine (1.° tri- 
mestre 1881). — G. Gallian. Id. agricolo-commerciale di Calcu!- 
ta. — Id. annuale sul commeicio, sulla navigazione e Colonia nazio- 
nale nel 1880-81. — T. Schilling. — Relazione sull' agricoltura in 
Baviera. — F. De Luca. Traflico con la China. — 0. Schlick. 
Rapport annuel du Consulat d" Italie a Kel, service de 1880. — 
L. Gioia. Commercio e navigazione del porto di Cardiff nel 1." 
trimestie 1881. — G. Corvini. Sulla situazione commerciale e 
agricola dell'Irlanda. — A. Muttini. Sul commercio d'importa- 
zione ed esportazione della Repubblica di Guatemala nel 1880. — 
B. Bohonioletz. Foire de Nijni -Novgorod en 1880. — E. Centu- 
rione. Movimento commerciale dell'Impero Germanico nel 1880. 
— L' Esposizione di Francol'orte s. M. — P. Senestrari. Condi- 
zioni geografiche, t-talistiche, conniierciali e politiche della pro- 
vincia di Cordoba (Repubblica Aigont'na). — G. Federer. I. Rap- 
porto suir esposizione nazionale e industriale del Wurtemberg. — 
A. Bauermeister. Commercio del poi to di Saigon (Cocincina fran- 
cese) nel 1," trimestre 1881. — M. Ansaldo. Sulle condizioni ma- 
rittime e commerciali del porto di Swansea. 

* BoUeltino del Reale Gomitalo geologico dllalia. - N. 5-6. 
- Roma, maggio-giugno 4 881. 

e. De Giorgi. Note stratigrafiche e geologiche da Fasano ad Otranto. 
— F. Salmojraghi. Alcuni appunti geologici sull'Appennino fra Na- 
poli e Foggia. — Sulla massa serpentinosa di Montelenato (Pra- 
to). — A. Cossa. Osservazioni pelrogralìche. 

^Bollettino deW Osservatorio della Regia Università di To- 
rino. - Anno XV (1880). - Torino, 1881. 

^Bollettino della Società geografica italiana. - Roma, giu- 
gno e luglio 1881 



— CCLXIX — 

*BuUetin de /" Académie Imp. des sciences de Si. Peter s~ 
éo^/r^r. - T. XXVII, n. 2. - Mars 1881 

0. Backlund. Développement dcs perturbations absolues d'une co- 
mète. — C. Kalchbrenner et F, de Thùmen. Énuraeration et de- 
scription des champignons, recueillis dans la Mongolie et dans la 
Chine septentrionale. — M. Kortazzi. Observations des taches 
du Jupiter. — S. Przyhytek. Les produits de l'oxydation de l'Éry- 
tihit. — B. Dorn. Remarques coinplèmenlaires sur les monnaies 
des Ileks, anciens khans du Turkistan. — M. Bogdanow. Remar- 
ques sur le groupe de Plèroclides. — H. Wild. Relation entre 
les lignes isanomales de temperature et les lignes isobares. — 0. 
Chivolson. Iiiduence de la pression sur la lèsistance électrique 
des fils inétalliques. — Sur la valeur des erreurs dépendanles du 
retard ou de la prématurité des impulsions, dans le méthode de 
M. Weber pour mesurer des courants électriques instantanés. — 
F. Morawitz. Les Bourdons russes du Musée zoologique de 1' A- 
cadémie. 

*BnUetin de C Académie E. de médecine de lìelgique. - III 
Serie, T. XV, n. 5-6. Bruxelles, 1881. 

Janssens. Sur la note de feu le doct. Wilbaux, relative à un lini- 
ment anli-variolique. — Deneffe. Sur les travaux de M. Servais, 
relatifs à la section SfOus-cutanée du col fémoral, à 1' effet de de- 
truire 1' ankylose vicieuse de la banche. — Cousot. La diphtérie 
et son traitemenl. — Kuborn.?>\i\ le cbtuffage des salles d' école. 
— Thiry. Hernie inguaiale constituée par la plus grande partie de 
la nias^e intestinale, — Lehefure. Rapport de la Commission des 
étjidémies sur les documents relatifs aux maiadies infectieuses 
qui sevissent dans certaines conlrées de l'.'Xsie. 

*Btdletins de f Académie Royale des sciences., des leilres et 
des beaux-arls de Belgique- Al année, 2.** sèrie, T. 46- 
47 - 48 année, 2.* serie, T. 48 - 49 année, 2.* sèrie, 
T. 49. - Bruxelles, 1878-80. 

*Bvlletin de la Sociélé òolanique de France. 

T. XXVIII (2.^ sèrie, T. III). Revue bibliographique A. - 
Comptes rendus des scances, 2. - Paris, 1881.^ 



— CCLXX — 

BuUetin de la Société (f éncouragement pour C industrie na 
tionale. - Paris, mars-mai 4 881. 

BuUetin de la Société de géographie. - Paris, fcvrier-mars 
4884. 

^Bnlletin de la Société Imperiale des naturaiistes de Mo- 
scou. - Année 4 880, n. 3-4. 

e. rioetz. Die Hesperiinen-Gattung Goniurus Hùbn. und ihre Arlen. 

— N. Kokujeiv. II Nachtrag zuai Verzeichniss der bis jetzt in 
der Umgegend von Jaroslav aufgefundenen Kàfer des Herrn M. 
von Bell. • — H. Christoph. Neue Lepidopteren des Amurgebietes. 

— H. Trautschold. Ueber Aroides crassispatha Kuterga. — Ueber 
Tomodus Agassiz. — Ueher Bolhnolopis Panderi Lahusen. — Ue- 
ber den Jura des Doiijetzthules. — Ueber die Terebrateln des Mo- 
skauer. — Ueber Synyphocrinus. — A'. Lìndeman. Zweir neue, dem 
Getreide schàdliche Insekleii Russlands. — Ueber Eurytoma (Iso- 
soma) hordei, Eurytoma albinervis, Lasioptera (Cecidoiuya) cerea- 
lis und ihre Feinde. — L. N. Chichkoff. Sur la composition chi- 
mique du lait. — Ed. Lindemann. Zusatz zu dem Spermatophy- 
ten Bessarabiens. — V. Czerniavsky. Materialia ad Zoographiam 
Ponticam comparalam. 

^BuUetin de la Société Vaudoise des sciences nalurelles. - 
II Serie, Voi. XVII, n. 85. - Lausanne, juin 4 884. 

E. Renevier. Comraission géologique internationale. — Musée géolo- 
gique en 1880. — L. Walras. Théorle élémentaire du prix des 
terres. — F. A. Forel. Limuimètrie du lac Leman. — H. Goll. 
Sur le lièvre alpin. — H. Pittier. Observations méléorologiques 
a Chàteaux - d' Olx et Cuves. — CÀh. Dufour. Retrait des glaciers 
européens. — M. Rapi7i. Sur une relation numèrique. — Ch. Du- 
pertuis. Note sur le vin de 1880. — /. Margiiet. Observations 
méléorologiques à Lausanne. — H. Dufour. Observations photo- 
phoniques. — /. Cauderay. Les téléphones perfectionnés. 

^'BuUetin mensuel de la Société d acciimalalion. - Paris, 
raars-juin 4 881. 

D' Hervey de Saint Denys. Sur les Talégalles de Latham. — L. Vail- 
lant. Sur un appareil destine au Iraniport des Batiacieiis anoures 



I 



— CCLXXI — 

vivants. — E. Méne. Dos productions végétales au Jajion. — D. 
Turrel. Le Néflier du .Tapnn. — E. Renard. Dégàts causés par les 
écureuils sur le pins. — J. Fallou. Educatiou de plusieurs bom- 
byciens séricigènes, faitcs à 1' air libre, à Champrosay. — /. Del- 
chevalerie. Apergu sur les vegétaux exotiques naturalisés en Egy- 
ple. — G. Lefevre. De 1' élevage de l' Autruche au Gap de Benne - 
Espérance. — Vidal. Sur le ver à soie du chéae au Japon, son édu- 
cation, son utilité. 

^Bullellino delC Associazione agraria friulana. - Serie III, 
voi. IV, n. 23-34. - Udine, 1881. 

*B'ullel(ino delle scienze mediche, pubblicato per cura della 
Società medico-chirurgica di Bologna. - Giugno-luglio 
^88^. 

*BnUellino di bibliografia e di storia delle scienze maiema- 
ticlie e fisiche, pubblicato da B. Boncorapagni. - Roma, 
agosto-ottobre 1880. 

G. Govi. Nuovo documento, relativo alla invenzione dei cannocchiali 
binocoli, con illustrazioni. — I precursori inglesi del Newton, trad. 
dall' inglese del prof. A. Favaro. — A. Marre. Notice sur Nicolas 
Chuquet et son a Tripaity en la science des nombres». — JV. Chu- 
quet. Le Triparty en la science des nombres. 

*Buonarroli (II) di Benvenulo Gasparoni, continuato per 
cura di Enrico Narducci. - Roma, luglio-agosto 4 880. 

^Collana di scrittori di Terra d' Otranto. - Lecce, 1875. 

A. Profilo. La Mossopogralia. — A. De Ferrariis. L'eremita (Dialogo 
trad. dal prof. L. Slainpacchia). 

* Comj)tes-rendus hébdomadaires des séances de CAcadémie 
des sciences de flnstitid de France. - T. XCII, n. 23-26, 
et Tables du T. XCI. - T. XCIII, n. 2-7. - Paris, 4 881. 

*Contri()ution to the Archaeology of Missouri, by the Ar- 
chaeological Section of the St. Louis Academy of scieti" 
ce. - P. I. Pottery - 1880. 



— CCLXXII — 

Country (The) Gentleman' s Magazine. — London, June- 
August 4 881. 

*C7'onica cienlifica. Revista internacional de Ciencias, publi- 
cada por D. Rafael Roig y Torres. - Ano IV, n. 86- 
87. - Barcelona, 1881. 

*Eco (L) industriale, periodico bimensile, fondato dall'As- 
sociazione Triestina per le arti e l'industria. - Anno 
II, n. t6-4 8. - Trieste, ^1881. 

*Entomologisk Tidskrift utgifven af J. Spangberg.- Band I, 
h. \-2. - Stockolm, \8Sì\ 

*Értekezéselt a Tdrsadalmi Tìidomdmjok Kòrèbòl Kiadja a 
Magyar Tudomdnyos Akadémia. 

V Kótet, 9 Szàm. - Budapest, 4 879. 

VI » 4-5 » » 4 880. 

Vili » 4 » .) 4 879. 

IX ). 4-3 » .) 1880. 

''^Gazzetta chimica italiana.- Anno XI, fas. 4-5 - Palermo, 
4881. 

L. Ricciardi e S. Speciale. Sui basalti della Sicilia. — R. Schiff e P. 
Maissen. Sui derivati azotati della canfora. — R. Schiff. Sulle pro- 
prietà del bromo nella brornocanfora. — F. Koenig. Intorno alla 
fermentazione dell' acido tartrico. — A. Funaro. Analisi di un mi- 
nerale nichelifero delle Alpi Apuane. ■ — L. Valente. Scomposizione 
dell'acido jodidrico per l'azione del cloro. — Sull'idrocarburo 
estratto dalla canape. — P. Spica. Sui solfacidi del cimene. — F. 
Mauro. Sul trimolibdato sodico-ammonico. — /. Macagno. Lo 
spettroscopio applicato alla ricerca di talune materie coloranti che 
s'introducono nei vini rossi. — Sulla ricerca dell'olio di cotone nel- 
l'olio d'oliva. — • G. L. Ciamician e M. Dennstedt. Sull'azione 
del cloroformio sul composto potassico del pirolo. — G. L. Cia- 
mician. Sopra alcuni composti della serie del piiolo. — G. Bi- 
zio. Sopra il glicogeno negli animali invertebrati. — A. Bartoli 
e G. Papafogli. Sintesi di vari acidi organici per mezzo dell'elet- 
trolisi dell'acqua e di varie sostaìize acide o alcaline con elettro- 
di di carbonio. — G. Campani. Sul principio venefico dei semi 



— CCLXXIII — 

(li lupino comune. — C. Bellelli. SluJio chimico, esperienze fisio- 
logiche ed applicazioni chimiche sulla lupinin.t. — D. Tomniasi. 
0-servazioni sull.i nota dei doti. Bai Ioli e Papafogli. — F. Rossi. 
Estrazione dell'alcool dalle carrubbe. — Sulla determinazione del- 
l' acido fosforico nel guano dei pesci. — P. N. Arata. Studio chi- 
mico della Persea lingue. — Sulla pretesa identità della Paitina 
con l'Aspidospermina. — M. Giuìiti. Del guano dei pipistrelli e 
specialmente di quello esistente in una grotta di S.' Agata di 
Esaro. — I. Giglioli. Sullo svolgimento d' idrogeno arsenicale 
delle muffe cresciute in presenza di sostanze arsenicali. — M. 
Giiititi. Alcuni metodi di analisi quantitativa del latte. 

Fase. G. - Palermo, 1881. 

e. Marchelti. Azione del cloruro di alluminio sulla naftalina insieme 
a cloruro etilico. — A. Piccini. Separazione e determinazione 
dell'acido nitrico e nitroso. — A. Funaro. Sulla decomposizione 
pirogenica del succinato di calcio. — G. Papasogli. Azione del- 
l'acido carbonico sull'ioduro potassico e sulle carte ozonoscopi- 
che. — B. Porro. Sulla distillazione continua di un miscuglio di 
parecclii liquidi. — F. Mauro e L. Danesi. Nuovo metodo per la 
valutazione voluinetiica del molibdeno. — G. L. Cianiician e M. 
Dennsledt. Sopra alcuni composti della serie furfurica. — Azione 
del cloroformio sul composto potassico del pirolo. — I. Maca- 
gno. Sulla determinazione del tannino del sommacco. — A. Ca- 
sali. Gli acidi biliari nelle ricerche tossicologiche, e la natura 
chimica delle ptomaine e alcaloidi cadaverici del Selmi. — L. 
Ricciardi. Sulla Selce piromaca. 

* Gazzella di Venezia. - \SS\, n. 4 45-216. 
^'Gazzella medica ilaiiana. -Padova, 488i, n. 23-34. 
'^Gazzella ufficiale del Regno. - Roma, i88l, n. 127-488. 
^'Giornale agrario ilaliano induslriale e commerciale.- ¥or- 

lì, 1884, n. 22-32. 

* Giornale della Socielà di lellure e conversazioni scienti fi- 

che di Genova. - Anno V, marzo-giugno 4 880. 

F. Armin]on. Elementi della guerra marittima. Difesa delle coste di 
Italia. — C. Pozioni. La riforma elettorale ed il progetto di legge 
Deprelis.-E. Grondona. Della condizione giuridica della donna.— 
Tomo VII, Sene Y. ^^ 



— CGLXXIV — 

S. Solari. Sproloqui di un villano intorno all' agricoltura italiana. 
— G. Chinazzi. Nole^alle origini della filosofia della stona. — G. 
Daneo. Della potenza del linguaggio articolato. — F. De Memme. 
I ferri titanati e le sabbie magnetiche della Liguria. — L. Du- 
fresne. 1 Paradossi di Zebedeo. — C. Lozzi. Delle origini della 
stampa. — G. Brugari. Jeffrey Chaucer, e la letteratura inglese 
del secolo XIX. 

"^Giornale di Vaine, politico-quotidiano- n. 127-190-^884. 

*Giornale ed Atti della Società di accUmazione e di agri- 
coltura in Sicilia. - Voi. XXI, n. 5-6. - Palermo, mag- 
gio-giugno 4 881. 

N. Ziino. Economia rurale. 

*Globe {Le), journal géngraphif/ue. Organe de la Société de 
géographie de Genève pour ses Mémoires et Bnlletin. — 
T. XX (III sèrie, T. IV), liv. 3. - Genève, 1881. 

D. Ferriere. Le Montenegro. Notes géographiques et souvenirs de 

voyage. 

*Jahrbucli ilber die Fortsclirille der Mal/iematik im Werein 
mit anderen Mathematikcrn und unter besonderer Mit- 
wirkung der Herren F. MuUer, A. Wangerin, herausg. 
von C. Ohrtmann - XI Band, h. I, Jahrgang 1879 - 
Berlin, 4 884. 

*Jalires-Bericlit der Natnrforscfienden Gesellschaft Grau- 
ùutidens.- Neue FoIge,XXIll und XXIV Jahrgang. - Ver- 
einsjahr 4 878-79 und 4 879-80. - Chur, 4 884. 

E. Killias. Beitràge zu einem Verzeichniss der Insektenfauna Grau- 

bùndens. II Lepidopteren. 

*Jaliresberichl des PhijsikaHschen f'ereins zu Frankfurt ani 
Main far das Fiechniingsjahr 4 879-80.- Frankfurt, a/M. 
Juli 4 88 1 . 

Jahresbericht iiber die Fortschritte der Cliemie und wer- 
wandtcr Theile anderer Wissenscliaften, herausgegeben 
von F. Fittica - 1879, 3 beft. - Giessen, 4 884. 

\ 



— CCLXXV — 
*Jahresòericht (XXIX und XXX) der Natvrhisiorischen Ge- 
sellsc/iaft %u Hannover fiir die Geschàfisjahre 4 878- 
80. - Hannover, 1880. 

Journal d' agriculhtrfi pratiqtie. - Varìs, IbSI, n. 23-33. 

Journal de C anatomie et de la physiologie normales et pa- 
Ihologiques de l' li ornine et des animaux, par Ch. Robin 
et G. Pouchet. - Paris, mai-aoùt i88l. 

De Rochebrune. Sur les verlèbies des ophidiens. — Beauregard. En- 
céphale et nerfs cràiueiis da Ceratodus Forsteri. — Nicaise et 
Chambard. Chondrome obsifìé de la inan. — Planteau. Sur la 
muqueuse uterine de tjuelques animaux à placenta diffus. — Tour- 
neux et Martin. Contribulion'à 1' elude du spina bifida. — L. Cha- 
bry. Contribution à l' elude du inouvemenl des cótes et du ster- 
num. — L. Griniaux. Sur la transfoi mation de la morph ne en co- 
deine et en bases hoaiologues. — Cli. Robin. Sur les corpuscu- 
le6 nucléiloraies des leucocyles. 

^Journal de la Sociélé pliysico-chimique russe. - T. XIII, 
n. 5-6. - St. Pétersbourg, 1881. 

* Journal de l'École polyteclmique, public par le Conseil d'in- 

struetion de cet élablissement. - T. XXIX, 48 Cahier. - 
Paris, 4 880. 

L. Lecornu. Sur l'équillbie des surfaces ilexibles el inextensibles. — 
C. Jordan. Sur 1' équivalence des formes. — Sur la réductioii des 
substitulions linéaires. — E. Mathieu. Sur des intégrations rela- 
tives a l'équilibre d' élasticité. — G. Humbert. Sur 1' équation 
differentielle du second ordì e. — E. Roucìiè. Sur les equations 
linéaires. 

* Journal de médecine, de chirurgie et de pharmacologie. - 

Paris, mai-juin 1881. 

Joìirnal de pharmacie et de cfiimie. - Paris, raai-aoùt 4 881. 
Journal des économistes, etc. - Paris, juin-aoùt 1881. 

Ad. Blaise. Un coté de l'iiistoire financière contemporaine. — Le 
développement des établissement de crédit. — A. N. Bernarda- 



— CCLXXVT — 

kis. Les banques dans 1' antiquilé, — G. Fauveaii. Comparaison 
du pouvoir de la inonnaie a deux epoque^- différents. — Ad. F. de 
Fontpertuis. Étude sur l'Amérique latine. Le Chili. Le Pérou et la 
Bolivie. — C. M. Liniousin. Le Congrès de 1' Associalion fraiigaise 
pour l'avancement des sciences, tenu a Alger. - Le 13. '^ Congres 
des Coopéraleurs anglais. — M. Lesage. Nolice biographique sur 
Léonce de Lavergne. — Du Mcsnil-Marigny. Réfiexions sur 1' ex- 
cés des richesses. — E. Brelay. Les Sociétés de Cdtisoinination 
et les banques populaires. — E. van Geetrnyen. D' un étalon pa- 
rallèle et de la monnaie Banco. — M. Block. Revue des principales 
publications économiques de 1' étrangcr. — G. de Moliìiari. L' évo- 
lution politique au XIX siede. — L'eouzon le Due. La fortune du 
Clergé sous 1' ancien regime. — V. Banzoli e G. Bruno. Le Com- 
te J. Arrivabene. — G. R. La oolonisation algèrienne au Congrès 
d' Alger. 

* Journal d liygiène, climalologie, etc, pulìlié par le doct. 
P. De Pietra Santa. - VI année, VI voi., n. 245-254. - 
Paris, 1881. 

^Jmirnal nf llie Royal Micro.'icopical Society, etc. - Ser. II, 
Voi. I, part. 3-4. - London, June and August ^881. 

F. Kitton. The Diatoms of the London Clay. - E. Abhe. On the Esti- 

malion of Aperture in the Microscope. — H. Slolterfolh. On a New 
Species of Hydroseia (Wallicli). — P. Marlin Duncan. On some 
Remarkable Enlargoments of the Axial Canals of Spenge Spicules 
and thier Causes. — B. Wills Richardson. On a Blue and Scar- 
let doublé Slain , suitable for Nerve and Many olher Animai 
Tissues. 

*Kongliga Svenska Velenskaps-Akndemicns RandUngar. - 
B. 14, 2, 15-17. - Stockolm, 1870-79. 

G. Lindstròìn. Contrihutions to Ihe Actmology of the Atlantic Occan. 

— R. Rubeììson. Mànads-och àrsmedia af tcmperaturen pa Statens 
meteorologiska stationer under àren '1859-1S72. — Om slorleknn 
af temperalurens dagliga vanation : Sveiige. — Cat.ilogue des 
aurores boièales, observées en Suède depuis le XVI>"'= siècle ju- 
squ' à r année 1877 y comprise. — Uj. Thcel. Mémoire sur 1' El- 
pidia. Nouveau geme d' Holulheries. - Les annelides inlychétes 
des mers de la Nouvelle Zemble. — E. Edlund. Uebcr die Wàr- 



— CCLXXVII — 

meerscheinungen in der galvanisclien Saulp, und ùber die elek- 
trornotorische Kiàlte. — Sur l' induclion unipolaire ; l' électricité 
atinospliérique et l'aurore boreale — C. A. Westerlimd. Sibiriens 
land-och sòltvatten moUusker. — E. lòrnebohm. Om Sveriges vig- 
tigare diabas - och gabbi o - arter. — P. Oeberg. Om Trias-fòrste- 
ningar fiàn Spetsbeigen. — A. Wijkander. Observations magne - 
tiques, faites pendant l'expédition arctique suédoise en 1872-73. — 
/. E. Zettersiedt. Florula Bryologica niontium Hunneberg et Hal- 
leberg. — A. Moi^er. Undersòchning af Planeten Pandoras rorel- 
se, andrà afdelningen, — 0. Heer. Ueber fossile Pllanzen von No- 
vaja Sernlja. — Beitràge zur rniocenen Flora von Sachalin. — /. 
G. Agardh. Florideernas morphologi. — G. Eisen. On the Oligo- 
chaeta collecled du> ing the Swedish expeditions to the arctic re- 
gions in the years 1870,1875 and 1876. — W. Lecke. Oefversigt 
òfver de af svenska expeditionerna till Novaja Semlja och Jenisei 

1875 och 1876 insamlade hafs-raolluscker. — J. Sahlberg. Bidrag 
till Nordvestra Sibiriens insektfauna, Heiniptera Heteroplera, och 
Coleoptcra, insamlade under expeditionerna till Obi och Jenisei 

1876 och 1877. — L. Rock. Arachniden aus Sibiriens und Novaja 
Semlja, eingesammoU von der schwedischen Expedition ini Jahre 
1875. — A''. P. ìlamherg. Undersòkning af badgytyan vid Marstrand. 
— A. G. Nathorst, Bidrag till Sveriges fossile Flora. II Floran vid 
Hòganàs och Helsmgborg. — H. Gyldcn. Utber die Bahn eines 
materiellen Punkten, der sich unter dem Einlliisse einer Central- 
kraft, von der Form : — + a^r bevegt. — P. T. Cleve und A. 
Grunow. BeitiJige zur Kenntniss der arctischen Diatomeen. — C. 
J. Nauman. Om Sveriges Hydrachnider. — S. Almquist. Mono- 
graphia Arthoniarum Scandinaviae. 

^ Lefnadsteckningar òfver Eongl. Svenska Vetenskaps Aka- 
demiens efter àr 1834 Aflidna. - B. II, h. I. - Stockolm, 
\ 878. 

*' Liieransche Berichle ans Ungarn, herausgegeben von Paul 
Hunfalvy. - IV Band, \-4 heft. — Budapest, ^880. 

London (The), Edinburgh < nd DuMin Vliilosophical Magazine 
and Journal of science. - London, June-August 4881. 

R. T. Glazahrook. On Uie Moleculai Vortrx Tlieory of Electroma- 
gnetic Action. — H. A. Roivland and E. H. Nichols. Electric Ab- 



— CCLXXVIII — 

sorption of Crystals. — R. H. M. Bosanquet. On Jthe Beats of 
Consonances of the Form /* : l. — ^1. Macfarlane. An Analysis 
of Relatiouships. — A. Tribe. Oii an Electrocheniical Method of 
invesligating the Field of Electrolytic Action. — H. W. Watson and 
S. H. Burhury. On the Law of Force hetween Electric Currents. — • 
C. Abney. On the Transmission of Radiation of Low Refrangibility 
trough Ebonite. — .4. W. Riìcker. Remarks on doct. Mills' s Re- 
searches on Thermometry. — Silvanus P. Thompson. On the Gon- 
servation of Electricity, and the Absolute Scale of Electric Poten- 
tial. — On the Opacity of Tourinaluie Crystals. — L. Fletcher. Cry- 
slallographic Notes. — E. Mills. On the Ascont of HoUow Class 
Bulbs in Liquid. — Remaiks on Theriaometry. — /. H. Poynting. 
Change of State : Solid-Liquid. J. J. Thonison. On some Electro- 
magnetic Experiments with Open Circuits. — Rayleigh. On the 
Electroinagnetic Theory of Light. — F. Wigglestvorth Clarké. 
An Abstract of the Results obtained in a Recalculation of the Ato- 
mie Weights. — C. J. Woodv}aì'd.On a Wave - apparatus for Le- 
cture - Purposes to illustrate Fresnel' s Conception of Polarized 
Light. — Tait. On Thermal Conduc tivity, and on the ECfects of 
Temperature- Ghanges of Specific Heat and Conductivity on the Pro- 
pagalion of Piane Heat- Waves. 

Magyar Tiidom. Akadémiai Almanach.- 4884. - Budapest, 
4 881. 
*i Magyar Tudomdnyos Akadémia Évtesiiòje.- A M. T. Aka- 
démia Rendeletébòl. - Budapest, 1870, 7-8 S. - 1880, 
1-8 S. 

*i Magyar Tudomdnyos Akadémia Évkònyvei. - XVI, 6. - 

Budapest, 1880. 
*Magyarorszdgi Régészeti EmbUkek.- Kiadja a Magyar Tu- 

domanyos Akadèmiànak Archaelogiai Bizottsóga. - IV 

K, 2 R. - Budapest, 1880. 

*Mémoires de lAcadémie Royale des sciences, des leltres 
et des l)ca,nx-arts de BeUjiqiie. Tom. 43, 1 partie. - 
Bruxelles, 4 880. 

4. Briart et F. L. Carnet. Description des fossiles du calcaire gros- 
sier de Mons. — E. Quetelet. Sur les mouvements de 1' aiguille 



* 



— CCLXXIX — 

aimantée à Bruxelles. — E. Catalan. Sur la thèorie des inoin- 
di es canés. — E. van der Mensbrugghe. Sur les variations d'e- 
nergie potentielLe des surfaces liquides. — P. J. van Beneden. 
Sur les Orques observés dans les mers d'Europe. 

*Mémoires couvonnés et aulres Méinoires publiés par 1' A- 
cadémie Royale des sciences, des lettres et des beaux- 
arts de Belgique. 

T. 29-30. - Bruxelles, 1880. 

T. 32 (coll'indìce) « 1881. 

E. Mailly. Sur le dessein qu' on avait forme en 1760 de faire 1' a- 
quisition du naturaliste M. Adauson et de son cabinet pour 
rUniversité de Louvain.— Les origines du Conservatoire R. 
de rnusiqiie de Bruxelles. — Adan. Attractions locales. — Cor- 
rection des éléments de 1' ellipsoide osculateur. — Comparaison 
entre les coordonnées réelles et les coordonnées thèoriques d'un 
lieu de la terre. Déviation ellipso'idale. — Sur l' ellipsoide unique. 
— F. van Rysellberghe. Sur les oscillations du littoral belge. — 
A.Rivier. C. Chansonnetle, jurisconsulte messm, etses lettres iné- 
dites. — A. Goovaertes. Histoire et bibliographie de la typogra- 
pbie musicale dans les Pays-Bas. — Ab. Spée. Sur le déplace- 
ment des raies des spectres des éloiles. — /. Kùntziger. Essai 
historique sur la propagande des encyclopédisles frangais en Bel- 
gique. — H. Francotte. Essai historique sur la propagande des 
encyclopédistes frangais dans la principauté de Liége. — Kervyn 
de Lettenhove. Les autographes de M. Stassart. Notices et extraits. 
— Ch. Paillard. Voyage dans les Pays-Bas et raaladie d' Eléonore 
d' Autriche (ou de Portugal), femme de Francois 1.**', d'aprèsles 
documents inéilits, tirés des Archives du royaume de Belgique. — 
V. Byanls. Histoire des classes rurales aux Pays-Bas jusqu' à la 
fin du XYIII siécle. — F. de Potter en J. Broeckaert. Geschie- 
denis van den Belgischen Boerenstand. 

*Mémoires couronnés , et Mémoires des savants étrangers^ 
publiés par ia méme Aeadémie - T. 39 et 42-43.- Bru- 
xelles, 1879-80 (coir indice delle materie). 

M. F. Terby. Aréographie ou elude comparative des observations fai-» 
tes sur l'aspect physique de la planète Mars depuis Fontana (1636) 
jusqu' à uos jouis (1873). — Ch. Piot. Les pagi de Belgique et 



— CCLXXX — 

leurs subdivision pendant le moyen àge. — A. Schoy. Histoire de 
r influence italienne sur 1' architecture dans les Pays-Bas. — /. 
P. Nuel. Recherches microscopiques sur 1'. anatomie du lirnagon 
chez les tnammifères. — C. Lagrange. De 1' origine et de l' éta- 
blissemenl des rnouveinents astronomiques. — Recherches sur 
r influence de la forme des masses dans le cas d'une lei quel- 
conque d'attraction diuiinuant indèfinirnent, quand la distance aug- 
rnente cornine préliminaire de la théorie de la cristallisation. — 
C. Le Paige. Sur quelques app'ications de la théorie des lormes 
algébriques à la geometrie. — Cotteau. Déscription des Échini- 
des du caicaire grossier de Mons. — Déscription des Échinides ter- 
tiaires de le Belgique. — Souillart. Mouveraents relatifs de tous 
les astres du systèrne soiaire, chaque astre élant considéré indi- 
viduellement. — 0. van Ertborn. Observations de la planète Mars, 
faites pendant 1' opposition de 1877. — 1). Bertkau. Verzeichniss 
der von Prof. Ed. van Beneden auf Seiner im Auftrage dar bel- 
gischen Regierung uuternommenen wisseuschafllichen Reise nach 
Brasilien und La Piata i. J. 1872-73 gesammelten Arachniden. 

*Mémoires do C Académie Imp. des sciences de SA Peters- 
bourg. - VII Sèrie, T. XXVIII, n. 4. - I88I. 

F. Borodìn. Untersuchungen ùber die Pflanzenathmung. 

*Mémoires de l' Académie des sciences, belles lettres et arts 
de Lyon. 

Glasse des sciences, T. 24. - 1879-80. 
Classe des lettres, T. 19. - » 

Loir. Sur la doublé fonction chimique (alcool et alJéhyde) de divers 
acides monobasiques. — Allégret. Sui' le Calendrier. — /. Marmy. 
Souvenirs de la Turquie d'Asie. Elude des mceurs orieutales. — 
F. Gonnard. Sur les associations minérales du Capucin (Mont-Do- 
re). — G. A. Heinrich. Sur E. Faivre. — R. de Forcrand. Sur la 
conslitution des outremeis. ■ — F. Gonnard. Sur les associations 
minérales que renferment certains trachytes du ravin de Riveau- 
Grand, au Monl-Dore. ■ — Sur quelques faits minéralogiques ob- 
servés dans les granits des bords de la Saòne. — Dumont. Frag- 
ments biographìques. Perrache, Craponne et de Montricher. — 
A. Locarci. Sur les pluies de bone dans la ragion lyonnaise. — 
A. Falsari. Sur T. Ebray. — C. André. Pluies et neiges de 1' an- 



— CCLXXXI — 

née 1879. — Observation du passage de Mercure sui le Soleil 
faiten a Ogden (Utah), le 6 mai 1878. — L. Rerolle. Sur les 
mammifères fossiles des dépòts pampéens de la Piata. — Ducar- 
re. Le travail industriel et le travail agricole en France. — Sur 
les enfants trouvès. — Ferrei de la Menue. Coup d' ceil sur 
quelques villes du Midi de la France. — Recherches historiques 
el archéologiques sur le bouclier. — A. Mollière. De la rnétaphy- 
sique du droit. — E. Charvériat. Les origines du journalisme en 
Allemagne. ' — Hignard. Sur les lettres de M.">'- de Cerando. — . 
G. A. Heinrich. Sur 1' abbé Noirot. — Allnier. Sur un fragment 
de colonne itinéraire. — Bouchacourt. M. Blanc de Saint-Bonnet. 
L. Reuchsel. Étude sur le róle de la melodie, du rhylhme et de 
r harmonie dans la musique cliez tous les peuples de l' Europe, 
depuis le moyen àgc jusqu' à l'epoque actuelle. 

*Mémoires de C Académie des sciences, bedles-leltres et arts 
de Savoie. - III Sèrie, T. Vili. - 1880. 

Gr. Vallier. Quelques mots sur les découvertes archéologiques et nu- 
mismatiques de Francin. — A. Dufour et F. Rabat. Le P. Mo- 
nod et le cardinal de Richelieu. Episode de 1' histoire de la Fran- 
ce et de Savoie du XVII siècle. — Notes diplomatiques. — P. 
Mayeul Lamey 0. S. B. Sur regalile de rotation et de revolu- 
tion des satellites du systèrae solaire. — D' Arcollières. Six mois 
de r année 1593. — /. Carret. Notice historique sur les eaux de 
la Boisse. — jP. Decostes. Sur le concours du prix de poesie. — ■ 
Gr. Claretta. La mission du Seigneur de Barres, envoyé extraordi- 
naire de Francois I.«'' , roi de France, à la Cour de Charles III, 
due de Savoie, d'aprés des documenls inédits. — De Locke. No- 
tice sur la fabrique de faience de la Forest. — C. Du Verger de 
Saint-Thomas. Éloge de M. le comte Gì eyfié de Bellecombe. 

*Mémoires de la Société des sciences pkysiques et naturelte 
de Bordeaux. - Il sèrie, T. IV, 2 cali. — Paris, 4 881. 

r. Tannery. L' arithmétique des grecs dans Hèron d' Alexandrie. — 
Hautreux. Éludes météorologiques de la Gii onde à la Piata. — • 
A. Millardet. Pourridié et Phylloxera ; elude comparative de ces 
deux maladies de la vigne. — Dannecy. Modilication de 1' appa- 
reil de March. • — , Denigès. Préparation de 1' elher bromhydri- 
que par 1' action simultanee du zinc et de 1' acide sulfurique sur 
l'alcool éthylique et le brome. — E. Royer. Sur le passage du 
Tomo VII, Serie V. il 



— CCLXXXII — 

mercure à travers les liquides. — V. F. Ponsot. De la reconsti- 
tution et du greCfage des vignes. — E. Dehrun, Sur un nouveau 
baromètre amplificateur. 

*Mémoires de la Sociélé nationale des sciences naturelles 
et malhématiques de Cherbourg.- T. XII (III Sèrie, T. 2). 
Paris-Cherbourg, 1879. 

A. de Caligny et L. E. Berlin. Sur la fondation de 1' ancien Port de 
Clierbourg 1686-1739 à 1743-1758. — Clavenad. Restauration des 
fondations du Bàtiment des Subsistances de la Marine à Cher- 
bourg. — Sur les objets préliistoriques trouvés dans les fouilles 
récenament opéiées à Cherbourg, et notaininent dans les déblais 
du Bassin des Subsistances de la Marine. — L. E. Berlin. Don- 
nées théoriques et expériinentales sur les vagues et le roulis. — ■ 
H. Jouan. Sur quelques grands Cétacés éclioués sur les còtes 
d'Europe pendant les dix dernières années. — A. Godron. Qua- 
triènaes mélanges de teratologie vegetale. — Moltez. Détermina- 
tion de la iongitude par une occuUation d" étoile. — L. Tillier. 
Sur la variation chez les Trigles des còtes de France. — A. A. 
Fauvel. Promenades d'un naturaliste dans l'archipel des Chu- 
san et sur les còles du Chékiang (Chine). 

*Memoirs of the Boston Societij of J^ aturai History.- Voi. Ili, 
part I, n. 3. - Boston, 4 879. 

S. H. Scudder. Palaezoic Cockroaches etc. 

^Memorie dell Accademia d' agricoltura., arti e commercio di 
Verona. - Voi. 37 della serie 2, fase. \-2. - 4 88J. 

A. Bertoldi. Elogio del dott. cav. P. P. Martintiti. — F. i^rwMt. Rap- 
porto sulle osservazioni medico-veterinarie dell' anno 1878. — 
A. Goiran. Sulla asserita presenza del Phleum Echinatuni Host, 
nel Monte Bolca. — ò\ De Stefani. Degli oggetti preistorici rac- 
colti nella stazione dell' età del bronzo, scoperta nel Mincio presso 
Peschiera, — G. Bertoncelli. Osservazioni meleorologiche del 1879. 
— Rapporto triennale 1878-80. — G. B. Perez. Osservazioni agra- 
rie pel 1878. 

^Memorie dell' Accademia delle scienze dell' Istiluto di Bo- 
logna. - Serie IV, T. II, fase. 2. - Bologna, 4881. 

A. Vaporetti. Sull'umidità relativa dell'aria atmosferica. — P. Lo- 



— CCLXXXIII — 

reta. Di un nuovo istrumenlo per prendere, estrarre e triturare 
i calcoli della vescica orinarla. — Intorno allo stiramento dei 
nervi. — G. B. Ercolani. Dell' adattamento della specie all' am- 
biente ; nuove ricerche sulla storia genetica dei termatodi. — L. 
Calori. Sulla coesistenza di una eccessiva divisione del fegato, e 
di qualche dito soprannumerario nelle mani o nei piedi. — G. 
Brugnoli Dell'Adiaslolia in un avvelenamento da nitro-benzin:i. — 
G. Belluzzi. Pericoli dell' applicazione dell' uncino ostetrico all'in- 
guine del feto nel parto pei' le natiche — L. Bombicci. Nuovi 
studi sulla poligenesi nei minerali. — G. P. Piana. Di una nuova 
specie di Tenia del gallo domestico (Toenia Botrioplitis), e di un 
nuovo Cisticerco delle Lumachelle terrestri (Gysticercus Bo- 
trioplitis). 

*Meworie della Regia Accademia di scienze., lettere ed arti 
in Modena. - Tomo XX, p. I. - ^880. 

D. Ragona. Andamento diurno e annuale della direiione del vento. 
' — Sulla probabilità della pioggia in Modena. — Foà e Pellaca- 
ni. Sulla fisiopatologia del sangue e dei vasi sanguigni. — A. Bo- 
riasi. Sulla legge della stampa, studio. — P. Riccardi. Nota sta- 
tistica di storia matematica. — Cai te e Memorie geografiche e 
topi grafiche del Modenese. — G. Franciosi. La parola del Co- 
smo. — G. Ferrari. Intorno ad un diploma dell'Imperatore Cor- 
rado il Salico dell'anno MXXXVIII, conservalo nell'Archivio Capi- 
tolare di Modena. — L. Rossi. L'epopea nazionale e il Camoens. 

^Memorie della Società geografica italiana. - Voi. Ili - Ro- 
ma, 1881. 

D. Gió. BeJlrame. Grammatica e vocabolario della lingua denka. 

*Meleorologìska Jakllagelser i Sverige ìitgifnn af Kongliga 
Svenska Vel/nskaps-Akademien., Anstàllda odi Vtarbeta- 
de under inseende af Meteorologiska Cenlral-Anstalten. 
B. III-V. - Stockolm, 1875-77. 

*Mittlieiiungen der Kais. nnd Kòn. Geographischen Gesell- 
schafl in Wien. - XXIII Band - 4 880. 

F. Toula. Die geologisch - geographischen Vei hàitnisse des Temes- 
vàrer Handelskammer - Bezirkes. — /. A. Knapp. Reisen durch 
die Balkanhalbinsel wàhrend des Mittelalters. Nach der Kroati- 



— CCLXXXIV — 

schen Originai - Abhandlung des doct. P. Malkovich. — /. M. 
Zicgler. Jahres - Bericht fùr 1879-80 des Schweizerischen Corre- 
spondenten der K. K. Geographischen Gesellschaft. — /. Stefano- 
vie von Vilovo. Die Hochfluthen der Streme Oesterreich - Un- 
garns im Winter 1879-80. — W. Tomaschek. Die vor-slavvische 
Topogiaphie der Bosna, Heizegovina, Cina-gora niid der angren- 
zenden Gebiete. — F. R. von Le Mounier. Die russischen Auf- 
nahmen auf der Balkanbalbinsel aus den Jahren 1877-79. — ■ G. 
Stadie. Doct. Eniil Tiet/e'Arbeilen ùber Persien. — P. Muromt- 
zoff. Eine botanische Excuision im Sommer des Jahres 1871 auf 
den Kasbek. — M. Déchy. Ueber eine Reise im Sikkm - Hlmàla- 
ya. — E. Marno. Uebei' die Pllauzen-Bari en im oberen Weissen 
Nil. — 0. Gross. J. E. Wappaus. Ein biograpbiscber Nekrolng. 

^Mittheilinifjen der Natìirforschenden Gesellschaft in Bern^ 
aus (lem Jahre 1880- N. 997-1003. - Bern, ÌHS]. 

^MUtheilnngen des Uislorischen \ ereines fiir Steiermark. - 
XXIX heft. - Graz, 1881. 

Zuhn. Ueber Sleiern.àrkiscbe Taufnamen. — A. Peiììlicìt.. Das stàd- 
tiscbe Wirlhscbaflswesen von Graz iin Jabre 1660. — E. Kum- 
mel. Erzherzog Johnnn und das Joanneums - Arcbiv. — H. Lan- 
ge. Mittheilungen aus dem Fiirstenfelder Stadtarcbive. — H. J. 
Bidermann. Acbtzig Jahre (1065-1745) aus dem Gemeinde leben 
des Marktes Kindberg. 

*MillheUungen des Vereins fiir Geschichte der Sladt Niim- 
berg. - Heft I-II. - Niirnberg, 1879-80. 

*Monatsl>ericht der K. Preiissisclien Akademie der Wissen- 
schaften zu Berlin.- Februar-ApriI 1881. 

Pringsheim,. Zar Kritik der biscbengen Grundlagen der Assimilations- 
theorie. — Virchow. Mittheilungen aus einem Bnet'e des Hrn. J. 
M. Hildebrandt. — Ueber die ethnologische Bedeutung des Osma- 
lare bipartitum. — Duncker. Ueber die Hufen der Spartiaten. — 
Websky. Ueber die Ableitung des Krystallographischen Trans- 
formations - SymLols. — Sachau. Eine dreisprachige Inschrift aus 
Zébed. — Helmholtz. Ueber die auf das Innere magnotisch oder 
dielektnsch polansirter Kórper wirkenden Kràlte. — Cìirisliatii. 
Ueber Athmungscentren und cenliipetaie Athmungsnerven. — 



— CCLXXXV — 

Weierstrass. Nachtrag zu der am 12 August v. J. gelesenen Ab- 
handlung « Zur Funclionenlehre ». — W. Zopf. Ueber den gene- 
lischen Zusammenhang voti Spaltpilziorineii. — Hofmann. Ueber 
die Einwirkung der Wàime auf die Ammoniurnbasen. — Beitrà- 
ge zur Kenntniss des Piperidins. — Beitràge zur Kenntniss des 
Conùns. — Monimsen. Festrede. — Bùcking. Vorlàufìger Bericht 
ùber die geologische Untersuchung von Olympia. — Lepsius. 
Ueber die Wiederer òffnung zweier Aegyptischer Pyramiden nach 
Mittheilungen von Prof. Brugscb. — Wahlen. Beitràge zur Beri- 
clhigung der Elegien l'es Pioperfius. — Biirrìieister. Ueber ein 
Skelet von Sceìidotherium leptocephalum. — Weyl. Ueber Zusam- 
inensetzung und Sloff-wechsel des elektrischen Organs von Tor- 
pedo. — Brandt. Untersuchungen au Radiolarien. 

Mondes (Les) ; revue liébdomadaire des sciences et de leurs 
applieations aux arts et à l' industrie, par M.'" 1' abbé 
Moigno. - T. 55, n. 6-14. - Paris, 1881. 

*NaUirri (La), rivista di scienze fisiche e naturali, diretta 
da L. Cappanera. - Voi. IV, u. ^3-16. - Napoli, \ luglio 
e 4 agosto 4 881. 

^Notizblall des Vereins fiir Erdkunde zu Darmstadt des 
Mitteirheinischen geologischen Vereins nnd des Nattir- 
wissenscliafiliclien Vereins zu Darmstadt. - IV Folge, 
\ heft, n. 1-12- 1880. 

^Occasionai Papers of the Boston Society of Naturai Histo- 
ry. - in, W. 0. Croshy. Contributions to the Geology of 
Eastern Massachusetts. - Boston, I 880. 

^Oefuersigt af Konyl. Vetenskaps Akademiens Fórhandiin- 
gar- n. 34-37. - Stockolra, 4 877-80. 

*Oversigl over del K. Danske Videnskaòernes Selskabs For- 
handlinger og dels Medlemmers Arbejder i Aaret 1884. - 
N. I e 3- Kjobenhavn, 1881. 

*Picentino (II), Giornale della R. Società economica ed or- 
gano del Comizio agrario di Salerno. - Aprile-luglio 
I88t. 



— CCLXXXVI — 

*Politecnicn fll)^ Giornale dell' ingegnere-architetto civile 
ed industriale. - iMilano, aprile-giugno 1881. 

*Polybiblion ; reviie bibtiographique universelle. 
Partie technique. - Paris, mai-aoùt 1881. 
» littéraire. » » » 

*Proceedings of the Acadernìj of Naturai Sciences.- ^879, 
pait I-IIl, January-December. - Philadelphia, 4 879-80. 

*Proceedings of the American Acndemy of arts and sciences. 
-New Series, Voi. VI-II.- Whole Series, Voi. XIV-XV, 
p. \-2. - Boston, 1879-80. 

*Proceedings of the American Philosophical Society etc. - 
Voi. XVIII, n. 104-106.- Philadelphia, Deceraber 1879, 
March 1880 (and List of the Members, March 1880). 

^Proceedings of the Boston Society of Naturai History. — 
Voi. XX, p. I-II. - November 4 878 - January 4 880. 

Publication induslrielle des machines, outils et appareils les 
plus perfectionnés et les plus récenls, etc, fondée en 
1840 par M. Armengaud pére etc. - Voi. XXVII, 2 
serie. Tome VII, liv. 7-9. - Paris, juin-aoùt 1881 (av. 
atlas). 

^Pubblicazioni del R. Istituto di studi superiori pratici e 
di perfezionamento in Firenze. 
Sezione di medicina e chirurgia. Archivio della Scuola 
d' anatomia patologica diretto dal dott. Pellizzari.- Voi. 
I. - Firenze, 1881. 

V. Brigidi e R. Aresu. Delle alterazioni anatamo-patologiche dai bro- 
muri negli animali inferiori. — A. Tafani. Studii di anatomia 
patologica sopra alcune importanti malattie della retina umana. 
— V. Brigidi. Studii auatomo-patologici sopra un uomo divenuto 
stranamente deforme per cronica infermità. — G. Banti. Le cel- 
lule piane di connettivo nei loro rapporti colle neoplasie infiam- 
matorie e cellule gigantesche. V. Brigidi ed A. Tafani. Embrio- 



— CCLXXXVII — 

logia del Ciprinus auratus. — C. Pellizzari e A. Tafani. Malat- 
tie delle ossa da sifilide ereditaria. 

^Rendiconti del R. Istituto lombardo di scienze e lettere. - 
Serie II, Voi. XIV, fase. 8-14. - Milano, 4 881. 

Trevisan. Se si possa senza pericolo importare vili americane da paese 
fillosserato o sospetto. — Celoria. Differenze di longitudine fra gli 
Osservatoli di Genova, Milano, Napoli e Padova. — P. Pavesi. 
Ancora sulla semente di pesci nei nostri laghi. — Toradelfia di 
uno scorpione. — Garovaglio. Sopra pampini di viti affetti da 
Erinosi o Fiptosi. — Maggi. Mostruosità di un gambero d'acqua • 
dolce (Astacus fluviatilis). — Buccellati. Indagine sperimentale 
intorno all' istituto dell' aggregazione ; e come questo, mercè l'ele- 
mento razionale, si elevi a diritto di socialità, ragione prima del 
diritto penale. — Colombo. Cremazione e medicina legale. — 
Grassi G. B. Contribuzione allo studio delle amibe. — Fornioni. 
Di un evaporimetro a livello costante. — Solddini. Alcune ri- 
cerche sulla distilLizione degli alcaloidi cadaverici. — • F. Catta- 
neo. Del nome di Gajo, il giureconsulto romano del II secolo 
dell'era volgare, — Polì. Sull'allucinazione ottico-riflessa. (Sunto). 
Biffi. Sulle pie Società, che nel Ducato milanese assistevano i con- 
dannati a morte. — Tamburini e Sepilli. Ricerche sui fenomeni 
di senso, di moto, del circolo e del respiro nell'ipnotismo, e sulle 
loro modificazioni per gli agenti estesiogeni. — Kórner. Intorno 
ad alcuni prodotti di trasformazione della chinolina. — D' Ovidio. 
Teoremi sui complessi lineari nella metrica projettiva. — San- 
galli. Conseguenze della pachimeningite ed ematoma delle mem- 
brane cerebrali. — Vignali. I ti e fattori naturali dell' estetica. — 
Poli. La forza psico-fisica. — Cantù. Manzoni e la filosofia (Sun- 
to). — Gentile. Le beneficenze di Plinio Cecilio Secondo ai Co- 
mensi. — Biondelli. Dichiarazione di parecchi medaglioni e mo- 
nete romane inedile del R. Gabinetto numismatico di Milano. — 
Taramelli. Della Salsa di Querzola nella provincia di Reggio. — 
Poloni. Sulla resistenza al passaggio della corrente voltaica in un 
filo di ferro a diverse temperature. 

* Rendiconto della R. Accademia delle scienze fìsiche e ma" 
tematiche. - Sezione della Società Reale di Napoli. - An- 
no XX, fase. 4-5, aprile e maggio 4 884. 

L. Palmieri. Sul terremoto di Casamicciola. — 11 terremoto di Scio 



— caLxxxviii — 

del di 4 aprile, quello della provincia di Reggio nel dì 28 d. m., 
e gli apparecchi sismici dell' Osservatorio vesuviano e della Spe- 
cola universitaria. — G. Govi. Intorno ad un opuscolo del prof. 
A. Favaro intitolato : « Galileo Galilei ed il dialogo de Cecco di 
Ronchiti da Rruzene, in perpuosito de la Stella Nuova». — G. AU 
bini. Sulla conservazione de' cadaveri mediante il disseccamento 
artificiale. — S. Trinchese. Intorno al nucleo vitellino delle Co- 
matule. — A. De Gasparis. Sopra alcune ellissi istantanee nel 
problema dei tre corpi. — F. Briuschi. Nota sulle sue osserva- 
zioni meteoiiche nel 1880. — D. Malerba. Sul potere saccarifi- 
cante dei denti. — S. Trinchese. Breve descrizione del genere 
Forestia. — E. Caporali. Teoremi sulle superficie del 3." ordine. 

Revue brilannique. - Paris, mai-juillet 1881. 

*Revisla Euskara. - Ano IV, n. 38-39. - Pamplona, Junio 
de 1881. 

Revue des deux mondes. - Paris, juin-juillet 1881. 

^Rivista della Beneficenza pubblica e delle Istituzioni di 
previdenza. - Milano, giugno e luglio 1881. 

*Rivista di viticoltura ed enologia italiana, ec. - Anno V, 
n. 1 1-1 D. - Conegliano, 1881. 

*Schriften der Naturforschenden Gesellschaft in Danzig. - 
Neue Folge, V B., 1-2 h. - 1881. 

Séances et travaux de l'Acadéniie des sciences morales et 
poiitiques. - Paris, juin-aoùt 1881. 

G. Picot. Maxiines d'état et fragments poiitiques. — V. Bonnet. La nou- 
velle conférence monétaire. — /. Zeller. La captivité de Richard 
Cceur de Lion AUemagne (1193-1194) d'apiès des travaux récents 
en Angleterre et en AUemagne. ■ — Ch. Giraud. Notice histori- 
que sur la vie et les travaux de M. Bersot. — De Laveleye. Le 
biméltalisme international. — M. Block. A propos du prochain 
recensement, de la centralisation des operations statistiques. — Ad. 
Vuitry. Les monnaies sous les trois preraiers Valois. — Nourris- 
son. De l'idée du plein et de l'idée du vide chez Descaites et 
chez Pascal. — P. Leroy-Beaulieu. Des causes qui inlluent sur 



— CCLXXXIX — 

le taux de l'intéièt et des conséquences de la baisse du taux de 
r intére!. — H. Baudrillart. Sur l'état moral, intellectuel et ma- 
tériel des populations agricoles i\e l'Artois. — Bouillier. Sur le 
concours de 1' Association. 

*Sitzungsberichte der Mathematisch-Physikalischen Classe 
der K. B. Akademie der Wissenschaflen zu Miinchen. - 
^881, heft 3. 

A. Vogel. Ueber Sickerwasser. — v. Pettenkoffer und v. Voit. Zur 
Fraga der Ausscheidung gastòrinigen Stickstoll aus dem Thierkòr- 
per. — C. W. Gilmbel. Nachtràge zu den Mittheilùngen ùber die 
Wassersteine (Enhydros) von Uruguay und ùber einige sud -und 
niittelamerikanische sogen, Andesite. 

*Silzungsberichte der P/iilosophiscli-Pliilologischen und Hi- 
slorischen Classe der K.B. Akademie der Wissenschaften 
zu Muncheii. - ^884, h. 2. 

V. Giesebrecht. Nekrolog auf Friedrich Hektor Graf Hundt, doct. And. 
Ludw. Jac. Michelsen, M. H. Tli. Contzen, und doct. F. F. Roger 
Wilmans. — Kritische Bemerkungen zur Ursperger Chronik. — 
Bursian. Beitràge zur Kritik der Metamorphosen des Apuleius 
— Cron. Der Platonische Dialog Ladies. 

* Smillisonian Conlribuiions io Knoiuledge. - Voi. XXII, - 
Washington, 4 880. 

/. Jones. Explorations of the Aboriginal Remains of Tennessee, — 
S. Habel. The Sculptures of Santa Lucia Cosumalwhuapa in Gua- 
temala. With an account of Travels in Central Ameiica and on 
the Western Coast of South America. — C. Rau. The Archaeolo- 
gical CoUection of the United States National Museum, in char- 
ge of the Smithsonian Institution. — The Palenque Tablet in the 
United States National Museum, Washington. — H. Ball. On the 
Remains of Later Pie-historic Man obtained from Caves in the 
Catherina Archipelago, Alaska Territory, and especially frorn the 
Caves of the Aleutian Islands. 

^Smithsonian Miscellaneous CoUection. - Voi. XVI-XVII. - 
Washington, \ 880. 

Tomo Vìi, Serie V. kk 



— CGXC — 

^Sperimentale (Lo), giornale italiano di scienze mediche. - 
Firenze- Venezia -Milano, giugno-luglio J88I. 

* Studi e documenti di storia e dirillo. Pubblicazione perio- 
dica dell'Accademia di Conferenze storico-giuridiche. 
Anno I, fase. 1-4. - Roma, gennaio-decembre 1880. 
» II, )> [-2. » gennaio-giugno 188^ 

G. B. De Rossi. L'elogio funebre di Turia, scritto dal marito Q. Lu- 
crezio Vespillone, console neU' anno di Roma 735. — Gli Statuti 
del Comune di Anticoli in Campagna, con un atto inedito di Ste- 
fano Porcari. — Appendice. Della famiglia, del nome e della casa 
dei Porcari nel rione Pigna. — /. Alibrandi. Sopra alcuni fram- 
menti di antichi giureconsulti romani. — Di un frammento di 
legge romana sopra la giurisdizione municipale, scoperto presso 
la città di Està nel maggio 1880. — G. L. Visconti. Il quinipon- 
dio ed il tresse del medagliere vaticano. — Di un simulacro del 
dio Sento Sancus, acquistato da S. S. Leone XIII pel Museo va- 
ticano. — C. Re. Di un nuovo ms. del commentario di Bulgaro al 
titolo delle pandette de regulis juris. — Statuti della città di 
Roma. — G. Tomassetti. Una lettera di Clemente XI al duca di Par- 
ma e Piacenza. — L'arte della seta sotto Sisto V in Roma. — La 
Chiesa di S. Tomaso a' Cenci. — E. Stevenson, La basilica di S. 
Sinforosa nella via Tiburtina nel medio evo. — G. Gatti. Statuti 
dei mercanti di Roma. — P. D. L. Brtizza. Regesto della Chiesa 
di Tivoli. — S. Talamo. La teorica dell'evoluzione nella scienza 
del diritto. — 0. Ruggieri. Esposizione della regola di diritto ro- 
mano: nenio prò parte testatus prò parte intestatus decedere 
potest. — P. Balan. La ribellione di Perugia nel 1638 e la sua 
sottomissione nel 1370, narrata secondo i documenti degli archivi 
vaticani. — L. Nardoni. Di alcune sotterranee confessioni nelle 
antiche basiliche di Roma, sconosciute per vari secoli. 

Technologiste (Le). Revue raensuelle, organe special des 
propriétaires et des constructeurs d'appareils à vapeur. 
- Ili serie, n. ^ 38- 160. - Paris, 4 881. 

* Tempo (II)., Giornale politico-commerciale dei Veneto. - 
Venezia, 1881, n. 131-180. 



— CCXCI — 

*Transaciions (The) of the Academy of science of Si. Louis. 
Voi. IV, n. ^ . - St. Louis, Mo. 1 880. 

N. Holmes. The Geological and Geographical Distribution of the Hu- 
man Race. — Coruna y Colludo A. The Language spoken at San- 
ta Maria de Chimalapa, and at San Miguel and Tierra Bianca, 
in the State of Chiapias, Mexico. — C. M. Scott. On the Iinpro- 
vement of the Western Rivers. — G. Seyffarth. Egyptian Theo- 
logy, according to a P.jris Mumray coffin. — F. E. Nipher. Re- 
port on Magnelic Observations in Missouri, Summer of 1878. — ■ 
Report on Magnetic Deterrainations in Missouri, Summer of 1879. 
— Wadsivorth et Nipher. The Tornado of Aprii 14, 1879. — G. 
Hambach. Contribution to the Anatomy of the Genus Pentremi- 
tes, with Description of New Species — G. Engelmann. Revision 
of the Genus Pinns, and Description of Pinus Elliottii. — The 
Acorns and their Geruiination. 

^ Transactioiis {The) of the American Medicai Association 
instituted 1847. - Voi. XXX. - Philadelphia, 4 870. 

Vngarische Revue mit Vnterstutziing der Vniiarischen Aka- 
demie der Wissenschaften - heraiisgegeben von Paul 
Hunfalvy. - Leipzig et Wien 4 881, Januar-April. 

*Verhandlungen der Schweizerischen Naturforschenden Ge- 
sellsihaft in Brieg dm 13-15 September 1880.- 63 Jah- 
resversammlung - Jahresbericht 1879-80. - Lausanne, 
1881. 

*Verhandluììgen des Vereins [tir Natur-tmd Heilkunde zu 
Presburg. - Neue Folge, 4 heft - Jahrgang 4 875-80. - 
Prcsburg, 1881. 

Viestnik hrvalskoga Archeologickoga Drutzva. - Godina III, 
Br. 3. - U Zagiebu, 4 881. 

*^Voce (La) di Murano. ~ Venezia, 4 881, n. 10-14. 

*Zeitschrift der Deulschen Geologischen Gesellschaft. — 
XXXIII Band, 4 heft.- Berlin, Januar bis Màrz 4 881. 

Remelé. Zur Gattung Palaeonautilus. — A. E. von Nordenskiòld. 



— CCXCII — 

Ueber drei grosse Feuerrneteore, beobachtet in Schweden in den 
Jahren 1876-1877. — A. Becker. Ueber die OlivinknoUen im Ba- 
sali. — Boehm. Die Bivalven des Schichten des Diceras Miln- 
steri (Diceraskalk.) — C. Schliiter. Ueber einige Anthozoen des 
Devon. — P. Lehmann. Ueber Tektonik und Gletscherspurem 
im Fogarascher Hochgebirge. — H. Bucking Ueber die Krystal- 
linischen Schiefer von Attika, — A. Noellner. Ueber einige Kùn- 
stliche Umwandlung sproducte des Kryolithes. 

*Zoologischer Anzeiger. - Leipzig, 1881 - N. 83-90- 



AVVISO DI CONCORSO 

■AL PRIMO PREMIO MUNICIPALE PER OPUSCOLO DI istoria 
{Statistica DI TRIESTE. 



Giusta il disposto dall' Istituzione dei premi municipali di Trie- 
ste, viene col presente aperto il concorso al F premio municipale 
per un opuscolo di storia o di statistica di Trieste, il quale verrà 
aggiudicato nel dì 29 novembre 1882 e retribuito nell'importo di 
fior. 630 V. a. 

Le discipline, che regolano il concorso, sono le seguenti : 

1.° L' opuscolo inedito o stampato deve avere avuto vita entro 
il decennio che precede l'anno di premio, né potranno porsi a con- 
correnza opere uscite alla luce in ciclo anteriore. 

2.° L' opera non deve contenere meno di dodici fogli al calcolo 
di stampa in ottavo a caratteri mediani. 

3." Gli opuscoli di storia o di statistica possono versare su 
cose moderne od antiche. 

4.° I prodotti letterari presentati al concorso verranno assog- 
gettati al giudizio del R. Istituto di scienze, lettere ed arti in Mi- 
lano Venezia. 

5.° È lecito di tacere il nome dell'autore prima dell'aggiudi- 
cazione del premio. In tal caso l' opuscolo dovrà contrassegnarsi 
con un motto ripetuto sopra piego suggellalo ed unito all'opuscolo, 
entro il quale si contengano il nome, il cognome e il domicilio 
dell'autore. Verrà aperto soltanto il piego contenente il motto del- 
l' opuscolo premiato; gli opuscoli non premiati verranno unitamente 
ai pieghi integralmente restituiti a chi di ragione. 

6.'* Il premio non toglie la proprietà letteraria dell'opuscolo; 
ma se questo è inedito, dovrà rimanere depositato per due anni 
presso il civico Magistrato. Se entro questo periodo l'autore non 
ne fa pubblicazione, la fondazione potrà promuoverla ai patti che 
troverà di convenienza; l'onorario di autore che se ne pattuisse, 
sarà a vantaggio dell'autore medesimo. 



— CCXCIV — 

Ciò varrà per una prima edizione soltanto, le ulteriori edizioni 
sono di ragione dell'autore secondo le leggi. 

Della prinaa edizione dovranno tuttavia essere consegnati 20 
esemplari al Comune. 

7.° Gli opuscoli saranno da presentarsi al protocollo magistra- 
tuale degli esibiti, od anche in via breve alla II Sezione del Ma- 
gistrato alla più lunga fino al 29 settembre 1882. 

8,° L'opuscolo dovrà avere merito intrinseco, così che il con- 
fronto per riconoscere il migliore avrà sempre a base il merito 
intrinseco dell'opera. 

Non concorrendo bontà intrinseca in veruno degli opuscoli pro- 
dotti al concorso, il premio non verrà aggiudicato. 

9." L'aggiudicazione, sulla base del giudizio dell'Istituto di 
scienze e lettere, verrà proclamata dalla Commissione municipale 
delegata in concorso al Curatore della fondazione, pubblicamente, 
solamente, se possibile nel dì 29 novembre 1882, ed il premio 
sarà tosto consegnato. 

Trieste, 18 agosto 1881. 

DAL MAGISTRATO CIVICO. 
Il Podestà dott. Riccardo Bazzoni. 

V assessore relatore L. Loy. 



INDICE ALFABETICO PER MATERIE E PER NOMI 



INDICE DELLE MATERIE 



Adunanze ordinarie 



dei giorni 








14 novembre 


1880, 


pag. 


1 


28 detto 


y> 


)) 


65 


42 dicembre 


B 


» 


66 


26 detto 


» 


» 


135 


16 gennaio 


1881, 


y> 


136 


30 detto 


ì 


» 


191 


13 febbraio 


» 


D 


192 


27 detto 


y> 


» 


327 


13 marzo 


> 


» 


330 


27 detto 


» 


•» 


505 


10 aprile 


)) 


» 


507 


24 detto 


» 


» 


551 


15 maggio 


3) 


» 


552 


29 detto 


» 


» 


655 


16 giugno 


» 


» 


660 


29 detto 


» 


» 


921 


17 luglio 


» 


» 


923 


31 detto 


)» 


» 


1121 


14 agosto 


■)) 


» 


1122 



15 detto (solenne) » 1433 
Agricoltura. — Sopra rigonlia- 
raenti non fillosserici, osser- 
vati sulle radici di viti euro- 
pee, e cagionati invece dalla 
Anyiiillula radicicola GreetT 
in Aluno di Piave (Feltrino), 
dei ss. ce. G. B. Betlati e P. 
A. Saccardo (con 1 tav.), pag. 
455. — Cenno del m. e. G. 



Freschi sul libro del sig. T. 
Galanti : « Viaggio agronomi- 
co in Svizzera, Germania, 
Olanda, Belgio, Inghilterra » 
ecc., 777. — Due autogran 
contemporanei alla peste del 
MDCXXX, edalla prima col- 
tivazione del mais in Lombar- 
dia ; Memoria del s. c.F. Lus- 
sana, 949. — Sunto d' una 
Memoria del m. e. G. Freschi 
sulla nutrizione delle piante 
coltivate, sulla opportunità 
d'impartirne la scienza al col- 
tivatore, e sui mezzi più fa- 
cili di applicarla, 1385. 

Archeologia. — Il ripostiglio 
della Venera, e le successive 
scoperte. Comunicazione del 
cav. S. De Stefani, pag. 533. 
- Notizie dello stesso De Ste- 
fani, illustrate da una tavola, 
sopra r antico si^polcreto di 
Bovolone e le recenti scoper- 
te in quei dintorni, 753. — 
Sopra molti e diversi oggetti 
di alta antichità, scoperti a 
Breonio nel Veronese, cenni 
dello stesso De Stefani (con 
2 tav.), 1327. 

Astronomia. — Galileo GaUlei 



— CCXCVI 



ed il a Dialogo de Cecco di 
Ronchitti da Bruzene in per- 
puosito de la Stella nuova » ; 
studi e ricerche del s. e. A. 
Favaro, pag. 195. — Nota 
del m. e. G. Lorenzoni sul- 
r andamento del pendolo di 
Frodsham n.°1004, possedu- 
to dal R. Osservatorio di Pa- 
dova, 279. — La proposta 
della longitudine, fatta da Ga- 
lileo Galilei alle confederate 
provinole belgiche, tratta per 
la prima volta integralmente 
dall'originale nell'Archivio di 
Stato all'Aja, e pubblicata dal 
s. e. A. Favaro, 367. — L'e- 
quatoriale Dembowski al R. 
Osservatorio di Padova ; Co- 
municazione del m. e. G. Lo- 
renzoni, 779. — Di una mo- 
dificazione al cronografo di 
Fuess, eseguila dal meccani- 
co G. Cavignalo; Comunica- 
zione dello stesso Lorenzoni 
(fìg.), 1087. 
Bibliologia. — Sulla Biblioteca 
matematica italiana del prof. 
P. Riccardi ; cenni del s. e. 
A. Favaro, pag. 47. — Comu- 
nicazione del II), e. G. Veludo 
sopra gli opuscoli di Télphy, 
97. — Galileo Galilei ed il 
« Dialogo De Cecco di Ron- 
chitti da Bruzene ec.» ; studi 
e ricerche del s. e. A. Fava- 
ro, 195. — Di una Storia del- 
la spedizione di Carlo Vili ; 
sunto del m. e. ab. R. Fulin, 
277. — La proposta della lon- 
gitudine, fatta da Galileo Ga- 
lilei alle confederate provin- 
cie belgiche ec, pubblicata 
dal s. e. A. Favaro, 367. — 



Relazione del s. e. G.Berchet 
sulle Memorie di Giuseppe 
Pasolini raccolte da suo figlio, 
537. — Cenno del m. e. G. 
Freschi sul libro del sig. T. 
Galanti : «Viaggio agronomi- 
co in Svizzera , Germania , 
Olanda, Beli;io, Inghilterra», 
777. 

Biografie. — Commemorazione 
del prof. F. Marzolo, letta dal 
m. e, A. Minich, pag. 69 ; e 
del m. e. F. Coletti letta dal 
m. e. P. Ziliotlo, 725. — Di 
Carlo Boncompagni, ec, del 
m. e. mons, J. Bernardi, 341. 
— Della vita e degli scritti 
di Celio Magno, poeta vene- 
ziano del secolo XVI, Memo- 
ria del m. e. ab. J. Zanella, 
1063. — Pietro Selvatico nel- 
r architettura. Memoria del 
m. e. G. Cittadella, 1261. 

Botanica. — Sopra rigonfiamen- 
ti non fìllosserici, osservati 
sulle radici di viti europee, e 
cagionati invece daW Anguil- 
lula radicicoìa Greef in Ala- 
no di Piave (Feltrino), dei ss, 
ce G. Bollati e P. A. Saccar- 
do, pag. 455 (con 1 tav.). 

Chimica. — Note del prof. P. 
Spica intorno all'azione dell'i- 
drogeno nascente sui nitrili, 
e sopra alcune sostanze alca- 
loidee, rinvenute nell'organi- 
smo animale durante la vita, 
pag. 7 e 15. — Nuove indagi- 
ni del m. e. seg. G. Bizio so- 
pra il glicogeno negli animali 
inveitebrati, 399. — Sui sol- 
facidi del cimene; 2.' Comu- 
nicazion£ del prof. P. Spica, 
469. — Sopra un preteso rea- 



I 



CCXCVII 



gente alto a far distinguere le 
ptoinaine dagli alcaloidi vege- 
tali, del suddetto Spica, 741. 

Commemorazioni. — Del m. e. 
F. Marzolo, letta dal m. e. A. 
Minich, pag. 69. — Del in. e. 
F. Coletti, ietta dal m. e. P. 
Ziliolto, 725. — Del m. e P. 
Selvatico, letta dal m. e. G. 
Cittadella, 1261. 

Commissioni. — Lettura e ap- 
provazione della Giunta, inca- 
ricata di riferire sulla doaian- 
da del sig. Angelo Cattaneo 
di Pavia, l'elaliva al suo Av- 
visatore elettrico-ferroviario, 
pag. 553. — Relazione sud- 
delta, 641; — Relazioni delle 
Giunte, che presero in esa- 
me i vari uianoscritti presen- 
tati ai concorsi scientifici di 
quest' anno, 1411-1432. 

Concorsi a premi. — (Vedi Pre- 
mi proposti ec). 

Congresso geografico interna- 
zionale in Venezia. — Deli- 
berazione dell'Istituto di pub- 
blicare in tale circostanza la 
parie inedita dei viaggi del 
m. e. ab. G. Beltrame nell'A- 
frica centrale, e di acquistare 
i due volumi da lui pubblicati 
sul Sénnaar e lo Sciangallah, 
pag, 506. — Ringraziamento 
del Conaitato ordinatore, 507. 

Congresso geologico interna- 
zionale di Parigi. — Vedi : 
TJelair. 
Critica. — Di una Storia della 
spedizione di Carlo Vili; sun- 
to del m. e. ab. R. Fulin, pag. 
277. 
Defunti. — Membri effettivi del 
R. Istituto veneto, G. Bella- 
Turno VII, Serie V. 



vitis, pag. 1-4; F. Coletti, 
327-328.'— Del R. Istituto 
lombardo co. Carlo Barbia- 
no di Belgiojoso, 921. 
Doni. — Della intiera raccolta 
degli Atti e delle Memorie 
della Geological Society uf 
India, pag. 136. — Del volu- 
me degli Atti del Congresso 
internazionale di geologia, te- 
nutosi a Parigi nel 1878,329. 

— Di parecchie pubblicazioni 
scientifiche del P. Francesco 
Denza, 331. — Di un nido di 
Vespa crabro fatto dal sig. 
G.B. Barbetta, e di una Colle- 
zione di ortotteri veneti dal 
s. e. A. P. Ninni, ivi. — Di 
un manoscrillo di chimica del 
fartnacista Francesco Minucci 
di Gavorrano (Grosseto), 553. 

Elenchi. — Dei membri e soci 
di questo Istituto, pag. i-xxiv. 

— Dei libri ad esso perve- 
nuti, V-XL, XLV-LXIV, LXXIII- 
XCV, GXVII-CXXVII, CXXXVII- 
CXLVK, GLIII-CLXX, CLXXXI- 
CGIV, CCXI-GCXXVIF, CCXLIX- 
GGXCH. 

Esposizione industriale perma- 
nente presso questo R. Isti- 
tuto. — Concessione Ministe- 
riale anche nel 1881 del so- 
lito assegno per prerni alle 
venete industrie, pag. 5. 

Estetica. — Pietro Selvatico nel- 
r architettura. Memoria del 
m. e. G. Cittadella, p. 1261. 

Filologia. — Comunicazione del 
m. e. G. Veludo sopra gli opu- 
scoli del prof. Télphy, p. 97. 

— Saggio del co. A. di Pram- 
pero di un Glossario geogra- 
fico friulano, 807, 1043, 1171. 

Il 



— CCXCVIIl — 



Filosofia. — Presentazione del- 
la III Parte del lavoro del in. 
e. P. Fambri e del prof. P, 
Cassani, intitolato : « Tra fìsi- 
ca e metafisica », pag. 923. 

Fisica. — Le sperienze del Rij- 
ke sulle extra-correnti, Stu- 
dio critico del m. e. E. Ber- 
nardi (con 1 tav.), p. 151. — 
Sunto del d/' G. Scarpa e del 
sig. L. Baldo intorno ad una 
modificazione al rocchetto di 
Ruhinkorff, 189. — Sulle va- 
riazioni della forza elettromo- 
trice, e della resistenza in- 
terna di una coppia idroe- 
lettrica attiva, Studio speri- 
mentale del prof. dott. Maz- 
zetto, 309. — La velocità del 
suono nel cloro, ricerche spe- 
rimentali del prof. T. Marti- 
ni, 491, 639. — Presenta- 
zione del Séguito delle Con- 
siderazioni termodinamiche, 
delm.e, A. Pazienti, 505-506. 
— Presentazione della parte 
III del lavoro del m. e. P. 
Fambri e del prof. P. Cassa- 
ni, intitolato : « Tra fisica e 
ìneta fisica », 923. — Deter- 
minazione del rapporto fra le 
capacità calorifiche dei vapo- 
ri soprarriscaldati dell'acqua 
e del fosforo ; ricerca speri- 
mentale del prof. G. De Lue- 
chi, 1305. — Sulla rapidità 
con cui la luce modifica la re- 
sistenza elettrica del selenio. 
Ricerche sperimentali del s. 
e. M. Bellatti e del sig. R. 
Romanese, 1355. — Intorno 
al riscaldamento degli elet- 
trodi, prodotto dalla scintilla 
del rocchetto d' induzione : 



Studio sperimentale del s. e. 
A. Naccari, 1363. — Studio 
sperimentale del prof. S. Pa- 
gliani sopra i calori specifi- 
ci di alcuni rimasugli alcoo- 
lici, e sulla densità di essi, 
1389. 

Freniatria. — Memoria del s. 
e. G. Vigna sul contagio del- 
la pazzia, pag. 925. 

Geografia e viaggi. — Lettura 
dello scritto del m. e. G. Bel- 
trame sui Sciluk del fiume 
l)ianco e sulla loro lingua, p. 
329. — L' Agro Patavino dai 
tempi romani alla pace di Go- 
stanza (25 giugno 1183), del 
s. e. A. Gloria (con 1 carta 
topog.), 555, 827, 997,1125. 

— Saggio di un glossario geo- 
grafico friulano dal VI al XllI 
sècolo del co. Antonino di 
Prampero, 807, 1043, 1171. 

— Viaggio inedito di Vincen- 
zo Scaaiozzi da Parigi a Ve- 
nezia, del s. e. ab. B. Morso- 
lin, 781. — Dell' attitudine 
di Venezia dinanzi ai grandi 
viaggi marittimi del sec. XV, 
Discorso letto dal m. e, ab. 
R. Fulin nella solenne adu- 
nanza^ 1451, 

Giunte. (Vedi Commissioni). 

Giurisprudenza. — Sul terzo 
Congresso giuridico interna- 
zionale tenutosi in Torino nel 
settembre del 1880, e sulle 
sue conchiusioni. Memoria del 
s. e. G. P. Tolomei, pag. 103. 

Idraulica. — Lettera del m. e. 
P. Fambri all'on. Brin intor- 
no al nostro massimo proble- 
ma lagunare, e ai doveri del 
governo ilaUano verso Vene- 



CGXCIX — 



zia, pag. 663. — Facile rego- 
la pratica di preconoscere la 
reale portata dei fontanili, del 
m. e. presid. G. Bucchia, 
855. — Brevi cenni del m. e. 
S. R. Minich siiU' autocritica 
degli scritti da lui pubblicati 
intorno alle principali que- 
stioni dell' Estuario Veneto, 
905. — Gomunicaz.* dell'ing. 
G.Malaspina degli ultimi stu- 
di sull'applicabilità dei trafori 
nelle dighe dei porti, 1337. 

Letteratura. — Della vita e de- 
gli scritti di Celio Magno, 
poeta veneziano del secolo 
XVI, Memoria del m. e. ab. 
G. Zanella, pag. 1063. 

Matematica. — Sulla Biblioteca 
matematica italiana del prof. 
P. Riccardi, Cenni del s. e. 
A. Favaro, pag. 47. — Noti- 
zie sulle indagini, intraprese 
e proseguite dal m. e. prof. 
S. R. Minich, intorno alla ri- 
solubilità generaledelle equa- 
zioni algebriche ecc., 905. — 
Sulla quadratura di certe aree 
circolari del prof. Z. Reggio 
(con 2 tav.), 1079. — Sulla 
determinazione del polo di 
una retta data ; Considera- 
zioni di geometria derivala, 
dello stesso, 1117. — Alcuni 
teoremi sulle quadriche, ana- 
loghi a quello di Pascal nelle 
coniche, del prof G. A. Bor- 
diga, 1253. 

Meccanica. — Di una modifica- 
zione al cronografo dlFuess, 
eseguita dal meccanico G.Ca- 
vignato, Comunicazione del 
m. e. G. Lorenzoni (fig.), pag. 
1087. 



Medicina. Sul contagio della 
pazzia, del m. e. C. Vigna, p. 
926. — Del valore clinico del 
cardiografo. Lettura del prof. 
A. De^Giovanni, 1239. 

Meteorologia. — Bollettino me- 
teorologico dell' Osservatorio 
di Venezia, comp. dall'ab. M. 
Tono; 1880, pag. i-iv, xli- 
XLiv, Lxix-Lxxii. — Riassun- 
to delle osservazioni fatte nel- 
r anno meteorologico 1879- 
80, cvTi-cxv — 1881, cxxxiii- 

CXXXVI, CXLIX-CLII,CLXXVII- 
GLXXX , CCVH-CCX , CCXXIX- 
CCXXXII, CCXXXIII-CCXLVIII. 

Nomine. — Rielezione del Cu- 
ratore della Fondazione Bal- 
bi-Valier, co. Francesco Do- 
na dalle Rose, pag. 137. — 
Approvazione della nomina 
del sig. Giuseppe Mazzetti 
a successore del nob. Ange- 
lo Barbaro, pure di Mestre, 
nella curatela della Fonda- 
zione Querini-Stampalia, 192. 
— Dei membri efì'etli\i non 
pensionati ab. G. Beltrame e 
comm. GP. Tolornei, 330 ; 
dei prof. A. Favaro e P. A. 
Saccardo, 660. — Dei soci 
corrispondenti delle provin- 
cie venete prof. G. Marinelli, 
co. A. da Schio, dott. G. Vi- 
gna, cav. F. Stefani e prof. 
P. Spica, 509. 

Paleontologia. — Lettura d'una 
Memoria del m. e. A. De Zi- 
gno : « Annotazioni paleon- 
tologiche. Nuove aggiunte 
alla Fauna dell' epoca eoce- 
na, pag. 508. 

Panteon Veneto. — Dono della 
Società geografica italiana del 



ccc 



busto di Fra Mauro, p. 922. 

— Id. di alcuni concittadini 
del busto del navigatore ve- 
neziano Giovanni Cabolto, 
924. 

Pedagogia. — Di Carlo Bon- 
compagni e del pubblico in- 
segnamento in Italia, del m. 
e. monsig. Jacopo Bernardi, 
pag. 341. 

Pensioni accademiche. — Con- 
ferimento d' una pensione al 
ra. e. G. Lorenzoni, pag. 330. 

Politica. — La scienza politica 
in Italia, continuazione del 
m. e. F. Cavalli (Sunto), pa- 
gine 4-5. 

Premi conferiti da questo Isti- 
tuto nei concorsi scientifici 
ed industriali del "1880, pag. 
1436-45. 

Premi (Altri) conferiti. — Me- 
daglia d'argento, concessa al 
Museo di questo R. Istituto, 
dalla Esposizione internazio- 
nale di pesca in Berlino pei 
preparati zootomici del tu. e. 
Vie. E. F. Trois, pag. 507. 

Fremii proposti. — Dal R. Isti- 
tuto lombardo di scienze e 
lettere in Milano, pag. lxv- 
Lxviii, xcvi-cv). — Dal sud- 
detto per la Fondazione Cia- 
ni, cxxviii-cxxix. — Dal Con- 
siglio degli Orfanotrofi e Luo- 
ghi pii annessi in Milano per 
un libro sulla educazione, giu- 
sta legato della signora Ma- 
ria Pironi-Marasi, cxxx-xxxi. 

— Dalla R. Accademia delle 
scienze fisiche e matematiche 
di Napoli per una storia na- 
turale delle alghe d' acqua 
dolce di quel Comune, cxxxi- 



Gxxxii. — Dall' Ateneo di 
scienze, lettere ed arti di 
Bergamo per una Memoria 
sul card. Mai, cxLVii. — Dal- 
la Commissione del R. Liceo 
Cesare Beccaria in Milano 
pel premio Ravizza nellHSl, 
CLXXi. — Dalla R. Accade- 
mia di medicina del Belgio in 
Bruxelles, clxxii-clxxiv e 
CGV. — Dalla R. Accademia 
delle scienze di Amsterdam 
per un carme latino nell881, 
CLXXv-CLXxvi. — Dal R. Isti- 
tuto Veneto e dalla Fondazio- 
ne Querini-Stampalia per gli 
anni 1882-i 886, 1477-82. — 
Dal Magistrato Civico di Trie- 
ste per un Ojiuscolo di sto- 
ria statistica di quella città, 

GCXCIII. 

Psicliiatria. — Sul contagio 
della pazzia, Memoria del s. 
e C. Vigila, pag. 925. 

Raccolte scientifiche dell' Isti- 
tuto. — Doni l'atti dal s. e. 
A. P. Ninni, e dal sig. G. B, 
Barbetta al Musto zoologico, 
pag. 331. — Medaglia d' ar- 
gento, concessa al detto Mu- 
seo dalla Esposiziono inter- 
nazionale di pesca a Berlino 
pei preparati ziiotomici del 
m. e. Vie. E. F. Trois, 507. 

Rapporti. — Relazione del s. e. 
G. Berchet sulle Memorie di 
Giuseppe Pasolini, raccolte 
da suo figlio, p. 537. — Re- 
lazioni degli esaminati-ri dei 
manoscritti presentati ai con- 
corsi f^cientifici deirislituto e 
della Quiriniana, pag. 1411- 
1432. — Relazione del Seg. 
G. Bizio siuir esito dei con- 



— CGCI — 



corsi scientifici ed industriali 
dell'Istituto neH881,l435. 

Statistica. — Sunto della Me- 
moria del m. e. E. Morpurgo, 
intitolata : « Antonio Rosmi- 
ni-Serbati, il concetto e i li- 
miti della Statistica», p. 1303. 

Storia. — Di una storia della 
spedizione di Carlo Vili, Sun- 
to del m. e. ab. R. Fulin, p. 
277. — Giovanni Grimani Pa- 
triarca d' Aquileja, Memoria 
del m. e. G. de Leva, 407 ; e 
su due lettere dei Cardinal di 
Trani alk) stesso Patriarca, 
647. — L' Agro Patavino dai 
tempi romani alla pace di Go- 
stanza (25 giugno 1183) del 
s. e. A. Gloria (con 1 carta 
top.), 555, 827, 997, 1125. 
— Galileo Galilei e lo Studio 
di Ridogna. Nota del m, e. A. 
Favaro, 761. — Viaggio ine- 
dito di Vincenzo Scamozzi da 
Parigi a Venezia, del s. e. ab. 
R. Morsolin, 781. — Della 
musica in Italia, notizie tratte 
principalmente dall' Archivio 
Gonzaga ; lettura d'una Me- 
moria del in. e. abate P. Ca- 
nal , 923. — Due autografi 
contemporanei alla peste del 
MDGXXX ed alla prima col- 
tivazione del mais in Lom- 
bardia, Memoria del s. e. F. 
Lussana, 949. — Cenni del 
m. e. ab. R. Fulin sulla re- 
centissima Meitjoria del co. 
di Mas Lai rie , col titolo : 
(( Projets d'empoisonnement 
de Mahomel li et du Pacha 



de Bosnie accueillis par la 
République de Venise(1477- 
1256) », 1123-1124. — Del- 
l' attitudine di Venezia dinan- 
zi ai grandi viaggi marittimi 
del secolo XV. Discorso letto 
dal m. e. ab. R. Fulin, nell'a- 
dunanza solenne, 1451. 
Zoologia. — Ricerche del m. e. 
Vie." F. Ti'ois sul sistema lin- 
fatico dei Pleuronettidi. Par- 
te III, N. 1. Ehomhus Maxi- 
mus e Rhomhus laevis (con 
Itav.), p.l39.— N. ±Pset- 
t'ini , platessini , lìleurone- 
ctini e soleidi (con 1 tav.), 
333. — Sulla identità, rico- 
nosciuta dal prof. Ricchiardi, 
e comunicata all' Istituto dal 
s. e. A. P. Ninni, degli esem- 
plari della Clupea Spratta 
Witt. del Nord con quelli del- 
la nostra Clupea papalina 
Bp ,descritta e figurata prima 
del 1818 dal Chiereghini, 193. 
— Osservazioni del m. e. G. 
Canestrini intorno al genere 
Gamasus, 511. — Nota del 
s. e. A. P. Nmni sull'ylp/iya 
phalerica, Rondelelii, 527. — 
Nota del prof. F.Fanzago sul- 
la secrezione ventrale del 
Geophilus Gabrielis, 641. — 
Sopra, un nuovo genere di 
acari parassiti degl'insetti, 
Nota del sig. A. Berlese (con 
1 tav.), 747. — Nuove specie 
del genere Gamasus, osser- 
vate da! m, e. G. Canestrini 
e dal sig, R. Canestrini (con 
1 tav.), 1077. 



— CCCII — 



INDICE DEGLI AUTORI 



Accademia Reale delle scienze 
di Amsterdaìn. — Program- 
ma di concorso a premio per 
un carme latino, pag. clxxv- 

CLXXVI. 

Accademia Reale di medicina 
in Bruxelles. — Program- 
ma di vari concorsi scientifi- 
ci, pag. CLxxii-CLXxiv e ccv. 

Accademia Reale Virgiliana di 
scienze, lettere ed arti in Man- 
tova. — Solenni onoranze al- 
la memoria del Sen. Giovanni 
Arrivabene, ed intervento del 
vicepresidente De Leva quale 
rappresentante questo Istitu- 
to, p;ig. 193. — Ringrazia- 
mento di essa Accademia al- 
l' Istituto, 329. 

Accademia Reale delle scienze 
fisiche e matematiche di Na- 
poli. — Programma di con- 
corso ad un premio per la 
storia naturale delle alghe di 
acqua dolce di quel Comune, 
pag. cxxxi-cxxxii. 

Arrivabene Sen. Giovanni. — 
Solenni onoranze in Mantova 
alla memoria di lui, ed inter- 
vento del vicepr. De Leva 
quale lappres-'utante questo 
Istituto, pag. 193. 



Ateneo di scienze, lettere ed 
arti in Bergamo. — Pro- 
gramma di concorso a premio 
per una Memoria sul Card. 
Mai, pag. GXLViu. 

Baldo Leandro. — Intorno ad 
una modificazione al rocchet- 
to di RuhmkorfF (Sunto), pag. 
189. 

Barbaro nob. Angelo, Cura- 
tore della Fondazione Queri- 
ni-Stampalia. — Nomina, ap- 
provata dall' Istituto, del suo 
successore Giuseppe Mozzetti 
di Mestre, pag. 192 

Barbetta Gio. Batta. — Dono 
alle Raccolte zoologiche di 
un nido di Vespa crabro,Tpa.g. 
331. 

Bellati Giambattista, s. c. — 
Sopra ringonfiamenti non fil- 
losserici, osservati sulle radici 
di viti europee, e cagionati 
invece daW Anguillula radi- 
cicola Greef in Alano di Piave 
(Feltrino) con 1 tav., p. 455. 

Bellati Manfredo, s. c. — 
Sulla rapidità, con cui la luce 
modifica la resistenza elet- 
trica del selenio. Ricerche 
sperimentali, p. 1355. — Re- 
lazione suir unica Memoria 



— cecili — 



pi'esentata al concorso Qaeri- 
ni-Stampalia sulle ipotesi in 
fisica, 1411 ; e sull'altro con- 
corso relativo al tema di acu- 
stica nelle sue applicazioni al- 
l' architettura, 1M5. 

Bellavitis Giusto, m. e. — 
Annunzi della sua morte, e 
rappresentanze ai suoi fune- 
rali, pag, 1-4. 

Beltrame ab. G. m. e. — Let- 
tura del suo scritto sui Sci- 
luk del fiume bianco, e sulla 
loro lingua, pag. 329. — No- 
minato membro effettivo non 
pensionarlo, 330. — Suo rin- 
graziamento all'Istituto, 505. 
— Pubblicazione, a spese di 
questo Istituto, nella circo- 
stanza del Congresso geogra- 
fico internazionale a Venezia, 
della parte inedita dei viaggi 
da lui fatti nell' Africa cen- 
trale; e cessione al detto Isti- 
tuto dei due volumi, pure da 
lui pubblicati, sul Sennaar e 
lo Sciangallah,506. 

Berchet Guglielmo, s. c. — 
Relazione sulle Memorie di 
Giuseppe Pasolini , raccolte 
da suo tiglio, pag. 537. 

Berlese Antonio — Sopra un 
nuovo genere di acari paras- 
siti degli insetti ; Nota (con 
1 tav,), pag. 747. 

Bernardi Enrico, m. e. — 
Le sperienze del Rijke sjLiUe 
extra-correnti. Studio critico 
(con 1 tav.), pag. 151. — Re- 
lazione suir Avvisatore elet- 
trico-ferroviario dell' ing. A. 
Cattaneo di Pavia, 651. — 
Relazione sull'unica Memoria 
presentata al concorso scien- 



tifico Querini-Stampalia sul 
tema risguardante le ipotesi 
ia fisica, 1411. — Idem sui 
manoscritti inviati al concor- 
so come sopra, sul quesito re- 
lativo all' acustica nelle sue 
applicazioni all'archit., 1415. 
Bernardi mons. Jacopo, m. e. 

— Di Carlo Boncompagni e 
del pubblico insegnamento in 
Italia, pag. 341. 

Bizio Giovanni, m. e. segreta- 
rio. — Lettera, annunziante 
ai Membri effettivi la morte 
del m. e. anziano G. Bellavitis, 
pag. 2-3 ; del m. e. F. Coletti, 
327-328. — Presentazione 
di due note di argomento 
chimico del prof. P. Spica, 5. 

— Nuove indagini sopra il 
glicogeno negli animali in- 
vertebrati, 399. — Comuni- 
cazione di uno scritto del prof. 
F. Fanzago sulla secrezione 
ventrale del Geopìiilus Ga- 
hrielis. 553. — Relazione sul- 
l'esito dei concorsi scientifici 
ed industriali nel 1881,1435. 

Bordiga G. A. — Alcuni teore- 
mi sulle quadriche analoghi a 
quello di Pascal nelle coni- 
che, pag. 1253. 

BuccHiA Gustavo, m. e. Presi- 
dente. — Parole di compianto 
alla memoria del defunto ra. 
e. anziano G. Bellavitis, pag. 
1-4. — Rappresentante l'I- 
stituto ai funerali in Padova, 
ivi. — Facile regola pratica 
di preconoscere la reale por- 
tata dei fontanili, 885. — Re- 
lazione sugli scritti, inviati al 
concorso scientifico Querini- 
Stampalia, sul tema di acu- 



CCCIV 



stica nelle sue applicazioni 
all'architettura, 14j5. 

Gabotto Giovanni, navigatore 
veneziano. — Suo busto, of- 
ferto al Panteon Veneto da 
alcuni concittadini, pag. 924;. 

Canal ab. nob. Pietro, m. e. 

— Lettura della sua Memoria 
intitolata: «Della musica in 
Italia, notizie tratte principal- 
mente dall' Archivio Gonza- 
ga », pag. 923. 

Canestrini Giovanni , m. e. 

— Osservazioni intorno al 
genere Gamasus, pag. 511. 

— Nuove specie del genere 
stesso (con 1 tav.), 1077. 

Canestrini Riccardo. — Nuo- 
ve specie come sopra (con 1 
tav.), pag. 1077. 

Carpenè-Comboni e G. di Co- 
negliano. — Premio d' inco- 
raggiamento per la loro eno- 
cianina, pag. 1443. 

Gasali prof. Osvaldo di Came- 
rino nelle Marche. — Si ap- 
palesa autore della Memo- 
ria, inviata al concorso Que- 
rini-Stampalia sulle applica- 
zioni della fisica alla medici- 
na, cui fu assegnato dall' Isti- 
tuto un compenso di lire 500, 
pag. 66-67. 

Cassani prof. Pietro. — Pre- 
sentazione della 3." parte del 
lavoro, da lui redatto in colla- 
borazione col m.e. P. Fambri 
sotto il titolo: Tra fisica e 
metafisica, pag. 923. 

Cattaneo Angelo, ingegnere 
di Pavia. — Sul suo Avvisa- 
tore elettrico- ferroviario, re- 
lazione di una Giunta del- 
l'Istituto, pag. 651, 



Cavalli Ferdinando, m. e. — 
Continuazione del suo lavoro 
«La scienza politica in Italia» 
(Sunto), pag. 4-5. 

Cavignato Giuseppe, meccani- 
co di Padova. — Premio d'in- 
coraggiamento pe' SUOI inge- 
gnosi meccanismi, p. 144/2. 

Cittadella Giovanni, m. e. — 
Pietro Selvatico noli' arte e 
neir architettura , Memoria, 
pag. 1261. 
Goletti Ferdinando, m. e. — 
Annunzio della sua morte, e 
rappresentanza in Padova ai 
suoi funerali, p. 327-328. — 
Sua Commemorazione, comp. 
dal m. e. P. Ziliotto, 725. 

CoMBi Carlo, m. e. — Lettu- 
ra delle Notizie del cav. S. de 
Stefani suH' antico sepolcre- 
to di Bovolone ec, pag. 661 . 

GoMBONi - Vedi Carpenè. 

Comitato ordinatore del HI 
Congresso Geografico inter- 
nazionale a Venezia. — Rin- 
graziamento air Istituto per 
la sua decisione di dar ma- 
no alla stampa della parte in- 
edita dei viaggi dell' ab. Bel- 
trame neir Africa, pag. 507. 

— Dono di alcuni concittadi- 
ni al Panteon Veneto del bu- 
sto di Gio. Cabotlo, 924. 

Consiglio degli Orfanotrofi e 
Luoghi pii annessi in Mila- 
no. — Avviso di concorso ad 
un premio per un libro sulla 
educazione, giusta legato del- 
la signora Maria Pironi-Ma- 
rasi, pag. xxx-xxxi 

Da Schio co. Almerico, s. c. 

— Nominato socio corrispon- 
dente delle Provincie venete, 



— cccv 



pag. 509. — Suo riniiiazui- 
menlo, 553. 

De Giovanni prof. Achille. — 
Del valore clinko del cardio- 
grato, Lettura, pag. A'iSd. 

Delair^ Segretario dell'UlTicio 
permanenle del Congresso 
internazionale geologico. — 
Dono degli Atti del Congres- 
sOjtenulosi a Parigi nel 1878, 
pag. 329. 

De Leva Giuseppe, m. e. Vice- 
presidente. — Rappresentan- 
te r Istituto ai funerali del 
m. e. anziano G. Bellavitis in 
Padova, pag. 4. — Id. alla 
tornata della R. Accademia 
Virgiliana di Mantova per le 
solenni funebri onoranze al 
San. Gio. Arrivabene, 193 e 
329. — Giovanni Grimani 
Patriarca d' Aquileja. Memo- 
ria, 407; e su due lettele del 
cardinal di Trani allo stesso, 
647. 

De Lucchi dolt. Guglielmo. — 
Determinazione del rapporto 
fra le capacità calorifiche dei 
vapori soprarriscaldali dell'a- 
cqua e del fosforo ; ricerca 
sperimentale, pag. 1305. 

Denza P. Francesco. — Dono 
di parecchie sue pubblica- 
zioni all' Istituto, pag. 331. 

De Stefani Stefano. 11 ripo- 
stiglio della Venera, e le suc- 
cessive scoperte. Comunica- 
zione, pagina 533. — Sopra 
r antico sepolcreto di Bovo- 
Ione, e le recenti scoperte in 
quei dintorni. Notizie (con 
una tav.), 753. — Cenni so- 
pra molti e diversi oggetti di 
alta antichità, scoperti a Breo- 
Tomo VII, Serie V. 



nio nel Veronese (con 2 tav.), 
1327. 

De Zigno Achille, m. e. — 
Lettura d'una sua Memoria: 
(( Annotazioni paleontologi- 
che - Nuove aggiunte alla 
Fauna delV epoca eocena », 
pag. 508. 

Di Belgiojoso co. Carlo, già 
rn. e. presidente del R. Isti- 
tuto lombardo. — Annunzio 
della sua morte, pag. 921. 

Di Prampero conte Antonino. 
— Saggio di un glossario geo- 
grafico friulano dal VI al XIII 
secolo, pag. 807,1043,1171. 

Dona Dalle PiOSe co. Fran- 
cesco.— Sua rielezione a Cu- 
ratore della Fondazione Bal- 
bi-Val ier, pag. 137. 

Fambri Paolo, m. e. — Di- 
chiarazioni dopo la lettura 
dello scritto del m. e. S. R. 
Minich « sulle indagini da 
lui intraprese intorno alla 
risolubilità generale delle 
equazioni algebriche ec, p. 
656-657. — Lettera all' on. 
Brin intorno al nostro massi- 
mo problema lagunare, e ai 
doveri del Governo italiano 
verso Venezia, 663. — Pre- 
sentazione della III Parte del 
lavoro, da lui redatto in colla- 
borazione col prof. P. Cassa- 
ni, sotto il titolo : (uTra fìsica 
e metafisica y>, 923. 

Fanzago prof, Filippo. — Sulla 
secrezione ventrale del uGeo- 
philus Gabrielisi), idiota, 641. 

Favaro Antonio, m. e. — Sulla 

Biblioteca matematica italiana 

del prof. F. Riccardi, cenni, 

pag. 47. — Galileo GaUlei 

mm 



CCCVI -— 



ed il a Dialogo De Cecco lii 
Ronchitti da Bruzene inper- 
puosito de la stella nuova », 
195. — La proposta della lon- 
gitudine, fatta da Galileo Gali- 
lei alle confederale provinole 
belgiche, tratta per la 1.' vol- 
ta integralmente dall' origi- 
nale neir Archivio di Stato 
all'Aja, e da lui pubblicala, 
367. — Sua nomina di mem- 
bro elettivo, e ringraziamen- 
to, 660. — Galileo Galilei e 
lo Studio di Bologna. Nota, 
761. — Riconosciuto autore 
della premiata Memoiia nel 
concorso Querini - Stampalia 
sul tema di acustica nelle ap- 
plicazioni airarchitett.,1438. 

Fonda-ione Balbi-Valier . — 
Rielezione del Curatore co. 
Francesco Dona dalle Rose, 
pag. 137. 

Fondazione Ciani. — • Program- 
ma pel concorso triennale, p. 

CXXVIIl-CXXIX. 

Fondazione Querini-Stampa- 
lia. — Compenso di lire 500, 
assegnato dall'Istituto al prof. 
Osvaldo Casali e al doti. Gui- 
do Piermarini di Camerino 
nelle Marche, per la loro Me- 
moria inviata al concorso sul 
tema risguardante le applica- 
zioni della fisica alla medi- 
cina, pag. 66-67. — Appro- 
vazione della nomina del sig. 
Giuseppe Mozzetti di Mestre 
a successore del nob. Angelo 
Barbaro pure di Mestre nel- 
r ufficio di Curatore, 192. — 
Elargizione di lire 800 al Vi- 
ces. E. F. Trois, per abili- 
tarlo a presentare i suoi pre- 



parati zootomici alla Esposi- 
zione di Milano, 194. — Pre- 
mi scientifici pelili anni 1882- 
86, 1477-82. 

Freschi Gherardo, m. e. — 
Cenno sul libro del sig. Ga- 
lanti : « Viaggio agronomico 
in Svizzera, Germania, Olan- 
da, Belgio, Inghilterra ecc. j> 
pag. 777. — Sunto d'una sua 
Mem.' sulla nutrizione delle 
piante coltivate, sulla oppor- 
tunità d'impartirne la scien- 
za al coltivatore, e sui mezzi 
più facili di applicarla, 1385. 

Fulin ab. Rinaldo, m. e. — 
Di una Storia della spedizio- 
ne di Carlo Vili (Sunto), p. 
277. — Presentazione del 
Saggio di un Dizionario geo- 
grafico medievale friulano del 
co. A. di Prampero, 661. — 
Cenni sulla recentissima Me- 
moria del co. di Mas Latrie, 
col titolo: « Projets d'empoi- 
sonnement de Mahomet II et 
du Pacha de Bosnie accueil- 
lis par la République de Ve- 
nise (1477-1526) », 1123- 
1124.— Dell'attitudine di Ve- 
nezia dinanzi ai grandi viaggi 
marittimi del secolo XV. Di- 
scorsolettonella solenne adu- 
nanza, 1451. 

Gloria Andrea, s.c. — L'Agro 
Patavino dai tempi romani 
alla pace di Costanza (25 
giugno 1183) con 1 carta 
topografica, pag. 555, 827, 
997, 1125. 

Gregorovius Ferdinando, s. 
e. — Parole dette nell' assi- 
stere all'adunanza del 13 feb- 
braio 1881, pag. 192. 



— CCGVU — 



Istituto R. Lombardo di scien- 
ze e lettere in Milano. — 
Programmi di Concorsi a 
premj scientifici varj, p. lxv- 
Lxvin,xcvi-cvi; del concorso 
al premio triennale della Fon- 
dazione Giani, cxxviii-cxxix. 
— Annunziu delia moite del 
suo m. e. e già presidente co. 
Carlo Balbiano di Bejgiojoso, 
921. 

Istituto Reale Veneto di scien- 
ze, lettere ed arti. — Elenco 
de' suoi membri e soci, pag. 
i-xxiv. - Sua rappresentanza 
ai funerali del m. e. anziano 
G. Bellavitis in Tezze di Bus- 
sano e in Padova, 4. — Com- 
penso di lire 500, assegnato 
al prof. Osvaldo Casali e al 
dott. Guido Piermarini di Ca- 
merino per la loro Memoria 
inviata al concorso Querini- 
Stampalia sul tema risguar- 
dante le applicazioni della fisi- 
ca alla medicina, 66-67. — 
Sua rappresentanza alla ceri- 
monia in Vicenza pel seppel- 
limento, nella tomba gentili- 
zia, delle ceneri dei fratelli 
Lodovico e Valentino Pasini, 
135. — Sua rappresentanza 
alle solenni onoranze, tribu- 
tate dalla B. Accademia Vir- 
giliana di Mantova alla me- 
moria del Sen. Gio, Arriva- 
bene, 193 e 329. — Nomi- 
na del sig. Giuseppe Moz- 
zetti di Mestre a Curatore 
della Fondaz. Querini- Stam- 
pala, 192. — Bingraziamen- 
to alla Fondazione suddetta 
per la elargizione di lire 800 
al Vices. E. F.Trois, per abi- 



litarlo a concorrere co'suoi 
preparati alla Esposizione di 
Milano, 194. — Pubblicazio- 
ne, nella circostanza del Con- 
gresso geografico internazio- 
nale in Venezia, della parte 
inedita dei viaggi fatti nel- 
l'Africa cenlrale dal m. e. ab. 
G. Beltrame; ed acquisto dei 
due volumi da lui pubblicati 
sul Sènnaar e lo Sciangallah, 
500-507. — Approvazione del 
rapporto della Giunta, incari- 
cata di riferire sulla doioanda 
dell' ing. A. Cattaneo di Pa- 
via, relativa al suo Aovi>iatore 
elettrico ferroviario, 553. — 
Accettazione del legato di 2 
premi scientifici, disposti dal 
def.° avv. cav. Giò. Tomasoni 
di Padova, 662. ^- Incarico 
al m. e. F. Bossetti di con- 
tribuire materiali alla Biblio- 
teca di Opere di eletliologia, 
pi r la Mostra inteinazionale 
di elettricità a Parigi, 922.— 
Premi scientifici per gli anni 
1882-86, 1477-82. 

Lampertico Fedele, m. e. — 
Incaricato di rappresentare 
r Istituto ai funerali del m. e. 
anziano G. Bellavitis in Tezze 
di Ba.ssano, pag. 4. 

Latteria sociale àìDomegge. — 

Concessione della menzione 

onorevole, p. 1445. 

Idem di Villa di Villa. — 

Idem del premio d' incorag- 

gianiento, pag. 1445. 

Liceo (R.) Cesare Beccaria in 
Milano. — Programma di 
concorso al premio Bavizza 
pf-r Tanno 1881, pag CLXxi. 

LuUi-iNZUlSl GlUSEI^PE, Ili. e. — 



— CCCVIII 



Nota sull'andamento del pen- 
dolo di Frodsham n.° 160-4, 
posseduto dal R. Osservato- 
rio astronomico di Padova, 
pag. 279. — Conferimento 
della pensione accademica, e 
suo ringraziamento all' Isti- 
tuto, 330. — L' equatoriale 
Dembowski al R. Osservato- 
rio di Padova, Comunicazio- 
ne, 779. — Di una modifi- 
cazione al cronografo diFuess 
eseguila dal meccanico G. Ca- 
vignato, Comunicazione(rig.), 
1087. 

LussANA prof. Filippo, s. c. — 
Memoria sopra due autografi 
contemporanei alla pesle del 
1630, e sulla prima coltiva- 
zione del mais, pag. 949. 

Magistrato civico di Ti'iente. 

— Avviso di concorso ad un 
premio per un libro di storia 
o statistica di Trieste, Gcxciii. 

Malaspina ing. Gió. — Comu- 
nicazione degli ultimi studi 
sulla applicabilità dei trafori 
nelle dighe dei porti, pag. 
1337. 

Marinelli prof. Giovanni, s. c 

— Nominato socio coirispon- 
dente delle provincie venete, 
pag. 509. — Suo ringrazia- 
mento, 553. 

Martini prof. Tito. — La velo- 
cità del suono nel cloro, pa^. 
491,639. 

MaRzolo prof. Francesco, de- 
funto m. e. — Sua Comme- 
morazione, letta dal m. e. An- 
gelo Minich, pag. 69. 

Mauro (Fra) Camaldolese, car- 
tografo veneziano. — Suo 
busto, ofTerlo al Panteon Ve- 



neto dalla Società geografica 
italiana, pag. 922. 
Mazzotto prof. D. — Sulle va- 
riazioni della forza elettromo- 
trice, e della resistenza inter- 
na di una coppia idroelettrica 
attiva, studio sperimentale , 
pag. 309. 
MiMcii Angelo, m. e. — Com- 
niemorazione del m. e. prof. 
F. Marzolo, pag. 69. 
MiNicH Serafino PiAfaele, m. 
e. — Sua dichiarazione circa 
alla Commemorazione del de- 
funto m. e. anziano G. Bella- 
vitis, pag. 4. — Presiede le 
adunanze del 30 gennaio, del 
27 marzo e del24aprilel881, 
191, 505, 551. — Relazio- 
ne suW Avvisatore elettrico- 
ferroviario dell' ing. A. Cat- 
taneo di Pavia, 651. — Noti- 
zie sulle indagini, da esso in- 
traprese e proseguite intorno 
alla risolubilità generale del- 
le equazioni algebriche; e bre- 
vi cenni sull'Autocritica degli 
scritti, da lui pubblicati intoi- 
no alle principali questioni 
dell' Estuario veneto ; e Ri- 
. sposta alle dichiarazioni del 
m. e. Fambri, 657-659, 660 
e 905. 
Ministero (Reale) d'agricoltu- 
ra, industria e commerio. — • 
Concede nel 1881 il consue- 
to assegno per gì' industriali 
delle Provincie venete, p. 5. 
— • Invio della medaglia d'ar- 
gento e del relativo diploma, 
concessi dalla Esposizione in- 
ternazion de di pesca in Ber- 
lino al Museo zoologico di 
questo Istituto,, pei preparati 



I 



CCCIX 



zootomici del rn. e. vices." E. 
F. Trois, 507. 

Ministero (Reale) della istru- 
zione pubblica in Roma. — 
Invilo all' Istituto di contri- 
buire alla iiibiioleca di Opere 
di elettrologia, per la Moslra 
internazionale di elettricità a 
Parigi, pag. Q2'2. 

MiNucci Francesco, farmacista 
di Gavorrano (Grosseto). — 
Dono di un suo manoscritto 
di argomento chinìico, p. 553. 

MoRPURGO Emilio, m. e. — Sun- 
to della sua Memoi ia, intitola- 
ta : «: Antonio Rosmini-Ser- 
hali, il concetto e i limiti del- 
la Statistica », pag. 1303, 

MoRSOLiN ab. Bernardo, s. c. 

— Viaggio inedito di Vincen- 
zo Scamozzi da Parigi a Ve- 
nezia, p.ig. 781. 

Mozzetti Giuseppe di Mestre. 

— Nominato Curatore della 
Fondazione Querini-Stampa- 
lia, pag. 192. 

Municipio di Venezia. — Rie- 
lezione del co. Francesco Do- 
na dalle Rose a Curatore del- 
la Fondazione Balbi- Valier, 
pag. 137. 

Naccari prof, Andrea, s. c. — 
Intorno al riscaldamento de- 
gli elettrodi, prodotto dalla 
scintilla del rocchetto d' in- 
duzione; Studio sperimenta- 
le, pag. 1363. 

Ninni Alessandro Pericle, s, 
e. — Sugli esenìplari della 
Clupea Spratta , V\''itt, del 
nord, riconosciuti identici dal 
prof, Ricchiardi a quelli del- 
la nostro Chipea papalina, 
Bp., descritta e figurala pri- 



ma del 1818 dal Chiereghini, 
pag. 193. — Suo dono alle 
Raccolte zoologiche di una 
Collezione di Ortotteri vene- 
ti, 331. — Nota sul!' Aphija 
phalerica, Rondeletii, 527. 

NoDARi Bernardino e C. in 
Lugo. — Diploma di onore ad 
essi concesso per la loro fab- 
brica di carta, pag. 1441. 

Pagliani dott. Stefano. — So- 
pra i calori specifici di alcuni 
miscugli alcoolici,esulla den- 
sità di essi. Studio sperimen- 
tale, pag. 1389. 

Pasini Lodovico, m. e. e Pasi- 
ni Valentino, s. c, defunti 
— Rappresentanza dell'Isti- 
tuto alla cerimonia in Vicen- 
za, pel seppellimento, nella 
tomba gentilizia, delle loro 
ceneri, pag. 135. 

Pasolini Giuseppe. — Sulle 
sue Memorie raccolte dal fi- 
glio, relazione del s. e. dott. 
G. Beichet, pag. 537, 

Pazienti Antonio, m, e. — Inca- 
ricato di rappresentare l'Isti- 
tuto ai funerali del m. e. an- 
ziano G. Bellavitis in Tezze 
di Bassano, p. 4. — Rappre- 
sentante r Istituto alla ceri- 
monia in Vicenza pel seppel- 
limento, nella tomba gentili- 
zia, delle ceneri dei fratelli 
Pasini, 135. — Presentazione 
del sèguito delle sue Consi- 
derazioni termodinamiche , 
505-606. — Relazione su- 
gli scritti, inviati al concorso 
scientifico della Fondazione 
Querini-Stampalia, sul tema 
risguardante l'acustica nelle 
sue applicazioni all' archilei- 



— CGCX — 



tura, 1415. — Id. al concor- 
so scientifico dell'Islituto sul 
quesito, relativo all' equiva- 
lente meccanico della caloria, 
pag. 1421. 

PiEBMARiNi doti. Guido di Ca- 
merino nelle Marche. — Si 
appalesa autore della Memo- 
ria, inviala al concorso Que- 
riniStampalia, sul tema ri- 
guardante le ap[ilicazioni del- 
la fìsica alla medicina, cui l'I- 
slitulo assegnò il compenso 
di lire 500, 'pag. 66-67. 

PiRONA Giulio Andrea, m. e. 

— Presentazione del voUune 
degli Atti del Congresso in- 
ternaz. di geologia, tenutosi 
a Parigi nel 1878, pag. 329. 

Plancich Giuseppe e G. di Ve- 
nezia. — Diploma di onore 
ad essi concesso per lavori 
di ceramica dipinta a rilievo, 
pag. 1440. 

Ponti Carlo ottico di Venezia. 

— Menzione onorevole per 
nuovo apparecchio fotografi- 
co, pag. 1445. 

Querini-Stampalia. — (Vedi 
Fondazione ecc.). 

Reggio prof. Zaccaria. — Qua- 
dratura di certe aree circola- 
ri (con 2 tavole), p. 1097.— 
Sulla determinazione del polo 
di una retta data, Considera- 
zioni di geometria derivata, 
1117. 

Richiardi (prof.).— Sulla iden- 
tità degli esemplari della Clu- 
pleaSpratta,\\'\[\. del nord 
con (pielli della nostra Clu- 
pea papalina, Bp,, descritta 
e fii^urala prima del 181S da! 
Chiereghini, pag. 193. 



Romanese dott. R. — Sulla ra- 
pidità con cui la luce modifi- 
ca la resistenza elettrica del 
selenio. Ricerche sperimen- 
tali, pag. 1355. 

Rossetti Francesco, m. e. — 
Comunicazione d'una modifi- 
cazione al rocchetto di Ruhm- 
korff dei sigg, dolt. Scarpa e 
L. Baldo, p. 137; e della Nota 
del d.' Mazzetto sulla variazio- 
ni? della forza elettromotrice 
ecc., 193. — Relazione sul- 
V Avvisatore elettrico-ferro- 
viario dell'ing. Angelo Catta- 
neo di Pavia; 651. — Incari- 
cato di raccogliere materiali 
per contribuire alla bibliote- 
ca di Opere di elettrologia, 
per la Mostra internazionale 
di elettricità a Parigi, 922. — 
Comunicazione d' un lavoro 
del prof. G. De Lacchi « sul 
rapporto fra le capacità calori- 
liche dei vapori soprarriscal- 
dati dell'acqua e del fosforo», 
1121. — Relazione sui lavori, 
inviati al concorso scientifico 
Querini-Stampalia, sul tema 
risguardante le ipotesi nella 
fìsica, 1411. — Idem al con- 
corso come sopra dell'Istituto 
sul quesito relativo all' equi- 
valente meccanico della ca- 
loria, 1421. 

RowLAND Enrico A., prof, di 
Baltimora.- Riconosciuto au- 
tore della Memoria, premiata 
nel concorso scientifìco del- 
l'Istituto, sul tema telali vo al 
quesito sull'equivalente mec- 
canico della caloria, 1436. 

S\CCARDO PiERANDREA, ili. e. — 

Sopra rigonfiaminli non fil- 



— CCCXI — 



losserici, osservati sulle radi- 
ci di vili europee, e cagionali 
invece d&W Anguillula radi- 
cicola, Greei, in Alano di Pia- 
ve (Feltrino), con 1 tav., pag. 
455. — Sua nomina di ineni- 
hro effettivo, e ringraziamen- 
to, 660. 

Scarpa dolt. Giuseppe. — In- 
torno ad una modificazione al 
rocchetto di Ruhmkorfr(Sun- 
to), pag. 189. 

Società geografica italiana in 
Roma. — Dono al Panteon 
veneto del busto di Fra Mau- 
ro, pag. 922. 

Society geological of India. — 
Annunzio del dono de' suoi 
Atti e delle sue Memorie alla 
biblioteca di questo Istituto, 
pag. -136. 

Spiga prof. Pietro. — Note in- 
torno all'azione dell'idrogeno 
nascente sui nitriti, e sopra 
alcune sostanze alcaloidee, 
rinvenute nell'organismo ani- 
male durante la vita, pag. 7 e 
15. — Sui solfacidi del cime- 
ne, 2." Comunicazione, 469. 
— Nominato socio corrispon- 
dente delle Provincie venete, 
509. — Suo ringraziamento, 
553. — Sopra un preteso rea- 
gente atto a far distinguere le 
ptomaine dagli alcaloidi vege- 
tali, 741. 

Stefani cav. Federico, s. c. — 
Nominato socio corrispon- 
dente delle provinole venete, 
pag. 509. — Suo ringrazia- 
mento, 553. 

Télphy G. B., professore a Bu- 
dapest. — Sopra i suoi opu- 



scoli. Comunicazione del m. 
e. G. Veludo, pag. 97. 

ToLOMEi Giampaolo, rn. e. — 
Sul 3.° tema, svolto dal Con- 
gresso giuridico internazio- 
nale, tenutosi in Torino ne! 
settembre del 1880, e sulle 
sue conchiusioni, p, 103. — 
Sua nomina a membro effet- 
tivo non pensionarlo, e rin- 
graziamento all'Istituto, 330- 
331. 

ToMAsoNi defunto avv. cav. Gio- 
vanni, di Padova. — Suo le- 
gato a favore di questo R. Isti- 
tuto per 2 premi scientifici di 
lire 5000 ognuno, pag. 662. 

Tono ab. Massimiliano. — Bol- 
lettino meteorologico dell'Os- 
servatorio di Venezia, 1880, 

p. I-IV, XLI-XL1V,LX1X-LXXII. 

— Riassunto delle osserva- 
zioni fatte nell'anno meteorol. 
1879-80, cvii-cxv — 1881, 

CXXXIII-CXXXVI , XLIX-CLlI , 
CLXXVIl-CLXXX , CCVII-CCX , 
CCXXIX . CCXXXII , CCXXXIII- 
CCXLVIII. 

Trois Enrico Filippo, m. e. 
Vicesegretario. — Ricerche 
sul sistema Imfaticodei Pleu- 
ronettidi. Parte III, Num. 1. 
Uhombus maximus e Rhom- 
hus laevis (con 1 tav.), pag. 
139; Num. 2. Psettini, lìla- 
tessini, pleuronectini e so- 
leidi (con 1 tav.), 333.— E- 
largizione, fattagli dalla Fon- 
dazione Querini - Stampalia, 
di lire 800, per concorrere 
colle sue preparazioni zooto- 
miche alla Esposizione di Mi- 
lano, 194. — Medaglia d' ar- 



— cccxri — 



gento, concessa a' suoi prc- 
pai'ati zoolomici dalla Esposi- 
zione internazionale di pesca 
in Berlino, 507. — Presen- 
tazione di due scritti del sig. 
A. Berlese « sopra un nuovo 
genere di acari parassiti de- 
gl'insetti», 659 ; e «sulle me- 
tamorfosi di alcuni acari in- 
setticoli», 1123. 

TuRAZzA Domenici), m. e. — As- 
sume la Commemorazione del 
defunto m. e. anziano G. Bel- 
lavitis, pag. 3. — Relazione 
sugli scritti, inviati al con- 
corso scientifico della Fonda- 
zione Querini-Stampalia, sul 
tema risguardanle 1' acustica 
nelle sue applicazioni all'ar- 
chitettura, 1415; e a quello 
dell' Istituto suir equivalente 
meccanico della caloria, 14'21. 

Veludo Giovanni, m. e. — Co- 
municazione sopra gli opu- 
scoli di Télphy, pag. 97. 



\iaNA dott. Cesare. — Nomi- 
nato socio corrispondente del- 
le Provincie venete, p. 509. 
— Sul contagio della pazzia, 
925. 

Zampironi dottor Giò. Batta, 
di Venezia. — Menzione ono- 
revole pei suoi fìdibus ecc., 
pag. 1445. 

Zanella ab. Jacopo, ni. e. — 
Incaricato di rappresentare 
l'Istituto ai funerali del m, e. 
anziano G. Bellavilis in Tezze 
di Bassano, p. 4. — Rappre- 
sentante r Istituto alla ceri- 
monia in Vicenza pel seppel- 
limento, nella tomba gentili- 
zia, delle ceneri dei fratelli 
Pasini, 135, — Della vita e 
degli scritti di Celio Magno, 
veneziano del sec. XVI. Me- 
moria, 1063. 

ZiLiOTTO dott. Pietro, m. e. — 
Commemorazione del m. e. 
prof. F. Coletti, pag. 725. 



Ing. Gió. Malaspina. — Comunicazione degli ultimi studi 
suir applicabilità dei trafori nelle 
dighe dei porti pag. 1337 

yjt -n i — Sulla rapidità con cui la luce mo- 

' , ^ ' * ' < difica la resistenza elettrica del se- 
e Doti. R. Romaneseì ^ ■ n- u ti- hokk 

l temo. Ricerche sperimentali . » looo 

A. Naccari, s. c. . . — Studio sperimentale intorno al ri- 
scaldamento degli elettrodi, prodot- 
to dalla scintilla del rocchetto d' in- 
duzione » 1363 

G. Freschi, m. e. . . — Della nutrizione delle piante col- 
tivate, della opportunità d' impar- 
tirne la scienza al coltivatore e dei 
mezzi più facili di applicarla(Sunto) » 1 385 

Dott. S.PAGLiANi,m.e. — Studio sperimentale sopra i ca- 
lori specifici di alcuni miscugli al- 
coolici e sulla densità di essi . » 1389 



Rapporti. 



Relazione della Giunta (MM. EE. E. Bernardi, F. Ros- 
setti relatore e S. G. Manfredo Bellati) sull' unico 
scritto pervenuto al concorso pel premio Querini- 
Stampalia, circa al quesito riguardante le ipotesi in 
fisica » 1411 

Idem id. (MM. EE. G. Bucchia, D. Turazza, A. Pazienti, E. 
Bernardi relatore e M. Bellati S. C.), sulle Memorie 
presentate al concorso pel premio come sopra, in- 
torno al tema di acustica nelle sue applicazioni al- 
l' architettura » 1415 

Idem id. (MM. EE. D. Turazza, A. Pazienti, e F. Rossetti 
relatore) intorno ai manoscritti inviati al concorso 
pel premio del R. Istituto, sul quesito che si riferi- 
sce all' equivalente meccanico della caloria . . » 1421 

(Continua.) 



Adunanza solenne del 15 agosto 1881 

Atto verbale pag. 4433 

G. Bizio, m. e. Segr. — Relazione suU' esito dei concorsi 
scientifici ed industriali dell' anno 
corrente, e sui nuovi quesiti propo- 
sti a premio » 1435 

Ab. R. FuLiN, m. e. . — Dell'attitudine di Venezia dinanzi 
ai grandi viaggi marittimi del seco- 
lo XV. Discorso » 1451 

Programma dei concorsi scientifici dell' Istituto, e delle 
Fondazioni Querini-Stampalia, Balbi-Valier e Toma- 
soni per gli anni 1882-1886 t> 1477 



A!). M. Tono ... — Bollettino meteorologico dell'Osser- 
vatorio del Seminario Patriarcale di Ve- 
nezia (giugno a settembre 1881). 

» CCXXXIII-CCXLVIII 



Elenco dei libri e delle opere periodiche^ pervenuti dal 

1.° giugno a tutto agosto 1881 ...» ccxlix-ccxcii 

Programma del Magistrato civico di Trieste, risguardante 
il concorso a premio per un libro di storia o sta- 
tistica di Trieste » ccxciii-ccxciv 

Indice del volume per materie e per nomi ...» ccxcv 



Prezzo della Dispensa 

Fogli 55 Vi «^ italiani Cent. i^Y^ . . L. 6:91 
Due Tavole doppie litografate . . . . d 0:50 



Totale L. 7:41 






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